La manifestazione di sabato 24 ottobre a Bologna è stata segnata da ripetute
cariche della polizia, con manganelli, lacrimogeni e idranti, e dal grave
episodio del ragazzo picchiato e immobilizzato a terra, a cui sono stati negati
i soccorsi. Quando finalmente, dopo una lunga attesa, è arrivata l’ambulanza la
polizia ha azionato gli idranti anche contro il mezzo di soccorso. Una
manifestazione spontanea e molto partecipata contro carovita, guerra e
repressione. Ci sono stati numerosi fermi preventivi per impedire alle persone
di raggiungere il corteo, diverse denunce e tre persone sono state arrestate a
seguito della piazza; domenica si è svolto un presidio solidale sotto la
Questura per chiederne il rilascio e portare solidarietà alle persone fermate.
Bologna, negli ultimi anni, è diventata uno dei luoghi in cui il dibattito sulla
gestione dell’ordine pubblico e sul rapporto tra forze dell’ordine e diritto di
manifestare si è acceso con maggiore evidenza. Non per la violenza e brutalità
del singolo celerino o reparto, ma uno spaccato evidente delle decisioni
operative e, soprattutto, politiche che stanno dietro alla gestione delle
manifestazioni. Una dinamica che vediamo chiaramente nelle ultime settimane in
Italia, ma che a Bologna è evidente già dai cortei per la Palestina dello scorso
anno.
Proprio da episodi di violenza poliziesca è nata la campagna Lince – Occhi sugli
abusi. Abbiamo chiesto ad una compagna di Lince un racconto dalla piazza di
sabato.
Tag - corteo
Sabato 17 ottobre 2026, centinaia di manifestazioni si sono svolte in tutta la
Francia. Gilet Gialli, studentx delle scuole superiori, studentx universitarix,
sindacati, lavoratorx di vari settori e collettivi si erano datx appuntamento,
sull’onda di un movimento studentesco che da settimane mette in crisi il
governo, il quale si appresta ad approvare una finanziaria che prevede più di 40
miliardi di tagli alla spesa pubblica. Secondo i sindacati, più di 800.000
persone hanno manifestato in tutta la Francia, quasi il doppio di quanto
rivendicato durante l’ultima manifestazione studentesca di martedì.
Scene simili a quelle di Parigi si sono viste ovunque nel paese, tra scontri,
saccheggi, barricate e incendi. A Bordeaux, dei manifestanti hanno saccheggiato
la residenza privata della prefetta. A Marsiglia, dopo degli scontri molto duri
tra il corteo e la polizia, alcuni manifestanti si sono introdotti nell’edificio
del comune. A Lione, è stato dato alle fiamme un ufficio del turismo, in quello
che Le Monde ha definito un «clima insurrezionale». Nunez ha accusato «i
movimenti di ultrasinistra» di aver voluto «attaccare gli edifici pubblici» e ha
detto che, ieri sera, gli arresti erano più di 400.
Ci siamo fatte raccontare da Filippo Ortona, giornalista che vive a Parigi, la
giornata nella capitale e abbiamo ricevuto un contributo audio da Lione.
Venerdì mattina un’altra ondata di perquisizioni domiciliari, 14 in diverse
parti d’Italia, ha colpito compagne e compagni per la manifestazione nazionale
del 31 gennaio contro lo sgombero di Askatasuna a Torino. Per quel corteo la
procura ha chiesto 19 misure cautelari, dal carcere all’obbligo di firma, che
non sono ancora in vigore: prima dovranno passare dall’interrogatorio di
garanzia. Le accuse vanno dalla resistenza aggravata alle lesioni a pubblico
ufficiale, fino al tentato omicidio, contestato per un fumogeno che avrebbe dato
fuoco a una camionetta con una guardia a bordo. Un tentativo di punire alcuni
per una giornata di rabbia popolare a cui hanno partecipato oltre 50mila
persone.
Intanto la procura di Torino riapre anche il processo Sovrano contro il
movimento No Tav, il Neruda e Askatasuna con l’accusa di associazione a
delinquere. Il 31 marzo l’ipotesi associativa era caduta, ma la procura ha fatto
appello: stamattina alle 9 presenza solidale in aula per la prima udienza dopo
la pausa estiva.
Ne abbiamo parlato con Martina di Askatasuna
Il primo argomento della puntata è stato quello dei lavoratori agricoli nella
zona della Langhe, una zona di grandi introiti per produttori di vini e non
solo, fatti sulle spalle di chi lavora in condizioni terribili e con altrettante
condizioni abitative. Abbiamo ospitato in collegamento telefonico Nicola del
Collettivo Monoke per lanciare il corteo che si terrà ad Alba il 9 ottobre
“Corteo contro lo sfruttamento lavorativo”:
Nonostante gli anni di mobilitazioni dal basso e d’attenzione mediatica
nazionale e internazionale, la situazione dello sfruttamento nelle Langhe e
nell’albese non è cambiata. Anzi è peggiorata: sia dal punto di vista abitativo
(più di 50 persone costrette all’addiaccio), sia dal punto di vista
contrattuale.
Facciamo chiarezza: il problema è il sistema economico, non si tratta di
un’emergenza temporanea.
Dopo quattro anni di mobilitazioni continuiamo a ribadire che chi detiene il
potere sceglie di rimanere cieco di fronte all’ovvietà.
Le soluzioni esistono, ma sono scomode per chi vuole arricchirsi attraverso lo
sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici.
1. Occorrono soluzioni abitative pubbliche dedicate ai lavoratori, specialmente
per i lavoratori immigrati. Non bastano dormitori, dove non è garantita la
dignità. Inoltre il ricongiungimento familiare è possibile solo con la
regolarità d’affitto e i documenti di residenza in ordine.
2. Le assunzioni devono avvenire in maniera diretta. Ove circolano i grandi
flussi di denaro, fioriscono pratiche e atteggiamenti mafiosi. Eliminare le
false cooperative, significa eliminare l’intermediario che specula
sull’operaio.
3. I veri responsabili vanno nominati: non soltanto le false cooperative, ma
anche il comparto delle aziende agroalimentari, che da Foggia e Rosarno fino
al Piemonte alimenta il circolo del lavoro povero, e che fa leva sulle
fragilità dei soggetti più precari, per ricattarli con paghe misere e
contratti fasulli o inesistenti.
Una delle aggravanti è il fatto che gran parte del vino delle Langhe è un
prodotto di lusso, non un prodotto della grande distribuzione. Alla luce di ciò,
sono ancor più imperdonabili le condizioni al limite dello schiavismo subite da
persone di cui portiamo il racconto.
Tutto questo va contestualizzato: Alba è la città che ospita alcune tra le più
grandi e ricche aziende/società d’Italia. La fiera del tartufo di ottobre e
vinum in primavera sono due eventi che raccolgono capitali e attenzioni enormi.
Ci vediamo in piazza il 9 ottobre per la manifestazione dei collettivi.
Seguiteci per news.
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di
Augustin Bruno Breda RSU presso Electrolux Italia Spa e Componente Comitato
Centrale Fiom sulla retro marcia apparente che Electrolux ha presentato davanti
al governo.
Electrolux fa marcia indietro sui licenziamenti forzati, ma il prezzo sociale
della ristrutturazione resta altissimo. Sotto la pressione della mobilitazione
operaia e del duro scontro sindacale, la multinazionale svedese
dell’elettrodomestico ha depositato le armi della cacciata unilaterale al tavolo
del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). La minaccia dei decreti
di espulsione immediata si converte in un “piano morbido”, fatto di uscite
esclusivamente volontarie e incentivate, sostenute dagli ammortizzatori sociali.
Una parziale vittoria del conflitto dal basso, che tuttavia non cancella lo
svuotamento strutturale dei siti produttivi del paese.
Buon ascolto
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Il terzo argomento della serata è stato quello del nuovo ddl scuola, che con una
riforma carica di razzismo, ha voluto più fare propaganda che agire sui bisogni
effettivi del sistema scolastico. In compagnia telefonica di Viviana del
Collettivo Ujamaà e redattrice di Radio Blackout, abbiamo voluto lanciare
l’assemblea organizzata dal collettivo, assieme a Docenti per Gaza, proprio
riguardo al ddl scuola, venerdì 9 ottobre:
Con l’ultimo decreto, l’opera di distruzione della scuola pubblica compie un
ulteriore, inquietante passo. La propaganda razzista non risparmia neanche i
bambini le bambine, ma anzi li strumentalizza per beceri fini di campagna
elettorale.
Come collettivi e realtà che si occupano di antirazzismo a ogni livello, non
possiamo esimerci dall’opporci con forza a questo ennesimo attacco alla scuola
pubblica, che nei prossimi mesi potrebbe diventare un nuovo baluardo del
razzismo e dell’islamofobia di stato. Sappiamo bene quali sono i problemi della
scuola: infrastrutture fatiscenti, docenti che non bastano, classi pollaio,
riforme che non altro obiettivo se non quello di rendere gli studenti sempre più
ignoranti e proni all’obbedienza. Il nemico della scuola non sono gli studenti
stranieri e le loro famiglie, bensì i governi di ogni colore che negli ultimi
decenni hanno sottratto fondi all’istruzione pubblica per impiegarli nel riarmo
e nel finanziamento delle scuole private.
Venerdì 9 ottobre ci troviamo nel quartiere Aurora, uno dei più meticci della
nostra città, per confrontarci su come costruire insieme una risposta popolare a
questo decreto. Diffondi la voci e invita collegh* e amic*!
Buon ascolto
Sabato 10 ottobre anche a Torino, come in tante altre città italiane, ci sarà un
corteo in solidarietà alla Palestina, 3 anni dopo il 7 ottobre e
l’intensificarsi del genocidio e dell’espulsione sistematica del popolo
palestinese da parte di Israele.
Con un compagno di Torino per Gaza abbiamo ricordato gli appuntamenti di
avvicinamento al corteo e i motivi per cui è ancora e sempre importante lottare
per una Palestina libera.
Ascolta la diretta:
Il concentramento sarà sabato 10 ottobre alle 14.30 in Piazza Castello, Torino.
CORTEO CONTRO LO SFRUTTAMENTO LAVORATIVO
Alba (CN) - zona h - Piazzale Beausoleil
(venerdì, 9 ottobre 16:30)
OTTOBRE SARÀ UN MESE DI LOTTA CONTRO LO SFRUTTAMENTO LAVORATIVO
Nonostante gli anni di mobilitazioni dal basso e d’attenzione mediatica
nazionale e internazionale, la situazione dello sfruttamento nelle Langhe e
nell’albese non è cambiata. Anzi è peggiorata: sia dal punto di vista abitativo
(più di 50 persone costrette all’addiaccio), sia dal punto di vista
contrattuale.
Facciamo chiarezza: il problema è il sistema economico, non si tratta di
un’emergenza temporanea.
Dopo quattro anni di mobilitazioni continuiamo a ribadire che chi detiene il
potere sceglie di rimanere cieco di fronte all’ovvietà.
Le soluzioni esistono, ma sono scomode per chi vuole arricchirsi attraverso lo
sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici.
1. Occorrono soluzioni abitative pubbliche dedicate ai lavoratori, specialmente
per i lavoratori immigrati. Non bastano dormitori, dove non è garantita la
dignità. Inoltre il ricongiungimento familiare è possibile solo con la
regolarità d’affitto e i documenti di residenza in ordine.
2. Le assunzioni devono avvenire in maniera diretta. Ove circolano i grandi
flussi di denaro, fioriscono pratiche e atteggiamenti mafiosi. Eliminare le
false cooperative, significa eliminare l’intermediario che specula sull’operaio.
3. I veri responsabili vanno nominati: non soltanto le false cooperative, ma
anche il comparto delle aziende agroalimentari, che da Foggia e Rosarno fino al
Piemonte alimenta il circolo del lavoro povero, e che fa leva sulle fragilità
dei soggetti più precari, per ricattarli con paghe misere e contratti fasulli o
inesistenti.
Una delle aggravanti è il fatto che gran parte del vino delle Langhe è un
prodotto di lusso, non un prodotto della grande distribuzione. Alla luce di ciò,
sono ancor più imperdonabili le condizioni al limite dello schiavismo subite da
persone di cui portiamo il racconto.
Tutto questo va contestualizzato: Alba è la città che ospita alcune tra le più
grandi e ricche aziende/società d’Italia. La fiera del tartufo di ottobre e
vinum in primavera sono due eventi che raccolgono capitali e attenzioni enormi.
La contraddizione che ne deriva è sotto gli occhi di tutt*; non resta che
affrontarla e noi abbiamo tutti i motivi per farlo.
Ci vediamo il 9 ottobre ad Alba per il corteo dei collettivi.
Abbiamo presentato la manifestazione che si terrà sabato 26 settembre 2026 a
Milano. A riunirsi è un appello composito rispetto a quello che succede nel
capoluogo lombardo e non solo: le continue operazioni di sfratto nelle periferie
milanesi, le minacce di sgombero alle realtà sociali organizzate, la repressione
contro gli antifascisti in Europa e la mobilitazione permanente per la
Palestina. Il corteo si pone l’obiettivo di ricomporre le lotte e calarle nella
realtà milanese, dove la combinazione tra speculazione edilizia, abbandono delle
infrastrutture pubbliche e repressione sembrano agire a braccetto contro chi
prova ad alimentare spazi lotta e socialità libera dalle logiche di mercato. Con
noi al microfono Abo, un compagno di Milano.
Sabato 26 settembre si terrà una mobilitazione congiunta a Firenze e a Bari per
contestare i consolati israeliani presenti in città. Con Eddy della Caserma
Liberata di Bari parliamo del rapporto tra sionismo e amministrazione cittadina
e delle lotte per contrastare la presenza istituzionale dello Stato di Israele
nella realtà metropolitana barese.
Firenze ore 15 p.zza Bambini e Bambine di Beslan
Bari ore 16 p.zza Umberto
Il primo argomento della serata è stato quello della repressione sui posti di
lavoro, infatti in collegamento con Margherita Napoletano abbiamo spiegato le
ragioni che hanno portato CUB Milano ad indire un corteo cittadino per sabato 19
settembre su questo tema.
Oltre a ripercorre le vicende che hanno visto la storica rappresentante
sindacale dell’ ospedale San Raffaele venire licenziata per motivi pretestuosi,
abbiamo tracciato un quadro generale sulla situazione licenziamenti repressivi e
generica agibilità sindacale in Italia. Saranno proprio le diverse tappe del
corteo a raccontare ognuna una storia di repressione sul luogo di lavoro, ma
anche gli interventi e le partecipazioni di Simone Vivoli licenziato da TIM e
Delio Fantasia licenziato da Stellantis a scandire il concetto che nonostante
tutto la lotta di lavoratori e lavoratrici per migliori condizioni di lavoro non
si arrestano.
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento lo abbiamo realizzato in compagnia telefonica di
Umberto Ottone di CUB Università e ricerca sulla “proposta” attivata dal
Ministro Validità sulla possibilità di aderire ad un’ assicurazione integrata
privata da parte del personale docente e ATA delle scuole italiane. Dal
comunicato a riguardo pubblicato dal sindacato di base:
” La CUB SUR contrasta con forza l’assicurazione sanitaria integrativa per il
personale della scuola in quanto riduce i finanziamenti all’istruzione e
contribuisce allo smantellamento del welfare trasferendo il denaro dai
lavoratori ai padroni del mondo finanziario.
La CUB SUR si impegna invece a promuovere campagne di lotte per la difesa della
sanità pubblica, dell’istruzione statale e dei salari.
Sappi che se aderisci all’ “allettante” offerta del Ministro Valditara:
• Porterai soldi alla sanità privata
• Contribuirai alla distruzione della sanità pubblica
• Finanzierai la guerra
• Non godrai di reali benefici
• I tuoi soldi saranno usati per le peggiori operazioni finanziarie nel mondo
• Danneggerai l’economia del tuo Paese
• Impoverirai le finanze del tuo Stato
• Sosterrai l’economia degli Stati Uniti
• Non avrai una vera e garantita copertura sanitaria totale
Prenditi il tuo tempo e informati a dovere prima di aderire !“
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Ernesto
dello Slai Cobas Taranto sulle 2.500 lettere di licenziamento collettivo per
lavoratori dell’indotto ex Ilva di Taranto.
La vicenda del tentato licenziamento di 2.500 operai dell’indotto
dell’ex Ilva di Taranto rappresenta un capitolo cruciale dello scontro in atto
tra il capitale industriale e la forza lavoro.
A inizio settembre, le aziende dell’indotto (rappresentate da Aigi) hanno
avviato la procedura di licenziamento collettivo per 2.500 operai. Questo atto è
stato denunciato dal sindacalismo di base come il braccio di ferro dei privati
sulla pelle dei lavoratori, finalizzato a scaricare sui subordinati i costi
della crisi strutturale dello stabilimento. Di fronte allo spettro di una
gravissima “bomba
sociale” e alla minaccia di una mobilitazione di massa nel territorio
tarantino, l’associazione padronale ha dovuto fare momentaneamente marcia
indietro, decretando la sospensione temporanea delle procedure di licenziamento.
Il congelamento degli esuberi viene interpretato come una tregua armata dettata
dalla paura del conflitto operaio e della destabilizzazione istituzionale. La
vertenza rimane aperta come uno dei
principali terreni di lotta di classe sul territorio nazionale, dove la
difesa del posto di lavoro si scontra direttamente con le logiche del profitto
privato e dell’indifferenza statale. A questo si vanno ad aggiungere le gravi
dichiarazioni dell’ammiraglio NATO cavo dragone che conferma la creazione a
Taranto del comando nato del sud ed il ruolo strategico della città nei piani di
guerra.
Buon ascolto
SCIOPERO PER IL CLIMA - LASCIATI ALL'EMERGENZA
Palazzo Nuovo - Via Sant'Ottavio 20 a Torino
(venerdì, 16 ottobre 09:30)
📍16 OTTOBRE IN PIAZZA IN TUTTA ITALIA
La crisi climatica è qui, lo abbiamo visto con il caldo estremo che per quattro
mesi di fila ha attanagliato la nostra città. Eppure nessun governo del mondo,
tra cui quello italiano, sta agendo per fermarla.
I governi hanno fallito ed è ormai sicuro che verranno superati gli 1.5 gradi di
aumento della temperatura media globale, causando milioni di morti e distruzioni
incalcolabili. Come se non bastasse, il governo Meloni si scaglia contro chi
dissente, anche in modo pacifico, a suon di decreti sicurezza, mentre continua
ad essere complice di guerre per il petrolio e genocidi.
Il 16 ottobre scendiamo dunque in piazza per dare una risposta forte a questo
governo climafreghista, che usa la repressione per zittirci, mentre assieme agli
altri leader globali dà letteralmente fuoco al nostro futuro.
Ci vediamo in piazza, alle 9.30 a Palazzo Nuovo.