la guerra è una merda

Da super ammiraglio a leader di azienda di guerra. La rapida carriera di Enrico Credendino
L’Assemblea degli azionisti di Orizzonte Sistemi Navali SpA, partecipata da Fincantieri (51%) e Leonardo (49%), ha nominato il Consiglio di Amministrazione della società: presidente Enrico Credendino, Capo di Stato Maggiore della Marina Militare fino al 28 ottobre 2025 e già Comandante in Capo della Squadra Navale (CINCNAV) della Marina. In meno di otto mesi il pensionato ammiraglio assume la guida di una delle aziende che ha rilevanti commesse con la Difesa italiana: dal programma internazionale franco-italiano FREMM a quello dei pattugliatori d’altura di nuova generazione (programma PPX) che saranno ormeggiati nella base navale di Messina (al centro di un programma di potenziamento infrastrutturale), all’ammodernamento dei quattro caccia lanciamissili per la difesa aerea realizzati nell’ambito del programma binazionale franco-italiano Orizzonte. Orizzonte Sistemi Navali SpA opera nel settore dell'ingegneria e della sistemistica navale, progettando e realizzando unità navali militari, in particolare corvette, fregate e portaerei. Con quartier generale a Genova, la società ha registrato un fatturato nel 2024 di 176 milioni di euro. Le carriere militari, così come negli USA e In Israele si confermano un ottimo trampolino di lancio per operare tra i produttori e i mercanti d'armi e di morte.   Articolo pubblicato in Stampalibera.it il 14 giugno 2026, https://www.stampalibera.it/2026/06/14/da-super-ammiraglio-a-leader-di-azienda-di-guerra-la-rapida-carriera-di-enrico-credendino/
La riforma delle riforme@0
In un recente articolo dell’Economist si afferma che “la Cina affronterebbe meno guerre commerciali con il resto del mondo se i suoi cittadini fossero meno parsimoniosi”. I cinesi sono notoriamente un popolo di risparmiatori e il tasso di risparmio cinese è uno dei più alti al mondo. Secondo la Banca Mondiale, i consumi delle famiglie cinesi rappresentano appena il 39% del PIL nazionale, rispetto a una media globale del 63-67%. Il 22 maggio scorso, il Consiglio di stato (il governo) ha annunciato che, in base alla nuova politica, i lavoratori potranno iscriversi ai programmi di assicurazione sociale nelle città in cui lavorano, indipendentemente dal loro hùkŏu. La “Riforma delle riforme”, così l’ha definita Michelangelo Cocco. Per capire la portata di questa svolta partiamo da un numero: 357 milioni. Tanti sono, secondo l’ultimo censimento, i migranti: un quarto della popolazione complessiva (1,4 miliardi), trasferitisi in una metropoli da una città o un villaggio, spesso lontani migliaia di chilometri, in cerca di una vita migliore. Per decenni queste persone sono rimaste cittadini di serie B, condizione della quale hanno approfittato gli imprenditori che hanno riservato loro salari e condizioni di lavoro penalizzanti. Cambiamenti demografici, nel modo di produzione e perfino geopolitici sono alla base di quest’inversione di rotta, pensata per assecondare la nuova fase di sviluppo di una Cina che – in un contesto internazionale turbolento – dovrà rafforzarsi soprattutto all’interno, per resistere alle pressioni esterne. Partendo proprio dai suoi lavoratori. Ad oggi, i grandi centri come Pechino, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen, mantengono barriere molto alte per ottenere la residenza completa, indispensabile per usufruire dei benefici più importanti. Nei nuclei urbani più accessibili (con probabilità di insediamento superiori al 50%) ma con meno opportunità professionali solo in pochi ci vogliono andare. Spesso chi sulla carta potrebbe fare domanda desiste sapendo di non possedere i requisiti richiesti, come la capacità di dimostrare di aver versato contributi previdenziali per diversi anni. Un cruccio ricorrente per lx impiegatx nella gig-economy, che solo recentemente è stata regolamentata con l’introduzione di tutele minime. Per qualcun altrx cambiare hukou semplicemente non conviene, perché implicherebbe la rinuncia ai diritti fondiari nel villaggio di nascita. Nell’ultima parte, leggiamo insieme un articolo su una nuova forma di micro economia informale dell’affetto, che in Cina ha l’etichetta delle hippies dell’Estremo Oriente. Citati nella puntata: L’hukou e il controllo sociale in Cina – China files La riforma delle riforme – Rassegna Cina China’s Hukou System: Attempts to Control Urbanization by Strictly Separating Urban and Rural – Urban border “Per coloro che soddisfano le condizioni”, Una nuova pagina della mai realizzata abolizione dell’hukou – Infoaut Le “sbarbine” digitali nella Cina urbana – Il Partito
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Da Al-Dhafra a Sigonella: la rotta dei Triton
  Il ruolo della stazione aeronavale siciliana di Sigonella si è rivelato cruciale sin dalle fasi calde che hanno preceduto l'attacco statunitense e israeliano. Da quel momento, i droni MQ-4C Triton della Marina USA hanno solcato quotidianamente i cieli dell'isola per dirigersi verso lo scacchiere mediorientale. Sviluppati dall'industria statunitense Northrop Grumman specificamente per la US Navy, questi velivoli senza pilota operano in pianta stabile dal territorio catanese, trasformando la base di Sigonella in una vera e propria piattaforma di lancio per missioni di intelligence nel Mediterraneo. Quanti abitanti dell’isola sono a conoscenza della pericolosità di questa base? Quanti siciliani hanno consapevolezza del fatto che la Sicilia è un bersaglio militare?   Inaspettatamente, domenica 10 maggio un grande drone MQ-4C “Triton” in dotazione alla Marina militare degli Stati Uniti d’America è atterrato a Sigonella proveniente dalla base aerea di Al Dhafra, Emirati Arabi Uniti, da dove operava da mesi a supporto dei bombardamenti USA e israeliani contro l’Iran. Il velivolo senza pilota è giunto in Sicilia dopo aver attraversato il Mar Rosso e il Mediterraneo. A partire dall’inizio del 2026, il “Triton” di US Navy (codice di registrazione 169660 / VVPE660) era impiegato per svolgere dagli Emirati operazioni di intelligence, riconoscimento e sorveglianza delle acque del Golfo Persico, propedeutiche all’individuazione di alcuni obiettivi militari e civili iraniani che sono stati colpiti dai bombardieri e dai sistemi missilistici di Washington e Tel Aviv dopo il 24 febbraio. Gli MQ-4C “Triton” sono tra i droni più avanzati e sofisticati delle forze armate USA per lo svolgimento di lunghe e complesse missioni di sorveglianza dei corridoi marittimi strategici e per la raccolta di dati d’intelligence sulle forze “nemiche”. I droni sono basati sulla piattaforma dell’RQ-4 “Global Hawk” prodotto dall’industria aerospaziale statunitense Nortrop Grumman. In particolare, rispetto alla versione “madre” entrata in funzione con l’US Air Force, questi velivoli montano una struttura alare rinforzata per operare in condizioni meteorologiche avverse e resistere maggiormente alla grandine, all’impatto con i volatili, ai fulmini e al ghiaccio. Lunghi 14,5 metri e con un’apertura alare di 39,9, i “Triton” possono operare entro un raggio di 2.000 miglia nautiche dalla base di decollo, a un’altitudine massima di 18.288 metri e una velocità di crociera di 575 km/h. I velivoli godono di un’autonomia di volo tra le 24 e le 30 ore consecutive. Nel corso di una sola missione i sofisticati sensori di bordo rilevano, classificano e tracciano obiettivi marittimi operanti in profondità monitorando fino ad una superficie di quattro milioni di miglia nautiche. Quello giunto a Sigonella dallo scalo emiratino di Al Dhafra non è però l’unico “Triton” utilizzato per la campagna bellica contro Teheran. Fin dalla vigilia dell’attacco USA ed israeliano, non c’è stato giorno che dalla stazione aeronavale siciliana non siano decollati verso il Medio Oriente droni MQ-4C di US Navy. Sigonella ha assunto un ruolo chiave per l’individuazione di potenziali obiettivi da colpire in Iran. “Questi velivoli tracciano i movimenti navali militari e il traffico commerciale e svolgono un’efficace allerta preventiva contro potenziali minacce asimmetriche”, spiegano gli analisti del sito ItaMilRadar che monitorizza i voli militari nel Mediterraneo. Le attività dei “Triton” sono poi propedeutiche alle operazioni di attacco vero e proprio. L’esempio più eclatante risale all’8 marzo 2026, quando un MQ-4C partito da Sigonella ha condotto una lunga missione in prossimità delle coste nordorientali iraniane, presso il distretto di Bushehr che ospita una delle maggiori infrastrutture della Marina militare iraniana ed un impianto per l’arricchimento dell’uranio. Il velivolo si è poi diretto verso l’isola di Kharg, terminal petrolifero da cui viene esportato quasi il 90% del greggio di produzione iraniana. Sia il distretto di Bushehr che l’isola di Kharg sono stati oggetto di un massiccio bombardamento USA, la notte del 14 marzo. E’ indubbio che senza il monitoraggio dell’area e l’individuazione dei potenziali target da parte del “Triton” di Sigonella, non sarebbe stato possibile effettuare con successo gli strike. L’installazione di Sigonella ha svolto un ruolo chiave anche durante i bombardamenti israeliani contro l’Iran nel giugno 2025. Poche ore dopo l’attacco ai siti nucleari di Fordow, Natanz ed Esfahan, un drone MQ-4C “Triton” ha effettuato una lunga missione nello spazio aereo del Golfo Persico, sorvolando lo Stretto di Hormuz, l’Oman e gli Emirati Arabi nel corso della mattinata del 22 giugno, probabilmente per spiare le reazioni dell’Iran all’attacco dei bombardieri B-2 e avere piena conoscenza di quanto accadeva alle forze navali USA presenti nell’area. Dal 18 aprile un “Triton” è stato trasferito dalla base di Sigonella a quella di Muwaffaq Salti, nel distretto di Zarqa, Giordania; da lì, dopo il 21 aprile, ha svolto numerose attività di intelligence top secret nell’area mediorientale. “Dallo scalo militare giordano, il drone statunitense può monitorare attivamente l’Iraq, la Siria, il corridoio del Mar Rosso, lo Stretto di Hormuz e parti della Penisola arabica, mantenendo inoltre una flessibilità operativa in tutto il Golfo”, spiegano gli analisti di ItaMilRadar. “La decisione di riposizionare il Triton presso la base aerea “Al Hussein” sembra rispondere a considerazioni di tipo operativo e politico. Il trasferimento in un’area prossima al Golfo consente alla Marina statunitense di ridurre i tempi di spostamento e di accrescere la presenza in orbita sulle aree critiche come lo Stretto di Hormuz (…) Operando dalla Giordania, l’MQ-4C riduce l’esposizione politica come invece è accaduto con un hub tradizionale come quello di Sigonella”. Il trasferimento del drone da Sigonella alla Giordania ha accresciuto le potenzialità operativa dell’assetto bellico, ma è probabile che abbiano pesato sulla scelta di Washington le preoccupazioni espresse dall’opinione pubblica italiana sul progressivo coinvolgimento del nostro paese nell’escalation del conflitto contro l’Iran, dopo che sono stati documentati i voli spia di droni e pattugliatori dalla Sicilia e il via vai dallo scalo di Aviano (Pordenone) di aerei tanker per il rifornimento in volo. La Giordania non ha portato fortuna ai droni “Triton” di Sigonella. La mattina di giovedì 7 maggio, l’MQ-4C registrato con il codice 169804-Overlord02, dopo la partenza dalla base “Al Hussein” è sparito ai radar mentre sorvolava lo spazio aereo a nord dell’Arabia Saudita. Il velivolo aveva trasmesso qualche minuto prima il codice di emergenza internazionale. Un altro incidente era avvenuto il 9 aprile ad un analogo velivolo senza pilota di US Navy. In quell’occasione il “Triton” era decollato però da Sigonella per poi sparire in volo mentre sorvolava il Golfo Persico. Ad oggi restano ancora ignote le cause della “scomparsa”: abbattuto dalla controaerea iraniana o precipitato in mare per un guasto tecnico? Quel che è certo è che il 16 aprile è stato trasferito a Sigonella dalla Naval Air Station di Jacksonville, Florida, un velivolo gemello. ItaMilRadar ha tracciato il volo sull’Atlantico di un Northrop Grumman MQ-4C “Triton” (codice VVPE602), dagli Stati Uniti alla Sicilia. “Questa nuova dislocazione si è resa prontamente necessaria per rimpiazzare il velivolo perduto lo scorso 9 aprile nel Golfo Persico”, hanno spiegato gli analisti. “Il nuovo arrivo consentirà alla Marina militare statunitense di mantenere inalterate le proprie capacità di intelligence a lungo raggio nel teatro operativo”. Come abbiamo visto, due giorni dopo il drone d’intelligence ha raggiunto la base aerea giordana. I “Triton” operano dalla base siciliana dal 2024. In quell’anno furono registrati quattro arrivi di droni dagli Stati Uniti d’America. Il primo velivolo giunse il 30 marzo; il secondo il 19 aprile; il terzo il 18 luglio e il quarto il 7 settembre. Da allora i droni sono stati impiegati operativamente in missioni di intelligence e riconoscimento nel Mediterraneo centrale ed orientale (fino a Gaza e alle coste di Israele, Siria e Libano), in nord Africa (principalmente a largo delle coste libiche) e in est Europa (a supporto delle attività belliche ucraine contro la Russia). Immancabilmente Sigonella e la Sicilia intera vanno in ogni guerra…   Articolo pubblicato in Le Siciliane-Casablanca, n. 91, maggio 2026.
CONTRO IL 41bis – OPEN.AI: ROSALIND BIODEFENS E LA MINACCIA DELLA BIOLOGIA DI SINTESI – TARGETING PUBBLICITARIO LETALE@0
Estratti dalla puntata dell’8 giugno 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia NO AL 41BIS Rilanciamo le iniziative di lotta in solidarietà con il prigioniero anarchico Alfredo Cospito e con compagne/i imputate/i per le mobilitazioni del 2022/2023 contro 41bis ed ergastolo ostativo. Ricordiamo che oltre alle presenze solidali a Roma e Spoleto, anche a Torino è stato indetto un presidio al Tribunale di Sorveglianza in concomitanza con quello di Roma di venerdì 12 giugno. LA MINACCIA DELLE ARMI BIOLOGICHE E NUOVE ARCHITETTURE DI CONTROLLO Torniamo a parlare dell’architettura della minaccia composta da AI, biologia di sintesi e droni. Dopo una prima tematizzazione della necessità di un’organizzazione degli apparati militari per rispondere a questo scenario e l’allarme suscitato recentemente dal furto di 15 droni irroratori in New Jersey, analisti militari e lobbisti del settore biotech hanno formalizzato la concretezza di questo rischio, suscitando un pronto intervento di Open AI con il suo programma Rosalind Biodefense. Nella prima parte di questo approfondimento cerchiamo di delineare due fenomeni: – la traiettoria identificazione della minaccia > normalizzazione > attivazione di programmi difensivi > potenziale transizione verso programmi offensivi; – la relazione di sintanatosi tra cognitività umana e cognitività artificiale per la somministrazione di letalità anche nel campo della guerra biologica. Nella seconda parte ripartiamo dalle analisi di Paul Lushenko (consulente del Pentagono) e Claire Qureshi (CEO di Sentinel Bio), che insieme al disegno di legge Biosecurity Modernization and Innovation Act, descrivono efficacemente il livello di percezione della minaccia rappresentata dalla triade AI – biologia di sintesi – droni; a margine la vicenda che vede coinvolto un cittadino israelo-francese, Ori Solomon, scagionato da accuse federali da un procuratore israelo-americano, Sigel Chattah, nonostante in un appartamento di sua proprietà trasformato in wetlab clandestino fossero stati rinvenuti campioni di Ebola e HIV. Nell’ultima parte osserviamo il “pronto intervento” di Open AI con il lancio del programma Rosalind Biodefense e l’evidente portato politico della sua ulteriore integrazione negli apparati di “sicurezza”: GUERRA: TARGETING PUBBLICITARIO E TARGETING LETALE Grazie a un’inchiesta di Reuters osserviamo come il commercio di dati, alla base del capitalismo della sorveglianza, possa produrre conseguenze inaspettate: dal targeting pubblicitario al targeting militare operato dall’Iran contro militari statunitensi. Qui un’analisi approfondita del ruolo degli smartphone sul campo di battaglia come elemento per la localizzazione delle truppe avversarie. In fine l’ingresso in scena di Handala: un gruppo che sta supportando il regime iraniano nelle sue reazioni all’aggressione sionista-statunitense utilizzando vulnerabilità nell’architettura del capitalismo digitale:
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Visite scolastiche alla base aeronavale di Sigonella: avanti con l’educazione militare
La stazione aeronavale di Sigonella, in Sicilia, avamposto per le operazioni USA e NATO negli scacchieri di guerra in Ucraina, Africa e nel Golfo Persico, continua ad essere l’ambita meta per le gite fuori porta degli istituti scolastici e dei centri di formazione professionale dell’Isola. L’ultimo tour ai principali sistemi di morte ospitati nella grande base che sorge a pochi chilometri dall’area metropolitana di Catania ha visto protagonisti gli studenti del Centro di Formazione ARS di Paternò. “Si è trattata di una giornata intensa, ricca di emozioni e di esperienze formative, una visita esclusiva presso la Naval Air Station (NAS) Sigonella della Marina degli Stati Uniti e il 41° Stormo dell’Aeronautica Militare Italiana”, riportano con enfasi gli organizzatori alla testata online Etnanews24. “L’iniziativa ha offerto ai giovani partecipanti un’opportunità unica per conoscere da vicino il complesso mondo delle operazioni aeronautiche e della sicurezza militare, attraverso un percorso che ha consentito loro di entrare in contatto con professionalità altamente specializzate e tecnologie d’avanguardia”. Gli studenti del Centro ARS di Paternò sono stati ospiti prima del Fire Department di US Navy per “osservare da vicino” i mezzi e le procedure utilizzate dai Vigili del Fuoco statunitensi per la gestione delle emergenze aeronautiche e degli interventi operativi all’interno dell’installazione militare. Poi l’“affascinante percorso” alla scoperta dei principali assetti bellici in dotazione alle forze armate USA di stanza a NAS Sigonella: i velivoli antisommergibile P-8 “Poseidon”, utilizzato dal reparto VP-16 di US Air Force, proveniente da Jacksonville in Florida e già protagonista di innumerevoli incursioni nel Mar Nero e nel Golfo Persico, dove ha contribuito alla raccolta delle informazioni di intelligence propedeutiche agli strike contro le unità navali russe o le infrastrutture strategiche iraniane. “La visita è poi proseguita con il C-26 Metroliner, impiegato per missioni di trasporto leggero e collegamento logistico, e con il più imponente C-130 Hercules, uno dei velivoli da trasporto più versatili e utilizzati al mondo”, riporta Etnanews24. “Grande curiosità ha inoltre suscitato il Global Hawk, sofisticato drone strategico della U.S. Air Force capace di operare ad altissime quote per lunghi periodi, svolgendo missioni di Intelligence, Sorveglianza e Ricognizione (ISR)”. Dulcis in fundo, gli studenti sono stati allietati con una dimostrazione delle unità cinofile K-9 della Polizia Militare (Security) statunitensi, impiegate in tecniche di ricerca, “prove di obbedienza e procedure utilizzate per l’individuazione e il fermo di soggetti sospetti”. “Dopo una pausa pranzo all’insegna della tradizione americana, con hamburger e patatine, il gruppo si è trasferito presso il settore italiano della base per proseguire il percorso formativo”, annotano i cronisti. “Particolarmente apprezzata è stata la visita al servizio meteorologico militare e agli enti del controllo del traffico aereo dell’Aeronautica Militare”. L’ente A.R.S. è un Centro di Formazione professionale, accreditato dal 2021 presso la Regione Sicilia in materia di interventi di orientamento e/o formazione professionale. Vanta innumerevoli sedi nelle province di Catania, Enna e Siracusa, tra cui quella di Paternò che ha organizzato il tour agli assetti di guerra di Sigonella. “Con l’avvenuto avvio della sperimentazione nei Percorsi di Istruzione e Formazione Professionale nel triennio 2010-2013, in accordo con l’Istituto Statale d’Arte (ex Istituto d’Arte “A. Gagini” di Siracusa oggi Liceo Artistico), l’A.R.S. ha definito in modo chiaro la propria visione in materia di istruzione, mettendo al centro del proprio processo formativo la didattica e l’innovazione metodologica per facilitare il processo di apprendimento”, riporta il sito istituzionale del Centro. “L’ARS ha tra gli scopi primari quello di favorire il pieno inserimento sociale dei giovani a rischio di dispersione. A tal fine promuove e realizza dei percorsi di formazione che mirano a facilitare l'inserimento nel mondo del lavoro. Inoltre, collabora con soggetti istituzionali, enti pubblici e privati, enti locali, aziende, associazioni di categoria ed organizzazioni del privato sociale col fine di alimentare un proficuo dialogo sociale”. Ad “avvicinare” il Centro di Formazione alla Naval Air Station di Sigonella è stata l’Associazione “Andiamo Avanti” di Belpasso (Catania), realtà che da diversi anni collabora con i vertici della base statunitense nella promozione di di iniziative sociali, educative e di volontariato specie in ambito scolastico. In particolare nel corso dell’anno scolastico 2025-26, “Andiamo Avanti” ha organizzato un ciclo di eventi presso l’Istituto Comprensivo “Nino Martoglio” di Belpasso. Curiamo insieme i nostri spazi è lo slogan della campagna che ha visto in più occasioni intervenire i “volontari” delle forze armate USA di Sigonella per “tinteggiare le ringhiere e curare gli spazi esterni” della scuola. “Le attività rappresentano occasioni di partecipazione attiva e di educazione al rispetto e alla cura dei beni comuni, favorendo la collaborazione tra scuola, famiglie e territorio”, scrive la dirigenza del “Nino Martoglio” che però non spiega il perché siano indispensabili e necessari i marines Usa per queste mission educative. Alla giornata del 28 marzo scorso, a fianco dei militari di Sigonella ha operato un gruppo di giovani migranti proveniente dal continente africano ed appartenenti alla comunità “Integra” di Mascalucia (Catania). Il 20 febbraio 2025, le alunne e gli alunni delle terze classi della secondaria di primo grado erano stati “impegnati” in attività di conversazione in lingua inglese con una delegazione dei marines USA di Sigonella, nell’ambito del “programma di volontariato linguistico, culturale e civico Community Relations”, frutto di una “convenzione” tra l’istituto “Nino Martoglio” e il Comando a stelle e strisce della grande base di guerra siciliana.
NEANCHE UN CHIODO, NEANCHE UNA VALVOLA
La preziosa ricerca pubblicata poche settimane or sono col titolo Made in Italy per l’industria del genocidio ha acceso i riflettori su aspetti meno noti della complicità occidentale nella tragedia senza fine del popolo palestinese. Quella ricerca ha reso evidente che la complicità non si limita alla sfera militare. È complicità gravissima quella di armare le forze armate di un paese che non aderisce a nessun trattato, che non rispetta il diritto internazionale, che disconosce l’autorità delle Nazioni Unite, che ha due tra i suoi massimi responsabili politici (Netanyahu e Gallant) colpiti da mandati di arresto emessi dalla Corte penale internazionale perché accusati di crimini di guerra e contro l’umanità. Ma per continuare ad agire come un “paese canaglia” Israele ha anche necessità di ricevere dai suoi alleati americani ed europei molto di più delle sole armi e munizioni, ha bisogno di ricambi, di indumenti, di generi alimentari, che un paese di minuscola taglia (per superficie inferiore all’Emilia-Romagna, per popolazione pari a quella della Lombardia) e così fortemente militarizzato non può fabbricarsi da sé. Di qui la necessità vitale per Israele di mantenere una estesa ed efficiente rete logistica che garantisca il fabbisogno di materie prime e prodotti finiti, e di rimanere pienamente integrato nei meccanismi della circolazione commerciale e finanziaria internazionale. Per capire quanto è profondo il coinvolgimento nella violenza genocidaria di Israele, prendiamo il caso di una singola fornitura dall’Italia a Israele, scelto tra quelli apparentemente più lontani dalle filiere esplicitamente militari e anche da quelle dual use. Si tratta di due casse di valvole a sfera in acciaio spedite nel luglio 2024 dal magazzino di Seregno (MB) della Emerson Process Management Srl, componenti legati al controllo di processo cioè a un tipo di attrezzature (valvole, regolatori di pressione, attuatori pneumatici) che serve a regolare il trasporto di fluidi come acqua, petrolio, gas naturale. Possiamo dedurre che le valvole hanno un impiego nelle attività gas&oil, perché il destinatario finale è Chevron Mediterranean Ltd. (CML) con sede a Herzliya. CML è la filiale israeliana del colosso petrolifero americano Chevron, erede diretta della ex Standard Oil dei Rockefeller, con un fatturato annuo che nel 2024 ha superato i 200 miliardi di dollari. Berkshire Hathaway, la holding del mitico investitore Warren Buffett, ne è divenuto il maggiore azionista nel 2020 con una scalata aggressiva, arrivando all’8,17% del capitale, ma nei primi mesi del 2026 è scesa al 4,2%. In sei anni la quotazione azionaria di Chevron è passata da un minimo di 71 a un massimo di 206 dollari. Si stima che l’investimento in Chevron abbia fatto guadagnare alla holding di Buffett otto miliardi di dollari, sommando i dividendi annui alla rivalutazione del capitale. Valvole per il controllo remoto del flusso di gas naturale, prodotte da Emerson Process Managment. Anche l’azienda fornitrice delle valvole è un’azienda di fatto americana. È stata italiana fino al 2001 con la denominazione OMT Officina Meccanica Tartarini, sede aCastel Maggiore (BO), cioè fino all’acquisizione da parte della multinazionale americana Emerson Electric, presente in molti campi industriali con un fatturato complessivodi 18 miliardi di dollari e 71.000 dipendenti nel mondo (2025). Da allora opera come Emerson Process Management, Srl con sede principale a Seregno, anche se il marchio OMT è tuttora utilizzato e contribuisce alla leadership globale nel valvolame per impianti gas&oil del gruppo Emerson. La capofila Emerson Electric Co. con sede a St. Louis (MO) è una public company quotata alla Borsa newyorkese, con un azionariato per tre quarti costituito dai grandi fondi (Vanguard, BlackRock) e da investitori istituzionali, e oggi punta sull’automazione industriale controllata dall’IA, pur mantenendo una forte presenza nell’aerospazio/difesa (avionica, radar militari). Le casse sono state spedite dal porto di Venezia e caricate sulla nave «Mito» (IMO 9319571), che opera con bandiera portoghese per conto di una società armatrice (Mito GmbH & Co. KG.) riferibile all’amburghese TB Marine Cont Shipmanagement, che gestisce una trentina di navi, soprattutto gasiere, oltre a nove medio-piccole portacontenitori iscritte al registro navale portoghese. «Mito» può portare 1.100 TEU, attualmente opera nel Mediterraneo orientale al servizio del nuovo grande terminal di transshipment di Damietta, il DACT Damietta Alliance Container Terminal, gestito da un consorzio tra Hapag-Lloyd, Eurogate e Contship Italia. Infatti tra marzo e maggio 2026 ha toccato Haifa e Ashdod tre volte (4 marzo, 30 marzo, 19 maggio), oltre ad altri porti turchi e greci, operando come feeder da Damietta. Tuttavia all’epoca della spedizione delle valvole, tra luglio e agosto 2024, il DACT non era ancora in funzione (è stato inaugurato il 14 febbraio 2026), e la «Mito» era impiegata tra Adriatico, Egeo e Mediterraneo orientale, sulla rotta Capodistria, Trieste, Venezia, Ancona, Pireo, da e verso i porti egiziani e israeliani, raccogliendo traffico locale anche per la rete globale della ONE Ocean Network Express, il grande gruppo armatoriale giapponese con sede a Singapore, sesto operatore mondiale nei container marittimi. Le scatole di valvole sono state trasportate proprio con un contratto ONE, compagnia che in Italia ha un grande ufficio commerciale e operativo a Genova. Riassumendo. La filiale italiana di un gruppo USA leader nelle attrezzature di estrazione e gestione del gas naturale spedisce dall’Italia due casse di valvole a sfera alla filiale israeliana di un gruppo petrolifero della dimensione di Chevron, servendosi di un collegamento marittimo Venezia-Haifa di linea gestito da operatori di fascia alta. Quale “complicità” si può vedere tra la filiera di fornitura delle valvole sopra descritta e ciò di cui si stanno rendendo responsabili il governo e le forze armate israeliane nei confronti delle popolazioni palestinesi e libanesi? Considerato il ruolo attuale di Israele quale grande produttore ed esportatore di gas naturale, si tratta di una forte complicità. Negli ultimi dieci anni Israele è passato dalla dipendenza quasi assoluta dalle importazioni di materie prime fossili (carbone, greggio, gas) all’autosufficienza e quindi a esserne esportatore netto, grazie alla scoperta e allo sfruttamento dei grandi giacimenti offshore di gas naturale nel Mar di Levante, estremità orientale del Mediterraneo. Con l’avvio dello sfruttamento di Tamar (2013), Leviatano (2019) e Karish (2022) Israele si è assicurato riserve provate di gas naturale superiori a 1.100 miliardi di tonnellate, pari a 40 anni di autoconsumo. Pochi anni fa il paese dipendeva dalle importazioni del gas egiziano, oggi Giordania ed Egitto dipendono dal gas israeliano. Il progetto di un gasdotto verso Cipro potrebbe aprire a Israele il ricco mercato europeo del GNL e aggravare un divario energetico nella regione che ha già portato a un lungo contenzioso con il Libano sulle aree di nuova prospezione e all’interruzione delle forniture a Giordania ed Egitto durante le crisi militari. I giacimenti petroliferi e di gas naturale nel Mar di Lavante. Chevron non solo gestisce i giacimenti maggiori ma è anche proprietaria di Leviatano (al 40%) e di Tamar (al 25%) e lo era anche di Karish prima della vendita forzata a una compaghnia greca per rispettare le normative anti monopoli. Nel gennaio 2026 CML ha deciso di aumentare entro il 2029 la capacità produttiva di Leviatano dagli attuali 12 a 21 miliardi di m³. Sotto la regia di Houston, Tel Aviv ha già raggiunto l’obiettivo di eliminare carbone e petrolio dalla produzione elettrica nazionale, oggi coperta all’80% dal gas naturale, e ora intende moltiplicare le centrali a gas per sostenere la rapida crescita della domanda elettrica interna. Sullo sfondo ci sono anche gli aggressivi progetti di espansione nell’infrastruttura dei data center. Oggi in Israele se ne contano già 34 con una capacità installata di 380 megawatt e previsioni al 2030 di raggiungere i 530 megawatt. La presenza dominante di operatori hyperscaler come Oracle, Microsoft, Google, Amazon – le big 4 ­– è notoriamente legata ai programmi di integrazione nell’infrastruttura militare israeliana.
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Libano // Hezbollah, il «Partito di Dio»@0
Israele mette a ferro e fuoco il Libano e nel mirino ora c’è direttamente anche la capitale Beirut. Per ora, i morti accertati in 3 mesi di attacchi sono arrivati a sfiorare quota 3.500 in Libano, con 10mila feriti e oltre un milione di sfollati in un Paese, il Libano, oltre il collasso. ‘Non esiteremo ad agire in qualsiasi modo per aiutare la resistenza libanese contro l’aggressione illegale e l’ingerenza del regime sionista’, ricorda il ministero degli Esteri iraniano, che comunica lo stop ai negoziati indiretti con gli Usa e paventa il blocco totale al già asfittico stretto di Hormuz, chiuso da ormai 3 mesi. Al telefono con una compagna che vive a Beirut, ci facciamo spiegare la situazione in Libano e anche la storia millenaria, e del tutto peculiare, del Paese dei Cedri e della sua capitale. Il Libano è stato più volte definito la “Svizzera del Medio Oriente”, e la sua capitale, Beirut, la “Parigi del Medio Oriente” o “la perla del Mediterraneo”, eppure pesanti sono – e sono sempre state – le ingerenze straniere sul suo territorio. Dalla dissoluzione dell’Impero Ottomano, passando per l’occupazione coloniale francese, l’indipendenza, arriviamo al 1948, anno di fondazione di Israele, e da questa data seguiamo la ricostruzione della storia di Hezbollah proposta da Marco Di Donato nel libro “Hezbollah, storia del Partito di Dio”. Tracklist 1. Harik حريق – Sametou Sawtan سمعت صوتاً by SANAM 2. Habibon حبيبٌ – Sametou Sawtan سمعت صوتاً by SANAM 3. I Remember I Forget بنسى وبتذكر – I remember I forget بنسى وبتذكر by Yasmine Hamdan 4. Vows سبع صنايع – I remember I forget بنسى وبتذكرby Yasmine Hamdan 5. Abyss حويك وزويك – I remember I forget بنسى وبتذكرby Yasmine Hamdan 6. Daya3 ضياع – I remember I forget بنسى وبتذكر by Yasmine Hamdan 7. St. Baghdadi’s Celebrations مولد سيدي البغدادي – La Bombe by The Great Departed 8. Seven Coins سبع لحاليح – La Bombe by The Great Departed 9. Cheftak – The Best Of by Soapkills 10. Marco Slow – The Best Of by Soapkills 11. Aranis & Koullou Ndif – The Best Of by Soapkills 12. Galbi – The Best Of by Soapkills 13. Holako (Hulagu) – Aynama-Rtama by Alif 14. Al-Juththa (The Corpse) – Aynama-Rtama by Alif 15. DOUNANA (without us) – by SIBA & MONKYMAN
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Israele massacra a Gaza e moltiplica l’export di sistemi d’arma
  Il genocidio del popolo palestinese di Gaza la migliore vetrina mondiale per i prodotti di morte del complesso militare-industriale israeliano. Secondo il ministero della Difesa di Tel Aviv nel 2025 le esportazioni di armi israeliane hanno raggiunto il valore record di 19,2 miliardi di dollari, il 30% in più di quanto ottenuto nel corso dell'anno precedente e il doppio di cinque anni fa. Il 53% dei contratti di esportazione ha avuto un valore superiore ai 100 milioni di dollari, mentre hanno superato il dato complessivo di 10 miliardi gli accordi Governo-Governo (G2), cioè quasi metà dell'intero ammontare delle esportazioni di armi. I sistemi missilistici e di "difesa aerea" hanno rappresentato il 29% del totale dell'export, seguiti da sistemi di sorveglianza ed ingegneria elettronica avanzata (22%). Rilevante il valore dell'export relativo a sistemi radar, avionica, guerra elettronica e centri di comando e controllo. Principali clienti del complesso militare industriale israeliano si confermano i paesi europei con il 36% delle commesse, seguiti dai paesi di Asa e del Pacifico (32%), Medio Oriente e Nord Africa (15%) e Nord America (13%). Il massacro di donne e bambini inermi nella Striscia di Gaza, Libano, Siria, Yemen e Iran è stato davvero un ottimo affare per lo Stato sionista.
O.S.A.RE: street medics – USA: opposizione data centers come nemico interno – Mapuche: frammentazione e resistenza@0
Estratti dalla puntata del 1 giugno 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia O.S.A.RE: la cura nei momenti di piazza Torniamo ad approfondire la rete O.S.A.RE (Operazioni Sanitarie Anti-Repressione) grazie al contributo di chi la pratica attivamente. Nel primo blocco di questo approfondimento ci si concentra sulla attività di street medics e sull’organizzazione di questi momenti operativi, mentre nel secondo sul profilo psichico dell’intervento calato nel contesto e calibrato sulla persona che necessita di cura: USA: opposizione a data centers e AI come nuovo “nemico interno” Mentre procede l’infrastrutturazione di un mondo organizzato attorno al primato cognitivo ed economico dell’AI, l’ostilità verso i data centers e il loro impatto – tanto ambientale quanto sociale – inizia ad assumere una dimensione minacciosa. Contestazioni e attacchi verso tecnomiliardari come Eric Schmidt e Sam Altman, pressioni su politici locali e la definizione di un esteso bacino di dissenso trasversale alle identità politiche, stanno allarmando le agenzie repressive, a partire dallo U.S. Capitol Police Intelligence Services Bureau. Iniziamo questo approfondimento analizzando un nuovo mega-progetto nello Utah, che ci consente di osservare le differenti modalità di relazione tra data centers e apparato militare, per arrivare a delineare alcune traiettorie repressive che aggiornano le strategie degli apparati agli imperativi dei nuovi padroni: Mapuche: repressione, frammentazione, resistenza Grazie al contributo di un compagno torniamo ad approfondire alcuni aspetti della resistenza Mapuche. Tra pratiche di assimilazione, di repressione paramilitare, ma anche di resistenza rivoluzionaria (anticoloniale e spirituale), cercheremo di osservare le strategie messe in campo per frammentare le comunità, ma anche la volontà di quest’ultime di difendersi e contrattaccare. Per maggiori informazioni e aggiornamenti vi rimandiamo al sito lottamapuche.noblogs.org
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bello come una prigione che brucia