Di Nicoletta Dosio Guerra. Non ha mai smesso di ammorbare il mondo, di mietere
vittime innocenti ed instaurare schiavitù là dove al sistema del capitale, per
risolvere le proprie crisi […]
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notav.info.
L’Assemblea degli azionisti di Orizzonte Sistemi Navali SpA, partecipata da
Fincantieri (51%) e Leonardo (49%), ha nominato il Consiglio di Amministrazione
della società: presidente Enrico Credendino, Capo di Stato Maggiore della Marina
Militare fino al 28 ottobre 2025 e già Comandante in Capo della Squadra Navale
(CINCNAV) della Marina.
In meno di otto mesi il pensionato ammiraglio assume la guida di una delle
aziende che ha rilevanti commesse con la Difesa italiana: dal programma
internazionale franco-italiano FREMM a quello dei pattugliatori d’altura di
nuova generazione (programma PPX) che saranno ormeggiati nella base navale di
Messina (al centro di un programma di potenziamento infrastrutturale),
all’ammodernamento dei quattro caccia lanciamissili per la difesa aerea
realizzati nell’ambito del programma binazionale franco-italiano Orizzonte.
Orizzonte Sistemi Navali SpA opera nel settore dell'ingegneria e della
sistemistica navale, progettando e realizzando unità navali militari, in
particolare corvette, fregate e portaerei. Con quartier generale a Genova, la
società ha registrato un fatturato nel 2024 di 176 milioni di euro.
Le carriere militari, così come negli USA e In Israele si confermano un ottimo
trampolino di lancio per operare tra i produttori e i mercanti d'armi e di
morte.
Articolo pubblicato in Stampalibera.it il 14 giugno 2026,
https://www.stampalibera.it/2026/06/14/da-super-ammiraglio-a-leader-di-azienda-di-guerra-la-rapida-carriera-di-enrico-credendino/
di Mauro Armanino A Niamey, capitale del Niger, l’avevamo battezzato ‘ Gruppo
del 20 giugno’. Data e nome non erano casuali. Ricordavano ai rifugiati e ai
governanti che il 20 …
In un recente articolo dell’Economist si afferma che “la Cina affronterebbe meno
guerre commerciali con il resto del mondo se i suoi cittadini fossero meno
parsimoniosi”. I cinesi sono notoriamente un popolo di risparmiatori e il tasso
di risparmio cinese è uno dei più alti al mondo. Secondo la Banca Mondiale, i
consumi delle famiglie cinesi rappresentano appena il 39% del PIL nazionale,
rispetto a una media globale del 63-67%.
Il 22 maggio scorso, il Consiglio di stato (il governo) ha annunciato che, in
base alla nuova politica, i lavoratori potranno iscriversi ai programmi di
assicurazione sociale nelle città in cui lavorano, indipendentemente dal loro
hùkŏu. La “Riforma delle riforme”, così l’ha definita Michelangelo Cocco.
Per capire la portata di questa svolta partiamo da un numero: 357 milioni. Tanti
sono, secondo l’ultimo censimento, i migranti: un quarto della popolazione
complessiva (1,4 miliardi), trasferitisi in una metropoli da una città o un
villaggio, spesso lontani migliaia di chilometri, in cerca di una vita migliore.
Per decenni queste persone sono rimaste cittadini di serie B, condizione della
quale hanno approfittato gli imprenditori che hanno riservato loro salari e
condizioni di lavoro penalizzanti.
Cambiamenti demografici, nel modo di produzione e perfino geopolitici sono alla
base di quest’inversione di rotta, pensata per assecondare la nuova fase di
sviluppo di una Cina che – in un contesto internazionale turbolento – dovrà
rafforzarsi soprattutto all’interno, per resistere alle pressioni esterne.
Partendo proprio dai suoi lavoratori.
Ad oggi, i grandi centri come Pechino, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen,
mantengono barriere molto alte per ottenere la residenza completa,
indispensabile per usufruire dei benefici più importanti. Nei nuclei urbani più
accessibili (con probabilità di insediamento superiori al 50%) ma con meno
opportunità professionali solo in pochi ci vogliono andare. Spesso chi sulla
carta potrebbe fare domanda desiste sapendo di non possedere i requisiti
richiesti, come la capacità di dimostrare di aver versato contributi
previdenziali per diversi anni. Un cruccio ricorrente per lx impiegatx nella
gig-economy, che solo recentemente è stata regolamentata con l’introduzione di
tutele minime. Per qualcun altrx cambiare hukou semplicemente non conviene,
perché implicherebbe la rinuncia ai diritti fondiari nel villaggio di nascita.
Nell’ultima parte, leggiamo insieme un articolo su una nuova forma di micro
economia informale dell’affetto, che in Cina ha l’etichetta delle hippies
dell’Estremo Oriente.
Citati nella puntata:
L’hukou e il controllo sociale in Cina – China files
La riforma delle riforme – Rassegna Cina
China’s Hukou System: Attempts to Control Urbanization by Strictly Separating
Urban and Rural – Urban border
“Per coloro che soddisfano le condizioni”, Una nuova pagina della mai realizzata
abolizione dell’hukou – Infoaut
Le “sbarbine” digitali nella Cina urbana – Il Partito
Il ruolo della stazione aeronavale siciliana di Sigonella si è rivelato cruciale
sin dalle fasi calde che hanno preceduto l'attacco statunitense e israeliano. Da
quel momento, i droni MQ-4C Triton della Marina USA hanno solcato
quotidianamente i cieli dell'isola per dirigersi verso lo scacchiere
mediorientale. Sviluppati dall'industria statunitense Northrop Grumman
specificamente per la US Navy, questi velivoli senza pilota operano in pianta
stabile dal territorio catanese, trasformando la base di Sigonella in una vera e
propria piattaforma di lancio per missioni di intelligence nel Mediterraneo.
Quanti abitanti dell’isola sono a conoscenza della pericolosità di questa base?
Quanti siciliani hanno consapevolezza del fatto che la Sicilia è un bersaglio
militare?
Inaspettatamente, domenica 10 maggio un grande drone MQ-4C “Triton” in dotazione
alla Marina militare degli Stati Uniti d’America è atterrato a Sigonella
proveniente dalla base aerea di Al Dhafra, Emirati Arabi Uniti, da dove operava
da mesi a supporto dei bombardamenti USA e israeliani contro l’Iran.
Il velivolo senza pilota è giunto in Sicilia dopo aver attraversato il Mar Rosso
e il Mediterraneo. A partire dall’inizio del 2026, il “Triton” di US Navy
(codice di registrazione 169660 / VVPE660) era impiegato per svolgere dagli
Emirati operazioni di intelligence, riconoscimento e sorveglianza delle acque
del Golfo Persico, propedeutiche all’individuazione di alcuni obiettivi militari
e civili iraniani che sono stati colpiti dai bombardieri e dai sistemi
missilistici di Washington e Tel Aviv dopo il 24 febbraio.
Gli MQ-4C “Triton” sono tra i droni più avanzati e sofisticati delle forze
armate USA per lo svolgimento di lunghe e complesse missioni di sorveglianza dei
corridoi marittimi strategici e per la raccolta di dati d’intelligence sulle
forze “nemiche”. I droni sono basati sulla piattaforma dell’RQ-4 “Global Hawk”
prodotto dall’industria aerospaziale statunitense Nortrop Grumman. In
particolare, rispetto alla versione “madre” entrata in funzione con l’US Air
Force, questi velivoli montano una struttura alare rinforzata per operare in
condizioni meteorologiche avverse e resistere maggiormente alla grandine,
all’impatto con i volatili, ai fulmini e al ghiaccio.
Lunghi 14,5 metri e con un’apertura alare di 39,9, i “Triton” possono operare
entro un raggio di 2.000 miglia nautiche dalla base di decollo, a un’altitudine
massima di 18.288 metri e una velocità di crociera di 575 km/h. I velivoli
godono di un’autonomia di volo tra le 24 e le 30 ore consecutive. Nel corso di
una sola missione i sofisticati sensori di bordo rilevano, classificano e
tracciano obiettivi marittimi operanti in profondità monitorando fino ad una
superficie di quattro milioni di miglia nautiche.
Quello giunto a Sigonella dallo scalo emiratino di Al Dhafra non è però l’unico
“Triton” utilizzato per la campagna bellica contro Teheran. Fin dalla vigilia
dell’attacco USA ed israeliano, non c’è stato giorno che dalla stazione
aeronavale siciliana non siano decollati verso il Medio Oriente droni MQ-4C di
US Navy. Sigonella ha assunto un ruolo chiave per l’individuazione di potenziali
obiettivi da colpire in Iran. “Questi velivoli tracciano i movimenti navali
militari e il traffico commerciale e svolgono un’efficace allerta preventiva
contro potenziali minacce asimmetriche”, spiegano gli analisti del sito
ItaMilRadar che monitorizza i voli militari nel Mediterraneo.
Le attività dei “Triton” sono poi propedeutiche alle operazioni di attacco vero
e proprio. L’esempio più eclatante risale all’8 marzo 2026, quando un MQ-4C
partito da Sigonella ha condotto una lunga missione in prossimità delle coste
nordorientali iraniane, presso il distretto di Bushehr che ospita una delle
maggiori infrastrutture della Marina militare iraniana ed un impianto per
l’arricchimento dell’uranio. Il velivolo si è poi diretto verso l’isola di
Kharg, terminal petrolifero da cui viene esportato quasi il 90% del greggio di
produzione iraniana. Sia il distretto di Bushehr che l’isola di Kharg sono stati
oggetto di un massiccio bombardamento USA, la notte del 14 marzo. E’ indubbio
che senza il monitoraggio dell’area e l’individuazione dei potenziali target da
parte del “Triton” di Sigonella, non sarebbe stato possibile effettuare con
successo gli strike.
L’installazione di Sigonella ha svolto un ruolo chiave anche durante i
bombardamenti israeliani contro l’Iran nel giugno 2025. Poche ore dopo l’attacco
ai siti nucleari di Fordow, Natanz ed Esfahan, un drone MQ-4C “Triton” ha
effettuato una lunga missione nello spazio aereo del Golfo Persico, sorvolando
lo Stretto di Hormuz, l’Oman e gli Emirati Arabi nel corso della mattinata del
22 giugno, probabilmente per spiare le reazioni dell’Iran all’attacco dei
bombardieri B-2 e avere piena conoscenza di quanto accadeva alle forze navali
USA presenti nell’area.
Dal 18 aprile un “Triton” è stato trasferito dalla base di Sigonella a quella di
Muwaffaq Salti, nel distretto di Zarqa, Giordania; da lì, dopo il 21 aprile, ha
svolto numerose attività di intelligence top secret nell’area mediorientale.
“Dallo scalo militare giordano, il drone statunitense può monitorare attivamente
l’Iraq, la Siria, il corridoio del Mar Rosso, lo Stretto di Hormuz e parti della
Penisola arabica, mantenendo inoltre una flessibilità operativa in tutto il
Golfo”, spiegano gli analisti di ItaMilRadar. “La decisione di riposizionare il
Triton presso la base aerea “Al Hussein” sembra rispondere a considerazioni di
tipo operativo e politico. Il trasferimento in un’area prossima al Golfo
consente alla Marina statunitense di ridurre i tempi di spostamento e di
accrescere la presenza in orbita sulle aree critiche come lo Stretto di Hormuz
(…) Operando dalla Giordania, l’MQ-4C riduce l’esposizione politica come invece
è accaduto con un hub tradizionale come quello di Sigonella”.
Il trasferimento del drone da Sigonella alla Giordania ha accresciuto le
potenzialità operativa dell’assetto bellico, ma è probabile che abbiano pesato
sulla scelta di Washington le preoccupazioni espresse dall’opinione pubblica
italiana sul progressivo coinvolgimento del nostro paese nell’escalation del
conflitto contro l’Iran, dopo che sono stati documentati i voli spia di droni e
pattugliatori dalla Sicilia e il via vai dallo scalo di Aviano (Pordenone) di
aerei tanker per il rifornimento in volo.
La Giordania non ha portato fortuna ai droni “Triton” di Sigonella. La mattina
di giovedì 7 maggio, l’MQ-4C registrato con il codice 169804-Overlord02, dopo la
partenza dalla base “Al Hussein” è sparito ai radar mentre sorvolava lo spazio
aereo a nord dell’Arabia Saudita. Il velivolo aveva trasmesso qualche minuto
prima il codice di emergenza internazionale.
Un altro incidente era avvenuto il 9 aprile ad un analogo velivolo senza pilota
di US Navy. In quell’occasione il “Triton” era decollato però da Sigonella per
poi sparire in volo mentre sorvolava il Golfo Persico. Ad oggi restano ancora
ignote le cause della “scomparsa”: abbattuto dalla controaerea iraniana o
precipitato in mare per un guasto tecnico? Quel che è certo è che il 16 aprile è
stato trasferito a Sigonella dalla Naval Air Station di Jacksonville, Florida,
un velivolo gemello. ItaMilRadar ha tracciato il volo sull’Atlantico di
un Northrop Grumman MQ-4C “Triton” (codice VVPE602), dagli Stati Uniti alla
Sicilia. “Questa nuova dislocazione si è resa prontamente necessaria per
rimpiazzare il velivolo perduto lo scorso 9 aprile nel Golfo Persico”, hanno
spiegato gli analisti. “Il nuovo arrivo consentirà alla Marina militare
statunitense di mantenere inalterate le proprie capacità di intelligence a lungo
raggio nel teatro operativo”. Come abbiamo visto, due giorni dopo il drone
d’intelligence ha raggiunto la base aerea giordana.
I “Triton” operano dalla base siciliana dal 2024. In quell’anno furono
registrati quattro arrivi di droni dagli Stati Uniti d’America. Il primo
velivolo giunse il 30 marzo; il secondo il 19 aprile; il terzo il 18 luglio e il
quarto il 7 settembre. Da allora i droni sono stati impiegati operativamente in
missioni di intelligence e riconoscimento nel Mediterraneo centrale ed orientale
(fino a Gaza e alle coste di Israele, Siria e Libano), in nord Africa
(principalmente a largo delle coste libiche) e in est Europa (a supporto delle
attività belliche ucraine contro la Russia).
Immancabilmente Sigonella e la Sicilia intera vanno in ogni guerra…
Articolo pubblicato in Le Siciliane-Casablanca, n. 91, maggio 2026.
Estratti dalla puntata dell’8 giugno 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia
NO AL 41BIS
Rilanciamo le iniziative di lotta in solidarietà con il prigioniero anarchico
Alfredo Cospito e con compagne/i imputate/i per le mobilitazioni del 2022/2023
contro 41bis ed ergastolo ostativo.
Ricordiamo che oltre alle presenze solidali a Roma e Spoleto, anche a Torino è
stato indetto un presidio al Tribunale di Sorveglianza in concomitanza con
quello di Roma di venerdì 12 giugno.
LA MINACCIA DELLE ARMI BIOLOGICHE E NUOVE ARCHITETTURE DI CONTROLLO
Torniamo a parlare dell’architettura della minaccia composta da AI, biologia di
sintesi e droni.
Dopo una prima tematizzazione della necessità di un’organizzazione degli
apparati militari per rispondere a questo scenario e l’allarme suscitato
recentemente dal furto di 15 droni irroratori in New Jersey, analisti militari e
lobbisti del settore biotech hanno formalizzato la concretezza di questo
rischio, suscitando un pronto intervento di Open AI con il suo programma
Rosalind Biodefense.
Nella prima parte di questo approfondimento cerchiamo di delineare due fenomeni:
– la traiettoria identificazione della minaccia > normalizzazione > attivazione
di programmi difensivi > potenziale transizione verso programmi offensivi;
– la relazione di sintanatosi tra cognitività umana e cognitività artificiale
per la somministrazione di letalità anche nel campo della guerra biologica.
Nella seconda parte ripartiamo dalle analisi di Paul Lushenko (consulente del
Pentagono) e Claire Qureshi (CEO di Sentinel Bio), che insieme al disegno di
legge Biosecurity Modernization and Innovation Act, descrivono efficacemente il
livello di percezione della minaccia rappresentata dalla triade AI – biologia di
sintesi – droni; a margine la vicenda che vede coinvolto un cittadino
israelo-francese, Ori Solomon, scagionato da accuse federali da un procuratore
israelo-americano, Sigel Chattah, nonostante in un appartamento di sua proprietà
trasformato in wetlab clandestino fossero stati rinvenuti campioni di Ebola e
HIV.
Nell’ultima parte osserviamo il “pronto intervento” di Open AI con il lancio del
programma Rosalind Biodefense e l’evidente portato politico della sua ulteriore
integrazione negli apparati di “sicurezza”:
GUERRA: TARGETING PUBBLICITARIO E TARGETING LETALE
Grazie a un’inchiesta di Reuters osserviamo come il commercio di dati, alla base
del capitalismo della sorveglianza, possa produrre conseguenze inaspettate: dal
targeting pubblicitario al targeting militare operato dall’Iran contro militari
statunitensi.
Qui un’analisi approfondita del ruolo degli smartphone sul campo di battaglia
come elemento per la localizzazione delle truppe avversarie.
In fine l’ingresso in scena di Handala: un gruppo che sta supportando il regime
iraniano nelle sue reazioni all’aggressione sionista-statunitense utilizzando
vulnerabilità nell’architettura del capitalismo digitale:
La stazione aeronavale di Sigonella, in Sicilia, avamposto per le operazioni USA
e NATO negli scacchieri di guerra in Ucraina, Africa e nel Golfo Persico,
continua ad essere l’ambita meta per le gite fuori porta degli istituti
scolastici e dei centri di formazione professionale dell’Isola.
L’ultimo tour ai principali sistemi di morte ospitati nella grande base che
sorge a pochi chilometri dall’area metropolitana di Catania ha visto
protagonisti gli studenti del Centro di Formazione ARS di Paternò.
“Si è trattata di una giornata intensa, ricca di emozioni e di esperienze
formative, una visita esclusiva presso la Naval Air Station (NAS) Sigonella
della Marina degli Stati Uniti e il 41° Stormo dell’Aeronautica Militare
Italiana”, riportano con enfasi gli organizzatori alla testata online
Etnanews24.
“L’iniziativa ha offerto ai giovani partecipanti un’opportunità unica per
conoscere da vicino il complesso mondo delle operazioni aeronautiche e della
sicurezza militare, attraverso un percorso che ha consentito loro di entrare in
contatto con professionalità altamente specializzate e tecnologie
d’avanguardia”.
Gli studenti del Centro ARS di Paternò sono stati ospiti prima del Fire
Department di US Navy per “osservare da vicino” i mezzi e le procedure
utilizzate dai Vigili del Fuoco statunitensi per la gestione delle emergenze
aeronautiche e degli interventi operativi all’interno dell’installazione
militare.
Poi l’“affascinante percorso” alla scoperta dei principali assetti bellici in
dotazione alle forze armate USA di stanza a NAS Sigonella: i velivoli
antisommergibile P-8 “Poseidon”, utilizzato dal reparto VP-16 di US Air Force,
proveniente da Jacksonville in Florida e già protagonista di innumerevoli
incursioni nel Mar Nero e nel Golfo Persico, dove ha contribuito alla raccolta
delle informazioni di intelligence propedeutiche agli strike contro le unità
navali russe o le infrastrutture strategiche iraniane.
“La visita è poi proseguita con il C-26 Metroliner, impiegato per missioni di
trasporto leggero e collegamento logistico, e con il più imponente C-130
Hercules, uno dei velivoli da trasporto più versatili e utilizzati al mondo”,
riporta Etnanews24. “Grande curiosità ha inoltre suscitato il Global Hawk,
sofisticato drone strategico della U.S. Air Force capace di operare ad altissime
quote per lunghi periodi, svolgendo missioni di Intelligence, Sorveglianza e
Ricognizione (ISR)”. Dulcis in fundo, gli studenti sono stati allietati con una
dimostrazione delle unità cinofile K-9 della Polizia Militare (Security)
statunitensi, impiegate in tecniche di ricerca, “prove di obbedienza e procedure
utilizzate per l’individuazione e il fermo di soggetti sospetti”.
“Dopo una pausa pranzo all’insegna della tradizione americana, con hamburger e
patatine, il gruppo si è trasferito presso il settore italiano della base per
proseguire il percorso formativo”, annotano i cronisti. “Particolarmente
apprezzata è stata la visita al servizio meteorologico militare e agli enti del
controllo del traffico aereo dell’Aeronautica Militare”.
L’ente A.R.S. è un Centro di Formazione professionale, accreditato dal 2021
presso la Regione Sicilia in materia di interventi di orientamento e/o
formazione professionale. Vanta innumerevoli sedi nelle province di Catania,
Enna e Siracusa, tra cui quella di Paternò che ha organizzato il tour agli
assetti di guerra di Sigonella.
“Con l’avvenuto avvio della sperimentazione nei Percorsi di Istruzione e
Formazione Professionale nel triennio 2010-2013, in accordo con l’Istituto
Statale d’Arte (ex Istituto d’Arte “A. Gagini” di Siracusa oggi Liceo
Artistico), l’A.R.S. ha definito in modo chiaro la propria visione in materia di
istruzione, mettendo al centro del proprio processo formativo la didattica e
l’innovazione metodologica per facilitare il processo di apprendimento”, riporta
il sito istituzionale del Centro. “L’ARS ha tra gli scopi primari quello di
favorire il pieno inserimento sociale dei giovani a rischio di dispersione. A
tal fine promuove e realizza dei percorsi di formazione che mirano a facilitare
l'inserimento nel mondo del lavoro. Inoltre, collabora con soggetti
istituzionali, enti pubblici e privati, enti locali, aziende, associazioni di
categoria ed organizzazioni del privato sociale col fine di alimentare un
proficuo dialogo sociale”.
Ad “avvicinare” il Centro di Formazione alla Naval Air Station di Sigonella è
stata l’Associazione “Andiamo Avanti” di Belpasso (Catania), realtà che da
diversi anni collabora con i vertici della base statunitense nella promozione di
di iniziative sociali, educative e di volontariato specie in ambito scolastico.
In particolare nel corso dell’anno scolastico 2025-26, “Andiamo Avanti” ha
organizzato un ciclo di eventi presso l’Istituto Comprensivo “Nino Martoglio” di
Belpasso. Curiamo insieme i nostri spazi è lo slogan della campagna che ha visto
in più occasioni intervenire i “volontari” delle forze armate USA di Sigonella
per “tinteggiare le ringhiere e curare gli spazi esterni” della scuola. “Le
attività rappresentano occasioni di partecipazione attiva e di educazione al
rispetto e alla cura dei beni comuni, favorendo la collaborazione tra scuola,
famiglie e territorio”, scrive la dirigenza del “Nino Martoglio” che però non
spiega il perché siano indispensabili e necessari i marines Usa per queste
mission educative.
Alla giornata del 28 marzo scorso, a fianco dei militari di Sigonella ha operato
un gruppo di giovani migranti proveniente dal continente africano ed
appartenenti alla comunità “Integra” di Mascalucia (Catania).
Il 20 febbraio 2025, le alunne e gli alunni delle terze classi della secondaria
di primo grado erano stati “impegnati” in attività di conversazione in lingua
inglese con una delegazione dei marines USA di Sigonella, nell’ambito del
“programma di volontariato linguistico, culturale e civico Community Relations”,
frutto di una “convenzione” tra l’istituto “Nino Martoglio” e il Comando a
stelle e strisce della grande base di guerra siciliana.
di Walter Chiolo Le nostre vite valgono quanto la merce di un negoziante: il
loro prezzo lo stabilisce il Mercato Anche che qui in Tunisia, in vacanza con
mia moglie …
La preziosa ricerca pubblicata poche settimane or sono col titolo Made in Italy
per l’industria del genocidio ha acceso i riflettori su aspetti meno noti della
complicità occidentale nella tragedia senza fine del popolo palestinese.
Quella ricerca ha reso evidente che la complicità non si limita alla sfera
militare. È complicità gravissima quella di armare le forze armate di un paese
che non aderisce a nessun trattato, che non rispetta il diritto internazionale,
che disconosce l’autorità delle Nazioni Unite, che ha due tra i suoi massimi
responsabili politici (Netanyahu e Gallant) colpiti da mandati di arresto emessi
dalla Corte penale internazionale perché accusati di crimini di guerra e contro
l’umanità.
Ma per continuare ad agire come un “paese canaglia” Israele ha anche necessità
di ricevere dai suoi alleati americani ed europei molto di più delle sole armi e
munizioni, ha bisogno di ricambi, di indumenti, di generi alimentari, che un
paese di minuscola taglia (per superficie inferiore all’Emilia-Romagna, per
popolazione pari a quella della Lombardia) e così fortemente militarizzato non
può fabbricarsi da sé. Di qui la necessità vitale per Israele di mantenere una
estesa ed efficiente rete logistica che garantisca il fabbisogno di materie
prime e prodotti finiti, e di rimanere pienamente integrato nei meccanismi della
circolazione commerciale e finanziaria internazionale.
Per capire quanto è profondo il coinvolgimento nella violenza genocidaria di
Israele, prendiamo il caso di una singola fornitura dall’Italia a Israele,
scelto tra quelli apparentemente più lontani dalle filiere esplicitamente
militari e anche da quelle dual use. Si tratta di due casse di valvole a sfera
in acciaio spedite nel luglio 2024 dal magazzino di Seregno (MB) della Emerson
Process Management Srl, componenti legati al controllo di processo cioè a un
tipo di attrezzature (valvole, regolatori di pressione, attuatori pneumatici)
che serve a regolare il trasporto di fluidi come acqua, petrolio, gas naturale.
Possiamo dedurre che le valvole hanno un impiego nelle attività gas&oil, perché
il destinatario finale è Chevron Mediterranean Ltd. (CML) con sede a Herzliya.
CML è la filiale israeliana del colosso petrolifero americano Chevron, erede
diretta della ex Standard Oil dei Rockefeller, con un fatturato annuo che nel
2024 ha superato i 200 miliardi di dollari. Berkshire Hathaway, la holding del
mitico investitore Warren Buffett, ne è divenuto il maggiore azionista nel 2020
con una scalata aggressiva, arrivando all’8,17% del capitale, ma nei primi mesi
del 2026 è scesa al 4,2%. In sei anni la quotazione azionaria di Chevron è
passata da un minimo di 71 a un massimo di 206 dollari. Si stima che
l’investimento in Chevron abbia fatto guadagnare alla holding di Buffett otto
miliardi di dollari, sommando i dividendi annui alla rivalutazione del capitale.
Valvole per il controllo remoto del flusso di gas naturale, prodotte da Emerson
Process Managment.
Anche l’azienda fornitrice delle valvole è un’azienda di fatto americana. È
stata italiana fino al 2001 con la denominazione OMT Officina Meccanica
Tartarini, sede aCastel Maggiore (BO), cioè fino all’acquisizione da parte della
multinazionale americana Emerson Electric, presente in molti campi industriali
con un fatturato complessivodi 18 miliardi di dollari e 71.000 dipendenti nel
mondo (2025). Da allora opera come Emerson Process Management, Srl con sede
principale a Seregno, anche se il marchio OMT è tuttora utilizzato e
contribuisce alla leadership globale nel valvolame per impianti gas&oil del
gruppo Emerson. La capofila Emerson Electric Co. con sede a St. Louis (MO) è una
public company quotata alla Borsa newyorkese, con un azionariato per tre quarti
costituito dai grandi fondi (Vanguard, BlackRock) e da investitori
istituzionali, e oggi punta sull’automazione industriale controllata dall’IA,
pur mantenendo una forte presenza nell’aerospazio/difesa (avionica, radar
militari).
Le casse sono state spedite dal porto di Venezia e caricate sulla nave «Mito»
(IMO 9319571), che opera con bandiera portoghese per conto di una società
armatrice (Mito GmbH & Co. KG.) riferibile all’amburghese TB Marine Cont
Shipmanagement, che gestisce una trentina di navi, soprattutto gasiere, oltre a
nove medio-piccole portacontenitori iscritte al registro navale portoghese.
«Mito» può portare 1.100 TEU, attualmente opera nel Mediterraneo orientale al
servizio del nuovo grande terminal di transshipment di Damietta, il DACT
Damietta Alliance Container Terminal, gestito da un consorzio tra Hapag-Lloyd,
Eurogate e Contship Italia. Infatti tra marzo e maggio 2026 ha toccato Haifa e
Ashdod tre volte (4 marzo, 30 marzo, 19 maggio), oltre ad altri porti turchi e
greci, operando come feeder da Damietta.
Tuttavia all’epoca della spedizione delle valvole, tra luglio e agosto 2024, il
DACT non era ancora in funzione (è stato inaugurato il 14 febbraio 2026), e la
«Mito» era impiegata tra Adriatico, Egeo e Mediterraneo orientale, sulla rotta
Capodistria, Trieste, Venezia, Ancona, Pireo, da e verso i porti egiziani e
israeliani, raccogliendo traffico locale anche per la rete globale della ONE
Ocean Network Express, il grande gruppo armatoriale giapponese con sede a
Singapore, sesto operatore mondiale nei container marittimi. Le scatole di
valvole sono state trasportate proprio con un contratto ONE, compagnia che in
Italia ha un grande ufficio commerciale e operativo a Genova.
Riassumendo. La filiale italiana di un gruppo USA leader nelle attrezzature di
estrazione e gestione del gas naturale spedisce dall’Italia due casse di valvole
a sfera alla filiale israeliana di un gruppo petrolifero della dimensione di
Chevron, servendosi di un collegamento marittimo Venezia-Haifa di linea gestito
da operatori di fascia alta.
Quale “complicità” si può vedere tra la filiera di fornitura delle valvole sopra
descritta e ciò di cui si stanno rendendo responsabili il governo e le forze
armate israeliane nei confronti delle popolazioni palestinesi e libanesi?
Considerato il ruolo attuale di Israele quale grande produttore ed esportatore
di gas naturale, si tratta di una forte complicità. Negli ultimi dieci anni
Israele è passato dalla dipendenza quasi assoluta dalle importazioni di materie
prime fossili (carbone, greggio, gas) all’autosufficienza e quindi a esserne
esportatore netto, grazie alla scoperta e allo sfruttamento dei grandi
giacimenti offshore di gas naturale nel Mar di Levante, estremità orientale del
Mediterraneo. Con l’avvio dello sfruttamento di Tamar (2013), Leviatano (2019) e
Karish (2022) Israele si è assicurato riserve provate di gas naturale superiori
a 1.100 miliardi di tonnellate, pari a 40 anni di autoconsumo. Pochi anni fa il
paese dipendeva dalle importazioni del gas egiziano, oggi Giordania ed Egitto
dipendono dal gas israeliano. Il progetto di un gasdotto verso Cipro potrebbe
aprire a Israele il ricco mercato europeo del GNL e aggravare un divario
energetico nella regione che ha già portato a un lungo contenzioso con il Libano
sulle aree di nuova prospezione e all’interruzione delle forniture a Giordania
ed Egitto durante le crisi militari.
I giacimenti petroliferi e di gas naturale nel Mar di Lavante.
Chevron non solo gestisce i giacimenti maggiori ma è anche proprietaria di
Leviatano (al 40%) e di Tamar (al 25%) e lo era anche di Karish prima della
vendita forzata a una compaghnia greca per rispettare le normative anti
monopoli.
Nel gennaio 2026 CML ha deciso di aumentare entro il 2029 la capacità produttiva
di Leviatano dagli attuali 12 a 21 miliardi di m³. Sotto la regia di Houston,
Tel Aviv ha già raggiunto l’obiettivo di eliminare carbone e petrolio dalla
produzione elettrica nazionale, oggi coperta all’80% dal gas naturale, e ora
intende moltiplicare le centrali a gas per sostenere la rapida crescita della
domanda elettrica interna.
Sullo sfondo ci sono anche gli aggressivi progetti di espansione
nell’infrastruttura dei data center. Oggi in Israele se ne contano già 34 con
una capacità installata di 380 megawatt e previsioni al 2030 di raggiungere i
530 megawatt. La presenza dominante di operatori hyperscaler come Oracle,
Microsoft, Google, Amazon – le big 4 – è notoriamente legata ai programmi di
integrazione nell’infrastruttura militare israeliana.
Israele mette a ferro e fuoco il Libano e nel mirino ora c’è direttamente anche
la capitale Beirut. Per ora, i morti accertati in 3 mesi di attacchi sono
arrivati a sfiorare quota 3.500 in Libano, con 10mila feriti e oltre un milione
di sfollati in un Paese, il Libano, oltre il collasso. ‘Non esiteremo ad agire
in qualsiasi modo per aiutare la resistenza libanese contro l’aggressione
illegale e l’ingerenza del regime sionista’, ricorda il ministero degli Esteri
iraniano, che comunica lo stop ai negoziati indiretti con gli Usa e paventa il
blocco totale al già asfittico stretto di Hormuz, chiuso da ormai 3 mesi.
Al telefono con una compagna che vive a Beirut, ci facciamo spiegare la
situazione in Libano e anche la storia millenaria, e del tutto peculiare, del
Paese dei Cedri e della sua capitale.
Il Libano è stato più volte definito la “Svizzera del Medio Oriente”, e la sua
capitale, Beirut, la “Parigi del Medio Oriente” o “la perla del Mediterraneo”,
eppure pesanti sono – e sono sempre state – le ingerenze straniere sul suo
territorio.
Dalla dissoluzione dell’Impero Ottomano, passando per l’occupazione coloniale
francese, l’indipendenza, arriviamo al 1948, anno di fondazione di Israele, e da
questa data seguiamo la ricostruzione della storia di Hezbollah proposta da
Marco Di Donato nel libro “Hezbollah, storia del Partito di Dio”.
Tracklist
1. Harik حريق – Sametou Sawtan سمعت صوتاً by SANAM
2. Habibon حبيبٌ – Sametou Sawtan سمعت صوتاً by SANAM
3. I Remember I Forget بنسى وبتذكر – I remember I forget بنسى وبتذكر by Yasmine
Hamdan
4. Vows سبع صنايع – I remember I forget بنسى وبتذكرby Yasmine Hamdan
5. Abyss حويك وزويك – I remember I forget بنسى وبتذكرby Yasmine Hamdan
6. Daya3 ضياع – I remember I forget بنسى وبتذكر
by Yasmine Hamdan
7. St. Baghdadi’s Celebrations مولد سيدي البغدادي – La Bombe
by The Great Departed
8. Seven Coins سبع لحاليح – La Bombe by The Great Departed
9. Cheftak – The Best Of by Soapkills
10. Marco Slow – The Best Of by Soapkills
11. Aranis & Koullou Ndif – The Best Of by Soapkills
12. Galbi – The Best Of by Soapkills
13. Holako (Hulagu) – Aynama-Rtama by Alif
14. Al-Juththa (The Corpse) – Aynama-Rtama by Alif
15. DOUNANA (without us) – by SIBA & MONKYMAN
Il genocidio del popolo palestinese di Gaza la migliore vetrina mondiale per i
prodotti di morte del complesso militare-industriale israeliano.
Secondo il ministero della Difesa di Tel Aviv nel 2025 le esportazioni di armi
israeliane hanno raggiunto il valore record di 19,2 miliardi di dollari, il 30%
in più di quanto ottenuto nel corso dell'anno precedente e il doppio di cinque
anni fa.
Il 53% dei contratti di esportazione ha avuto un valore superiore ai 100 milioni
di dollari, mentre hanno superato il dato complessivo di 10 miliardi gli accordi
Governo-Governo (G2), cioè quasi metà dell'intero ammontare delle esportazioni
di armi.
I sistemi missilistici e di "difesa aerea" hanno rappresentato il 29% del totale
dell'export, seguiti da sistemi di sorveglianza ed ingegneria elettronica
avanzata (22%). Rilevante il valore dell'export relativo a sistemi radar,
avionica, guerra elettronica e centri di comando e controllo.
Principali clienti del complesso militare industriale israeliano si confermano i
paesi europei con il 36% delle commesse, seguiti dai paesi di Asa e del Pacifico
(32%), Medio Oriente e Nord Africa (15%) e Nord America (13%).
Il massacro di donne e bambini inermi nella Striscia di Gaza, Libano, Siria,
Yemen e Iran è stato davvero un ottimo affare per lo Stato sionista.
Estratti dalla puntata del 1 giugno 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia
O.S.A.RE: la cura nei momenti di piazza
Torniamo ad approfondire la rete O.S.A.RE (Operazioni Sanitarie
Anti-Repressione) grazie al contributo di chi la pratica attivamente.
Nel primo blocco di questo approfondimento ci si concentra sulla attività di
street medics e sull’organizzazione di questi momenti operativi, mentre nel
secondo sul profilo psichico dell’intervento calato nel contesto e calibrato
sulla persona che necessita di cura:
USA: opposizione a data centers e AI come nuovo “nemico interno”
Mentre procede l’infrastrutturazione di un mondo organizzato attorno al primato
cognitivo ed economico dell’AI, l’ostilità verso i data centers e il loro
impatto – tanto ambientale quanto sociale – inizia ad assumere una dimensione
minacciosa. Contestazioni e attacchi verso tecnomiliardari come Eric Schmidt e
Sam Altman, pressioni su politici locali e la definizione di un esteso bacino di
dissenso trasversale alle identità politiche, stanno allarmando le agenzie
repressive, a partire dallo U.S. Capitol Police Intelligence Services Bureau.
Iniziamo questo approfondimento analizzando un nuovo mega-progetto nello Utah,
che ci consente di osservare le differenti modalità di relazione tra data
centers e apparato militare, per arrivare a delineare alcune traiettorie
repressive che aggiornano le strategie degli apparati agli imperativi dei nuovi
padroni:
Mapuche: repressione, frammentazione, resistenza
Grazie al contributo di un compagno torniamo ad approfondire alcuni aspetti
della resistenza Mapuche. Tra pratiche di assimilazione, di repressione
paramilitare, ma anche di resistenza rivoluzionaria (anticoloniale e
spirituale), cercheremo di osservare le strategie messe in campo per frammentare
le comunità, ma anche la volontà di quest’ultime di difendersi e contrattaccare.
Per maggiori informazioni e aggiornamenti vi rimandiamo al sito
lottamapuche.noblogs.org