Il primo approfondimento della serata lo abbiamo fatto in compagnia di Fabio del
SiCobas Torino sulla loro giornata di mobilitazione del 20 luglio, che ha
compreso ben tre manifestazioni nella stessa giornata. Il filo conduttore
purtroppo è quello del decesso, infatti si è trattato di 3 vittime di quella che
si può definire come guerra di classe:
“Lunedì 20 luglio a Torino abbiamo promosso tre manifestazioni in una sola
giornata: tre manifestazione per tre morti.
La prima davanti all’Ispettorato del Lavoro con gli autisti e i camionisti delle
azienda in appalto BRT, in seguito alla morte del loro compagno di lavoro
Antonino Gala sul piazzale del magazzino di Settimo Torinese, schiacciato dal
suo stesso camion. Dalle prime ricostruzioni pare non avesse inserito
correttamente il freno a mano.
Quello che raccontano però i i suoi compagni di lavoro, anche delle numerose
altre aziende appaltatrici che operano per il colosso dei corrieri, è una
condizione diffusa di stress, sovraccarico di lavoro, oppressione di capi
e responsabili, paura di incorrere in sanzioni e addebiti di danni per
qualsivoglia sinistro possa accadere nelle lunghe ore di lavoro. Condizione che
non è affatto terminata dopo la morte di Antonino Gala. Anzi, soprattutto nei
confronti dei lavoratori iscritti al Si Cobas, i comportamenti oppressivi
(“Bartolini non vi vuole”, “siete indesiderati” solo alcune delle frasi
pronunciate) e le discriminazioni, inclusi demansionamenti illegittimi e
spostamenti di giri e turni, sono sempre più frequenti.
La seconda manifestazione è stata davanti al tribunale di Torino, sempre con la
nutrita partecipazione degli autisti appalti BRT; dove nel pomeriggio è arrivata
la storica sentenza – la prima in Italia – che condanna l’azienda Af Logistics e
il suo preposto Pasquale Martucci per il suicidio nel 2023 di un camionista
della piattaforma GS Carrefour di Rivalta. Il camionista Renato Fesce si era
tolto la vita tartassato e prigioniero oltre ogni limite del lavoro,
dell’aggressività del capo, dei turni massacranti, e della parallela paura di
perdere il lavoro.
La sentenza è arrivata anche grazie alla costituzione come parte civile del SI
Cobas (rappresentato dall’avvocato D’Amico), che ha permesso di celebrare con
serietà e fino in fondo un processo che altrimenti rischiava di finire anzi
tempo. Il Si Cobas è presente da anni nell’azienda e da anni lotta con un gruppo
di autisti per aumenti di salario, condizioni di sicurezza dei viaggi e delle
consegne e serenità sul lavoro. Davanti alla piattaforma Carrefour di Rivalta si
erano svolti anche gli scioperi della logistica dell’ottobre 2021 e lo sciopero
contro il genocidio in Palestina del 23 febbraio 2024.
La terza manifestazione è stata il corteo nel quartiere proletario di Barriera
di Milano per rivendicare GIUSTIZIA PER FAKIR, il facchino ammazzato domenica a
Bologna dalla polizia di Stato, sotto gli occhi di tutti. Una violenza inaudita,
frutto anche del senso di impunità delle forze dell’“ordine” rafforzato dai
decreti sicurezza del governo Meloni e dal clima di propaganda anti-immigrati
spinto dall’economia di guerra. Una violenza che resterà impunita senza la
mobilitazione massiccia di tutti noi lavoratori e lavoratrici, italiane e
immigrate.”
Buon ascolto
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Il secondo argomento della puntata è stato quello del licenziamento per motivi
chiaramente pretestuosi della storica coordinatrice RSU dell’Ospedale San
Raffaele di Milano, Margherita Napoletano. L’avevamo giusto sentita qualche
settimana fa per il provvedimento disciplinare che le era stato inflitto dalla
direzione dell’ospedale come chiaro atto intimidatorio rispetto all’instancabile
azione sindacale da lei svolta; oggi, dopo una conferenza stampa avvenuta lunedì
e promossa dal sindacato di cui Margherita fa parte, la CUB, l’abbiamo
intervistata mentre è in corso il suo sciopero della fame da incatenata nella
struttura dell’ospedale.
Ci siamo fatti raccontare dalla sua voce come sono andati i fatti che hanno
portato al licenziamento e le risposte che sono state messe in campo, con la
solidarietà delle altre sigle sindacali, utenza dell’ospedale e colleghe e
colleghi. Una risposta forte e necessaria per un attacco vergognoso alla
rappresentanza sindacale e al diritto di sciopero, che l’ospedale San Raffaele
spera di infliggere senza conseguenze.
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto in compagnia telefonica
di Clem dell’Assemblea Pdm/Pdb sullo sciopero del personale ferroviario al quale
hanno aderito con CUB e SGB che lo hanno lanciato.
Da lui ci siamo fatti ricordare le rivendicazioni di chi lavora in ferrovia e
che è costretto periodicamente a rinunciare a giorni di paga per cercare di
farsi ascoltare da azienda ed istituzioni con gli scioperi, per quanto la
Commissione di Garanzia dello Sciopero (paradossalmente) cerchi puntualmente di
mettergli i bastoni tra le ruote. L’adesione a questo ultimo sciopero sono state
infatti molto alte non a caso, tra morti sul lavoro che si susseguono,
organizzazione degli orari lavorativi e non solo insostenibili e la piaga delle
mansioni appaltate a ditte esterne, si vuole dare un chiaro messaggio a chi
continua a gettare fumo negli occhi rispetto ai problemi reali del pase, con
grandi opere e messaggi xenofobi.
Buon ascolto
Tag - violenza poliziesca
Oggi, lunedì, alle ore 18, ci sarà un presidio a Mestre (Venezia), in
solidarietà a una ragazza trans che ha subito uno stupro da parte un agente di
polizia, a dicembre 2025, a Marghera, dopo che era stata fermata insieme a una
sua amica per un furto in un centro commerciale.
L’agente avrebbe promesso alle due donne protezione legale in cambio della loro
disponibilità sessuale. Il loro rifiuto, ovviamente, non è valso nulla di fronte
al potere che un agente di polizia esercitava su di loro anche solo indossando
la divisa: l’agente ha violentato una delle due donne mentre lei era in bagno.
Come al solito, la narrazione che si vuole fare è di un caso isolato, ma la
stessa funzione sociale della polizia, insieme ai vari abusi – denunciati e non
– degli ultimi anni, smentiscono la visione della “mela marcia”. e infatti, le
conseguenze legali per gli aggressori, o la falsa parvenza della prevenzione, si
presentano solo a cose fatte, nella forma di arresti e licenziamenti.
Nel frattempo, le divisioni di genere, classe e “razza” normalizzano questi
abusi: due donne trans, razzializzate e povere sono e saranno sempre in una
posizione di vulnerabilità personale, legale e burocratica imposta dalla
violenza delle frontierer, dalla discriminazione transfobica e dalle imposizioni
patriarcali.
Il silenzio dei giornali e della cittadinanza non ci sorprende, ma comunque ci
disgusta. Solo il mese scorso, a Mestre, una ragazza trans e le amiche che erano
con lei sono state aggredite e picchiate nel parcheggio di una discoteca da un
branco di 30 uomini. A parte qualche misero articolo sull’accaduto, la risposta
dell’amministrazione cittadina è stata di dare la colpa all’alcol e la risposta
della città è stata assente.
Si terrà questo giovedì 28 agosto alle 19 il presidio «Verità e giustizia per
Danilo Riahi» davanti al carcere di via Santa Bona Nuova a Treviso. La protesta
nasce dalla morte del diciassettenne tunisino, deceduto il 13 agosto
all’ospedale di Treviso dopo un tentativo di suicidio nell’istituto penale
minorile, dove era stato rinchiuso pochi giorni […]
Sabato scorso, 8 marzo, a Berlino, diversi cortei femministi e transfemministi
hanno attraversato il capoluogo tedesco. Uno di questi è stato brutalmente
caricato dallx poliziottx tedeschx, come testimoniano diversi video che
circolano sui social, in cui si vedono manifestanti presx a calci, pugni e per
il collo. Abbiamo chiesto a due compas della Brigata Transfemminista […]
Diverse centinaia di familiari, amici e solidali si sono riuniti sabato nel
sobborgo parigino di Nanterre per ricordare Nahel Merzouk, 17 anni, ucciso a
bruciapelo da un agente di polizia a un posto di blocco il 27 giugno 2023: un
omicidio. Inizialmente il poliziotto che ha sparato all’adolescente invoca la
legittima difesa, ma il video […]