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Prosfygika, contro le minacce di sgombero
Sedici anni di autogestione nel cuore di Atene: lo Stato prepara lo sgombero, un residente in sciopero della fame fino alle estreme conseguenze. Per 16 anni, la Comunità di Prosfygika Occupata è esistita come un quartiere unico, autogestito e liberato ad Atene. Tra la sede della polizia e la Corte Suprema, circa 400 abitanti del quartiere hanno costruito una risposta concreta alla domanda su come vivere insieme e su come auto-organizzarsi dal basso per soddisfare i propri bisogni. Questo avviene attraverso numerose assemblee, 22 strutture autogestite e una vita comunitaria condivisa. Il quartiere rappresenta una proposta pratica contro il dominio, fondata su autogestione, autonomia, auto-organizzazione e internazionalismo. È un luogo in cui si formano relazioni di solidarietà e dove persone oppresse e in lotta si incontrano, determinate a combattere e resistere per le proprie case, costruendo un contrattacco che mira a riportare al centro le lotte di classe, sociali e internazionaliste. Il quartiere è una spina nel fianco dello Stato, sia perché occupa un territorio che il capitale vuole sfruttare, sia perché sta costruendo un nuovo immaginario sociale, un nuovo mondo, nel cuore della metropoli di Atene. Da mesi, lo Stato sta preparando una grande offensiva contro il quartiere, la più imponente che abbia mai affrontato. In risposta, il residente della comunità Aristotelis Chantzis ha iniziato il 5 febbraio uno sciopero della fame a oltranza fino alla morte. Di seguito, l’audio in cui ci aggiornano sulla situazione a Prosfygika: Condividiamo qui la dichiarazione dello sciopero della fame: Sciopero della fame fino alla morte in difesa della vita Messaggio alla società, alla mia famiglia, ai miei amici Mi chiamo Aristotelis Chantzis e, in quanto membro e residente della Comunità Occupata di Prosfygika in Viale Alexandras, intraprendo uno sciopero della fame fino alla morte. Riconosco questa azione come uno strumento di lotta per portare all’attenzione collettiva la necessità di preservare Prosfygika di Viale Alexandras come edilizia popolare, come struttura di solidarietà per i gruppi sociali vulnerabili e come comunità organizzata di resistenza. L’attacco che stiamo subendo fa parte di un’offensiva complessiva dello Stato e del capitalismo contro il mondo della comunità, dell’auto-organizzazione, della solidarietà e della resistenza sociale. Lo Stato, indipendentemente dal governo di turno, ha pianificato l’abbandono e il degrado di Prosfygika come tattica preliminare all’assalto della gentrificazione. Nel corso degli anni ha impiegato ogni mezzo immorale per servire gli interessi di privati, appaltatori e aziende, e per rafforzare le reti clientelari dei governatori regionali, delle autorità comunali e del governo centrale. Se la comunità non si fosse presa cura degli edifici di Prosfygika in tutti questi anni, essi sarebbero stati demoliti da tempo. La Comunità Occupata di Prosfygika è una proposta sociale alternativa al mondo di solitudine, individualismo, insicurezza, senzatetto e assistenza sanitaria inadeguata o inesistente che gli Stati e il capitalismo ci impongono. Abbiamo costruito 22 strutture di solidarietà nei settori dell’istruzione, della salute, dell’alimentazione, della cultura, dell’arte, del supporto tecnico all’abitare, dell’emancipazione e della collettivizzazione delle donne, della democratizzazione della famiglia e della partecipazione individuale alla vita comune. Costruiamo relazioni di fiducia, sicurezza, amicizia e solidarietà con le persone che ci circondano. Queste relazioni e strutture non sono riservate a singoli membri, ma rappresentano la nostra proposta sociale per l’intera società. Operiamo in modo democratico e diretto attraverso assemblee generali settimanali e conferenze plenarie. Il nostro obiettivo è affrontare i problemi sociali. Il nostro obiettivo è costruire una comunità e strutture di solidarietà che sostengano i gruppi sociali vulnerabili. Con questo sciopero della fame vi invito a conoscere da vicino questa comunità, le sue strutture di solidarietà e i suoi residenti; a incontrarci, ad ampliare il mondo della comunità, a unire le nostre voci, la nostra angoscia per la vita e le nostre lotte. Riguardo allo sciopero della fame fino alla morte: Come Comunità Occupata di Prosfygika, abbiamo deciso di difendere fino in fondo la nostra proposta sociale, le persone che ne fanno parte, le strutture che abbiamo costruito e la memoria storica di Prosfygika. È una nostra scelta consapevole e una nostra responsabilità dare anche la vita per la continuazione della vita. Sappiamo che, se Prosfygika venisse sgomberata, gran parte di noi si ritroverebbe per strada: gli anziani e i malati morirebbero senza riparo, i bambini perderebbero le loro case e le loro scuole, con conseguenze incalcolabili per la loro salute fisica e mentale e per il corso della loro esistenza. Sulla base di questa decisione collettiva di difenderci, ho scelto volontariamente di intraprendere uno sciopero della fame fino alla morte, nel massimo rispetto per la vita. Il metodo concordato consente allo scioperante di prolungare lo sciopero della fame per un periodo sufficiente a comunicare le proprie richieste alla società. Siamo naturalmente consapevoli che possono insorgere complicazioni di salute già dai primi giorni e per tutta la durata dello sciopero — non tanto a causa della fame in sé, quanto per il rischio di arresto cardiaco. Sappiamo inoltre che, anche in caso di esito positivo, la denutrizione cronica può causare danni irreparabili, principalmente al sistema nervoso, anche durante il periodo di recupero. La mia alimentazione comprende: acqua, tè, 10-25 grammi di zucchero al giorno, 1-1,5 cucchiaini di sale al giorno, vitamine B1, B6, B12, magnesio e potassio. Le richieste di questo sciopero della fame sono: * ANNULLAMENTO IMMEDIATO DEL CONTRATTO DA PARTE DELLA REGIONE DELL’ATTICA. * TUTTI I RESIDENTI DI PROSFYGIKA DEVONO POTER RIMANERE NELLE PROPRIE ABITAZIONI, NEL LUOGO E NEL CONTESTO IN CUI VIVONO E HANNO COSTRUITO LEGAMI SOCIALI, CULTURALI E VITALI. * GARANZIE CONCRETE PER IL RESTAURO DI PROSFYGIKA DA PARTE DELLA SOCIETÀ DI DIRITTO CIVILE SENZA SCOPO DI LUCRO “KATOIKOI KAI FILOI PROSFYGIKON L. ALEXANDRAS SOCIETY NON PROFIT CIVIL LAW COMPANY” CON IL PROPRIO AUTOFINANZIAMENTO! — NESSUN FINANZIAMENTO PUBBLICO PER LA “RIQUALIFICAZIONE” DI PROSFYGIKA! Aristotelis Chantzis, membro e residente della Comunità Occupata di Prosfygika in Viale Alexandras 5 febbraio 2026 Invitiamo tutte e tutti a rafforzare Prosfygika con la propria presenza fisica, a sostenere il piano di autodifesa del quartiere e ad aiutare nei lavori tecnici e nelle strutture. Chiunque voglia partecipare può contattare la comunità via mail. Tutte le organizzazioni, i gruppi e le singole persone sono inoltre chiamati a sostenere la mobilitazione pubblica a tutti i livelli: striscioni, graffiti, condivisioni sui social media, scrittura di propri testi e post, creazione di reti, ecc. Per l’autogestione dei lavori di ripristino del quartiere e il sostegno allo sciopero della fame c’è un grande bisogno di donazioni. E’ stata lanciata una raccolta fondi per la prima fase del finanziamento. Il link è il seguente: https://www.firefund.net/saveprosfygika Contattate la campagna internazionale “Save Prosfygika” all’indirizzo save-prosfygika-internationalist@systemli.org per ricevere informazioni aggiornate, così che i movimenti di solidarietà dall’estero possano coordinarsi con la campagna generale ed essere più efficaci. Seguite gli account social della comunità: Email: sykapro_squat@riseup.net Blog: sykaprosquat.noblogs.org Instagram: @sykapro
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Aria del 26 Dicembre 2025@0
Quando andare in onda con una trasmissione per le persone recluse se non durante le feste? Quando l’isolamento della detenzione e la voglia di libertà si fanno sentire di più? Condividiamo il podcast della densa puntata natalizia di Aria, per inaugurare un anno di lotte e qualche nuovo contenuto: tipo le letture in pillole! Ovviamente il minestrone musicale che va dal neomelodico alla trap, passando per il pop e talvolta qualche canto anarchico non cambierà mai In questa puntata oltre alle dediche anche qualche info sullo sciopero della fame de* prigionieri e prigioniere di Palestine Action! Buon ascolto e TUTT* LIBER* Parte 1: Parte 2: Ripeterlo non fa mai male: per le dediche e ogni altra informazione da condividere con la redazione di ARIA scrivete al 3533635571
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Sciopero della fame nel CPR di Torino e aggiornamenti dal CPR di Gradisca@1
In questa puntata di Harraga, in onda su Radio Blackout ogni venerdì dalle 15 alle 16, partiamo da alcuni aggiornamenti sulla drammatica situazione dentro il CPR di Corso Brunelleschi, con il contributo audio dei detenuti. Dal 21 Novembre, molti prigionieri del CPR sono in sciopero della fame per pretendere la libertà. Dopo due giorni, di fronte all’indifferenza continua dell’ente gestore, nella serata di sabato due persone sono salite sul tetto. Una delle due è svenuta, l’altra è caduta su una rete messa lì dai vigili del fuoco. Entrambi sono stati portati al pronto soccorso, dove su uno di loro è fallito un tentativo di TSO, per poi essere poco dopo riportati nel CPR.  In questi ultimi mesi, sono stati numerosi i casi di persone recluse finite in ospedale e, anche se con lesioni gravissime, rispedite al CPR senza essere state curate – tramite la riconferma dell’idoneità alla detenzione da parte dei sanitari. L’ASL continua ad essere responsabile delle torture dentro il CPR, validando le detenzioni e delegando a Sanitalia la presa in carico sanitaria, nonché la decisione di chi rilasciare e chi no in modo del tutto arbitrario. Sanitalia in questi giorni si è rifiutata di interloquire con i detenuti in sciopero della fame, e i detenuti lamentano di non aver accesso a visite mediche e medicinali specifici. Al momento, sono tre le aree del CPR ad essere aperte – blu, verde e gialla – e a causa del sovraffollamento, alcune persone sono costrette a dormire per terra, anche nella mensa. Inoltre, manca il riscaldamento e si muore di freddo e alcuni detenuti riportano patologie gravi e del tutto ignorate. Alle rivendicazioni portate avanti dai reclusi, le forze dell’ordine rispondono con pestaggi e trasferimenti al carcere delle Vallette. Di fronte alla lotta disperata di chi saliva sul tetto sabato sera, la risposta è stata un dispiegamento di poliziotti, carabinieri, finanzieri e vigili del fuoco schierati, con scudi e manganelli.  Nella seconda parte della trasmissione, con alcuni compagni dell’assemblea contro il CPR del Friuli Venezia Giulia, abbiamo parlato degli ultimi aggiornamenti dal CPR di Gradisca d’Isonzo: informazioni preziose per mappare e capire la macchina del razzismo di stato attraverso i trasferimenti, gli arresti sulla frontiera orientale, la cooperazione di Frontex nelle deportazioni.
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Prisoners for Palestine – Age Verification: oltre il porno – Muri di droni – Libia e ONG@0
Estratti dalla puntata del 10 novembre 2025 di Bello Come Una Prigione Che Brucia PRISONERS FOR PALESTINE IN SCIOPERO DELLA FAME Lo sciopero della fame di Prisoners for Palestine rappresenta la prosecuzione in ambito detentivo della lotta portata avanti da Palestine Action contro le complicità istituzionali e le appendici dell’apparato tecno-militare sionista nel Regno Unito. A circa una settimana dall’inizio di questa mobilitazione, alla quale si sono aggiunti in solidarietà il prigioniero anarchico Luca Dolce (Stecco) e Jakhi McCray dagli USA, iniziamo dando spazio alle rivendicazioni dichiarate come obbiettivi dello sciopero della fame: fine della censura, accesso a misure cautelari alternative al carcere, diritto a un giusto processo, deproscrizione di Palestine Action e chiusura di tutte le filiali di Elbit System in UK. Dopo avere aggiornato su chi siano le prigioniere e il prigioniero che fino a qui hanno aderito allo sciopero della fame a rotazione, passiamo alla lettura del comunicato rilasciato da una di loro, Heba Muraisi. In conclusione, una riflessione sull’utilizzo tattico e strumentale della categoria di “terrorismo” per cercare di depotenziare la strategia portata avanti da Palestine Action in sede processuale: una classificazione neutralizzante del nemico utilizzata tanto dagli apparati militari quanto da quelli repressivi. Aggiornamento: L’attivista di Palestine Action Sean Middlebrough, 33 anni, soprannominato Shibby, è fuggito da una prigione del Regno Unito dopo essere stato rilasciato per un permesso temporaneo per assisetere al matrimonio del fratello. Sean ha dichiarato in una comunicazione ricevuta da Electronic Intifada: “Non sono in fuga. Sto semplicemente agendo con buon senso, rifiutando di essere trattenuto come prigioniero di guerra israeliano in una prigione britannica”. AGE VERIFICATION E (NON SOLO) PORNO Il 12 novembre 2025 entra formalmente in vigore la norma che prevede l’obbligo di verifica della maggiore età per l’accesso a contenuti online per adulti. Se l’attenzione si è concentrata soprattutto sui siti pornografici, in realtà le categorie interessate sono estese ad altri ambiti, promuovendo scenari di censura ancor più che di sorveglianza. Cerchiamo di osservare in quale traiettoria politica si inserisca questo provvedimento, nella corrente di riorganizzazione delle condotte online-offline e di implementazione della “società dei varchi” che passa per Identità Digitale e Real Name Internet. A margine una riflessione su pornografia e biopotere. I “MURI DI DRONI” Mentre torniamo a monitorare alcuni indicatori del rischio esplosione della “bolla dell’AI”, tra le quali i tentativi di Deutsche Bank di fare “hedging” (copertura per ridurre i rischi) sui suoi investimenti in datacenters e la perdurante attenzione di Google verso il settore militare (questa volta in Australia), cerchiamo di descrivere la normalizzazione del concetto di “muro di droni”: dalla War on Migrants ai Baltici, dalla separazione tra fronte ucraino e fronte russo alla scala continentale del programma cinese Transparent Ocean. GUARDIA COSTIERA LIBICA, SPARI CONTRO ONG E IL RUOLO DELL’ITALIA Il 2 novembre 2025 si sono rinnovati i memorandum Italia-Libia. Negli scorsi mesi è aumentata la violenza della Guardia Costiera libica, finanziata dall’UE, che ha aperto il fuoco almeno tre volte contro ONG e persone in movimento. Ma i memorandum non sono le uniche collaborazioni che finanziano e legittimano la violenza delle frontiere esterne in Libia. Abbiamo parlato del coinvolgimento di Frontex nelle deportazioni dalla Libia, dell’addestramento in Italia di truppe speciali libiche e delle pratiche con cui la Guardia Costiera libica dissuade gli interventi solidali di search and rescue.
repressione
sorveglianza
intelligenza artificiale
sciopero della fame
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PRISONERS for PALESTINE: 6 militanti in sciopero della fame nel Regno Unito a cui si aggiunge Stecco dal carcere di Sanremo@0
Domenica 2 Novembre all’ora di colazione, nel carcere di Bronzefield nella città di Ashford a sud del Regno Unito, i primi due prigionieri in sciopero della fame di Prisoners for Palestine, Qesser Zuhrah e Amu Gib, hanno rifiutato il cibo. Questo gesto ha segnato l’inizio del primo sciopero della fame a ciclo continuo, che coinvolge un gruppo di prigionieri e prigioniere accusate di azioni dirette contro l’industria bellica inglese. Il 20 Ottobre era già stato inoltrato al Ministro dell’Interno, tramite il gruppo Prisoners for Palestine, un documento contenente le rivendicazioni delle persone in stato di arresto e l’annuncio dell’imminente sciopero. Nessuna risposta, ad oggi, è ancora pervenuta dalle autorità. Sono sei le persone attualmente in sciopero nel Regno Unito (Qesser Zuhrah, Amu Gib, Heba Muraisi, Jon Cink, THoxha e Kamran Ahmed, ad esse si è aggiunto un compagno anarchico – Luca Dolce detto Stecco – prigioniero nel carcere di Sanremo. I prigionieri sono membri rispettivamente dei gruppi denominati Filton 24 e Brize Norton 5 e sono detenuti in carcere, senza condanna, accusati di aver preso parte a due azioni distinte, rivendicate dal gruppo Palestine Action. Filton 24 è l’appellativo utilizzato per il gruppo di attivisti incarcerati per un raid di Palestine Action (riportato nel video precedente) nel centro di ricerca, sviluppo e produzione del più grande produttore di armi israeliano,  Elbit System, situato a Filton, Bristol, nell’Agosto 2024. In 6 furono arrestati sul posto, ma in seguito, mentre erano sotto custodia della polizia, sono stati nuovamente arrestati ai sensi della legislazione antiterrorismo, che ha consentito alle autorità di prolungare il periodo di detenzione. Nei mesi successivi, in una serie di raid all’alba, altri 18 attivisti ricondotti allo stesso gruppo furono arrestati, alcuni anche insieme a familiari, che furono poi rilasciati. Brize Norton, invece, è il nome del gruppo accusato di aver spruzzato vernice rosso sangue su due aerei Voyager noleggiati dalla RAF. La base di Brize Norton è quella che ha svolto funzione di hub di trasporto e rifornimento per i voli diretti alla RAF di Akrotiri a Cipro, da dove vengono inviati voli giornalieri per  lo spionaggio a Gaza.  Qui, tradotta in italiano, un audio intervista ad un’attivista di Prisoners for Palestine che racconta come si sta e si è organizzata la solidarietà per i prigionieri e le prigioniere e attraverso quali iniziative e con quali obiettivi continuerà la campagna antirepressiva nel Regno Unito. LA DICHIARAZIONE DI AMU GIB: “Sono in sciopero della fame perché il mio corpo è stato messo sotto custodia dello Stato, ma ho ancora il dovere di lottare per la libertà dall’oppressione… Come possiamo stare in prigione, aspettando che il cappio si stringa intorno al nostro collo per opporci al genocidio? Come potrei non agire, mentre i bambini vengono assassinati nella più completa impunità da uno Stato sionista genocida? Distogliere lo sguardo dagli orrori non impedirà che accadano e dobbiamo affrontare la realtà. Dovremmo forse sorridere e chiedere gentilmente la nostra clemenza a un “sistema giudiziario” fondamentalmente corrotto dal sionismo?” Attualmente ci sono 33 prigionieri detenuti in custodia cautelare nelle carceri britanniche per azioni legate alla Palestina. Da quando Palestine Action è stata dichiarata fuorilegge dal governo britannico come organizzazione “terroristica”, oltre 2000 persone sono state arrestate in Inghilterra e Galles, principalmente per aver esposto cartelli con la scritta “MI OPPONGO AL GENOCIDIO. SOSTENGO PALESTINE ACTION”. La maggior parte è stata arrestata durante le proteste di massa organizzate da Defend Our Juries. “L’incarcerazione di attivisti in base a poteri antiterrorismo non è un abuso della legge, ma piuttosto è lo scopo per cui queste leggi sono state create. L’antiterrorismo è sempre stato uno strumento per mettere a tacere il dissenso e criminalizzare coloro che sfidano la violenza dello Stato. Questo sciopero della fame mette a nudo la continuità tra il passato coloniale della Gran Bretagna e la sua attuale repressione” ha dichiarato Anas Mustapha, responsabile della difesa pubblica presso CAGE International, organizzazione che sta supportando legalmente e pubblicamente lo sciopero. Dal 2012, Elbit si è aggiudicata 25 appalti pubblici nel Regno Unito per un totale di oltre 355 milioni di sterline. Ora, il Ministero della Difesa si sta preparando a firmare un contratto da 2,7 miliardi di sterline con Elbit, che la designerebbe come “partner strategico” e che le consentirebbe di addestrare 60.000 soldati britannici ogni anno. Alla luce del ruolo svolto nel paese dall’azienda leader nella produzione bellica, tra le rivendicazioni dei prigionieri e delle prigioniere in sciopero della fame spicca la chiusura degli stabilimenti Elbit e l’oscuramento dei suoi siti. Rimandando al sito del gruppo Prisoners for Palestine e dell’organizzazione CAGE International per aggiornamenti sullo sciopero della fame e le iniziative a sostegno dei e delle prigioniere, condividiamo alcune informazioni ad integrazione e approfondimento dell’intervista.
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