Da diversi giorni gli agricoltori sono tornati a mobilitarsi. Come ribadiscono
con forza dal 2024, il settore primario è in crisi: costi di produzione che
eccedono il guadagno, indebitamento, squilibri di potere lungo le filiere della
GDO, difficoltà climatiche, politiche agricole inadeguate ai più, assenza di
ricambio intergenerazionale.
Oggi, il lievitare del costo del carburante si inserisce in un contesto di
aumento dei costi di produzione (es. fertilizzanti e concime), mettendo
particolarmente in crisi il settore cerealicolo, determinato dai conflitti in
corso.
Le risposte di questi giorni consistono in blocchi stradali e di autocisterne
di carburante (in particolare in Calabria e Sicilia, dove sono coinvolti anche i
pescatori), latte versato sulla Via Aurelia (Lazio), cortei di trattori, presidi
(in Puglia, dove si denuncia l’olivicoltura in crisi) e sit-in a Roma, in
piazza Santi Apostoli. Non mancano i tavoli di confronto con le autorità (come
in Calabria), ma le misure promesse vengono generalmente giudicate
insufficienti.
Come sottolineano spesso le organizzazioni nate dalle proteste dei trattori del
2024, che cercano di interfacciarsi direttamente con l’opinione pubblica, mentre
il margine degli agricoltori è ridotto all’osso, i prezzi dei prodotti sugli
scaffali continuano a salire. Più in generale, nelle mobilitazioni si parla
tanto di carovita, e questo sta portando altre categorie di lavoratori e
lavoratrici ad unirsi.
Ne parliamo con Gabriele Forte, agricoltore in Campania e membro di Agricoltori
Italiani, e Ivo Pittorini, allevatore in Piemonte. Ivo fa parte della realtà
Agricoltori Autonomi Italiani Piemonte.
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L’Istat ha confermato per il 2025 lo sforamento al 3,1% del rapporto
deficit\PIL, confermando lo stato di infrazione per i conti pubblici italiani.
In quadro di rincari sul costo della benzina e dell’energia in generale, nella
legge di bilancio attesa per l’autunno le prospettive sembrano di ulteriore
rigore e di impossibilità di esaudire il desiderio di una manovra “elettorale”
espansiva nell’ultimo anni di mandato del governo Meloni. Allo stesso tempo
l’azione dell’esecutivo insiste su interventi tampone senza mettere in atto
possibili politiche incisive e strutturali, lasciando da parte le possibilità di
reale intervento sul costo dell’energia. Le possibilità di manovra lasciano poco
margine di propaganda sull’azione economica dell’attuale governo che rivendica
un aumento dell’occupazione: ad un’attenta analisi non passa inosservata come
sia frutto di un espasione di lavoro di scarsa qualità sia da un punto di vista
produttivo sia dal punto di vista salariale e di tutele. Ne abbiamo parlato con
Andrea Fumagalli, professore di Economia Politica all’Università di Pavia.
Il prezzo del carburante sale ininterrotto da mesi, e questo ha un impatto
economico enorme sulla vita delle persone ma in particolare su quella di chi ne
ha bisogno per lavorare. Il governo interviene con una politica tappabuchi
basata sui bonus, limitati nel tempo e nelle categorie che ne beneficiano. Al
momento, i bonus si limitano al gasolio e solo per alcune categorie
professionali (autotrasportatori, agricoltori…). Ne sono esclusi ad esempio gli
ambulanti, anche se il carburante è fondamentale per il loro lavoro, pesando
enormemente sulla loro possibilità di lavorare degnamente.
Il pomeriggio di martedì 22 settembre, ad Andria (BA), l’associazione
CasAmbulante ha indetto una manifestazione con corteo di furgoni in tangenziale.
Ce l’ha raccontato Michele, un ambulante.
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