Giornata di stravolgimenti in Piemonte per la gang Sì Tav. A Roma è stato
costretto alle dimissioni il biellese Andrea Delmastro Delle Vedove, lo stesso
che appena un anno fa, […]
The post Torino-Lione, Delmastro: No Tav come la mafia first appeared on
notav.info.
Nel Delta del Niger il petrolio contamina l’acqua e arriva in tribunale in
Italia. Intanto le tensioni nello Stretto di Hormuz mettono a rischio il flusso
globale di energia
L'articolo Newsroom – Il petrolio nel Delta del Niger. Perchè tutto dipende
dallo Stretto di Hormuz proviene da IrpiMedia.
Il 17 marzo la Commissione Europea ha dato il via libera ai finanziamenti
pubblici per riattivare l’Autostrada Ferroviaria Alpina tra Aiton e Orbassano. A
cui sono seguite le solite grandi […]
The post Un viaggio che vi promettiamo greve first appeared on notav.info.
La mancata fermata del Frecciarossa a Bardonecchia sulla tratta Milano–Parigi
ha riaperto in questi giorni un dibattito che, al di là delle richieste
istituzionali, mette in luce una contraddizione più profonda. Da un lato, […]
The post Frecciarossa Milano–Parigi: la questione della fermata di Bardonecchia
first appeared on notav.info.
Nella comunità di Aggah, in Nigeria, gli sversamenti di petrolio hanno
avvelenato fiumi e falda. Quando piove, invece, l’area si allaga: secondo i
residenti a causa di infrastrutture costruite male dalle compagnie petrolifere
L'articolo Nigeria, la maledizione dell’acqua proviene da IrpiMedia.
La guerra all’Iran viene letta anche come un tentativo da parte degli USA di
adottare una Grand Strategy di contenimento dell’ascesa cinese dal punto di
vista tecnologico e non solo, colpendo i Paesi che riforniscono la RPP di
petrolio. Nonostante gli impatti della guerra sull’ambito energetico globale
siano evidenti la Cina dimostra una capacità di reggere le interferenze in
materia energetica grazie alla sua gestione e pianificazione in tale ambito.
Non si può dire lo stesso del contesto “occidentale”, dove il limite maggiore è
dato dalla quasi totale finanziarizzazione dell’energia e dell’aggancio dei
prezzi alla Borsa di Amsterdam. A livello nostrano, a fronte del neonato decreto
per lo sconto sulle accise dei carburanti, un decreto palliativo che non risolve
i rincari in quanto durerà venti giorni soltanto, è chiaro che non esista alcun
tipo di ragionamento prospettico sul tema energetico, ma anzi si continui ad
agevolare la speculazione.
Ne parliamo con Dario Di Conzo, docente a contratto all’Università di Napoli
“L’Orientale” dove insegna “Riforme economiche della Cina Contemporanea”
Alla vigilia della fine dei domiciliari la Procura prolunga la pena
dell’attivista No Tav: il movimento denuncia persecuzione giudiziaria e “diritto
penale del nemico” Doveva concludersi il 14 marzo il …
(disegno di irene servillo)
A Taranto, proprio al confine con i comuni di Massafra e Statte, è stata
fortemente voluta da Acquedotto Pugliese la realizzazione del più grande
dissalatore d’Italia, quello alla sorgente del fiume Tara. Il Tara è un fiume
carsico lungo appena due chilometri, con una portata media ridotta. Il fiume, di
cui abbiamo già scritto, rappresenta però un luogo di assoluto valore ambientale
e soprattutto sociale: durante le calde estati sono rituali i bagni refrigeranti
e i trattamenti con i fanghi, ritenuti benefici dalla comunità ampia ed
eterogenea che si riversa sulle sponde e nelle conche del fiume. Con un
trampolino e qualche struttura arrangiata a riva tra le canne di giunco, il Tara
è l’unica oasi per ragazzi e anziani dei quartieri operai che faticano a
raggiungere i tratti di spiaggia balneabile oltre gli impianti della zona
industriale, l’acciaieria e la raffineria dell’Eni.
La costruzione del dissalatore viene giustificata da Acquedotto Pugliese come
mezzo per contrastare la crisi idrica in Puglia, ma lega a sé
innumerevoli interrogativi, alcuni tuttora irrisolti. In partenza, il costo
dell’opera previsto si aggirava intorno ai 98 milioni di euro, di cui circa 27
da finanziamenti Pnrr e oltre 70 dal Fondo Sviluppo e Coesione. A marzo dello
scorso anno, in seguito a una variazione del quadro economico approvata
dall’Autorità Idrica Pugliese, l’opera raggiunge un costo di circa 130 milioni
di euro, dove l’incremento dovrebbe giungere dai proventi tariffari
dell’Acquedotto.
Ciò che fa più rumore riguarda la provenienza delle acque del Tara: trattandosi
di un fiume carsico, la sua portata dipende direttamente dai fenomeni piovosi.
Perciò è lecito chiedersi come possa tale impianto rimediare alla carenza di
acqua se il suo stesso funzionamento dipenderà dalle variazioni di portata del
fiume. Può la Regione Puglia spingere per la realizzazione di questo progetto,
con simili investimenti e un significativo impatto ambientale (visto che sul
Tara sussiste già un prelievo di 1.100 l/s destinato all’ex Ilva e
all’agricoltura), senza impegnarsi a pensare ad alternative al progetto se non
l’utilizzo delle autobotti? Nel frattempo, secondo l’Istat, la rete idrica
pugliese registra perdite pari al 46,3 per cento delle acque trasportate e ad
ottobre è stato dichiarato per la Puglia lo stato d’emergenza idrica. Caso
simile persiste in Sicilia, dove la costruzione di diversi dissalatori non
sembra aver minimamente posto rimedio alla carenza di acqua.
LA TECNICA COME MURO
Se con il precedente articolo si è voluto restituire una fotografia del contesto
in cui si colloca l’opera, questo vuole essere invece uno strumento di analisi e
comprensione delle dinamiche politico-amministrative che hanno accompagnato il
progetto fino a oggi. Nonostante l’iter autorizzativo si sia concluso i primi
giorni di settembre e i lavori siano partiti a pieno ritmo alla fine dello
stesso mese, con nove ditte previste sul cantiere e circa centoventi lavoratori,
l’opposizione della comunità, che non comprende le iniziative della politica
locale e degli enti pubblici, rimane forte e ha acquisito sempre più
consapevolezza nel tempo.
Due strade perfettamente parallele, mobilitazione e iter autorizzatorio, che non
hanno mai avuto modo di incontrarsi, nemmeno quando la mobilitazione ha espresso
la necessità di sviluppare un confronto politico serio e motivato sull’opera. Le
rivendicazioni della comunità del Tara sono in linea con quelle di altre
vertenze del territorio: la discarica di inerti alle porte del quartiere Paolo
VI, la proposta di costruire un impianto di rigassificazione nel porto di
Taranto, le sempre più inquietanti vicende dell’ex Ilva che continua a mietere
vittime tra operai e cittadini, la raffineria dell’Eni. E ancora: la volontà di
realizzare un impianto fotovoltaico off-shore nel porto di Taranto,
l’ampliamento dell’inceneritore di Massafra, le discariche, la marina militare
che non intende indietreggiare restituendo spazi sottratti alla città per più di
un secolo. Quelle elencate sono tutte vicende che hanno come comune denominatore
l’appropriazione dei luoghi a danno delle comunità che li vivono e che non
vengono minimamente coinvolte nei processi decisionali, opere tutte giustificate
dall’invocazione di un presunto bene superiore o dalla presenza di altre opere
impattanti.
È un paradosso che Taranto continua a vivere anche con la vicenda dissalatore:
una delle aree pugliesi che più soffre i disservizi della rete idrica viene
chiamata a sacrificare un pezzo di sé, mettendo a rischio uno dei pochi luoghi
rimasti indenni dal feroce sviluppo industriale e urbanistico degli ultimi
decenni. A testimonianza di ciò si prenda la motivazione al parere negativo
all’opera, in conferenza di servizi, da parte della Soprintendenza del ministero
della cultura. Tra le oltre cinquanta pagine di motivato dissenso si legge: “La
realizzazione del progetto trasformerebbe in modo irreversibile il paesaggio
identitario. Il paesaggio non è soltanto un fatto visivo. La convenzione europea
del paesaggio lo definisce come ‘una determinata parte di territorio, così come
è percepita dalle popolazioni’, il cui carattere deriva dall’azione congiunta di
fattori naturali e umani. Il territorio diventa paesaggio quando gli abitanti si
riconoscono in esso, nei suoi tratti identitari, contribuendovi non solo con
interventi materiali ma anche in senso culturale e simbolico. Solo attraverso
tale processo può maturare una percezione positiva del paesaggio. Tale dinamica
difficilmente può attivarsi in un contesto in cui la trasformazione avviene in
tempi così rapidi e mediante l’introduzione di impianti e infrastrutture di
grande scala, come nel caso in esame”.
Nonostante questo dissenso all’opera, la Sezione tutela e valorizzazione del
paesaggio della Regione Puglia, come si legge dal verbale della conferenza di
servizi, ritiene che non ci siano criticità rilevate dal punto di vista
paesaggistico. La conferenza si conclude a gennaio 2025, oltre i novanta giorni
regolamentari, nonostante il parere del ministero, nonostante le prescrizioni
significative da parte di Arpa Puglia, nonostante le prescrizioni dell’Asl di
Taranto, nonostante i dubbi sulle interferenze con la rete gas di Snam. Tale
conclusione coincide con il rilascio della Valutazione di impatto ambientale
dell’opera, una delle principali autorizzazioni che concorrono al rilascio del
Paur (Provvedimento autorizzatorio unico regionale), il vero e proprio via
libera ai lavori. Il 20 febbraio 2025 viene rilasciata, sempre dalla Sezione
tutela e valorizzazione del paesaggio, l’autorizzazione paesaggistica all’opera,
altro tassello necessario al rilascio del Paur.
Il ruolo ricoperto in questa vicenda dalla Regione non è affatto marginale, ma
centrale e soprattutto decisionale. Lo stesso rilascio del Paur è responsabilità
della Regione, che coordina la conferenza di servizi, cura l’istruttoria e i
rapporti con gli enti coinvolti. A maggio, in occasione della presentazione dei
candidati alle elezioni amministrative di Taranto per il Pd, un gruppo di
cittadini riuniti nella rete civica Difesa fiume Tara, ha colto l’opportunità
per interrogare sulla vicenda Emiliano, sempre presente agli eventi di partito,
che spesso si svolgono nei salotti buoni della città e per il solo periodo di
campagna elettorale. Alla fine dell’evento, l’ex governatore regionale decideva
di accettare il confronto con la compagine civica, mentre gli altri
partecipanti, attoniti, facevano da cornice alla discussione. Da queste parti,
infatti, cercare un confronto schietto con i vertici politici dei partiti non è
pratica diffusa. Il presidente, incalzato dalla rete, respingeva ogni
attribuzione di responsabilità politica rispetto alla vicenda: «Per Acquedotto
Pugliese decide la sua governance», «io non sono il faraone», «se Acquedotto
Pugliese ha scelto è perché ci sono delle motivazioni tecniche». Quest’ultima
affermazione è stata il vero e proprio leitmotiv con il quale la mobilitazione
ha dovuto fare i conti. Pur trattandosi di scelte innanzitutto politiche, la
stessa politica, a ogni livello, quando interrogata sulle proprie
responsabilità, ha sempre ricondotto il dibattito a una mera questione tecnica.
In occasione del sit-in promosso dalla rete civica nell’aprile 2025 presso la
presidenza della Regione Puglia a Bari, nonostante fosse stato chiesto un
incontro di natura esclusivamente politica con Emiliano, a presentarsi sono
stati tre dirigenti di Acquedotto Pugliese, uno di Arpa Puglia e uno della
Regione. La giustificazione fornita è che il governatore non avrebbe potuto
rispondere a questioni decisionali di Acquedotto Pugliese in quanto frutto di
scelte tecniche. La tecnica ancora una volta usata come un muro tra comunità e
politica.
DOPO LE ELEZIONI
La scorsa primavera una scarna e poco partecipata campagna elettorale per le
elezioni amministrative, la retorica stanca di una classe dirigente che si
reinventa da ormai trent’anni, hanno tracciato un solco invalicabile tra
interessi comunitari e politica locale. Tutti i candidati hanno parlato del
dissalatore: chi avrebbe voluto farlo a mare (come se spostare un problema
ambientale equivalesse a eliminarlo), chi si dichiarava totalmente contrario. Lo
stesso futuro sindaco Piero Bitetti, nella settimana precedente il ballottaggio,
ha dichiarato che il Tara sarebbe stato difeso con ogni strumento giuridico e
urbanistico. Le elezioni comunali si sono svolte tra maggio e giugno e, per
tutta la successiva estate, si è assistito al progressivo rilascio di tutte le
autorizzazioni necessarie alla conclusione del Paur. Intanto, la cittadinanza ha
tentato invano di conoscere le reali posizioni della nuova amministrazione sul
dissalatore, la discarica di inerti nel quartiere Paolo VI, la nave
rigassificatrice nel porto di Taranto e l’accordo di programma per l’ex Ilva.
Pur rivendicando, con presidi in occasione dei vari consigli comunali, la
volontà di partecipare alle decisioni che riguardano le proprie vite, non hanno
ricevuto risposte esaurienti. Alle dichiarazioni della campagna elettorale non è
seguita alcuna azione, ma piuttosto un imbarazzante silenzio proveniente dal
Palazzo di Città, o qualche sparuto “bisogna valutare”. A inizio settembre,
tutte le autorizzazioni necessarie concesse, è stato dichiarato concluso il
procedimento di rilascio del Paur. In risposta a ciò, la comunità ha chiesto che
fosse il comune di Taranto a farsi carico del ricorso presso il Tribunale
amministrativo regionale, dando seguito alle promesse fatte durante la campagna
elettorale. Il sindaco non sarebbe obbligato a presentare ricorso, ma ci si
aspetta che venga effettuata una valutazione di merito sulla correttezza
dell’iter autorizzativo, magari assegnando un mandato all’avvocatura comunale,
oppure ascoltando i cittadini che nel frattempo avevano studiato le carte e
richiesto un incontro al sindaco innumerevoli volte, senza mai ricevere
risposta. La stessa rete Difesa fiume Tara ha preparato un dossier contenente
una serie di punti dell’iter meritevoli di attenzione. Il dossier è stato
consegnato nei primi giorni di ottobre all’assessora all’ambiente (in quota
AVS), ma nonostante le parole del suo partito durante la campagna elettorale
rispetto al tema dissalatore, la cittadinanza non ha potuto constatare alcuna
azione dell’amministrazione in difesa del fiume Tara, tantomeno l’allontanamento
del partito dal governo cittadino.
L’ultimo episodio, che sancisce la rottura di ogni rapporto istituzionale (se
così può definirsi) tra comune di Taranto e mobilitazione è avvenuto il 13
ottobre 2025, in occasione di un consiglio comunale durato nove ore. Tra i punti
all’ordine del giorno vi era una mozione che chiedeva alla giunta e in
particolare al sindaco di impugnare il Paur presso il Tar. La mozione veniva
emendata e trasformata in un impegno non più a impugnare, ma a valutare se vi
fossero i motivi per impugnare, insomma un’ulteriore dilazione di fronte alla
scadenza dei termini per effettuare il ricorso, fissata al 4 novembre.
Nonostante questo, la rete Difesa fiume Tara non ha smesso di cercare un modo
per presentare il ricorso, creando una collaborazione con il Gruppo di
intervento giuridico, un’associazione che utilizza lo strumento del diritto per
tutelare l’ambiente e i contesti a esso collegati. Il vero colpo di scena
riguarda però i termini di presentazione del ricorso: si è scoperto che il Paur
non era stato ancora pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia e
che, secondo una legge regionale, i termini per impugnare un atto cominciano a
decorrere dal momento della pubblicazione. Il Paur è stato pubblicato il 4
dicembre, addirittura dopo l’inizio dei lavori presso i cantieri del
dissalatore. Così il Gruppo di intervento giuridico ha preso in carico il
dossier ignorato dall’assessora, presentando ricorso presso il Tar del Lazio. Si
è scelta la sede di Roma in quanto competente per le controversie che riguardano
opere finanziate tramite Pnrr. Contestualmente la rete civica continua a
proporre eventi di autofinanziamento che serviranno a sostenere le spese
processuali. In attesa dell’esito del ricorso, resta una certezza: mentre
istituzioni e politica hanno scelto di non assumersi responsabilità,
assecondando le scelte di Acquedotto Pugliese, della Regione Puglia e
dell’Autorità Idrica Pugliese, la difesa del Tara è ormai interamente sulle
spalle della comunità locale. (domenico colucci)
Il Gruppo Giuridico Popolare Sardo denuncia la criminalizzazione della protesta
dopo lo sgombero del Presidio degli Ulivi e rilancia il sostegno a chi ha difeso
per mesi il territorio dalle …
A Chiomonte si torna a parlare di Palazzo Beraud, lo storico edificio noto anche
come “Vescovado”, situato nel centro del paese alle spalle del municipio. Ad
accendere la discussione è […]
The post Chiomonte, lo spettro dell’ennesima foresteria per le maestranze Tav e
della sostituzione demografica first appeared on notav.info.
L’accordo commerciale con il Mercosur è entrato in vigore in maniera provvisoria
ma il rischio per l’Ue è ridefinire al ribasso i propri standard ambientali
L'articolo Le deroghe ambientali dell’accordo con il Mercosur proviene da
IrpiMedia.
Terraliquida si presenta; amabili chiacchiere su emergenze permanenti e
possibili risposte dal basso.
Terraliquida è un collettivo di volontar* e attivist*, che mettono a
disposizione tempo e competenze per fronteggiare emergenze postalluvione,
partecipando a reti di solidarietà attiva.
Terraliquida raggiunge anche le piccole realtà abbandonate dalle amministrazioni
locali e porta soccorso dove le organizzazioni più grandi non riescono o non
hanno interesse ad arrivare. In questo senso si oppone attivamente alla
strategia di spopolamento forzato delle zone marginali, cercando invece di
elaborare e realizzare nuovi modelli ecologici di vita e di convivenza sul
territorio.
Contro il dissesto idrogeologico permanente.
Alcune cifre sul dissesto idrogeologico in Italia:
Il 94,5% dei comuni italiani è a rischio idrogeologico. “Negli ultimi decenni –
scrive l’ISPRA – i fattori antropici, quali tagli stradali, scavi, sovraccarichi
dovuti a edifici o rilevati, hanno assunto un ruolo sempre più determinante tra
le cause predisponenti delle frane. L’abbandono delle aree rurali montane e
collinari ha determinato un mancato presidio e manutenzione del territorio e dei
manufatti antropici”.
Le alluvioni sono diventate un’emergenza tristemente ricorrente in molte zone
d’Italia, con esiti terribili come le inondazioni avvenute in Emilia-Romagna nel
maggio 2023 che hanno causato 17 decessi e ingenti danni.
Con 6,8 milioni di persone che vivono in aree a rischio di inondazione con
pericolosità idraulica media, è evidente come sia necessario intervenire nella
gestione del rischio.
RACCOLTA FONDI PER FURGONE ATTREZZATO PER TERRA LIQUIDA
A TERRA LIQUIDA SERVE UN MEZZO POLIVALENTE, AUTOSUFFICIENTE, RAPIDO DA SPOSTARE
E COMPLETAMENTE ATTREZZATO, PER:
* trasportare attrezzature di sgombero e pulizie, officina meccanica mobile,
apparati radio e antenne;
* distribuire beni e acqua, preparare pasti caldi, prestare primo soccorso
sanitario in attesa di aiuti specializzati;
* pianificare sul luogo gli interventi e coordinare i volontari, allestire
alloggi temporanei con tende da campo.
PERCHÉ CI SERVE
Abbiamo bisogno di un punto di riferimento stabile e sicuro, un campo base
rapidamente disponibile ovunque sia necessario. Le emergenze sono imprevedibili,
caotiche, spesso isolate: con le attrezzature giuste ogni intervento diventa più
rapido, sicuro ed efficace.
COME ATTREZZEREMO IL NUOVO FURGONE
Ecco i dettagli sul mezzo e gli allestimenti di cui lo doteremo, grazie anche
alla tua donazione:
* furgone guidabile con patente B (Ducato o simile) con pianale idraulico
* pompe idrovore, idropulitrici, attrezzature per sgombero e pulizia
* materiali per le squadre di intervento e dotazioni individuali di sicurezza
* radio e antenne per comunicazioni indipendenti dalla rete internet
* officina meccanica mobile (utensili, ricambi, riparazioni d’emergenza)
* dotazioni base di primo soccorso sanitario in attesa di aiuti specializzati
* tende da campo per alloggiamento emergenziale
* generatori e antenne-faro per illuminazione cantieri
* carrello trainato con cucina da campo
QUANTI SOLDI SERVIRANNO?
Dovremo acquistare un furgone usato, ma in buono stato per garantire la massima
efficienza. Lo attrezzeremo con le dotazioni necessarie, assicurandoci che le
prestazioni siano garantite in qualsiasi momento.
CI SERVIRANNO 20.000 EURO!
COME PUOI CONTRIBUIRE?
* Con la raccolta fondi su “Rete del Dono” https://furgoneofficina.vado.li/ che
prevede ricompense varie: magliette, riviste, abbonamenti a Rivista
Contadina, …
* Con bonifico ad ASSOCIAZIONE TERRALIQUIDA ODV – IBAN:
IT37L0501812800000020000134
* Partecipando e organizzando eventi benefit,
contattandoci: terraliquida@autoproduzioni.net
* Acquistando gadget promozionali https://terraliquida.noblogs.org/shop/
Per approfondire:
Rapporto Ispra edizione 2025 – Approfondimento all’info di Black out
Sito di Terra liquida