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RBO al Festival Alta Felicità 2026: la costruzione della frattura sociale con cui il governo Meloni tenta di indebolire il movimento
Con Rita Rapisardi, giornalista freelance e collaboratrice del Manifesto, affrontiamo il tema della repressione. Dal DDL “anti – maranza”, approvato dal governo Meloni in data venerdì 24 Luglio, al crimine di antisemitismo fino al reato di blocco stradale, si conferma il ribaltamento dell’esercizi penale dell’individuare un nemico e poi ritagliarci un reato sopra, costruito ad hoc. L’obbiettivo è chiaro: tagliare le gambe al movimento sociale e frammentare ulteriormente le fasce su base di classe e razziale. In questo senso il DDL “ anti-maranza” indica la volontà di alimentare paura e insicurezza tramite la guerra ai giovani e alle persone con background migratorio. Il tentativo non è nuovo e si rifà ai principi del dividi et impera con cui la repressione si è abbattuta sul movimento in solidarietà alla palestina. Tramite il caso simbolo della Torino capitale della repressione tracciamo col il governo si avvale della costruzione del nemico pubblico di segmenti specifici della società dai maranza, agli ecovandali, dalle persone senza documenti fino anche agli ultrà per applicare un sempre più impunito stato di polizia, lo stesso che in queste settimane ha ucciso Abderrahim Fakir e che ha applicato lo scudo penale per i poliziotti colpevoli dell’omicidio. Nel direzionamento sempre più esplicito della stampa sull’opinione pubblica, come lavorare da giornalista a non alimentare la frattura sociale alimentata dal governo?
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DI CHI E’ LA VIOLENZA? Considerazioni sul corteo di sabato 31
A partire dal corteo del 31 Gennaio, al di là della complessità ed eterogeneità delle 60.000 persone scese in piazza il dibattito si sta polarizzando a partire da un singolo episodio : un poliziotto che, dopo essersi allontanato in autonomia per rincorrere due manifestanti per colpirli con il manganello, è stato accerchiato da altri manifestanti, sopraggiunti in soccorso, che lo hanno picchiato. La narrazione di queste immagini, i cui attimi antecedenti vengono complesificati dalla testimonianza di Rita Rapisardi, viene costruita dai mezzi di stampa mainstream allo scopo di strumentalizzare l’espressione del dissenso per far appovare l’ennesimo pacchetto sicurezza. La militarizzazione del quartiere di Vanchiglia, con le sue scuole chiuse tramite circolare, ben rappresenta il clima di violenza strutturale in cui invece queste immagini andrebbero contestualizzate: dalla risposta popolare ad uno sgombero di un centro sociale, ennesimo simbolo del restringimento dello spazio di socialità e politica popolare e dal basso, alla tensione sociale dovuta alla violenza di stato che ha supportato il genocidio in palestina, la detenzione e uccisioni sulle frontiere, le morti sul lavoro, esemplificata nel governo attuale che per i suoi orizzonti di guerra, soffoca la popolazione e ne reprime il dissenso. Ne parliamo con la giornalista freelance Rita Rapisardi, che il 31 stava seguendo il corteo per il manifesto:
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