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25 aprile 26 contro guerra e fascismo: Occupa, Sabota e Resisti!
qui il programma della giornata Torniamo nelle strade della nostra città per celebrare il 25 aprile, ricordando chi, in quel periodo cupo storia, si è organizzato e ha lottato, pagando spesso con la vita, per difendere la libertà e per costruire un futuro diverso. Per noi, però, la memoria non è mai fine a sé stessa, ma riprende vita nelle lotte di oggi, in un mondo così cambiato ma su cui più che mai incombe la nera cappa dei fascismi. Il mondo è in guerra. Non lo è certo da oggi, ma è innegabile che negli ultimi anni assistiamo ad un’accelerazione e ad un cambiamento qualitativo senza precedenti: l’invasione dell’Ucraina e l’estenuante guerra di posizione che ormai non fa più notizia, il genocidio del popolo Palestinese, in corso da decenni ma con forma mai così evidente, e infine la guerra imperialista di Israele e USA contro l’Iran, ci obbligano a fare i conti con uno scenario sempre più oscuro. I governi europei, di fronte ad un quadro che hanno contribuito a creare, accelerano la militarizzazione aumentando le spese in armi, cianciando della necessità di difenderci tramite un fantomatico esercito europeo. L’ovvio contraltare  di questi discorsi, ma anche il terreno fertile su cui possono nascere, è la diffusione di ideologie fasciste e securitarie, che normalizzano la violenza del più forte, la guerra contro chi è più povero di te, il triste individualismo che ci vuole soli e senza speranza.  Non hanno però fatto i conti con la crescente opposizione popolare che, con il suo progressivo organizzarsi nell’autunno scorso, ha dimostrato di poter concretamente inceppare la macchina di distruzione e morte. Le bombe che cadono a Gaza e a Theran, partono dalle nostre città, attraversano i nostri porti e le nostre stazioni ferroviarie, e allora i blocchi, gli scioperi, i continui cortei che hanno paralizzato le città, hanno segnato un primo sollevamento tangibile  contro il genocidio del popolo Palestinese e il tacito avallo dell’Unione Europea. Le mobilitazioni ci hanno mostrato che unit* possiamo fermarli, possiamo essere ben più di un sassolino negli ingranaggi della guerra. Proprio da qui bisogna partire per affinare gli strumenti in nostro possesso ed elaborarne di nuovi, perchè il primo passo è imporre la fine delle guerre imperialiste contro i popoli.  In questo contesto è facile individuare come primo nemico il Governo fascista di Fdi e alleati, che al netto delle imbarazzate dichiarazioni a mezzo stampa, mostra la vera faccia di una politica nazionalista e asservita agli interessi USA. Da un lato scarica il costo della guerra sulle persone comuni, tagliando servizi e wellfare per finanziare la militarizzazione, dall’altro risponde con l’inasprimento della repressione alle domande di giustizia sociale che sempre più forte percorrono il Paese. Sul fronte interno, infatti, è esplicitamente dichiarata la guerra alle occupazioni, viste come simbolo della possibilità di organizzarsi dal basso e di costruire alternative credibili a questo sistema. Se mai ce ne fosse bisogno, questo accanimento ci conferma che il centro sociale è ancora uno strumento per produrre conflitto. E’ infatti uno spazio sottratto alla speculazione e riaperto alle persone, un luogo dove è possibile incontrarsi e discutere, organizzarsi, mettere in pratica gli ideali di democrazia radicale e libertà che professiamo. Sono spazi come questi che aprono a nuove possibilità, a nuovi immaginari oggi impossibili, per questo è importante difenderli, prendersene cura, viverli e attraversarli.  Nelle attività del CSOA Gabrio proviamo ogni giorno ad intrecciare lotte, risorse, idee che possano creare un conflitto, vero motore di cambiamento. Ma sappiamo bene che, per quanto strumento di costruzione, il centro sociale non può diventare un recinto, un’isola. Al contrario, deve continuare ad essere uno dei luoghi di una comunità che si ritrova e riconosce. Anche con questa idea, come ogni anno, occuperemo la pedonale di via Dante Di Nanni il 25 aprile affinché sia un momento di ritrovo per quella comunità che non ha smesso di lottare, che continua a stringere legami e ad autodeterminarsi. RIPRENDIAMOCI LE STRADE, GLI SPAZI, FACCIAMOCI TROVARE PRONTƏ E quando ci incontriamo non c’è segno di resa E in strada ogni volta si rinnova l’intesa
occupazione
Antifascismo
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I Love Gabrio
Zona San Paolo
8 Marzo ovunque – 8 Marzo tutti i giorni
Se è vero che ogni 8 marzo è importante, quest’anno la lotta è soprattutto antigovernativa. Un governo che produce norme incessanti volte a criminalizzare il dissenso, aumentare le pene, sovraffollare carceri già esplosive, colpire categorie umane già fortemente marginalizzate e, ovviamente, norme che abbiano oggetto i nostri corpi.Dopo il reato di femminicidio di cui non avevamo alcun bisogno, e che poco velatamente ci ricorda chi è donna, e chi non lo è (le nostre sorelle trans), nelle ultime settimane ad essere sotto attacco è un concetto che tanto duramente i femminismi, nei decenni, hanno lottato per visibilizzarlo, per portarlo al centro del dibattito sulla violenza di genere: il consenso. Il ddl Buongiorno, se approvato, ci riporterà indietro, a tempi ancora più oscuri di quelli attuali. La donne su cui è stata agita la violenza dovrà in sede processuale dimostrare di aver detto NO; si esacerberà il meccanismo in cui la vittima diventa imputata, costretta a rivivere la violenza incessantemente. Il consenso verrà sostituito dalla “volontà contraria all’atto sessuale”, ossia dalla prova di aver espresso un “dissenso”. Va da sé che alcuni corpi saranno colpiti da questa norma più di altri: le persone trans, l* sex worker, le persone con disabilità, tutte le soggettività che subiranno le violenze tra le proprie mura domestiche dove dire no è più difficile da provare se l’abuser è tuo (ex) marito o il tuo compagno. E sappiamo bene quanto le violenze avvengano soprattutto dentro il focolare domestico. Questo meccanismo avrà conseguenze a valanga. E richiederà la complicità di altri attori, tra cui i tribunali e i consultori. La macchina sanitaria sarà investita da un processo probatorio che metterà estremamente in difficoltà chi ancora denuncerà. E il comparto sanitario dovrà decidere da che parte stare. Oggi scioperiamo con tutta la nostra rabbia e solidarietà reciproca e chiediamo a tutt* l* operator* sanitari* di unirsi alla lotta contro questo governo liberticida. 8 marzo ovunque, 8 marzo ogni giorno!  
Antisessismo
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Zona San Paolo
comunicato
transfemminismo
Basta sgomberi! Casa per tutt*
Esattamente una settimana fa arrivava l’annuncio dello sgombero del palazzo occupato in via Monginevro 46 nel 2013. Un’occupazione nata a seguito della crisi economica che in città aveva portato numerosi sfratti e sgomberi, a cui si è risposto con varie occupazioni abitative (7 solo in San Paolo). Occupazioni che hanno dato l’opportunità a decine di persone di avere un tetto che gli permettesse di non finire ancora più ai margini di una società sempre più individualista ed escludente. Occupazioni, ma soprattutto case. Case che hanno permesso di ripartire e progettare il proprio futuro senza sottostare a ricatti e umiliazioni. Purtroppo però, come per le altre esperienze in quartiere, sembra arrivata la fine anche di questa occupazione. Uno sgombero quasi annunciato insomma: nemmeno un anno fa era stato sgomberato il palazzo di via Muriaglio e pochi anni prima via Frejus e via Revello. Quest’ultima palazzina con le stesse modalità di via Monginevro. Nonostante i proclami sui giornali della settimana scorsa, lo sgombero non è avvenuto realmente. Come in altri casi, è stata messa in atto una pratica tanto violenta quanto subdola: il distacco della luce e/o dell’acqua. Un assedio silenzioso per forzare le persone ad andarsene ed evitare alle istituzioni di dover avanzare proposte concrete per risolvere la costante crisi abitativa.  Mentre le famiglie con minori vengono trasferite in strutture, costrette a vivere spesso in un monolocale (questa volta fortunatamente non hanno separato i genitori), per le persone singole non c’è nessuna prospettiva.  E oggi? E domani? saranno giornate di “sgomberi dolci” a Torino– così gli piace chiamarli- evitando di prendersi la responsabilità politica e morale dell’assenza di soluzioni alternative.  Ciò che accade in queste situazioni non è una novità: il razzismo istituzionale, la gentrificazione crescente del quartiere San Paolo e la mancanza di politiche abitative efficaci hanno reso impossibile l’accesso a soluzioni dignitose per chi vive in occupazione.  Ancora una volta, si prospettano solo dormitori aperti per sole 12 ore, un’ulteriore umiliazione per chi lavora su tre turni, e una condizione inaccettabile per persone che rivendicano il diritto di avere un tetto sopra la testa. Le persone che vivono in occupazione non stanno chiedendo la carità, ma solo una casa vera, dignitosa, dove poter vivere senza il rischio di essere sfrattati ogni volta che la situazione economica o sociale non rispecchi le prospettive di palazzinari e speculatori. Molti sarebbero disposti ad affittare un alloggio se non fosse che il razzismo diffuso e la continua gentrificazione del quartiere e della città non lo permettono, rendendo ancora più insostenibile la loro condizione. Il diritto alla casa dovrebbe essere garantito a tutt3 e non solo a chi può permettersi di pagare affitti in un mercato immobiliare speculativo. Esprimiamo quindi la nostra ferma richiesta ai servizi sociali, al Comune di Torino e alle istituzioni competenti: le persone che occupano la palazzina di via Monginevro e gli altri che vivono nelle stesse condizioni non vogliono un dormitorio temporaneo, ma un alloggio stabile e degno. E’ ora di risolvere l’emergenza abitativa in modo serio e duraturo.  Non si può continuare a fare finta che il problema non esista. La città di Torino e le sue istituzioni devono trovare soluzioni abitative vere, per tutte le persone, senza discriminazioni. La crisi abitativa non è un’emergenza, è una costante. Non può essere affrontata con risposte temporanee o marginalizzando ulteriormente chi già vive una condizione di vulnerabilità. Esigiamo che venga trovata una soluzione immediata e concreta per tutte le persone che rischiano di essere sgomberate, senza che la loro dignità venga ulteriormente calpestata. Non basta un dormitorio, vogliamo una casa! La casa è un diritto, non una concessione.  C.S.O.A. Gabrio
occupazione
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Zona San Paolo
comunicato
solidarietà
30 anni di lotta
Devo avere una casa   per andare in giro per il mondo. Sono passati 30 anni da quando una manciata di sognatorə, tra studentə, lavoratorə e disoccupatə, decise di liberare lo spazio di via Revello 3 in zona San Paolo. 30 anni di rottura contro il deserto attorno lasciato dalle istituzioni. 30 anni di lotta insieme, attraversando generazioni, crisi e repressione, slanci rivoluzionari.  A 30 anni da quel giorno, viviamo in un periodo di guerra continua, per questo il nostro primo pensiero va alla Palestina, un periodo governato dai fascisti del terzo millennio che ogni giorno erodono i diritti conquistati con le lotte del passato, tentando di spezzare i legami e le reti solidali che creano le nostre comunità resistenti. Tre decadi in cui abbiamo visto inasprirsi a suon di decreti sicurezza, la repressione per chi lotta, chi non si allinea e tiene alta l’attenzione sulle violenze perpetrate dal governo, siano esse fisiche o sociali.  Ma se siamo ancora qui è perché il centro sociale ha saputo creare negli anni quelle reti che non si piegano alla repressione del capitale o a  rigurgiti fascisti, diventando parte integrante e pulsante del quartiere e della città.  Via Revello e via Millio sono gli spazi che abbiamo chiamato e continuiamo a chiamare casa per tuttə. Spazi che ai bisogni reali hanno dato risposte concrete attraverso gli sportelli per la casa, il lavoro o supporto legale. Spazi che garantiscono un’accessibilità alle cure fuori dalle logiche capitalistiche e patriarcali, come la microclinica Fatih, la consultoria FAM o la palestra popolare Dante Di Nanni. Spazi che hanno dato la possibilità di sperimentare e di condividere conoscenze in modo circolare, senza capi né maestrə, creando i laboratori che ancora oggi vivono nel centro, dall’Hacklab al Gila, dal birrificio SNEB alla ciclofficina, dall’orto di Walter alla biblioteca Goliarda Sapienza. E altri, che aspettano di essere aperti.  Spazi che ogni anno accolgono e danno voce, attraverso assemblee e incontri, a lotte locali e nazionali. Al fianco dellə ultimə e də marginalizzatə e a difesa degli spazi pubblici, del territorio e delle libertà che ci stanno rubando. Spazi che si svuotano per riempire le strade, liberare altri luoghi oppure proteggerli dalle tasche degli speculatori, per essere il sassolino che inceppa gli ingranaggi, per portare conflitto, come reale motore di cambiamento. Guardando al Chiapas e al Kurdistan per prendere spunto per nuove forme di lotta che riescano ad essere breccia. Spazi che hanno creato una comunità antifascista che da 30 anni si oppone a leggi neoliberali e liberticide, alla detenzione amministrativa e razzista, alle guerre genocide, alla devastazione dei territori, alla sovradeteminazione dei corpi. Spazi che hanno permesso a migliaia di persone di fare socialità fuori dalle logiche commerciali, semplicemente attraversando il centro, partecipando alle cene popolari o alle centinaia di serate con proposte musicali e teatrali lontano dal mainstream. Spazi attraversati da chi non c’è più, ma portiamo sempre nel cuore. Per questo vogliamo festeggiare, non un compleanno o un anniversario, ma 30 anni di comunità in lotta. 30 anni di complicità e solidarietà. 30 anni di osare e sognare insieme l’avvenire.  E lo faremo come sempre dal basso ma in grande e lentamente. Abbiamo iniziato ritrovandoci alla cena sociale di venerdì 11 ottobre per una serata in compagnia e farci gli auguri. Grazie mille a tutt3, è stato un ottimo inizio! Proseguiremo il 19 ottore con una serataccia tra performance, metalli rigenerati, fuochi e percussioni che ci faranno danzare fino a tardi!  CHI SOGNA NON SARA’ MAI SOL@ CHI LOTTA NON MUORE MAI!
Antifascismo
Antiproibizionismo
Antirazzismo
Antisessismo
Antispecismo
🚩IL 25 APRILE NON È UNA RICORRENZA!🚩
Vogliamo ringraziare tutte le persone che sono passate durante la giornata del 25 Aprile, che hanno invaso con noi le strade di San Paolo, ascoltando e rivendicando le storie della resistenza operaia di questo quartiere. Questa è la più eloquente risposta che possiamo fornire a ogni nuovo rigurgito fascista! La frase che apre questi ringraziamenti … Continua la lettura di 🚩IL 25 APRILE NON È UNA RICORRENZA!🚩 →
Antifascismo
Zona San Paolo
#antifascismo
borgo San Paolo
SFRATTI, CEMENTO E GENTRIFICAZIONE
Questa mattina in via Monginevro 68 è stato eseguito l’ennesimo sfratto a sorpresa,(tramite il famigerato art. 610). Uno sfratto inutilmente muscolare, ai danni di una famiglia, con una bambina di soli 2 mesi, raggirata dalla proprietaria dell’intero stabile con un contratto falso e pagamenti in nero. Sappiamo bene quanto la questione abitativa non sia un’emergenza … Continua la lettura di SFRATTI, CEMENTO E GENTRIFICAZIONE →
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Repressione
Biciclettata contro la speculazione – ESSENON
Sabato 13 gennaio Ore 14 Corso Vittorio angolo Corso Ferrucci     In Cenisia e San Paolo, come in tutta Torino, speculazioni edilizie e distruzioni del verde pubblico dilagano, garantendo i profitti di pochi e rendendo la città sempre meno vivibile. La speculazione nei nostri quartieri sembra non avere freni. Mentre il parco Artiglieri da … Continua la lettura di Biciclettata contro la speculazione – ESSENON →
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torino
Media e Regime
Iniziative
ecologia
Sull’assemblea aperta in Circoscrizione. No all’esselunga, noi vogliamo il parco
Questa mattina eravamo a raccogliere ben 170 firme con @essenon_torino davanti alla sede della circoscrizione 3 dove si teneva “un’assemblea di confronto” sul nuovo Piano Regolatore Generale. Ecco il comunicato sulla mattinata: 👇👇👇👇 📣🌳 Oggi come comitato Essenon siamo statə in circoscrizione a partecipare all'”assemblea aperta” sul nuovo Piano Regolatore Generale con la presenza dell’assessore … Continua la lettura di Sull’assemblea aperta in Circoscrizione. No all’esselunga, noi vogliamo il parco →
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Media e Regime
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