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Classi Pericolose 🚨 razzismo, repressione e propaganda
Il 2 settembre, a Torino, un ragazzo viene inseguito da agenti in borghese. Per sottrarsi alla macchina che lo bracca attraversa corso Principe Oddone e viene falciato da un auto. La dinamica è tutt’altro che chiara ma per la cronaca si tratta di un “pusher investito”. E’ proprio su questa sproporzione tra accaduto e racconto che ci siamo concentratə. La forza pubblica, storicamente interviene in un ordine sociale che la precede fatto di proprietà, confini, diseguaglianze o appartenenze. Per questo con ritorna con regolarità sugli stessi corpi, invertendone la polarita: sicurezza, degrado, decoro, emergenza e legalità, sono termini così generici che classificano senza dover descrivere. Il “bengalese” il “tossico” “il magrebino” sono i profili socio-razziali della paura. Come ci ha raccontato Folaye questo succede ogni giorno al Pilastro con l’intensificarsi dei controlli agli stranieri: una zona rossa o prigione urbana altamente controllata, con specifici protocolli basati sulla appartenenza razziale, legittimata da leggi pronte all’uso, scritte su misura per liberare il campo alle azioni di forza, per far si che le morti siano “accidentali”. Come la storia di Hamid Badoui,uscito cadavere dal carcere delle Vallette non si sa come nè perchè, sfuggito ai Lager in Albania, e poi incappato nel cassepipe dello Stato che non gli ha lasciato scampo. Come tutto ciò possa essere possibile lo spiegano i fatti: La propaganda arriva prima della forza e le prepara il campo. Stabilisce chi deve apparire minaccioso, chi merita credibilità, quale violenza può essere amministrata come routine e quale invece deve essere vista come scandalo; leggi sempre piu violente come il pacchetto sicurezza,lo scudo penale, il fermo preventivo fanno da complemento. La domanda che resta è semplice abbastanza da disturbare: quale ordine protegge la polizia, e chi paga il prezzo di quella protezione Questa trasmissione speciale nasce dall’incontro tra Harraga, Black In, Collettivo Ujamaa e Arsider. Contiene una selezione musicale a cura di dj Subumano
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Milano la polizia spara ,il modello ICE arriva con lo scudo penale
Un colpo sparato da almeno venti metri contro una sagoma intravista nella penombra. Così un agente di polizia ha ucciso Abderrahim Mansouri, 28 anni, cittadino marocchino , un colpo solo, esploso verso una persona che impugnava quella che sembrava un’arma vera e che si è poi rivelata una pistola a salve. La ricostruzione della vicenda è complicata poichè a parte i poliziotti non ci sono testimoni e la ricostruzione fatta dall’agente si presta a legittimi interrogativi. Prima ancora che le indagini inizino davvero, la macchina della propaganda si è già messa in moto. Matteo Salvini dichiara: “Sempre dalla parte delle forze dell’ordine”. Ignazio La Russa ribadisce lo stesso concetto. I sindacati di polizia gridano allo scandalo per l’iscrizione dell’agente nel registro degli indagati. La Lega rilancia: serve subito lo scudo penale, basta “atti dovuti”, basta poliziotti trattati da sospetti. Il messaggio è chiarissimo: non accertare, non dubitare, non indagare. Credere. E soprattutto proteggere. Si cerca di applicare nei fatti lo scudo penale per la polizia già previsto nell’articolo 11 del nuovo decreto sicurezza ancora in discussione. Si tratta di una procedura speciale per le forze dell’ordine che porta velocemente all’archiviazione senza l’iscrizione nel registro degli indagati.Una norma che porta in sè elementi di incostituzionalità e che prefigura già ilmodello americano perseguito con la profilazione razziale usata nei controlli di polizia ,l’istituzione di zone rosse ,l’inserimento dello straniero nella categoria criminale ,la criminalizzazione del dissenso. Ne parliamo con l’avvocato Eugenio Losco
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VERONA, VERITA’ E GIUSTIZIA PER MOUSSA, UN ANNO DOPO
Era il 20 ottobre 2024 quando Moussa Diarra, giovane originario del Mali, venne ucciso da un poliziotto alla stazione di Verona Porta Nuova. Tre colpi di pistola, sparati ad altezza d’uomo, uno dei quali lo colpì al cuore. Matteo Salvini aveva commentato la morte di Diarra scrivendo sui social: «Con tutto il rispetto, non ci […]
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