SCIOPERO SCUOLA E CORTEO CONTRO LA RIFORMA DEGLI ISTITUTI TECNICI
Piazza Albarello - Piazza Arbarello, 10122 Torino
(giovedì, 7 maggio 09:00)
MOBILITIAMOCI INSIEME: FERMARE LA RIFORMA DEI TECNICI E’ POSSIBILE !
INVITIAMO TUTTE LE COMPONENTI DELLA SCUOLA AL CONCENTRAMENTO IN PIAZZA ARBARELLO
(TO)
7 MAGGIO 2026 ORE 9:00
CORTEO VERSO L’UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE (USR) PIEMONTE (CORSO VITTORIO
EMANUELE II, TORINO)
Al Personale Scolastico, alle Studentesse e agli Studenti, alle Famiglie e alla
Società Civile
La scuola italiana è sotto attacco. Il riordino dell’istruzione tecnica e la
trasformazione in ordinamentale della cosiddetta “filiera del 4+2 - dopo appena
due anni di sperimentazione - segnano una svolta profonda che, se non sarà
fermata, snaturerebbe la funzione della scuola secondaria.
La riforma dei tecnici sottrae, infatti, saperi e tempo e piega alla logica
aziendale i fini dell’istruzione. Il riordino dei quadri orari del tecnico, così
come la riduzione da 5 a 4 anni nella riforma della “filiera 4+2”, non è
un’operazione di "modernizzazione" ma un drastico taglio all'offerta didattica,
a vantaggio di una visione dell’educazione come di un’appendice dell’economia di
mercato.
Quale visione di scuola ci si prospetta di fronte?
UNA SCUOLA IMPOVERITA
Ridurre il tempo scuola significa la contrazione dei saperi di base e un
conseguente abbassamento culturale. Il riordino prevede, infatti, il taglio
delle discipline umanistiche e scientifiche generali a favore di un mero
addestramento professionale.
UNA SCUOLA DELLO SFRUTTAMENTO PRECOCE
Abbassare a 15 anni l'età per l’attivazione dei progetti di Formazione Scuola
Lavoro trasforma gli studenti in manodopera da addestrare a costo zero, prima
ancora che essi abbiano avuto la possibilità di raggiungere una necessaria
maturazione critica.
UNA SCUOLA "AZIENDALIZZATA"
Proporre un modello didattico asservito alle esigenze contingenti delle imprese
locali, dimentica che la scuola deve formare cittadine e cittadini e non
prestatori d'opera pronti per le esigenze momentanee del mercato. Ne sono prova
l’imposizione della didattica per competenze e delle Unità di Apprendimento e
l’invito a stipulare accordi con le imprese affinché in aula entrino “esperti
del mondo imprenditoriale” (la cui idoneità all’insegnamento non è dato di
sapere come possa essere appurata).
UNA SCUOLA DEGLI ESUBERI
Oltre alla riduzione della qualità e della solidità culturale della didattica vi
è un serio rischio occupazionale per il personale scolastico. La riduzione degli
anni di studio nel 4+2 e la rimodulazione dei quadri orari nei tecnici
quinquennali (con tagli netti al monte orario) comporteranno inevitabilmente
esuberi e soprannumerari: senza senso del ridicolo il MIM arriva a sostenere che
la scuola sarà qualitativamente migliore riducendo le ore di insegnamento
UNA SCUOLA DELL'IMPROVVISAZIONE
Varando la riforma in assenza di Linee Guida chiare e con ampia confusione
riguardo alle classi di concorso da assegnare alle discipline, le scuole hanno
progettato il prossimo anno scolastico “al buio”. Ciò creerà gravi danni
all’interno dei nuovi percorsi tecnici, impoverendo la pluralità di competenze e
la serietà che da sempre caratterizza questo storico segmento del sistema
d’istruzione italiano
UNA SCUOLA À LA CARTE
L’attribuzione alle singole scuole di un’ampia flessibilità organizzativa nella
predisposizione dei curricoli (con lo scopo dichiarato di andare incontro alle
esigenze produttive del territorio!) renderà la proposta formativa di ogni
istituto diversa da quella degli altri del medesimo indirizzo, scardinando il
principio di un primo biennio comune.
UNA SCUOLA DI CLASSE
Questa riforma, inoltre, cristallizza le disuguaglianze: chi sceglie
l'istruzione tecnica viene precocemente indirizzato verso binari
professionalizzanti rigidi, limitando fortemente la possibilità di proseguire
gli studi universitari o di cambiare rotta nel proprio futuro.
La scuola smette di essere un diritto che prelude a possibilità di emancipazione
e diventa un servizio al mercato.
Diciamo NO a una scuola ridotta a ufficio di collocamento, vogliamo difendere il
diritto ad una scuola che istruisca, emancipi e sviluppi menti libere, critiche
e preparate.
Tag - corteo
di Mauro Armanino Le ferite che non abbiamo combattuto, il futuro che non
abbiamo difeso … La cosa che mi fa più male, é vedere le nostre facce, con
dentro …
Abbiamo seguito in diretta dagli studi di via Cecchi 21/a la giornata
internazionale di lotta del primo maggio, focalizzandoci principalmente su
quanto stava avvenendo in città.
Abbiamo dato aggiornamenti dagli spezzoni di corteo in contestazione della
tradizionale sfilata organizzata dai sindacati confederali, anche tramite
registrazioni degli interventi al microfono e aggiornato su quanto si sta
muovendo a livello di mobilitazioni in ambito lavorativo.
Sul finale ci siamo collegati con l’organizzazione del secondo dei “Due giorni
di fuoco” per farci raccontare l’iniziativa e il dibattito sul progetto del
nuovo data center a Lucento, Torino.
Buon ascolto
Partenza spezzone sociale:
--------------------------------------------------------------------------------
Presentazione spezzone operaio:
--------------------------------------------------------------------------------
Presentazione spezzone antimilitarista:
--------------------------------------------------------------------------------
Aggiornamento con lo spezzone sociale:
--------------------------------------------------------------------------------
Intervento del Sicobas dal palco di Piazza Castello:
--------------------------------------------------------------------------------
Intervento operaio dal palco di Piazza Castello:
--------------------------------------------------------------------------------
Collettivo COLPO su inchiesta lavoratori ristorazione:
--------------------------------------------------------------------------------
Giulia CUB scuola università e ricerca su prossime mobilitazioni:
--------------------------------------------------------------------------------
Presentazione dibattito e iniziative alla due giorni di fuoco:
25 APRILE CONTRO GUERRA E FASCISMO: OCCUPA, SABOTA E RESISTI
Pedonale Dante Di Nanni - Via Dante Di Nanni
(sabato, 25 aprile 13:00)
Dalle 13 Ritrovo in via Dante Di Nanni (pedonale) con panine, birrette&co,
distro e presabene
Ore 14 Tutt* in bici per un saluto ai detenuti del CPR di Corso Brunelleschi
Ore 15 Corteo per le strade di Borgo San Paolo
Ore 19 Concerto: Mangiatutto
★ COMUNICATO ★
Torniamo nelle strade della nostra città per celebrare il 25 aprile, ricordando
chi, in quel periodo cupo storia, si è organizzato e ha lottato, pagando spesso
con la vita, per difendere la libertà e per costruire un futuro diverso.
Per noi, però, la memoria non è mai fine a sé stessa, ma riprende vita nelle
lotte di oggi, in un mondo così cambiato ma su cui più che mai incombe la nera
cappa dei fascismi.
Il mondo è in guerra. Non lo è certo da oggi, ma è innegabile che negli ultimi
anni assistiamo ad un’accelerazione e ad un cambiamento qualitativo senza
precedenti: l’invasione dell’Ucraina e l’estenuante guerra di posizione che
ormai non fa più notizia, il genocidio del popolo Palestinese, in corso da
decenni ma con forma mai così evidente, e infine la guerra imperialista di
Israele e USA contro l’Iran, ci obbligano a fare i conti con uno scenario sempre
più oscuro.
I governi europei, di fronte ad un quadro che hanno contribuito a creare,
accelerano la militarizzazione aumentando le spese in armi, cianciando della
necessità di difenderci tramite un fantomatico esercito europeo. L’ovvio
contraltare di questi discorsi, ma anche il terreno fertile su cui possono
nascere, è la diffusione di ideologie fasciste e securitarie, che normalizzano
la violenza del più forte, la guerra contro chi è più povero di te, il triste
individualismo che ci vuole soli e senza speranza.
I governi non hanno però fatto i conti con la crescente opposizione popolare
che, con il suo progressivo organizzarsi nell’autunno scorso, ha dimostrato di
poter concretamente inceppare la macchina di distruzione e morte. Le bombe che
cadono a Gaza e a Teheran, partono dalle nostre città, attraversano i nostri
porti e le nostre stazioni ferroviarie, e allora i blocchi, gli scioperi, i
continui cortei che hanno paralizzato le città, hanno segnato un
primo sollevamento tangibile contro il genocidio del popolo Palestinese e il
tacito avallo dell’Unione Europea. Le mobilitazioni ci hanno mostrato che unit*
possiamo fermarli, possiamo essere ben più di un sassolino negli ingranaggi
della guerra. Proprio da qui bisogna partire per affinare gli strumenti in
nostro possesso ed elaborarne di nuovi, perchè il primo passo è imporre la fine
delle guerre imperialiste contro i popoli.
In questo contesto è facile individuare come primo nemico il Governo fascista di
Fdi e alleati, che al netto delle imbarazzate dichiarazioni a mezzo stampa,
mostra la vera faccia di una politica nazionalista e asservita agli interessi
USA. Da un lato scarica il costo della guerra sulle persone comuni, tagliando
servizi e wellfare per finanziare la militarizzazione, dall’altro risponde con
l’inasprimento della repressione alle domande di giustizia sociale che sempre
più forte percorrono il Paese.
Sul fronte interno, infatti, è esplicitamente dichiarata la guerra alle
occupazioni, viste come simbolo della possibilità di organizzarsi dal basso e di
costruire alternative credibili a questo sistema. Se mai ce ne fosse bisogno,
questo accanimento ci conferma che il centro sociale è ancora uno strumento per
produrre conflitto.
E’ infatti uno spazio sottratto alla speculazione e riaperto alle persone, un
luogo dove è possibile incontrarsi e discutere, organizzarsi, mettere in pratica
gli ideali di democrazia radicale e libertà che professiamo. Sono spazi come
questi che aprono a nuove possibilità, a nuovi immaginari oggi impossibili, per
questo è importante difenderli, prendersene cura, viverli e attraversarli.
Nelle attività del CSOA Gabrio proviamo ogni giorno ad intrecciare lotte,
risorse, idee che possano creare un conflitto, vero motore di cambiamento.
Ma sappiamo bene che, per quanto strumento di costruzione, il centro sociale non
può diventare un recinto, un’isola. Al contrario, deve continuare ad essere uno
dei luoghi di una comunità che si ritrova e riconosce.
Anche con questa idea, come ogni anno, occuperemo la pedonale di via Dante Di
Nanni il 25 aprile affinché sia un momento di ritrovo per quella comunità che
non ha smesso di lottare, che continua a stringere legami e ad autodeterminarsi.
Riprendiamoci le strade, gli spazi, facciamoci trovare prontə
E quando ci incontriamo non c’è segno di resa
E in strada ogni volta si rinnova l’intesa
FESTA DELLA LIBERAZIONE 2026 - CON AMORE E RABBIA
Asti - Piazza S. Martino, 4
(sabato, 25 aprile 15:00)
ASTI - FESTA DELLA LIBERAZIONE 2026
CON AMORE E RABBIA
* h 15 Ritrovo al giardino delle Brusaje
~ con giochi e attività per bimb3
* h 16 Partenza in corteo
* Arrivo al Boschetto dei Partigiani
~ con concerti, banchetti e birrette
Il 25 aprile è diventato un giorno come un altro nel calendario delle
celebrazioni istituzionali: una giornata svuotata di ogni conflittualità, in cui
riproporre discorsi vaghi e fare un po' di retorica patriottica.
La festa della Liberazione ad Asti l' anno scorso è iniziata con una messa ed è
continuata in un tripudio di fasce tricolori, parate di militari e discorso del
sindaco che, a livello locale, è alleato dei fascisti al governo.
Come Assemblea Antifascista ci opponiamo a questa operazione di svuotamento e di
appiattimento della memoria antifascista. E anche quest’anno saremo in piazza al
pomeriggio, lontano dalle parate istituzionali.
La scelta partigiana fu anzitutto una scelta contro la guerra: di diserzione, di
renitenza ai bandi della Repubblica fascista di Salò. Per questo il 25 aprile
non vogliamo sfilare dietro a uomini in divisa che celebrano il militarismo.
La Resistenza fu un momento di forte protagonismo femminile. Per questo in quel
giorno non vogliamo sorbirci messe e discorsi di preti e politici che vorrebbero
relegare le donne al ruolo obbligato di madri e spose e che cercano in ogni modo
di limitare la libertà e l’autodeterminazione delle donne e delle soggettività
non conformi.
L’esperienza partigiana fu soprattutto un tentativo di farla finita con
un’ideologia fascista che non è certo finita con il 1945. Per questo in quella
ricorrenza non vogliamo sfilare dietro a politici che sono alleati con i
fascisti al governo e che rappresentano il nuovo volto delle politiche fasciste.
Tanto più oggi che i fascisti al governo stanno cercando di mettere a tacere
ogni forma di opposizione sociale a colpi di decreti legge e pacchetti
sicurezza.
La Lega ha recentemente annunciato la volontà di introdurre in Italia una legge
ispirata al modello statunitense, con pene fino a 15 anni di carcere per
organizzazione, reclutamento o partecipazione ai gruppi "antifa" e/o anarchici
che saranno ritenuti a tutti gli effetti come formazioni "terroristiche".
Se questa legge dovesse passare il corteo astigiano del pomeriggio, organizzato
proprio da un' Assemblea Antifa, sarà letteralmente illegale e gli organizzatori
rischieranno pesanti pene detentive.
L' antifascismo come momento di concordia nazionale è stato completamente
inglobato dalle istituzioni e reso innocuo e buono per tutti, anche per i
fascisti. Dall' altra parte, l' antifascismo conflittuale è oggi sotto un
pesantissimo attacco ed è nostro dovere difenderlo.
Per queste ragioni saremo in piazza. Anche quest'anno. Con tutta la nostra
rabbia: contro guerra, patriarcato, razzismo, repressione e fascismo.
Con tutta la nostra gioia e con tutto il nostro amore, perché se non ci è
concesso danzare allora non è la nostra rivoluzione.
La memoria partigiana vive nelle lotte e, oggi più che mai, va difesa.
qui il programma della giornata
Torniamo nelle strade della nostra città per celebrare il 25 aprile, ricordando
chi, in quel periodo cupo storia, si è organizzato e ha lottato, pagando spesso
con la vita, per difendere la libertà e per costruire un futuro diverso.
Per noi, però, la memoria non è mai fine a sé stessa, ma riprende vita nelle
lotte di oggi, in un mondo così cambiato ma su cui più che mai incombe la nera
cappa dei fascismi.
Il mondo è in guerra. Non lo è certo da oggi, ma è innegabile che negli ultimi
anni assistiamo ad un’accelerazione e ad un cambiamento qualitativo senza
precedenti: l’invasione dell’Ucraina e l’estenuante guerra di posizione che
ormai non fa più notizia, il genocidio del popolo Palestinese, in corso da
decenni ma con forma mai così evidente, e infine la guerra imperialista di
Israele e USA contro l’Iran, ci obbligano a fare i conti con uno scenario sempre
più oscuro.
I governi europei, di fronte ad un quadro che hanno contribuito a creare,
accelerano la militarizzazione aumentando le spese in armi, cianciando della
necessità di difenderci tramite un fantomatico esercito europeo. L’ovvio
contraltare di questi discorsi, ma anche il terreno fertile su cui possono
nascere, è la diffusione di ideologie fasciste e securitarie, che normalizzano
la violenza del più forte, la guerra contro chi è più povero di te, il triste
individualismo che ci vuole soli e senza speranza.
Non hanno però fatto i conti con la crescente opposizione popolare che, con il
suo progressivo organizzarsi nell’autunno scorso, ha dimostrato di poter
concretamente inceppare la macchina di distruzione e morte.
Le bombe che cadono a Gaza e a Theran, partono dalle nostre città, attraversano
i nostri porti e le nostre stazioni ferroviarie, e allora i blocchi, gli
scioperi, i continui cortei che hanno paralizzato le città, hanno segnato un
primo sollevamento tangibile contro il genocidio del popolo Palestinese e il
tacito avallo dell’Unione Europea.
Le mobilitazioni ci hanno mostrato che unit* possiamo fermarli, possiamo essere
ben più di un sassolino negli ingranaggi della guerra. Proprio da qui bisogna
partire per affinare gli strumenti in nostro possesso ed elaborarne di nuovi,
perchè il primo passo è imporre la fine delle guerre imperialiste contro i
popoli.
In questo contesto è facile individuare come primo nemico il Governo fascista di
Fdi e alleati, che al netto delle imbarazzate dichiarazioni a mezzo stampa,
mostra la vera faccia di una politica nazionalista e asservita agli interessi
USA. Da un lato scarica il costo della guerra sulle persone comuni, tagliando
servizi e wellfare per finanziare la militarizzazione, dall’altro risponde con
l’inasprimento della repressione alle domande di giustizia sociale che sempre
più forte percorrono il Paese.
Sul fronte interno, infatti, è esplicitamente dichiarata la guerra alle
occupazioni, viste come simbolo della possibilità di organizzarsi dal basso e di
costruire alternative credibili a questo sistema. Se mai ce ne fosse bisogno,
questo accanimento ci conferma che il centro sociale è ancora uno strumento per
produrre conflitto.
E’ infatti uno spazio sottratto alla speculazione e riaperto alle persone, un
luogo dove è possibile incontrarsi e discutere, organizzarsi, mettere in pratica
gli ideali di democrazia radicale e libertà che professiamo. Sono spazi come
questi che aprono a nuove possibilità, a nuovi immaginari oggi impossibili, per
questo è importante difenderli, prendersene cura, viverli e attraversarli.
Nelle attività del CSOA Gabrio proviamo ogni giorno ad intrecciare lotte,
risorse, idee che possano creare un conflitto, vero motore di cambiamento.
Ma sappiamo bene che, per quanto strumento di costruzione, il centro sociale non
può diventare un recinto, un’isola. Al contrario, deve continuare ad essere uno
dei luoghi di una comunità che si ritrova e riconosce.
Anche con questa idea, come ogni anno, occuperemo la pedonale di via Dante Di
Nanni il 25 aprile affinché sia un momento di ritrovo per quella comunità che
non ha smesso di lottare, che continua a stringere legami e ad autodeterminarsi.
RIPRENDIAMOCI LE STRADE, GLI SPAZI,
FACCIAMOCI TROVARE PRONTƏ
E quando ci incontriamo non c’è segno di resa
E in strada ogni volta si rinnova l’intesa
CHIERI È PARTIGIANA, GIORNATA DEL 25 APRILE
Chieri TO - Chieri
(sabato, 25 aprile 09:30)
CHIERI É PARTIGIANA.
Giornata di commemorazione e lotta per il 25 aprile, per ricordare ma
soprattutto attualizzare la resistenza. Soprattutto in provincia è necessario in
questo periodo riappropriarci di tutti gli spazzi disponibili per praticare i
valori dell’antifascismo.
Sarà una giornata ricca di iniziative e socialità!
PROGRAMMA
* Ore 9.30 CORTEO CITTADINO, Partenza dal piazzale Jan Palach formeremo lo
spezzone giovanile e sociale nel corteo unitario cittadino
* Ore 12.30 PRANZO SOCIALE, Pastasciutta antifascista dei fratelli Cervi, a
seguire cantiamo insieme la Resistenza
* Ore 16.00 RESTITUZIONE DEL TRENO DELLA MEMORIA, Nell’auditorium del Liceo
Monti i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato al Treno della Memoria
restituranno alla comunità cittadina la loro esperienza
* Ore 21.00 JAM SESSION ANTIFA, Canti resistenti " con il Collettivo Ruckert
unterwert". A seguire consueta jam session di fine mese
Vi aspettiamo!
25 APRILE IN ZONA SAN PAOLO ANTIFASCISTA
Pedonale Dante Di Nanni - Via Dante Di Nanni
(sabato, 25 aprile 12:00)
Domenica 29 marzo, al Parco degli Acquedotti di Roma, circa un centinaio di
persone si sono ritrovate in ricordo di Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano.
La Polizia di Stato, che aveva già vietato la manifestazione nei giorni
precedenti, è intervenuta con un imponente dispositivo: il presidio è stato
bloccato, i partecipanti sono stati identificati e per 91 di loro sono stati
disposti fermi preventivi della durata di 12 ore. Le persone sono state condotte
in caserma per il fotosegnalamento, mentre a chi proveniva da fuori città sono
stati notificati fogli di via.
Si tratta della prima applicazione dell’articolo 7 del nuovo decreto sicurezza,
che introduce il fermo preventivo fino a 12 ore. Un intervento che appare come
una prova di forza da parte delle forze dell’ordine, inserita in un clima di
crescente repressione, con la proposta di legge della Lega contro anarchici e
movimenti antifascisti, e criminalizzazione strumentale a poche settimane di
distanza dalla riconferma del regime di 41-bis per Alfredo Cospito, e dal corteo
già annunciato per il 19 aprile.
Ne abbiamo parlato con una compagna di Roma.
“Il 28 marzo alle ore 15 scendiamo in piazza a Niscemi, la città del MUOS, per
una manifestazione contro la guerra e contro l’uso delle basi militari degli
Stati Uniti in Italia.
Nel cuore della sughereta di Niscemi si trovano la NRTF (Naval Radio Transmitter
Facility) e il MUOS (Mobile User Objective System): due installazioni militari
della US Navy, operative ogni giorno dell’anno e destinate esclusivamente alle
comunicazioni militari statunitensi.
Da qui passano ogni giorno i segnali che coordinano operazioni militari,
missioni e guerre in diversi teatri del mondo. Non sono strutture simboliche o
passive e nemmeno strumenti di difesa: sono nodi operativi della macchina
bellica statunitense.
Questo significa una cosa molto semplice: gli Stati Uniti fanno comodamente la
guerra da casa nostra.”
Ne abbiamo parlato con Antonio Rampolla, movimento No Muos
Ascolta la diretta: