Da due settimane, in Francia, sono in corso proteste e blocchi nelle scuole
superiori da parte di student3, insegnanti e personale educativo, con la
richiesta di maggiori risorse nell’istruzione e migliori condizioni di studio.
Per questo motivo, il ministro dell’Istruzione Edouard Geffray, ha deciso per la
giornata di oggi la chiusura preventiva di molti istituti, aggiungendo che 24
scuole sono state “incendiate o saccheggiate” dall’inizio della mobilitazione.
L3 student3 francesi avevano precedentemente lanciato la “Semaine noire” per i
giorni dal 5 al 9 ottobre.
Almeno 5.000 persone, principalmente adolescenti, sono state arrestate, mentre
decine di persone, tra cui student3 e insegnanti, sono rimaste ferite.
Per domani, 6 ottobre, sono previste manifestazioni in solidarietà alle proteste
studentesche, con scioperi e cortei, promosse da diversi sindacati (anche quelli
normalmente meno belligeranti), oltre che dai Gilet Gialli.
Ne abbiamo parlato con Filippo Ortona, giornalista.
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Lo scorso 29 settembre sono arrivate sia la sentenza d’appello ungheresi per
Maja e Gabriele che la decisione della corte francese riguardo all’estradizione
di Gino. I processi riguardano le azioni antifasciste di Budapest del 2023,
organizzate contro la Giornata dell’Onore. Dall’inizio questa vicenda
giudiziaria è la vendetta di uno Stato che sostiene politicamente i neonazisti e
perseguita chi si è opposto alla loro sfilata. Maja, consegnata all’Ungheria
dalla Germania con un’estradizione lampo, è stata condannata in via definitiva a
7 anni. Gabriele, in contumacia, a 6. Nel caso di Gino, la Francia ha dato
parere positivo alla sua estradizione alla Germania (dove è ricercato per i
fatti di Budapest) accettando l’eventualità di una sua successiva estradizione
in Ungheria. In Germania, dove da anni una campagna repressiva punta a
disarticolare le componenti più determinate del movimento, i compagni e le
compagne arrestati/e attendono ora i loro processi.
Le sentenze dimostrano invece quanto sia estesa, in Europa, la decisione di
restringere spazi di manovra e di legittimità all’antifascismo militante. Il
mandato d’arresto europeo e la cooperazione tra le polizie del continente si
confermano una macchina efficiente per inseguire chi si oppone ai fascisti oltre
ogni confine, mentre la galassia neonazista continua a sfilare indisturbata.
Ne abbiamo parlato con Lukas B., avvocato di unx compagnx attualmente a processo
in Germania per i fatti di Budapest. L’intervista è bi-lingue (tedesco con
traduzione a seguire).
Da meno di una settimana in Francia tutti i licei di periferia di Parigi e di
altre grandi città sono bloccati dai picchetti degli studenti che, insieme a
professori e assistenti all’educazione, hanno messo al centro la questione della
formazione. Tutto è partito da Créteil dove i professori hanno organizzato uno
sciopero e gli studenti si sono uniti alle rivendicazioni.
Ciò che viene espresso è una mancanza di mezzi e di risorse per i licei di
periferia, l’insufficienza di personale oltre agli edifici degradati, ma viene
anche portata una feroce critica sulla qualità della formazione e sulle
possibilità lavorative inesistenti a seguito del diploma. Queste proteste hanno
visto immediatamente una diffusione significativa, anche le università si sono
unite ai blocchi, inoltre i sindacati confederali e, ancorché il governo, sono
stati obbligati a prendere in considerazione le rivendicazioni.
La risposta muscolare delle forze di polizia non si è fatta attendere con
arresti, fermi e feriti gravi, oltre a cariche all’ingresso delle scuole da
parte dei CRS. E’ interessante notare anche la presenza di diversi consiglieri
di La France Insoumise sui blocchi, a partire dal sindaco Bally Bagayoko di
Saint Denis.
Ne abbiamo parlato con un professore di un liceo di periferia di Parigi.
Credits foto di hugo_aymar e Tulyppe
Screenshot
Oltre 100 città francesi scendono in piazza questo finesettimana contro la “Loi
permis de tuer”, la “Legge licenza di uccidere” che prevede che l’utilizzo delle
armi da fuoco da parte della polizia sia sempre considerato legittimo, e che
stia alla vittima e ai suoi familiari dimostrare il contrario (qui una lista
delle mobilitazioni e maggiori informazioni sulla legge). Si tratta
dell’ennesimo favore che il governo di Macron fa alle forze di polizia francesi,
ed in particolare al sindacato di ultradestra Alliance Police: sebbene la legge
sia stata inizialmente voluta dal ministro dell’interno socialista Cazeneuve nel
2017, per far fronte al grande e combattivo movimento sociale contro la riforma
del lavoro, è stato soprattutto il governo Macron ad aver trasformato la polizia
francese in una forza paramilitare con licenza di uccidere, mutilare ed
arrestare arbitrariamente, facendo della repressione una delle principali armi
per frenare i movimenti sociali e governare le periferie delle metropoli
francesi.
La risposta moltitudinaria che si annuncia contro la “Loi permis de tuer”
potrebbe essere l’introduzione ad un nuovo autunno di lotta in Francia, dove il
prezzo della benzina e delle bollette è alle stelle, la crisi sociale si traduce
in licenziamenti di massa e drastici tagli ai servizi essenziali – mentre le
elezioni presidenziali ormai alle porte si delineano sempre di più come una
sfida tra il Rassemblement National e la France Insoumise.
Ne abbiamo parlato con un compagno francese:
Mercoledì 19 la Corte d’appello di Parigi si è pronunciata a favore
dell’estradizione in Germania entro 10 giorni di Gino, compagno antifascista
inquisito dall’Ungheria in merito ai fatti del Giorno dell’onore, il raduno
internazionale che ogni anno richiama nella capitale ungherese neonazistx
provenienti da diversi paesi europei.
Gino, dopo un primo arresto in Finlandia, era stato fermato Parigi per via del
mandato d’arresto europeo spiccato dall’Ungheria di Orbàn, e aveva trascorso
quattro mesi nel carcere di Fresnes. In Francia la sua condizione, grazie alla
mobilitazione dellx antifascistx e dei comitati, ha sollevato un dibattito
pubblico, e molte le persone, gruppi, collettivi che hanno manifestato
contrarietà alla sua estradizione in Ungheria, dove rischia fino a 24 anni di
carcere.
Successivamente, la Corte d’appello di Parigi aveva respinto la richiesta di
estradizione avanzata da Budapest per il rischio di trattamenti inumani o
degradanti, per le condizioni della detenzione e per la mancanza di garanzie
relative all’indipendenza e all’imparzialità della giustizia ungherese
Appena diciannove giorni dopo quella decisione, a Gino è stato notificato un
nuovo mandato d’arresto europeo, per gli stessi fatti. A cambiare era il paese
richiedente: non più l’Ungheria di Viktor Orbán, ma la Germania.
A questo punto, la Corte francese, chissà tra quali pressioni, ha ribaltato la
sua precedente decisioneha accettato la richiesta della repubblica tedesca,
nonostante non ci siano garanzie che, una volta estradato in Germania, Gino non
venga successivamente estradato in Ungheria, come è successo con Maja,
attualmente sottoposta a condizioni detentive degradanti e sottoposta
quotidianamente alla violenza delle guardie.
Ascolta il racconto e le riflessioni di Gino dopo la decisione della Corte
d’appello francese di accettare la sua estradizione:
Il ricorso in Cassazione della difesa sospende l’estradizione: è il momento di
moltiplicare la solidarietà. Gino non deve essere estradato, è più che mai
necessario mobilitarsi e dimostrare il proprio sostegno in ogni modo possibile
(comunicati di sostegno, striscioni, manifesti, presidi davanti alle ambasciate
francesi e tedesche, cortei) per evitare a Gino un’imminente estradizione.
Il 5 settembre 2026, alle ore 11:00 nell’ambito di Renoize – Festival Antifa al
LOA Acrobax, ci sarà l’assemblea nazionale FREE ALL ANTIFAS – ITALY: resistere
ai fascismi, organizzare la solidarietà, costruire nuovi immaginari.
Per adesioni e info su logistica ecc scrivi alla mail:
freeallantifasitaly@inventati.org o alla pagina IG:
https://www.instagram.com/freeallantifasitaly, e continua ad aggiornarti su
https://freeallantifas.noblogs.org/
A seguito della morte di Lyhanna, una bambina di 11 anni uccisa dal suo
aggressore, migliaia di persone sono scese in piazza in tutta la Francia. Dopo
il primo appuntamento, l’8 giugno, le mobilitazioni sono continuate: la chiamata
è ogni lunedì, davanti ai tribunali.
Insieme a Luge, una compagna del collettivo féministes révolutionnaires ,
abbiamo riflettuto come Il caso di Lyhanna sia diventato immediatamente
politico: mentre il governo e il Ministro della Giustizia hanno parlato di un
“disfunzionamento” del sistema giudiziario, i movimenti femministi e per i
diritti dei/delle bambinx hanno denunciato questo delitto come l’ennesima
espressione della violenza sistemica che lo Stato non riesce o non vuole
contrastare efficacemente.
A partire dall’analisi delle piazze e dei loro contenuti, anche contraddittori e
problematici come l’aumento delle pene senza guardare ad approcci e bisogni
sistemici come l’educazione, Luge delinea un quadro di lotta complesso.
Prima di tutto le piazze chiedono azioni concrete, culminando nella proposta di
una grande manifestazione nazionale il 4 luglio e di uno sciopero generale
femminista fissato per il 7 settembre.
Inoltre, viene data grande enfasi alla lotta contro l’adultismo (il sistema di
dominazione degli adulti sui minori) e alla creazione di nuove alleanze tra
movimenti transfemministi e movimenti “enfantistes”, ovvero che mettono anche la
prospettiva dei/delle bambinx al centro. Il movimento ricorda dati allarmanti:
si stima che ogni anno in Francia 160.000 bambinx siano vittime di violenze
sessuali, quasi uno ogni tre minuti.
Un nodo centrale è quello del femminismo anti carcerario e il suo ruolo in
questo contesto: emerge infatti una spaccatura tra il femminismo istituzionale,
che richiede una legge quadro basata su investimenti e un femminismo
intersezionale e anticarcerario che vuole avere voce in capitolo. Quest’ultimo,
rappresentato da collettivi come féministes révolutionnaires , critica, ad
esempio, l’approccio puramente punitivista, sottolineando come la repressione
colpisca prioritariamente le popolazioni già marginalizzate e precarie.
L’intervista mette in luce anche il lavoro che vogliono portare avanti con
l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali (2027). Mettono in guardia contro i
tentativi dell’estrema destra (collettivo Némésis primo tra tutti) di
strumentalizzare la lotta alla pedocriminalità per promuovere agende razziste,
transfobiche o per chiedere il ripristino della pena di morte. Il movimento
transfemminista risponde alla presenza della destra rivendicando pratiche
di autodifesa e alleanze antifasciste per presidiare le piazze.
Registrato in francese:
Contrariamente a quanto succede alle nostre latitudini, in cui la stampa
mainstream è assolutamente complice della propaganda Pro-Tav e completamente
acritica verso il progetto della nuova linea Torino-Lione, il quotidiano […]
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Il 12 maggio in Francia si sono svolte azioni di monitoraggio e disturbo al
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Per il secondo anno consecutivo, il collettivo CCLT (Collectif contre le
Lyon-Turin) di Chambéry ha organizzato una manifestazione contro la nuova linea
ferroviaria Torino-Lione. A questa manifestazione hanno partecipato tutti […]
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A Chiomonte c’è aria di “grandi novità”. Mentre sottoterra si scava – molto più
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