di Giovanni Iozzoli * Dalla morte di Abdelrahim Fakir a quella di Monica
Esposito, due tragedie lungo la via Emilia raccontano una società attraversata
da solitudine, marginalità e paura. Mentre …
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Dopo settimane di retorica sicuritaria e privatizzazione del lido, la violenza
arriva proprio tra gli adulti della “buona società”. Per settimane il dibattito
pubblico è stato monopolizzato da un’unica parola: …
“La musica che parte dalla strada, da chi non ha niente”
Il termine “maranza” è ovunque: nei titoli di giornale, nei video virali, nelle
conversazioni al bar. Ma è davvero solo una questione di tute in acetato e nike
tn, o è la figura con cui nascondiamo la paura delle periferie e delle seconde
generazioni?
A partire dalle pagine di “La periferia vi guarda con odio. Come nasce la fobia
dei maranza”, scritto da Gabriel Seroussi, abbiamo parlato con l’autore e
SamLove, artista e producer della scena torinese, delle trasformazioni della
nostra città, del rapporto complesso tra quartieri, seconde generazioni, musica
e stigma.
Il podcast è stato registrato durante il talk fatto il 18 aprile 2026 nel
cortile della Radio e trasmesso live sulle libere frequenze. Buon ascolto.
TALK W/ GABRIEL SEROUSSI & SEMLOVE
DOMANDE DAL PUBBLICO E DIBATTITO
Accordo tra Matteo Piantedosi e il presidente della regione Lazio, Francesco
Rocca: alloggi Ater destinati alle forze dell’ordine nelle periferie di Roma.
Esclusi migliaia di cittadini in graduatoria Case popolari …
Il 23 febbraio è stato arrestato Carmelo Cinturrino, l’assistente capo della
polizia accusato dell’omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, ucciso il 26
gennaio nel quartiere di Rogoredo, a Milano. La ricostruzione di quanto accaduto
disegna una dinamica strutturale di abusi e violenza in territori laddove si
alimenta un’esclusione sistemica.
Territori non privi di contraddizioni che vengono narrati in maniera fuorviante
dalla copertura mediatica privando di fatto della possibilità di prendere
parola, ostacolando anche forme di ricomposizione dal basso.
Ci sono delle esperienze e dei vissuti che raccontano di un orizzonte diverso,
di legami che si creano, di autorganizzazione e possibilità che si aprono, di
conflitti che emergono in varie forme. Esiste un riconoscimento sociale e
politico e le ipotesi di percorsi collettivi passano attraverso la lotta per
l’accesso ai bisogni e dal radicamento per la costruzione autonoma di un punto
di vista e di una comunicazione propri.
Alcune riflessioni insieme a un compagno del collettivo Immigrital su questi e
altri temi a partire dagli omicidi di Milano, di Zack e di Ramy.
La foto in copertina è presa da Immigrital1 ed è di @vengaence_ riguarda
un’iniziativa di socialità in quartiere Corvetto.
Da omicidio stradale a “eccesso colposo”: cambia l’imputazione al carabiniere.
Ma nelle intercettazioni spunta anche un depistaggio La morte di Ramy Elgaml, 24
novembre 2024, non è stata solo un …
di Enzo Cuomo Tra Milano-Cortina 2026, retorica olimpica e repressione: Mansouri
colpito mentre fuggiva diventa la medaglia d’oro di un Paese che scambia lo
sport per guerra e la sicurezza …
Nelle ultime settimane sono tanti i fatti di cronaca che raccontano di episodi
di violenza tra pari che riguardano i più giovani. Spesso l’argomento viene
affrontato male, in chiave stigmatizzante e razzista. Resta il fatto che questi
episodi sono il riflesso di problemi e contraddizioni reali, che non si possono
semplicemente ignorare. Per questo, abbiamo deciso di provare a sviluppare un
approfondimento sul tema, a partire da un insieme plurale di sguardi. In queste
prime interviste, andate in onda nelle ultime due settimane, ci siamo
confrontate con il giornalista Gabriel Seroussi e la psicologa Sarah Abd El
Monem.
Con Seroussi, autore del libro La Periferia vi guarda con odio (Agenzia X,
2025), abbiamo parlato della distorsione mediatica che viene alimentata in
Italia verso i giovani delle periferie. Distanziandoci da un discorso di
criminalizzazione, gli abbiamo chiesto di raccontarci, a partire dalla sua
esperienza e dal suo lavoro, il contesto di cui tenere conto quando parliamo di
episodi di violenza in situazioni di marginalizzazione. Ci racconta anche
dell’importanza della creazione di spazi di confronto collettivi, che permettono
di far fronte alle difficoltà circostanti a partire della propria identità e
diritti.
Abd El Monem, psicologa clinica con prospettiva transculturale a Milano, ha
condiviso informazioni di stampo più prettamente psicologico, dati di cui
raramente sentiamo parlare. Sulla base della sua esperienza con le giovani
generazioni, in particolare giovani con background migratorio, dipinge un quadro
in cui non sempre i servizi di sostegno sono accessibili e adeguati. Questo in
situazioni in cui i giovani sono spesso costretti a crescere troppo in fretta e
fanno fatica a sentirsi riconosciuti nelle loro identità plurali, elementi che
possono generare, tra le tante cose, un senso di allerta costante.
Post in aggiornamento con, prossimamente, l’aggiunta di ulteriori interviste e
prospettive.
Dopo il week end di mobilitazione nel quartiere Quarticciolo è tempo di alcune
valutazioni su questo passaggio importante. La manifestazione di sabato 1 marzo
ha visto la partecipazione di moltissime persone soprattutto del territorio,
questo è un dato da cui partire non scontato. La piazza ha espresso l’esigenza
di decidere per il proprio quartiere mettendo […]
Il 23 dicembre scorso il governo ha approvato un decreto che individua sei
periferie in Italia in cui esportare il modello Caivano. Sono stati stanziati
180 milioni di euro in tre anni ed è previsto un commissario straordinario a cui
è affidato il compito di individuare gli interventi strutturali necessari in
determinati quartieri: sgomberi, polizia […]