I saperi maledetti tornano con una nuova puntata che riprende il discorso
introdotto lo scorso lunedì su transfemminismo e il significato di scendere in
piazza per l’8 marzo, con la volontà di andare ad approfondire alcuni concetti
legati al movimento transfemminista.
Insieme a Nic Braida, sociolog* e attivista transfemminista abbiamo
problematizzato il concetto di eteronormatività in quanto strumento del sistema
patriarcale; affrontato il tema del passing nella teoria queer ed evidenziato
come il transfemminismo e la sovversione di genere siano alleate delle lotte
anticapitaliste e antimilitariste.
Sentirete le voci di giovani universitari intervistati nei diversi poli, i quali
hanno espresso la loro opinione rispetto a una possibile apertura di un fronte
bellico: prenderesti parte alla leva obbligatoria?; chi dovrebbe andare al
fronte?; il femminismo può essere uno strumento di contrasto alla guerra?
Infine grazie al contributo della professoressa Camoletto, sociologa e
insegnante ad Unito di corpo, genere e sessualità, abbiamo messo in luce la
strumentalizzazione dell’eteronormatività in favore di un’economia di guerra e
di mascolonità egemonica, sottolineando l’importanza di costruire altri modelli
di mascolinità che non aderiscano all’etero-patriarcato.
Come rispondere dunque a un sistema che sempre più devia verso una rotta
bellica?
La nostra conclusione è che la sovversione di genere possa scardinare il modello
capitalista di cui il bellicismo si nutre riducendo il ruolo di riproduzione
sociale cui le soggettività non maschie vengono destinate e unificando l’io
frammentato dell’uomo-soldato attraverso pratiche di cura e riconoscimento di se
stessi negli altri.
Qui trovate il podcast integrale della puntata:
Il primo argomento della serata è stato lo sciopero transfemminista globale
2026, ne abbiamo parlato in collegamento telefonico con Chiara di Non Una Di
Meno Torino:
“Quest’anno sarà ancora sciopero transfemminista, lunedì 9 marzo, e l’8 sarà una
giornata di lotta e mobilitazione.
Due giorni potenti che fermino la produzione e la riproduzione sociale, che
rendano visibile l’invisibile, che facciano emergere il sommerso e mettano al
centro desiderio, rabbia e lotta.
Per ribadire che questo presente costellato da violenza patriarcale, razzista e
istituzionale, guerre, genocidi, militarizzazione, repressione, precarietà non è
un destino a cui non possiamo sfuggire, ma il prodotto di politiche e retoriche
autoritarie precise.
Il genocidio incontrastato del popolo palestinese, la spartizione di Gaza,
l’attacco al Venezuela, al Rojava, le stragi continue in Iran, Congo e Sudan, le
violenze e gli omicidi dell’ICE, la repressione del dissenso che ovunque si
abbatte sui movimenti e su chiunque non si allinea a questo sistema, le
politiche persecutorie antimigranti e il razzismo istituzionale sempre più
feroce, sono tutti sintomi della più generale deriva transnazionale, segnata da
un’escalation bellica e di violenza patriarcale che ridisegna le priorità
politiche ed economiche verso riarmo, guerra e imperialismo.
L’economia di guerra non è più una minaccia astratta, ma una realtà tangibile
che ci colpisce in modo ancora più terribile come donne, froce, lesbiche,
persone queer, trans, non binarie, malatə, neurodivergenti e con disabilità,
razzializzate, migrantə, sex workers, prigionierə, lavoratricə, anziane e in
modo crescente bambinə.
La sottrazione delle risorse destinate ai bisogni reali, per destinarle invece
al riarmo e alla militarizzazione, è sistemica.
L’autodeterminazione e la libertà dei corpi e dei popoli sono sotto attacco
ovunque e in modi diversi, ma tutti con un impatto devastante. Una politica
della guerra, sul piano interno, è quella che fa della cultura dello stupro e
della violenza sessista, maschilista, istituzionale ed economica le proprie
parole chiave; una politica che pone al centro la virilità maschile, in un Paese
in cui i femminicidi sono all’ordine del giorno e in cui le istituzioni si
mostrano incapaci di affrontare il problema su un piano politico, sociale e
culturale.
Siamo noi i soggetti che la società patriarcale ha deciso di sacrificare per
poter garantire il proprio funzionamento, è su di noi che si scarica tutto il
peso e la violenza di questa crisi capitalistica e delle sue guerre.
La sentiamo nel peso del lavoro riproduttivo e di cura, nei femminicidi, nella
violenza di genere e dei ruoli di genere, nel controllo dei corpi, nel
consumismo e nell’estrattivismo sui territori.
La nostra risposta alla violenza è collettiva, culturale e quotidiana e
straborda nelle piazze e negli scioperi.
Per farlo abbiamo bisogno della pratica transfemminista, che continua ad essere
uno degli anticorpi più efficaci e potenti, perché riesce a mettere al centro le
vite materiali, le relazioni personali e politiche e le infrastrutture della
cura. Vogliamo continuare a immaginare insieme nuovi modi di opporci a questo
presente soffocante, per costruire una lotta imprevedibile e concreta.
Non permetteremo la strumentalizzazione della violenza patriarcale da parte del
governo per legittimare risposte securitarie. “Sicurezza” che si traduce in
politiche di controllo, militarizzazione dei quartieri, repressione e
profilazione razziale, aumento dellə detenutə per reati penali, civili e
amministrativi che sono costrettə a vivere in condizioni inumane in carceri
sovraffollate.
L’uso sproporzionato della forza contro i movimenti sociali, le manifestazioni
studentesche e quelle sindacali è il volto interno di questa stessa politica di
guerra. È stato approvato l’ennesimo Pacchetto Sicurezza: misure che non sono
pensate per la nostra sicurezza, ma per reprimere chi esprime dissenso e
svuotare le piazze, rendendo la lotta costosissima sul piano economico e sul
piano sociale e dando più protezione economica e politica alle forze dell’ordine
(che sono ancora senza numeri identificativi).
La violenza dello stato si manifesta anche con proposte di legge come il DDL
Bongiorno. Ci opponiamo alla formulazione della nuova legge sulla violenza
sessuale, che elimina il consenso come parametro per giudicare se ci sia stata o
meno violenza e smaschera la cultura profondamente patriarcale, misogina e
antifemminista dell’esecutivo, che mette sul banco dellə imputatə chi ha subito
violenza invece di chi l’agisce, mentre fa la guerra ai Centri Anti Violenza
autonomi e transfemministi.
Vogliamo rimettere al centro i nostri desideri, la nostra rabbia,
l’autodeterminazione sui nostri corpi e sui nostri territori.
Continuiamo a organizzarci, per trasformare il dolore in rabbia e la rabbia in
lotta, per innescare il cambiamento personale e collettivo, tramare e cospirare
insieme.
La potenza transfemminista in grado di distruggere le fondamenta di questo
sistema razzista, patriarcale, coloniale, abilista e repressivo, forte di quello
che abbiamo costruito e trasformato negli ultimi 10 anni e di tutte le
genealogie precedenti, ma che sia in grado di leggere il presente e adeguare
pratiche e lotte.
Lo sciopero è esploso in questi anni, anche a partire dal movimento
transfemminista globale, nella sua dimensione di pratica sovversiva. È un
processo politico costruito non solo su specifiche rivendicazioni, ma con
l’obiettivo di trasformare radicalmente i presupposti materiali e sociali di
disuguaglianze e gerarchie.
E quindi, dopo dieci anni, oggi è ancora più urgente lo sciopero dal lavoro
riproduttivo e produttivo, dai generi e di genere.
Scioperiamo perché senza consenso è stupro.
Scioperiamo perché senza dissenso è dittatura.
Scioperiamo perché non vogliamo che le nostre vite siano regolate da un’economia
di guerra che impone militarizzazione in ogni ambito delle nostre vite.
Scioperiamo per lo smantellamento delle frontiere che generano morti continue e
contro il razzismo di stato.
Scioperiamo perché nelle scuole non vogliamo le forze dell’ordine ma
un’educazione sessuo-affettiva al consenso e al desiderio.
Scioperiamo perché siamo stanchə di vivere di contratti di lavoro poveri, di
lottare contro la disoccupazione, contro la violenza economica, razzista e
maschilista dentro e fuori ai luoghi del lavoro.
Scioperiamo per una salute transfemminista per spazi e reti di cura – siano essi
autogestiti o all’interno dei servizi di sanità pubblica – che sappiano farsi
carico della nostra salute a 360°: dalla salute sessuale e riproduttiva alla
salute mentale.
Scioperiamo perché vogliamo una casa per tuttə.
Scioperiamo perché ancora oggi il sud Italia è ai margini delle politiche
istituzionali, in cui il progetto surreale del ponte sullo stretto è al centro e
le nostre vite terrone sono dimenticate.
Scioperiamo per il reddito di autodeterminazione.
Scioperiamo per l’autodeterminazione dei popoli oppressi, per la fine del
colonialismo in tutte le sue forme e delle guerre.
Scioperiamo per immaginare una società che metta al centro la cura e la vita,
non il profitto e la guerra.
LE NOSTRE VITE VALGONO. NOI SCIOPERIAMO!“
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di
Claudio Signore di AL COBAS Milano a fronte dell’incidente del 27 febbraio in
cui il tram linea 9 a deragliò finendo contro il muro di un’abitazione e
provocando due morti e 54 feriti e di altri deragliamenti di tram avvenuti nei
giorni successivi sempre nel capoluogo lombardo. Evidentemente c’è qualcosa che
non và nel sistema di trasporto pubblico milanese e come sempre a farne le spese
sono i lavoratori e gli utilizzatori del servizio, per questo il sindacato AL
COBAS che rappresenta i lavoratori di questo settore, è già da tempo che porta
avanti svariate battaglie sindacali, ultimo lo sciopero che è stato proclamato
per il 27 marzo.
Tra le rivendicazioni di questi lavoratori la riduzione dei carichi di lavoro,
una maggiore attenzione alla sicurezza del personale e dei viaggiatori e
l’opposizione ad un nuovo accordo in vista che aumenterebbe ulteriormente
l’orario di lavoro giornalieri per i tramvieri.
Buon ascolto
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il terzo argomento della serata ha riguardato il trasporto aereo, ai nostri
microfoni abbiamo quindi ospitato Gianni Cervone di CUB Linate e Malpensa. Da
lui ci siamo fatti descrivere le motivazioni che hanno portato all’indizione
dello sciopero del 18 marzo, sciopero che potrebbe venire “congelato” data
l’apertura da parte delle aziende di handling tirate in causa, che si sono dette
disponibili all’apertura di un tavolo di trattativa con i lavoratori.
Buon ascolto
Ricostruiamo la giornata di mobilitazione dell’8 marzo a Città del Messico, dove
decine di migliaia di donne hanno attraversato le strade fino allo Zócalo in una
delle manifestazioni femministe più grandi dell’America Latina. Nonostante la
piazza oceanica, Pontiroli racconta di aver percepito un leggero calo sia nella
partecipazione sia nel livello di organizzazione dei collettivi presenti
rispetto agli anni passati.
Al centro della protesta restano le rivendicazioni contro la violenza
strutturale di genere e l’inerzia delle istituzioni: in Messico, secondo i dati
del Segretariato esecutivo del sistema nazionale di sicurezza, nel 2024 sono
stati registrati circa 839 femminicidi, mentre se si considerano tutti gli
omicidi di donne la cifra supera le 3.000 vittime l’anno. Le organizzazioni
femministe ricordano inoltre che in media vengono uccise circa 10 donne al
giorno e che la grande maggioranza dei casi resta impunita o non arriva a
sentenza.
La giornata è stata attraversata da performance, cori e slogan — tra cui “No
estás sola” e “No se va a caer, lo vamos a tirar”. Nel finale del corteo alcune
manifestanti hanno cercato di rimuovere le barriere metalliche installate dal
governo a protezione dei palazzi istituzionali attorno allo Zócalo. A presidiare
l’area un massiccio schieramento di polizia, composto in gran parte da agenti
donne vestite di viola — il colore simbolo del movimento femminista in Messico —
che hanno risposto con numerosi lanci di gas lacrimogeni per disperdere i gruppi
rimasti nella piazza.
Ne parliamo con la giornalista, da Città del Messico Sofia Pontiroli
@credit fotografie di copertina e dell’articolo di Sofia Pontiroli, Città del
Messico, 8 Marzo 2026
Dopo una settimana fittissima di appuntamenti a cura di Non una di meno, è stato
un lungo weekend di iniziative transfemministe, a Torino come in tutta Italia e
nel mondo. Sabato 7 un grande corteo ha attraversato il centro città, domenica 8
ci sono state iniziative transfemministe nei quartieri di San Salvario, Cenisia,
Barriera di Milano, Vanchiglia e in provincia, a Susa, Avigliana e Grugliasco.
Oggi, nel giornata di sciopero generale l’Assemblea precaria universitaria ha
organizzato un flash mob per denunciare la condizione di precarietà nel settore
accademico. L’iniziativa è stata presentata con lo slogan “Il precariato è una
corsa a ostacoli” e ha coinvolto il percorso di accesso all’aula in cui era
prevista la seduta del Senato accademico. Lungo la balconata del rettorato, il
collettivo ha disposto fili, scatole e barriere simboliche, costringendo i
componenti del Senato a superare fisicamente alcuni ostacoli prima di entrare in
aula. Sul percorso sono stati inoltre collocati fogli e cartelli con riferimenti
a situazioni descritte come frequenti nella vita dei lavoratori precari
dell’università, tra cui mancati rinnovi contrattuali dopo anni di attività,
flessibilità obbligata e mobilità geografica.
Alle 10 è iniziato il partecipato presidio al tribunale di Torino contro il Ddl
Bongiorno, che si è trasformato in corteo dopo qualche ora. Le conseguenze
dell’approvazione del DdL Bongiorno, di modifica della attuale legge sulla
violenza sessuale, sarebbero molto gravi, soprattutto nei contesti familiari e
coniugali, e per le giovani e giovanissime che con le loro denunce fanno
registrare un aumento vertiginoso dei casi (dati Istat 2025), nei contesti
lavorativi e in condizioni di ricattabilità, nei tribunali dove chi denuncia è
già esposta a vittimizzazione secondaria.
Inoltre, la bocciatura del congedo retribuito ai padri, l’eliminazione di
Opzione Donna e i dati sul gender pay gap, smascherano un governo che fa
propaganda sulla natalità e la conciliazione vita-lavoro ma non le sostiene. Le
donne, le persone giovani e giovanissime, trans, razzializzate, disabili vengono
espulse dal mondo del lavoro e pagano la guerra e il riarmo con l’aumento del
lavoro povero e precario, il part time imposto, l’aumento dei prezzi e la
distruzione del welfare.
Questo 8 marzo si è svolto con un nuovo fronte di guerra aperto, quello contro
l’Iran e, scenario in cui ancora una volta è la popolazione civile a pagare un
prezzo altissimo per la
repressione da parte del Regime e per l’attacco israelo-americano, e lx
transfemministx in piazza hanno ribadito il sanguinoso nesso tra patriarcato e
guerra.
Abbiamo contattato Daniela, di NUDM, in diretta dal presidio al tribunale, che
ci ha parlato della giornata di sciopero transfemminista di oggi, del flash mob
in Rettorato, della necessità di opporsi al Ddl Bongiorno. La giornata di
sciopero e lotta transfemminista prosegue: alle 16, assemblea in Università.
Se è vero che ogni 8 marzo è importante, quest’anno la lotta è soprattutto
antigovernativa. Un governo che produce norme incessanti volte a criminalizzare
il dissenso, aumentare le pene, sovraffollare carceri già esplosive, colpire
categorie umane già fortemente marginalizzate e, ovviamente, norme che abbiano
oggetto i nostri corpi.Dopo il reato di femminicidio di cui non avevamo alcun
bisogno, e che poco velatamente ci ricorda chi è donna, e chi non lo è (le
nostre sorelle trans), nelle ultime settimane ad essere sotto attacco è un
concetto che tanto duramente i femminismi, nei decenni, hanno lottato per
visibilizzarlo, per portarlo al centro del dibattito sulla violenza di genere:
il consenso.
Il ddl Buongiorno, se approvato, ci riporterà indietro, a tempi ancora più
oscuri di quelli attuali. La donne su cui è stata agita la violenza dovrà in
sede processuale dimostrare di aver detto NO; si esacerberà il meccanismo in cui
la vittima diventa imputata, costretta a rivivere la violenza incessantemente.
Il consenso verrà sostituito dalla “volontà contraria all’atto sessuale”, ossia
dalla prova di aver espresso un “dissenso”. Va da sé che alcuni corpi saranno
colpiti da questa norma più di altri: le persone trans, l* sex worker, le
persone con disabilità, tutte le soggettività che subiranno le violenze tra le
proprie mura domestiche dove dire no è più difficile da provare se l’abuser è
tuo (ex) marito o il tuo compagno. E sappiamo bene quanto le violenze avvengano
soprattutto dentro il focolare domestico.
Questo meccanismo avrà conseguenze a valanga. E richiederà la complicità di
altri attori, tra cui i tribunali e i consultori. La macchina sanitaria sarà
investita da un processo probatorio che metterà estremamente in difficoltà chi
ancora denuncerà. E il comparto sanitario dovrà decidere da che parte stare.
Oggi scioperiamo con tutta la nostra rabbia e solidarietà reciproca e chiediamo
a tutt* l* operator* sanitari* di unirsi alla lotta contro questo governo
liberticida.
8 marzo ovunque, 8 marzo ogni giorno!
TRANSFEMMINISMO E ANARCHIA
CDL FELIX Asti - Via XX Settembre 112 Asti
(sabato, 21 marzo 17:00)
SABATO 21 MARZO
H 17:00
TRANSFEMMINISMO E ANARCHIA
Presentazione dell’opuscolo della Federazione Anarchica di Torino e del
"Germinal" di Trieste con alcun autor
I nostri corpi degeneri in lotta contro frontiere, nazionalismi, identità
escludenti. Contro le leggi del padre, del padrone, degli dei e dei loro preti.
A seguire gnoccata vegan
Centro di Documentazione Libertario "Felix"
Via XX settembre, 112 (AT)
PUNTA CREATIVA PER MOBILITAZIONE SULLA SALUTE CHE VOGLIAMO
Spazio Popolare Neruda - Corso Ciriè 7, 10124, Torino
(mercoledì, 4 marzo 18:30)
Ci vediamo al Neruda per preparare insieme i materiali (cartelloni, striscioni
etc.) per la piazza del 6 Marzo sulla Salute che vogliamo
Questa è un'iniziativa de coordinamento salute pubblica che si inserisce nella
cornice delle mobilitazioni dello sciopero globale transfemminista. Puoi passare
anche se non hai partecipato alle nostre assemblee.
INCONTRO DI MUTUO AIUTO TRANS*
Csoa Gabrio - Via Millio 42, Torino
(mercoledì, 11 marzo 18:00)
INCONTRO RETE DI MUTUO AIUTO TRANS* 🏳️⚧️💖
Sei una persona trans? Vuoi contribuire a formare una rete di scambio di
conoscenze ed esperienze con altre persone trans? Sei stancx di dover sempre
passare per istituzioni e persone cis per dirimere i tuoi dubbi?
Vogliamo costruire uno spazio orizzontale di AUTO-MUTUO-AIUTO tra persone trans*
dove poterci scambiare e fornire gli strumenti per gestire la nostra salute.
Crediamo nei principi dell'auto-gestione, dell' auto-organizzazione, della
solidarietà e del mutualismo.
Non vogliamo offrire un servizio o uno sportello, ma creare una realtà di mutuo
aiuto, fra pari, da dentro la nostra comunità, dove poter mettere insieme
conoscenze ed esperienze, tra noi e tra persone transfemministe alleate.
Navigare la propria salute come persone trans è spesso complesso, tra
gatekeeping, leggende metropolitane, stereotipi negativi e personale sanitario
non adeguatamente preparato, quando non proprio discriminatorio. Questo momento
vuole essere uno spazio per infrangere quegli ostacoli alla nostra
autodeterminazione, e creare dei momenti di solidarietà concreta tra persone
trans, qualsiasi sia il loro percorso.
Se hai qualcosa da condividere, porta le tue conoscenze, se hai qualcosa su cui
vuoi saperne di più, porta i tuoi dubbi. Ci vediamo al CSOA Gabrio, Consultoria
FAM il 11/03 dalle ore 18! ❤️
Verso l’8 marzo, Non Una Di Meno lancia un intero weekend di mobilitazione
transfemminista: tre giorni di sciopero e iniziative per rimettere al centro
lavoro, riproduzione sociale e conflitto, sull’onda dell’opposizione ai piani
del governo tra cui il DL Bongiorno.
L’obiettivo è bloccare, anche simbolicamente, i meccanismi della produzione e
della riproduzione sociale, rendere visibile il lavoro invisibilizzato e
denunciare un presente segnato da violenza patriarcale, razzista e
istituzionale, guerre, precarietà e repressione. Un presente che non rappresenta
un destino inevitabile, ma il risultato di scelte politiche precise.
In risposta NUDM organizza un denso fine-settimana di cortei, mobilitazioni nei
quartieri e soprattutto di sciopero transfemminista:
7 marzo corteo cittadino, 8 marzo iniziative diffuse nei quartieri di Torino, 9
marzo sciopero transfemminista e mobilitazioni in città contro governo e
patriarcato.
Ne abbiamo parlato con una compagna di Non Una di Meno:
LA SALUTE CHE VOGLIAMO - MOBILITAZIONE PER UNA SANITÀ PUBBLICA ACCESSIBILE E
TRANSFEMMINISTA
Piazza Castello, Torino - Torino, piazza Castello
(venerdì, 6 marzo 16:00)
Contro l’incessante smantellamento della sanità pubblica, contro la chiusura dei
consultori, contro i finanziamenti di fondi pubblici ad associazioni
antiabortiste, stanze d’ascolto, armi e guerre, vogliamo una sanità pubblica
libera e accessibile! Rifinanziamo i luoghi della salute.
Restituiamo condizioni di lavoro sicure e dignitose a tuttu lu operatoru
sanitari.
Ripensiamo i luoghi di salute a partire da uno sguardo che possa tenere al
centro la persona, la sua salute fisica e mentale, le sue relazioni.
Ricostruiamoli insieme, a partire dai nostri bisogni, radicati nei quartieri che
abitiamo e attraversiamo e inseriti nel contesto attuale di vite materiali
precarie e attacchi delle destre.
Facciamoci sentire! Unisciti a noi per liberare la sanità pubblica
Ore 16 Piazza Castello
8 MARZO: FESTA DELLE DONNE DELLA BARRIERA
Giardini Montanaro - Barriera di Milano - corso giulio cesare 134
(domenica, 8 marzo 14:00)
OTTO MARZO Giornata Internazionale delle Donne
🏙️ UNA GIORNATA PER LE DONNE DELLA BARRIERA!
📌 Domenica 8/03 - dalle H. 14 - Giardini Montanaro
La passiamo insieme?
Stiamo in piazza con tutto quello che siamo ogni giorno: chiacchiere, risate,
dialogo sul nostro quartiere, le nostre fatiche e i nostri bisogni.
Troverai:
Musica, laboratori artistici e di bellezza, giochi, danze, microfono aperto e
tantissimo altro.
Vieni con le amiche e anche bimbe e bimbi che avranno spazi gioco per lasciarci
godere la giornata!
🔴 Sabato 7Marzo ci troviamo tutte sempre ai Giardini Montanaro per raggiungere
insieme il corteo cittadino (più info sull'orario nei prossimi giorni)!
DONNE CONTRO GUERRA E GENOCIDIO IN PALESTINA: INIZIATIVA VERSO L'8MARZO
Circolo “Ost Barriera” - Via Luigi Pietracqua, 9
(venerdì, 6 marzo 19:00)
🔴 "SULLA LINEA DEL FRONTE FEMMINILE", presentazione degli atti dell'incontro
nazionale tenutosi il 6/21 a Roma!
📌 Venerdì 6/03 - H. 19 - Via Pietracqua 9
Interverranno:
Francesca Chiarotto - Università del Piemonte Orientale
Giulia Druetta - Avvocata giuslavorista USB
E con contributi di attiviste sudamericane e palestinesi
🟣 Verso L'8 MARZO IN BARRIERA: momento di festa e di lotta delle donne del
nostro quartiere che sarà Domenica 8/03 dalle H. 14 ai Giardini Montanaro
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Sarà un momento di confronto per continuare verso e oltre l'8 marzo a costruire
un fronte femminile e queer contro le politiche del governo Meloni, la violenza
di genere e la precarietà a chi siamo relegate.
Dai momenti di confronto nelle città, nelle piazze contro il ddl Bongiorno,
nelle piazze dell'8 marzo, fino alla manifestazione nazionale del 14 Marzo alle
14.00 in Piazza della Repubblica (Roma) chiamata dal Comitato Per il "no
sociale" al referendum, portiamo il nostro dissenso al Governo Meloni, nemico
delle donne, alla guerra e al genocidio in Palestina!
👉 Più info sulla pagina di @donne_contro_guerraegenocidio o scrivici in dm!