Oltre 100 città francesi scendono in piazza questo finesettimana contro la “Loi
permis de tuer”, la “Legge licenza di uccidere” che prevede che l’utilizzo delle
armi da fuoco da parte della polizia sia sempre considerato legittimo, e che
stia alla vittima e ai suoi familiari dimostrare il contrario (qui una lista
delle mobilitazioni e maggiori informazioni sulla legge). Si tratta
dell’ennesimo favore che il governo di Macron fa alle forze di polizia francesi,
ed in particolare al sindacato di ultradestra Alliance Police: sebbene la legge
sia stata inizialmente voluta dal ministro dell’interno socialista Cazeneuve nel
2017, per far fronte al grande e combattivo movimento sociale contro la riforma
del lavoro, è stato soprattutto il governo Macron ad aver trasformato la polizia
francese in una forza paramilitare con licenza di uccidere, mutilare ed
arrestare arbitrariamente, facendo della repressione una delle principali armi
per frenare i movimenti sociali e governare le periferie delle metropoli
francesi.
La risposta moltitudinaria che si annuncia contro la “Loi permis de tuer”
potrebbe essere l’introduzione ad un nuovo autunno di lotta in Francia, dove il
prezzo della benzina e delle bollette è alle stelle, la crisi sociale si traduce
in licenziamenti di massa e drastici tagli ai servizi essenziali – mentre le
elezioni presidenziali ormai alle porte si delineano sempre di più come una
sfida tra il Rassemblement National e la France Insoumise.
Ne abbiamo parlato con un compagno francese:
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