Cinquantaquattro attivisti indagati, decine di sanzioni e migliaia di euro di
multe per le mobilitazioni contro il genocidio a Gaza. Nel mirino blocchi
ferroviari, occupazioni universitarie, presidi e manifestazioni. Un …
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Una madre di tre figli finisce sotto accertamento dopo uno sciopero della fame
davanti a Montecitorio. Ultima Generazione denuncia: “Non tutela dei minori, ma
intimidazione contro chi dissente”. Una madre …
Le torture e le umiliazioni contro gli attivist3 della Sumud Flotilla non sono
un eccesso: sono il linguaggio di un potere fondato su guerra, razzismo e
impunità Bolzaneto, la Diaz, …
di Eliana Riva* Dopo 78 anni, il timore dell’espulsione dalla propria terra è
tornato a farsi vivo ancora più forte. Pagine Esteri propone un resoconto
storico di alcuni degli eventi …
Aggressioni, una lunga scia di intimidazioni e anni di doppi standard: mentre si
criminalizzano i cortei in solidarietà con la Palestina, in Italia cresce
nell’impunità la violenza sionista contro attivisti, …
di Paolo Punx* Dal 25 aprile di Milano un messaggio netto: nessuno spazio, nelle
piazze della Liberazione, per simboli di guerra, dominio e complicità con il
genocidio a Gaza. All’incrocio …
di Lorenzo Guadagnucci* Dalle stragi della Seconda guerra mondiale al 25 aprile,
il ricordo rischia di ridursi a rito senza conseguenze. Solo una memoria viva,
capace di orientare l’azione politica, …
Roma, insieme a Berlino, ha impedito la sospensione dell’accordo Ue-Israele
nonostante Gaza distrutta, la Cisgiordania occupata e i nuovi attacchi in
Libano. Il governo italiano sceglie ancora una volta la …
Torniamo ad analizzare la situazione attuale in Sudan. La guerra, iniziata il 15
aprile 2023, ha già prodotto milioni di sfollati e una crisi umanitaria diffusa,
con gravi carenze di cibo, acqua e assistenza sanitaria, in un contesto di
progressivo collasso delle infrastrutture civili.
Il conflitto affonda le sue radici nel fallimento della transizione politica
seguita alla caduta di Omar al-Bashir, ma si alimenta anche di interessi
economici e strategici molto concreti. Tra questi, il controllo delle risorse
naturali — in particolare l’oro e la gomma arabica, di cui il Sudan è uno dei
principali produttori mondiali — e il dominio su territori chiave lungo le rotte
commerciali che collegano il Nord Africa al Mar Rosso e ai paesi del Golfo.
In questo scenario, le Forze di Supporto Rapido sono state accusate da diverse
organizzazioni internazionali di gravi violazioni dei diritti umani, fino ad
atti qualificabili come genocidio, soprattutto nella regione del Darfur. Il
conflitto vede quindi non solo uno scontro per il potere interno, ma anche una
competizione per il controllo di snodi economici e geopolitici cruciali. Il
Sudan rappresenta infatti una vera e propria cerniera tra Africa subsahariana,
Nord Africa, Mar Rosso e area del Golfo.
A livello internazionale, il conflitto è influenzato da una pluralità di attori.
Paesi come gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita hanno un ruolo rilevante,
così come attori europei quali Italia e Germania.
Nonostante diversi sforzi diplomatici, non esiste al momento un processo
negoziale stabile. I cessate il fuoco sono stati temporanei e spesso violati,
mentre la frammentazione del potere sul territorio rende estremamente complessa
la costruzione di un accordo duraturo. In questo contesto si inseriscono
iniziative multilaterali come il cosiddetto “Quad” e il “Quintet”, che
riuniscono paesi coinvolti nella mediazione ma che, allo stesso tempo,
riflettono interessi spesso divergenti rispetto agli equilibri regionali e alle
risorse in gioco.
Ne parliamo con Annaflavia Merluzzi, giornalista freelance che si occupa di
Africa e Medio Oriente:
Dal genocidio a Gaza alla criminalizzazione delle proteste, il Rapporto 2026
denuncia un ordine globale sempre più fondato su guerra, impunità e politiche
repressive È stato presentato oggi il Rapporto …