In questo episodio di Harraga, due compagne del collettivo Rotte Balcaniche ci
hanno restituito aggiornamenti dal centro di screening/detenzione di Pastrogor,
dove le proteste scoppiate quest’estate sono continuate con scioperi della fame,
tentativi di suicidio e sempre più forte repressione della solidarietà da parte
delle forze dell’ordine bulgare.
I tentativi di isolare le persone detenute dallx solidali si è concretizzato in
un divieto arbitrario di colloqui, reclusi messi in isolamento e solidali
arrestatx e processatx.
Se la repressione non fa altro che ribadire l’importanza dello stringere legami
di solidarietà tra il dentro e il fuori, questi aggiornamenti ci hanno dato
l’opportunità di riflettere sugli sviluppi dell’applicazione del nuovo Patto
Europeo alle frontiere e nei centri aperti e chiusi. Dall’altra parte della
frontiera, in Grecia, anche i campi di Synthiki e Fylakio hanno visto rivolte ed
evasioni. Se vengono annunciati progetti di aprire nuovi centri di screening e
di detenzione, in Bulgaria come in Italia, i respingimenti alle frontiere e in
mare restano il principale strumento di controllo sulle persone in movimento,
causando traversate e viaggi sempre più lunghi e pericolosi. I rimpatri
volontari vengono imposti con la forza, per deportare più facilmente chi riesce
ad entrare, con l’ausilio di organizzazioni internazionali e umanitarie quali
l’OIM. I centri di screening e di accoglienza prendono le sembianze di centri di
detenzione e determinano, de facto, la reclusione continua dall’ingresso in
Europa alla deportazione.
In questo quadro di criminalizzazione preventiva, intorno ai giovani uomini
viene costruita la figura del nemico, esterno e interno: a farne le spese sono
soprattutto i minorenni che vengono sempre meno tutelati e sempre più detenuti
insieme agli adulti, qui come a Ceuta.
Freedom – حرية – свобода!
Tag - patto europeo
La puntata di ferragosto di Harraga -in onda su radio Blackout ogni venerdì alle
15- è dedicata alle recenti proteste nel centro di detenzione amministrativa di
Pastrogor, in Bulgaria. Con…
La puntata di ferragosto di Harraga è dedicata alle recenti proteste nel centro
di detenzione amministrativa di Pastrogor, in Bulgaria. Con due compagne del
collettivo Rotte Balcaniche, siamo partite dalle proteste delle persone migranti
recluse delle scorse settimane per fare un quadro dei recenti sviluppi in tema
di detenzione, controllo e repressione delle persone in movimento dopo l’entrata
in vigore del nuovo Patto europeo sulla migrazione, avvenuta lo scorso 12
giugno.
La rapida attuazione del Patto in Bulgaria -il cui governo ha annunciato i
progetti per la costruzione di due nuovi centri di detenzione, due di screening
e due per il trattenimento dei minori non accompagnati, oltre alla
ristrutturazione di centri preesistenti per aumentarne la capienza- ha provocato
un forte aumento della reclusione delle persone in movimento in strutture di
tipo carcerario. Nel solo centro di Pastrogor, il numero delle persone recluse è
passato da poche decine prima del 12 giugno a oltre 220. Al suo interno viene
applicata la nuova “procedura di asilo di frontiera”, uno stratagemma giuridico
introdotto dal Patto che rafforza il ricorso alla detenzione prolungata delle
persone in movimento. La procedura accelerata di frontiera aumenta i rigetti
sistematici e le deportazioni di massa, spesso attuate sotto forma di rimpatri
“volontari” coercitivi con la collaborazione di Frontex e IOM.
Le proteste delle persone recluse, che chiedono di essere trasferite in un
centro d’accoglienza di tipo aperto mentre le loro procedure di richiesta asilo
sono ancora in corso, sono state represse duramente con pestaggi e minacce da
parte delle forze dell’ordine. Nonostante ciò, le persone trattenute hanno
mantenuto le loro rivendicazioni, con una lettera scritta ed uno sciopero della
fame.
La loro lotta ci permette di analizzare quanto il regime di controllo delle
persone in movimento in Bulgaria, da anni terreno di sperimentazione delle
politiche migratorie europee, rappresenti l’essenza dell’esternalizzazione delle
frontiere, all’interno delle frontiere EU: attraverso la cosiddetta “finzione di
non ingresso”, i sempre più violenti e massicci respingimenti al confine turco,
il ricorso ai rimpatri volontari forzati, la criminalizzazione delle persone
immigrate etichettate come “minaccia per la sicurezza nazionale” e il confine
sempre più labile tra detenzione amministrativa e penale.
Per ulteriori approfondimenti: Collettivo Rotte Balcaniche , No Borders – Без
граници Bulgaria