KILROY JAM4MED: JAM A SOSTEGNO DELLA 25ESIMA MISSIONE DI MEDITERRANEA IN UCRAINA
Comala - corso Francesco Ferrucci 65/a, 10137 Torino
(martedì, 26 maggio 19:30)
A Giugno partirà da Torino la prossima missione di Mediterranea in Ucraina, per
portare beni di prima necessità alla popolazione civile dell'Oblast di Leopoli.
Per sostenere la missione, ci vediamo il 26 Maggio dalle 19 30 a Comala per una
Jam session con @kilroytorino e @mediterranea_torino
Tag - musica
Il caso ha voluto che la puntata di ARIA del 22 Maggio fosse più densa di
contributi del solito.
Le parole di Alfredo Cospito che dopo un anno e mezzo ha potuto partecipare in
video conferenza ad un udienza tenutasi a Bologna e per qualche minuto rompere
il silenzio tombale a cui lo costringe il 41 bis (parliamo di 41bis perché
pensiamo sia l’altra faccia della medaglia del sovraffollamento nelle sezioni
comuni, ma avremo modo di approfondirlo meglio in futuro):
il racconto di una mobilitazione a Madrid che punta alla liberazione dei e delle
recluse in stato di salute precario e di cui l’amministrazione penitenziaria e
sanitaria non può prendersi cura:
dediche che hanno ricordato le vittime di uno Stato assassino che ha falciato 14
vite per sedare le rivolte di Modena del Marzo 2020:
Altre che hanno preso parola sul rapporto di Antigone sullo stato delle carceri
italiane. Niente di nuovo anche quest’anno. Tranquilli! Sovraffollamento,
recidive e aumento delle pene sembrano essere le protagoniste di un report molto
simile a quello degli anni precedenti.
Poi, dediche da chi era in sezione fino a qualche settimana fa e quindi quella
sezione, quelle persone con cui ha condiviso un pezzo, seppur drammatico, di
vita prova a tenerle vicine, nonostante le mura.
Le dediche scambiate tra dentro e fuori.
E, infine la musica: varia, a volte scanzonata e che nelle sue diverse lingue ha
provato a dare una boccata d’aria a chi è costretto a vivere tra le mura del
Lorusso e Cutugno.
Una puntata che vale la pena conservare, rileggere e in alcuni suoi pezzi
riascoltare. A dircelo è stato chi ci ascolta:
La speranza è che puntate come questa possano moltiplicarsi nel tempo e nello
spazio.
Per dare forma ad una solidarietà che non sia solo uno svago, ma che riesca a
riconoscere e a scagliarsi contro chi il carcere e la sua violenza le alimenta
ogni giorno: dai “portachiavi” ai tribunali di sorveglianza, passando per medici
e personale sanitario”.
TUTTE LIBERE e TUTTI LIBERI!
“La musica che parte dalla strada, da chi non ha niente”
Il termine “maranza” è ovunque: nei titoli di giornale, nei video virali, nelle
conversazioni al bar. Ma è davvero solo una questione di tute in acetato e nike
tn, o è la figura con cui nascondiamo la paura delle periferie e delle seconde
generazioni?
A partire dalle pagine di “La periferia vi guarda con odio. Come nasce la fobia
dei maranza”, scritto da Gabriel Seroussi, abbiamo parlato con l’autore e
SamLove, artista e producer della scena torinese, delle trasformazioni della
nostra città, del rapporto complesso tra quartieri, seconde generazioni, musica
e stigma.
Il podcast è stato registrato durante il talk fatto il 18 aprile 2026 nel
cortile della Radio e trasmesso live sulle libere frequenze. Buon ascolto.
TALK W/ GABRIEL SEROUSSI & SEMLOVE
DOMANDE DAL PUBBLICO E DIBATTITO
(disegno di nando gaeta)
Negli ultimi mesi, come in media la quasi totalità degli occidentali, ho
ballato, tenuto il ritmo con le gambe davanti allo specchio mentre mi preparavo
a uscire, riso, cantato, pianto per la mia ex fidanzata, sotto il reggaeton
piumato, sintetico e ibrido di Bad Bunny. Ho visto un documentario su Porto
Rico. Un mio amico ha hackerato l’impianto di un festival di poesia per far
partire Nuevayol; un altro ha letto il testo di Lo Que Le Pasó a Hawaii, il
pezzo contro la gentrificazione, in un happening gassmaniano in una galleria
parigina nella zona più gentrificata di Milano. La settimana scorsa, al
Collegium Helveticum a Zurigo, dopo una giornata di convegno, un gruppo di
ricercatori ha improvvisato un dj set nelle sale mitteleuropee severe e
musiliane dell’accademia; non mi sono stupito, con la vescica piena per la
birra, che i pezzi più ballati, più di quelli di Britney Spears o delle Destiny
Child, siano stati quelli di Bad Bunny. Nelle feste in casa, Bad Bunny ha preso
il ruolo euforico che prima toccava ai classici del pop degli anni Zero. Nei
club, il reggaeton synth-pop ha sancito il tramonto della techno. E il trionfo
della musica latina su tutte le altre musiche del mondo.
Bad Bunny, anche questo è noto, non solo è probabilmente il musicista più
influente sul pianeta, ma sembra anche una persona interessante. I suoi show
sono studiati e francamente bellissimi, pieni di Significato e di Valori; nelle
interviste non è mai banale, parla di inclusività, di lotta di classe, è molto
simpatico e intelligente. Non perde occasione per fare arrabbiare Trump e il suo
direttorio. È un artista ultra-pop, ma anche impegnato, forse uno dei primi casi
in questa nuova era post-umana. Per certi versi, questo è l’aspetto più
problematico della faccenda. Perché dà luogo a una serie di antinomie di
difficile risoluzione che mettono in luce il ruolo centrale e onnivoro del
mercato (capace di rovesciare, assimilare e neutralizzare ogni istanza
lontanamente sovversiva) e le conseguenze di una globalizzazione così spinta
dove la riscoperta di una dimensione particolare e intima (in questo caso, Porto
Rico) va di pari passo con la sua inevitabile banalizzazione. Non si sfugge
dalla trappola del consumo e della glocalizzazione, e il caso di Bad Bunny, per
la sua portata, è degno della massima attenzione per capire come agiscono certi
fenomeni.
Prima di ascoltare DTMF (DeBÍ TiRAR Más FOToS) non avevo idea di chi fosse Bad
Bunny, nonostante un successo già consolidato e planetario, e non trovo casuale
che sia filtrato nella mia bolla con un album complesso e stratificato, che ha
spostato un sottogenere a canone, in cui – ma questa cifra è tipica dell’artista
– il reggaeton, la musica tradizionale di Porto Rico, Venezuela, Cuba, Panama,
Colombia, viene sporcata dalle vibrazioni dell’elettronica, da melodie pop e da
bordoni trap. Potremmo dire che in qualche modo la cultura musicale portoricana
viene trasmessa su scala mondiale con il compromesso di avere una forma che
solitamente viene intesa come più moderna: io direi più occidentale.
Adattandosi, appunto, a un orecchio diverso, che non è quello
dello jíbaro portoricano, ma quello di centinaia di milioni di utenti di
internet sparsi per il mondo. La musica latina, per arrivare a tutti, deve
essere mescolata col synth-pop e con l’elettronica, anche sperimentale. E,
questo può risultare più sorprendente, deve essere musica d’autore, con testi
politici e impegnati, pieni di rivendicazioni, in contrasto con l’allegra
spensieratezza che solitamente attribuiamo al reggaeton e, per estensione, a
qualunque ritmo meridionale, Altro.
Penso alla Nascita della tragedia, all’elemento incontrollabile, pulsionale,
puramente sonoro, dionisiaco, che deve essere mediato dalla forma e dall’ordine
apollineo per essere reso intellegibile e tollerabile all’essere umano. Sfiora
l’inconscio acustico, poi se ne ritrae. Bad Bunny è il Wagner dei nostri tempi.
Torniamo a DMTF, che è di fatto l’unico album che conosco per osmosi di Bad
Bunny. È stato il primo album del cantante che ha travalicato un interesse
settoriale, per essere inteso, propriamente, come cultura e venire analizzato
dai maggiori siti di approfondimento statunitensi. L’album, senza mai perdere
la sua ballabilità, parla di temi complessi come l’anticolonialismo, la
gentrificazione, ponendo l’autenticità della cultura locale come rimedio contro
il consumismo, soprattutto attraverso i sample, come quello di “Un verano en
Nueva York” che apre Nuevayol. E fa tutto questo rimanendo comunque tamarro,
inserendo un numero di tette e culi parsimonioso che non ci fa arcuare il
sopracciglio. I ritmi del reggaeton sono sformati dall’elettronica, creando un
mix irresistibile. Se poniamo la questione in termini più ampi, partendo da
Rosalía e arrivando al successo non solo nazionale della Niña, si può notare
come una tendenza comune della musica attuale sia quella di tornare al folklore,
di interrogare le forme della tradizione. In letteratura un fenomeno simile si è
avuto con il primo post-modernismo. In un saggio contenuto nello
stupendo L’algebra e il fuoco, John Barth parlava negli anni Sessanta di una
“letteratura dell’esaurimento”. Potremmo inferire che nella musica, almeno in
quella mainstream, siamo a un punto simile. Le forme di sperimentazione anche
più radicale sono inglobate dal mercato nella parvenza di forme nuove, che sono
però forme di ri-uso. Si tratta di mescolare l’iper-futuro con una foggia
arcaica, popolare, creando una nostalgia per un passato che non è mai esistito,
o meglio, per un futuro mai avvenuto.
Ogni progetto che unisce in maniera elegante e ricercata un elemento “locale” a
una “alfabetizzazione pop” (globale), solitamente trova con facilità una buona
fetta di mercato disposta a dargli credito. Detto più semplicemente, è proprio
quello che vogliamo ascoltare, in quanto pubblico occidentale, qualcosa di
esotico ma al contempo familiare, che può dare visibilità a un territorio o
soffiare la polvere su certe tematiche, ma, proprio perché le condizioni di
visibilità sono spurie e dettate dal gusto occidentale, si rischia poi di cadere
in una visione stereotipizzata. Per adesso, il successo di Bad Bunny e la sua
scelta di non fare concerti negli Stati Uniti, ha solo accresciuto il turismo
degli americani a Porto Rico, cioè i ricavi di un’attività economica volatile e
inquinante. Che ciò sia estremamente significativo dal punto di vista simbolico
(erano i portoricani che si recavano in Nord America per scappare da una
condizione di povertà, mentre adesso ricevono un flusso di persone che favorirà
gli stessi processi di turistificazione e perdita dell’autenticità che Bad Bunny
denuncia) non intacca il piano strutturale e materiale del discorso (gli Usa
sono una potenza autocratica con politiche immigratorie disarmanti e un continuo
sviluppo coloniale, e non più solo in termini di immaginario – immaginario di
cui Bad Bunny tra l’altro fa parte a pieno titolo). È un risarcimento culturale.
Le istanze politiche di Bad Bunny, per quanto condivisibili, sono istanze che
vengono trasformate in processi di culturalizzazione. Nessuno si stupisce che in
un uno dei periodi più critici del capitalismo avanzato, che in un clima da fine
Impero, con l’avanzata dei populismi e dei fascismi, le guerre e le strette
autoritarie, l’artista più influente in attività sia latino, anti-trumpiano e
anti-imperialista, vesta da drag queen e, nonostante una mascolinità
etero-normata, definisca i generi fluidi e apra, in un’intervista abbastanza
paracula, alla possibilità di stare con un uomo per risultare il più trasversale
possibile. E che sia, incredibilmente, attraente. L’Es in persona. Tutta
l’eversività è, insomma, oggi, riversata sul piano simbolico. Anche chi vota
Trump è tra noi a ballare Bad Bunny.
Guardando dei vecchi video in rete, Bad Bunny mescola pubblico e privato
raccontando e mostrando in presa diretta le sue storie d’amore. Sembra un uomo
dolce e premuroso. In un mondo di maschi performativi lui è l’ultimo romantico.
Ripristina l’efficacia della coppia, questo strumento così in disuso, nell’unico
modo possibile: con l’intensità e il romanticismo. In un mondo cinico e
disilluso si ostina a credere nell’amore assoluto. Nonostante si rivolga
perennemente a una camera, sembra genuino. Vorremmo andarci a letto, o perlomeno
essere lui. Ci dimentichiamo però che tutto è una rappresentazione, e come
questa freschezza sia piegabile. In un modo che trovo assai simile, ci
dimentichiamo che è proprio il rifiuto dell’inglese come lingua del dominatore,
tanto nei testi che nei discorsi pubblici, che diventa, paradossalmente, ciò che
consente al dominatore di riconoscerlo. Nello stesso modo, l’uomo etero-normato
per eccellenza, può accogliere, con i giusti strumenti, la comunità LGTBQ+. La
neutralizzazione simbolica è perfettamente compiuta.
In questo articolo ho trattato Bad Bunny come un sintomo, dimenticando che è
soprattutto una forma di aggregazione. Prima ho scritto che non scappa dal
consumo. È vero. Ma proprio per questo è necessario fare la cosa più antica del
mondo: ballare. E credere nell’unico dio possibile: quello che ride e ci fa
sudare. E ci redime, in un giro di ciglia, del nostro inevitabile trescare con
il peggior capitale. (fabrizio maria spinelli)
“RESISTENZA, COESISTENZA E LIBERAZIONE” PER COSTRUIRE UN ALTRO MODO DI VIVERE LA
RELAZIONE TRA SPECIE E DEMOLIRE OGNI FORMA DI SFRUTTAMENTO ANIMALE.
Cascina Bert - norazzismoanimale.noblogs.org
(domenica, 10 maggio 10:30)
NORA - NO Razzismo Animale, campagna di controinformazione e pressione nei
confronti del comparto addestrativo-allevatoriale animale, organizza la
giornata-evento :
“RESISTENZA, COESISTENZA E LIBERAZIONE”
per costruire un altro modo di vivere la relazione tra specie e demolire ogni
forma di sfruttamento animale.
DOMENICA 10 Maggio 2006, dalle ore 10.00 alle 21.30
CASCINA BERT (Str. Antica di Revigliasco, 77 – Torino)
INGRESSO LIBERO
INFO COMPLETE SUL PROGRAMMA: norazzismoanimale.noblogs.org
@norazzismoanimale
H. 10.30 / RESISTENZA : Cani e Canili, cosa è cambiato a 35 anni
dall'approvazione del quadro di legge 281 ?
*Tavola rotonda-dibattito con Alessandra Ferrari (LAV) ed Enrico Moriconi
(Veterinario ed ex garante per il benessere animale)
H. 13 / Pranzo Vegan a cura delle Osti-Nate, benefit per la Cassa
Antirepressione della Alpi Occidentali
• per il pranzo prenotare al numero : 3491252356 (solo whats app/sms)
H. 14.30 / COESISTENZA : La lotta alle classificazioni
Incontro con Just Wondering, collettivo antiautoritario di
attivisti-ricercatori-artisti antispecisti rumeni.
Proiezione del docu-film : "STRAYING HOME"
a seguire presentazione delle pubblicazioni : "La liberazione del cane -
coesistenza e resistenza" (di Aron Nor / just wondering & Incontro di
Liberazione del Cane) e "Straying with Street Dogs" (Aron Nor / just wondering &
Eva Meijer).
H. 17.30 / LIBERAZIONE : Abitare il Confine
*Tavola rotonda-dibattito con Francesco De Giorgio (etologo), Gabriella Petti
(sociologa)
H.19.00 / Apericena, chiacchiere e musica con Djset di Wurts aka Darione
tutto il giorno : Mostra fotografica "MORIRE DI CANILE" di Valeria Bernardi.
Cascina Bert è una cascina sulle colline torinesi, a pochi minuti di bus dal
centro della città di Torino. Dispone di un ampio parcheggio e un grande
giardino dove, meteo permettendo, verranno organizzati i vari appuntamenti della
giornata. Se uno o più cani vengono con te, assicurati che la situazione sia
adatta a loro e loro alla situazione.
INFO : 349.2168568 / 351.9780473
Ciane domenicali su musica, dancefloor & transfemminismi co-condotte da Bucci e
Bubble Wrap con due ospiti speciali.
Claudia e Cristina fondono le loro passioni per musica, performance e il loro
attivismo transfemminista con i loro studi e percorsi universitari, in una
splenda contaminazione tra la piu’ colta teoria e il toccar con mano la realtà
piu bassa e reale.
Tante grandi domande, di risposte esatte non ne abbiamo ; ma qui nel podcast
troverete innumerevoli spunti per continuare a pensare insieme.
Claudia Attimonelli è sociosemiologa, prof.ssa associata di Media, Cultura
Visuale e Sound Studies all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. È
coordinatrice scientifica dell’Archivio di Genere “Carla Lonzi” dell’Università
di Bari e organizza i Dialoghi sul BIG Bari International Gender Festival. Le
sue ricerche sulla Techno e l’Afrofuturismo sono considerate seminali nel
panorama italiano e internazionale grazie alla pubblicazione Techno. Ritmi un
afrofuturisti (2008).
Tra le sue pubblicazioni recenti:
L’internazionale drill. Media, suoni e immaginario di una scena dai tratti
sfuggenti (2023);
L’elettronica è donna. Media, corpi, pratiche transfemministe e queer (2022);
L’estetica del malessere. Il nero, il teschio, il punk (2020); Pornocultura.
Viaggio in fondo alla carne (con Vincenzo Susca 2016).
Cristina Voto è ricercatrice presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’
Università di Torino dove insegna Linguaggi del design digitale e Semiotica del
patrimonio culturale: prospettive su intersezionalità, etica e IA. Insegna anche
all’ Università di Caldas, in Colombia, e all’ Università Nazionale di Tres de
Febrero, in Argentina. Ha scritto il libro “Monstruos audiovisuales.
Agentividad, movimiento y morfología” (2021) fa parte del collettivo
performativo transfemminista Las Berthas ed è una delle tre vecchie zie che
organizza CINEFROCI3.
VINILI BELLAVITA
Mezcal Squat - Parco della Certosa Irreale - Collegno (TO)
(mercoledì, 22 aprile 18:00)
Ti piace il fruscio dei vinili? Porta il tuo preferito e fallo girare nel nostro
giradischi per un ascolto condiviso!
CUCINA APERTA DALLE 18.00.
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Il Mezcal Squat è uno spazio autogestito e le attività svolte al suo interno si
basano sulla condivisione. Non vi è circolo di denaro. Porta quello che vorresti
trovare. Utilizza la cucina e prepara quello che vuoi da mangiare.
SOLO COMPLICI E SOLIDALI, NESSUN CLIENTE!
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COME RAGGIUNGERE IL MEZCAL SQUAT
BUS : 33 - CP1 - 76
TRENO : FERMATA COLLEGNO
METRO : FERMI
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NO MACHI, NO FASCI, NO SBIRRI
MITICA TOMBO-LATE DELLA DYNAMO DORA @CSOA GABRIO
Csoa Gabrio - Via Millio 42, Torino
(sabato, 24 gennaio 19:30)
…pensavate di averla scampata eh? Oppure è da mesi che vi domandate: ma la
tombola della Dynamo Dora non si fa più? Ebbene ci rivolgiamo a chi ha
conservato l’odio per tutto l’anno passato, chi ha coltivato invidia e disprezzo
durante le feste e chi ha desiderato lanciare ingiurie nell’anno nuovo: state
all’erta perché torna la mitica TOMBOLA DELLA DYNAMO DORA! Chi ha detto che si
può fare solo prima di natale? Infatti questa non è semplicemente una tombola ma
una TOMBO-LATE! Ricchi Premi e grandi giochi musicali per allietare la vostra
serata…Ovviamente ci saranno succulente pietanze a riempire gli stomaci per cui
prenotatevi per la cena al 327 2970437Vi aspettiamo quindi il 24 gennaio dalle
19:30 al Csoa Gabrio in via Millio 42 per urlare AMBO al primo numero estratto e
lanciare quintali di bucce di mandarini a chi vince. venite puntuali e ditelo a
chi volete!
BENEFIT JUANITO
El Paso Occupato - Via Passo Buole, 47, Torino
(sabato, 24 gennaio 15:05)
Giornata benefit per Juan al Paso occupato
<3 Juanito libre y morte alla polgai <3
dalle 15: aperitivo, brulè, vinyl dj set, mostre tematiche su estrattivismo e
guerra, distro e serigrafia: portati una maglia, una mutanda, una pezza da
serigrafare!
dalle 17: approfondimento della situazione di Juan, spiegazione dell'impianto
giudiziario, dna e udienze in videoconferenza,...
confronto tra le varie operazioni contro i movimenti anarchici in italia e
metodi di solidarietà per contrastarle
dalle 19: buffet a offerta libera (è un benefit!)
dalle 21: performance estripdrag "Elena lenguas" da Barcelona
dalle 22 (presto!): inizio concerti con:
-Eversione da Imperia
-Fever, sempre da Imperia
-Garpez da torino
-Forklift da Lovereto/Rovinator (rovereto)
-Mortaio da bell'ano (Calliano)
-Il nodo hc da Trento
a seguire vinili con le Ciliegine Viniliche da TIERNO
ENTRATA OFFERTA LIBERA - È UN BENEFIT DIOCAN
TUTTO IL RICAVATO (coperte alcune spese) ANDRÀ A JUAN, COMPAGNO ANARCHICO IN
GALERA, SOLDI CHE GLI SERVONO PER LE SPESE VIVE E LEGALI
SALUT, AMOR i ANA(L)RCHIA! <3
PRESENTAZIONE CON IREN3 VILLA | LESBISMO, FEMMINISMO E TEORIA QUEER
Radio Blackout 105.250 - Via Cecchi 21/a, Torino
(giovedì, 22 gennaio 18:00)
Giov 22 gennaio
Dalle 18 Aperitivo e chiacchiere con Iren3 Villa, ricercatric3 e autric3
Parleremo di lesbismo, femminismo e teoria queer a partire dai suoi libri "La
minaccia color lavanda" e "Gayle Rubin".
A seguire musichette Distro aperta. Benefit Radio Blackout