Bosco Ospizio è un’area di quarantacinquemila metri quadrati collocata
all’interno del quartiere di Ospizio di Reggio Emilia. Venticinque anni fa era
uno ospizio, una volta demolito ha lasciato spazio all’avanzare di una nuova
natura, andando nel tempo a creare un vero e proprio bosco urbano.
A partire dal 2024 Conad ha individuato un interesse, palesemente economico,
nella costruzione di un nuovo supermercato (in aggiunta alle 62 già presenti in
città) e una palazzina multiservizi. Si è iniziato a parlare di un potenziale
progetto, da qui nasce spontaneamente l’Assemblea di Bosco Ospizio.
Il 30 ottobre, è avvenuto lo sgombero del presidio permanente di Bosco Ospizio e
sono iniziati i lavori di cementificazione per fare spazio al supermercato
Conad. Il giorno seguente, sin dalle sei del mattino, centinaia di persone si
sono radunate davanti ai cantieri per fermare le ruspe e difendere l’area verde
dall’ennesima colata di cemento. Nonostante l’ampio dispiegamento di polizia,
che ha cinto l’area, decine di attivisti sono riusciti a entrare nei cantieri e
fermare temporaneamente i lavori mentre un corteo bloccava la via Emilia. Dopo
qualche ora, le persone introdottosi nell’area sono state allontanate e i lavori
sono ripresi.
Ne parliamo con Ilaria di Bosco Ospizio, in collegamento da Reggio Emilia.
Per lunedì 5 ottobre sono chiamati due appuntamenti a Reggio Emilia: h 17 e 30
davanti alla sede (spostata) del consiglio comunale e poi h 19 in piazza
Prampolini per l’assemblea plenaria.
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Il report Diritto non crimine: la repressione degli ecoattivisti, la
criminalizzazione del conflitto e il diritto costituzionale a difendere ambiente
e territori ai tempi dei decreti sicurezza. CONFLITTO E RESISTENZA. …
“L’omicidio razzista di Bakari Sako, taciuto per giorni, traccia la misura di
una violenza sistemica che negli ultimi anni si è andata intensificando – a suon
di interventi legislativi sempre più punitivi e securitari, di manipolazione
dell’informazione in chiave razzista e di pratiche di sfruttamento sempre più
intense e generalizzate, che alimentano disagio sociale e guerre tra poveri,
soprattutto in quei territori da secoli soggetti ad operazioni di rapina,
estrattivismo e abbandono sociale”.
Partendo da alcune riflessioni tratte dall’esperienza di Campagne in Lotta,
proviamo ad inquadrare e a parlare della morte di Bakari Sako come un caso non
isolato né tantomeno eccezionale.
Uno dei tanti episodi di violenza razzista che seppur in via eccezionale non è
stato invisibilizzato o rilegato ai margini della cronaca locale, ha finito per
essere raccontato facendo ricorso alla propaganda contro le baby gang, in un
loop di razzismo che strutturalmente sorregge il nostro paese.
Riuscire a smontare una retorica che rende alcune persone sacrificabili o ne
giustifica la sacrificabilità mostrificandone delle altre diventa
quotidianamente più necessario.
Per questo abbiamo colto l’occasione per rilanciare la tre giorni
LUOGHI-CORPI-FRONTIERE: contro la mercificazione dei territori che il 26-27-28
Giugno in Salento aprirà spazi di confronto su pratiche di lotta ma anche di
sussistenza e di resistenza, forme di organizzazione e modi di intendere il
nostro essere nel presente (per la presentazione della tre giorni vedi il
programma del compleanno di Porfido)
Qui il podcast della diretta con un compagna di Campagne in Lotta:
Dove arretra lo Stato sociale, avanza lo Stato penale. Tra crisi sociale e
propaganda: la sicurezza come sostituto delle politiche pubbliche Mentre
chiudono ospedali e interi territori scivolano sotto il …