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Stretta repressiva e bloqueo cubano; restaurazione thailandese; Sahel nel caos
> Dopo una decade di rivolte e tentativi di scuotere la società siamese da parte > della Generazione del Milk Tea Movement è stata sufficiente una guerriciola > contro la Cambogia per futili motivi perché il nazionalismo si riprendesse il > paese attraverso elezioni che hanno visto l’imprevista vittoria del premier > Anutin, monarchico e alleato naturale dei militari. Ci accompagna in questa > analisi attenta Emanuele Giordana, come al solito attualmente in > perlustrazione dello spirito attuale che pervade attualmente gli stati > dell’Asean. > Altro sviluppo che fa prevedere una restaurazione è quello che sta > trasformando sempre più in un apparato repressivo il regime castrista stretto > dal bloqueo, ma anche dall’insipienza della geriatrica dirigenza del tutto > sorda alle istanze dei giovani e ai bisogni minimi di sopravvivenza della > popolazione alla fame, all’indigenza, impossibilitata negli spostamenti > minimi, dopo aver esaurito tutti gli espedienti per una resilienza davvero > eroica contro l’imperialismo e difendendosi dalla corruzione del sistema > ancora peggiorato dalle riforme. Spinti da una corrispondenza con Piergiorgio, > un compagno da tempo a Cube, abbiamo analizzato con Andrea Cegna la situazione > e le possibili evoluzioni . -------------------------------------------------------------------------------- --------------------------------------------------------------------------------
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Cuba sotto assedio,si stringe la morsa dell’embargo yankee
«Siamo sotto assedio», dice il presidente cubano Miguel Díaz-Canel, respingendo la narrazione che vorrebbe lo Stato caraibico al centro di un collasso endogeno. Accusa gli Stai Uniti e le minacce del presidente Donald Trump, ultimo tassello di un domino destabilizzante iniziato oltre 60 anni fa con l’embargo decretato da Kennedy. Il popolo cubano sta vivendo una crisi economica senza precedenti ,forse peggiore del “periodo especial” susseguito al crollo dell’URSS ,la carenza di carburante ha innestato una serie di conseguenze che si riflettono sulla vita quotidiana dei cubani. Senza elettricità gli ospedali non possono tenere in vita i pazienti; il cibo e i farmaci marciscono nei frigoriferi spenti; le pompe dell’acqua si fermano, aprendo la strada a epidemie; i trasporti collassano; scuole, servizi, comunità intere vengono paralizzate. Questo non è un rischio futuro. È la realtà quotidiana . Al di là delle responsabilità del “bloqueo” criminale le riforme economiche di Diaz Canel non hanno fatto altro che immettere elementi di protocapitalismo senza intaccare le condizioni delle classi popolari e non hanno risolto i problemi strutturali di approvvigionamento energetico e sopratutto l’accesso a prezzi accessibili ai beni di prima necessità . Si sono create sacche di disuguaglianza e settori legati all’esercito hanno goduto di posizioni di rendita aumentando così lo scontento dei cubani che affrontano le conseguenze della crisi pur rimanendo fermi nella convinzione di difendere la dignità e la sovranità dell’isola . Ne parliamo con Andrea Cegna giornalista freelance collaboratore di varie testate ,esperto di America Latina
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