di Mauro Armanino Tutti vedono la violenza del fiume in piena, nessuno vede la
violenza degli argini che lo imprigionano Questa poesia di Bertold Brecht, lo
stesso che ricordava che …
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di Mauro Armanino Dalla Liguria al Niger, passando per guerre, migrazioni e
periferie del mondo. Mauro Armanino racconta il tempo vissuto: non quello degli
orologi, ma quello delle persone, delle …
di Gianni Sartori Il governo Milei apre la Patagonia ai megadata center con
incentivi fiscali e garanzie trentennali, mentre continua la repressione dei
mapuche. Dalla condanna di Facundo Jones Huala …
di Mauro Armanino Dalle mani dei partigiani ai migranti del Sahel, dalle
fabbriche agli sfollati delle guerre, le cicatrici lasciate dall’impegno per la
dignità umana raccontano una storia che attraversa …
Un racconto politico dell’Argentina di Javier Milei, ex professore universitario
e opinionista televisivo diventato presidente dell’Argentina, nel 2023.
Neoliberista autoritario e radicale, Milei ha promosso un programma di riforme –
in parte bloccato dalle mobilitazioni popolari – che prevede un
ridimensionamento strutturale del welfare, privatizzazioni e nuovi strumenti di
limitazione dell’opposizione politica e di piazza tramite un perpetuo stato di
emergenza.
Con Susanna De Guio – sociologa della comunicazione, redattrice editoriale e
giornalista che vive a Buenos Aires dal 2016 – abbiamo cercato di fare un punto
sugli ultimi anni della presidenza Milei, soffermandoci sia sullo stato dei
movimenti di protesta che lo hanno ostacolato sia sui blocchi sociali che invece
supportano e mantengono in piedi la macchina politico-economica e autoritaria di
“El Loco”.
di Andrea Cegna* Dalla precarizzazione alla svendita ambientale, fino alla
demagogia punitiva sui minori: tre riforme cucite insieme e protette dalla
violenza di Stato, 300 feriti e decine di arresti …
IL GENIALE PIANO PER LA PENSIONE A 45 ANNI
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Seconda visione
Ci siamo confrontati con alcuni redattori e abbiamo rivisto in parte il giudizio
entusiasta espresso in precedenza su Sirāt; o meglio, abbiamo accolto i rilievi
secondo i quali nella forma professionalmente ineccepibile e le suggestioni
delle location funzionali alla trama si potevano scorgere alcune scontate
scivolate ruffiane volte a ingraziarsi alcune tipologie di pubblico, e che
nell’abilità a muoversi tra registri narrativi diversi quella vena sufi e lo
sviluppo a tratti regolato da una presenza dovessero ascriversi alla conversione
di Olivier Laxe alla fede islamica, un elemento palese fin dal titolo… che si
allarga in effetti lungo tutto il percorso del road movie. E anche l’allusione
alle mine militari nel deserto del Sahara occidentale poteva accogliere una
denuncia più esplicita del colonialismo marocchino, che è ringraziato nei titoli
di coda per il supporto prestato.
Questo ci ha indotto a ridimensionare l’entusiasmo iniziale: se qualche altro
giudizio vi trova in disaccordo, segnalatecelo e nel caso sia convincente
l’eccezione, possiamo fare ammenda, come in questo caso.
Prima stroncatura
Per esempio se vi dovesse essere piaciuta l’orrida propaganda nazionalista che
si respira in La Grazia di Sorrentino, uno tra i più sovrastimati registi del
già sopravvalutato cinema italiano, proponete qualche valido motivo per
rivalutarlo e avrete diritto di replica all’impressione di mancanza della
supposta brillantezza iniziale del regista di L’uomo in più. Una versione
radical-chic dei cinepanettoni con il regista in fissa per mettere in scena il
Potere, infilandoci superficialmente varie tematiche di moda.
Seconda stroncatura
Altra delusione proviene da Divine Comedy, pretenzioso tentativo metalinguistico
di mostrare l’asfissia della espressione artistica e culturale nello stato
iraniano attraverso successivi luoghi in cui va in scena la censura del film che
non vedremo, perché Asgari ci impone a più riprese la soggettiva che ci consegna
allo sguardo del censore, già usata nel ben più efficace Kafka a Teheran, il cui
funzionamento a episodi mascherava meglio l’incapacità del regista a reggere un
filo che colleghi gli stereotipi un po’ più sostenibile di una Vespa rosa che
allude a Vacanze romane, utile nelle intenzioni dell’autore a dichiarare il film
una commedia amara (anche dantesca nella allusione esplicitata senza pudore). La
sensazione è di scontata assenza di trama per riferirsi ai grandi registi
chiamati in causa senza motivo, iraniani (Kiarostami e Panahi) e occidentali,
attribuiti in modo blasfemo al gemello collaborazionista – banalmente altra
anima del regista stesso – e al cinefilo censore (Godard Aronofsky), a cui però
manca il sostegno del genio per evitare che il film risulti slegato e
noiosamente costituito da un’accozzaglia di siparietti di dialoghi vacui.
Elogio della elegia della libertà
Fortunatamente ci vengono in soccorso le piattaforme digitali che hanno
consentito a Giacomo di vedere I delinquenti, valido noir argentino anch’esso
citazionista, ma al contrario di Asgari il regista porteño Rodrigo Moreno usa
l’allusione esplicita (L’Argent) o iconica (La fiamma del peccato) per
aggiungere significato al testo filmico. Il colpo in banca nella alta tradizione
filmica (il capolavoro kubrickiano Rapina a mano armata) si dipana
parallelamente a una serie di personaggi e situazioni doppi e paralleli, che
creano un labirinto di intrecci. Il tutto per realizzare un film che esplicita
il rifiuto del lavoro, il raggiro del sistema che mette il denaro al centro,
soffocando l’uomo che alla fine riesce a raggiungere la propria libertà… e anche
l’inserto metalinguistico potrebbe fornire spunti ad Asgari per rendere meno
asfittico l’espediente.
Il risultato delle elezioni di medio termine segna la netta affermazione del
partito di Milei, “La libertad avanza”, che, con il 40,84%, aumenta la propria
delegazione alla Camera e al Senato.Il 67,85% di votanti, la percentuale più
bassa da quando nel 1983 finì la dittatura, segnala un fatto nuovo nel panorama
argentino, in cui settori […]
Il collettivo NiUnaMenos ha convocato per questo sabato alle 17 una
mobilitazione per chiedere giustizia dopo i femminicidi di Morena Verri, Brenda
Loreley Del Castillo e Lara Morena Gutiérrez, tre ragazze scomparse da diversi
giorni e trovate assassinate nella località di Florencio Varela, nella periferia
di Buenos Aires. Il femminicidio delle 3 ragazze – due di 20 e […]
L’estradizione di Bertulazzi fa parte di una più generale riscrittura e
cancellazione della storia e dei crimini della dittatura, all’interno della
quale i soli colpevoli e responsabili diventano gli oppositori, coloro che hanno
combattuto la dittatura e da questa sono stati perseguitati: ex prigionieri
politici, i militanti assassinati, le migliaia di desaparecidos, i minori rapiti
[…]