Letture dal libro Next stop Modena 2020 di Claudio Cipriani@0
Durante le puntate di Aria abbiamo letto alcune parti del libro di Claudio Cipriani “Next stop Modena 2020-Viaggio tra le carceri”. Si tratta di una testimonianza della rivolta scoppiata nel carcere di Modena l’8 marzo 2020, a cui, come in altre carceri italiane, lo stato rispose con una strage in cui morirono quattordici persone detenute. Claudio dedica questo racconto a loro mentre è ancora ostaggio dell’istituzione penitenziaria -attualmente è recluso nel carcere di Secondigliano- per restituire dignità a chi non ha voce e portare fuori dalle mura di cinta la verità rispetto alle quattordici persone uccise dallo stato. Descrive non solo la rivolta e la repressione che ne seguì ma anche la quotidianità della cella, la diffusione delle terapie per anestetizzare la popolazione detenuta e le relazioni solidali che,nonostante tutto, continuano a crearsi in questi luoghi di tortura. Inoltre ci ricorda che anche davanti alla violenza esercitata dall’istituzione penitenziaria è possibile praticare forme di solidarietà in grado di rompere ogni isolamento. Prefazione di Luca Dolce Parte prima Interludio La rivolta Next stop Ascoli Piceno Next stop Modena – Parma Postfazione di Giulia Travain – parte 1 Postfazione di Giulia Travain – parte 2 “L’esperienza di Modena e le parole di Claudio ci dovrebbero dare uno scossone, nelle nostre più profonde corde che ci vibrano dentro, in modo tale da ricordare giustamente i morti di Modena, ma anche per farle suonare una nuova musica che ci guidi verso nuove fatiche e battaglie, questo è certo, ma che ci aiutino a togliere di mezzo gli ostacoli di tutto quello che abbrutisce la comunità umana in cui viviamo, dove oggi l’unica soluzione è la repressione, l’alienazione, l’umiliazione, l’involuzione fisica e spirituale oltre che intellettuale.” Luca Dolce CHE DELLE GALERE RESTINO SOLO MACERIE TUTTI LIBERI – TUTTE LIBERE
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CONTRO IL 41bis – OPEN.AI: ROSALIND BIODEFENS E LA MINACCIA DELLA BIOLOGIA DI SINTESI – TARGETING PUBBLICITARIO LETALE@0
Estratti dalla puntata dell’8 giugno 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia NO AL 41BIS Rilanciamo le iniziative di lotta in solidarietà con il prigioniero anarchico Alfredo Cospito e con compagne/i imputate/i per le mobilitazioni del 2022/2023 contro 41bis ed ergastolo ostativo. Ricordiamo che oltre alle presenze solidali a Roma e Spoleto, anche a Torino è stato indetto un presidio al Tribunale di Sorveglianza in concomitanza con quello di Roma di venerdì 12 giugno. LA MINACCIA DELLE ARMI BIOLOGICHE E NUOVE ARCHITETTURE DI CONTROLLO Torniamo a parlare dell’architettura della minaccia composta da AI, biologia di sintesi e droni. Dopo una prima tematizzazione della necessità di un’organizzazione degli apparati militari per rispondere a questo scenario e l’allarme suscitato recentemente dal furto di 15 droni irroratori in New Jersey, analisti militari e lobbisti del settore biotech hanno formalizzato la concretezza di questo rischio, suscitando un pronto intervento di Open AI con il suo programma Rosalind Biodefense. Nella prima parte di questo approfondimento cerchiamo di delineare due fenomeni: – la traiettoria identificazione della minaccia > normalizzazione > attivazione di programmi difensivi > potenziale transizione verso programmi offensivi; – la relazione di sintanatosi tra cognitività umana e cognitività artificiale per la somministrazione di letalità anche nel campo della guerra biologica. Nella seconda parte ripartiamo dalle analisi di Paul Lushenko (consulente del Pentagono) e Claire Qureshi (CEO di Sentinel Bio), che insieme al disegno di legge Biosecurity Modernization and Innovation Act, descrivono efficacemente il livello di percezione della minaccia rappresentata dalla triade AI – biologia di sintesi – droni; a margine la vicenda che vede coinvolto un cittadino israelo-francese, Ori Solomon, scagionato da accuse federali da un procuratore israelo-americano, Sigel Chattah, nonostante in un appartamento di sua proprietà trasformato in wetlab clandestino fossero stati rinvenuti campioni di Ebola e HIV. Nell’ultima parte osserviamo il “pronto intervento” di Open AI con il lancio del programma Rosalind Biodefense e l’evidente portato politico della sua ulteriore integrazione negli apparati di “sicurezza”: GUERRA: TARGETING PUBBLICITARIO E TARGETING LETALE Grazie a un’inchiesta di Reuters osserviamo come il commercio di dati, alla base del capitalismo della sorveglianza, possa produrre conseguenze inaspettate: dal targeting pubblicitario al targeting militare operato dall’Iran contro militari statunitensi. Qui un’analisi approfondita del ruolo degli smartphone sul campo di battaglia come elemento per la localizzazione delle truppe avversarie. In fine l’ingresso in scena di Handala: un gruppo che sta supportando il regime iraniano nelle sue reazioni all’aggressione sionista-statunitense utilizzando vulnerabilità nell’architettura del capitalismo digitale:
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Una piccola Guantanamo nell’isola di Sardegna- sulla continuità tra carcere e CPR@0
Il CPR viene spesso presentato quasi in opposizione al carcere più che in continuità, e molto spesso proprio da chi cerca in qualche modo di evidenziarne l’illegittimità senza mettere realmente a critica il sistema di potere che necessita della detenzione di determinate fasce di popolazione. Si fraintende così, in modo più o meno volontario, il ruolo del carcere di detenere le persone socialmente costruite come nemici interni – capri espiatori da eliminare dalle strade, da rinchiudere a scopo repressivo ma anche come monito ai liberi: dai militanti negli anni ’70, alle persone dal meridione e oggi le persone immigrate e razzializzate. La contiguità e la continuità tra la detenzione penale e quella amministrativa è invece tangibile e riconoscibile: sia nei passaggi delle persone tra carcere e CPR come forme diverse della stessa repressione, ma anche nella trasformazione delle leggi e delle strutture atte a tali scopi. Per questo parliamo del centro di Macomer – in provincia di Nuoro in Sardegna – oggi CPR e prima carcere di alta sicurezza AS2. Insieme a due compagni autori di un contributo pubblicato su “Luoghi di confine – violenze e resistenze del territorio italiano”, abbiamo iniziato rintracciando la genealogia del carcere di Macomer come centro detentivo per “islamici radicalizzati”, chiamata dagli stessi detenuti, “Guantanamo”. La continuità carceraria dell’attuale CPR di Macomer è riconoscibile anche nella sua attuale conformazione: in primis la non funzionalità a condurre rimpatri vista la sua evidente lontananza da aeroporti  e gli scarsi collegamenti con l’esterno, e quindi la sua evidente funzione punitiva e di isolamento. Parlare di Macomer ci permette di allargare lo sguardo alla Sardegna come colonia penale, e infine di ragionare su come le leggi europee anti-immigrazione e la costruzione di nuovi CPR in Italia puntino ad un sistema sempre più palesemente impuntato alla criminalizzazione, al contenimento e alla detenzione delle persone immigrate , come il CPR-panopticon che si intende realizzare a Castel Volturno. Infine, un breve aggiornamento da un compagno che da Cagliari ci racconta delle recenti rivolte e sviluppi repressivi intorno al CPR sardo.
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