Con Rita Rapisardi, giornalista freelance e collaboratrice del Manifesto,
affrontiamo il tema della repressione. Dal DDL “anti – maranza”, approvato dal
governo Meloni in data venerdì 24 Luglio, al crimine di antisemitismo fino al
reato di blocco stradale, si conferma il ribaltamento dell’esercizi penale
dell’individuare un nemico e poi ritagliarci un reato sopra, costruito ad hoc.
L’obbiettivo è chiaro: tagliare le gambe al movimento sociale e frammentare
ulteriormente le fasce su base di classe e razziale. In questo senso il DDL “
anti-maranza” indica la volontà di alimentare paura e insicurezza tramite la
guerra ai giovani e alle persone con background migratorio.
Il tentativo non è nuovo e si rifà ai principi del dividi et impera con cui la
repressione si è abbattuta sul movimento in solidarietà alla palestina.
Tramite il caso simbolo della Torino capitale della repressione tracciamo col il
governo si avvale della costruzione del nemico pubblico di segmenti specifici
della società dai maranza, agli ecovandali, dalle persone senza documenti fino
anche agli ultrà per applicare un sempre più impunito stato di polizia, lo
stesso che in queste settimane ha ucciso Abderrahim Fakir e che ha applicato lo
scudo penale per i poliziotti colpevoli dell’omicidio.
Nel direzionamento sempre più esplicito della stampa sull’opinione pubblica,
come lavorare da giornalista a non alimentare la frattura sociale alimentata dal
governo?
Tag - violenze della polizia
Il Parlamento discute una legge che introduce la presunzione di legittima difesa
per le forze dell’ordine, ribaltando l’onere della prova e ampliando il rischio
di impunità per le violenze di …
A partire dal corteo del 31 Gennaio, al di là della complessità ed eterogeneità
delle 60.000 persone scese in piazza il dibattito si sta polarizzando a partire
da un singolo episodio : un poliziotto che, dopo essersi allontanato in
autonomia per rincorrere due manifestanti per colpirli con il manganello, è
stato accerchiato da altri manifestanti, sopraggiunti in soccorso, che lo hanno
picchiato.
La narrazione di queste immagini, i cui attimi antecedenti vengono
complesificati dalla testimonianza di Rita Rapisardi, viene costruita dai mezzi
di stampa mainstream allo scopo di strumentalizzare l’espressione del dissenso
per far appovare l’ennesimo pacchetto sicurezza.
La militarizzazione del quartiere di Vanchiglia, con le sue scuole chiuse
tramite circolare, ben rappresenta il clima di violenza strutturale in cui
invece queste immagini andrebbero contestualizzate: dalla risposta popolare ad
uno sgombero di un centro sociale, ennesimo simbolo del restringimento dello
spazio di socialità e politica popolare e dal basso, alla tensione sociale
dovuta alla violenza di stato che ha supportato il genocidio in palestina, la
detenzione e uccisioni sulle frontiere, le morti sul lavoro, esemplificata nel
governo attuale che per i suoi orizzonti di guerra, soffoca la popolazione e ne
reprime il dissenso.
Ne parliamo con la giornalista freelance Rita Rapisardi, che il 31 stava
seguendo il corteo per il manifesto: