Almeno 100 soldati maliani e 5 paramilitari russi dell’Africa Corps sono rimasti
uccisi lo scorso 10 settembre in un attacco jihadista contro la base militare di
Dioura, nel Mali centrale.La conferma di uno dei più sanguinosi attacchi subiti
dall’esercito maliano dall’inizio del conflitto che flagella il Mali da oltre 15
anni, arriva dai video di propaganda diffusi dal Gruppo per il Sostegno
dell’Islam e dei Musulmani (Gsim), ramo saheliano di Al-Qaeda, che ha
rivendicato l’attacco.E’ difficile avere dei dati reali poichè nelle zone di
combattimento non ci sono osservatori neutrali ,quindi bisogna fare la tara alla
propaganda. Di certo la popolazione civile subisce attacchi indiscriminati dai
droni dell’esercito maliano e i suoi alleati russi ,nonchè le vessazioni da
parte degli insorti jihadisti che assediano le città del nord del paese. Una
guerra che continua dal 2012 e che ha aggravato le condizioni del paese
nonostante le promesse della giunta militare di Goita che garantiva sicurezza e
crescita.
Dopo gli attacchi coordinati del 25 aprile che hanno causato la morte di Sadio
Camara, ministro della Difesa ucciso in un attentato con un’autobomba contro la
sua residenza a Kati, vicino a Bamako. Da allora la situazione del paese è
precipitata in un quadro ancora più critico a causa di una nuova offensiva da
parte dei combattenti tuareg dell’Esercito di Liberazione del Mali e dei
miliziani jihadisti dello Gsim che hanno conquistato la città di Kidal e
controllano ormai il 70% del territorio maliano.
Ne parliamo con Andrea Spinelli Barrile .
Abbiamo commentato la pubblicazione del Dossier “Dalla difesa all’attacco,
quando una riforma della difesa diventa un attacco alla società” insieme a un
insegnante dell’Osservatorio. Ne emerge un chiaro quadro di mobilitazione della
società, che va dalle disposizioni per il rinnovamento delle forze armate, il
loro ampliamento e la possibile riattivazione della leva obbligatoria, fino ad
arrivare alla preparazione di una guerra culturale che include internet e le
piattaforme, i mezzi di informazione e la scuola.
L’Osservatorio ha lanciato tre campagne:
– La scuola non marcia
– Campagna per l’obiezione totale e collettiva
– Una mobilitazione antimilitarista per il 4 novembre
Ascolta la diretta:
Estratti dalla puntata del 21 settembre 2026 di Bello Come Una Prigione Che
Brucia
ORIZZONTE DI GUERRA E RIFORME DEI SERVIZI SEGRETI
La guerra è il principale motore riorganizzativo degli stati europei in termini
economici, industriali e repressivi; un riorientamento diffuso che riguarda
anche un apparato profondo e per sua natura ambiguo e opaco, come i servizi
segreti.
Possiamo osservare l’attivazione di processi di riforma che riguardano vari
servizi segreti nazionali, fino alla promozione, sotto impulso di Von Der Leyen,
di un nuovo servizio segretoeuropeo sotto il controllo del Segretariato Generale
della Commissione Europea.
Una funzione dichiarata nel giustificare i nuovi poteri conferiti ai servizi
segreti di vari paesi europei è il contrasto della guerra ibrida russa; ne
osserviamo un recente esempio, così come la sottovalutazione della guerra ibrida
portata avanti da Israele.
Nella seconda parte ci concentriamo sulla riforma dei servizi segreti tedeschi
(BfV e BND) e in particolare su come questo processo coinvolga anche il settore
automobilistico, dei servizi digitali e di quelli bancari:
/ / / Per approfondire Singal Trace di Leonardo
PSICOLOGIA DELLE MACCHINE
Le intelligenze artificiali (LLM) producono risposte e prendono decisioni, ma
non si capisce completamente perché, all’interno di uno scenario dato, l’output
sia proprio quello.
Per sondare i meccanismi riflessivi della AI si ricorre all’analisi del loro
“prodotto” in termini psicologici: disvelare il “mondo interno” di queste
tecnologie cognitive a parte dall’analisi dei loro “discorsi”.
Si sviluppa così la Machine Psychology:
A prescindere dalle prevedibili derive antropizzanti di questa disciplina, le
studio del funzionamento profondo delle entità cognitive artificiali assume una
crescente centralità in ambito militare. Leggiamo alcuni estratti da uno studio
realizzato all’interno del Lawrence Livermore National Laboratory (centro studi
del Dipartimento dell’Energia statunitense, come i Los Alamos Labs) con un focus
su AI e rischio escalation nucleare:
Un dossier dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e
università ricostruisce la riforma della Difesa: più militari, tre riserve,
dominio cyber e ricerca orientata alla guerra. In gioco non c’è …
«A causa delle tensioni in Medio Oriente, la situazione della sicurezza rimane
complessa con la possibilità di un’escalation non prevedibile». Recita così un
messaggio di allerta diffuso sabato dal Dipartimento di Stato Usa, e rilanciato
dalle ambasciate in Israele, in Arabia Saudita e altre sedi diplomatiche della
regione. Nella nota si fa riferimento agli attacchi del gruppo yemenita Ansar
Allah contro l’Arabia Saudita, compresi gli aeroporti civili, e avverte che
«questo conflitto potrebbe avere una rapida escalation». Il giorno successivo,
Donald Trump ha dichiarato di trovarsi in una “fase decisionale” e che sarebbero
accadute presto “cose molto importanti” nella guerra tra Usa e Iran. “Le opzioni
sono: spazzare via l’Iran, lasciarlo a marcire dal punto di vista economico
oppure raggiungere un accordo”, come ha dichiarato a Fox News il presidente USA.
Secondo la stessa emittente, il tycoon ha affermato ‘la mia domanda è se e
quando farò saltare in aria l’intera nazione?’ e ha poi aggiunto una minaccia
agli Ayatollah: “è meglio che si comportino bene”.
Trump si è comunque anche detto disponibile a un incontro con il presidente
iraniano Masoud Pezeshkian, dopo che Teheran nei giorni scorsi ha inviato le sue
richieste per arrivare alla pace ai mediatori qatarioti.
Abbiamo chiesto a Marco Magnano, giornalista esperto dell’area, di commentare la
possibilità di un’ulteriore escalation militare nella regione e di approfondire
i vari fronti della guerra, con un focus particolare su Arabia Saudita, Yemen e
Siria.
di Mauro Armanino Da Socrate, il cane nato in fabbrica, al mendicante di Piazza
dell’Annunziata, fino alla piccola Natasha morta di fame: un viaggio tra le vite
a cui attribuiamo …
Nella regione mediorientale continua l’escalation, nelle ultime ore un presunto
drone avrebbe colpito La Mecca, gli Houthi yemeniti hanno rifiutato l’accusa di
responsabilità avanzata da Riad.
In Yemen, a seguito della ripresa della guerra interna tra la componente
afferente al movimento Ansar Allah e il governo ufficiale sostenuto dall’Arabia
Saudita nelle scorse settimane abbiamo assistito a un cambio di passo
significativo.
Gli Houthi hanno preso il controllo di differenti città, come Mocha, snodi
strategici, isole e porzioni di territorio sino ad arrivare al blocco del Mar
Rosso mettendo in seria difficoltà il governo centrale yemenita e Riad che, a
sua volta, si è trovata abbandonata dai suoi alleati storici come gli Stati
Uniti e la Gran Bretagna.
Questo scenario favorisce Teheran in una fase ancora aperta di guerra con gli
USA e impone una serie di riflessioni attorno alle trasformazioni degli
equilibri mondiali. Siamo lontani da una transizione egemonica ma è possibile
leggere alcune linee di tendenza e una frammentazione forse inedita in quello
che viene definito Occidente collettivo.
Ne abbiamo parlato con Marco Santopadre, giornalista per Il Manifesto, Pagine
Esteri e altri quotidiani.
di Mauro Armanino Fragili come un soffio, continuiamo a costruire idoli: denaro,
potere, guerra, tecnica e nazione. Una riflessione sulla crisi dell’Occidente e
su chi ancora rifiuta di inginocchiarsi davanti …
Il partito di ultradestra guidato da Alice Weidel ha ottenuto oltre il 44% dei
voti nel land della Sassonia-Anhalt alle ultime elezioni.
Questo risultato va letto secondo una serie di aspetti che compongono un quadro
di tendenza generale, seppur con delle specificità date dal contesto tedesco e
del territorio. Inoltre, va analizzato il processo storico in cui si è
determinato un consenso così schiacciante nei confronti di un’opzione
reazionaria e xenofoba come questa. La crisi sociale ed economica che investe la
Germania e più in generale l’Europa, la guerra e la corsa al riarmo, i rapporti
con gli USA e con la Russia sono tutti elementi significativi. Al contempo le
contraddizioni di questo partito sono forti e potranno rappresentare uno spazio
di possibilità per una contrapposizione dal basso?
Insieme a Nicola Carella, compagno che da tempo vive a Berlino abbiamo
affrontato questi temi per comprendere quanto accaduto.
Estratti della puntata del 7 settembre 2026 di Bello Come Una Prigione Che
Brucia
LA FINE DI AUTISTICI/INVENTATI
Con un comunicato rilasciato il 6 settembre 2026 si annuncia la fine del
progetto Autistici/Inventati.
La chiusura di A/I non è “l’ennesima disgrazia”, ma un evento che incarna
diverse traiettorie da analizzare e con le quali è urgente confrontarsi.
Il provvedimento dell’OFAC (ufficio beni stranieri del Dipartimento del Tesoro
statunitense) descrive il contesto di arbitrarietà e di potere sanzionatorio
globale di questa agenzia, così come l’impossibilità di disobbedire ai suoi
diktat da parte di provider e banche.
La questione non è semplicemente quella di trovare strumenti alternativi dove
trasferire il proprio blog o la propria casella di posta elettronica, ma come
muoversi collettivamente per contrastare la desertificazione di progetti che
esulino dalle logiche del capitalismo della sorveglianza.
PERCHÉ ATTACCARE A/I: CORNICE DI URGENZE E INTERESSI IN CAMPO
L’attacco statunitense risponde ad almeno tre scopi:
– fronte interno USA: corroborare la tesi di Antifa come network terroristico
globale
– testare l’adesione a un’internazionale reazionaria della repressione
– completare l’egemonia sulla rete (guerra alla crittografia, all’anonimato,
ecc.)
Questi tre scopi non vanno letti come segmentati, ma rispondono all’agenda di
classe dei tecnomiliardari: il rischio concreto di esplosione della bolla
dell’AI, le contraddizioni insanabili di un completamento dei processi di
automazione all’interno del sistema capitalista, l’ipotesi di una rabbia sociale
organizzata che inizi a rivolgersi contro di loro, suggeriscono l’investimento
in strutture di potere reazionarie.
Se diversi attori geopolitici giocano alla guerra di informazione con le loro
squadre di chatbots e AI agentiche, il “campo da gioco” prinicpale sono i social
media statunitensi.
INTELLIGENZA ARTIFICIALE E POLITICA
In ambito politico, i chatbots non servono solo a manipolare il consenso, ma
vengono progressivamente utilizzati in modo crescente da legislatori, ministri,
funzionari di vario ordine e grado.
Un’analisi di algorithmwatch.org ci consente di tornare sulla relazione tra AI e
politica, osservando scenari attuali e futuribili:
APP PER LE VACANZE DEI CRIMINALI DI GUERRA
Shachpatz (giubbotto antiproiettile) è un’app israeliana, realizzata dal
movimento ultra sionista di azioni legali Shurat HaDin, per tutelare veterani di
IDF in vacanza da eventuali ripercussioni per i crimini di guerra commessi a
Gaza.
Se gli strumenti di autodifesa digitale vengono criminalizzati come funzionali
alla commissione di reati, se collettivi come autistici/inventati sono tacciati
di facilitare reati politici e network terroristici internazionali come Antifa,
può essere interessante segnalare altri strumenti che tutelano poveri genocidari
indifesi.
SPOILER PROSSIMA PUNTATA
Droni dormienti attivati da segnali acustici, automazione dei sistemi d’arma
russi in Ucraina… breve introduzione di argomenti che affronteremo insieme
lunedì prossimo:
L’AfD sfonda in Germania mentre l’Europa sceglie riarmo, sacrifici sociali e
austerità. Se la sinistra non rompe con queste politiche, l’antifascismo rischia
di ridursi a un impotente allarme elettorale. C’è …
Come i droni ucraini stanno soffocando le linee russe, e perché la guerra ibrida
ora bussa in Europa
L'articolo Newsroom – Droni contro Mosca: la strategia ucraina e la guerra
ibrida in Europa proviene da IrpiMedia.