A Cuba continua ad aggravarsi la crisi energetica ed economica provocata anche
dal rafforzamento del bloqueo imposto dagli Stati Uniti. Blackout, carenza di
carburante, difficoltà nei trasporti e scarsità di medicinali colpiscono la vita
quotidiana dell’isola, mentre Washington intensifica le misure economiche contro
il paese.
Le sanzioni e le restrizioni sulle forniture energetiche fanno parte di una
lunga strategia di pressione e strangolamento economico contro Cuba, che da
decenni tenta di isolare politicamente e materialmente l’isola. Degli ultimi
giorni è anche la notizia che gli americani vorrebbero spingere Cuba a un
tentativo di negoziato sotto pressione, come dimostra la presenza sull’isola del
capo della CIA Ratcliffe e l’accusa ufficiale in una corte statunitense contro
Raúl Castro.
Nonostante questo, Cuba continua a difendere la propria sovranità e a resistere.
Il 1 maggio, milioni di cubani sono scesi in strada per sostenere la
rivoluzione. Da Cuba un aggiornamento con Michele, un compagno che da anni vive
e lavora sull’isola:
Riceviamo e pubblichiamo da “Internazionalisti per Cuba” l’appello a firmare
anche dall’Italia per sostenere l’appello fatto da oltre 6 milioni di cubani a
difendere l’isola e la rivoluzione in caso di attacco:
Tag - America Latina
In Bolivia proteste e scontri contro il governo di Rodrigo Paz, accusato di aver
tradito le promesse sociali fatte in campagna elettorale, hanno raggiunto un
punto di rottura. La Paz è completamente isolata ed il centro-nord del paese è
paralizzato da oltre 40 picchetti e blocchi stradali organizzati dai vari
settori sociali in mobilitazione.
La crisi nasce dall’aumento del costo della vita, dalla scarsità di carburante e
dollari e da nuove misure economiche che hanno colpito salari, trasporti e
prezzi dei beni essenziali. Dopo le agitazioni di operai e autotrasportatori, a
cui si sono sommate quelle dei maestri rurali contro una riforma peggiorativa
dell’istruzione, sono scesi in piazza anche i popoli indigeni per respingere una
legge sulla proprietà terriera che favorirebbe processi di concentrazione
territoriale e indebolirebbe le proprietà comunitarie.
Un aggiornamento di Manfredo Pavoni Gai, un compagno che lavora in Bolivia con
la Fondazione Paolo Freire.
A La Paz sono confluiti migliaia di manifestanti, che oggi chiedono apertamente
le dimissioni del presidente, che ha risposto con una dura repressione: arresti,
feriti e interventi di polizia ed esercito contro blocchi e manifestazioni. Dopo
anni di frammentazione, nelle piazze boliviane è tornata – per adesso – una
nuova convergenza tra settori popolari e organizzazioni sociali.
Con una compagna boliviana abbiamo fatto il punto sulla genesi e le prospettive
dell’attuale estallido social in Bolivia.
Un secondo aggiornamento di Manfredo Pavoni Gai sulle manifestazioni che si sono
tenute domenica nella capitale La Paz:
Qualche giorno fa, Il portale Honduras Gate ha denunciato di aver subito oltre
39.000 attacchi informatici in un solo giorno, principalmente sotto forma di
attacchi DDoS (Distributed Denial of Service), dopo aver pubblicato, a fine
aprile, dei documenti audio che rivelano l’esistenza di una struttura di
ingerenza per orientare la politica nella regione sudamericana, con l’Honduras
usato come piattaforma.
Gli audio, disponibili anche su Canal Red, indicano un patto tra l’ex presidente
honduregno Juan Orlando Hernández (precedentemente condannato negli USA e
graziato da Donald Trump a fine 2025, proprio durante la tanto sbandierata “war
on drugs“), l’attuale presidente dell’Honduras Nasry Asfura, anch’egli di
estrema destra, e figure internazionali tra cui il presidente argentino Javier
Milei, figure come Roger Stone e finanziamenti provenienti da Israele per
sostenere il ritorno politico di Hernández.
I tentativi di hacking sono iniziati subito dopo la diffusione degli audio che
espongono la presunta rete di corruzione e ingerenza internazionale, e, come si
vede dalle immagini, provengono da USA e Israele.
Secondo i messaggi audio — resi pubblici da Canal RED e Hondurasgate — Juan
Orlando Hernández, starebbe tramando per tornare al potere nel Paese, grazie al
supporto decisivo di Stati Uniti e Israele che in cambio otterrebbero
facilitazioni per la costruzione di una nuova base militare e di centri di
confinamento per presunti terroristi, su modello di quelli voluti dal presidente
Nayib Bukele in El Salvador; una legge su misura per le loro esigenze al fine di
incentivare gli investimenti nell’intelligenza artificiale, con contratti che
verrebbero assegnati direttamente a società private americane come la General
Electric; e, infine, l’espansione delle cosiddette Zone economiche speciali,
veri e propri dispositivi di espropriazione territoriale e sovranità limitata a
beneficio di capitali stranieri, che l’amministrazione di Xiomara Castro, prima
presidente donna dell’Honduras — in carica dal 2021 al 2025 —, aveva iniziato a
smantellare. La più discussa tra queste realtà è Próspera — che sorge sull’isola
di Roatán — una vera e propria città privata, porto franco libero dalle maglie
dello Stato, in cui sono investitori del calibro di Peter Thiel a dettare
interamente le regole.
Diversi miliardari e libertari investono nella costruzione della città privata.
Próspera, di fatto una “città-stato” privata sull’isola di Roatán in Honduras, è
diventata un hub globale per il biohacking e la ricerca sulla longevità grazie
alla mancanza di una istituzione sanitaria regolamentata al suo interno. Molte
aziende specializzate vi testano terapie geniche e trattamenti
anti-invecchiamento, attirando imprenditori e biohacker come Bryan Johnson.
A Pròspera si può pagare e presentare il bilancio delle proprie aziende in
criptovalute e non vi è alcuna autorità che imponga regole, nè sull’uso di AI,
nè sullo smaltimento dei rifiuti, nè su esperimenti medici e biotecnologici.
L’isola di Roatán, dove sorge Pròspera, è abitata dal popolo Garifuna una
discendente da africani e indigeni, sbarcati a Punta Gorda nel 1797 dopo essere
stati espulsi da St. Vincent dai britannici, che lottano contro la
turistificazione dell’isola, e conservano tradizioni uniche, tra cui la danza
Punta, la musica con tamburi e la lingua. Ovviamente, Pròspera non è per loro,
il confine con la città privata è rigido. Una strada, controllata da una guardia
di una società di sicurezza privata, conduce al complesso residenziale.
L’accesso è controllato. Chi vuole entrare deve richiedere un pass online, e
allo stesso tempo può registrare la propria azienda con pochi clic.
All’interno della comunità di expat del Duna Tower (torre che svetta tra la
vegetazione dell’isola, superando di molto l’altezza consentita per gli edifici
a Roatan), tutti hanno una start-up. Tra loro c’è Rich Lee, 47 anni,
statunitense, che si definisce un “biohacker”: senza studi di biologia o
medicina, sperimenta terapie geniche e impianti elettronici.
Rich Lee mostra uno dei suoi microchip sottopelle.
Con in studio due compagne dall’Honduras, ci facciamo raccontare i vecchi e
nuovi presidenti del Paese centroamericano, parliamo di Pròspera e delle lotte
dei popoli originari e afro caraibici per la liberazione dei territori.
(in aggiornamento con link e musica dall’honduras!)
Il primo argomento della puntata è stato l’evento intitolato:
Il lavoro e l’America Latina nell’era delle piattaforme – Lavoro, informalità e
gig economy tra libri, politica e musica
che si svolgerà venerdì 8 maggio presso Salone Sala Musica al Cecchi Point. Per
parlarne abbiamo intervistato Federico De Stavola, autore del libro “A sud della
piattaforma – Flussi logistici, economie barocche e capitalismo digitale in
America Latina”.
Nell’intervista siamo partiti con la descrizione del suo libro, che si addentra
nella descrizione del fenomeno per il quale i “nuovi” lavori creati dalla gig
economy sono andati a sostituire una serie di lavori informali che già
tradizionalmente erano svolti dalle fasce più povere della popolazione (nel caso
di studio specifico del testo di De Stavola parliamo del Messico). Questo ha
portato ad un peggioramento delle vite di questi lavoratori perchè di fatto sono
passati da un vero impiego autonomo ad uno falso, dove l’effettivo datore di
lavoro è costituito da un algoritmo che spinge ad un forte sfruttamento a fronte
di una paga misera. Oltre al libro di De Stavola, in questo incontro verrà
presentato anche un testo di Gianmarco Peterlongo e ci saranno gli interventi di
Alessandro Peregalli (Università Federale Diamantina) e Susanna de Guio
(sociologa) per tracciare un quadro sui moderni capitalisti che sono saliti alla
ribalta delle scene politiche di vari paesi dell’America Latina e Centrale
modificando il volto dello sfruttamento in questi paesi.
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di
Mariano RSU FIOM nello stabilimento della Leonardo divisione aeronautica di
Caselle su i due comunicati de* lavorat* degli stabilimenti del torinese.
I 2 comunicati, uno dello stabilimento di Caselle e l’altro dello stabilimento
di Torino, spingono nella stessa direzione -> verso uno sciopero nazionale
generale unitario dei “sindacati antifascisti” per la liberazione della
Palestina ed affianco alla Global Sumud Flotilla. Per dare continuità e valore
politico/sindacale alle mobilitazioni di questo autunno/inverno e per dare corpo
allo schierarsi della classe operaia che dall’interno delle fabbriche di armi
non vuole/può più accettare che la produzione di Leonardo contribuisca allo
sterminio genocida del popolo palestinese.
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Giuseppe Gomini RSU
FIOM Ducati motori a Bologna sulla petizione che si trova su:
https://www.change.org/p/sciopero-generale-per-la-flotilla?recruited_by_id=00167a60-1242-11f0-949f-a1afb148fded&recruiter=1370714622&share_id=SHcvbyCx5W
Giuseppe chiede di firmare per fare pressione direttamente dalla base operaia
per uno sciopero generale in solidarietà alla Global Sumud Flotilla:
“La chiamata allo sciopero generale parte ancora una volta con l’appello dei
portuali di Livorno e di Genova: la flottiglia è di nuovo stata bloccata con un
atto di pirateria del governo genocida di Israele. Questa è una chiamata per
convergere subito su una mobilitazione unitaria, come quella del 3 ottobre.
Le organizzazioni sindacali devono promuovere la lotta e l’unità per dare
continuità agli impegni che pubblicamente hanno preso, contro il riarmo e in
solidarietà alla Palestina e ai popoli oppressi, perché la determinazione dei
lavoratori e degli studenti non arretra: non farlo significherebbe fare un passo
indietro rispetto a quello che abbiamo faticosamente costruito dopo il 3
ottobre.
La determinazione dei lavoratori non si arresta, né contro l’ondata di
repressione, né contro la repressione che subiamo sui posti di lavoro. L’assedio
posto alla Palestina è lo stesso che ci incatena ovunque, anche nelle aziende,
perché vuol dire alimentare un’economia di guerra, che per noi si traduce in
precarietà delle nostre vite: troppe aziende lucrano sulle nostre morti, sia le
morti sul lavoro che quelle tra le vittime civili palestinesi e libanesi, che
sono figlie della stessa logica dell’odioso sistema capitalista che governa e
impone al mondo violenza e odio.
Questa stessa economia di guerra vuol dire soprattutto chiudere ospedali qui e
distruggerne a Gaza, vuol dire ricatto tra lavorare per la guerra o fare la
fame.
La Palestina è in ognuno di noi lavoratori, perché la nostra determinazione non
è devota all’immobilismo, né ai tempi diplomatici.
Per lo sciopero generale”.
Buon ascolto
Dalla Florida, l’amministrazione di Donald Trump lancia “Shield of the
Americas”, una nuova iniziativa politico-militare in America Latina, presentata
come alleanza contro narcotraffico e criminalità organizzata. L’obiettivo
dichiarato è rafforzare cooperazione militare, controllo delle frontiere e
operazioni congiunte tra Stati del continente.
Ma dietro la retorica securitaria, emergono altre linee di fondo. La coalizione,
composta esclusivamente dai governi centro- e latinoamericani alleati di
Washington, si inserisce nello scontro strategico con la Cina, sempre più
presente in America Latina sul piano economico e infrastrutturale, e mira a
rafforzare l’influenza statunitense nella regione per permettere agli USA di
accedere alle risorse strategiche del continente.
Nel mirino di Trump vi sono anche le esperienze di governo progressista in
diversi paesi latinoamericani, come il governo progressista colombiano di
Gustavo Petro, attualmente in campagna elettorale e sempre più spesso accusato
da Washington di ambiguità sul piano della sicurezza e delle alleanze
internazionali. “Shield of the Americas” rappresenta quindi un ulteriore
strumento politico dell’imperialismo per ridefinire gli equilibri
latinoamericani a favore dell’egemonia statunitense e contenere i processi
autonomi nel continente.
Ne abbiamo parlato con un compagno colombiano.
Il presidente Daniel Noboa ha annunciato un coprifuoco notturno in quattro
province costiere dell’Ecuador – Guayas, Los Ríos, Santo Domingo de los
Tsáchilas e El Oro – come parte, dice, di una nuova offensiva contro
narcotraffico e criminalità organizzata. La misura arriva mentre il paese è già
in stato di emergenza in diverse regioni.
Più recentemente, Noboa ha interrotto le relazioni diplomatiche con Cuba ed
espulso bruscamente i suoi diplomatici, affermando senza prove che L’Avana
interferiva negli affari interni dell’Ecuador.
Ne parliamo con Andrea Cegna, giornalista e attivista esperto di America latina,
che ci indica come scenario a cui prestare attenzione la Colombia, guidata dal
presidente Gustavo Petro.
Contemporaneamente, Cuba sta subendo un blocco petrolifero da parte degli Stati
Uniti e altre intense pressioni da parte del presidente USA Donald Trump, il
quale ha dichiarato apertamente di volere un cambio di regime all’Avana.
Cinque persone sono state arrestate sabato a Cuba per atti di “vandalismo” dopo
che un piccolo gruppo di manifestanti ha fatto irruzione in una sede provinciale
del Partito Comunista Cubano e ha dato fuoco a computer e mobili. La protesta,
che ha coinvolto anche una farmacia e un altro negozio, è avvenuto nella città
di Morón, a poco più di 500 km a est dell’Avana.
Di recente, a Cuba sono iniziati i cacerolazos notturni, per sfogare la
frustrazione e mostrare il malcontento per la carenza di
cibo e medicine. Lx residenti dell’isola sono inoltre soggettx a frequenti
interruzioni di corrente a rotazione, che possono durare fino a 15 ore al
giorno. Secondo i media indipendenti e i post sui social media, L’Avana è al
centro delle proteste notturne, ma si stanno diffondendo anche in altre parti
del Paese.
Venerdì, il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha confermato per la prima volta
di essere in contatto con il governo statunitense per dei colloqui. Díaz-Canel
ha inoltre dichiarato che negli ultimi tre mesi non sono arrivate spedizioni di
petrolio a Cuba, attribuendone la colpa al blocco petrolifero statunitense. Ha
aggiunto che l’isola si alimenta con un mix di gas naturale, energia solare e
centrali termoelettriche.
Trump ha affermato che Cuba sarà il prossimo obiettivo della sua agenda dopo la
guerra con l’Iran e il rovesciamento, da parte degli Stati Uniti, del principale
alleato di Cuba, Nicolás Maduro del Venezuela, avvenuto a gennaio.
Ascolta l’aggiornamento della situazione da L’Avana, Cuba.
✿ Ciane con Bellakeo, collettivA FLINTA* con base a Torino, che organizza serate
in location insapettate con vibes scintillanti e ritmi caldi; invita artixst* e
performer provenienti soprattutto dal Sud America; DJ e performer emergenti
della scena, tra reggaeton, baile funk, latincore & ritmiche calde ✿ ai
microfoni con Bucci, le tre componenti: FR4NCIB!, Des Carada selecta e la new
entry Lavalamp! ✿
♬ Tracklist ♫
Tomasa del Real – Tamos Ready
Tomasa del Real – La Vampira
bieL onLine – Eu Nunka Te Amei
Fletwood Mac – Rihannon
Gadutra ft Kupalua – Puta Remix
LOFIHOUSEBOY – QUER SAIR COMIGO (feat. MC Danny)
Munchi – Amargurado
Amantes del Futuro – Cumbia de la Montana [[[ Cumbia di auguri per SARA!!!!!]]]
Negraconda – Decisiones De Mujer
De la Ghetto – La Sensacion del Bloque
@___bellakeo__
Alla fine della pandemia, l’intensificarsi dei conflitti armati ha segnato una
svolta: la guerra non appare più soltanto come l’esito della competizione tra
Stati, ma come uno strumento centrale della riorganizzazione della
globalizzazione. I conflitti armati diventano così parte integrante delle
dinamiche del capitalismo globale, incidendo sulle catene di valore, sul
controllo dei territori e sulla gestione delle popolazioni.
Da una prospettiva rivoluzionaria, questa situazione impone una critica radicale
della geopolitica quando riduce la guerra a un confronto tra potenze e oscura i
rapporti sociali che la rendono possibile. La centralità assegnata agli Stati e
ai blocchi geopolitici finisce per cancellare il ruolo del capitale, delle
classi e delle forme di sfruttamento che attraversano i confini, normalizzando
la violenza come dato inevitabile.
In questo scenario, le possibilità di una politica di liberazione e di pace non
vanno cercate negli equilibri internazionali, ma nello sviluppo di conflitti
sociali dal basso. Le lotte metropolitane — contro la precarizzazione, il
razzismo, l’estrazione di valore e la militarizzazione dello spazio urbano — e
le esperienze latinoamericane di organizzazione popolare, autogoverno e
conflitto sociale, anche nella loro complicata dialettica con forme di governo
nazionali – offrono pratiche e immaginari che possono riaprire spazi di
trasformazione dentro e contro l’ordine globale esistente.
Ne abbiamo parlato con Sandro Mezzadra, autore con Brett Neilson di „The Rest
and the West. Per la critica del multipolarismo“
✿ Ciane con un’ospite speciale dal Barrio di Milano, Martina aka Lavalamp,
djessa incredibile mattatrice della pista da ballo e cuoca suprema! Insieme
abbiamo cucinanto musica, messo in pentola pure argomenti delicati come
l’appropriazione culturale, e alla fine anche una bella pasta e fagioli con
tanto amore ♥Qui sotto vi lasciamo le ricette della trasmissione:♬ […]
CARCERE, MILITARIZZAZIONE E IMPUNITÀ NELLO STATO D’ECCEZIONE Il 20 giugno 2023
ci fu un massacro nell’allora unico centro penitenziario femminile
dell’Honduras, il PNFAS (Penitenciaría Nacional Femenina de Adaptación Social).
46 donne detenute con accuse relative all’affiliazione alla Mara Salvatrucha, la
MS-13, furono brutalmente assassinate da altre donne appartenenti alla Pandilla
Barrio 18. Le maras e […]