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Free Trade Agreement India-Unione Europea. Un accordo storico nella nuova fase multipolare
L’Unione Europea e l’India hanno firmato uno storico accordo di libero scambio destinato a eliminare o ridurre gradualmente i dazi su una parte enorme degli scambi tra i due blocchi, con l’obiettivo di rafforzare i rapporti commerciali e politici in un contesto di tensioni globali sui dazi. Secondo i dati resi noti dalle istituzioni europee, l’intesa prevede l’eliminazione dei dazi su oltre il 96 % delle merci scambiate per valore, con risparmi stimati in circa 4 miliardi di euro l’anno per le esportazioni UE verso l’India; ciò include riduzioni significative o l’azzeramento di tariffe su auto, macchinari, prodotti chimici e farmaceutici e l’apertura a prodotti agroalimentari come vini e oli, mentre alcuni settori sensibili restano esclusi dal regime di liberalizzazione. Allo stesso tempo, l’India taglierà le tariffe su una quota analoga di esportazioni verso l’UE, consentendo alle sue merci — dai tessuti ai prodotti marini, dal cuoio ai metalli di base — di entrare più facilmente nel mercato europeo. Abbiamo parlato di questo accordo con Mattia Miavaldi, collaboratore de Il Manifesto e autore di Un’altra idea dell’India (ADD editore, 2025).
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Guerra globale, capitale globale. Un approfondimento con Sandro Mezzadra.
Alla fine della pandemia, l’intensificarsi dei conflitti armati ha segnato una svolta: la guerra non appare più soltanto come l’esito della competizione tra Stati, ma come uno strumento centrale della riorganizzazione della globalizzazione. I conflitti armati diventano così parte integrante delle dinamiche del capitalismo globale, incidendo sulle catene di valore, sul controllo dei territori e sulla gestione delle popolazioni. Da una prospettiva rivoluzionaria, questa situazione impone una critica radicale della geopolitica quando riduce la guerra a un confronto tra potenze e oscura i rapporti sociali che la rendono possibile. La centralità assegnata agli Stati e ai blocchi geopolitici finisce per cancellare il ruolo del capitale, delle classi e delle forme di sfruttamento che attraversano i confini, normalizzando la violenza come dato inevitabile. In questo scenario, le possibilità di una politica di liberazione e di pace non vanno cercate negli equilibri internazionali, ma nello sviluppo di conflitti sociali dal basso. Le lotte metropolitane — contro la precarizzazione, il razzismo, l’estrazione di valore e la militarizzazione dello spazio urbano — e le esperienze latinoamericane di organizzazione popolare, autogoverno e conflitto sociale, anche nella loro complicata dialettica con forme di governo nazionali – offrono pratiche e immaginari che possono riaprire spazi di trasformazione dentro e contro l’ordine globale esistente. Ne abbiamo parlato con Sandro Mezzadra, autore con Brett Neilson di „The Rest and the West. Per la critica del multipolarismo“
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Xi Jinping promuove una nuova visione globale affiancato dai leader di India e Russia
Mercoledì 3 settembre a Pechino il presidente cinese Xi Jinping, il presidente russo Vladimir Putin e il leader nordcoreano Kim Jong Un hanno partecipato a una grande parata militare insieme a una ventina di leader di tutto il mondo per commemorare l’80esimo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale e dell’occupazione giapponese della Cina. Due […]
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