di Mauro Armanino Dai poveri e migranti al lavoro precario, dai sogni al
futuro: nella società del mercato tutto può essere svalutato. Persino le parole,
quando smettono di raccontare …
In vista delle elezioni midterm, facciamo una cronologia ragionata e non
esaustiva del trumpismo e dei legami che si saldano tra Stati, capitale e
movimenti neonazisti. Maccartismo 2.0, criminalizzazione delle lotte sociali,
dell’antifascismo, della solidarietà alla Palestina, attacchi alle
infrastrutture di comunicazione libere e fuori dalle logiche di mercato, pesanti
ingerenze nella politica estera, sanzioni, dazi e altre forme di violenza
economica… tutto questo e molto altro nel primo anno e mezzo del secondo mandato
di Trump! (e in Europa non va meglio)
Con un compagno del comitato antirep di Milano facciamo il punto dei vari filoni
del processo per i “fatti di Budapest”, lanciamo gli appuntamenti delle prossime
settimane in solidarietà a tuttx lx antifa e per la difesa delle lotte sociali.
Per Maja, contro l’estradizione di Gino e Zaid, free all antifas! Assemblea
nazionale 5 settembre h. 11 @ Acrobax
Chiudiamo con alcune notizie sulla repressione del fronte interno statunitense.
Estratti dalla puntata del 31 agosto 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia
LISTE NERE, TERRORISMO ANTIFA E CENSURA GLOBALE
Il 26 agosto 2026 il collettivo Autistici/Inventati (A/I) è stato inserito in
una lista nera del Dipartimento del Tesoro statunitense che include anche
l’organizzazione della diaspora palestinese Masar Badil (Palestinian Alternative
Revolutionary Path Movement), e il movimento britannico Palestine Action.
Il collettivo non è accusato di aver compiuto azioni criminali, ma di aver
consentito l’anonimato online e strumenti di comunicazione protetta grazie alle
sue strutture autogestite.
In compagnia dell’avvocato Gianluca Vitale, che si sta occupando della tutela
legale di Autistici/Inventati, affrontiamo diversi aspetti politici, geopolitici
e geotecnologici della vicenda: dall’attacco alla libera comunicazione del
pensiero, alla censura facilitata anche da normative come il Digital Service Act
europeo, all’utilizzo delle liste nere come esercizio di egemonia repressiva su
scala globale, alla possibile influenza sulle autorità italiane e a
ripercussioni legali, fino al conflitto intrinseco tra il modello di interazioni
digitali difeso da A/I e quello dei colossi del web statunitensi.
/ / / intervista a un compagno di Hacklab Torino
A margine riprendiamo alcune cornici all’interno delle quali leggere l’attacco
del Dipartimento del Tesoro statunitense contro A/I:
– il fronte interno degli USA trumpiani e la necessità di rappresentare Antifa
come network terroristico internazionale
– il tentativo di testare la possibilità di consolidare un’internazionale
reazionaria della repressione
– la multipolare guerra all’anonimato online e alla crittografia delle
comunicazioni digitali
CHATBOT E CYBERMAFIE
L’indicazione da parte del Dipartimento del Tesoro statunitense delle strutture
di Autistici/Inventati come facilitanti attività illegali e terroristiche
diventa quasi ridicola se si osserva il ruolo dei chatbot statunitensi nella
costruzione di industrie della truffa e nel supporto a eserciti non-statali come
Boko Haram:
DIPLOMAZIA TECNO-MILITARE UCRAINA
L’Ucraina sta seguendo le orme di Israele nella strutturazione di una rete di
diplomazia tecno-militare?
Gli accordi Ucraina-Honduras per l’uso di droni sul fronte interno, l’accesso
dell’apparato militare industriale britannico ai dati degli Avengers AI Labs
ucraini, l’ex ministro della difesa Fedorov (architetto delle guerra
automatizzata) arruolato da Crosetto, Leonardo che apre la sua filiale a Kiev,
ma soprattutto la dimensione laboratoriale del confitto… ci suggerirebbero di
sì.
Sulle reti di diplomazia industriale sionista vedi anche:
RETI DI CONDIZIONAMENTO SIONISTE
DIPLOMAZIA TECNO-MILITARE ISRAELIANA: IL CASO ELBIT
Come funziona e chi mette in atto la campagna di droni avviata dall’esercito
ucraino lo scorso marzo e che in sei mesi ha ottenuto risultati impensabili solo
un anno fa. Un reportage dal fronte
L'articolo Caccia alle linee di rifornimento russe. La strategia ucraina per
stabilizzare il fronte proviene da IrpiMedia.
di Federico Giusti Il libro di Marta Silvestre e Andrea Turco riapre le pagine
più oscure del servizio militare: nonnismo, violenze, morti e omertà nelle
caserme. Una memoria necessaria mentre …
Di ritorno dalle vacanze? In vista della ripartenza dell’Informazione di
Blackout, ecco tre temi per riprendere il filo delle cose: Ambiente, Lavoro e
Guerra. Per ciascun tema abbiamo raccolto alcune delle dirette e degli
approfondimenti andati in onda negli ultimi mesi all’interno della trasmissione.
Notizie e analisi, racconti di lotte e di territori, voci e punti di vista:
qualche spunto per preparare un rientro resistente.
Ambiente
CRISI ENERGETICA: IL GOVERNO ACCELLERA SUL
NUCLEARE?https://radioblackout.org/2026/05/crisi-energetica-il-governo-accellera-sul-nucleare
DENTRO E FUORI I DATACENTER: IMPATTO AMBIENTALE E SOCIALE DELLA DIGITALIZZAZIONE
https://radioblackout.org/2026/05/dentro-e-fuori-i-datacenter-impatto-ambientale-e-sociale-della-digitalizzazione
VIA LIBERA AGLI OGM DAL PARLAMENTO EUROPEO
https://radioblackout.org/2026/06/via-libera-agli-ogm-dal-parlamento-europeo
CONTINUA LA MOBILITAZIONE IN ALBANIA CONTRO IL GOVERNO, CONTRO LA GUERRA E GLI
INTERESSI ESTERNI SUL PROPRIO TERRITORIO
https://radioblackout.org/2026/06/continua-la-mobilitazione-in-albania-contro-il-governo-contro-la-guerra-e-gli-interessi-esterni-sul-proprio-territorio
CALA FINANZA ,PROTESTE CONTRO IL RESORT DI
LUSSO https://www.radioblackout.org/2026/6/cala-finanza-proteste-contro-il-resort-di-lusso
Guerra
LA GUERRA COME RISPOSTA ALLA CRISI DI EGEMONIA STATUNITENSE CONDUCE ALLA
RECESSIONE GLOBALE
https://radioblackout.org/2026/03/la-guerra-come-risposta-alla-crisi-di-egemonia-statunitense-conduce-alla-recessione-globale
CUBA SOTTO ASSEDIO SI ORGANIZZA PER DIFENDERSI
https://radioblackout.org/2026/05/cuba-sotto-assedio-si-organizza-per-difendersi
IL PUNTO SULLA GUERRA RUSSO-UCRAINA
https://radioblackout.org/2026/06/sconfinamenti-di-droni-frenata-sullingresso-in-ue-il-punto-sulla-guerra-russo-ucraina
RACCONTO, AGGIORNAMENTI E RIFLESSIONI SULLA SOLIDARIETÀ ALLA CISGIORDANIA
https://radioblackout.org/2026/08/racconto-aggiornamenti-e-riflessioni-sulla-solidarieta-alla-cisgiordania
Lavoro
PIEMONTE. LA STRAGE DEL LAVORO
https://radioblackout.org/2025/10/piemonte-la-strage-del-lavoro
SCIOPERO INTERNAZIONALE DEI PORTI CONTRO LA LOGISTICA DI GUERRA
https://radioblackout.org/2026/02/sciopero-internazionale-dei-porti-contro-la-logistica-di-guerra
BAKARI SAKO: UNO DI TANTI, TROPPI, MORTI DI RAZZISMO E SFRUTTAMENTO
https://radioblackout.org/2026/05/bakari-sako-uno-di-tanti-troppi-morti-di-razzismo-e-sfruttamento
SCIOPERO MEAT-TO: contro sfruttamento e razzismo nella ristorazione
https://radioblackout.org/2026/06/sciopero-meat-to-contro-sfruttamento-e-razzismo-nella-ristorazione
di Federico Giusti Cosa si cela dietro all’avvento dell’economia di guerra e
alla militarizzazione del corpo sociale Non è la prima volta, e non sarà
l’ultima, che ai cittadini venga …
Per negare l’accesso ai dati sui traffici di armi nel porto di Ravenna,
l’Avvocatura dello Stato parla di una «guerra mondiale a pezzi e ibrida» che
coinvolge l’Italia. La sicurezza …
La chiusura per otto giorni dello scalo aeroportuale di Catania Fontanarossa con
le sue enormi conseguenze sulla vita di centinaia di migliaia di siciliani e dei
turisti che avevano scelto la Sicilia per le vacanze di Ferragosto. Un piccolo
diario con le riflessioni, i dubbi, le certezze e non, le domande che mi sono
fatto durante tutto questo periodo d’inferno. Nello sfondo, neanche troppo
lontana, la stazione aeronavale di Sigonella, hub per le operazioni di guerra
delle forze armate italiane, USA e NATO. Mentre le ceneri dell’Etna bloccavano
qualsivoglia attività a Catania, Sigonella ha operato senza alcuno stop. Ho
provato a capire il perché. Giorno dopo giorno…
12 agosto, mercoledì
Sigonella aeroporto civile. Se non ora, quando?
Gli scali di Catania Fontanarossa e Comiso chiusi da giorni per l'eruzione
dell'Etna. Decine di migliaia di passeggeri abbandonati e disperati, mentre le
autorità civili e militari italiane sono del tutto incapaci ad affrontare
quest'emergenza di Ferragosto 2026.
Eppure la soluzione più semplice sarebbe quella di utilizzare da subito
l'aeroporto di Sigonella per i decolli e gli atterraggi dei velivoli passeggeri.
Ma guai a parlarne pur di non turbare le operazioni di guerra delle forze armate
USA, NATO, UE e italiane.
La base di Sigonella era stata messa a disposizione del traffico aereo civile
tra il novembre e il dicembre del 2012, durante i lavori di rifacimento delle
piste di Catania Fontanarossa.
Allora, in un mese, dallo scalo militare furono gestiti circa 70 voli al giorno,
4 movimenti l’ora, per un totale di 2230 voli civili (fonte Aeronautica Militare
italiana).
Cosa aspetta la classe dirigente politica ed economica dell'Isola e del Paese a
chiedere l'apertura di Sigonella per il traffico passeggeri?
Nicola Cipolla, compianto comunista siciliano, negli ultimi anni d'impegno
sociale, lanciò con alcuni comitati NoWar siciliani la campagna per
Smilitarizzare Sigonella. Un'Utopia-Profezia, su cui vale la pena tornare a
riflettere e lottare.
13 agosto, giovedì
Prosegue la chiusura di Catania Fontanarossa. Aprite subito Sigonella!!!
Mentre la chiusura dell'aeroporto di Catania Fontanarossa è stata prorogata fino
alle ore 2 di venerdì 14 agosto, non è prevista alcuna limitazione dello spazio
aereo di Sigonella.
Solo dall'8 all'11 agosto, tra cancellazioni e mancati arrivi e partenze, sono
saltati a Catania non meno di 700 voli, a cui si aggiunge lo stop di ieri
mercoledì 12 e di oggi giovedì 13.
Decine e decine di migliaia di passeggeri sono stati pesantemente danneggiati,
ma soprattutto è stato generato un enorme danno economico al settore turistico
siciliano nel periodo di maggiore domanda e offerta (ferragosto).
La soluzione più semplice e a costo zero sarebbe stata l'apertura al traffico
civile dello scalo militare di Sigonella, a meno di 20 km a sud/sudovest da
Catania, ma assai meno soggetto agli effetti delle nubi di cenere emesse durante
le fasi eruttive dell'Etna.
Il traffico aereo militare a Sigonella in questa settimana di "passione
eruttiva", non ha subito limitazioni di sorta per l'attività vulcanica. Le
operazioni di volo, atterraggio e decollo, si sono svolte dunque regolarmente.
Anche negli anni scorsi, durante le fasi eruttive più rilevanti dell'Etna,
Sigonella è stata assai raramente penalizzata dall'emissione delle ceneri che
invece hanno compromesso in più occasioni il funzionamento del vicino scalo di
Catania Fontanarossa, situato a sud-est dal vulcano.
Aprire Sigonella al traffico civile in queste settimane d'emergenza sarebbe
stato un atto di responsabilità doveroso da parte delle autorità di governo e
militari, italiane e straniere. Si è scelto invece di colpire il vissuto di
un'intera popolazione siciliana e di coloro che avevano scelto la Sicilia come
meta turistica.
Le classi dirigenti siciliane e l'imprenditoria mordi e fuggi propongono adesso
- in alternativa - la realizzazione di nuovi aeroporti in tutta l'Isola.
Infrastrutture tutte insostenibili dal punto di vista economico, sociale ed
ambientale, ma utili alla propaganda, alle clientele elettorali e ai peggiori
speculatori della borghesia mafiosa.
Prima di tutto la guerra in tempi di guerra: Sigonella non s'ha da toccare, né
deve essere messo in discussione il suo uso a supporto delle operazioni USA e
NATO negli scacchieri geostrategici mediorientali, africani e dell'Europa
orientale...
Smilitarizzare Sigonella e riconvertire lo scalo ad hub aeroportuale è l'unica
scelta possibile e concreta. Su questo si giocano le ultime chance si
sopravvivenza della Sicilia.
14 agosto, venerdì
Catania Fontanarossa chiuso fino alle ore 2 di Ferragosto. E Sigonella resta
operativa
Tutto come da copione. Con l'ennesimo comunicato, la chiusura dello scalo
aeroportuale di Catania Fontanarossa è stata prorogata fino alle ore 2 di sabato
15 agosto 2026.
Secondo la società che gestisce lo scalo, nel periodo compreso tra il 6 e il 12
agosto, circa 630 voli previsti sono stati dirottati verso altri scali (Comiso,
Palermo, Trapani e Lamezia Terme).
Nello stesso periodo per lo scalo di Catania erano previsti circa 1.974 voli di
cui circa il 36% è stato cancellato. Oltre centomila i passeggeri "vittime"
delle ceneri dell'Etna, ma soprattutto dell'incapacità (o della mancanza di
volontà) delle autorità di prevedere alternative rapide e credibili per
tamponare l'emergenza. Prima fra tutte, a costo zero, l'apertura dello scalo
militare di Sigonella al traffico civile, così come avvenuto nel
novembre-dicembre 2012, in concomitanza con i lavori di rifacimento delle piste
di Catania Fontanarossa.
Relativamente a Sigonella, confermiamo ancora una volta che è funzionale al 100%
e che non ha subito alcuno stop in questa settimana di "passione" per la vicina
Fontanarossa. Anche per la giornata di oggi 14 agosto non risultato attivi NOTAM
di chiusura o restrizioni operative straordinarie per la stazione aeronavale
italiana, USA e NATO di Sigonella.
L'"emergenza" Fontanarossa torna utile per ridare vita a progetti fantasma di
nuovi scali in tutta la Sicilia, del tutto insostenibili dal punto di vista
economico, sociale ed ambientale. O per accelerare i processi di privatizzazione
del sistema aeroportuale regionale, a partire da Catania e Comiso
Importante alla fine che non si dica a siciliani e non che l'Isola è piattaforma
di guerra e che in nome della guerra si possono cancellare i diritti di mobilità
di residenti e turisti, colpendo con ancora più violenza l'economia siciliana,
così come accadde nel 2011 con la chiusura al traffico civile dell'aeroporto di
Trapani Birgi e la sua conversione in centro strategico per i cacciabombardieri
della coalizione internazionale che mise a ferro e fuoco la Libia guidata da
Gheddafi.
Smilitarizzare Sigonella subito....
15 agosto, sabato
Catania Fontanarossa chiusa fino alle ore 15 di Ferragosto. Gli USA confermano:
"Sigonella operativa nonostante l'eruzione dell'Etna".
Ennesima proroga della chiusura dello scalo di Catania Fontanarossa per le
ceneri emesse dall'Etna in eruzione.
L'ultimo comunicato promette la riapertura solo dopo le ore 15 di oggi 15 agosto
2026.
Di contro, ancora una volta come accade da una settimana, per la giornata
odierna non risultano attivi NOTAM di chiusura o restrizioni operative
straordinarie sull'aeroporto di Sigonella, base strategica di guerra per le
forze armate italiane, USA e NATO.
Lo scalo militare risulta dunque operativamente aperto e regolare
Intanto da Washington giunge la conferma ufficiale che l'eruzione del vulcano
siciliano non ha ostacolato né ridotto le funzioni operative della Naval Air
Station di Sigonella.
"Le attività di volo nella base militare della Sicilia proseguono nonostante
continui l'eruzione vulcanica", titola un servizio pubblicato dalla rivista
delle forze armate USA "Stars and Stripes", pubblicato giovedì 13 agosto.
"Una nuova eruzione originatasi da un cratere dell'Etna ha disperso la cenere
verso la Sicilia orientale questo mese, costringendo ripetutamente l'aeroporto
di Catania a sospendere l'arrivo dei voli", prosegue Stars and Stripes.
"Le operazioni stanno proseguendo presso l'hub chiave della Marina USA
nell'Isola nonostante uno dei più attivi vulcani disperda cenere nell'aria,
costringendo alla chiusura di almeno un aeroporto civile vicino. I voli e le
altre operazioni alla Naval Air Station Sigonella sono proseguiti con
interruzioni minime a seguito dell'eruzione dell'Etna, che ha preso il via la
scorsa settimana, secondo quanto ha riferito mercoledì il Comando di US Navy.
NAS Sigonella sta aderendo a tutti regolamenti applicabili alla zona aerea e
alle restrizioni per la sicurezza, coordinandosi con le autorità di aviazione
italiane ed altre agenzie “per assicurare quotidianamente che le operazioni di
volo siano pienamente allineate con i parametri di sicurezza", spiegano dalla
base. Il personale sta utilizzando camion spazzatrici per ripulire le piste, gli
hangar e le linee di volo dalle ceneri depositatesi. Il personale dei servizi
antincendio e di emergenza sono in stato di allerta e stanno monitorizzando
quanto accade, mentre il dipartimento per i lavori pubblici della base USA sta
attenzionando le infrastrutture e la loro manutenzione".
Anche Flightradar24 conferma l'operatività dello scalo di Sigonella e registra
perlomeno negli ultimi sette giorni due voli "passeggeri" (con militari USA e
familiari) dalla base siciliana, uno verso all'aeroporto di Napoli Capodichino e
l'altro verso lo scalo internazionale di Chania (isola di Creta, Grecia),
presumibilmente per trasportare il personale diretto alla stazione aeronavale di
Souda Bay in forza a US Navy.
Lo richiediamo ancora una volta: perché le autorità italiane non hanno
predisposto l'uso "emergenziale" di Sigonella per consentire il decollo e
l'atterraggio di una porzione dei velivoli civili diretti a Catania
Fontanarossa? E perché? il governo Meloni e l'Aeronautica Militare italiana
hanno mantenuto top secret l'operatività di Sigonella?
Tutto sulla pelle di centinaia di migliaia di siciliani e di turisti che avevano
scelto la Sicilia per le loro vacanze estive...
16 agosto, domenica
Eruzioni Etna. Perché USA e NATO non mollano Sigonella
Ripartono i voli a Catania Fontanarossa dopo più di una settimana di stop per le
emissioni di ceneri da parte dell'Etna.
Gli operatori fanno i conti sui danni economico-finanziari (centinaia di milioni
di euro) ma né il governo regionale né le autorità nazionali spiegano perché in
questa drammatica emergenza di Ferragosto non sia stata richiesta l'apertura al
traffico civile della base militare USA e NATO di Sigonella, a meno di 20 km in
linea d'aria da Fontanarossa, risparmiata dalle ceneri (la direzione dei venti
ha colpito lo spazio aereo ad est e sud-est del vulcano).
L'impiego alternativo di Sigonella era stato assicurato tra il novembre e il
dicembre 2012 in occasione dei lavori di rifacimento delle piste di Catania
Fontanarossa.
Le forze armate italiane e statunitensi ed i principali centri di ricerca
universitari e di vulcanologia sono perfettamente a conoscenza della maggiore
"protezione" dalle emissioni delle ceneri della base militare, posta a sud-ovest
dal vulcano.
Inoltre sono stati predisposti sofisticati sistemi di monitoraggio e controllo
dell'Etna che consentono di prevedere con largo anticipo le attività eruttive ed
i possibili effetti, specie in termini di intensità delle emissioni, loro
direzione ed aree di ricaduta.
Vogliamo citare in proposito quanto evidenziato nella prestigiosa rivista
scientifica "Natural Hazards and Hearth System Sciences" della European
Geosciences Union (13 giugno 2025) da sette ricercatori italiani dell’Istituto
Nazionale di Geofisica e Vulcanologia - INGV (sezioni di Bologna e Catania) e
delle Università degli Studi di Genova e “Aldo Moro” di Bari (titolo: Estimating
the mass of tephra accumulated on roads to best manage the impact of volcanic
eruptions: the example of Mt Etna, Italy).
I ricercatori spiegano in particolare che "la localizzazione dell'Etna, insieme
ai venti predominanti da ovest e da nord-ovest in alta altitudine, favorisce la
dispersione e la ricaduta di ceneri e materiali piroclastici principalmente
verso est (31%), sud est (35%) e nord ovest (29%), con solo il 6% diretti verso
sud. Questi valori sono derivati dall'analisi dei dati ottenuti durante i 39
eventi eruttivi registratisi tra il febbraio e ottobre 2021. Questi risultati
sono coerenti con la storica distribuzione statistica della direzione e velocità
dei venti bel periodo 1990–2007 ad altitudini comprese tra i 5 e i 10 km.".
Ad analoghe conclusioni è giunto uno studio del Dipartimento di ingegneria
Civile e Architettura dell’Università di Catania e di altri centri di ricerca
accademici sui "possibili riutilizzi del rifiuto vulcanico nel campo dei
materiali edili", coordinato dalla prof.ssa Loredana Contrafatto. In un articolo
pubblicato dal sito di UNICT il 26 febbraio 2024, la docente scrive in proposito
che “a causa della direzione dei venti dominanti sono soprattutto i comuni del
versante orientale e sud-orientale ad essere maggiormente colpiti dalla ricaduta
delle ceneri vulcaniche e a soffrirne i disagi logistici e le conseguenze
economiche maggiori”.
Pentagono e NATO possono stare tranquilli dunque e ciò spiega come nella
"settimana di passione" ferragostana la base di Sigonella sia rimasta sempre
pienamente operativa.
Attendiamo di conoscere il motivo per cui la Regione Siciliana non abbia chiesto
al governo Meloni e alla Difesa di concedere anche parzialmente l'uso della base
militare per "tamponare" gli enormi disagi causati dalla chiusura dello scalo di
Fontanarossa.
Tre anni avevamo assistito ad un ipocrita "balletto" propagandistico-elettorale
tra il governatore Renato Schifani e il ministro della Difesa Guido Crosetto,
proprio in merito all'apertura di Sigonella al traffico aereo civile. "Ieri sera
ho chiamato il ministro Crosetto al quale ho chiesto la possibilità
dell'utilizzo dello scalo dell'aeroporto militare di Sigonella, dopo aver
rappresentato il grave stato di criticità in cui si trova il sistema
aeroportuale siciliano a seguito della ridottissima attività dello scalo di
Fontanarossa", scriveva Schifani il 20 luglio 2023. "Il ministro, dopo le dovute
consultazioni, mi ha informato circa la possibilità dell’utilizzo dello scalo
militare, come già avvenuto in una precedente situazione di inagibilità
dell'aeroporto di Catania, a causa della pioggia di polvere vulcanica (sic.).
Ringrazio a nome dei siciliani il ministro Crosetto per la grande sensibilità
dimostrata sulla vicenda, che denota ancora una volta la serietà ed affidabilità
del governo Meloni".
Nella stessa giornata del 20 luglio 2023, il ministero della Difesa italiana
emetteva la seguente nota. "L’aeroporto militare di Sigonella è stato reso
disponibile per allentare la pressione sugli aeroporti siciliani. In particolare
lo scalo civile di Catania. Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha infatti
dato immediata disponibilità dello scalo militare di Sigonella venendo incontro
alla richiesta del Presidente della Regione Sicilia, Renato Schifani".
In verità alla fine non si fece nulla: lo scalo non fu messo a disposizione
degli aerei passeggeri, ma la ricaduta mediatica per Regione Sicilia e Difesa fu
enorme.
Stavolta si poteva fare e in tempi rapidissimi, ma non è stato fatto. Volere è
potere. Ma né Schifani né Crosetto hanno inteso voler fare qualcosa. Né
purtroppo l'"opposizione" politica e le forze sindacali di regime hanno voluto
proferire parola.
Che lo ricordino alle tornate elettorali 2027 i siciliani e le decine e decine
di migliaia di turisti condannati alla tragica odissea di questa bollentissima
estate. Buona domenica!
IN ATTESA DELLA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO
Linda Maggiori – giornalista free lance e, tra l’altro, associata a Weapon Watch
– ha pubblicato questo accorato appello di Andrea Maestri, che lei definisce
«coraggioso avvocato e attivista dei diritti umani, che mi assiste in questa
battaglia per la trasparenza sui traffici di armi dal porto di Ravenna, con
umanità abnegazione e professionalità.». Come lei, siamo grati all’avv. Maestri
per il suo impegno e riprendiamo queste accorate parole che stanno girando in
rete. Siamo al suo fianco in questa rivendicazione di trasparenza come principio
democratico che le pubbliche amministrazioni non possono negare al cittadino
contribuente.
Io non sono nessuno ma sono un avvocato e un attivista per i diritti umani.
Il 27 agosto a Roma dinanzi al Consiglio di Stato difenderò il diritto di Linda
Maggiori, giornalista d’inchiesta cui l’Agenzia delle Dogane ha negato il
diritto di accesso civico generalizzato alle informazioni sui TRAFFICI DI ARMI
dal porto di Ravenna
abbiamo vinto noi davanti al TAR di Bologna che ha sancito il diritto di
conoscere almeno le quantità di armi che transitano dal nostro porto
difendendo il diritto di Linda, difendiamo il diritto dei nostri concittadini di
sapere se il nostro porto è ancora un porto commerciale oppure, come dice
l’Avvocatura dello Stato nel suo atto di appello, uno snodo strategico per le
questioni militari e di difesa e quindi la comunità non deve sapere nulla perché
prevale l’interesse statale al segreto
il 27 agosto sarà una delle udienze più importanti della mia vita e della mia
carriera professionale: non ho paura ma sono preoccupato
sono convinto che il Consiglio di Stato, applicando le norme, riconoscerà il
nostro diritto di conoscere: non può essere negato totalmente il diritto alla
trasparenza (che per le Pubbliche Amministrazioni è un dovere) in ambiti
particolari come questo, perché significherebbe disapplicare o svuotare di
effettività una legge dello Stato che definisce la trasparenza come un
corollario del principio democratico
e impedire la trasparenza, coprire col silenzio e con un telo nero i transiti di
armi dal nostro porto verso Israele significa rendere invisibili all’opinione
pubblica possibili, gravissime violazioni della Legge 185/1990 che vieta di
armare governi responsabili di crimini di guerra e contro l’umanità
impedire la trasparenza significherebbe coprire responsabilità e complicità
stiamo toccando i fili dell’alta tensione
non lasciateci soli
siamo il paese in cui giornalisti e attivisti sono stati spiati col
software-spia di Paragon, società israeliana che fornisce servizi di analisi
dati e intelligenza artificiale anche per operazioni militari e di
localizzazione degli obiettivi da colpire
avremmo voluto che la Regione Emilia-Romagna e il Comune di Ravenna
intervenissero al nostro fianco dinanzi al Consiglio di Stato per difendere il
diritto alla trasparenza dei cittadini delle nostre comunità, locale e
regionale: ad oggi nessun intervento ad adiuvandum è stato attivato ma c’è
ancora tempo e confidiamo che le istituzioni democratiche del nostro territorio
facciano la loro parte anche nelle sedi giudiziarie
non abbiamo paura, ma siamo preoccupati perché sappiamo cosa è successo a chi è
stato lasciato solo in battaglie di trasparenza che volevano squarciare il velo
sui traffici di armi
(mentre scrivo, mi vengono in mente Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, uccisi perché
stavano lavorando a un reportage sui traffici illeciti di armi e rifiuti tossici
tra Italia e Somalia, che avrebbero coinvolto anche interessi politici ed
economici internazionali)
sul genocidio di Gaza e il massacro dei bambini palestinesi ho scritto un
libro-denuncia dopo avere partecipato a due missioni AOI a Rafah
nel 2024 e nel 2025 ho sottoscritto la denuncia alla Corte Penale Internazionale
nei confronti di Meloni, Tajani e Crosetto
e ora sono qui, a difendere il diritto di una giornalista d’inchiesta coraggiosa
che con la sua ostinata ricerca di dati e informazioni sta rendendo un servizio
prezioso all’opinione pubblica, incontrando ostacoli e subendo persino odiose
diffamazioni
non potrei essere altrove: sono qui perché qui, a difendere i diritti umani,
sono sempre stato e mi ritroverete, Inshallah, anche dopo questa battaglia
siamo la voce e la penna di migliaia di giovani che hanno riempito le piazze per
chiedere giustizia per il popolo palestinese, siamo giornalisti e avvocati ma
anche attivisti tra gli attivisti, che insieme a noi difendono la pace e
pretendono la trasparenza
lo dobbiamo ai bambini di Gaza, colpiti dai cecchini israeliani o smembrati
dalle bombe, lasciati orfani, affamati, mutilati e lo dobbiamo ai nostri figli,
cui dobbiamo indicare la strada della giustizia e della pace, l’unica in cui
l’umanità può camminare insieme.”
di Emanuele Braga* Dalla Palestina alla Val di Susa, passando per Bologna e gli
Stati Uniti: una riflessione sul doppio standard con cui media e politica
raccontano la violenza, criminalizzano …
di Ibrahim Ossman
Pubblicato sul giornale on line in lingua araba The New Arab, di Londra il 30
luglio 2026.
Negli ultimi mesi si sono moltiplicate le notizie relative al transito,
attraverso i porti italiani, di carichi sospettati di contenere attrezzature o
componenti militari destinati a Israele, in un contesto in cui la guerra nella
Striscia di Gaza prosegue nonostante l’accordo di cessate il fuoco e in cui il
conflitto ha suscitato un crescente scrutinio sulle catene di approvvigionamento
militari legate a Israele. Queste spedizioni sono diventate oggetto di un
dibattito politico e giuridico in Italia, con l’intensificarsi delle richieste
di un controllo più rigoroso sulla circolazione di materiale militare e a
duplice uso.
Parallelamente, i sindacati, in particolare quelli dei lavoratori portuali,
insieme alla sezione italiana del movimento BDS (BDS Italia) e le organizzazioni
della società civile, hanno intensificato le loro campagne per monitorare e
contrastare tali spedizioni, attraverso proteste, ricorsi legali e pressioni
parlamentari, ritenendo che il loro continuo transito possa esporre l’Italia a
responsabilità legali ed etiche relative al loro potenziale utilizzo nelle
operazioni militari israeliane.
In questo contesto, la rete «No Harbour For Genocide» (NHG), impegnata nel
monitoraggio dei flussi commerciali internazionali nei porti, in collaborazione
con il movimento Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS), ha rivelato che
un nuovo carico di armi sarebbe transitato dai porti italiani con destinazione
Israele. Secondo i siti di tracciamento, lo scorso 19 giugno sono stati caricati
quattro container nel porto di Porto Marghera, nel comune di Venezia, destinati
all’azienda israeliana di industrie militari con sede a Ramat HaSharon.
«MSC Nita» (IMO 9084607) in navigazione.
In base ai dati di tracciamento marittimo, i container sospetti sono stati
avvistati a bordo della nave MSC Nita il 30 giugno, la quale è successivamente
approdata nei porti israeliani. Da allora non sono disponibili informazioni
certe sul fatto che il carico sia stato effettivamente consegnato al
destinatario. I dati di tracciamento indicano che la nave, tornata a Venezia il
24 luglio, è salpata martedì dal porto di Marghera diretta al porto di Gioia
Tauro, nel sud dell’Italia, dove è previsto il suo arrivo oggi, giovedì. I dati
relativi al mittente del carico rimandano alla società statunitense Union
Technology Corporation (UTC), specializzata nella produzione di componenti
elettronici sensibili per la difesa e l’industria aerospaziale israeliana.
L’azienda produce, in particolare, condensatori ceramici multistrato ad alta
affidabilità (MLCC), e componenti elettronici utilizzati nei sistemi
aerospaziali, nella guida e nel controllo dei missili, nelle munizioni e nei
sistemi di innesco, oltre che nelle apparecchiature di comunicazione, nei radar,
nei sistemi di puntamento, nei computer balistici e nei sistemi di comando e
controllo. Essendo prodotti a duplice uso, questi componenti sono soggetti alle
normative internazionali e nazionali in materia di esportazione; l’esportazione
di alcuni tipi con specifiche sensibili al di fuori dell’Unione Europea richiede
infatti l’ottenimento di licenze speciali.
La rete NHG aveva già messo in luce in precedenza il ruolo centrale del porto di
Marghera nel trasporto di carichi di armi verso Israele, individuando tre
principali rotte di trasporto marittimo. Da parte sua, il movimento BDS Italia
ha sollevato la possibilità che la nave MSC Nita possa eludere le procedure di
controllo supervisionate dall’Autorità nazionale per le attrezzature militari e
a duplice uso (UAMA), l’ente italiano responsabile della regolamentazione del
transito e dell’esportazione di materiale militare. Va ricordato che la
destinazione finale del carico è l’azienda israeliana IMI Systems, acquisita dal
gruppo «Elbit», principale fornitore di equipaggiamenti terrestri e droni per
l’esercito israeliano, il che rafforza i sospetti circa la destinazione militare
delle attrezzature trasportate.
Fiera delle armi a Tel Aviv, 17 febbraio 2026 (Jack Goiz/AFP-The New Arab)
Lo stesso gruppo israeliano aveva ricevuto, lo scorso marzo, altre spedizioni
provenienti dai porti di Gioia Tauro e Cagliari, prima che tali container
fossero sottoposti a ispezione da parte della dogana italiana e della Guardia di
Finanza, a seguito di segnalazioni presentate da BDS Italia. Le iniziative
parlamentari italiane, sostenute da proteste sul campo nei porti, hanno portato
alla conferma della natura militare del materiale contenuto nei 27 container
precedentemente sequestrati, mettendo in luce la mancanza di un adeguato
controllo sulle spedizioni di armi che transitano sul territorio italiano, e la
possibile violazione delle disposizioni della legge italiana n. 185 del 1990,
che disciplina l’esportazione e l’importazione di materiale bellico sul
territorio italiano.
Gli attivisti di BDS Italia hanno dichiarato in un comunicato che «è incredibile
che, a quattro mesi e mezzo dai primi arresti, nessuna istituzione locale o
nazionale abbia rilasciato alcuna dichiarazione o informazione sul contenuto e
sulla destinazione dei carichi ispezionati a Gioia Tauro», Hanno chiesto «la
massima chiarezza e trasparenza sul traffico di armi che alimenta il genocidio
in corso a Gaza, nonché l’effettuazione di ispezioni sistematiche e il sequestro
di qualsiasi carico militare in partenza o in transito nei porti italiani»,
mettendo in guardia dalla «presenza di una possibilità concreta e evidente che
lo scarico o il trasbordo di tali attrezzature possa contribuire alla
commissione di atti di genocidio, in violazione della Convenzione per la
prevenzione e la punizione del crimine di genocidio e delle sentenze della Corte
internazionale di giustizia vincolanti per tutti». Il movimento ha inoltre
chiesto alle autorità competenti di effettuare ispezioni e verificare la natura
del carico e le autorizzazioni rilasciate dall’UAMA.
Gli attivisti di BDS Italia hanno dichiarato in un comunicato che «è incredibile
che, a quattro mesi e mezzo dai primi arresti, nessuna istituzione locale o
nazionale abbia rilasciato alcuna dichiarazione o informazione sul contenuto e
sulla destinazione dei carichi ispezionati a Gioia Tauro», Hanno chiesto «la
massima chiarezza e trasparenza sul traffico di armi che alimenta il genocidio
in corso a Gaza, nonché l’effettuazione di ispezioni sistematiche e il sequestro
di qualsiasi carico militare in partenza o in transito nei porti italiani»,
mettendo in guardia dalla «presenza di una possibilità concreta e evidente che
lo scarico o il trasbordo di tali attrezzature possa contribuire alla
commissione di atti di genocidio, in violazione della Convenzione per la
prevenzione e la punizione del crimine di genocidio e delle sentenze della Corte
internazionale di giustizia vincolanti per tutti». Il movimento ha inoltre
chiesto alle autorità competenti di effettuare ispezioni e verificare la natura
del carico e le autorizzazioni rilasciate dall’UAMA.
Da parte sua, il presidente dell’Osservatorio sulle armi nei porti europei e
mediterranei Weapon Watch, Carlo Tombola, ha dichiarato martedì scorso al
quotidiano comunista italiano «Il Manifesto» che «Israele riesce a essere
estremamente attivo nella logistica militare grazie alle sue flotte», spiegando
che alle forti proteste della base popolare non corrisponde un’azione chiara da
parte dei governi, e ha sottolineato che «la legge n. 185 è stata emanata
proprio per garantire trasparenza sul commercio di armi. Per questo motivo,
continueremo la nostra sorveglianza e le nostre denunce».
Proteste degli attivisti israeliani alla fiera delle armi di Tel Aviv, il 17
febbraio 2026 (AP Photo/Oded Balilty)
In un’altra intervista a «Al-Arabi Al-Jadid», Tombola ha affermato che «a volte
vediamo solo un container, come una goccia nell’oceano, diretto verso Israele e
pieno di armi, tra le migliaia di container che finiscono a Haifa, Ashdod o
all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv». Ha poi aggiunto: «Altre volte vediamo
anche la nave o l’aereo che effettua il trasporto e, in rari casi, individuiamo
la compagnia che spedisce armi, componenti o munizioni verso Israele».
Ha sottolineato che «ogni anno dal porto di Genova partono 17.000 container
standard (TEU) diretti in Israele. È vero che Genova è il più importante porto
italiano, ma sappiamo che almeno altri dieci porti italiani sono stati
utilizzati per il transito di armi e componenti destinati a Israele, così come i
principali porti e aeroporti europei» . L’attivista italiano ha concluso
dicendo: «Se non fosse per questo flusso inarrestabile di rifornimenti, quasi
tutti di natura militare per Israele, decine di migliaia di palestinesi non
avrebbero perso la vita. La nostra speranza risiede nella possibilità di
fermare, o almeno di arginare, questo flusso letale».