La situazione tra Iran e Stati Uniti resta in stallo, mentre la tensione nello
Stretto di Hormuz rimane elevata. Gli Stati Uniti starebbero valutando la
proposta in 14 punti presentata dall’Iran, che prevede la riapertura dello
stretto, cruciale per il traffico energetico globale. In cambio, Teheran chiede
di rimandare la questione più delicata, cioè i negoziati sul proprio programma
nucleare, che Washington vorrebbe smantellare completamente.
Sul piano politico e militare, Trump non esclude del tutto una ripresa delle
ostilità, confrontandosi tuttavia con un’opinione pubblica largamente contraria
a una nuova escalation, i costi militari già estremamente elevati e una
riapertura del conflitto che potrebbe far aumentare i prezzi dell’energia, con
conseguenze interne dannose anche in vista delle elezioni di metà mandato.
Dal punto di vista economico, le sanzioni e il blocco stanno effettivamente
causando forti difficoltà all’Iran, con un’inflazione molto elevata quasi al
70%, con un rincaro dei prezzi soprattutto sui beni essenziali. Tuttavia, il
sistema economico iraniano sembra reggere meglio del previsto, grazie anche a
una struttura adattata alla resistenza in condizioni di crisi prolungata.
Ne abbiamo parlato con Tara Riva, analista itao-iraniana esperta di relazioni
internazionali.
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Almeno 550 persone fermate ad Istanbul mentre la polizia impedisce l’accesso a
Piazza Taksim. Sindacati in piazza tra inflazione, repressione e richieste di
diritti: “Pane, pace, libertà” Il Primo maggio …
Il primo argomento di questa puntata è stato il CCNL Istruzione e ricerca
siglato pochi giorni fa, ne abbiamo parlato in compagnia telefonica di Cosimo
Scarinzi di CUB Piemonte. La triade dei sindacati confederali, con l’ ausilio
dei sindacati politicamente più vicini al governo in carica, hanno sottoscritto
il nuovo CCNL di comparto nella giornata del primo aprile. L’ennesimo contratto
che coinvolge milioni di lavoratori, che però non vengono interpellati
minimamente sui contenuti dello stesso e che non recupera l’inflazione reale.
Con Cosimo Scarinzi ci siamo addentrati nelle dinamiche che hanno portato a
questo risultato e parlato delle prossimi mobilitazioni che si stanno
organizzando a riguardo.
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Anna
Belligero (Cobas Scuola Torino) su come i fascisti di FdI stanno trasformando
quello che rimane della scuola pubblica.
Abbiamo affrontato con la nostra ospite il declino della scuola che non è solo
culturale e affronta, da quando è al governo FdI, una deriva che ci ricorda le
abitudini del ventennio: liste di professori di sinistra, schedature delle
scuole non allineate con interrogazioni parlamentari della maggioranza, etc.
Verso metà marzo il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli ha stilato una
lista di scuole che lo scorso 10 febbraio avrebbero ignorato il Giorno del
Ricordo, la commemorazione per le vittime delle Foibe. In un’interrogazione, il
parlamentare di FdI ha chiesto al ministro dell’Istruzione di effettuare delle
verifiche nei confronti degli istituti finiti sotto accusa.
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Alberto Russo dell’
ANLM (Assemblea Nazionale Lavoratori Manutenzione) manutentore che lavora in RFI
(Rete Ferroviaria Italiana) sullo sciopero di 24h previsto per l’11/04/2026 e
sul comunicato che l’assemblea sta facendo circolare su “Se proprio vogliamo
giocare giochiamo”.
L’ANLM è nata come assemblea di lavoratori autorganizzati della manutenzione in
Ferrovia dello Stato ha avuto la capacità di organizzare scioperi contro le
condizioni di lavoro dei manutentori e la loro sicurezza.
IL COMUNICATO:
“Sono passa più di due anni dalla firma del 10 gennaio.Il degrado del settore è
sotto gli occhi di tutti, siamo completamente allo sbando, e se mai fosse
possibile, giorno dopo giorno dobbiamo fare i con con una azienda, che grazie al
peggior quadro sindacale che abbia mai calcato le “scene” nel trasporto
ferroviario, sta disarticolando in maniera molto “pericolosa” l’idea stessa di
una Manutenzione dell’Infrastruttura che veda i ferrovieri avere un ruolo.
La firma degli accordi territoriali, non solo non ha corretto in alcun modo
l’impatto dell’iniziativa aziendale, ma legittimandone l’operato ha incentivato,
quella che a tutti gli effetti ricorda la pratica tipica dei campi di
rieducazione, producendo conseguenze pesanti, che impattano fortemente sui
lavoratori.
Così mentre Cum e Specialisti si ergono troppo spesso a controllori di qualsiasi
aspetto della nostra vita, registriamo un aumento dell’uso dello strumento
sanzionatorio, spesso in materie che attengono alla sicurezza sul lavoro, perché
quel modello Brandizzo che trova in questa riorganizzazione la sua massima
espressione, godendo del sostegno di sigle sindacali che nemmeno su questi
aspetti dimostrano un minimo di ritegno, sta infettando ogni aspetto della
realtà che ci circonda.
Non possiamo permetterci di vivere nella paura, perché è quello su cui contano,
perché è quello di cui azienda e sindacalai si nutrono e soprattutto perché in
una situazione come questa è molto più pericoloso assecondarli. Ovviamente la
tentazione di rintanarsi nel proprio angolo nella speranza di non essere
investiti da quel che accade, magari continuando a rivolgersi a quei sindaca che
ci stanno fottendo la vita senza esclusione di colpi, non aiuta, ma sappiamo e
dovreste saperlo anche voi, che con noi non hanno finito, e non ci sono santi a
cui rivolgersi se non a noi stessi. La ricerca di una parvenza di normalità, ci
sta facendo perdere di vista il terreno di gioco. Le cose, anche le più feroci,
continuano ad accadere ed ad un certo punto dovremo svegliarci. Come se il
quadro non fosse già complesso, a rendere tutto ancora più difficile è la
Commissione di Garanzia che oramai si erge al ruolo di portavoce di RFI,
spulciando nei più assurdi meandri per ostacolare le iniziative di sciopero che
portiamo avanti dal 2024. Pertanto all’ennesimo e ingiustificato intervento,
abbiamo deciso di cambiare passo, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire
e non si poteva continuare inermi a cercare di schivare lanci sempre più mirati.
Per come è scritto l’accordo sui servizi minimi, però, e per come è strutturata
la nostra reperibilità, la scelta della Commissione di smantellare l’accordo per
come da sempre applicato, ci riporta all’interpretazione integrale di quanto
scritto e questo paradossalmente ci apre opportunità in termini di efficacia.
Vi invitiamo a leggere attentamente le norme tecniche, perché se è vero che ci
porteranno ad effettuare il residuo di prestazione che non rientra nella fascia
21/21, ci esclude dall’obbligo di essere considerati reperibili nella finestra
temporale che corrisponde alla prestazione su cui stiamo scioperando, inoltre
tutto quello che succede all’interno di quella fascia è interessato dallo
sciopero e chi farà il pomeriggio il 10, andrà via prima e chi farà la notte
l’11 e dovesse entrare alle 20, entrerà alle 21. Siamo consapevoli che andare al
lavoro per un pezzetto di prestazione, stiamo parlando di 36 minuti/1 ora, è una
rottura di scatole che non ha alcun senso logico. Del resto è quello su cui la
Commissione di Garanzia ed RFI contano, ma la modifica va vista nel suo insieme.
Ora, se ritenete il disagio insopportabile, non fate sciopero, ma se per caso
foste addirittura reperibili pensateci, perché non dovendo garantire la
reperibilità, il vostro sciopero è particolarmente incisivo. In fondo, come
abbiamo riportato anche sulle norme tecniche, dovrete timbrare, andare a
mettervi i DPI, poi ricambiarvi, timbrare l’uscita e andare a casa. Se proprio
vogliono giocare, giochiamo.
Per difendere la nostra dignità, la nostra sicurezza e fermare questo disastro,
per riaffermare quel diritto di sciopero che tentano di eliminare del tutto, l’11
aprile 2026: SCIOPERO”
Buon ascolto
L’apprezzamento momentaneo del dollaro spinto dalla domanda aggiuntiva di
petrodollari occulta una fragilità strutturale dell’economia americana .Un
dollaro forte penalizza le esportazioni , i prezzi dell’energia in aumento sono
un moltiplicatore inflazionistico che impone il mantenimento di bassi tassi
d’interesse da parte della Fed ,il debito di guerra davvero fuori controllo (
200 miliardi di dollari aggiuntivi appena stanziati per la difesa) costituisce
uno degli elementi di una crisi strutturale dell’economia americana .Altro
indicatore preoccupante è Il rendimento elevato delle scadenze a breve del
debito americano ben più alto di quello delle scadenze lunghe a dimostrazione di
una scarsa fiducia nella sostenibilità del debito pubblico americano. La
credibilità del dollaro rischia di essere messa in discussione mentre si
rafforza la posizione di Pechino che ,spinta dagli eventi ,comincia ad
incrementare il processo di de- dollarizzazione aumentando l’utilizzo dei
petroyuan per regolare gli scambi con i paesi del Golfo e l’Iran. Nonostante la
chiusura dello stretto di Hormuz e i danni agli impianti petroliferi ,il prezzo
del petrolio e del gas non è aumentato in maniera proporzionale pur assestandosi
intorno ai 100 dollari .Il mercato sta scontando la futura recessione che
porterà ad un calo della domanda e dei consumi. I segnali ci sono tutti: tassi a
breve del debito americano più alti delle scadenze lunghe,indice PMI della
fiducia delle imprese sotto i 50 punti ,soglia che segnala una contrazione
dell’attività economica, indice VIX 30 che misura in tempo reale la volatilità
attesa del mercato azionario statunitense che indica un’elevata instabilità e un
forte nervosismo tra gli investitori ,il valore dei CDS (Credit Default Swap)
valore dei premi di assicurazione sul rischio d’insolvenza molto alto. Tutti
segnali che indicano una recessione incombente e un atteso calo della produzione
e dei consumi conseguenza degli effetti della guerra.
Ne parliamo con Alessandro Volpi economista
Stagnazione dei salari reali e aumento delle retribuzioni nominali lorde
incapace a compensare l’aumento dell’inflazione, in parte anche per la lentezza
dei rinnovi contrattuali (il tempo medio è di oltre due anni) e per gli anomali
livelli di crescita dei prezzi registrati nel biennio 2022-2023. È quanto emerge
dall’Analisi della dinamica retributiva dei lavoratori dipendenti in Italia,
appena presentata a Roma e realizzata dal Coordinamento generale Statistico
attuariale e dalla direzione centrale Studi e ricerche dell’Inps.
Nel settore privato le donne continuano ad avere retribuzioni medie effettive
molto più basse di quelle degli uomini. “Si conferma la forbice tra le
retribuzioni in base al genere. La retribuzione media annua delle donne,
infatti, è circa il 70% di quella degli uomini.
A fronte della stagnazione dei salari e alla crescita dell’inflazione senza piu’
meccanismi automatici di protezione del potere d’acquisto dei lavoratori ,si
assiste dal 2014 ad un trasferimento di risorse a vario titolo alle imprese per
quasi 40 miliardi.
Ne parliamo con l’economista Andrea Fumagalli
l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato ha acceso la luce sul settore
della Grande distribuzione nel settore alimentare . Il tutto parte dalla
divaricazione netta che si è determinata negli ultimi anni tra l’inflazione
generale e quella dei generi alimentari. In particolare, sulla base dei dati
Istat, tra ottobre 2021 e ottobre 2025 i prezzi dei beni alimentari hanno fatto
registrare un incremento del 24,9%, superiore di quasi otto punti percentuali
rispetto a quello registrato nello stesso periodo dall’indice generale dei
prezzi al consumo (pari al 17,3%).
Alcuni rincari vengono spiegati da eventi eccezionali e dalle normali
oscillazioni del mercato: a dicembre cacao e cioccolato in polvere costavano il
20% in più rispetto all’anno precedente, il caffè il 18%, carne e uova quasi
l’8%. Si tratta dei prezzi sugli scaffali, che la grande distribuzione ha sempre
giustificato con l’aumento dei costi a monte, dalle materie prime all’energia e
al packaging ma il sospetto che è non tutti gli aumenti siano realmente
legittimati perchè.anche con costi stabili o in calo, la grande distribuzione ha
mantenuto prezzi elevati grazie al proprio potere di mercato. Lo squilibrio tra
pochi grandi gruppi e molti piccoli produttori che ha inciso sui rincari più dei
reali aumenti dei costi e rimanda ad una base produttiva estremamente
frammentata che viene penalizzata anche dalle richieste della Grande
distribuzioned di corrispettivi per l’acquisto dei servizi di vendita (come
l’inserimento in assortimento, le modalità di collocamento dei prodotti a
scaffale, le promozioni, il lancio di nuovi prodotti)
Le politiche neoliberiste, la deregolamentazione del mercato interno, la spinta
verso l’internazionalizzazione dei mercati agricoli con l’illusione che il
mercato globale sarebbe continuato a crescere in eterno, la digitalizzazione e
l’ingegneria genetica come risposta definitiva all’impatto della crisi climatica
sull’agricoltura, oggi mostrano il loro limite assoluto. Non hanno fatto
aumentare il reddito degli agricoltori, al contrario rendono il futuro molto
incerto.
Ne parliamo con Fabrizio Garbarino dell’Associazione rurale italiana
In Kenya da più di una settimana proseguono le proteste contro la nuova legge
finanziaria, chiamata Finance Bill 2024, che prevede tra le altre cose
un’imposta sul valore aggiunto del pane. Le proteste non sono scoppiate dal
nulla, infatti, si aggiungono a un processo di peggioramento delle condizioni di
vita dovute all’inflazione galoppante, ai disastri […]
È passato qualche mese dalla salita al governo di Javier Milei in Argentina. Da
allora, una serie di misure shock su ricetta del neoliberismo friedmaniano si
sono susseguite senza dare alla popolazione il tempo di organizzarsi. Si parla
di misure passate tramite il “decreto di necessità e urgenza”, un pacchetto di
quasi 300 leggi. Questo […]
“Meritiamo di meglio!” è questo lo slogan scandito nelle manifestazioni di
protesta di questi ultimi giorni in Ghana, territorio dell’Africa Occidentale
sconvolto da un’inflazione galoppante e una crisi economica che da anni continua
a peggiorare. Insieme a Angelo Ferrari, giornalista professionista e
corrispondente per l’Agi per l’Africa, abbiamo analizzato alcuni aspetti della
questione: l’origine delle […]