Per il mese di marzo i saperi maledetti tornano con una serie di 3 puntate che a
partire da interviste, raccontano la presenza giovanile nelle piazze e nei
ragionamenti transfemministi.
I ragionamenti partono dalle restituzioni della piazza dell’8 marzo in cui gli
intervistati riflettono sul significato della manifestazione. E’ emersa
l’importanza di una dimensione identitaria ossia di una piazza di cura intesa
come condivisione di uno spazio sicuro. Tuttavia è emerso anche un desiderio di
occupare quello spazio con meno leggerezza e più energia. Grazie al contributo
del collettivo Altr3 Voci e quello della casa delle donne Lucha Y Siesta abbiamo
esplorato la presenza di centri antiviolenza e servizi di base autogestiti nei
territori e il loro ruolo nella lotta transfemminista.
Infine abbiamo intervistato una compagna della Valle che ci ha raccontato come
si è strutturato il percorso transfemminista in una zone politicizzata ma
comunque periferica e con una densità minore, riflettendo anche sulle differenze
e ambiti da valorizzare nella costruzione di una mobilitazione in periferia
rispetto che in città.
Qui trovate la puntata integrale:
Tag - 8 marzo
Il primo argomento della serata è stato lo sciopero transfemminista globale
2026, ne abbiamo parlato in collegamento telefonico con Chiara di Non Una Di
Meno Torino:
“Quest’anno sarà ancora sciopero transfemminista, lunedì 9 marzo, e l’8 sarà una
giornata di lotta e mobilitazione.
Due giorni potenti che fermino la produzione e la riproduzione sociale, che
rendano visibile l’invisibile, che facciano emergere il sommerso e mettano al
centro desiderio, rabbia e lotta.
Per ribadire che questo presente costellato da violenza patriarcale, razzista e
istituzionale, guerre, genocidi, militarizzazione, repressione, precarietà non è
un destino a cui non possiamo sfuggire, ma il prodotto di politiche e retoriche
autoritarie precise.
Il genocidio incontrastato del popolo palestinese, la spartizione di Gaza,
l’attacco al Venezuela, al Rojava, le stragi continue in Iran, Congo e Sudan, le
violenze e gli omicidi dell’ICE, la repressione del dissenso che ovunque si
abbatte sui movimenti e su chiunque non si allinea a questo sistema, le
politiche persecutorie antimigranti e il razzismo istituzionale sempre più
feroce, sono tutti sintomi della più generale deriva transnazionale, segnata da
un’escalation bellica e di violenza patriarcale che ridisegna le priorità
politiche ed economiche verso riarmo, guerra e imperialismo.
L’economia di guerra non è più una minaccia astratta, ma una realtà tangibile
che ci colpisce in modo ancora più terribile come donne, froce, lesbiche,
persone queer, trans, non binarie, malatə, neurodivergenti e con disabilità,
razzializzate, migrantə, sex workers, prigionierə, lavoratricə, anziane e in
modo crescente bambinə.
La sottrazione delle risorse destinate ai bisogni reali, per destinarle invece
al riarmo e alla militarizzazione, è sistemica.
L’autodeterminazione e la libertà dei corpi e dei popoli sono sotto attacco
ovunque e in modi diversi, ma tutti con un impatto devastante. Una politica
della guerra, sul piano interno, è quella che fa della cultura dello stupro e
della violenza sessista, maschilista, istituzionale ed economica le proprie
parole chiave; una politica che pone al centro la virilità maschile, in un Paese
in cui i femminicidi sono all’ordine del giorno e in cui le istituzioni si
mostrano incapaci di affrontare il problema su un piano politico, sociale e
culturale.
Siamo noi i soggetti che la società patriarcale ha deciso di sacrificare per
poter garantire il proprio funzionamento, è su di noi che si scarica tutto il
peso e la violenza di questa crisi capitalistica e delle sue guerre.
La sentiamo nel peso del lavoro riproduttivo e di cura, nei femminicidi, nella
violenza di genere e dei ruoli di genere, nel controllo dei corpi, nel
consumismo e nell’estrattivismo sui territori.
La nostra risposta alla violenza è collettiva, culturale e quotidiana e
straborda nelle piazze e negli scioperi.
Per farlo abbiamo bisogno della pratica transfemminista, che continua ad essere
uno degli anticorpi più efficaci e potenti, perché riesce a mettere al centro le
vite materiali, le relazioni personali e politiche e le infrastrutture della
cura. Vogliamo continuare a immaginare insieme nuovi modi di opporci a questo
presente soffocante, per costruire una lotta imprevedibile e concreta.
Non permetteremo la strumentalizzazione della violenza patriarcale da parte del
governo per legittimare risposte securitarie. “Sicurezza” che si traduce in
politiche di controllo, militarizzazione dei quartieri, repressione e
profilazione razziale, aumento dellə detenutə per reati penali, civili e
amministrativi che sono costrettə a vivere in condizioni inumane in carceri
sovraffollate.
L’uso sproporzionato della forza contro i movimenti sociali, le manifestazioni
studentesche e quelle sindacali è il volto interno di questa stessa politica di
guerra. È stato approvato l’ennesimo Pacchetto Sicurezza: misure che non sono
pensate per la nostra sicurezza, ma per reprimere chi esprime dissenso e
svuotare le piazze, rendendo la lotta costosissima sul piano economico e sul
piano sociale e dando più protezione economica e politica alle forze dell’ordine
(che sono ancora senza numeri identificativi).
La violenza dello stato si manifesta anche con proposte di legge come il DDL
Bongiorno. Ci opponiamo alla formulazione della nuova legge sulla violenza
sessuale, che elimina il consenso come parametro per giudicare se ci sia stata o
meno violenza e smaschera la cultura profondamente patriarcale, misogina e
antifemminista dell’esecutivo, che mette sul banco dellə imputatə chi ha subito
violenza invece di chi l’agisce, mentre fa la guerra ai Centri Anti Violenza
autonomi e transfemministi.
Vogliamo rimettere al centro i nostri desideri, la nostra rabbia,
l’autodeterminazione sui nostri corpi e sui nostri territori.
Continuiamo a organizzarci, per trasformare il dolore in rabbia e la rabbia in
lotta, per innescare il cambiamento personale e collettivo, tramare e cospirare
insieme.
La potenza transfemminista in grado di distruggere le fondamenta di questo
sistema razzista, patriarcale, coloniale, abilista e repressivo, forte di quello
che abbiamo costruito e trasformato negli ultimi 10 anni e di tutte le
genealogie precedenti, ma che sia in grado di leggere il presente e adeguare
pratiche e lotte.
Lo sciopero è esploso in questi anni, anche a partire dal movimento
transfemminista globale, nella sua dimensione di pratica sovversiva. È un
processo politico costruito non solo su specifiche rivendicazioni, ma con
l’obiettivo di trasformare radicalmente i presupposti materiali e sociali di
disuguaglianze e gerarchie.
E quindi, dopo dieci anni, oggi è ancora più urgente lo sciopero dal lavoro
riproduttivo e produttivo, dai generi e di genere.
Scioperiamo perché senza consenso è stupro.
Scioperiamo perché senza dissenso è dittatura.
Scioperiamo perché non vogliamo che le nostre vite siano regolate da un’economia
di guerra che impone militarizzazione in ogni ambito delle nostre vite.
Scioperiamo per lo smantellamento delle frontiere che generano morti continue e
contro il razzismo di stato.
Scioperiamo perché nelle scuole non vogliamo le forze dell’ordine ma
un’educazione sessuo-affettiva al consenso e al desiderio.
Scioperiamo perché siamo stanchə di vivere di contratti di lavoro poveri, di
lottare contro la disoccupazione, contro la violenza economica, razzista e
maschilista dentro e fuori ai luoghi del lavoro.
Scioperiamo per una salute transfemminista per spazi e reti di cura – siano essi
autogestiti o all’interno dei servizi di sanità pubblica – che sappiano farsi
carico della nostra salute a 360°: dalla salute sessuale e riproduttiva alla
salute mentale.
Scioperiamo perché vogliamo una casa per tuttə.
Scioperiamo perché ancora oggi il sud Italia è ai margini delle politiche
istituzionali, in cui il progetto surreale del ponte sullo stretto è al centro e
le nostre vite terrone sono dimenticate.
Scioperiamo per il reddito di autodeterminazione.
Scioperiamo per l’autodeterminazione dei popoli oppressi, per la fine del
colonialismo in tutte le sue forme e delle guerre.
Scioperiamo per immaginare una società che metta al centro la cura e la vita,
non il profitto e la guerra.
LE NOSTRE VITE VALGONO. NOI SCIOPERIAMO!“
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di
Claudio Signore di AL COBAS Milano a fronte dell’incidente del 27 febbraio in
cui il tram linea 9 a deragliò finendo contro il muro di un’abitazione e
provocando due morti e 54 feriti e di altri deragliamenti di tram avvenuti nei
giorni successivi sempre nel capoluogo lombardo. Evidentemente c’è qualcosa che
non và nel sistema di trasporto pubblico milanese e come sempre a farne le spese
sono i lavoratori e gli utilizzatori del servizio, per questo il sindacato AL
COBAS che rappresenta i lavoratori di questo settore, è già da tempo che porta
avanti svariate battaglie sindacali, ultimo lo sciopero che è stato proclamato
per il 27 marzo.
Tra le rivendicazioni di questi lavoratori la riduzione dei carichi di lavoro,
una maggiore attenzione alla sicurezza del personale e dei viaggiatori e
l’opposizione ad un nuovo accordo in vista che aumenterebbe ulteriormente
l’orario di lavoro giornalieri per i tramvieri.
Buon ascolto
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il terzo argomento della serata ha riguardato il trasporto aereo, ai nostri
microfoni abbiamo quindi ospitato Gianni Cervone di CUB Linate e Malpensa. Da
lui ci siamo fatti descrivere le motivazioni che hanno portato all’indizione
dello sciopero del 18 marzo, sciopero che potrebbe venire “congelato” data
l’apertura da parte delle aziende di handling tirate in causa, che si sono dette
disponibili all’apertura di un tavolo di trattativa con i lavoratori.
Buon ascolto
Ricostruiamo la giornata di mobilitazione dell’8 marzo a Città del Messico, dove
decine di migliaia di donne hanno attraversato le strade fino allo Zócalo in una
delle manifestazioni femministe più grandi dell’America Latina. Nonostante la
piazza oceanica, Pontiroli racconta di aver percepito un leggero calo sia nella
partecipazione sia nel livello di organizzazione dei collettivi presenti
rispetto agli anni passati.
Al centro della protesta restano le rivendicazioni contro la violenza
strutturale di genere e l’inerzia delle istituzioni: in Messico, secondo i dati
del Segretariato esecutivo del sistema nazionale di sicurezza, nel 2024 sono
stati registrati circa 839 femminicidi, mentre se si considerano tutti gli
omicidi di donne la cifra supera le 3.000 vittime l’anno. Le organizzazioni
femministe ricordano inoltre che in media vengono uccise circa 10 donne al
giorno e che la grande maggioranza dei casi resta impunita o non arriva a
sentenza.
La giornata è stata attraversata da performance, cori e slogan — tra cui “No
estás sola” e “No se va a caer, lo vamos a tirar”. Nel finale del corteo alcune
manifestanti hanno cercato di rimuovere le barriere metalliche installate dal
governo a protezione dei palazzi istituzionali attorno allo Zócalo. A presidiare
l’area un massiccio schieramento di polizia, composto in gran parte da agenti
donne vestite di viola — il colore simbolo del movimento femminista in Messico —
che hanno risposto con numerosi lanci di gas lacrimogeni per disperdere i gruppi
rimasti nella piazza.
Ne parliamo con la giornalista, da Città del Messico Sofia Pontiroli
@credit fotografie di copertina e dell’articolo di Sofia Pontiroli, Città del
Messico, 8 Marzo 2026
Dopo una settimana fittissima di appuntamenti a cura di Non una di meno, è stato
un lungo weekend di iniziative transfemministe, a Torino come in tutta Italia e
nel mondo. Sabato 7 un grande corteo ha attraversato il centro città, domenica 8
ci sono state iniziative transfemministe nei quartieri di San Salvario, Cenisia,
Barriera di Milano, Vanchiglia e in provincia, a Susa, Avigliana e Grugliasco.
Oggi, nel giornata di sciopero generale l’Assemblea precaria universitaria ha
organizzato un flash mob per denunciare la condizione di precarietà nel settore
accademico. L’iniziativa è stata presentata con lo slogan “Il precariato è una
corsa a ostacoli” e ha coinvolto il percorso di accesso all’aula in cui era
prevista la seduta del Senato accademico. Lungo la balconata del rettorato, il
collettivo ha disposto fili, scatole e barriere simboliche, costringendo i
componenti del Senato a superare fisicamente alcuni ostacoli prima di entrare in
aula. Sul percorso sono stati inoltre collocati fogli e cartelli con riferimenti
a situazioni descritte come frequenti nella vita dei lavoratori precari
dell’università, tra cui mancati rinnovi contrattuali dopo anni di attività,
flessibilità obbligata e mobilità geografica.
Alle 10 è iniziato il partecipato presidio al tribunale di Torino contro il Ddl
Bongiorno, che si è trasformato in corteo dopo qualche ora. Le conseguenze
dell’approvazione del DdL Bongiorno, di modifica della attuale legge sulla
violenza sessuale, sarebbero molto gravi, soprattutto nei contesti familiari e
coniugali, e per le giovani e giovanissime che con le loro denunce fanno
registrare un aumento vertiginoso dei casi (dati Istat 2025), nei contesti
lavorativi e in condizioni di ricattabilità, nei tribunali dove chi denuncia è
già esposta a vittimizzazione secondaria.
Inoltre, la bocciatura del congedo retribuito ai padri, l’eliminazione di
Opzione Donna e i dati sul gender pay gap, smascherano un governo che fa
propaganda sulla natalità e la conciliazione vita-lavoro ma non le sostiene. Le
donne, le persone giovani e giovanissime, trans, razzializzate, disabili vengono
espulse dal mondo del lavoro e pagano la guerra e il riarmo con l’aumento del
lavoro povero e precario, il part time imposto, l’aumento dei prezzi e la
distruzione del welfare.
Questo 8 marzo si è svolto con un nuovo fronte di guerra aperto, quello contro
l’Iran e, scenario in cui ancora una volta è la popolazione civile a pagare un
prezzo altissimo per la
repressione da parte del Regime e per l’attacco israelo-americano, e lx
transfemministx in piazza hanno ribadito il sanguinoso nesso tra patriarcato e
guerra.
Abbiamo contattato Daniela, di NUDM, in diretta dal presidio al tribunale, che
ci ha parlato della giornata di sciopero transfemminista di oggi, del flash mob
in Rettorato, della necessità di opporsi al Ddl Bongiorno. La giornata di
sciopero e lotta transfemminista prosegue: alle 16, assemblea in Università.
8 Marzo — Dalla cella alla strada: le donne iraniane non si arrendono mai!
Nel Giorno Internazionale della Donna, l’Iran è sotto bombardamenti, e le donne
iraniane, come sempre, sono al centro del fuoco, non come vittime, ma come
combattenti.
🟣 Fin dai primi giorni della Repubblica Islamica, sono state le donne a dire
no. Quando Khomeini impose il velo obbligatorio nel 1979, le donne scesero in
strada nel giro di giorni. Per quasi cinque decenni hanno pagato il prezzo di
quel rifiuto con il carcere, con le frustate, con la morte. Il regime ha
costruito la sua architettura ideologica sul controllo dei corpi delle donne,
dei loro movimenti, delle loro voci. E per cinque decenni, le donne hanno
smantellato quell’architettura mattone dopo mattone.
🔵 Quando Mahsa Jina Amini fu assassinata nel settembre 2022, furono le donne ad
accendere la fiamma che divenne la rivolta Donna-Vita-Libertà. Non perché
qualcuno glielo avesse ordinato. Non perché un partito o un leader le avesse
autorizzate. Ma perché avevano bruciato per decenni e finalmente il fuoco
divenne visibile al mondo.
Quella fiamma non si è spenta. A Dicembre 2025 e Gennaio 2026, le donne erano di
nuovo in prima linea nelle rivolte, organizzando, guidando, ispirando. Il regime
ha risposto con tutta la sua forza brutale. Le donne sono state picchiate per
strada. Colpite con proiettili veri. Abusate sessualmente in detenzione.
Torturate nelle celle. Alcune sono state uccise. I loro nomi forse non sono
ancora noti al mondo, ma noi li conosciamo. Li portiamo con noi.
🔴 Onoriamo ogni donna che ha dato la vita in quelle settimane chiedendo
nient’altro che il diritto di esistere liberamente e con dignità.
Le carceri si sono di nuovo riempite di donne che avevano osato rialzarsi. Oggi,
mentre le bombe cadono sulle città iraniane, quelle stesse donne restano
detenute. Alcune sono state trasferite in basi militari della Guardia
Rivoluzionaria, usate come scudi umani. I loro processi vengono accelerati nei
tribunali nel silenzio e nel blackout. Il rischio di esecuzioni di massa è
reale.
🟡 Ora all’oppressione si è aggiunta la guerra. Le donne a Tehran, a Minab,
nelle città di tutto l’Iran stanno proteggendo i loro figli dai missili mentre
le loro sorelle marciscono nelle celle. Curano i feriti negli ospedali
bombardati. Documentano le atrocità con telefoni connessi a VPN illegali.
Mantengono viva la memoria della lotta nel momento più buio.
🟢 Affermiamo chiaramente: la liberazione delle donne iraniane non verrà dalle
bombe americane o dai missili israeliani. Non verrà da una monarchia che
trattava le donne come proprietà prima che la Repubblica Islamica le trattasse
come peccatrici. Verrà, e sta già venendo, dalle donne stesse. Dal basso.
🟠 In questo 8 Marzo onoriamo ogni donna iraniana che ha rifiutato. Ogni donna
che ha bruciato il suo velo. Ogni donna che è scesa in strada. Ogni donna che è
stata picchiata, torturata, abusata per aver osato chiedere libertà. Ogni donna
che è stata uccisa e il cui sangue annaffia i semi della lotta. Ogni donna che è
in una cella oggi. Ogni donna che è viva e continua a combattere.
🔥 Non stanno aspettando di essere liberate. Esse sono la liberazione.
Né Mullah! Né Scià!
Donna – Vita – Libertà!
Fronte Anarchico dell’Iran e dell’Afganistan
In Val di Susa le donne sono da sempre protagoniste delle lotte per la difesa
del territorio, dei diritti e della giustizia sociale. L’8 marzo scendiamo in
piazza per affermare […]
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Verso l’8 marzo, Non Una Di Meno lancia un intero weekend di mobilitazione
transfemminista: tre giorni di sciopero e iniziative per rimettere al centro
lavoro, riproduzione sociale e conflitto, sull’onda dell’opposizione ai piani
del governo tra cui il DL Bongiorno.
L’obiettivo è bloccare, anche simbolicamente, i meccanismi della produzione e
della riproduzione sociale, rendere visibile il lavoro invisibilizzato e
denunciare un presente segnato da violenza patriarcale, razzista e
istituzionale, guerre, precarietà e repressione. Un presente che non rappresenta
un destino inevitabile, ma il risultato di scelte politiche precise.
In risposta NUDM organizza un denso fine-settimana di cortei, mobilitazioni nei
quartieri e soprattutto di sciopero transfemminista:
7 marzo corteo cittadino, 8 marzo iniziative diffuse nei quartieri di Torino, 9
marzo sciopero transfemminista e mobilitazioni in città contro governo e
patriarcato.
Ne abbiamo parlato con una compagna di Non Una di Meno:
UN GIORNO NON CI BASTA. DUE NEMMENO.
Torino -
(sabato, 7 marzo 14:00)
UN GIORNO NON CI BASTA. DUE NEMMENO. Weekend di sciopero transfemminista Ci
tolgono spazi di dissenso e di lotta? Noi ci prendiamo più tempo e più spazio.
Tre giorni potenti per bloccare i meccanismi della produzione e della
riproduzione sociale, che rendano visibile il nostro lavoro invisibilizzato, che
mettano al centro desiderio, rabbia e lotta. Per ribadire che questo presente
costellato da violenza patriarcale, razzista e istituzionale, guerre, genocidi,
militarizzazione, repressione, precarietà non è un destino a cui non possiamo
sfuggire, ma il prodotto di politiche e retoriche autoritarie precise. La nostra
risposta alla violenza è collettiva, materiale, culturale e quotidiana e
straborda nelle piazze e negli scioperi. Per farlo abbiamo bisogno della pratica
transfemminista, che continua ad essere uno degli anticorpi più efficaci e
potenti, perché riesce a mettere al centro le vite materiali, le relazioni
personali e politiche e le infrastrutture della cura. Vogliamo continuare a
immaginare insieme nuovi modi di opporci a questo presente soffocante e di
desiderare la vita che vogliamo prenderci, per costruire una lotta imprevedibile
e concreta, di liberazione per tuttə. Ad ogni tentativo di silenziare le nostre
voci, rispondiamo con un grido altissimo e feroce e un intero weekend di
mobilitazione.
7-8-9M SAVE THE DATES
SABATO 7 marzo CORTEO CITTADINO
DOMENICA 8 marzo diffuso nei quartieri
LUNEDI 9 marzo giornata di sciopero transfemminista e di iniziative in città. A
breve tutti gli aggiornamenti e i dettagli sulle giornate di lotta!
https://www.facebook.com/nonunadimenotorino
Sabato scorso, 8 marzo, a Berlino, diversi cortei femministi e transfemministi
hanno attraversato il capoluogo tedesco. Uno di questi è stato brutalmente
caricato dallx poliziottx tedeschx, come testimoniano diversi video che
circolano sui social, in cui si vedono manifestanti presx a calci, pugni e per
il collo. Abbiamo chiesto a due compas della Brigata Transfemminista […]
Sabato 8 marzo è stata una grande giornata di mobilitazione, di lotta, di
prospettiva intersezionale transfemminista sul presente che viviamo di
discriminazione e abusi nei luoghi formazione, di tagli alla sanità, di aumento
di spesa per il riarmo, di sfruttamento sul lavoro, di genocidio in palestina.
Questi sono solo alcuni dei temi che sono stati […]