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Presidio sotto al CPR – Domenica 4 ottobre
L’estate della fortezza Europa si sta chiudendo lasciando dietro di sé la solita ed infame scia di sangue e repressione. Il nuovo patto europeo sulle migrazioni non è altro che la promessa istituzionalizzata di nuove violenze, un accordo per blindare i confini e criminalizzare chi cerca di attraversarli. Lo abbiamo visto chiaramente in questi mesi: dalle continue brutalità e respingimenti a Ceuta, alla morte per mano dello stato di Fakir, fino all’assassinio di Lassoued Dhoui nel CPR di Potenza. Non sono tragiche fatalità, ma omicidi di stato, il risultato di un sistema razzista che divide gli esseri umani tra chi ha diritto di muoversi e chi deve essere rinchiuso o lasciato morire. Ma dove c’è oppressione, c’è chi non abbassa la testa. La rabbia esplosa con la rivolta nel centro di detenzione di Pastrogor in Bulgaria ce lo ricorda in modo inequivocabile: la risposta ai lager di stato è l’ammutinamento e la ribellione. Il CPR di corso Brunelleschi è un ingranaggio di questa stessa macchina di morte. Le mura di Torino non sono diverse da quelle di Potenza o dai fili spinati dell’est europa. Oggi come sempre c’è bisogno di solidarietà attiva. Essere solidali significa portare i nostri corpi e le nostre voci sotto quelle mura per rompere il silenzio e l’isolamento. Significa far sentire a chi è reclusə che non è solə, e continuare a sabotare e disturbare la normalità di chi tra istituzioni, forze dell’ordine, enti gestori e asl lucra sulla detenzione amministrativa. Ci vediamo domenica 4 ottobre 2026 alle ore 15:00, in presidio sotto il CPR di Torino. Nessuna pace per chi rinchiude. Mai più CPR mai più lager, libertà per tuttə!
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Detenzione amministrativa negli Stati Uniti? Tra chi ci lucra e come si resiste
Nella puntata di oggi di Harraga (in onda ogni venerdì dalle 15 alle 16 su Radio Blackout) parliamo della detenzione amministrativa negli Stati Uniti, un tema centrale per capire come la macchina del razzismo istituzionalizzato dell’amministrazione Trump – dalle retate ICE nelle strade alla detenzione – si muova nel cuore del capitalismo. Dopo aver raccontato retate e mobilitazioni di piazza, oggi facciamo un passo avanti nella catena: la detenzione amministrativa delle persone migranti, gli Administrative Detention Centers, il corrispettivo statunitense dei nostri CPR, viene gestita in gran parte da colossi privati che lucrano miliardi sulla pelle delle persone recluse, con investimenti pubblici esplosi dalla seconda amministrazione Trump. Ripercorriamo due momenti di lotta che hanno scosso quei centri dalle fondamenta negli ultimi anni: lo sciopero della fame collettivo dell’aprile 2020 all’Otay Mesa Detention Center di San Diego, e di come una forma di protesta di solito individuale sia diventata lotta collettiva, “contagiandosi” tra vari centri di reclusione negli USA – un parallelo che ci risuona con le rivolte nelle carceri italiane della stessa primavera 2020 e con la repressione durissima che le ha seguite. Poi le proteste e lo sciopero della fame e del lavoro del maggio 2026 a Delaney Hall, New Jersey, dove la lotta interna si è saldata con la solidarietà e i blocchi fuori dal centro, incontrando anch’essa una risposta repressiva molto violenta. Ne abbiamo parlato con Ettore, che si è occupato e ha fatto ricerca sul campo proprio sulla detenzione amministrativa negli USA.
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