PROIEZIONE THE TOWER
Csoa Gabrio - Via Millio 42, Torino
(giovedì, 11 giugno 20:30)
Tag - Zona San Paolo Antifascista
25 APRILE CONTRO GUERRA E FASCISMO: OCCUPA, SABOTA E RESISTI
Pedonale Dante Di Nanni - Via Dante Di Nanni
(sabato, 25 aprile 13:00)
Dalle 13 Ritrovo in via Dante Di Nanni (pedonale) con panine, birrette&co,
distro e presabene
Ore 14 Tutt* in bici per un saluto ai detenuti del CPR di Corso Brunelleschi
Ore 15 Corteo per le strade di Borgo San Paolo
Ore 19 Concerto: Mangiatutto
★ COMUNICATO ★
Torniamo nelle strade della nostra città per celebrare il 25 aprile, ricordando
chi, in quel periodo cupo storia, si è organizzato e ha lottato, pagando spesso
con la vita, per difendere la libertà e per costruire un futuro diverso.
Per noi, però, la memoria non è mai fine a sé stessa, ma riprende vita nelle
lotte di oggi, in un mondo così cambiato ma su cui più che mai incombe la nera
cappa dei fascismi.
Il mondo è in guerra. Non lo è certo da oggi, ma è innegabile che negli ultimi
anni assistiamo ad un’accelerazione e ad un cambiamento qualitativo senza
precedenti: l’invasione dell’Ucraina e l’estenuante guerra di posizione che
ormai non fa più notizia, il genocidio del popolo Palestinese, in corso da
decenni ma con forma mai così evidente, e infine la guerra imperialista di
Israele e USA contro l’Iran, ci obbligano a fare i conti con uno scenario sempre
più oscuro.
I governi europei, di fronte ad un quadro che hanno contribuito a creare,
accelerano la militarizzazione aumentando le spese in armi, cianciando della
necessità di difenderci tramite un fantomatico esercito europeo. L’ovvio
contraltare di questi discorsi, ma anche il terreno fertile su cui possono
nascere, è la diffusione di ideologie fasciste e securitarie, che normalizzano
la violenza del più forte, la guerra contro chi è più povero di te, il triste
individualismo che ci vuole soli e senza speranza.
I governi non hanno però fatto i conti con la crescente opposizione popolare
che, con il suo progressivo organizzarsi nell’autunno scorso, ha dimostrato di
poter concretamente inceppare la macchina di distruzione e morte. Le bombe che
cadono a Gaza e a Teheran, partono dalle nostre città, attraversano i nostri
porti e le nostre stazioni ferroviarie, e allora i blocchi, gli scioperi, i
continui cortei che hanno paralizzato le città, hanno segnato un
primo sollevamento tangibile contro il genocidio del popolo Palestinese e il
tacito avallo dell’Unione Europea. Le mobilitazioni ci hanno mostrato che unit*
possiamo fermarli, possiamo essere ben più di un sassolino negli ingranaggi
della guerra. Proprio da qui bisogna partire per affinare gli strumenti in
nostro possesso ed elaborarne di nuovi, perchè il primo passo è imporre la fine
delle guerre imperialiste contro i popoli.
In questo contesto è facile individuare come primo nemico il Governo fascista di
Fdi e alleati, che al netto delle imbarazzate dichiarazioni a mezzo stampa,
mostra la vera faccia di una politica nazionalista e asservita agli interessi
USA. Da un lato scarica il costo della guerra sulle persone comuni, tagliando
servizi e wellfare per finanziare la militarizzazione, dall’altro risponde con
l’inasprimento della repressione alle domande di giustizia sociale che sempre
più forte percorrono il Paese.
Sul fronte interno, infatti, è esplicitamente dichiarata la guerra alle
occupazioni, viste come simbolo della possibilità di organizzarsi dal basso e di
costruire alternative credibili a questo sistema. Se mai ce ne fosse bisogno,
questo accanimento ci conferma che il centro sociale è ancora uno strumento per
produrre conflitto.
E’ infatti uno spazio sottratto alla speculazione e riaperto alle persone, un
luogo dove è possibile incontrarsi e discutere, organizzarsi, mettere in pratica
gli ideali di democrazia radicale e libertà che professiamo. Sono spazi come
questi che aprono a nuove possibilità, a nuovi immaginari oggi impossibili, per
questo è importante difenderli, prendersene cura, viverli e attraversarli.
Nelle attività del CSOA Gabrio proviamo ogni giorno ad intrecciare lotte,
risorse, idee che possano creare un conflitto, vero motore di cambiamento.
Ma sappiamo bene che, per quanto strumento di costruzione, il centro sociale non
può diventare un recinto, un’isola. Al contrario, deve continuare ad essere uno
dei luoghi di una comunità che si ritrova e riconosce.
Anche con questa idea, come ogni anno, occuperemo la pedonale di via Dante Di
Nanni il 25 aprile affinché sia un momento di ritrovo per quella comunità che
non ha smesso di lottare, che continua a stringere legami e ad autodeterminarsi.
Riprendiamoci le strade, gli spazi, facciamoci trovare prontə
E quando ci incontriamo non c’è segno di resa
E in strada ogni volta si rinnova l’intesa
L'ECONOMIA DI GUERRA A TORINO: DALLE AZIENDE ALL'UNIVERSITÀ
Csoa Gabrio - Via Millio 42, Torino
(giovedì, 16 aprile 18:00)
Verso il 25 aprile contro guerra e fascismo.
Se è vero che rispetto a 81 anni fa le nostre città non sono più teatro di
guerra, o meglio fortunatamente non cadono più le bombe, è altresì vero che il
sistema della guerra, di chi la arma e la produce è ben radicato sui nostri
territori e sempre più in espansione.
Nel contesto geopolitico contemporaneo conflitti, guerre e genocidi ci vengono
raccontati come strumenti inevitabili, effetti indesiderati di un sistema
costruito per risolvere i contenziosi imperialisti lontano dall'Europa e dalle
nostre indifferenti città.
Regna nelle parole dei nostri politicanti un'evidente complicità. Una complicità
mascherata da un'indifferenza generale intorno a temi 'troppo grandi e troppo
lontani' per essere affrontati con chiarezza. Eppure, la verità è che non c'è
nulla di lontano, anzi la macchina internazionale della guerra imperialista
parte anche dalla nostra città: qui la guerra viene progettata, assemblata e
spedita al miglior offerente, tutto questo sotto il vigile sguardo delle
istituzioni, le stesse che millantano incredulità e sconcerto all'inasprimento
dei conflitti.
Torino, più di ogni altra città in Italia, si sta riconvertendo all'industria
bellica, mettendo a disposizione immense zone ormai in via di
deindustrializzazione, la forza lavoro retaggio del cuore operaio torinese, e il
sapere prodotto dal sistema universitario.
La guerra parte da qui, le radici delle catastrofi disseminate nel mondo sono
molto più vicine di quanto ci venga raccontato.
Per ricostruire queste radici e le loro ramificazioni @stopriarmo presenterà,
per la prima volta a Torino, la mappatura delle infrastrutture belliche, il
@Collettivo Ohm il dossier sulle tesi belliche e sulla ricerca al Politecnico e
@giovanipalestinesi un approfondimento sull'ultimo report sul traffico di armi
dall'Italia ad Israele che coinvolge il mondo della logistica.
E se la guerra parte da qui, toccherà capire come fermarla!
PASSEGGIATA RESISTENTE
Piazza Zara - Piazza Zara
(domenica, 19 aprile 10:00)
Nella notte tra il 1 e il 2 aprile 1944 gli occupanti nazifascisti commisero la
più grave strage che ebbe luogo nella nostra città.
27 partigiani e civili furono massacrati sulla collina torinese in località Pian
del Lot, dove erano installate le batterie antiaeree tedesche, e gettati in una
fossa comune senza segni di riconoscimento.
Una strage commessa per annichilire ogni resistenza negli avversari, con una
ferocia crudele per condannare all’oblio chi osava opporsi proprio come oggi
assistiamo alla distruzione e al genocidio del popolo palestinese.
Anche quest’anno domenica 19 aprile 2026 torneremo a passeggiare e a raccontare
la guerra di ieri per rivendicare il diritto alla memoria ed alla lotta
antifascista e per ribadire con forza il nostro no ad ogni aggressione armata
oggi in corso.
Di fronte ad un governo complice e partecipe oggi come allora deve essere il
popolo a costruire un’opposizione dal basso per fermare la follia di Trump e
Netanyahu.
Vi aspettiamo in Piazza Zara domenica 19 aprile 2026 alle ore 10
25 APRILE IN ZONA SAN PAOLO ANTIFASCISTA
Pedonale Dante Di Nanni - Via Dante Di Nanni
(sabato, 25 aprile 12:00)
CARNEVALE DI QUARTIERE - ZONA SAN PAOLO ANTIFASCISTA
Pedonale Dante Di Nanni - Via Dante Di Nanni
(sabato, 14 febbraio 14:30)
🎉Torna il carnevale di quartiere più bello che ci sia!🎉
Le piante invadono la città del cemento: vieni travestito/a da pianta, albero o
creatura del bosco!
🎡Sabato 14 febbraio dalle ore 14.30 in via Dante di Nanni pedonale troverai
truccabimbi, giocoleria, musica, teatro e tanto altro.🎡
👺A seguire partiremo insieme per una sfilata di carri colorati che attraverserà
le vie di San Paolo.
La sfilata seguirà il seguente percorso: via Dante di Nanni, via Muriaglio, via
San Paolo, via Malta, via Millio, per poi arrivare intorno alle 16.30 al
giardino Oreste Leonardi dove ci sarà una merenda condivisa👺
TANTURA - PROIEZIONE FILM
Giardino Leonardi - Via Millio, 40
(venerdì, 27 giugno 21:30)
Nel maggio del 1948, poco dopo l’inizio della guerra arabo-israeliana, il
villaggio palestinese di Tantura viene conquistato dalle truppe israeliane.
Decenni dopo, negli anni ’90, lo studente universitario israeliano Teddy Katz
presenta una tesi basata su interviste a testimoni palestinesi e soldati
israeliani, secondo cui si sarebbe verificato un massacro di civili da parte
dell’esercito. La tesi suscita un’enorme polemica in Israele: l’università
ritira il suo titolo e rimuove il lavoro, inizialmente valutato con il massimo
dei voti, dalla propria biblioteca.
Il regista Alon Schwarz, avendo accesso alle registrazioni originali delle
interviste di Katz, decide di approfondire quanto accaduto.
Come viene ricordato all’inizio del film: ciò che per gli israeliani è la Guerra
d’Indipendenza, per i palestinesi è Al-Nakba – “la catastrofe”.
Un documentario che attraverso interviste svela l'ideologia di pulizia etnica
del colonialismo sionista in Palestina. Tantura è la storia di un villaggio
palestinese, una di tante storie simili. Una pulizia etnica che continua tuttora
nei Territori Occupati Palestinesi e nella Striscia di Gaza.
25 APRILE 25 - CONTRO IMPERIALISMO E GUERRA
Csoa Gabrio - Via Millio 42, Torino
(venerdì, 25 aprile 13:00)
Ci avviciniamo a celebrare l'80esimo anniversario della liberazione dal
nazi-fascismo immersi in un'atmosfera da fine del mondo.
Se non fosse bastata la promessa distruttiva della crisi ecologica in cui siamo
immers*, con la sindemia del covid come trauma collettivo già quasi-rimosso, la
guerra aperta è nuovamente esplosa anche nella "pacifica" Europa.
Sappiamo bene che per i popoli e per le soggettività oppresse, così come per le
lavoratrici e i lavoratori, la guerra, nelle sue forme più esplicite delle bombe
in Palestina o in quelle meno dichiarate come femminicidi, transicidi, morti sul
lavoro o in mare, non si era mai fermata.
Al contempo però assistiamo ad un cambio di paradigma, esemplificato dai
discorsi intorno alla guerra guerreggiata, dal via libera al riarmo come unica
soluzione per salvarci dalla barbarie, dal riaccendersi dei nazionalismi e dalle
guerre commerciali.
Eppure, di fronte all'intensificarsi del genocidio in Palestina, all'aumento
vertigionoso delle spese in armamenti in Europa e nel mondo, alla violenta
repressione del dissenso che, partendo dagli USA di Trump e passando per la
"democratica" Germania, arriva fino alla fascistissima Italia, non è il momento
di abbandonarci allo sconforto nè di soccombere alla disillusione.
Il macro della geopolitica estera si riflette e rafforza nel micro delle nostre
vite e dei quartieri in cui viviamo come nodi in tensione da cui rispondere,
opporsi e resistere, soprattutto quando la sospensione totale di qualsiasi forma
di democrazia si rende evidente. Ci scontriamo infatti con disuguaglianze di
classe sempre più amplificate, le stesse che rendono impossibile a moltx avere
una casa ed arrivare a fine mese nonostante un contesto urbano colmo di spazi
abbandonati lasciati a marcire. Le città che abitiamo si rivelano divise in
frontiere interne che separano i quartieri “riqualificati”, accessibili a
poch*, da quelli “indecorosi”, raccontati come pericolosi attraverso le famose
“zone rosse” fino a rendere di nuovo legittimi e desiderabili luoghi di confine
e tortura come le carceri e i cpr. Nel clima di guerra diffuso, non sono solo le
fasce più marginalizzati a subire il neofascismo, siamo tutt noi, perché i tagli
all’istruzione, alla ricerca, alla salute pubblica, ai centri antiviolenza hanno
effetti reali sui corpi senza distinzioni, seppur con differenti gradi di
severità. In questo meccanismo stratificato, la guerra si presenta come realtà
pronta a riscrivere i presupposti di ulteriori divisioni sociali, nuovi sommersi
e salvati mentre si allarga la fascia di persone e corpi sacrificabili.
Se la confusione è grande sotto il cielo, il momento non è certo eccellente,
eppure il mondo è lungi dall'essere pacificato: in Palestina il movimento di
resistenza palestinese affronta con determinata ostinazione il tentativo di
cancellazione del loro popolo, negli Stati Uniti studentesse e studenti
infiammano le università sfidando l'ira repressiva del governo repubblicano,
mentre dal Chiapas arriva l'appello a costruire "il giorno dopo" della tempesta
capitalista.
IL 25 aprile ci pare allora quanto mai attuale, nel suo interrogarci in maniera
urgente, non solo oggi ma nelle lotte che animiamo tutti i giorni: di fronte
alle crisi del mondo che conosciamo, con i suoi immancabili risvolti violenti e
sanguinari, da che parte stiamo? Quali responsabilità, individuali e collettive,
ci chiamano all'azione?
Ieri come oggi, resistere rimane per noi una postura necessaria quanto
diversificata nella molteplicità di pratiche, forme e idee disposte a
contrastare imperialismi e fascismi vecchi e nuovi. Che sia nell'opporsi a
progetti estrattivi ed ecocidi tramite sabotaggi e picchetti, occupando
fabbriche e rivoluzionando gli assetti produttivi in chiave anti-capitalista,
dis-armando una guerra contro le donne e le soggettività non conformi al mito
patriarcale e alle sue soluzioni punitive e securitarie. Smontando il mito del
progresso e della pace basate su violenza e sfruttamento lontano dai nostri
occhi. Resistiamo e ci organizziamo nella lotta liberando spazi e menti,
salvando il desiderio di un'alternativa rispetto a un mondo in fiamme, occupando
case, palazzi, quartieri e università per dar spazio a nuove forme del sociale,
di alleanze e di solidarietà nelle lotte di ciascun contro nemici comuni, perchè
nessunx rimanga solx.
Oggi, dopo 80 anni, siamo qui per ricordare, e per non dimenticare mai, il costo
della nostra libertà e la sua necessità, uno sforzo continuo da compiere
insieme, giorno dopo giorno.
Sarà un giorno di festa e di lotta, vogliamo passarlo con l nostr compagn, sicur
che le nostre strade si incontreranno ancora e spesso nei tempi prossimi di
resistenza.
Fino alla rivoluzione
PROGRAMMA
25 APRILE 25 - CONTRO IMPERIALISMO E GUERRA
Pedonale Dante Di Nanni - Via Dante Di Nanni
(venerdì, 25 aprile 13:00)
Ci avviciniamo a celebrare l'80esimo anniversario della liberazione dal
nazi-fascismo immersi in un'atmosfera da fine del mondo.
Se non fosse bastata la promessa distruttiva della crisi ecologica in cui siamo
immers*, con la sindemia del covid come trauma collettivo già quasi-rimosso, la
guerra aperta è nuovamente esplosa anche nella "pacifica" Europa.
Sappiamo bene che per i popoli e per le soggettività oppresse, così come per le
lavoratrici e i lavoratori, la guerra, nelle sue forme più esplicite delle bombe
in Palestina o in quelle meno dichiarate come femminicidi, transicidi, morti sul
lavoro o in mare, non si era mai fermata.
Al contempo però assistiamo ad un cambio di paradigma, esemplificato dai
discorsi intorno alla guerra guerreggiata, dal via libera al riarmo come unica
soluzione per salvarci dalla barbarie, dal riaccendersi dei nazionalismi e dalle
guerre commerciali.
Eppure, di fronte all'intensificarsi del genocidio in Palestina, all'aumento
vertigionoso delle spese in armamenti in Europa e nel mondo, alla violenta
repressione del dissenso che, partendo dagli USA di Trump e passando per la
"democratica" Germania, arriva fino alla fascistissima Italia, non è il momento
di abbandonarci allo sconforto nè di soccombere alla disillusione.
Il macro della geopolitica estera si riflette e rafforza nel micro delle nostre
vite e dei quartieri in cui viviamo come nodi in tensione da cui rispondere,
opporsi e resistere, soprattutto quando la sospensione totale di qualsiasi forma
di democrazia si rende evidente. Ci scontriamo infatti con disuguaglianze di
classe sempre più amplificate, le stesse che rendono impossibile a moltx avere
una casa ed arrivare a fine mese nonostante un contesto urbano colmo di spazi
abbandonati lasciati a marcire. Le città che abitiamo si rivelano divise in
frontiere interne che separano i quartieri “riqualificati”, accessibili a
poch*, da quelli “indecorosi”, raccontati come pericolosi attraverso le famose
“zone rosse” fino a rendere di nuovo legittimi e desiderabili luoghi di confine
e tortura come le carceri e i cpr. Nel clima di guerra diffuso, non sono solo le
fasce più marginalizzati a subire il neofascismo, siamo tutt noi, perché i tagli
all’istruzione, alla ricerca, alla salute pubblica, ai centri antiviolenza hanno
effetti reali sui corpi senza distinzioni, seppur con differenti gradi di
severità. In questo meccanismo stratificato, la guerra si presenta come realtà
pronta a riscrivere i presupposti di ulteriori divisioni sociali, nuovi sommersi
e salvati mentre si allarga la fascia di persone e corpi sacrificabili.
Se la confusione è grande sotto il cielo, il momento non è certo eccellente,
eppure il mondo è lungi dall'essere pacificato: in Palestina il movimento di
resistenza palestinese affronta con determinata ostinazione il tentativo di
cancellazione del loro popolo, negli Stati Uniti studentesse e studenti
infiammano le università sfidando l'ira repressiva del governo repubblicano,
mentre dal Chiapas arriva l'appello a costruire "il giorno dopo" della tempesta
capitalista.
IL 25 aprile ci pare allora quanto mai attuale, nel suo interrogarci in maniera
urgente, non solo oggi ma nelle lotte che animiamo tutti i giorni: di fronte
alle crisi del mondo che conosciamo, con i suoi immancabili risvolti violenti e
sanguinari, da che parte stiamo? Quali responsabilità, individuali e collettive,
ci chiamano all'azione?
Ieri come oggi, resistere rimane per noi una postura necessaria quanto
diversificata nella molteplicità di pratiche, forme e idee disposte a
contrastare imperialismi e fascismi vecchi e nuovi. Che sia nell'opporsi a
progetti estrattivi ed ecocidi tramite sabotaggi e picchetti, occupando
fabbriche e rivoluzionando gli assetti produttivi in chiave anti-capitalista,
dis-armando una guerra contro le donne e le soggettività non conformi al mito
patriarcale e alle sue soluzioni punitive e securitarie. Smontando il mito del
progresso e della pace basate su violenza e sfruttamento lontano dai nostri
occhi. Resistiamo e ci organizziamo nella lotta liberando spazi e menti,
salvando il desiderio di un'alternativa rispetto a un mondo in fiamme, occupando
case, palazzi, quartieri e università per dar spazio a nuove forme del sociale,
di alleanze e di solidarietà nelle lotte di ciascun contro nemici comuni, perchè
nessunx rimanga solx.
Oggi, dopo 80 anni, siamo qui per ricordare, e per non dimenticare mai, il costo
della nostra libertà e la sua necessità, uno sforzo continuo da compiere
insieme, giorno dopo giorno.
Sarà un giorno di festa e di lotta, vogliamo passarlo con l nostr compagn, sicur
che le nostre strade si incontreranno ancora e spesso nei tempi prossimi di
resistenza.
Fino alla rivoluzione
PROGRAMMA
RECLAIM THE THEATRE - SIAMO MOLTITUDINI. BATTERI, VIRUS E SIMBIOSI ATTORNO A NOI
Pedonale Dante Di Nanni - Via Dante Di Nanni
(venerdì, 25 aprile 18:30)
Con la volontà di riappropriarsi di questa forma d’arte come veicolo espressivo,
divulgativo e sociale.
Con la consapevolezza che il teatro è quasi sempre in grado di abbracciare le
rivoluzioni e diventarne un megafono potente e privilegiato.
Speriamo che, a loro volta, anche le nostre rivoluzioni possano intessere un
legame profondo e fertile con il teatro.
Torna Reclaim the Theatre
biglietto: cappello
Ecco la nuova frontiera della vita: il microbiota. Quell’ecosistema di batteri,
quella giungla che abita il nostro corpo. Un vero e proprio cervello che è la
fonte della produzione delle emozioni. Una storia che ha miliardi di anni.
Batteri e virus ci sono sempre stati e si sono intrecciati con piante, animali e
funghi.
Hanno purtroppo una brutta fama… in questi tempi siamo diventati tutti più
sospettosi MA Il microbiota ci ricorda che la vita è un insieme di simbiosi tra
diversi. Tutto è interconnesso, lo vediamo nel nostro corpo, tra batteri e
pesci, tra l’Amazzonia e il Sahara, in ogni organismo vivente. Persino le
galassie sono interconnesse tra di loro!
Ecco che non siamo mai soli anche quando siamo soli. Allora pensiamoci meno come
individui e più come una multispecie.
Non siamo unici, ma una moltitudine mutevole.
Un progetto di: SemiVolanti/Altri Mondi Bike Tour
Regia: Valerio Gatto Bonanni
Di e con: Guido Bertorelli, Valerio Gatto Bonanni
Scene, costumi, bici, oggetti: Bianca Sitzia, Pierluigi di Silvestro
Illustrazioni: Guido Bertorelli
Partners: Movimento per la Decrescita Felice, aSud
Con la consulenza scientifica di: Dott. Gianluca Ianiro, Prof. Antonio Caprioli,
Dott.ssa Lorena Cosimi
Sito compagnia SemiVolanti: sito web
SIto progetto AltriMondi BIke Tour: http://altrimondibiketour.it/
facebook @Altri Mondi Bike Tour ; @SemiVolanti
ig: @luomoludico ; @valeriogattobonanni
foto qui