Aggiornamenti sul processo di Moussa Balde
Oggi si conclude il primo grado del processo per la morte di Moussa Balde, cittadino guineano di 23 anni, ucciso dalla violenza razzista dello stato italiano espressa tramite i CPR. Per chi non lo sapesse, Moussa è stato aggredito brutalmente per le strade di Ventimiglia da un gruppo di razzisti. Una volta portato all’ospedale , ed emersa l’assenza di documenti, è stato rinchiuso nel CPR di Torino, messo in isolamento e abbandonato lì . Pochi giorni dopo, il 23 maggio 2021, si è tolto la vita. Non è un tragico epilogo ma il risultato di una catena precisa di decisioni e di meccanismi razzisti che provocano isolamento, disperazione e morte. Il processo di primo grado per la sua morte si è concluso oggi con una condanna per omicidio colposo di un anno di reclusione per Annalisa Spataro, direttrice generale dei servizi alla persona del CPR e una condanna per l’ente GEPSA, cui era stata delegata la gestione del centro, a risarcire la famiglia e le parti civili. Assolti poliziotti e il responsabile medico della struttura Fulvio Pitanti. Da una parte, la sentenza di condanna pronunciata oggi è un precedente positivo, perché per la prima volta viene di fatto riconosciuta la colpevolezza di una direttrice e di un ente che gestisce un CPR . Ciò detto, l’ente gestore, è stato anche il capro espiatorio che ha reso possibile la completa deresponsabilizzazione dello stato e delle sue istituzioni, in particolare questura e prefettura, che sappiamo essere ugualmente complici. Dopo che il PM ha preso la decisione di escluderli dagli imputati, i rappresentanti dello stato, ormai intoccabili, sono diventati a loro volta l’oggetto dello scarica barile dell’ente gestore, che ha tentato di deviare unicamente su di essi responsabilità che di fatto condividevano. Questa è stata, in sostanza, la strategia della difesa della direttrice Spataro. In pratica se il sistema uccide, nessuno è responsabile. D’altronde erano gli stessi magistrati inquirenti che circa un anno e mezzo fa depositarono una richiesta di archiviazione in quanto rilevavano gravissime violazioni dei diritti non perseguibili penalmente. Attestano che il sistema detentivo amministrativo permette ripetute violazioni nei confronti delle persone migranti, riconosce come certe lacune normative portino a violenze gratuite o semplice arbitrarietà. Le stesse istituzioni, insomma, ci confermano quanto sia razzista questo sistema , ma ciò non sembra essere un buon segno quanto una macabra rivendicazione. Per una triste coincidenza, tale sentenza arriva il giorno successivo all’approvazione di un nuovo regolamento europeo sui cosiddetti “paesi sicuri”, adottato in conformità con il nuovo Patto sulle Migrazioni e l’Asilo, che normalizza e fonda legalmente la detenzione amministrativa per chi presenta domanda d’asilo. Il fatto che si parli di “sistemi di accoglienza” non deve trarre inganno: quello che sempre più paesi europei stanno costruendo è di fatto un sistema di campi di concentramento, analoghi a quello dove Moussa è stato portato a morire. E questa morte, e questo stato di cose, ci riguardano tutt 3 . Questa sentenza, e questo regolamento, ci riguardano tutt 3 . Riguarda tutt questa nascita di un nuovo totalitarismo, in cui una categoria di persone può essere detenuta a prescindere dall’aver commesso o meno un reato, ma anzi, per aver chiesto asilo, per aver cercato rifugio dopo essere stato costretto a lasciare il proprio paese . L’Europa costruisce la sua fortezza e continua a costruire stati coloniali, fatti di cittadini di serie A e corpi senza diritti. E presto, lo vediamo un decreto sicurezza dopo l’altro, vedremo allargare le categorie di corpi da poter incarcerare senza processo, da poter picchiare senza temere ripercussioni. Vedremo allargare le categorie di persone che possono essere ridotte al silenzio, dai “maranza” all3 student3 ed attivist3 , all3 journalist 3 e all3 docenti universitari. Oggi c’è stato un riconoscimento della natura mortale della custodia amministrativa . Ieri intanto quella stessa protezione veniva estesa come buona prassi europea per la governance delle migrazioni. Da un lato si ammette che questi luoghi uccidono, dall’altro li si consolida e li si rende ordinari. Il CPR è un sistema irriformabile che va chiuso e abolito, questo è il punto del processo per la morte di Moussa Balde. Sappiamo che, da quando esistono, i CPR non sono mai stati chiusi per mano di un giudice, ma solo grazie al coraggio dei detenuti e alle loro rivolte. La lotta, per la libertà, per la giustizia, per la libertà di movimento, per un mondo senza gabbie e frontiere, è una lotta in difesa della società tutta, per arrestare l’avanzata di un nuovo fascismo. Libertà di movimento per tutti e tutti, questa è l’unica strada da percorrere. MOUSSA VIVE I CPR VANNO CHIUSI
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Verità e luce per Christian
Il 29 dicembre 2025 Christian Guercio si toglie la vita nel carcere di Quarto d’Asti. Christian era un uomo di 38 anni, dj ed elettricista, una persona con delle fragilità, una storia di sofferenza psichica e dipendenza nota ai servizi sanitari.L’intervista all’avvocato Lamattina, legale di Christian Guercio, ricostruisce una vicenda che chiama in causa responsabilità profonde e strutturali. In un momento di crisi, una richiesta di aiuto si trasforma invece in un arresto e in una detenzione. Un intervento sanitario diventa un’operazione di polizia, senza adeguate valutazioni cliniche né una reale presa in carico. La detenzione viene usata come risposta alla sofferenza mentale, fino all’epilogo tragico del suicidio in carcere. Nell’intervista emergono i punti oscuri della vicenda e le falle del sistema sanitario, giudiziario e penitenziario, che troppo spesso trattano i soggetti fragili con il solo strumento repressivo e punitivo. Una storia che non riguarda purtroppo solo Christian, ma un meccanismo che continua a colpire le persone più vulnerabili. Una morte che, secondo quanto emerge, poteva essere evitata.
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