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La Grazia e Divine Comedy… meglio I delinquenti #07
IL GENIALE PIANO PER LA PENSIONE A 45 ANNI -------------------------------------------------------------------------------- Seconda visione Ci siamo confrontati con alcuni redattori e abbiamo rivisto in parte il giudizio entusiasta espresso in precedenza su Sirāt; o meglio, abbiamo accolto i rilievi secondo i quali nella forma professionalmente ineccepibile e le suggestioni delle location funzionali alla trama si potevano scorgere alcune scontate scivolate ruffiane volte a ingraziarsi alcune tipologie di pubblico, e che nell’abilità a muoversi tra registri narrativi diversi quella vena sufi e lo sviluppo a tratti regolato da una presenza dovessero ascriversi alla conversione di Olivier Laxe alla fede islamica, un elemento palese fin dal titolo… che si allarga in effetti lungo tutto il percorso del road movie. E anche l’allusione alle mine militari nel deserto del Sahara occidentale poteva accogliere una denuncia più esplicita del colonialismo marocchino, che è ringraziato nei titoli di coda per il supporto prestato. Questo ci ha indotto a ridimensionare l’entusiasmo iniziale: se qualche altro giudizio vi trova in disaccordo, segnalatecelo e nel caso sia convincente l’eccezione, possiamo fare ammenda, come in questo caso. Prima stroncatura Per esempio se vi dovesse essere piaciuta l’orrida propaganda nazionalista che si respira in La Grazia di Sorrentino, uno tra i più sovrastimati registi del già sopravvalutato cinema italiano, proponete qualche valido motivo per rivalutarlo e avrete diritto di replica all’impressione di mancanza della supposta brillantezza iniziale del regista di L’uomo in più. Una versione radical-chic dei cinepanettoni con il regista in fissa per mettere in scena il Potere, infilandoci superficialmente varie tematiche di moda. Seconda stroncatura Altra delusione proviene da Divine Comedy, pretenzioso tentativo metalinguistico di mostrare l’asfissia della espressione artistica e culturale nello stato iraniano attraverso successivi luoghi in cui va in scena la censura del film che non vedremo, perché Asgari ci impone a più riprese la soggettiva che ci consegna allo sguardo del censore, già usata nel ben più efficace Kafka a Teheran, il cui funzionamento a episodi mascherava meglio l’incapacità del regista a reggere un filo che colleghi gli stereotipi un po’ più sostenibile di una Vespa rosa che allude a Vacanze romane, utile nelle intenzioni dell’autore a dichiarare il film una commedia amara (anche dantesca nella allusione esplicitata senza pudore). La sensazione è di scontata assenza di trama per riferirsi ai grandi registi chiamati in causa senza motivo, iraniani (Kiarostami e Panahi) e occidentali, attribuiti in modo blasfemo al gemello collaborazionista – banalmente altra anima del regista stesso – e al cinefilo censore (Godard Aronofsky), a cui però manca il sostegno del genio per evitare che il film risulti slegato e noiosamente costituito da un’accozzaglia di siparietti di dialoghi vacui. Elogio della elegia della libertà Fortunatamente ci vengono in soccorso le piattaforme digitali che hanno consentito a Giacomo di vedere I delinquenti, valido noir argentino anch’esso citazionista, ma al contrario di Asgari il regista porteño Rodrigo Moreno usa l’allusione esplicita (L’Argent) o iconica (La fiamma del peccato) per aggiungere significato al testo filmico. Il colpo in banca nella alta tradizione filmica (il capolavoro kubrickiano Rapina a mano armata) si dipana parallelamente a una serie di personaggi e situazioni doppi e paralleli, che creano un labirinto di intrecci. Il tutto per realizzare un film che esplicita il rifiuto del lavoro, il raggiro del sistema che mette il denaro al centro, soffocando l’uomo che alla fine riesce a raggiungere la propria libertà… e anche l’inserto metalinguistico potrebbe fornire spunti ad Asgari per rendere meno asfittico l’espediente.
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BASTA DE MATARNOS! Il femminicidio di tre donne riaccende le mobilitazioni femministe in Argentina
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L'informazione di Blackout
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Milei usa l’estradizione di Bertulazzi per riabilitare la dittatura
L’estradizione di Bertulazzi fa parte di una più generale riscrittura e cancellazione della storia e dei crimini della dittatura, all’interno della quale i soli colpevoli e responsabili diventano gli oppositori, coloro che hanno combattuto la dittatura e da questa sono stati perseguitati: ex prigionieri politici, i militanti assassinati, le migliaia di desaparecidos, i minori rapiti […]
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Primo sì dei giudici argentini alla estradizione dell’ex Br Bertulazzi
Milei cambia legge sui rifugiati e si aggiudica la prima manche della lunga battaglia legale  per l’estradizione dell’ex Br Leonardo Bertulazzi di Paolo Persichetti da Insorgenze Anche se nessuna agenzia lo ha ancora scritto, giunge dall’Argentina la notizia del parere favorevole alla estradizione dell’ex brigatista della colonna genovese, oggi settantacinquenne, Leonardo Bertulazzi, concesso dai giudici di Buonos Aires stanotte (ora italiana). Dopo una udienza lampo è stata accolta la richiesta proveniente da parte italiana. Il contenuto giuridico del provvedimento sarà noto solo nei prossimi giorni, sapremo così come i giudici hanno risolto, forse è meglio dire aggirato, il problema della contumacia. Entrato nella colonna genovese quasi alla sua nascita, fu arrestato e condannato nel 1976 per un episodio minore. Scarcerato nel 1979, dopo un periodo di congelamento fu reintegrato nell’organizzazione fino al settembre 1980, quando incappò con due suoi compagni in un posto di blocco da dove riuscì a fuggire. Condannato a 15 anni di reclusione in contumacia per un presunto ruolo marginale nel sequestro Costa, attribuitogli da un pentito entrato nelle Br solo più tardi, e poi a 19 anni per i reati associativi, Bertulazzi è stato duramente sanzionato dalla giustizia genovese perché era fuggiasco. Una volta cumulate le condanne con la continuazione la pena finale si è cristallizzata a 27 anni di reclusione. Una enormità per un irregolare che non ha mai sparato un colpo di pistola. Pena ampiamente estinta in un qualunque altro paese d’Europa ma in Italia è bastato un cavillo tecnico per inficiare il tempo trascorso e ripartire d’accapo con il conteggio. E così quarantanove anni dopo è arrivato il primo sì alla estradizione. Milei si è dunque aggiudicato, come era nelle previsioni, questa prima partita. La strettissima intesa con il governo di Giorgia Meloni che in cambio ha rinunciato ad estradare il sacerdote torturatore Franco Reverberi (leggi qui), tanto che pochi giorni fa il ministro della giustizia argentino ha concordato con Nordio i passaggi della estradizione e quest’ultimo si recherà nei prossimi giorni i Argentina, e la necessità dello stesso MIlei di ottenere una vittoria simbolica nella speranza di riuscire ad incarcerare, prima o poi, gli esponenti della vecchia resistenza armata degli anni 70 e primi anni 80 al regime militare fascista argentino di cui si proclama il naturale erede, hanno fatto il resto. La partita tuttavia non è ancora conclusa. La decisione di ieri notte può essere appellata davanti alla corte suprema federale (equivalente della nostra cassazione), prima che sia definitiva. Ma soprattutto è ancora aperto il ricorso di fronte al Conare, l’organo federale che decide sulla concessione dell’asilo politico e che bloccherebbe l’estradizione. Bertulazzi aveva già ottenuto questo beneficio nel 2004 ma con una decisione arbitraria la protezione gli è stata tolta lo scorso agosto, quando venne arrestato. La procedura davanti al Conare è stata più vote rinviata e alla fine ritardata: probabilmente per consentire alla procedura di estradizione di fare passi avanti e creare una situazione che renda più difficile concedere l’asilo. Milei sta barando in tutti i modi cercando di accomodare una situazione che altrimenti giuridicamente gli sarebbe andata contro. Mentre il Conare rinvia, Milei sta cambiando i vecchi giudici con uomini di fiducia ed ha varato un decreto che impedisce la concessione dell’asilo a chi ha ottenuto un avviso favorevole alla estradizione, circostanza che tuttavia non dovrebbe valere per Bertulazzi. Il suo ricorso infatti è precedente al decreto del presidente e soprattutto Bertulazzi non è alla sua prima richiesta di protezione. Ma la partita giuridica sembra sempre più truccata. > Un accordo tra governi fascisti dietro l’arresto dell’ex brigatista Leonardo > Bertulazzi in Argentina > L’inconfessabile scambio di favori tra Meloni e Milei dietro l’arresto dell’ex > brigatista Leonardo Bertulazzi > Arresto dell’ex Br Bertulazzi, la Cassazione argentina censura il presidente > Milei   > Osservatorio Repressione è una Aps-Ets totalmente autofinanziata. Puoi > sostenerci donando il tuo 5×1000  > > News, aggiornamenti e approfondimenti sul canale telegram e canale WhatsApp
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ll podcast del nostro nostro viaggio del venerdì su Anarres, il pianeta delle utopie concrete. Dalle 11 alle 13 sui 105,250 delle libere frequenze di Blackout. Anche in streaming. Ascolta e diffondi l’audio della puntata: Anarres del 24 novembre. Argentina secondo Milei. Povertà e fame. Femminismo libertario e violenza di genere, No ai mercanti d’armi!… […]
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