In un recente articolo dell’Economist si afferma che “la Cina affronterebbe meno
guerre commerciali con il resto del mondo se i suoi cittadini fossero meno
parsimoniosi”. I cinesi sono notoriamente un popolo di risparmiatori e il tasso
di risparmio cinese è uno dei più alti al mondo. Secondo la Banca Mondiale, i
consumi delle famiglie cinesi rappresentano appena il 39% del PIL nazionale,
rispetto a una media globale del 63-67%.
Il 22 maggio scorso, il Consiglio di stato (il governo) ha annunciato che, in
base alla nuova politica, i lavoratori potranno iscriversi ai programmi di
assicurazione sociale nelle città in cui lavorano, indipendentemente dal loro
hùkŏu. La “Riforma delle riforme”, così l’ha definita Michelangelo Cocco.
Per capire la portata di questa svolta partiamo da un numero: 357 milioni. Tanti
sono, secondo l’ultimo censimento, i migranti: un quarto della popolazione
complessiva (1,4 miliardi), trasferitisi in una metropoli da una città o un
villaggio, spesso lontani migliaia di chilometri, in cerca di una vita migliore.
Per decenni queste persone sono rimaste cittadini di serie B, condizione della
quale hanno approfittato gli imprenditori che hanno riservato loro salari e
condizioni di lavoro penalizzanti.
Cambiamenti demografici, nel modo di produzione e perfino geopolitici sono alla
base di quest’inversione di rotta, pensata per assecondare la nuova fase di
sviluppo di una Cina che – in un contesto internazionale turbolento – dovrà
rafforzarsi soprattutto all’interno, per resistere alle pressioni esterne.
Partendo proprio dai suoi lavoratori.
Ad oggi, i grandi centri come Pechino, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen,
mantengono barriere molto alte per ottenere la residenza completa,
indispensabile per usufruire dei benefici più importanti. Nei nuclei urbani più
accessibili (con probabilità di insediamento superiori al 50%) ma con meno
opportunità professionali solo in pochi ci vogliono andare. Spesso chi sulla
carta potrebbe fare domanda desiste sapendo di non possedere i requisiti
richiesti, come la capacità di dimostrare di aver versato contributi
previdenziali per diversi anni. Un cruccio ricorrente per lx impiegatx nella
gig-economy, che solo recentemente è stata regolamentata con l’introduzione di
tutele minime. Per qualcun altrx cambiare hukou semplicemente non conviene,
perché implicherebbe la rinuncia ai diritti fondiari nel villaggio di nascita.
Nell’ultima parte, leggiamo insieme un articolo su una nuova forma di micro
economia informale dell’affetto, che in Cina ha l’etichetta delle hippies
dell’Estremo Oriente.
Citati nella puntata:
L’hukou e il controllo sociale in Cina – China files
La riforma delle riforme – Rassegna Cina
China’s Hukou System: Attempts to Control Urbanization by Strictly Separating
Urban and Rural – Urban border
“Per coloro che soddisfano le condizioni”, Una nuova pagina della mai realizzata
abolizione dell’hukou – Infoaut
Le “sbarbine” digitali nella Cina urbana – Il Partito
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di Marco Sommariva* Non vedo neppure la volontà di costruire una società fondata
sull’idea che tutti gli esseri umani sono creati uguali e non devono morire di
fame Lo scorso …
La situazione tra Iran e Stati Uniti resta in stallo, mentre la tensione nello
Stretto di Hormuz rimane elevata. Gli Stati Uniti starebbero valutando la
proposta in 14 punti presentata dall’Iran, che prevede la riapertura dello
stretto, cruciale per il traffico energetico globale. In cambio, Teheran chiede
di rimandare la questione più delicata, cioè i negoziati sul proprio programma
nucleare, che Washington vorrebbe smantellare completamente.
Sul piano politico e militare, Trump non esclude del tutto una ripresa delle
ostilità, confrontandosi tuttavia con un’opinione pubblica largamente contraria
a una nuova escalation, i costi militari già estremamente elevati e una
riapertura del conflitto che potrebbe far aumentare i prezzi dell’energia, con
conseguenze interne dannose anche in vista delle elezioni di metà mandato.
Dal punto di vista economico, le sanzioni e il blocco stanno effettivamente
causando forti difficoltà all’Iran, con un’inflazione molto elevata quasi al
70%, con un rincaro dei prezzi soprattutto sui beni essenziali. Tuttavia, il
sistema economico iraniano sembra reggere meglio del previsto, grazie anche a
una struttura adattata alla resistenza in condizioni di crisi prolungata.
Ne abbiamo parlato con Tara Riva, analista itao-iraniana esperta di relazioni
internazionali.
A metà marzo 2026 si sono chiuse a Pechino le cosiddette Due Sessioni, le
riunioni annuali dell’Assemblea Nazionale del Popolo e della Conferenza
Consultiva del Popolo, il momento annuale “parlamentare” del sistema politico
cinese. In queste sessioni viene presentato il report di lavoro del governo e
approvate una serie di leggi importanti come quelle riguardanti il bilancio
nazionale. Inoltre, quest’anno è stato approvato il 15° piano quinquennale
2026-2030, in cui vengono delineate le strategie di sviluppo socio-economico di
medio periodo.
Abbiamo parlato con Dario Di Conzo – co-curatore della trasmissione Levante su
Radio Onda D’Urto e docente a contratto di riforme economiche della Cina
contemporanea all’Orientale di Napoli – di questo passaggio strategico e delle
questioni aperte nella Repubblica Popolare. Diverse questioni emergono –
invecchiamento della popolazione, debolezza dei consumi interni, ampia
dipendenza da fonti fossili e catene del valore extranazionali – a comporre un
quadro complesso e lontano dalla contrapposizione retorica tra “Cina come
Modello” e “Cina come Nemico”.
Si avvicina la fine dell’anno. Abbiamo provato a fare un bilancio della politica
economica del governo Meloni, che, al di là di chiacchiere e proclami, ha
modificato ben poco rispetto ai governi precedenti, continuando le politiche di
taglio alla spesa pubblica a favore degli interessi padronali. Ne abbiamo
parlato con Francesco Fricche Ascolta la diretta: