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“Loi permis de tuer”: mobilitazioni in Francia contro la licenza di uccidere della polizia in vista delle presidenziali
Oltre 100 città francesi scendono in piazza questo finesettimana contro la “Loi permis de tuer”, la “Legge licenza di uccidere” che prevede che l’utilizzo delle armi da fuoco da parte della polizia sia sempre considerato legittimo, e che stia alla vittima e ai suoi familiari dimostrare il contrario (qui una lista delle mobilitazioni e maggiori informazioni sulla legge). Si tratta dell’ennesimo favore che il governo di Macron fa alle forze di polizia francesi, ed in particolare al sindacato di ultradestra Alliance Police: sebbene la legge sia stata inizialmente voluta dal ministro dell’interno socialista Cazeneuve nel 2017, per far fronte al grande e combattivo movimento sociale contro la riforma del lavoro, è stato soprattutto il governo Macron ad aver trasformato la polizia francese in una forza paramilitare con licenza di uccidere, mutilare ed arrestare arbitrariamente, facendo della repressione una delle principali armi per frenare i movimenti sociali e governare le periferie delle metropoli francesi. La risposta moltitudinaria che si annuncia contro la “Loi permis de tuer” potrebbe essere l’introduzione ad un nuovo autunno di lotta in Francia, dove il prezzo della benzina e delle bollette è alle stelle, la crisi sociale si traduce in licenziamenti di massa e drastici tagli ai servizi essenziali – mentre le elezioni presidenziali ormai alle porte si delineano sempre di più come una sfida tra il Rassemblement National e la France Insoumise. Ne abbiamo parlato con un compagno francese:
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No all’estradizione di Gino! Free all antifas!
Mercoledì 19 la Corte d’appello di Parigi si è pronunciata a favore dell’estradizione in Germania entro 10 giorni di Gino, compagno antifascista inquisito dall’Ungheria in merito ai fatti del Giorno dell’onore, il raduno internazionale che ogni anno richiama nella capitale ungherese neonazistx provenienti da diversi paesi europei. Gino, dopo un primo arresto in Finlandia, era stato fermato Parigi per via del mandato d’arresto europeo spiccato dall’Ungheria di Orbàn, e aveva trascorso quattro mesi nel carcere di Fresnes. In Francia la sua condizione, grazie alla mobilitazione dellx antifascistx e dei comitati, ha sollevato un dibattito pubblico, e molte le persone, gruppi, collettivi che hanno manifestato contrarietà alla sua estradizione in Ungheria, dove rischia fino a 24 anni di carcere. Successivamente, la Corte d’appello di Parigi aveva respinto la richiesta di estradizione avanzata da Budapest per il rischio di trattamenti inumani o degradanti, per le condizioni della detenzione e per la mancanza di garanzie relative all’indipendenza e all’imparzialità della giustizia ungherese Appena diciannove giorni dopo quella decisione, a Gino è stato notificato un nuovo mandato d’arresto europeo, per gli stessi fatti. A cambiare era il paese richiedente: non più l’Ungheria di Viktor Orbán, ma la Germania. A questo punto, la Corte francese, chissà tra quali pressioni, ha ribaltato la sua precedente decisioneha accettato la richiesta della repubblica tedesca, nonostante non ci siano garanzie che, una volta estradato in Germania, Gino non venga successivamente estradato in Ungheria, come è successo con Maja, attualmente sottoposta a condizioni detentive degradanti e sottoposta quotidianamente alla violenza delle guardie. Ascolta il racconto e le riflessioni di Gino dopo la decisione della Corte d’appello francese di accettare la sua estradizione: Il ricorso in Cassazione della difesa sospende l’estradizione: è il momento di moltiplicare la solidarietà. Gino non deve essere estradato, è più che mai necessario mobilitarsi e dimostrare il proprio sostegno in ogni modo possibile (comunicati di sostegno, striscioni, manifesti, presidi davanti alle ambasciate francesi e tedesche, cortei) per evitare a Gino un’imminente estradizione. Il 5 settembre 2026, alle ore 11:00 nell’ambito di Renoize – Festival Antifa al LOA Acrobax, ci sarà l’assemblea nazionale FREE ALL ANTIFAS – ITALY: resistere ai fascismi, organizzare la solidarietà, costruire nuovi immaginari. Per adesioni e info su logistica ecc scrivi alla mail: freeallantifasitaly@inventati.org o alla pagina IG: https://www.instagram.com/freeallantifasitaly, e continua ad aggiornarti su https://freeallantifas.noblogs.org/
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Francia: nuove alleanze e mobilitazioni contro la violenza patriarcale@1
A seguito della morte di Lyhanna, una bambina di 11 anni uccisa dal suo aggressore, migliaia di persone sono scese in piazza in tutta la Francia. Dopo il primo appuntamento, l’8 giugno, le mobilitazioni sono continuate: la chiamata è ogni lunedì, davanti ai tribunali. Insieme a Luge, una compagna del collettivo féministes révolutionnaires , abbiamo riflettuto come Il caso di Lyhanna sia diventato immediatamente politico: mentre il governo e il Ministro della Giustizia hanno parlato di un “disfunzionamento” del sistema giudiziario, i movimenti femministi e per i diritti dei/delle bambinx hanno denunciato questo delitto come l’ennesima espressione della violenza sistemica che lo Stato non riesce o non vuole contrastare efficacemente.  A partire dall’analisi delle piazze e dei loro contenuti, anche contraddittori e problematici come l’aumento delle pene senza guardare ad approcci e bisogni sistemici come l’educazione, Luge delinea un quadro di lotta complesso. Prima di tutto le piazze chiedono azioni concrete, culminando nella proposta di una grande manifestazione nazionale il 4 luglio e di uno sciopero generale femminista fissato per il 7 settembre. Inoltre, viene data grande enfasi alla lotta contro l’adultismo (il sistema di dominazione degli adulti sui minori) e alla creazione di nuove alleanze tra movimenti transfemministi e movimenti “enfantistes”, ovvero che mettono anche la prospettiva dei/delle bambinx al centro. Il movimento ricorda dati allarmanti: si stima che ogni anno in Francia 160.000 bambinx siano vittime di violenze sessuali, quasi uno ogni tre minuti. Un nodo centrale è quello del femminismo anti carcerario e il suo ruolo in questo contesto: emerge infatti una spaccatura tra il femminismo istituzionale, che richiede una legge quadro basata su investimenti e un femminismo intersezionale e anticarcerario che vuole avere voce in capitolo. Quest’ultimo, rappresentato da collettivi come féministes révolutionnaires , critica, ad esempio, l’approccio puramente punitivista, sottolineando come la repressione colpisca prioritariamente le popolazioni già marginalizzate e precarie. L’intervista mette in luce anche il lavoro che vogliono portare avanti con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali (2027). Mettono in guardia contro i tentativi dell’estrema destra (collettivo Némésis primo tra tutti) di strumentalizzare la lotta alla pedocriminalità per promuovere agende razziste, transfobiche o per chiedere il ripristino della pena di morte. Il movimento transfemminista risponde alla presenza della destra rivendicando pratiche di autodifesa e alleanze antifasciste per presidiare le piazze. Registrato in francese:
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In Francia, allevatori in protesta
In queste settimane il governo francese sta rispondendo al problema del virus bovino della dermatite nodulare contagiosa (LSD,  lumpy skin disease) con l’ordine di abbattimento sistematico di tutti gli animali presenti nelle mandrie di un animale infetto. Diversi allevatori, a partire dal sud ovest della Francia, hanno iniziato ad organizzarsi con dei presidi nelle aziende agricole per impedire l’intervento di veterinari e forze dell’ordine. In seguito, le proteste hanno preso forme più ampie: attraverso la costruzione di reti territoriali, gli allevatori hanno ripreso a bloccare strade provinciali ed autostrade, una ferrovia nel dipartimento della Alta Garonna, ma anche organizzato sit in (con lancio di letame, paglia e finto sangue animale) davanti a prefetture e sotto prefetture. Ne parliamo con un agricoltore, che fa parte del sindacato Confédération Paysanne e del movimento Soulèvements de la Terre. Oltre ad offrirci una panoramica del problema e delle mobilitazioni, ci racconta delle difficoltà che derivano dall’incontro tra agricoltori e allevatori con visioni politiche molto diverse. Prendere parte alle mobilitazioni significa anche confrontarsi con il consenso crescente che raccoglie il sindacato di estrema destra Coordination Rurale.
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Repressione inedita a Marsiglia
Giovedì 2 ottobre, giornata di scioperi intersindacali in Francia nella cornice della mobilitazione “Bloquons tout“, si è tenuta una manifestazione davanti alla fabbrica francese Eurolinks, specializzata nella produzione di armi esportate in Israele. Da diversi mesi, questa fabbrica è oggetto di diverse proteste per la sua complicità nei crimini contro l’umanità e il genocidio che […]
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