la guerra è una merda

L’avanzata atlantica del neofascismo@1
In vista delle elezioni midterm, facciamo una cronologia ragionata e non esaustiva del trumpismo e dei legami che si saldano tra Stati, capitale e movimenti neonazisti. Maccartismo 2.0, criminalizzazione delle lotte sociali, dell’antifascismo, della solidarietà alla Palestina, attacchi alle infrastrutture di comunicazione libere e fuori dalle logiche di mercato, pesanti ingerenze nella politica estera, sanzioni, dazi e altre forme di violenza economica… tutto questo e molto altro nel primo anno e mezzo del secondo mandato di Trump! (e in Europa non va meglio) Con un compagno del comitato antirep di Milano facciamo il punto dei vari filoni del processo per i “fatti di Budapest”, lanciamo gli appuntamenti delle prossime settimane in solidarietà a tuttx lx antifa e per la difesa delle lotte sociali. Per Maja, contro l’estradizione di Gino e Zaid, free all antifas! Assemblea nazionale 5 settembre h. 11 @ Acrobax Chiudiamo con alcune notizie sulla repressione del fronte interno statunitense.
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LISTE NERE U.S.A, AUTISTICI/INVENTATI, CENSURA GLOBALE [con Avv. G. Vitale] – Minaccia di A/I o di AI? – Ucraina e diplomazia tecnomilitare… come Israele?@2
Estratti dalla puntata del 31 agosto 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia LISTE NERE, TERRORISMO ANTIFA E CENSURA GLOBALE Il 26 agosto 2026 il collettivo Autistici/Inventati (A/I) è stato inserito in una lista nera del Dipartimento del Tesoro statunitense che include anche l’organizzazione della diaspora palestinese Masar Badil (Palestinian Alternative Revolutionary Path Movement), e il movimento britannico Palestine Action. Il collettivo non è accusato di aver compiuto azioni criminali, ma di aver consentito l’anonimato online e strumenti di comunicazione protetta grazie alle sue strutture autogestite. In compagnia dell’avvocato Gianluca Vitale, che si sta occupando della tutela legale di Autistici/Inventati, affrontiamo diversi aspetti politici, geopolitici e geotecnologici della vicenda: dall’attacco alla libera comunicazione del pensiero, alla censura facilitata anche da normative come il Digital Service Act europeo, all’utilizzo delle liste nere come esercizio di egemonia repressiva su scala globale, alla possibile influenza sulle autorità italiane e a ripercussioni legali, fino al conflitto intrinseco tra il modello di interazioni digitali difeso da A/I e quello dei colossi del web statunitensi. / / / intervista a un compagno di Hacklab Torino A margine riprendiamo alcune cornici all’interno delle quali leggere l’attacco del Dipartimento del Tesoro statunitense contro A/I: – il fronte interno degli USA trumpiani e la necessità di rappresentare Antifa come network terroristico internazionale – il tentativo di testare la possibilità di consolidare un’internazionale reazionaria della repressione – la multipolare guerra all’anonimato online e alla crittografia delle comunicazioni digitali CHATBOT E CYBERMAFIE L’indicazione da parte del Dipartimento del Tesoro statunitense delle strutture di Autistici/Inventati come facilitanti attività illegali e terroristiche diventa quasi ridicola se si osserva il ruolo dei chatbot statunitensi nella costruzione di industrie della truffa e nel supporto a eserciti non-statali come Boko Haram: DIPLOMAZIA TECNO-MILITARE UCRAINA L’Ucraina sta seguendo le orme di Israele nella strutturazione di una rete di diplomazia tecno-militare? Gli accordi Ucraina-Honduras per l’uso di droni sul fronte interno, l’accesso dell’apparato militare industriale britannico ai dati degli Avengers AI Labs ucraini, l’ex ministro della difesa Fedorov (architetto delle guerra automatizzata) arruolato da Crosetto, Leonardo che apre la sua filiale a Kiev, ma soprattutto la dimensione laboratoriale del confitto… ci suggerirebbero di sì. Sulle reti di diplomazia industriale sionista vedi anche: RETI DI CONDIZIONAMENTO SIONISTE DIPLOMAZIA TECNO-MILITARE ISRAELIANA: IL CASO ELBIT
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Caccia alle linee di rifornimento russe. La strategia ucraina per stabilizzare il fronte
Come funziona e chi mette in atto la campagna di droni avviata dall’esercito ucraino lo scorso marzo e che in sei mesi ha ottenuto risultati impensabili solo un anno fa. Un reportage dal fronte L'articolo Caccia alle linee di rifornimento russe. La strategia ucraina per stabilizzare il fronte proviene da IrpiMedia.
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l’Info di Blackout sta per tornare! Nel frattempo, qualche podcast da riascoltare
Di ritorno dalle vacanze? In vista della ripartenza dell’Informazione di Blackout, ecco tre temi per riprendere il filo delle cose: Ambiente, Lavoro e Guerra. Per ciascun tema abbiamo raccolto alcune delle dirette e degli approfondimenti andati in onda negli ultimi mesi all’interno della trasmissione. Notizie e analisi, racconti di lotte e di territori, voci e punti di vista: qualche spunto per preparare un rientro resistente. Ambiente CRISI ENERGETICA: IL GOVERNO ACCELLERA SUL NUCLEARE?https://radioblackout.org/2026/05/crisi-energetica-il-governo-accellera-sul-nucleare DENTRO E FUORI I DATACENTER: IMPATTO AMBIENTALE E SOCIALE DELLA DIGITALIZZAZIONE https://radioblackout.org/2026/05/dentro-e-fuori-i-datacenter-impatto-ambientale-e-sociale-della-digitalizzazione VIA LIBERA AGLI OGM DAL PARLAMENTO EUROPEO https://radioblackout.org/2026/06/via-libera-agli-ogm-dal-parlamento-europeo CONTINUA LA MOBILITAZIONE IN ALBANIA CONTRO IL GOVERNO, CONTRO LA GUERRA E GLI INTERESSI ESTERNI SUL PROPRIO TERRITORIO  https://radioblackout.org/2026/06/continua-la-mobilitazione-in-albania-contro-il-governo-contro-la-guerra-e-gli-interessi-esterni-sul-proprio-territorio CALA FINANZA ,PROTESTE CONTRO IL RESORT DI LUSSO https://www.radioblackout.org/2026/6/cala-finanza-proteste-contro-il-resort-di-lusso Guerra LA GUERRA COME RISPOSTA ALLA CRISI DI EGEMONIA STATUNITENSE CONDUCE ALLA RECESSIONE GLOBALE https://radioblackout.org/2026/03/la-guerra-come-risposta-alla-crisi-di-egemonia-statunitense-conduce-alla-recessione-globale CUBA SOTTO ASSEDIO SI ORGANIZZA PER DIFENDERSI https://radioblackout.org/2026/05/cuba-sotto-assedio-si-organizza-per-difendersi IL PUNTO SULLA GUERRA RUSSO-UCRAINA https://radioblackout.org/2026/06/sconfinamenti-di-droni-frenata-sullingresso-in-ue-il-punto-sulla-guerra-russo-ucraina RACCONTO, AGGIORNAMENTI E RIFLESSIONI SULLA SOLIDARIETÀ ALLA CISGIORDANIA https://radioblackout.org/2026/08/racconto-aggiornamenti-e-riflessioni-sulla-solidarieta-alla-cisgiordania Lavoro PIEMONTE. LA STRAGE DEL LAVORO https://radioblackout.org/2025/10/piemonte-la-strage-del-lavoro SCIOPERO INTERNAZIONALE DEI PORTI CONTRO LA LOGISTICA DI GUERRA https://radioblackout.org/2026/02/sciopero-internazionale-dei-porti-contro-la-logistica-di-guerra BAKARI SAKO: UNO DI TANTI, TROPPI, MORTI DI RAZZISMO E SFRUTTAMENTO https://radioblackout.org/2026/05/bakari-sako-uno-di-tanti-troppi-morti-di-razzismo-e-sfruttamento SCIOPERO MEAT-TO: contro sfruttamento e razzismo nella ristorazione https://radioblackout.org/2026/06/sciopero-meat-to-contro-sfruttamento-e-razzismo-nella-ristorazione
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L’Etna, Sigonella e l’aeroporto di Catania. Riflessioni su una settimana d’inferno
  La chiusura per otto giorni dello scalo aeroportuale di Catania Fontanarossa con le sue enormi conseguenze sulla vita di centinaia di migliaia di siciliani e dei turisti che avevano scelto la Sicilia per le vacanze di Ferragosto. Un piccolo diario con le riflessioni, i dubbi, le certezze e non, le domande che mi sono fatto durante tutto questo periodo d’inferno. Nello sfondo, neanche troppo lontana, la stazione aeronavale di Sigonella, hub per le operazioni di guerra delle forze armate italiane, USA e NATO. Mentre le ceneri dell’Etna bloccavano qualsivoglia attività a Catania, Sigonella ha operato senza alcuno stop. Ho provato a capire il perché. Giorno dopo giorno…       12 agosto, mercoledì Sigonella aeroporto civile. Se non ora, quando? Gli scali di Catania Fontanarossa e Comiso chiusi da giorni per l'eruzione dell'Etna. Decine di migliaia di passeggeri abbandonati e disperati, mentre le autorità civili e militari italiane sono del tutto incapaci ad affrontare quest'emergenza di Ferragosto 2026. Eppure la soluzione più semplice sarebbe quella di utilizzare da subito l'aeroporto di Sigonella per i decolli e gli atterraggi dei velivoli passeggeri. Ma guai a parlarne pur di non turbare le operazioni di guerra delle forze armate USA, NATO, UE e italiane. La base di Sigonella era stata messa a disposizione del traffico aereo civile tra il novembre e il dicembre del 2012, durante i lavori di rifacimento delle piste di Catania Fontanarossa. Allora, in un mese, dallo scalo militare furono gestiti circa 70 voli al giorno, 4 movimenti l’ora, per un totale di 2230 voli civili (fonte Aeronautica Militare italiana). Cosa aspetta la classe dirigente politica ed economica dell'Isola e del Paese a chiedere l'apertura di Sigonella per il traffico passeggeri? Nicola Cipolla, compianto comunista siciliano, negli ultimi anni d'impegno sociale, lanciò con alcuni comitati NoWar siciliani la campagna per Smilitarizzare Sigonella. Un'Utopia-Profezia, su cui vale la pena tornare a riflettere e lottare.     13 agosto, giovedì Prosegue la chiusura di Catania Fontanarossa. Aprite subito Sigonella!!! Mentre la chiusura dell'aeroporto di Catania Fontanarossa è stata prorogata fino alle ore 2 di venerdì 14 agosto, non è prevista alcuna limitazione dello spazio aereo di Sigonella. Solo dall'8 all'11 agosto, tra cancellazioni e mancati arrivi e partenze, sono saltati a Catania non meno di 700 voli, a cui si aggiunge lo stop di ieri mercoledì 12 e di oggi giovedì 13. Decine e decine di migliaia di passeggeri sono stati pesantemente danneggiati, ma soprattutto è stato generato un enorme danno economico al settore turistico siciliano nel periodo di maggiore domanda e offerta (ferragosto). La soluzione più semplice e a costo zero sarebbe stata l'apertura al traffico civile dello scalo militare di Sigonella, a meno di 20 km a sud/sudovest da Catania, ma assai meno soggetto agli effetti delle nubi di cenere emesse durante le fasi eruttive dell'Etna. Il traffico aereo militare a Sigonella in questa settimana di "passione eruttiva", non ha subito limitazioni di sorta per l'attività vulcanica. Le operazioni di volo, atterraggio e decollo, si sono svolte dunque regolarmente. Anche negli anni scorsi, durante le fasi eruttive più rilevanti dell'Etna, Sigonella è stata assai raramente penalizzata dall'emissione delle ceneri che invece hanno compromesso in più occasioni il funzionamento del vicino scalo di Catania Fontanarossa, situato a sud-est dal vulcano. Aprire Sigonella al traffico civile in queste settimane d'emergenza sarebbe stato un atto di responsabilità doveroso da parte delle autorità di governo e militari, italiane e straniere. Si è scelto invece di colpire il vissuto di un'intera popolazione siciliana e di coloro che avevano scelto la Sicilia come meta turistica. Le classi dirigenti siciliane e l'imprenditoria mordi e fuggi propongono adesso - in alternativa - la realizzazione di nuovi aeroporti in tutta l'Isola. Infrastrutture tutte insostenibili dal punto di vista economico, sociale ed ambientale, ma utili alla propaganda, alle clientele elettorali e ai peggiori speculatori della borghesia mafiosa. Prima di tutto la guerra in tempi di guerra: Sigonella non s'ha da toccare, né deve essere messo in discussione il suo uso a supporto delle operazioni USA e NATO negli scacchieri geostrategici mediorientali, africani e dell'Europa orientale... Smilitarizzare Sigonella e riconvertire lo scalo ad hub aeroportuale è l'unica scelta possibile e concreta. Su questo si giocano le ultime chance si sopravvivenza della Sicilia.     14 agosto, venerdì Catania Fontanarossa chiuso fino alle ore 2 di Ferragosto. E Sigonella resta operativa Tutto come da copione. Con l'ennesimo comunicato, la chiusura dello scalo aeroportuale di Catania Fontanarossa è stata prorogata fino alle ore 2 di sabato 15 agosto 2026. Secondo la società che gestisce lo scalo, nel periodo compreso tra il 6 e il 12 agosto, circa 630 voli previsti sono stati dirottati verso altri scali (Comiso, Palermo, Trapani e Lamezia Terme). Nello stesso periodo per lo scalo di Catania erano previsti circa 1.974 voli di cui circa il 36% è stato cancellato. Oltre centomila i passeggeri "vittime" delle ceneri dell'Etna, ma soprattutto dell'incapacità (o della mancanza di volontà) delle autorità di prevedere alternative rapide e credibili per tamponare l'emergenza. Prima fra tutte, a costo zero, l'apertura dello scalo militare di Sigonella al traffico civile, così come avvenuto nel novembre-dicembre 2012, in concomitanza con i lavori di rifacimento delle piste di Catania Fontanarossa. Relativamente a Sigonella, confermiamo ancora una volta che è funzionale al 100% e che non ha subito alcuno stop in questa settimana di "passione" per la vicina Fontanarossa. Anche per la giornata di oggi 14 agosto non risultato attivi NOTAM di chiusura o restrizioni operative straordinarie per la stazione aeronavale italiana, USA e NATO di Sigonella. L'"emergenza" Fontanarossa torna utile per ridare vita a progetti fantasma di nuovi scali in tutta la Sicilia, del tutto insostenibili dal punto di vista economico, sociale ed ambientale. O per accelerare i processi di privatizzazione del sistema aeroportuale regionale, a partire da Catania e Comiso Importante alla fine che non si dica a siciliani e non che l'Isola è piattaforma di guerra e che in nome della guerra si possono cancellare i diritti di mobilità di residenti e turisti, colpendo con ancora più violenza l'economia siciliana, così come accadde nel 2011 con la chiusura al traffico civile dell'aeroporto di Trapani Birgi e la sua conversione in centro strategico per i cacciabombardieri della coalizione internazionale che mise a ferro e fuoco la Libia guidata da Gheddafi. Smilitarizzare Sigonella subito....     15 agosto, sabato Catania Fontanarossa chiusa fino alle ore 15 di Ferragosto. Gli USA confermano: "Sigonella operativa nonostante l'eruzione dell'Etna". Ennesima proroga della chiusura dello scalo di Catania Fontanarossa per le ceneri emesse dall'Etna in eruzione. L'ultimo comunicato promette la riapertura solo dopo le ore 15 di oggi 15 agosto 2026. Di contro, ancora una volta come accade da una settimana, per la giornata odierna non risultano attivi NOTAM di chiusura o restrizioni operative straordinarie sull'aeroporto di Sigonella, base strategica di guerra per le forze armate italiane, USA e NATO. Lo scalo militare risulta dunque operativamente aperto e regolare Intanto da Washington giunge la conferma ufficiale che l'eruzione del vulcano siciliano non ha ostacolato né ridotto le funzioni operative della Naval Air Station di Sigonella. "Le attività di volo nella base militare della Sicilia proseguono nonostante continui l'eruzione vulcanica", titola un servizio pubblicato dalla rivista delle forze armate USA "Stars and Stripes", pubblicato giovedì 13 agosto. "Una nuova eruzione originatasi da un cratere dell'Etna ha disperso la cenere verso la Sicilia orientale questo mese, costringendo ripetutamente l'aeroporto di Catania a sospendere l'arrivo dei voli", prosegue Stars and Stripes. "Le operazioni stanno proseguendo presso l'hub chiave della Marina USA nell'Isola nonostante uno dei più attivi vulcani disperda cenere nell'aria, costringendo alla chiusura di almeno un aeroporto civile vicino. I voli e le altre operazioni alla Naval Air Station Sigonella sono proseguiti con interruzioni minime a seguito dell'eruzione dell'Etna, che ha preso il via la scorsa settimana, secondo quanto ha riferito mercoledì il Comando di US Navy. NAS Sigonella sta aderendo a tutti regolamenti applicabili alla zona aerea e alle restrizioni per la sicurezza, coordinandosi con le autorità di aviazione italiane ed altre agenzie “per assicurare quotidianamente che le operazioni di volo siano pienamente allineate con i parametri di sicurezza", spiegano dalla base. Il personale sta utilizzando camion spazzatrici per ripulire le piste, gli hangar e le linee di volo dalle ceneri depositatesi. Il personale dei servizi antincendio e di emergenza sono in stato di allerta e stanno monitorizzando quanto accade, mentre il dipartimento per i lavori pubblici della base USA sta attenzionando le infrastrutture e la loro manutenzione". Anche Flightradar24 conferma l'operatività dello scalo di Sigonella e registra perlomeno negli ultimi sette giorni due voli "passeggeri" (con militari USA e familiari) dalla base siciliana, uno verso all'aeroporto di Napoli Capodichino e l'altro verso lo scalo internazionale di Chania (isola di Creta, Grecia), presumibilmente per trasportare il personale diretto alla stazione aeronavale di Souda Bay in forza a US Navy. Lo richiediamo ancora una volta: perché le autorità italiane non hanno predisposto l'uso "emergenziale" di Sigonella per consentire il decollo e l'atterraggio di una porzione dei velivoli civili diretti a Catania Fontanarossa? E perché? il governo Meloni e l'Aeronautica Militare italiana hanno mantenuto top secret l'operatività di Sigonella? Tutto sulla pelle di centinaia di migliaia di siciliani e di turisti che avevano scelto la Sicilia per le loro vacanze estive...     16 agosto, domenica Eruzioni Etna. Perché USA e NATO non mollano Sigonella Ripartono i voli a Catania Fontanarossa dopo più di una settimana di stop per le emissioni di ceneri da parte dell'Etna. Gli operatori fanno i conti sui danni economico-finanziari (centinaia di milioni di euro) ma né il governo regionale né le autorità nazionali spiegano perché in questa drammatica emergenza di Ferragosto non sia stata richiesta l'apertura al traffico civile della base militare USA e NATO di Sigonella, a meno di 20 km in linea d'aria da Fontanarossa, risparmiata dalle ceneri (la direzione dei venti ha colpito lo spazio aereo ad est e sud-est del vulcano). L'impiego alternativo di Sigonella era stato assicurato tra il novembre e il dicembre 2012 in occasione dei lavori di rifacimento delle piste di Catania Fontanarossa. Le forze armate italiane e statunitensi ed i principali centri di ricerca universitari e di vulcanologia sono perfettamente a conoscenza della maggiore "protezione" dalle emissioni delle ceneri della base militare, posta a sud-ovest dal vulcano. Inoltre sono stati predisposti sofisticati sistemi di monitoraggio e controllo dell'Etna che consentono di prevedere con largo anticipo le attività eruttive ed i possibili effetti, specie in termini di intensità delle emissioni, loro direzione ed aree di ricaduta. Vogliamo citare in proposito quanto evidenziato nella prestigiosa rivista scientifica "Natural Hazards and Hearth System Sciences" della European Geosciences Union (13 giugno 2025) da sette ricercatori italiani dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia - INGV (sezioni di Bologna e Catania) e delle Università degli Studi di Genova e “Aldo Moro” di Bari (titolo: Estimating the mass of tephra accumulated on roads to best manage the impact of volcanic eruptions: the example of Mt Etna, Italy). I ricercatori spiegano in particolare che "la localizzazione dell'Etna, insieme ai venti predominanti da ovest e da nord-ovest in alta altitudine, favorisce la dispersione e la ricaduta di ceneri e materiali piroclastici principalmente verso est (31%), sud est (35%) e nord ovest (29%), con solo il 6% diretti verso sud. Questi valori sono derivati dall'analisi dei dati ottenuti durante i 39 eventi eruttivi registratisi tra il febbraio e ottobre 2021. Questi risultati sono coerenti con la storica distribuzione statistica della direzione e velocità dei venti bel periodo 1990–2007 ad altitudini comprese tra i 5 e i 10 km.". Ad analoghe conclusioni è giunto uno studio del Dipartimento di ingegneria Civile e Architettura dell’Università di Catania e di altri centri di ricerca accademici sui "possibili riutilizzi del rifiuto vulcanico nel campo dei materiali edili", coordinato dalla prof.ssa Loredana Contrafatto. In un articolo pubblicato dal sito di UNICT il 26 febbraio 2024, la docente scrive in proposito che “a causa della direzione dei venti dominanti sono soprattutto i comuni del versante orientale e sud-orientale ad essere maggiormente colpiti dalla ricaduta delle ceneri vulcaniche e a soffrirne i disagi logistici e le conseguenze economiche maggiori”. Pentagono e NATO possono stare tranquilli dunque e ciò spiega come nella "settimana di passione" ferragostana la base di Sigonella sia rimasta sempre pienamente operativa. Attendiamo di conoscere il motivo per cui la Regione Siciliana non abbia chiesto al governo Meloni e alla Difesa di concedere anche parzialmente l'uso della base militare per "tamponare" gli enormi disagi causati dalla chiusura dello scalo di Fontanarossa. Tre anni avevamo assistito ad un ipocrita "balletto" propagandistico-elettorale tra il governatore Renato Schifani e il ministro della Difesa Guido Crosetto, proprio in merito all'apertura di Sigonella al traffico aereo civile. "Ieri sera ho chiamato il ministro Crosetto al quale ho chiesto la possibilità dell'utilizzo dello scalo dell'aeroporto militare di Sigonella, dopo aver rappresentato il grave stato di criticità in cui si trova il sistema aeroportuale siciliano a seguito della ridottissima attività dello scalo di Fontanarossa", scriveva Schifani il 20 luglio 2023. "Il ministro, dopo le dovute consultazioni, mi ha informato circa la possibilità dell’utilizzo dello scalo militare, come già avvenuto in una precedente situazione di inagibilità dell'aeroporto di Catania, a causa della pioggia di polvere vulcanica (sic.). Ringrazio a nome dei siciliani il ministro Crosetto per la grande sensibilità dimostrata sulla vicenda, che denota ancora una volta la serietà ed affidabilità del governo Meloni". Nella stessa giornata del 20 luglio 2023, il ministero della Difesa italiana emetteva la seguente nota. "L’aeroporto militare di Sigonella è stato reso disponibile per allentare la pressione sugli aeroporti siciliani. In particolare lo scalo civile di Catania. Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha infatti dato immediata disponibilità dello scalo militare di Sigonella venendo incontro alla richiesta del Presidente della Regione Sicilia, Renato Schifani". In verità alla fine non si fece nulla: lo scalo non fu messo a disposizione degli aerei passeggeri, ma la ricaduta mediatica per Regione Sicilia e Difesa fu enorme. Stavolta si poteva fare e in tempi rapidissimi, ma non è stato fatto. Volere è potere. Ma né Schifani né Crosetto hanno inteso voler fare qualcosa. Né purtroppo l'"opposizione" politica e le forze sindacali di regime hanno voluto proferire parola. Che lo ricordino alle tornate elettorali 2027 i siciliani e le decine e decine di migliaia di turisti condannati alla tragica odissea di questa bollentissima estate. Buona domenica!
IN ATTESA DELLA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO Linda Maggiori – giornalista free lance e, tra l’altro, associata a Weapon Watch – ha pubblicato questo accorato appello di Andrea Maestri, che lei definisce «coraggioso avvocato e attivista dei diritti umani, che mi assiste in questa battaglia per la trasparenza sui traffici di armi dal porto di Ravenna, con umanità abnegazione e professionalità.». Come lei, siamo grati all’avv. Maestri per il suo impegno e riprendiamo queste accorate parole che stanno girando in rete. Siamo al suo fianco in questa rivendicazione di trasparenza come principio democratico che le pubbliche amministrazioni non possono negare al cittadino contribuente. Io non sono nessuno ma sono un avvocato e un attivista per i diritti umani. Il 27 agosto a Roma dinanzi al Consiglio di Stato difenderò il diritto di Linda Maggiori, giornalista d’inchiesta cui l’Agenzia delle Dogane ha negato il diritto di accesso civico generalizzato alle informazioni sui TRAFFICI DI ARMI dal porto di Ravenna abbiamo vinto noi davanti al TAR di Bologna che ha sancito il diritto di conoscere almeno le quantità di armi che transitano dal nostro porto difendendo il diritto di Linda, difendiamo il diritto dei nostri concittadini di sapere se il nostro porto è ancora un porto commerciale oppure, come dice l’Avvocatura dello Stato nel suo atto di appello, uno snodo strategico per le questioni militari e di difesa e quindi la comunità non deve sapere nulla perché prevale l’interesse statale al segreto il 27 agosto sarà una delle udienze più importanti della mia vita e della mia carriera professionale: non ho paura ma sono preoccupato sono convinto che il Consiglio di Stato, applicando le norme, riconoscerà il nostro diritto di conoscere: non può essere negato totalmente il diritto alla trasparenza (che per le Pubbliche Amministrazioni è un dovere) in ambiti particolari come questo, perché significherebbe disapplicare o svuotare di effettività una legge dello Stato che definisce la trasparenza come un corollario del principio democratico e impedire la trasparenza, coprire col silenzio e con un telo nero i transiti di armi dal nostro porto verso Israele significa rendere invisibili all’opinione pubblica possibili, gravissime violazioni della Legge 185/1990 che vieta di armare governi responsabili di crimini di guerra e contro l’umanità impedire la trasparenza significherebbe coprire responsabilità e complicità stiamo toccando i fili dell’alta tensione non lasciateci soli siamo il paese in cui giornalisti e attivisti sono stati spiati col software-spia di Paragon, società israeliana che fornisce servizi di analisi dati e intelligenza artificiale anche per operazioni militari e di localizzazione degli obiettivi da colpire avremmo voluto che la Regione Emilia-Romagna e il Comune di Ravenna intervenissero al nostro fianco dinanzi al Consiglio di Stato per difendere il diritto alla trasparenza dei cittadini delle nostre comunità, locale e regionale: ad oggi nessun intervento ad adiuvandum è stato attivato ma c’è ancora tempo e confidiamo che le istituzioni democratiche del nostro territorio facciano la loro parte anche nelle sedi giudiziarie non abbiamo paura, ma siamo preoccupati perché sappiamo cosa è successo a chi è stato lasciato solo in battaglie di trasparenza che volevano squarciare il velo sui traffici di armi (mentre scrivo, mi vengono in mente Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, uccisi perché stavano lavorando a un reportage sui traffici illeciti di armi e rifiuti tossici tra Italia e Somalia, che avrebbero coinvolto anche interessi politici ed economici internazionali) sul genocidio di Gaza e il massacro dei bambini palestinesi ho scritto un libro-denuncia dopo avere partecipato a due missioni AOI a Rafah nel 2024 e nel 2025 ho sottoscritto la denuncia alla Corte Penale Internazionale nei confronti di Meloni, Tajani e Crosetto e ora sono qui, a difendere il diritto di una giornalista d’inchiesta coraggiosa che con la sua ostinata ricerca di dati e informazioni sta rendendo un servizio prezioso all’opinione pubblica, incontrando ostacoli e subendo persino odiose diffamazioni non potrei essere altrove: sono qui perché qui, a difendere i diritti umani, sono sempre stato e mi ritroverete, Inshallah, anche dopo questa battaglia siamo la voce e la penna di migliaia di giovani che hanno riempito le piazze per chiedere giustizia per il popolo palestinese, siamo giornalisti e avvocati ma anche attivisti tra gli attivisti, che insieme a noi difendono la pace e pretendono la trasparenza lo dobbiamo ai bambini di Gaza, colpiti dai cecchini israeliani o smembrati dalle bombe, lasciati orfani, affamati, mutilati e lo dobbiamo ai nostri figli, cui dobbiamo indicare la strada della giustizia e della pace, l’unica in cui l’umanità può camminare insieme.”
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Segnalazioni relative al transito attraverso i porti italiani di un nuovo carico di armi diretto in Israele
di Ibrahim Ossman Pubblicato sul giornale on line in lingua araba The New Arab, di Londra il 30 luglio 2026. Negli ultimi mesi si sono moltiplicate le notizie relative al transito, attraverso i porti italiani, di carichi sospettati di contenere attrezzature o componenti militari destinati a Israele, in un contesto in cui la guerra nella Striscia di Gaza prosegue nonostante l’accordo di cessate il fuoco e in cui il conflitto ha suscitato un crescente scrutinio sulle catene di approvvigionamento militari legate a Israele. Queste spedizioni sono diventate oggetto di un dibattito politico e giuridico in Italia, con l’intensificarsi delle richieste di un controllo più rigoroso sulla circolazione di materiale militare e a duplice uso. Parallelamente, i sindacati, in particolare quelli dei lavoratori portuali, insieme alla sezione italiana del movimento BDS (BDS Italia) e le organizzazioni della società civile, hanno intensificato le loro campagne per monitorare e contrastare tali spedizioni, attraverso proteste, ricorsi legali e pressioni parlamentari, ritenendo che il loro continuo transito possa esporre l’Italia a responsabilità legali ed etiche relative al loro potenziale utilizzo nelle operazioni militari israeliane. In questo contesto, la rete «No Harbour For Genocide» (NHG), impegnata nel monitoraggio dei flussi commerciali internazionali nei porti, in collaborazione con il movimento Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS), ha rivelato che un nuovo carico di armi sarebbe transitato dai porti italiani con destinazione Israele. Secondo i siti di tracciamento, lo scorso 19 giugno sono stati caricati quattro container nel porto di Porto Marghera, nel comune di Venezia, destinati all’azienda israeliana di industrie militari con sede a Ramat HaSharon. «MSC Nita» (IMO 9084607) in navigazione. In base ai dati di tracciamento marittimo, i container sospetti sono stati avvistati a bordo della nave MSC Nita il 30 giugno, la quale è successivamente approdata nei porti israeliani. Da allora non sono disponibili informazioni certe sul fatto che il carico sia stato effettivamente consegnato al destinatario. I dati di tracciamento indicano che la nave, tornata a Venezia il 24 luglio, è salpata martedì dal porto di Marghera diretta al porto di Gioia Tauro, nel sud dell’Italia, dove è previsto il suo arrivo oggi, giovedì. I dati relativi al mittente del carico rimandano alla società statunitense Union Technology Corporation (UTC), specializzata nella produzione di componenti elettronici sensibili per la difesa e l’industria aerospaziale israeliana. L’azienda produce, in particolare, condensatori ceramici multistrato ad alta affidabilità (MLCC), e componenti elettronici utilizzati nei sistemi aerospaziali, nella guida e nel controllo dei missili, nelle munizioni e nei sistemi di innesco, oltre che nelle apparecchiature di comunicazione, nei radar, nei sistemi di puntamento, nei computer balistici e nei sistemi di comando e controllo. Essendo prodotti a duplice uso, questi componenti sono soggetti alle normative internazionali e nazionali in materia di esportazione; l’esportazione di alcuni tipi con specifiche sensibili al di fuori dell’Unione Europea richiede infatti l’ottenimento di licenze speciali. La rete NHG aveva già messo in luce in precedenza il ruolo centrale del porto di Marghera nel trasporto di carichi di armi verso Israele, individuando tre principali rotte di trasporto marittimo. Da parte sua, il movimento BDS Italia ha sollevato la possibilità che la nave MSC Nita possa eludere le procedure di controllo supervisionate dall’Autorità nazionale per le attrezzature militari e a duplice uso (UAMA), l’ente italiano responsabile della regolamentazione del transito e dell’esportazione di materiale militare. Va ricordato che la destinazione finale del carico è l’azienda israeliana IMI Systems, acquisita dal gruppo «Elbit», principale fornitore di equipaggiamenti terrestri e droni per l’esercito israeliano, il che rafforza i sospetti circa la destinazione militare delle attrezzature trasportate. Fiera delle armi a Tel Aviv, 17 febbraio 2026 (Jack Goiz/AFP-The New Arab) Lo stesso gruppo israeliano aveva ricevuto, lo scorso marzo, altre spedizioni provenienti dai porti di Gioia Tauro e Cagliari, prima che tali container fossero sottoposti a ispezione da parte della dogana italiana e della Guardia di Finanza, a seguito di segnalazioni presentate da BDS Italia. Le iniziative parlamentari italiane, sostenute da proteste sul campo nei porti, hanno portato alla conferma della natura militare del materiale contenuto nei 27 container precedentemente sequestrati, mettendo in luce la mancanza di un adeguato controllo sulle spedizioni di armi che transitano sul territorio italiano, e la possibile violazione delle disposizioni della legge italiana n. 185 del 1990, che disciplina l’esportazione e l’importazione di materiale bellico sul territorio italiano. Gli attivisti di BDS Italia hanno dichiarato in un comunicato che «è incredibile che, a quattro mesi e mezzo dai primi arresti, nessuna istituzione locale o nazionale abbia rilasciato alcuna dichiarazione o informazione sul contenuto e sulla destinazione dei carichi ispezionati a Gioia Tauro», Hanno chiesto «la massima chiarezza e trasparenza sul traffico di armi che alimenta il genocidio in corso a Gaza, nonché l’effettuazione di ispezioni sistematiche e il sequestro di qualsiasi carico militare in partenza o in transito nei porti italiani», mettendo in guardia dalla «presenza di una possibilità concreta e evidente che lo scarico o il trasbordo di tali attrezzature possa contribuire alla commissione di atti di genocidio, in violazione della Convenzione per la prevenzione e la punizione del crimine di genocidio e delle sentenze della Corte internazionale di giustizia vincolanti per tutti». Il movimento ha inoltre chiesto alle autorità competenti di effettuare ispezioni e verificare la natura del carico e le autorizzazioni rilasciate dall’UAMA. Gli attivisti di BDS Italia hanno dichiarato in un comunicato che «è incredibile che, a quattro mesi e mezzo dai primi arresti, nessuna istituzione locale o nazionale abbia rilasciato alcuna dichiarazione o informazione sul contenuto e sulla destinazione dei carichi ispezionati a Gioia Tauro», Hanno chiesto «la massima chiarezza e trasparenza sul traffico di armi che alimenta il genocidio in corso a Gaza, nonché l’effettuazione di ispezioni sistematiche e il sequestro di qualsiasi carico militare in partenza o in transito nei porti italiani», mettendo in guardia dalla «presenza di una possibilità concreta e evidente che lo scarico o il trasbordo di tali attrezzature possa contribuire alla commissione di atti di genocidio, in violazione della Convenzione per la prevenzione e la punizione del crimine di genocidio e delle sentenze della Corte internazionale di giustizia vincolanti per tutti». Il movimento ha inoltre chiesto alle autorità competenti di effettuare ispezioni e verificare la natura del carico e le autorizzazioni rilasciate dall’UAMA. Da parte sua, il presidente dell’Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei Weapon Watch, Carlo Tombola, ha dichiarato martedì scorso al quotidiano comunista italiano «Il Manifesto» che «Israele riesce a essere estremamente attivo nella logistica militare grazie alle sue flotte», spiegando che alle forti proteste della base popolare non corrisponde un’azione chiara da parte dei governi, e ha sottolineato che «la legge n. 185 è stata emanata proprio per garantire trasparenza sul commercio di armi. Per questo motivo, continueremo la nostra sorveglianza e le nostre denunce». Proteste degli attivisti israeliani alla fiera delle armi di Tel Aviv, il 17 febbraio 2026 (AP Photo/Oded Balilty) In un’altra intervista a «Al-Arabi Al-Jadid», Tombola ha affermato che «a volte vediamo solo un container, come una goccia nell’oceano, diretto verso Israele e pieno di armi, tra le migliaia di container che finiscono a Haifa, Ashdod o all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv». Ha poi aggiunto: «Altre volte vediamo anche la nave o l’aereo che effettua il trasporto e, in rari casi, individuiamo la compagnia che spedisce armi, componenti o munizioni verso Israele». Ha sottolineato che «ogni anno dal porto di Genova partono 17.000 container standard (TEU) diretti in Israele. È vero che Genova è il più importante porto italiano, ma sappiamo che almeno altri dieci porti italiani sono stati utilizzati per il transito di armi e componenti destinati a Israele, così come i principali porti e aeroporti europei» . L’attivista italiano ha concluso dicendo: «Se non fosse per questo flusso inarrestabile di rifornimenti, quasi tutti di natura militare per Israele, decine di migliaia di palestinesi non avrebbero perso la vita. La nostra speranza risiede nella possibilità di fermare, o almeno di arginare, questo flusso letale».
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