la guerra è una merda

Napoli: campagna contro MSC
Msc (Mediterranean Shipping Company) è una compagnia leader del trasporto marittimo globale e per il territorio di Napoli e dintorni è significativa su diversi livelli: per le implicazioni rispetto alla turistificazione di massa, per l’ampliamento della darsena a Napoli Est e dunque per gli stravolgimenti territoriali a causa dell’aumento del traffico di container, per il suo ruolo nella logistica di guerra. Diverse realtà del territorio hanno quindi lanciato un’assemblea pubblica che si terrà oggi giovedì 26 marzo per intessere legami tra quello che accade sul territorio e i flussi bellici su scala globale. La direzione di creare hub logistici ed energetici per la guerra a partire dai porti della penisola italiana è piuttosto esplicita, quindi occorre organizzarsi dal basso per contrapporvisi. Ne abbiamo parlato con una compagna che fa parte del percorso Qui l’opuscolo CHI TENE ‘O MARE – L’IMPERO MSC E GLI IMPATTI SU NAPOLI Qui la MAPPATURA DELL’AREA COSTIERA DI NAPOLI FATTA DA MARE LIBERO, PULITO E GRATUITO
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Dalla base di Aviano il rifornimento per i raid sull’Iran
 “La base aerea di Aviano in Italia, è una delle principali installazioni dell’US Air Force che ospita gli aerei cisterna per il rifornimento in volo dei caccia a lungo raggio impiegati per bombardare in Iran”. Altro che – come ripetono Meloni, Crosetto e Tajani - non siamo in guerra e che non cooperiamo con le operazioni delle forze armate statunitensi ed israeliane contro Teheran. A rilevare l’importanza strategica della grande base aerea friulana per la campagna di guerra contro l’Iran è l’autorevole The Wall Street Journal che ieri 23 marzo ha pubblicato un lungo e dettagliato articolo su come l’Europa stia giocando “silenziosamente” un ruolo chiave nella Guerra in Iran. Non sono però solo gli aerei tanker dell’aeronautica militare statunitense ad operare con sempre maggiore intensità dallo scalo di Aviano. Nei giorni scorsi è stato registrato infatti l’arrivo di alcuni aerei radar di pronto allarme e controllo (airborne early warning) Grumman “E-2D Advanced Hawkeyes” in dotazione a US Navy. I velivoli sono giunti in Italia dalla Naval Air Station di Norfolk, Virginia, via Lajes (Azzorre) e appartengono al VAW-121 “Bluetails”, squadrone di comando e controllo aereo della Marina di guerra statunitense. I Grumman “E-2D Hawkeye” hanno un’autonomia di oltre 2.800 km e volano a 550 Km all’ora; vengono destinati principalmente a scopi di sorveglianza per la difesa delle unità di superficie. Sono dotati di sofisticate suite elettroniche, sistemi satellitari e del nuovo radar APY-9 che sarebbe in grado di individuare anche velivoli stealth e aerei di piccole dimensioni. I velivoli possono essere impiegati anche come piattaforme di controllo per guidare attacchi con sistemi missilistici di precisione come gli AIM-120 AMRAAM e gli SM-6. “L’arrivo alla base di Aviano degli E-2D Hawkeye ha rafforzato temporaneamente la copertura radar e di pronto allarme di tutto il sud Europa, ma tutte le indicazioni strategiche suggeriscono che Aviano è principalmente un punto di passaggio logistico per i velivoli che si posizionano principalmente in tutto il Golfo Persico”, commentano gli analisti di ItaMilRadar. “L’arrivo coordinato di non meno di cinque E-2Ds conferma un flusso di dislocamento strutturato”, aggiunge ItaMilRadar. “I velivoli osservati a Lajes il 16 marzo scorso sono gli stessi che sono stati tracciati ad Aviano, enfatizzando il ruolo delle Azzorre quale trampolino di lancio transatlantico. Tuttavia, più che da servire come destinazione finale, Aviano opera come centro strategico di sosta per gli assetti destinati allo scacchiere mediorientale, un modello frequentemente osservato durante precedenti dispiegamenti di US Navy”. Gli analisti militari ritengono che il trasferimento di questi aerei nella regione del Golfo Persico punti a rafforzare le operazioni USA di contrasto ai velivoli senza pilota e ai missili da crociera che l’Iran sa impiegando per colpire le installazioni e i sistemi radar ospitati dai paesi arabi alleati di Washington. “E’ evidente lo scopo di conseguire un assetto nettamente superiore per proteggere le linee marittime e le basi militari nel Mar Rosso e nel Golfo dagli stormi di droni”, riporta ItaMilRadar. “Mentre la presenza temporanea ad Aviano degli Advanced Hawkeyes ha fornito un immediato impulso all’architettura di sorveglianza europea lungo tutti gli assetti NATO, il focus strategico resta comunque rivolto principalmente al Medio oriente. L’accresciuto supporto dei velivoli cisterna e il maggiore impiego temporale osservato recentemente supporta la teoria che essi serviranno per ultimare lo scudo anti-droni in questa regione”. In verità i cinque E-2D di US Navy insieme ad un grande aereo tanker KC-46A di US Air Force hanno lasciato Aviano nella mattinata di lunedì 23 marzo per dirigersi verso il Golfo Persico. Dalla base aerea friulana, il 17 febbraio sono decollati dodici cacciabombardieri Lockheed Martin F-16 “Fighting Falcon” (a doppia capacità, convenzionale e nucleare) in dotazione al 31st Fighter Wing della US Air Force di stanza proprio ad Aviano. I velivoli da guerra hanno attraversato tutto il Mediterraneo per poi dirigersi in uno degli scali aerei che gli Stati Uniti controllano in Medio oriente, forse in Giordania o negli Emirati Arabi Uniti. Dal 28 febbraio questi cacciabombardieri partecipano agli strike contro l’Iran. Nei giorni successivi sono stati tracciati numerosi atterraggi ad Aviano di aerei cisterna statunitensi. Mercoledì 11 marzo un grande Boeing KC-135 ha sorvolato lo spazio aereo friulano per rifornire in volo una decina di caccia F-16 del 31st Fighter Wing, decollati presumibilmente per raggiungere ancora l’area di conflitto. Sempre giorno 11 ad Aviano è atterrato un aereo cargo Lockheed C-5 “Galaxy” del 436 Airlift Wing di US Air Force proveniente dalla base di Dover, Delaware. Il velivolo viene impiegato di norma per il trasferimento ai teatri operativi di personale militare, armi, munizioni e perfino di aerei d’attacco.   Articolo pubblicato in Pagine Esteri il 25 marzo 2026, https://pagineesteri.it/2026/03/25/mondo/dalla-base-di-aviano-il-rifornimento-per-i-raid-sulliran/
I GENERI AL FRONTE: PROSPETTIVE DI RIARMO SOCIALE DI FRONTE ALLA TERZA GUERRA MONDIALE
I saperi maledetti tornano con una nuova puntata che riprende il discorso introdotto lo scorso lunedì su transfemminismo e il significato di scendere in piazza per l’8 marzo, con la volontà di andare ad approfondire alcuni concetti legati al movimento transfemminista. Insieme a Nic Braida, sociolog* e attivista transfemminista abbiamo problematizzato il concetto di eteronormatività in quanto strumento del sistema patriarcale; affrontato il tema del passing nella teoria queer ed evidenziato come il transfemminismo e la sovversione di genere siano alleate delle lotte anticapitaliste e antimilitariste. Sentirete le voci di giovani universitari intervistati nei diversi poli, i quali hanno espresso la loro opinione rispetto a una possibile apertura di un fronte bellico: prenderesti parte alla leva obbligatoria?; chi dovrebbe andare al fronte?; il femminismo può essere uno strumento di contrasto alla guerra? Infine grazie al contributo della professoressa Camoletto, sociologa e insegnante ad Unito di corpo, genere e sessualità, abbiamo messo in luce la strumentalizzazione dell’eteronormatività in favore di un’economia di guerra e di mascolonità egemonica, sottolineando l’importanza di costruire altri modelli di mascolinità che non aderiscano all’etero-patriarcato. Come rispondere dunque a un sistema che sempre più devia verso una rotta bellica? La nostra conclusione è che la sovversione di genere possa scardinare il modello capitalista di cui il bellicismo si nutre riducendo il ruolo di riproduzione sociale cui le soggettività non maschie vengono destinate e unificando l’io frammentato dell’uomo-soldato attraverso pratiche di cura e riconoscimento di se stessi negli altri. Qui trovate il podcast integrale della puntata:
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sovversione di genere e nuove maschilità
DoorDash, PokemonGo, Ucraina e addestramento AI – Tecnocolonialismo in Africa – Guerra e Scommesse – Black Cube: intelligence privata israeliana@1
Estratti dalla puntata del 23 marzo 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia ADDESTRARE AI: DALLA QUOTIDIANITÀ ALLA GUERRA Partiamo con alcune brevi notizie che dalla quotidianità ci conducono verso l’addestramento delle AI in ambito bellico. Il colosso del delivery DoorDash ha introdotto uno strumento (Tasks) attraverso il quale i propri dipendenti possono registrare specifiche azioni quotidiane dietro un piccolo compenso: i dati prodotti serviranno per addestrare robots. Affrontando un altro contesto di estrazione di dati dal mondo reale per addestrare intelligenze artificiali, emerge in oltre il ruolo finanziario di In-Q-Tel (capitale di investimento della CIA) nella nascita di Keyhole, azienda all’origine di Niantic (PokemonGo). Allo stesso modo l’Ucraina sta diventando un polo cruciale per la produzione e la condivisione di dati prodotti da droni e sistemi d’arma autonomi di cui le aziende del settore vanno particolarmente ghiotte. Intanto la robotica si fa largo nel settore sicurezza: Gecko Robotics vince un contratto il monitoraggio dello stato di salute delle navi della flotta militare statunitense, Boston Dymanics vende i suoi robots quadrupedi per pattugliare i datacenters. TECNOCOLONIALISMO IN AFRICA Torniamo a parlare di tecnocolonialismo nel continente africano, tra infrastrutturazione digitale, estrattivismo dei dati, conferimento di identità biometrica e sfere di influenza militari. Colossi statunitensi investono sui cavi sottomarini per il traffico internet, grandi attori cinesi diventano egemonici nelle reti 4G e nella videosorveglianza algoritmica, multinazionali europee costruiscono l’infrastruttura per l’identità digitale biometrica, si promuove l’introduzione di sistemi d’arma autonomi e AI militari… spesso addestrate da click-workers africani: GUERRA E SCOMMESSE Ci concentriamo sul portale Polymarket e sulla proliferazione di scommesse su eventi bellici: un sito – precedentemente messo al bando – al quale l’amministrazione Trump ha consentito di tornare a operare, ma sopratutto un’azienda in cui investe direttamente Donald Trump Jr. Chi conosce (o addirittura determina) eventi geopolitici e bellici, può trarre enormi profitti da varie forme di “scommessa”: investire su determinate aziende o puntare direttamente denaro su Polymarket… come hanno fatto militari israeliani sotto processo: BLACK CUBE: INTERFERENZA ISRAELIANA NELLE ELEZIONI IN SLOVENIA L’azienda di intelligence israeliana Black Cube, definita un “Mossad privato”, ha cercato di interferire con le recenti elezioni in Slovenia. Il governo uscente – e appena rieletto – di Robert Golob ha riconosciuto lo stato di Palestina, supportato l’incriminazione di Israele alla ICC e bloccato le importazioni di beni dai territori occupati dai “settlers”; Black Cube ha quindi lavorato per mesi nel tentativo di screditare la compagine di centro-sinistra in vista delle elezioni, arrivando a manipolare filmati con AI generative per favorire lo schieramento sovranista-trumpiano-sionista di Janez Janša.
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La guerra come risposta alla crisi di egemonia statunitense conduce alla recessione globale
L’apprezzamento momentaneo del dollaro spinto dalla domanda aggiuntiva di petrodollari occulta una fragilità strutturale dell’economia americana .Un dollaro forte penalizza le esportazioni , i prezzi dell’energia in aumento sono un moltiplicatore inflazionistico che impone il mantenimento di bassi tassi d’interesse da parte della Fed ,il debito di guerra davvero fuori controllo ( 200 miliardi di dollari aggiuntivi appena stanziati per la difesa) costituisce uno degli elementi di una crisi strutturale dell’economia americana .Altro indicatore preoccupante è Il rendimento elevato delle scadenze a breve del debito americano ben più alto di quello delle scadenze lunghe a dimostrazione di una scarsa fiducia nella sostenibilità del debito pubblico americano. La credibilità del dollaro rischia di essere messa in discussione mentre si rafforza la posizione di Pechino che ,spinta dagli eventi ,comincia ad incrementare il processo di de- dollarizzazione aumentando l’utilizzo dei petroyuan per regolare gli scambi con i paesi del Golfo e l’Iran. Nonostante la chiusura dello stretto di Hormuz e i danni agli impianti petroliferi ,il prezzo del petrolio e del gas non è aumentato in maniera proporzionale pur assestandosi intorno ai 100 dollari .Il mercato sta scontando la futura recessione che porterà ad un calo della domanda e dei consumi. I segnali ci sono tutti: tassi a breve del debito americano più alti delle scadenze lunghe,indice PMI della fiducia delle imprese sotto i 50 punti ,soglia che segnala una contrazione dell’attività economica, indice VIX 30 che misura in tempo reale la volatilità attesa del mercato azionario statunitense che indica un’elevata instabilità e un forte nervosismo tra gli investitori ,il valore dei CDS (Credit Default Swap) valore dei premi di assicurazione sul rischio d’insolvenza molto alto. Tutti segnali che indicano una recessione incombente e un atteso calo della produzione e dei consumi conseguenza degli effetti della guerra. Ne parliamo con Alessandro Volpi economista
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Catania, LUPo sotto sgombero.
Pillola di HH_23.03.2026 A Catania parte il grande spettacolo della “rigenerazione urbana”: polizia, ruspe e fondi PNRR. E’ in atto lo sgombero della L.U.P.O. Quasi 4 milioni di euro per distruggere la palestra occupata e rifare piazza Pietro Lupo: giardino “tecnologico”, info point turistico e parcheggi. La città intelligente, dicono. Mentre si cabla l’arredo urbano, si vuole cancellare uno spazio autogestito di socialità estranea alle logiche del controllo e del profitto. “Quando la legalità si nutre di sfruttamento del lavoro, sorveglianza, deportazioni, reclusioni, guerre e genocidi, rivendichiamo con orgoglio la nostra indipendenza, rivendichiamo le pratiche di autogestione, rivendichiamo la matrice antifascista, antirazzista, antimachista e anticapitalista che guida il nostro agire, rivendichiamo di aver sperimentato rapporti sinceri ed orizzontali, rivendichiamo la nostra illegalità“. “Fanno il deserto e lo chiamano decoro, ma non si può demolire un’idea”. Qui i primi aggiornamenti dax compagnx della L.U.P.O.: Per aggiornamenti, seguire il canale t.me Materiale Piroclastico
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Guerra in Iran, l’Italia e le basi americane: cosa sta accadendo davvero?
L’utilizzo delle basi USA sul territorio italiano, la scarsa trasparenza del governo e la crescente militarizzazione della Sicilia sono aspetti preoccupanti sempre più attuali da quando l’Iran è stato attaccato. Ne parliamo con Antonio Mazzeo, giornalista e attivista siciliano. Dallo scoppio della guerra in Iran, innescata dall’America di Trump insieme al suo storico alleato Netanyahu, tra le molte contraddizioni emerse nel dibattito pubblico torna al centro una questione cruciale: l’utilizzo delle basi militari statunitensi sul territorio italiano. Dal governo arrivano rassicurazioni che appaiono però parziali e, per certi versi, elusive. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha richiamato il quadro degli accordi bilaterali con gli Stati Uniti, risalenti al 1954, cercando di delimitare il perimetro delle attività consentite. In particolare, ha distinto tra operazioni “cinetiche”, cioè direttamente connesse ad azioni di attacco armato e dunque soggette a specifiche autorizzazioni da parte del governo italiano, e operazioni “non cinetiche”, come supporto logistico, ricognizione, rifornimento in volo o manutenzione, che rientrerebbero in un ambito più ampio e meno vincolato. Una distinzione tecnica che tuttavia non dissolve i dubbi politici. Anche perché la posizione della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, appare volutamente sfumata: “non condivide né condanna l’attacco Usa all’Iran” da un lato e dall’altro evita di chiarire fino in fondo quale sia il margine di controllo effettivo dell’Italia sulle attività svolte nelle basi ridimensionando la portata della questione. Nel frattempo, l’attenzione pubblica viene spostata su altri temi, come l’imminente referendum sulla giustizia previsto il 21 e il 22 marzo, contribuendo a lasciare in secondo piano un nodo che riguarda direttamente la sovranità e il ruolo del Paese in uno scenario di guerra. «Si dà per certo che dalla base di Sigonella, prima, durante e dopo il 28 febbraio, sono decollati regolarmente aerei e droni statunitensi, in particolare i Triton, velivoli di grandi dimensioni dotati di tecnologie avanzate per intelligence, sorveglianza e ricognizione», fa notare Antonio Mazzeo, insegnante e giornalista impegnato sui temi del disarmo, della pace, dei diritti umani e dell’ambiente. «Questi droni – prosegue Mazzeo – operano ad alta quota e sono in grado di monitorare vaste aree, individuando con precisione obiettivi che vengono poi utilizzati dai cacciabombardieri per gli attacchi. Per questo motivo definire tali operazioni come “non cinetiche” o solo tecnico-logistiche viene considerato fuorviante: le attività di intelligence sono parte essenziale delle operazioni militari e rendono il territorio italiano direttamente coinvolto anche se da esso non partono materialmente i bombardamenti». Il ruolo delle basi USA in Italia e la differenza con la Spagna  Mazzeo parla di Sigonella e delle altre basi strategiche statunitensi dislocate sul territorio italiano. A Napoli ha sede il comando operativo delle forze navali della Marina Militare degli Stati Uniti d’America, responsabile della pianificazione e del coordinamento delle operazioni navali e aeree per il Mediterraneo e per una parte del Medio Oriente. Dalla base di Aviano – che ospita anche armamenti nucleari – alla vigilia dell’attacco del 28 febbraio sarebbero decollati tra 12 e 14 cacciabombardieri F-16 trasferiti in Medio Oriente e poi impiegati nelle operazioni militari. Ritornando in Sicilia menziona il MUOS, che si trova all’interno della Riserva della Sughereta di Niscemi. Si tratta di un sistema satellitare di proprietà e uso esclusivo della Marina Militare statunitense attraverso cui transitano ordini, dati e obiettivi dal Pentagono verso unità operative in tutto il mondo, inclusi droni e sistemi missilistici. Ne esistono solo quattro e uno di questi è in territorio italiano, a due passi da Niscemi, appunto.  Le attività di intelligence sono parte essenziale delle operazioni militari e rendono il territorio italiano direttamente coinvolto Secondo Meloni, l’Italia non sta facendo nulla di diverso rispetto alla Spagna che, a suo dire, non sta mettendo in discussione le attività previste dall’accordo bilaterale tra lo Stato spagnolo e gli Stati Uniti. In realtà la Spagna, oltre ad aver detto un “no” secco alla guerra, è andata oltre i proclami. Quindici aerei dislocati nelle basi di Moron de la Frontera e Rota, usati per il rifornimento in aria dei caccia, sono stati trasferiti dal Pentagono in Francia e in Germania. Come ha dichiarato la ministra della Difesa spagnola, Margarita Robles, la Spagna non fornirà supporto dalle basi, salvo esigenze umanitarie, e il trattato non sarà applicato finché non si troverà una soluzione. Ha anche affermato che le truppe USA devono operare nel rispetto del diritto internazionale, mentre attualmente agiscono unilateralmente e senza il supporto di organismi come ONU, NATO o UE. «Se la Spagna può limitare l’uso delle proprie basi agli Stati Uniti, non si capisce perché non possa fare lo stesso l’Italia», si chiede Antonio Mazzeo. «Anche in presenza di accordi bilaterali – spesso segreti e mai approvati dal Parlamento – questi non possono violare l’articolo 11 della Costituzione che ripudia la guerra, salvo operazioni di difesa o per mantenere la pace, e questo rappresenta un principio fondamentale non derogabile». «Nelle basi di Aviano e Sigonella, il comando è formalmente italiano: un ufficiale dell’Aeronautica può autorizzare o vietare voli e lo spazio aereo è sotto controllo nazionale, quindi l’Italia avrebbe gli strumenti per imporre limiti. Diverso è il caso del MUOS di Niscemi, che è fuori dal controllo italiano. Questo viene considerato un elemento critico perché limita la sovranità nazionale e impedisce di intervenire su operazioni militari, sollevando questioni di legittimità rispetto al diritto costituzionale e internazionale». C’è un precedente significativo che risale al 2003, durante la guerra in Iraq, quando gli Stati Uniti chiesero all’Italia l’utilizzo di basi statunitensi sulla penisola per un’offensiva condotta in proprio. L’Italia concesse l’uso delle basi agli USA imponendo condizioni per rispettare l’articolo 11 della Costituzione: la destinazione finale dei voli non doveva essere sul territorio di guerra, ma bisognava prevedere uno scalo.  Le basi militari americane in Italia sono spesso integrate o affiancate a quelle NATO. La sovranità resta italiana, ma con deroghe previste da accordi bilaterali già sopra citati, aggiornati nel 1995, coperti da segreto di Stato e quindi non pubblicamente accessibili, sulla cui legittimità molti studiosi mostrano dubbi anche rispetto alla scarsa trasparenza e poca comprensione dei rapporti operativi tra Italia, Stati Uniti e NATO. Nel caso delle operazioni NATO le decisioni passano da Bruxelles dove ha sede l’Alleanza, per le operazioni statunitensi vale quanto detto sopra.  La militarizzazione della Sicilia «In Sicilia si sta sviluppando una seconda area strategica simile a Sigonella in particolare presso l’aeroporto di Trapani Birgi, che è sempre stata una delle basi di supporto alla flotta Nato Avax. Adesso qui, oltre a tenersi la formazione dei piloti F-35, operano nuovamente aerei radar AWACS e droni NATO AGS collegati a Sigonella. Come dimostrano altre attività militari, come le esercitazioni statunitensi sull’Etna e nell’area del parco nazionale delle Madonie, l’isola è ormai una piattaforma militare diffusa e la guerra in corso non farà che accelerare ulteriormente il processo di militarizzazione della Sicilia, con nuovi sviluppi attesi nei prossimi mesi», sottolinea Mazzeo. Il giornalista e attivista mi confessa che gli piacerebbe sbagliarsi, ma aveva già ipotizzato più volte l’attacco degli USA all’Iran. Racconta che fino al giorno precedente, durante un convegno a Venezia, aveva dichiarato le sue perplessità rispetto al vicolo cieco di alcuni scenari internazionali. «Non immaginavo la gravità della situazione in atto. È importante notare la progressiva estensione geografica delle ostilità e la continua propaganda di chi ha scatenato un conflitto privo di strategia e di un obiettivo chiaro», continua Mazzeo. E in effetti Trump, nonostante le tante dichiarazioni di supremazia e vittoria, comincia a perdere qualche pezzo. Ha chiesto aiuto anche all’Europa – che si è sfilata – per la situazione nello stretto di Hormuz. L’alleanza con Netanyahu tiene, ma emergono le diversità rispetto agli obiettivi di questa guerra. Joe Kent si è dimesso dal ruolo di capo del centro antiterrorismo USA dichiarando di non poter sostenere la guerra contro l’Iran – che, a suo avviso, non rappresentava una minaccia imminente –, avviata secondo lui sotto pressione di Israele e della sua lobby negli Stati Uniti.  Tornando alla Sicilia, Antonio Mazzeo lancia un appello a tutti i siciliani e tutte le siciliane per prendere coscienza della gravità della situazione e contrastare la crescente militarizzazione dell’isola: «Le mobilitazioni dal basso hanno veramente cambiato il senso della storia. È successo più volte, dalla resistenza, al Vietnam, alle mobilitazioni studentesche. Le nuove generazioni devono prendere coscienza di questa forza straordinaria, ma è necessario informare». «C’è un giornalismo diffuso che sponsorizza un modello di guerra che rischia di portare alla distruzione e un giornalismo dal basso che prende posizione. È accaduto con il MUOS: grazie a una serie di denunce sulla stampa, la popolazione ha iniziato a prendere coscienza rispetto a quanto stava accadendo. È stata una stagione straordinaria di mobilitazione. Non si è raggiunto l’obiettivo, ma i lavori della principale potenza mondiale sono stati rallentati di oltre tre anni risvegliando un intero territorio», conclude Antonio Mazzeo.     Articolo-intervista a cura di Salvina Elisa Cutuli, pubblicato in Italia che cambia il 20 marzo 2025, https://www.italiachecambia.org/2026/03/guerra-in-iran-basi-americane/?fbclid=IwY2xjawQtvvdleHRuA2FlbQIxMABicmlkETBmWjlBYUUxUWlFZ2FvSnNuc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHl6yo6GUdj2AzExLY5xITlOPOdVdCnXA30KzDKrAM6pISM178obqRpN9LWHx_aem__nWAISEyrFlNSKNk7NAD_Q
M5S: Cacciabombardieri F-15 USA da Sigonella alla guerra all'Iran
  Secondo quanto dichiarato dai parlamentari di M5S membri delle Commissioni Difesa della Camera dei Deputati e del Senato, oltre a supportare le operazioni di intelligence USA nel Golfo Persico, la base siciliana di Sigonella sarebbe utilizzata in questi giorni per il transito dei cacciabombardieri F-15 "Strike Eagle" dell’U.S. Air Force destinati a bombardare l'Iran. "Segnaliamo quello che sembra essere un salto di qualità preoccupante nell’uso della base siciliana", denunciano i parlamentari M5S. "Ieri (sabato 21 marzo ndr) e anche giovedì (19 marzo) sono transitati a Sigonella anche cacciabombardieri F-15 USA (codici di chiamata Gstdr43 e Gr43) in configurazione ‘tattica’, ovvero di combattimento con armi e bombe montate, non in configurazione trasferimento (‘ferry’) o addestramento (‘training’)". "I tracciati radar non sono significativi perché si fermano a pochi chilometri dalla base: evidentemente i velivoli hanno spento i transponder radar dopo il decollo", aggiungono i parlamentari. "Ma il solo fatto che in Sicilia transitino cacciabombardieri americani in assetto da guerra e non più solo droni da ricognizione, aerei spia e aerei da trasporto truppe e armamenti rappresenta un preoccupante sviluppo". M5S ha chiesto "immediati chiarimenti" alla premier del governo Giorgia Meloni e al ministro della Difesa Guido Crosetto.
COMUNICATO STAMPA SEMPRE PIU’ URGENTI GLI OSSERVATORI NEI PORTI Negli ultimi giorni si sono registrati positivi elementi di un cambiamento di approccio delle autorità riguardo al transito di materiale d’armamento, il cui controllo è stabilito dalla Legge 185 del 1990. Il transito, in effetti, è regolato insieme all’esportazione e all’importazione di armamenti, ma dal 1990 ad oggi – come di recente ha rivelato la giornalista d’inchiesta Linda Maggiori, vedi il suo La flotta del genocidio, Altreconomia 2026 – non vi è mai stata alcuna richiesta di autorizzazione a transitare sul nostro territorio per spedizioni di armi provenienti da e dirette a paesi terzi. Questa completa disapplicazione della legge nel controllo del transito ha di conseguenza favorito il passaggio attraverso il territorio italiano di spedizioni di armi che contravvenivano ai criteri di concessione delle autorizzazioni. Sono state innumerevoli le denunce di questo mancato controllo, a partire da quelle clamorose di cui sono da anni protagonisti i portuali di Genova, il cui esempio è stato seguito poi da altri lavoratori nei porti e negli aeroporti italiani. Per anni navi stracariche di armi e munizioni pesanti hanno toccato i porti italiani per andare ad alimentare la guerra delle petro-monarchie arabe contro la popolazione civile dello Yemen. Dopo il 7 Ottobre 2023 abbiamo assistito al sempre più intenso passaggio dall’Italia di massicce catene logistiche che hanno consentito a Israele di cominciare e continuare una guerra di eliminazione fisica degli abitanti palestinesi di Gaza e poi della Cisgiordania. Dallo scorso 26 febbraio, infine, con l’attacco all’Iran in violazione di tutti i trattati e le norme di diritto internazionale, il transito per portare armi e munizioni a Israele si è intensificato ancor più. Le positive novità si devono all’azione dell’Agenzia delle Dogane e della Guardia di Finanza. Nel porto di Ancona il 4 marzo scorso è stato sequestrato un carico di 314.000 munizioni da caccia e milioni di detonatori, probabilmente prodotti da Banchieri & Pellagri (gruppo CSG). Erano a bordo di un tir che stava per imbarcarsi su un traghetto di linea diretto in Grecia. Destinazione finale Cipro, però il carico era stato dichiarato semplicemente packaging e il tragitto concordato con le autorità prevedeva l’uscita dal valico del Tarvisio e il percorso stradale lungo i Balcani. L’autista è stato denunciato per detenzione e trasporto abusivo di munizionamento e materiale esplodente, oltre che per uso di atto falso.  Al sequestro nel porto di Ancona Il TGR Marche ha dedicato un servizio televisivo. Nel porto di Genova l’11 marzo scorso è stato sequestrato un carico di oltre 50 tonnellate di equipaggiamento tattico e di armamento, per un valore stimato di circa 6 milioni di euro. Si tratta di un migliaio di giubbotti antiproiettile, 700 elmetti e uniformi da combattimento, fabbricati in gran parte da KMU Ltd. di Kanpur, Uttar Pradesh, India, e diretti negli Emirati Arabi Uniti. Nel porto di Gioia Tauro, il 18 marzo alcuni container in transito sono stati sottoposti a ispezione su richiesta della deputata Anna Laura Orrico (M5S) e del sindacato USB. Grazie al brillante lavoro di ricerca e analisi condotto dalla campagna internazionale ‘No Harbor for Genocide’ e da BDS italia ‘Campagna Embargo Militare’, si è potuto accertare che si trattava di una spedizione parte di una grossa commessa di componenti in acciaio balistico prodotti da R L Steels & Energy Ltd con sede ad Aurangabad, Maharashtra, India, destinati a una fabbrica israeliana di armi di IMI Systems, del gruppo Elbit Systems. Il colosso dello shipping MSC ha curato la catena logistica dal porto di Mumbai al Mediterraneo, con circumnavigazione dell’Africa. Il governo spagnolo ha negato l’attracco alle navi MSC con questi carichi, ma otto container sono arrivati a Gioia Tauro – che è essenzialmente un porto di transhipment – in attesa di essere reimbarcati su altre navi MSC dirette a Haifa/Ashdod. Interpretiamo questi per ora isolati interventi delle autorità come la presa di coscienza che il nostro paese sta per essere coinvolto in una guerra generalizzata e su più fronti, tenendo conto dell’impegno dell’Italia anche nel sostegno all’Ucraina invasa quattro anni fa. Richiamiamo l’attenzione delle autorità e del governo sulla palese e continua violazione di leggi nazionali e trattati internazionali, violazioni che comportano di fatto e per il diritto internazionale la complicità con gli abusi e le atrocità commesse con l’uso del materiale militare transitato e non fermato attraverso i porti e gli aeroporti italiani. Ripetiamo l’appello ai sindaci delle città portuali interessate dai transiti perché si facciano promotori di “osservatori civici” sulle merci che passano sulle banchine, aprendo così tavoli di confronto tra lavoratori, organizzazioni sindacali, associazioni della società civile e autorità portuali su un tema così delicato e gravido di conseguenze quale è il commercio internazionale di armi, rispondendo responsabilmente alle richieste sempre più allarmate rivolte ai rappresentanti eletti e al governo affinché il nostro paese non sia coinvolto in sanguinosi e disumani conflitti armati. Per contatti e informazioni: * Gianni Alioti, 348 9026909 * Carlo Tombola, 349 6751366
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Heading to another disaster
Epic Fury / Epic Fail / Hormuz / la guerra vista dal Golfo / Coffee gate / l’importanza dell’elio / una nave metaniera alla deriva nel Mediterraneo Comunicazione di servizio: L’elenco telefonico degli uragani va in pausa per 3 martedì. Citati nella puntata: Video sull’op Epic Fury – sito della Casa Bianca Non solo petrolio – articolo de Il Politico
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Bodycam e potere dello sguardo – Torture a Casal del Marmo e DL Caivano – Neurotech e Guerra@1
Estratti dalla puntata del 16 marzo 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia LE BODYCAM E IL POTERE NELLO SGUARDO Dopo una fase di sperimentazione e di introduzione informale, le bodycam entrano a far parte dell’arsenale delle forze dell’ordine (e di altre figure preposte al controllo). Così come il Taser incarna un modello di gestione degli eventi, allo stesso modo le videocamere indossabili pretendono di plasmare le operazioni di polizia, riducendo gli abusi sulla popolazione e tutelando gli agenti da eventuali inchieste sul loro operato. Ritorniamo a parlare di questa tecnologia grazie al contributo di Laura Carrer, che in una recente inchiesta pubblicata su IrpiMedia ha analizzato il potere di uno sguardo probatorio che può essere attivato e disattivato a piacimento da chi lo opera: Leggi l’inchiesta su IrpiMedia CASAL DEL MARMO E DECRETO CAIVANO Le violenze recentemente emerse nel carcere minorile romano di Casal del Marmo non sono un episodio isolato, ma il prodotto di fenomeni che interagiscono tra di loro, come la militarizzazione dei circuiti minorili apportata dal Decreto Caivano e la sponda politica agli abusi commessi dalle forze dell’ordine. Partendo dal contributo di un compagno del Quarticciolo, quadrante romano interessato dall’altro aspetto operativo del “modello Caivano”, ovvero la riscrittura del tessuto sociale dei quartieri da parte di agenzie vicine al governo Meloni, cerchiamo di esplorare diversi aspetti ricorrenti e sistemici che emergono dagli abusi sui giovani rinchiusi a Casal del Marmo: NEUROTECNOLOGIE IN AMBITO MILITARE Un recente editoriale pubblicato sul sito di analisi militare Cogs of War, a cura di Łukasz Kamieński (professore di Studi sulla Sicurezza presso l’Università di Cracovia), analizza il potenziale delle neurotecnologie applicate in ambito militare e suggerisce l’urgenza di una loro adozione. Partiamo con la lettura di questo testo, riprendendo una riflessione sulla segmentazione di specie introdotta con i potenziamenti tecnologici: “Lo slancio civile crea sia opportunità che urgenza. Non solo i dispositivi neurologici di consumo sono tecnologie a duplice uso facili da militarizzare, ma l’impennata globale della ricerca e sviluppo commerciale alimentata dall’intelligenza artificiale ne potenzierà anche le applicazioni pratiche.” Nella seconda parte, proseguendo con la lettura commentata di questo editoriale, affrontiamo la relazione tra tecnologie di consumo e apparato militare, concludendo con un accenno a Cortical Labs, azienda australiana che ha introdotto strutture computazionali basate su chip composti da neuroni umani innestati su basi di silicio: da “gli umani usano le macchine” a “le macchine usano gli umani”?
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