di Mauro Armanino Dalle mani dei partigiani ai migranti del Sahel, dalle
fabbriche agli sfollati delle guerre, le cicatrici lasciate dall’impegno per la
dignità umana raccontano una storia che attraversa …
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di Mauro Armanino A Niamey, capitale del Niger, l’avevamo battezzato ‘ Gruppo
del 20 giugno’. Data e nome non erano casuali. Ricordavano ai rifugiati e ai
governanti che il 20 …
di Nicola Cocco e altri dieci autori* L’università deve essere il luogo del
pensiero critico e della tutela della vita, autonomo ed indipendente, e non un
braccio formativo di progetti …
A Trieste una scuola porta cibo e umanità ai migranti della rotta balcanica. La
destra, invece di vergognarsi per le persone lasciate in strada, apre un caso
politico contro insegnanti …
Dal 13 al 17 giugno la coalizione NoG7 chiama alla mobilitazione internazionale
contro il summit di Évian. La Svizzera prepara controlli alle frontiere,
esercito e dispositivi eccezionali: ma a Ginevra …
Questa puntata di Harraga, trasmissione in onda su radio blackout ogni venerdì
alle 15, segue altri due episodi (che vi invitiamo ad ascoltare! Parte 1 – Parte
2) nei quali, insieme a Mjriam Abu Samra, abbiamo analizzato il paradigma
vittima-terrorista, partendo da come viene applicato alle e ai Palestinesi, e
poi anche alle persone razzializzate e immigrate che vivono e lottano nei nostri
territori. Una retorica paralizzante, funzionale da un lato a depoliticizzare la
causa palestinese -e si potrebbe dire lo stesso di altre lotte per la
liberazione dal colonialismo- e trasformarla in una causa meramente umanitaria.
Dall’altro lato, a criminalizzare chi non si conforma alla figura di vittima
perfetta, e a legittimare la repressione contro chi lotta e chi incarna il
nemico interno.
Questa volta invece abbiamo iniziato a ragionare su come questo paradigma
influisca sulla solidarietà alle lotte anticoloniali, su come venga intesa e
praticata: ne abbiamo parlato con due compagnx che hanno curato la stesura
dell’opuscolo “Dall’internazionalismo alla solidarietà umanitaria. O di come la
solidarietà si è trasformata in un investimento economico neoliberista e in uno
strumento di ricatto, in Palestina e non solo” .
Siamo partitx da cosa si intende per internazionalismo, dalle sue origini
storiche profondamente politiche legate alla solidarietà proletaria e
antimperialista, e dal percorso che ha portato, tra gli anni ’70 e ’80,
all’emergenza delle ONG e della cooperazione per lo sviluppo, e alla progressiva
trasformazione dell’internazionalismo in umanitarismo.
Questo progressivo scivolamento verso un umanitarismo neoliberista è avvenuto su
spinta statale, con il preciso obiettivo di infiltrare le lotte di liberazione,
pacificarle, renderle controllabili. La rete delle ONG, affiancate dalle agenzie
di cooperazione governative, rimpinguata di personale proveniente dalle
strutture religiose e dall’associazionismo di sinistra confinante con il mondo
militante, hanno finito per sostituire le organizzazioni di classe e riempire il
vuoto lasciato dalle istituzioni. Un aiuto calato dall’alto, sempre voluto dal
potere imperialista, che inasprisce le diseguaglianze sociali, crea micropoteri
e fratture tra benefattori, beneficiari e intermediari, separando la
“popolazione civile” da quella combattente. Per operare, la solidarietà
umanitaria non si pone al di fuori nè contro il sistema di oppressione che ne
deve validare e approvare l’operato; costituisce, de facto, la sostenibilità del
colonialismo.
Ma l’umanitarismo è anche un business che ha trasformato la solidarietà in una
professione, oltre che in un enorme giro d’affari fatto di fondi, bandi e
progetti.
Questo ci ha portatx a ragionare sulla professionalizzazione dell’azione
politica e la trasformazione dellx militanti in attivisti, con le ricadute che
questo ha sui movimenti di solidarietà che attraversiamo.
di Mauro Armanino Dalla pelle alle parole, dai volti alle porte, ogni confine
nasce prima nelle coscienze che sulle mappe: solo ricostruendo legami,
responsabilità e umanità condivisa sarà possibile disarmare …
di Mauro Armanino Tra frontiere, stanze senza finestre e vite cancellate dal
potere, gli invisibili continuano a costruire mondi alternativi: quando
prenderanno coscienza della propria forza, la storia cambierà finalmente …
I corpi restituiti sulle spiagge di Sicilia e Calabria e la catena di naufragi
fantasma legata al ciclone Harry raccontano la verità: non è il mare a uccidere,
ma la …
STORIE DI FUMETTI RESISTENTI
Emporio Altromercato - 65, Via San Marino, Borgo Cina, Circoscrizione 2, Torino,
Piemonte, 10137, Italia
(venerdì, 5 dicembre 20:00)
Venerdì 5 dicembre il fumettista Andrea Ferraris presenterà due suoi albi
ambientati sul confine Messico-USA:
* Churubusco, in memoria di chi, nella guerra di invasione del Messico del 1847,
decise di disertare per passare dalla parte dei più deboli;
* La cicatrice, narrazione e testimonianza, tra invenzione stilistica e rigore
documentario, per raccontare la complessa ferita dell'attuale frontiera.
Storie che si intrecciano con Nziria, l'amaro profondo, creato da Spiriti
Resistenti (https://www.spiritiresistenti.org/) per dare un aiuto economico alle
famiglie e alle organizzazioni che cercano i parenti migranti e desaparecidos,
su quel confine e altrove.
La presentazione inizierà alle ore 20:00, presso una delle botteghe del
commercio equo della cooperativa Mondo Nuovo (https://mondonuovo.info/), seguirà
una degustazione dell'amaro.
Ingresso libero, in via San Marino 65, a Torino.