Un racconto politico dell’Argentina di Javier Milei, ex professore universitario
e opinionista televisivo diventato presidente dell’Argentina, nel 2023.
Neoliberista autoritario e radicale, Milei ha promosso un programma di riforme –
in parte bloccato dalle mobilitazioni popolari – che prevede un
ridimensionamento strutturale del welfare, privatizzazioni e nuovi strumenti di
limitazione dell’opposizione politica e di piazza tramite un perpetuo stato di
emergenza.
Con Susanna De Guio – sociologa della comunicazione, redattrice editoriale e
giornalista che vive a Buenos Aires dal 2016 – abbiamo cercato di fare un punto
sugli ultimi anni della presidenza Milei, soffermandoci sia sullo stato dei
movimenti di protesta che lo hanno ostacolato sia sui blocchi sociali che invece
supportano e mantengono in piedi la macchina politico-economica e autoritaria di
“El Loco”.
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Da Granada ci arriva la testimonianza diretta di due compagne che denunciano i
gravi episodi di violenza avvenuti il 16 aprile scorso, in occasione di un
evento elettorale organizzato dal partito di estrema destra Vox, con la presenza
del leader Santiago Abascal.
Le compagne hanno segnalato che il servizio di sicurezza privato di Abascal ha
aggredito le manifestanti utilizzando manganelli telescopici (extendibles),
intervenendo sotto la protezione delle forze dell’ordine.
Questo si inserisce in un quadro più ampio di legittimazione dell’estrema
destra, che avviene anche attraverso i media, che i giorni successivi l’accaduto
hanno criminalizzato la risposta antifascista e contribuito a una narrazione
distorta degli eventi. A seguito della mobilitazione, alcune di loro riferiscono
di essere state esposte e attaccate sui social network, e hanno espresso timore
per la propria sicurezza anche nella vita quotidiana.
La presenza di Abascal a Granada si deve alla strategia di Vox di rafforzare il
proprio radicamento territoriale, in particolare nel sud del paese. Il partito,
oggi terza forza politica in Spagna, fa parte della galassia dell’estrema destra
europea e promuove una linea nazionalista e centralista, con una retorica
polarizzante, posizioni antifemministe e proposte come la cosiddetta
“remigrazione”.
In questo quadro, il contesto politico appare fortemente influenzato
dall’avvicinarsi delle prossime elezioni regionali in Andalusia, previste entro
il 2026.
Le compagne rilanciano inoltre una chiamata a salir a la calle, invitando a
proseguire la mobilitazione contro l’avanzata fascista.
Nella Siria in cui Al Shaara ha stabilito il suo controllo anche nella regione
del Nord-Est tornano ad agire le forze dell’Isis. L’organizzazione
fondamentalista è infatti stata sconfitta territorialmente nel 2019, ma ha
conservato cellule dormienti nel territorio, a cui si sono uniti i miliziani
fuggiti nel mese scorso dal campo di prigionia di Al Hol, dopo che le forze
curde (SDF) si sono ritirate e il controllo è passato alle autorità di Damasco.
In un messaggio audio, diffuso sabato 21 Febbraio sera, il portavoce dell’Isis,
Abu Hudhayfa al Ansari, ha annunciato l’avvio di una «nuova fase di operazioni»
e ha definito Al Sharaa il leader di un «regime apostata» e un «cane da guardia»
della coalizione globale, promettendo che il suo destino non sarà diverso da
quello di Assad.
Contestualmente è ormai ufficiale il ritiro degli Stati Uniti dalla Siria che
prevedono la smobilitazione delle basi militari nel paese entro un mese: da
lunedì i soldati americani si sono ritirati dalle basi di Qasrak, Al Shaddadi e
Rmelan.
Dietro all’abbandono militare del paese da parte statunitense c’è la visita alla
Casa Bianca di Al Shaara a Novembre 2025, data in cui quest’ultimo aveva
promesso l’ingresso della Siria nella coalizione anti-Isis. Non dimentichiamo
che l’attività di Ahmad al Shaara , prima di insediarsi al governo di Damasco,
arrivava proprio dalle frange dello stato islamico: sotto il nome di Abu
Muhammad Al-Jawlani, al Shaara fa ingresso nelle fila del network
salafita-jihadista locale e dando vita a una formazione satellite, denominata
“Fronte di soccorso del Levante” (Jabhat al-Nusra li-Ahli al-Shām, Jan),
unificata poi da al-Baghdadi nel 2013 nello “Stato islamico dell’Iraq e del
Levante”, mossa che portò al-Jawlani a riaffermare la propria fedeltà ad
al-Qa‘ida, primo passo di un percorso che avrebbe condotto al-Nusra a
trasformarsi in una formazione pienamente autonoma e indipendente.
Resta di fatto che l’apparente uscita di scena statunitense lascia intravedere
ancora una volta degli interessi più complessi sul Medio Oriente, di cui la
Siria è uno nodo strategico.
A fare da sfondo, che tanto sfondo non è, a questi giochi di potere c’è un
sempre crescente malcontento da parte della popolazione che ha visto un aumento
di mobilitazioni sul lavoro, sui servizi, sul caro vita, sulla terra e sui
diritti sociali. Queste potranno sul tavolo rivendicazioni solo in superficie di
carattere economico, ma che lasciano intravedere, come sottolinea Lorenzo
Trombetta sul Manifesto, l’approfondirsi della politicizzazione delle condizioni
materiali di vita.
Ne parliamo con Marco Magnano, giornalista di base a Damasco:
La mobilitazione dei Soulevaments de la Terre, alleanza di centinaia tra
comitati ambientalisti collettivi e sindacati, che ha visto l’anno scorso
portare più di 30.000 persone a Saint-Soline per contestare l’esistenza e la
creazione di ulteriori Mega Bacini idrici nelle zone rurali della Francia, torna
quest’anno a Poitou. Si vedranno infatti migliaia di manifestanti confluire […]
Nelle ultime settimane in Senegal è in corso una complessa crisi del sistema
politico del paese. Alla vigilia delle elezioni, dopo due mandati di presidenza
di Macky Sall, si è innescata un’ondata di mobilitazioni e scontri, in
particolare nella capitale Dakar. La risposta brutale della polizia ha già
causato numerosi arresti e feriti, anche tra […]
Una potente continuazione delle grandiose mobilitazioni contro la scellerata
riforma delle pensioni imposta dal neofascismo di Macron di Salvatore Palidda
Durante le grandiose mobilitazioni contro la scellerata riforma delle pensioni
imposta dal neofascismo di Macron, alcuni avevano rimproverato i giovani delle
banlieues di non parteciparvi. È vero -ma non del tutto – che il “mondo” […]
L'articolo Le rivolte delle banlieues francesi
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