L’attacco di Stati Uniti ed Israele all’Iran sta innescando un’escalation
bellica che sta incendiando i paesi tra il Mediterraneo e il golfo persico.
Il rischio per chi si oppone al regime teocratico iraniano in una prospettiva
internazionalista e di classe è che il regime, indebolito dopo l’insurrezione
repressa nel sangue a gennaio, si rinforzi di fronte agli attacchi.
A Stati Uniti ed Israele non importa nulla delle aspirazioni di libertà di chi è
insorto tra dicembre e gennaio in Iran, una lotta costata ventimila morti e
diecimila prigionieri politici. La posta in gioco è il controllo delle risorse,
l’isolamento della Russia, la fine del commercio di idrocarburi con la Cina.
Ne abbiamo parlato con Behrooz di Together for Iran
Ascolta la diretta:
Mentre i bombardamenti sull’Iran continuano ininterrottamente per il 5° giorno
di fila, da lunedì 2 marzo le bombe hanno colpito anche il sud del Libano. Ieri
il tentativo dell’IDF di fare ingresso oltre il confine è stato respinto, ma nel
paese si aspetta un’invasione massiccia.
Continuano forti bombardamenti e, secondo il ministero della Salute libanese, da
lunedì gli attacchi israeliani hanno causato almeno 50 morti e 335 feriti, prima
degli attacchi notturni che hanno provocato almeno altri 11 morti. Nella
giornata di oggi, 4 Marzo, il portavoce militare Avichay Adraee, con un post su
X, ha ordinato l’esodo dalle abitazioni alla popolazione libanese: “Abitanti del
Libano meridionale, dovete trasferirvi immediatamente nelle zone a nord del
fiume Litani”.
L’attacco arriva a seguito della risposta militare di Hezbollah all’assassinio
della guida suprema dell’Iran ayatollah Khamenei -ora succeduto dal figlio
Mojtaba per elezione dell’Assemblea degli Esperti- ma di fatto riguarda
l’interesse strategico dello stato ebraico verso il paese vicino. L’aggressione
israeliana del paese vicino è continua dal 2024, e sono 11.000 le aggressioni
sioniste denunciate, che hanno violato il siglato cessate il fuoco del 27
Novembre del 2024.
Ne parliamo con Mauro Pompili, giornalista freelance ora a Beirut, capitale del
Libano:
Quando la guerra comincia
Forse i vostri fratelli si trasformeranno
e i loro volti saranno irriconoscibili.
Ma voi dovete rimanere eguali.
Andranno in guerra, non
come ad un massacro ,
ad un serio lavoro. Tutto
avranno dimenticato.
Ma voi nulla dovete dimenticare.
Vi verseranno grappa nella gola
come a tutti gli altri.
Ma voi dovete rimanere lucidi.
Bertolt Brecht, anni Trenta.
In un tempo in cui il discorso analitico sembra talvolta sfidare il pudore,
soprattutto perché buttato come un contenuto tra gli altri in mezzo a frivolezze
e pubblicità del mondo virtuale, a Macerie su Macerie tentiamo cautamente di
riscoprire la tensione contro la guerra che passa attraverso altri registri
comunicativi. Lo facciamo con la poesia di Brecht, fonte rigogliosa di
consapevolezza sul mondo che – ahinoi – ancora oggi viviamo.
Estratti dalla puntata del 2 marzo 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia
SERVIZI SEGRETI IN TEMPI DI GUERRA
Come avvenuto in Italia con il Pacchetto Sicurezza del 2025 (ex DDL 1660) anche
in Germania è in corso di approvazione una riforma dei servizi segreti che ne
aumenterebbe la possibilità di commettere reati, incluso il sabotaggio;
l’intelligence francese dichiara di fornire i 2/3 delle informazioni
all’esercito ucraino.
A margine, nelle carceri italiane la Polizia Penitenziaria potrà infiltrarsi tra
la popolazione detenuta.
AI DI GUERRA
Mentre si consuma l’affaire Anthropic, cerchiamo di descrivere alcuni processi
di integrazione profonda tra tecnologie di AI e apparati militari.
Una ricerca del King’s College di Londra osserva la propensione delle AI
(ChatGPT-5.2 di OpenAI, Claude Sonnet 4 di Anthropic e Google Gemini 3 Flash) a
scatenare una catastrofe nucleare nel corso di simulazioni di crisi
geopolitiche.
L’esercito israeliano schiera “Bina”, una nuova unità composta da ricercatori
(formati dalla Lotem) per lo sviluppo di strumenti di AI.
L’Italia, con il documento “IA E DIFESA – Strategia della Difesa in materia di
Intelligenza Artificiale – Edizione 2026”, stabilisce una simbiosi profonda dal
piano tattico al quello organizzativo.
IL POTERE ISTITUZIONALE DEI COLOSSI DELL’AI
Per avvicinarci alla questione Anthropic partiamo da alcuni progetti di SpaceX e
Starlink (Elon Musk) riguardanti datacenter orbitanti e fabbriche di satelliti
sulla Luna.
I tecno-miliardari costruiscono le strutture materiali e cognitive del potere
contemporaneo:
alcuni giurano fedeltà a Trump, altri – come Dario Amodei di Anthropic – puntano
su una narrazione (funzionale al marketing) che insiste maggiormente sulla
precauzione; motivi per cui l’amministrazione Trump può bollare l’azienda come
una “radical left, woke company” e cercare (con significative difficoltà
operative) di estrometterla dai contratti governativi.
DISINSTALLA ANTHROPIC…
La scorsa settimana era iniziata con gli anatemi della Casa Bianca contro
Anthropic, accusata di voler mantenere troppe restrizioni nell’impiego della sua
AI (Claude) in ambito militare e sorvegliante, per arrivare alla dichiarazione
di una sua rimozione dai sistemi del Pentagono e concludersi con l’attacco
sionista-statunitense all’Iran… dal quale emerge l’utilizzo di Claude.
Anthropic è stata a lungo l’unica azienda in grado di accedere alle “reti
classificate” dell’apparato militare statunitense, sia per la qualità di Claude
sia per la sua compatibilità con le reti di Amazon (AWS) che compongono
l’architettura informatica strutturale del Pentagono; ora stanno subentrando
Grok (Elon Musk) e ChatGPT (OpenAI).
Cerchiamo di descrivere lo scenario e sottolineare il ruolo simbiotico dei
colossi dell’AI nelle strutture di potere e nelle macchine da guerra
contemporanee.
META GLASSES E CIONDOLI MAGICI
In conclusione, un brevissimo accenno ai Meta Glasses, alle intelligenze
artificiali senza schermo (Screenless Ais) e a come queste tecnologie intendano
colonizzare e riplasmare gli umani:
L’attacco congiunto israelo americano contro la repubblica islamica iraniana è
un ulteriore passo verso la configurazione di un nuovo assetto del Levante che
ha come perno la potenza militare espansionista di Israele che punta a
disarticolare il rivale persiano ,progetto sostenuto dagli Stati Uniti che ormai
appare quasi come un proxy dell’entità sionista.
La congiunzione di interessi tra un presidente americano in difficoltà sul piano
economico e in deficit di consensi e un criminale messianico che vede nella
guerra permanente la sua assicurazione per l’impunità ,hanno indotto entrambi a
stornare l’attenzione da guai interni scatenando un attacco che suppongono
decisivo per dare la spallata definitiva al regime iraniano .
Non s’intravede una strategia oltre all’aspettativa di una rivolta popolare
sotto le bombe contro il regime degli ayattolah ,ma l’Iran è strutturalmente
diverso dalla Libia o dall’Irak non essendo una dittatura dinastica, ma uno
stato ideologicamente radicato con istituzioni stratificate e regolate da
meccanismi complessi , un apparato di sicurezza profondamente incorporato nella
struttura statale e una estensione territoriale rilevante.
L’allargamento del conflitto con le conseguenze che ne possono derivare è
inevitabile ,l’instabilità in una regione così cruciale per i commerci globali
porterà a delle conseguenze nefaste per l’economia in seguito al collasso delle
catene di approvvigionamento delle merci strategiche dovute al blocco dello
stretto di Hormuz .
La popolazione iraniana puo’ liberasi da sola da un regime reazionario senza
interventi esterni ,sia i conservatori vicini ad Ali Khamenei, sia la fazione
riformista legata alla presidenza, costituiscono fondamentalmente oligarchie
finanziarie e mafiose che, di fronte a qualsiasi forma di resistenza organizzata
all’interno dell’Iran, hanno fatto ricorso alla repressione e al saccheggio
sistematico della popolazione.
Ne abbiamo parlato con Tara Riva un’analista italo-iraniana specializzata in
relazioni internazionali e con Lorenzo Forlani giornalista free lance esperto di
Medio oriente
Intervento di Tara Riva
Intervento di Lorenzo Forlani
La Russia non contende all’Ucraina solo parte del suo territorio ma anche i
bambini che abitano quelle terre occupate. Come funziona la macchina della
rieducazione
L'articolo Rieducazione russa proviene da IrpiMedia.
Negli ultimi giorni una nuova tornata di colloqui tra Stati Uniti e Iran si è
tenuta a Ginevra, con l’obiettivo di evitare un’escalation militare legata al
programma nucleare di Teheran. I negoziati, mediati da Oman, si sono conclusi
senza un accordo, ma con accordi per continuare tecnicamente i lavori
a Vienna la prossima settimana. Washington ha chiesto garanzie più stringenti
sull’arresto dell’arricchimento dell’uranio e ispezioni più robuste, mentre
l’Iran insiste nel mantenere il proprio programma nucleare pacifico e nel
rifiutare limiti al suo sviluppo militare.
Sul terreno, la diplomazia convive con una massiccia presenza militare
statunitense nella regione, con gruppi di portaerei e caccia schierati nel Medio
Oriente e una retorica che non esclude un’azione militare nel caso in cui gli
accordi diplomatici falliscano.
Israele gioca un ruolo importante nel quadro: da un lato è fermamente contrario
a qualunque accordo che non includa restrizioni alle capacità missilistiche
dell’Iran o al suo sostegno ai gruppi armati nella regione, e spinge USA verso
una linea più dura. Il governo di estrema destra israeliano cerca di forzare
un’attacco all’Iran per garantire non solo la propria sopravvivenza interna, ma
anche per tentare di chiudere la partita con l'”arcinemico” iraniano. Nessun
accordo definitivo è all’orizzonte, e la tensione resta alta con il rischio di
un’escalation che potrebbe coinvolgere anche Israele.
Un approfondimento registrato giovedì 26 febbraio con Eliana Riva,
caporedattrice di Pagine Esteri
Un secondo aggiornamento con Eliana Riva, successiva al secondo tempo dei
negoziati tenutesi giovedì.
«Non pensavo che sarei sopravvissuta». Olena Yahupova, 52 anni, è la moglie di
un ufficiale dell’esercito ucraino. Per questo motivo durante l’occupazione
della sua regione, Zaporizhzhya, è stata sequestrata dall’esercito russo e
tenuta prigioniera per sei mesi. Sono passati circa tre anni da allora. Yahupova
racconta la sua storia seduta al tavolo di uno degli […]
L'articolo Reportage proviene da IrpiMedia.
Sono passati quattro anni dall’accelerazione violenta della guerra impressa
dall’invasione russa dell’Ucraina. Il conflitto è sempre più aspro: i morti sono
centinaia di migliaia su entrambi i fronti.
Il governo italiano si è schierato in questa guerra inviando armi, arrivando a
schierare 3.500 militari nelle missioni in ambito NATO nell’est europeo.
Presto aprirà una base militare Italiana in Bulgaria.
La guerra in Ucraina ha nel proprio DNA uno scontro interimperialistico di
enorme portata, che rischia di innescare un conflitto ben più ampio, tra potenze
dotate anche di armi atomiche. Fermarla, incepparla, sabotarla è una necessità
imprescindibile.
Ne abbiamo parlato con Antonio Mazzeo, antimilitarista e blogger
Ascolta la diretta:
In attesa del podcast con la registrazione dell’iniziativa, è scaricabile
l’opuscolo che raccoglie gli interventi dell’incontro svoltosi a Radio Blackout
il 20 febbraio 2026, a cura di Torino Diserta e Happy Hour, con Claudio
Albertani e Collettivo Nodo Solidale.
Guerra civile in Messico.
Sulla cosiddetta «guerra al narcotraffico». Stato e criminalità organizzata
contro popolazioni e autonomie interne.
Guerra-civile-in-MessicoDownload
Pillola di Happy Hour_18.02.26
18 ottobre 2021, Trieste: in migliaia bloccarono il varco 4 del porto, un
presidio No Green Pass che sfidava l’obbligo vaccinale e il passaporto verde
imposto dall’alto. Lo sciopero paralizzava le merci, fermava il porto, scuoteva
l’economia e metteva a nudo la fragilità del potere. Lo Stato rispose con
violenza: cariche, manganelli, tentativi di spezzare la determinazione dei
manifestanti. Cinque di loro finirono sotto processo per due anni, accusati di
resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Oggi risultano “assolti”, ma la
verità non sta nelle aule: sta nella non-sottomissione, nella capacità di
rifiutare senza compromessi e far sentire la propria forza. A Trieste, quel
movimento eterogeneo diede vita ad una delle sue manifestazioni più radicali.
Riattivare la memoria di quella mobilitazione resta fondamentale: dalla pandemia
alla guerra, ricordare quelle pratiche di rifiuto totale della mobilitazione
generale è storia viva per la resistenza contro l’autorità che impone obbedienza
e sacrifici. Per questo diamo volentieri spazio alle parole che ci arrivano dal
Coordinamento No Green Pass e Oltre della città, che ripercorre i momenti di
quella giornata di scontro, mentre sono in corso altri due procedimenti legati
alla mobilitazione. La lotta continua, nelle strade e nella carne di chi sceglie
di non piegarsi.
Il ministro della Difesa del Paese africano è stato ospite della Divisione
elicotteri della società italiana a Vergiate e di quella aerea a Venegono
Inferiore
Supermarket Leonardo SpA per le forze armate della Nigeria. Il 17 ottobre 2025
il ministro della difesa nigeriano Mohammed Badaru Abubakar si è recato in
visita a due stabilimenti lombardi della holding produttrice di sistemi bellici.
Badaru Abubakar è giunto in Italia con la delegazione governativa guidata dal
presidente Bola Ahmed Tinubu, in visita ufficiale a Roma per partecipare
all’AQABA Process Meeting, l’iniziativa di cooperazione internazionale
anti-terrorismo in Africa occidentale promossa dalla Presidenza del consiglio
italiana e dal Regno di Giordania.
Nello specifico il ministro della difesa nigeriano è stato ospite della
Divisione elicotteri di Leonardo a Vergiate e di quella aerea a Venegono
Inferiore (Varese).
Nei due stabilimenti sono in via di realizzazione gli elicotteri d’attacco AW109
“Trekker” e i caccia-intercettori M-346 destinati all’Aeronautica militare della
Nigeria.
A Vergiate il ministro Badaru Abubakar ha avuto modo di ispezionare le
operazioni di assemblaggio dei “Trekker”: tre di questi velivoli sono già pronti
per la consegna; altri tre saranno completati entro la fine dell’anno e gli
ultimi quattro nei primi mesi del 2026.
Grazie agli elicotteri AW-109 di Leonardo, l’Aeronautica militare nigeriana
punta a rafforzare le sue capacità di supporto al combattimento, trasporto aereo
tattico ed evacuazione medica.
A Venegono Inferiore è stato possibile assistere alle operazioni di assemblaggio
dei caccia M-346. Si tratta di una versione modificata dell’addestratore
avanzato del tipo “light combat”, con capacità multiruolo per missioni di
supporto aereo avanzato e ricognizione tattica. La Nigeria ne ha ordinati 24.
Il valore stimato della commessa è di 1,2 miliardi di euro; oltre alla fornitura
dei velivoli, Leonardo assicurerà la loro manutenzione in Nigeria per 25 anni.
Tre caccia sono in avanzata fase di produzione, mentre per altri tre prenderanno
il via a breve i test di volo. La consegna sarà completata in quattro tranche di
sei velivoli ciascuno, comprensivi di sistemi d’arma e componenti elettroniche.
Secondo le autorità nigeriane, grazie alle caratteristiche delle missioni
aria-aria e aria-terra, l’M-346 rafforzerà significativamente le capacità di
combattimento delle forze armate nigeriane.
“La visita ai due stabilimenti di Leonardo riflette l’attenzione
dell’amministrazione Tinubu per le acquisizioni strategiche militari,
l’addestramento congiunto e le partnership internazionali in modo da rendere più
sicuro lo spazio aereo della Nigeria”, riporta il comunicato emesso dal
ministero della Difesa.
Negli ultimi anni si sono particolarmente rafforzate le relazioni militari e la
cooperazione industriale tra Italia e Nigeria. Un accordo è stato sottoscritto
nel 2017 dai rispettivi governi per migliorare l’interscambio di intelligence e
operare congiuntamente nel settore navale e anti-terrorismo.
Lo scorso anno, ad aprile, le autorità nigeriane hanno annunciato l’intenzione
di acquistare da Leonardo i 24 caccia d’attacco M-346 e i 10 elicotteri AW109
“Trekker”. La firma del contratto è stata stipulata a metà ottobre 2024 in
occasione della visita in Italia di una delegazione dei ministeri della Difesa e
delle Finanze di Abuja, guidata dal Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica
Hasan Abubakar.
L’accordo con Leonardo prevede che una parte della formazione dei piloti
nigeriani sia svolta presso l’International Flight Training School
dell’Aeronautica Militare italiana, nella base aerea di Galatina (Lecce) e nello
scalo di Decimomannu (Sardegna).
Secondo Africa Intelligence, per la selezione dei fornitori dei sistemi di
munizionamento degli M-346 di Leonardo, le forze armate nigeriane si sono
rivolte ad una società israeliana di gestione della logistica e delle
infrastrutture informatiche e di telecomunicazione, Ebony Enterprises Ltd., con
quartier generale a Herzliya Pituach, distretto di Tel Aviv.
“Tra le principali aziende di difesa contattate per l’armamento dell’aereo M-346
Master della Nigeria ci sono la francese Thales, l’israeliana Elbit Systems e
l’europea Nexter”, aggiunge Military Africa.
Ancora Elbit Systems e un’altra azienda leader del comparto industriale-militare
israeliano, Rafael Advanced Defense Systems Ltd, forniranno componenti cruciali
per i caccia, tra cui il sistema radar PESA e varie tipologie di munizioni
guidate di precisione.
Gli M-346 di Leonardo – secondo Analisi Difesa – saranno dotati inoltre di pod
Litening per il puntamento laser degli obiettivi e Reccelite per ricognizione e
sorveglianza. Anche i Litening e i Reccelite sono prodotti dalla società
israeliana Rafael Advanced Defense Systems.
Gli elicotteri AW-109 “Trekker” sono già in dotazione delle forze armate
nigeriane. Il 12 novembre 2024 tre di questi velivoli sono stati consegnati alla
Marina militare. La cerimonia si è svolta presso l’hangar della Caverton
Helicopters Limited (CHL) a Ikeja, Lagos.
I tre elicotteri sono stati dotati di un pattino di atterraggio che assicura una
migliore capacità di carico e la possibilità di atterrare sui ponti delle unità
da guerra. Essi sono utilizzati per effettuare voli di trasporto a lungo raggio
e - grazie a sofisticate videocamere FLIR - per svolgere missioni di
intelligence e riconoscimento in mare e in terra.
Anche l’Aeronautica militare nigeriana si è dotata lo scorso anno di due
elicotteri AW109 “Trekker”. I velivoli utilizzano per le attività di
manutenzione, riparazione e revisione gli impianti della divisione elicotteri
del gruppo Cavetron a Lagos.
Leonardo SpA spera di poter fornire alle forze armate nigeriane anche il sistema
radar avanzato RAT 31DL/M nell’ambito dell’ambizioso programma MITRACON
(Military Total Radar Coverage of Nigeria) promosso dal governo per modernizzare
i sistemi di sorveglianza e potenziare la copertura dello spazio aereo.
Progettato per rispondere alle esigenze belliche NATO, il radar RAT 31DL/M è un
sistema tattico a lungo raggio che opera in L-Band contro le “minacce”
rappresentate da aerei, missili e droni.
Articolo pubblicato in Africa ExPress il 15 novembre 2025,
https://www.africa-express.info/2025/11/15/leonardo-affari-di-guerra-delegazione-nigeriana-supervisiona-la-maxi-commessa-di-12-miliardi/