SCIACALLAGGIO IN CORPORE FILMICO
Indigna tutto di questo caso cinematografico.
Innanzitutto ritorna il senso di nausea nel ricordo della terribile sorte di
Giulio Regeni, finito nella morsa di un potere spietato senza alcuna colpa; una
nausea accentuata dalle scelte in fase di montaggio dei tanti, spesso
insignificanti e sempre sfuocati, spezzoni d’archivio, che sono la cifra dei
lavori di Manetti, probabilmente scelto in quanto mestierante.
Ci siamo interessati a questa pellicola, seppur sospettosi, per poterne parlare
con cognizione, data la polemica politica scatenata pretestuosamente dal mancato
contributo del Ministero della Cultura di Giuli, che ha fatto il pesce in
barile, dicendo che non aveva visto il film, ma la vicenda era tale che avrebbe
assegnato prebende a priori; e già questo urlerebbe vendetta per il criterio di
sottocommissioni da abolire. Bisogna a questo punto tenere conto che ha dovuto
scegliere lui stesso i membri della sottocommissione e quindi le loro selezioni
ricadono sotto la sua responsabilità; e Mollicone, presidente della
sottocommissione, è un fascista ideologicamente propenso a evitare di premiare
una (presunta) inchiesta sulle torture e omicidio inferte a un ricercatore che
scriveva articoli per “il manifesto”.
Peraltro fa indignare anche Cuperlo al question time con Giuli che non trova di
meglio da dire che il governo di Fratelli d’Italia ha piegato i lavori delle
commissioni per premiare gli amichetti e camerati: tutto vero, ma il copyright
in questo caso è proprio del PD; ed era già stato collaudato in chiave littoria
con Giulio Base, senza suscitare la giusta indignazione.
In particolare muove allo sconcerto però la visione del film.
Venduto come «operazione avanzatissima di immersione nel vuoto della
post-verità» (“Sentieri Selvaggi”) è in effetti costituito dai vuoti non colmati
tra i ritagli di archivio, rappresentati da lunghe sequenze sfocate di movimenti
di telefonino impazzito, estenuanti (probabilmente con l’ambizione di
trasmettere smarrimento, quello di Giulio e quello dello spettatore), senza
aggiungere nulla alla cronaca che uno spettatore mediamente informato già non
conosca, ricostruendo le torture e l’assassinio, le false piste, gli
insabbiamenti, i racconti televisivi… ma si assiste soltanto ai misfatti di
parte egiziana. Le brevi apparizioni di Renzi, primo ministro all’epoca,
Descalzi, da sempre presidente dell’Eni, li scagionano in pochi secondi.
Si assiste senza guizzi a lunghe sequenze del processo: anche queste immagini
conosciute, passaggi giudiziari risaputi, che s’intervallano al registro della
ricostruzione e delle dichiarazioni di autorità. L’unica nota emozionante in
quelle sabbie mobili stagnanti sono le parole, lo stupore dei genitori di Giulio
che infatti danno il titolo al film, perché il resto è vuoto.
Indigna soprattutto il banchetto sul corpo martoriato del giovane studioso,
organizzato nel decennale del suo supplizio. E quel che è peggio è che questa
pellicola impedirà la realizzazione di un vero film che metta sul piatto le
reali questioni investite dalla morte di Giulio Regeni e dall’indifferenza dei
governi di vario colore che hanno nascosto la verità costituita dalla feroce
paranoia del potere, perché è comune a tutti i regimi. E questo il film non lo
fa trapelare nel suo gioco di immagini illeggibili.
Tag - Egitto
In questa puntata di Harraga, in onda su Radio Blackout ogni venerdì dalle 15
alle 16, con alcuni compagni dell’assemblea contro il CPR del Friuli Venezia
Giulia, abbiamo parlato degli…
Il decreto di espulsione che ha colpito nella giornata di Lunedì 24 Novembre
Mohamed Shahin – imam della moschea nel cuore di San Salvario a Torino – ha
rappresentato un attacco del governo alla solidarietà contro il genocidio
palestinese.
Un attacco che utilizza le procedure amministrative che regolano ingressi,
deportazioni e centri di permanenza per il rimpatrio (CPR) per colpire e
intimorire chi non gode del privilegio dei cosiddetti “giusti documenti”. Un
attacco che mette sotto accusa partecipazione e dissenso, richiesto e firmato
non solo del ministro Piantedosi, ma anche della deputata di fratelli d’italia
Augusta Montaruli.
Un attacco contro cui, però, non si è fatta attendere una rapida risposta:
quella legale, che attraverso l’istanza di richiesta di asilo presentata
tempestivamente da avvocate e avvocati ha bloccato la deportazione di Mohamed; e
quella politica, iniziata con la conferenza stampa sotto la prefettura di Torino
e che adesso si allarga con una serie di iniziative previste nei prossimi giorni
da Torino a Caltanissetta (qui, per seguire le iniziative su Instagram).
Insieme a Brahim, attivista per la Palestina e membro della comunità islamica
torinese, ricostruiamo inizialmente cosa è accaduto da Lunedì ad oggi:
Affrontiamo poi, sempre con Brahim, come islamofobia, degrado e retorica dei
maranza rappresentino sfumature diverse nella costruzione del nemico interno e
della necessità di coordinarsi per lottare contro razzismo e violenza di stato:
Con il contributo di Hafsa, compagna di Torino per Gaza, registrato durante al
presidio in conferenza stampa di martedì 25 Novembre continuiamo a parlare di
solidarietà e mobilitazione:
Attualmente Mohamed Shahin è rinchiuso a più di 1500 km da casa nel CPR di Pian
del Lago a Caltanissetta, il rischio di persecuzioni a seguito della
deportazione in Egitto è tanto concreto, quanto attuale e non si possono non
notare le similitudini tra gli strumenti repressivi utilizzati in Palestina nel
progetto coloniale sionista e quelli in via di sviluppo nel nostro paese.
Per condividere un quadro del funzionamento e della vita all’interno di un CPR
punitivo, come quello di Caltanissetta, gestito dalla cooperativa Albatros di
San Cataldo (CL), condividiamo un intervento di alcun* compagn* sicilian* che si
organizzano contro frontiere e detenzione amministrativa:
Solo nel 2024, le deportazioni collettive verso l’Egitto effettuate con voli
charter sono state 10. I voli sono stati operati dai velivoli dalle compagnie
aree Aeroitalia, Albastar, Air Cairo, Egypt Air, Smartwings e ETF airways
Mese dopo mese i bandi ministeriali consentono a due compagnie di broker che si
spartiscono il mercato dei cosiddetti rimpatri – la PAS (Professional Aviation
Solutions, tedesca) e la AIR PARTNER (britannica, acquisita nel 2022 dalla
statunitense WHEELS UP) – di gestire le tratte deportative al miglior prezzo.
Per saperne di più sulle espulsioni in Egitto, qui.
Infine, condividiamo un contributo audio dal presidio in piazza Castello
dell’avvocata che sta seguendo la tutela legale di Mohamed:
La macchina del razzismo è – come spesso anche ribadito ai microfoni di Harraga
(trasmissione in onda ogni venerdì tra le 15 e le 16 su Radio Blackout) –
composta…
Resistenza e repressione in Egitto. Chi può vivere e chi deve vivere nel Paese
del generale al-Sisi
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