Ennesima giornata di imponenti manifestazioni a Tirana, capitale dell’Albania,
contro il governo guidato da Edi Rama, accusato di svendere il territorio
nazionale ai grandi capitali internazionali. Al centro della contestazione vi è
il progetto di costruzione di un resort di lusso sull’isola di Saseno, simbolo
nazionale e luogo legato alla resistenza contro fascisti e nazisti, nonché nella
vicina area costiera di Narta/Zvernec, un’oasi naturale protetta di grande
valore ambientale. A beneficiare dell’operazione è Jared Kushner, genero di
Donald Trump, ferreo alleato di Israele e figura coinvolta nelle trattative con
l’Iran.
Le prime mobilitazioni delle comunità locali contro il maxi-progetto sono state
duramente represse dalle guardie private incaricate della sicurezza dell’area,
schierate dietro una barriera di filo spinato eretta per delimitare in maniera
illegittima la zona destinata alla realizzazione del resort. Le immagini delle
violenze e della passività delle forze dell’ordine hanno suscitato forte
indignazione in tutto il Paese.
Da anni, infatti, in Albania si moltiplicano le proteste delle comunità locali
contro quella che è una sistematica spoliazione e svendita di risorse e
territori, alimentata da una crescente ondata di maxi-investimenti immobiliari
stranieri favorita dalle politiche del governo Rama. Da cinque giorni, migliaia
di persone scendono in piazza in tutto il Paese in sostegno alla lotta contro il
maxi-resort di Kushner, ma soprattutto per chiedere le dimissioni di un governo
accusato di svendere agli azionisti americani, israeliani, sauditi ed emiratini
le ricchezze naturali ed il futuro del Paese. La mobilitazione continua ad
allargarsi e ad assumere toni sempre più conflittuali: a Tirana, dopo le prime
manifestazioni pacifiche, si sono registrati scontri con la polizia inviata dal
governo di Rama a reprimere le manifestazioni, mentre tenta di contenere e
delegittimare la protesta sulle piattaforme TV e sui media internazionali.
Diverse università sono praticamente deserte in questi giorni per consentire la
partecipazione alle manifestazioni e iniziano a emergere le prime iniziative
promosse anche dalla diaspora albanese. Per domani, sabato 6 giugno, è stata
convocata una grande manifestazione nella capitale.
Facciamo il punto sulle ragioni della protesta e sui suoi sviluppi con Artan
Katzani, ricercatore e attivista di Tirana.
Il caso di Saseno ha agito da detonatore, dando vita a uno dei più vasti e
significativi cicli di mobilitazione spontanea degli ultimi anni: in piazza ci
sono soprattutto giovani stretti tra precarietà, bassi salari e la prospettiva
dell’emigrazione come unica alternativa, ma anche famiglie, pensionati,
pescatori, pastori e contadini che non hanno tratto alcun beneficio
dall’espansione del turismo degli ultimi anni.
Ci siamo collegati con Elon, del collettivo Immigrital, per parlare di quanto
incidano sulle proteste le condizioni materiali in Albania ed il ricatto tra
precariato ed emigrazione che vivono le giovani generazioni del paese. Allo
stesso tempo, abbiamo fatto il punto sulle iniziative della diaspora albanese in
Italia, tra cui la manifestazione chiamata a Torino, in p.zza Vittorio, per
domenica 7 giugno alle h. 18.
Tag - imperialismo
A Cuba continua ad aggravarsi la crisi energetica ed economica provocata anche
dal rafforzamento del bloqueo imposto dagli Stati Uniti. Blackout, carenza di
carburante, difficoltà nei trasporti e scarsità di medicinali colpiscono la vita
quotidiana dell’isola, mentre Washington intensifica le misure economiche contro
il paese.
Le sanzioni e le restrizioni sulle forniture energetiche fanno parte di una
lunga strategia di pressione e strangolamento economico contro Cuba, che da
decenni tenta di isolare politicamente e materialmente l’isola. Degli ultimi
giorni è anche la notizia che gli americani vorrebbero spingere Cuba a un
tentativo di negoziato sotto pressione, come dimostra la presenza sull’isola del
capo della CIA Ratcliffe e l’accusa ufficiale in una corte statunitense contro
Raúl Castro.
Nonostante questo, Cuba continua a difendere la propria sovranità e a resistere.
Il 1 maggio, milioni di cubani sono scesi in strada per sostenere la
rivoluzione. Da Cuba un aggiornamento con Michele, un compagno che da anni vive
e lavora sull’isola:
Riceviamo e pubblichiamo da “Internazionalisti per Cuba” l’appello a firmare
anche dall’Italia per sostenere l’appello fatto da oltre 6 milioni di cubani a
difendere l’isola e la rivoluzione in caso di attacco:
di Gianni Sartori Contro i bombardamenti imperialisti e contro la forca degli
ayatollah: la repressione dei prigionieri politici curdi in Iran mostra che non
esiste liberazione possibile né sotto le …
Dal palco del Primo Maggio una riscrittura che svuota la memoria della
Resistenza e rivela il cortocircuito politico e culturale di un evento sempre
più distante dai suoi stessi valori …
Il processo autoritario e guerra fondaio si combatte insieme: per questo No
Kings Italy, il 27 e il 28 Marzo, raccoglie a Roma una coalizione di più di 700
realtà contro i re e le loro guerre:
“I “Re” non sono solo i leader internazionali che guidano guerre e processi
autoritari. Sono: le oligarchie economiche e finanziarie, i giganti del tech, le
multinazionali che impoveriscono il lavoro,i poteri urbani che espellono poveri
e migranti.”, si legge sul comunicato di chiusura dell’assemblea che il 3 Marzo
ha segnato il via ai lavori.
La prima stoccata al Governo Meloni, che con il referendum ha ricevuto prima di
tutto un forte NO popolare alle politiche autoritarie e securitarie è solo un
primo passo nella direzione della costruzione di un’opposizione a uno Stato che
in nulla rappresenta la sua popolazione.
La mobilitazione che nasce dai percorsi “Stop Rearm Europe” e la rete contro il
DDL Sicurezza “No DDL paura” tracciano un internazionalismo con vocazione
locale. La volontà è la creazione di una mobilitazione transnazionale che, a
partire dalle esperienze territoriali delle lotte sociali, ambientali, sul
lavoro e antirazziste, confluisca contro la compressione dei diritti sociali e
dei processi autoritari che interessano l’Italia e l’Europa e che culminano con
le guerre imperialiste “dei re” che ora infestano il Medio Oriente.
La data, infatti, cade in concomitanza con la manifestazione No Kings U.S.A.,
che il 28 di Marzo lanciano una mobilitazione diffusa nel paese contro le
politiche di Trump, l’imperialismo in Medio Oriente e l’invasione dell’ICE nei
territori.
Ne abbiamo parlato con Stella dei Centri Sociali Del Nord Est:
Il primo argomento che abbiamo trattato in questa puntata ha riguardato le
condizioni in cui si ritrova uno specifico ufficio postale di Torino e
conseguentemente le precarie condizioni di salute e sicurezza di chi ci lavora,
oltre degli utenti che usufruiscono dei servizi di Poste Italiane. Abbiamo
perciò snocciolato tutte le problematiche trovate nella sede in c.so Palermo 55
a Torino, grazie alla segnalazione che abbiamo ricevuto da SLG CUB Poste ed
abbiamo avuto come ospite telefonico Giovanni Pulvirenti del sindacato stesso.
Con lui siamo andati nello specifico delle numerose problematiche riscontrate in
questo ufficio postale, che vanno da condizioni igienico sanitarie pessime,
assente manutenzione di impianti ma anche della struttura (il vetro di una porta
scheggiato che rischia di cadere da un momento all’altro ad esempio) fino ad
arrivare alla mancanza cronica di personale per mandare avanti l’ufficio
postale. Il sindacato ha segnalato all’ASL tutto questo e ai nostri microfoni ha
denunciato come tutte queste problematiche si inseriscano in un quadro generale
dato dalla privatizzazione di Poste Italiane.
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia
dell’avvocato del lavoro Scaglia sul referendum del 22/23 marzo 2026 che ci
chiama a promuovere o bocciare la “riforma Nordio” del 30/10/2025: Norme in
materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte
disciplinare.
Con l’aiuto del nostro ospite siamo entrati in merito all’argomento:
A – abbiamo inquadrato i 7 articoli, dal 102 al 112, della Costituzione che se
passa il SI verranno modificati;
B – Perché è importante votare NO?
C – Quali conseguenze ci saranno sull’applicazione del diritto del lavoro.
“Il referendum costituzionale del 22-23 marzo 2026 sulla riforma della giustizia
non richiede un quorum del 50%+1 per essere valido, vince chi prende un voto in
più, quindi il tuo voto è decisivo per fermare questa riforma assurda”
Buon ascolto
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Il terzo argomento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Max Lioce del
Collettivo Cuba Va sulla situazione
politico/economica Cubana e sulla possibilità concreta di dare solidarietà in
questo momento difficile per l’isola.
Con l’aiuto del nostro ospite siamo entrati in merito a questi argomenti:
– abbiamo fatto il punto della situazione politico/economica rispetto anche
all’inasprimento del BLOCCO unilaterale da parte dell’imperialismo statunitense
che ora minaccia l’invasione/attacco come prossimo obbiettivo;
– é stato presentato il progetto Nuestra América Flotilla in partenza in questi
giorni: “Si chiama Nuestra América Flotilla la missione internazionalista che è
stata lanciata per portare cibo, medicinali e altri beni di prima necessità a
Cuba, stretta nella strangolante morsa del blocco statunitense. L’obiettivo è
rompere l’assedio stelle-e-strisce e sostenere la popolazione cubana contro la
violenza di Washington. La flotta, che porta il nome di un testo fondamentale
del rivoluzionario ed eroe nazionale cubano José Martí, salperà entro qualche
giorno. Ed è un nome che rivela il portato fondamentalmente politico della
missione: è un’iniziativa a difesa della sovranità del popolo e del socialismo
cubano, contro lo strangolamento imposto dall’imperialismo yankee.”
– Cosa possiamo fare noi per dare solidarietà concreta? (i numeri della radio
+39 0112495669 +39 346 6673263 sono utili + https://nuestraamericaconvoy.org/ +
cerca collettivo CUBA VA)
“la solidarietà internazionalista può rompere l’assedio, salvare vite umane e
difendere la causa dell’autodeterminazione cubana“
Buon ascolto
Dai bombardamenti su 30 obiettivi alle rappresaglie contro basi statunitensi nel
Golfo: l’escalation segna un salto senza precedenti e colpisce soprattutto le
popolazioni civili L’attacco congiunto di Israele e Stati …
All’inizio dell’Ottocento, mentre Simón Bolívar guidava le guerre d’indipendenza
contro il colonialismo spagnolo, a Washington prendeva forma un altro progetto.
Il 2 dicembre 1823 il presidente James Monroe, nel suo messaggio al Congresso,
enunciava il principio che sarebbe diventato la dottrina Monroe, che è spesso
riassunto così: “America agli americani”, significava, in pratica, il diritto
autoproclamato degli Stati Uniti a considerare il continente come propria sfera
di influenza esclusiva. Ma forse non tuttə ricordano che il principio nasce
dalla richiesta che i Paesi europei non mettessero più in discussione
l’indipendenza dei Paesi americani: “Le Americhe, che hanno assunto e mantengono
una condizione di indipendenza, non devono essere considerate oggetto di futura
colonizzazione da parte delle potenze europee”.
In questa puntata, andiamo a esplorare il rimosso del colonialismo europeo a
partire dall’operazione di polizia di Trump nel “suo cortile di casa”, il Mar
dei Caraibi. Bagnate dallo stesso mare, Cuba, Nicaragua e Colombia ricevono un
forte avvertimento. L’Iran, scosso da proteste che durano da più di dieci
giorni, perde un altro alleato. Israele applaude, guarda a un’America Latina
sempre meno anti sionista e riconosce il Somaliland, proprio davanti allo Yemen,
Stato in cui è in corso una guerra civile e dove all’interno del fronte filo
governativo e opposto agli Houthi, sostenuto dai Sauditi, una milizia ha provato
a conquistarsi uno Stato autonomo, sostenuta dagli Emirati Arabi Uniti. Emirati
Arabi Uniti che hanno nelle Rapid Support Forces in Sudan un altro proxy.
Intanto, Trump continua a dichiarare che la Groenlandia sarà presto sua, con le
buone o con le cattive.
Per caso vi sembra che la fine sia più vicina?
Ascolta la prima puntata del 2026.
Citati nella puntata:
Groenlandia, un pezzo (coloniale) dell’Europa – Articolo di JacobinItalia
La politica di “danizzazione” delle popolazioni groenlandesi – Studio apparso su
Géoconfluences, luglio 2022
Le dichiarazioni della premier giapponese, Sanae Takaichi, secondo cui un
eventuale attacco cinese a Taiwan «minaccerebbe la sopravvivenza del Giappone» e
potrebbe dunque giustificare l’impiego delle Forze di autodifesa anche senza un
attacco diretto, hanno provocato la reazione immediata di Pechino .
La prima risposta alle dichiarazioni di Takaichi è stata quella classica, la
convocazione dell’ambasciatore giapponese a Pechino. Immediatamente è stata
attivata l’oliata e sempre più pervasiva macchina della propaganda, soprattutto
attraverso i social, che ha presentato Takaichi come un mostro che vuole far
rivivere gli orrori del militarismo imperiale nipponico. Per inciso, la storia
dell’occupazione e dei massacri giapponesi in Cina in questa vicenda conta. Dal
massacro di Nanchino alle nefandezze dell’Unità 731 comandata da Shiro Ishii,
quella memoria viene tramandata da decenni sia a tutela della legittimità del
partito che (assieme al Kuomintang) ha liberato il paese dagli occupanti, sia
per contrastare ogni nuova tentazione militarista di Tokyo.
Poi è arrivato l’invito del governo a studenti e tour operator a non andare in
Giappone (a poco più di un mese dal Capodanno cinese, per l’economia nipponica
si profilano perdite pesanti), perché il paese sarebbe “pericoloso”. Su questo
fronte – quello economico-commerciale – nei prossimi giorni la Cina potrebbe
esercitare ulteriori pressioni sul Giappone, per ottenere il dietrofront di
Takaichi. Navi della guardia costiera di Pechino si sono dirette verso le isole
contese Diaoyu-Senkaku.
I missili Usa di medio raggio, testati per la prima volta in Giappone (e già
provati nelle Filippine), così come la risposta di Pechino all’esternazione su
Taiwan della neopremier nipponica, sono un sintomo delle cause profonde di
questa crisi: nel Pacifico occidentale l’egemonia Usa sta subendo forti
scossoni, sia per l’ascesa economico-militare della Cina, sia per la scelta di
Washington di delegare in parte agli alleati la difesa dei suoi interessi e i
relativi oneri.
Ne parliamo con Sabrina Moles di China files.
Abbiamo riportato il punto di vista di Youssef Boussoumah, attivista
anticoloniale, collabora con Parole d’Honneur e QG Decolonial L’attacco
contro l’Iran è stato un attacco imperialista perchè, indipendentemente da ciò
che si pensa del regime iraniano [e non serve ora aprire questo dibattito], è da
sempre l’obiettivo principale dell’imperialismo americano, questo perché l’Iran
ha una […]