La guerra di Trump all’Iran ha tutta l’aria di essere un fallimento per gli
Stati Uniti: l’ultimo passo indietro rispetto al Project Freedom per sbloccare
Hormuz ha dimostrato l’ennesima debolezza. L’intesa sul piano in 14 punti di cui
Trump si vanta ai quattro venti è già stata smentita dall’Iran che guarda alla
Cina come potenziale mediatore.
Nonostante il consenso interno cali e gli uomini del Presidente siano costretti
a viaggi riparatori, come quello di Rubio da papa Leone XIV, i grandi colossi
americani dalle big tech alle aziende delle armi continuano a guadagnare da
questa guerra. Occorre guardare anche alla posizione delle petrolmonarchie che,
lungi dall’essere un blocco unico, stanno dimostrando insofferenza nei confronti
di un Paese che dovrebbe garantire loro sicurezza ma stenta anche in questo.
Un commento alle notizie degli ultimi giorni con Antonello Sacchetti, blogger e
esperto di Iran
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IL VOTO IN UNGHERIA E LA TREGUA NEL GOLFO
La “democrazia illiberale” di Orban che governa l’Ungheria da 16 anni rischia di
essere messa in discussione dall’esito delle elezioni di domenica 12 aprile.
Nonostante l’inedito e fragoroso endorsement di Vance ,volato a Budapest per
sostenere il campione dell’onda nera sovranista ,i sondaggi sono sfavorevoli al
leader del partito Fidesz .L’architettiura di controllo sociale e la gabbia
legislativa costruita negli anni da Orban sembrano non reggere più di fronte al
malcontento delle classi borghesi ed urbane che soffrono l’isolamento del paese
e la crisi economica. L’alternativa è il pallido conservatore Magyar che è stato
nel partito di governo per una ventina d’anni per poi fuoriuscirne e presentarsi
alle elezioni con un programma fortemente reazionario rispetto all’emigrazione
quasi sovrapponibile con quello di Fidesz ,ma che si distingue sulla questione
del sostegno all’Ucraina e l’acquiescenza ai diktat di Bruxelles.
Gli Stati Uniti sostengono un governo Orban che costituisce un cuneo nell’Europa
,un punto di rottura in grado di disarticolare le politiche di Bruxelles a
sostegno dell’Ucraina ma al contempo non rinunciano a mantenere aperto il fronte
ucraino nell’ottica di logorare la Russia. L’esito elettorale ungherese potrebbe
incrinare il fronte sovranista che si è schierato compatto con Orban,ma
l’alternativa costituita da Magyar appare molto simile alla parabola di Tusk in
Polonia.
Ne parliamo con Francesco Dall’Aglio esperto di Europa orientale con il quale ci
confrontiamo anche sugli scenari aperti dalla tregua apparente nella guerra
israelo americana contro l’Iran .