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In ogni caso nessun rimorso
Domenica 19 invitiamo tutt3 a Genova per le iniziative legate al 25 anniversario delle mobilitazioni popolari che si opposero alla riunione delle 8 “grandi potenze” proprio nella capoluogo ligure. All’alba del nuovo millennio con la fine della guerra fredda si stava iniziando ad affermare il neoliberismo e la demolizione delle libertà democratiche del ‘900: per 4 giorni consecutivi centinaia di migliaia di persone provenienti da tutto il mondo protestarono e lottarono per un mondo migliore e più giusto, per lasciare alle spalle guerre, razzismo, sfruttamento e sessismo. I governi, con in testa quello italiano guidato dal tycoon Berlusconi, repressero senza pietà chi osó protestare, trasformando scientificamente la città in una zona di guerra. Alle FFOO fu permessa ogni tipo di violenza, sevizia, sequestro e persecuzione, fino all’omicidio. Tutti i protagonisti di quei giorni sono rimasti impuniti, anzi molti furono promossi e premiati e sull’omicidio di Carlo Giuliani i dubbi sono ancora tanti. Oggi come allora il centro sociale occupato e autogestito Gabrio sarà in strada, per ribadire che l’autorganizzazione delle persone è l’unica forma di resistenza al neo liberismo turbocapitalista.
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[2026-07-24] Cena Benefit Operazione 16 Giugno alla PIAZZA CONTADINA @ Piazza Contadina di Pinerolo
CENA BENEFIT OPERAZIONE 16 GIUGNO ALLA PIAZZA CONTADINA Piazza Contadina di Pinerolo - Via Clemente Lequio angolo Piazza III Alpini (venerdì, 24 luglio 17:00) ore 17 - Mercato contadino ore 19 - Chiacchiera di aggiornamento sull'operazione repressiva del 16 giugno che ha visto 7 anarchicx incarceratx e 2 ai domiciliari, fortunatamente liberatx pochi giorni fa dopo il riesame delle misure (!!!). Qualche riflessione sull'impianto accusatorio e l'ennesimo tentativo di attribuire il 270bis, ovvero l'accusa di associazione sovversiva con finalità di terrorismo, a chi si definisce anarchicx. a seguire cena a sostegno e musica
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[2026-05-21] DECOSTRUIRE IL REGIME - Secondo incontro pubblico sul DL Sicurezza @ Centro Studi Sereno Regis
DECOSTRUIRE IL REGIME - SECONDO INCONTRO PUBBLICO SUL DL SICUREZZA Centro Studi Sereno Regis - Via Giuseppe Garibaldi, 13, 10122 Torino TO, (giovedì, 21 maggio 17:30) DIFENDERE LA DEMOCRAZIA E LA TERRA, RIFIUTARE LA GUERRA Vista la partecipazione all’assemblea di giovedì scorso, ne lanciamo un’altra! Giovedì 21 H.17.30 al Sereno Regis. Oggi in Italia se fai un’assemblea in un parco senza avvisare la polizia rischi una sanzione amministrativa fino a 10.000 euro. Puoi essere trattenuto arbitrariamente prima di un corteo in commissariato fino a 12 ore. Rischi sanzioni fino a 10.000 euro se ti siedi davanti a un ministero, alla sede di una banca, agli uffici di una grande azienda fossile. Il Decreto-sicurezza prevede norme che ci aspettiamo di trovare in una vera e propria dittatura: tutto è possibile in nome della sicurezza. Ma sicurezza per chi? Non per le periferie, non per le famiglie in difficoltà economica, non per i più giovani, non per persone marginalizzate. Il Governo getta la benzina della repressione sul fuoco della crisi sociale, sperando che scoppi un incendio. Continuiamo a incontrarci per difendere lo stato di diritto e le nostre libertà, ma anche per proporre una società alternativa dove ci sia vera sicurezza: sicurezza dalla crisi climatica, dalle guerre, dall’ingiustizia sociale e dalla precarietà. Vi aspettiamo!
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25 aprile 26 contro guerra e fascismo: Occupa, Sabota e Resisti!
qui il programma della giornata Torniamo nelle strade della nostra città per celebrare il 25 aprile, ricordando chi, in quel periodo cupo storia, si è organizzato e ha lottato, pagando spesso con la vita, per difendere la libertà e per costruire un futuro diverso. Per noi, però, la memoria non è mai fine a sé stessa, ma riprende vita nelle lotte di oggi, in un mondo così cambiato ma su cui più che mai incombe la nera cappa dei fascismi. Il mondo è in guerra. Non lo è certo da oggi, ma è innegabile che negli ultimi anni assistiamo ad un’accelerazione e ad un cambiamento qualitativo senza precedenti: l’invasione dell’Ucraina e l’estenuante guerra di posizione che ormai non fa più notizia, il genocidio del popolo Palestinese, in corso da decenni ma con forma mai così evidente, e infine la guerra imperialista di Israele e USA contro l’Iran, ci obbligano a fare i conti con uno scenario sempre più oscuro. I governi europei, di fronte ad un quadro che hanno contribuito a creare, accelerano la militarizzazione aumentando le spese in armi, cianciando della necessità di difenderci tramite un fantomatico esercito europeo. L’ovvio contraltare  di questi discorsi, ma anche il terreno fertile su cui possono nascere, è la diffusione di ideologie fasciste e securitarie, che normalizzano la violenza del più forte, la guerra contro chi è più povero di te, il triste individualismo che ci vuole soli e senza speranza.  Non hanno però fatto i conti con la crescente opposizione popolare che, con il suo progressivo organizzarsi nell’autunno scorso, ha dimostrato di poter concretamente inceppare la macchina di distruzione e morte. Le bombe che cadono a Gaza e a Theran, partono dalle nostre città, attraversano i nostri porti e le nostre stazioni ferroviarie, e allora i blocchi, gli scioperi, i continui cortei che hanno paralizzato le città, hanno segnato un primo sollevamento tangibile  contro il genocidio del popolo Palestinese e il tacito avallo dell’Unione Europea. Le mobilitazioni ci hanno mostrato che unit* possiamo fermarli, possiamo essere ben più di un sassolino negli ingranaggi della guerra. Proprio da qui bisogna partire per affinare gli strumenti in nostro possesso ed elaborarne di nuovi, perchè il primo passo è imporre la fine delle guerre imperialiste contro i popoli.  In questo contesto è facile individuare come primo nemico il Governo fascista di Fdi e alleati, che al netto delle imbarazzate dichiarazioni a mezzo stampa, mostra la vera faccia di una politica nazionalista e asservita agli interessi USA. Da un lato scarica il costo della guerra sulle persone comuni, tagliando servizi e wellfare per finanziare la militarizzazione, dall’altro risponde con l’inasprimento della repressione alle domande di giustizia sociale che sempre più forte percorrono il Paese. Sul fronte interno, infatti, è esplicitamente dichiarata la guerra alle occupazioni, viste come simbolo della possibilità di organizzarsi dal basso e di costruire alternative credibili a questo sistema. Se mai ce ne fosse bisogno, questo accanimento ci conferma che il centro sociale è ancora uno strumento per produrre conflitto. E’ infatti uno spazio sottratto alla speculazione e riaperto alle persone, un luogo dove è possibile incontrarsi e discutere, organizzarsi, mettere in pratica gli ideali di democrazia radicale e libertà che professiamo. Sono spazi come questi che aprono a nuove possibilità, a nuovi immaginari oggi impossibili, per questo è importante difenderli, prendersene cura, viverli e attraversarli.  Nelle attività del CSOA Gabrio proviamo ogni giorno ad intrecciare lotte, risorse, idee che possano creare un conflitto, vero motore di cambiamento. Ma sappiamo bene che, per quanto strumento di costruzione, il centro sociale non può diventare un recinto, un’isola. Al contrario, deve continuare ad essere uno dei luoghi di una comunità che si ritrova e riconosce. Anche con questa idea, come ogni anno, occuperemo la pedonale di via Dante Di Nanni il 25 aprile affinché sia un momento di ritrovo per quella comunità che non ha smesso di lottare, che continua a stringere legami e ad autodeterminarsi. RIPRENDIAMOCI LE STRADE, GLI SPAZI, FACCIAMOCI TROVARE PRONTƏ E quando ci incontriamo non c’è segno di resa E in strada ogni volta si rinnova l’intesa
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[2026-03-18] Dal DL Sicurezza al referendum sulla giustizia: volti e strumenti della repressione @ Spazio Popolare Neruda
DAL DL SICUREZZA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA: VOLTI E STRUMENTI DELLA REPRESSIONE Spazio Popolare Neruda - Corso Ciriè 7, 10124, Torino (mercoledì, 18 marzo 18:00) In un contesto in cui il governo continua a rafforzare politiche securitarie e strumenti repressivi, diventa sempre più urgente aprire spazi di discussione, organizzazione e conflitto. Mercoledì 18 marzo alle 18:00 allo Spazio Popolare Neruda parleremo del referendum sulla giustizia del 22–23 marzo. Non per limitarci a una spiegazione tecnica del “No”, ma per provare a leggere questo passaggio dentro un quadro più ampio: quello dei nuovi strumenti di controllo e repressione del dissenso che il governo sta mettendo in campo. Tra decreti legge, strette securitarie e crescente criminalizzazione delle lotte sociali, le trasformazioni del sistema giudiziario diventano uno dei terreni su cui si ridefiniscono i rapporti di forza e si restringono gli spazi di agibilità politica. Un momento di confronto collettivo per capire cosa c’è davvero in gioco e quali conseguenze materiali potranno ricadere sui movimenti sociali in Italia. Ma anche un’occasione per ragionare insieme su come difendere, allargare e praticare gli spazi di lotta e di dissenso
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[2026-03-27] CORPI (S)VINCOLATI @ giardini di via saint bon
CORPI (S)VINCOLATI giardini di via saint bon - giardini di via saint bon (venerdì, 27 marzo 15:00) chiacchiera e aggiornamenti su solidarietà e complicità dentro e fuori le mura a partire dalle esperienze repressive delle operazioni ipogeo e no ponte dalle 15_aggiornamenti e chiacchiera dalle 18_aperitivo benefit vegan non ci sarà alcool, se lo vuoi portalo FUORI TUTTX DA GABBIE E GALERE!
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[2026-03-06] Sorvegliare e punire: il nuovo pacchetto sicurezza @ Federazione Anarchica Torinese
SORVEGLIARE E PUNIRE: IL NUOVO PACCHETTO SICUREZZA Federazione Anarchica Torinese - corso Palermo 46 (venerdì, 6 marzo 21:00) SORVEGLIARE E PUNIRE: IL NUOVO PACCHETTO SICUREZZA VENERDÌ 6 MARZO ORE 21 IN CORSO PALERMO 46 SORVEGLIARE E PUNIRE: IL NUOVO PACCHETTO SICUREZZA INTERVERRÀ L’AVVOCATO EUGENIO LOSCO ECCO IL MENÙ DEL GOVERNO: - FERMO PREVENTIVO PER I MANIFESTANTI - ESTENSIONE DEL DASPO URBANO - MAGGIORI GARANZIE DI IMPUNITÀ PER LE FORZE DELL’ORDINE - AMPLIAMENTO DELLA LOGICA DEL DECRETO CAIVANO - ULTERIORE STRETTA SUI MIGRANTI E GIÀ SI ANNUNCIA IL BLOCCO NAVALE NEL MEDITERRANEO: UNA CONDANNA A MORTE PER CHI VIAGGIA SENZA DOCUMENTI. FEDERAZIONE ANARCHICA TORINESE CORSO PALERMO 46 RIUNIONI OGNI MARTEDÌ ALLE 20,30 WWW.ANARRESINFO.ORG CONTINUA LA RACCOLTA FONDI PER “UNA NUOVA CASA PER LA FAT” CHI VOLESSE CONTRIBUIRE PUÒ PASSARE IL MERCOLEDÌ DALLE 18 ALLE 20 OPPURE INVIARE I SOLDI QUI: IBAN IT04 I010 0501 0070 0000 0003 862
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[2025-12-18] CPR: COLONIALISMO E REPRESSIONE - La detenzione amministrativa dalla Palestina all'Italia @ Csoa Gabrio
CPR: COLONIALISMO E REPRESSIONE - LA DETENZIONE AMMINISTRATIVA DALLA PALESTINA ALL'ITALIA Csoa Gabrio - Via Millio 42, Torino (giovedì, 18 dicembre 19:30) Giovedì 18 dicembre alle ore 19.30 vi invitiamo a partecipare a un incontro di autoformazione collettiva presso il CSOA Gabrio di Torino Come Psicologia per la Palestina riconosciamo l’importanza di momenti di incontro, riflessione e confronto per costruire insieme immaginari alternativi di vita e di esistenze. Per questo vi invitiamo a queste letture aperte, per incontrarci e costruire collettivamente pensieri alternativi a quelli che ci vengono proposti negli spazi istituzionali. La tematica per questo incontro sarà: CPR e REPRESSIONE: la detenzione amministrativa dalla Palestina occupata all'Italia Se ti va, porta un contributo per la lettura! L'autoformazione è aperta a tutt*. Vi aspettiamo 🫂❤️‍🔥
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Tribunali e giudici di pace servi di Israele
Questa sera, con la proiezione “colpevoli di Palestina”, avremmo voluto parlare della situazione di Anan, Alì e Mansour. Avremmo voluto parlare di come lo stato italiano si pieghi ancora una volta alle richieste sioniste di vendetta verso chi ha deciso di lottare per la propria libertà. Ci troviamo, invece, costrettə ad un’altra urgenza, ad un altro attacco repressivo verso chi si espone e lotta per la Palestina nella nostra città.  Il 25 novembre Mohamed Shahin, compagno da sempre impegnato nella lotta di liberazione della Palestina, è stato arrestato e portato al CPR. Il suo successivo trasferimento in tempi brevissimi nel CPR di Caltanissetta è un attacco disciplinatorio che rieccheggia dinamiche che vanno avanti da 25 anni e che purtroppo a Torino conosciamo bene. L’uso della detenzione amministrativa si rivela ancora e sempre di più, uno strumento politico di governo delle popolazioni razzializzate, una tecnologia di controllo che interviene non quando c’è un reato, ma quando c’è un’identità, un’appartenenza, una presenza percepita come scomoda. Non è una risposta giuridica: è un dispositivo di disciplinamento in Italia come in Palestina. Il suo messaggio è chiaro e violento: se appartieni a precise comunità, i tuoi diritti non sono garantiti, ma sospendibili; non sono stabili, ma arbitrariamente revocabili. Questo non è un incidente o una deviazione, ma la funzione stessa della detenzione amministrativa nel contesto contemporaneo. Quello che osserviamo è l’uso del diritto come strumento di controllo sociale. La legge diventa selettiva, modulata a seconda del corpo che incontra, producendo esclusione, isolamento, neutralizzazione. Il diritto, lungi dall’essere un terreno neutro, si trasforma in un campo di forze attraverso cui lo Stato regola, ordina e punisce chi alza la testa e prende parola come Shahin. I CPR sono l’incarnazione materiale di questo processo. Non sono luoghi di “gestione dei flussi”, ma spazi di contenimento e punizione preventiva rivolti a soggetti già vulnerabilizzati. Operano dentro una logica di razzismo istituzionale, un razzismo che non ha più bisogno di gridare slogan perché è stabilizzato da norme, decreti e dispositivi burocratici che governano la mobilità e la vita delle persone migranti. È un razzismo che funziona per sottrazione: sottrazione di libertà, di tempo, di dignità, di visibilità pubblica. È un razzismo che produce corpi “detenibili”, corpi per cui la privazione della libertà diventa sempre possibile, sempre giustificabile. Denunciare i CPR significa allora denunciare la logica che li rende necessari: la costruzione del capro espiatorio, la produzione politica della paura, la trasformazione della sicurezza in un linguaggio che serve non a proteggere ma a disciplinare. La sicurezza diventa l’alibi attraverso cui si giustifica la compressione dei diritti fondamentali di intere comunità, trasformate in bersaglio di sospetto generalizzato. I CPR non sono un fallimento del sistema: sono il sistema. Sono il punto in cui si manifesta senza maschere l’obiettivo della detenzione amministrativa: governare attraverso l’esclusione, controllare attraverso la punizione, costruire attraverso la razzializzazione una parte della popolazione come minaccia o eccedenza. Il caso di Mohamed Shahin si inscrive perfettamente in questa stessa logica. La sua vicenda non è un’eccezione, né un episodio isolato: è un esempio emblematico di come la detenzione amministrativa venga utilizzata come strumento politico di punizione e disciplina. Questo caso rivela con estrema chiarezza il funzionamento dei CPR come istituzioni di governamento differenziale delle popolazioni. Qui il diritto non viene applicato in modo uniforme, ma tradotto in un regime di eccezione permanente che si attiva su base razziale, religiosa, culturale ed è pronto ad essere attivato, come abbiamo visto in questi giorni, anche su base politica. Non è la persona ad essere giudicata, ma il suo profilo razzializzato. Non è il fatto a essere valutato, ma la sua posizione dentro rapporti di potere che vedono alcune comunità come radicalmente esposte alla sospensione dei diritti. Questo episodio mostra anche un’altra dinamica cruciale: la punizione politica del sostegno alla Palestina. In questo contesto, la detenzione amministrativa diventa uno strumento attraverso cui lo Stato non interviene sul piano del diritto, ma su quello dell’allineamento ideologico. Non si tratta di un giudizio sui fatti, ma di una risposta a una presa di posizione politica. E il CPR diventa così l’estremità violenta di un processo di sorveglianza ideologica che usa l’apparato amministrativo per colpire il dissenso. Per questo e non solo, nella giornata di sciopero di domani porteremo la nostra solidarietà ai detenuti del CPR di Torino, prima di raggiungere in bici il corteo in Piazza XVIII Dicembre. Ci vediamo alle 9.30 in Corso Brunelleschi e torneremo ancora questa domenica di fronte al CPR in corso Brunelleschi alle 15.00. FREE SHAHIN! ABOLIAMO I CPR! FREE PALESTINE!
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Sportello il-legale
antirazzismo
CPR
FREE MAYA
Da più di un anno Maja è rinchius* nelle carceri ungheresi, estradat* e poi torturat* nel paese liberticida di cui Orban è dittatore, per il solo “crimine” di essere antifascista — crimine del quale siamo tutte, tutt* e tutti colpevol*! Negli ultimi mesi, Maja, ha subito abusi non troppo dissimili da quelli inflitti a Ilaria Salis: catene ai piedi e alle mani, collare e guinzaglio, un processo giuridico opaco e infiltrato da un chiaro messaggio politico fascista e autoritario contro chi lotta per la libertà. Come ultimo atto di autodeterminazione, Maja ha iniziato uno sciopero della fame, dapprima in cella d’isolamento e ora nell’ospedale carcerario ungherese al confine con la Romania. Un mese di lotta, attraverso il proprio corpo, che ha portato le sue attuali condizioni di salute ad essere a dir poco allarmanti: drastica perdita di peso, deterioramento degli organi vitali, danni al cuore. Riconosciamo e rimarchiamo la necessità del sostegno internazionale a tutt* l* compas e, in questo momento tragico, a Maja. Nel nostro piccolo, vogliamo mandare un messaggio di solidarietà e rilanciamo le richieste avanzate dal padre di Maja, Wolfram Jarosch, come possibile via d’uscita dal supplizio che l* compas sta subendo: 1. «In nessun caso si deve impiantare un pacemaker contro la volontà di Maja. Non sarebbe utile dal punto di vista medico, poiché la bassa frequenza cardiaca è una conseguenza diretta dello sciopero della fame.» 2. «Maja non deve essere legat* al letto. Una misura del genere sarebbe crudele e priva di giustificazione medica.» 3. «Il Ministero degli Esteri tedesco deve urgentemente porre fine all’isolamento carcerario e ottenere il rientro di Maja in Germania.» 4. «Non devono avvenire altre estradizioni verso l’Ungheria!» [Estratto da: Comunicato stampa congiunto di Wolfram Jarosch e del Comitato di solidarietà per lo sciopero della fame di Maja] Pretendiamo la liberazione immediata di Maja! Urge un fronte comune di lotta contro questa ondata fascista che, come un olezzo di roba rancida e putrefatta, si è riversata sul nostro mondo e nelle nostre città. Non possiamo aspettarci niente da uno stato fascista – ungherese o italiano che sia – e sicuramente non ci aspettiamo una narrazione istituzionale che definisca i nazisti come un problema di libertà. Cosa possiamo aspettarci, allora, da un tribunale in cui l’unico giudice fa anche parte dell’accusa, se non un teatrino della peggior specie? Possiamo però essere e restare solidal*, possiamo fare tutto ciò che pensiamo sia giusto per aumentare la solidarietà in maniera esponenziale, immaginando anche nuove forme di lotta. A Torino gridiamo da oltre trent’anni che “si parte e si torna insieme”: non è solo un coro, è una sfida vitale! Maja non è sol* #FreeAllAntifas #FreeMaja
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