Nella notte tra venerdì 28 e sabato 29 maggio è morta un’operatrice
socio-sanitaria durante il turno di servizio notturno presso la residenza RSA
Tapparelli di Saluzzo. L’operatrice si stava occupando da sola di 33 pazienti
anziani in condizione di fragilità.
L’assenza di personale è uno dei tanti campanelli d’allarme delle condizioni di
lavoro insostenibili in cui versano le strutture RSA, tra turni lunghi ed
esaurienti, personale in sottonumero e contratti lacunosi. Denunciate dalle
stesse lavoratrici anche le ricadute che le condizioni lavorative inadeguate
hanno sulle persone prese in carico. Uno specchio dell’insufficiente
investimento nel settore della sanità in Italia in particolare quando si parla
di prevenzione.
Già il 25 maggio era stata comunicata alla prefettura di Cuneo la richiesta da
parte delle lavoratrici della struttura Tapparelli di conciliazione
obbligatoria, in cui una delle richieste specifiche era proprio quella di non
restare sole in turno notturno con 30 ospiti. Si annuncia che l’inascolto delle
richieste porterà all’indizione di sciopero.
Ne parliamo con Gian Luca del sidacato Cub sezione Cuneo:
Tag - sciopero
Il primo approfondimento della serata lo abbiamo realizzato intervistando Peppe
D’Alesio, Coord. prov. SiCobas Napoli e Salerno, rispetto alla situazione
critica dei porti campani.
Infatti il 23 maggio si è assistito a ben 3 licenziamenti tra i porti di Napoli
e Salerno di natura ritorsiva nei confronti di chi è iscritto al sindacato
conflittuale. In particolar modo ci siamo concentrati sulla vicenda di Ciccio
Collina, RSA del SiCobas, prima raggiunto da un provvedimento disciplinare
calatogli dall’ alto all’ improvviso poi tramutato il giorno stesso in
licenziamento.
Quasi accessorio specificare che le cause ufficiali di questo licenziamento
sono pretesti formali per evitare che si diffonda una cultura della salute sul
posto di lavoro, che non piace e non fa risparmiare abbastanza le aziende
coinvolte.
Ovviamente la risposta con picchetti e scioperi è stata pronta e si rilancia
essere sempre più determinata da parte di colleghi, sindacalisti e solidali.
Questi ultimi di centrale importanza se pensiamo anche quanto peso hanno questi
licenziamenti rispetto alle mobilitazioni nazionali dei portuali in protesta
contro il genocidio e in ottica generale anti- militarista.
Abbiamo perciò fatto anche una panoramica sulla situazione di questa lotta
diffusa in tutto il paese e all’ estero, per poi farci dare dal nostro ospite o
prossimi appuntamenti che vedranno coinvolto il SiCobas Napoli.
Buon ascolto
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Il secondo argomento della puntata è stato quello del prossimo sciopero dei
macchinisti e capotreno del gruppo FSI, previsto per l’11 giugno, ne abbiamo
parlato in compagnia di una capotreno dell’ Assemblea nazionale Pdm/pdb. Le
motivazioni di questo sciopero sono molteplici e il 4 giugno si svolgerà un’
assemblea preparatoria in presenza a Messina, per cercare di mettere a confronto
diretto la grande mole di lavoratrici e lavoratori che fanno parte di questo
gruppo autogestito. Oltre alle rivendicazioni riguardanti le condizioni di
salute e sicurezza di chi lavora e di chi viaggia sulle linee ferroviarie
italiane, sullo sfondo resta un contratto collettivo nazionale di comparto che
non viene aggiornato da 20 anni, con tutte le condizioni salariali che questa
situazione comporta.
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in collegamento telefonico con Mahmood
del SiCobas Torino, riguardo alle lotte che stanno mettendo in atto gli addetti
e le addette alle pulizie dei punti vendita Zara, per le quali è partita anche
una campana di boicottaggio nei confronti della multinazionale del fashion:
“ZARA SFRUTTA I LAVORATORI
BOICOTTA ZARA
SOLIDARIETÀ CON GLI OPERAI IN SCIOPERO PER DIFESA POSTO DI LAVORO E MIGLIORI
CONDIZIONI DI VITA
La ricca multinazionale Zara ha deciso di cambiare l’orario dei lavoratori
appalto pulizie Samsic nei punti vendita di Torino.
Questa decisione aziendale alla ricerca del massimo profitto va contro
l’interesse dei lavoratori: infatti tale cambiamento d’orario causerebbe una
riduzione delle ore lavorate (fino al 50%) con grave perdita di salario.
Perciò la nostra organizzazione sindacale ha aperto lo stato di agitazione
rivendicando il mantenimento dell’attuale orario di lavoro più altre richieste
di miglioramento delle condizioni di vita.
Di fronte alla chiusura aziendale, i lavoratori del sindacato da ieri sono in
sciopero e ora stanno portando avanti la protesta operaia con un presidio
davanti al più prestigioso negozio di Zara in città sul passeggio di via Roma.
AVANTI FINO ALLA VITTORIA”
Buon ascolto
Tra il 4 e il 5 maggio sono stati diffusi i comunicati delle lavoratrici e dei
lavoratori di Leonardo Caselle e Leonardo Torino, in sostegno alla Freedom
Flotilla e contro la guerra. In quei testi si parla anche dell’impoverimento che
l’economia di guerra produce sulla classe lavoratrice, anche qui, e si rilancia
lo sciopero come strumento di opposizione concreta alla produzione bellica,
rifiutando il ricatto tra “lavorare per la guerra” e perdere il proprio posto di
lavoro.
Già prima dei grandi scioperi del 22 settembre dello scorso anno, l’assemblea
palestina intercategoriale aveva iniziato a interrogarsi su come sostenere chi
sceglie di scioperare contro la guerra, costruendo relazioni e percorsi comuni
con lavoratrici e lavoratori del comparto bellico. Chi produce materialmente la
guerra ha il potere di smettere di farlo, se sostenut anche da chi è fuori da
quei luoghi di produzione.
Ne abbiamo parlato con un compagno del collettivo Colpo.
Ma la guerra non si combatte solo fuori dai confini nazionali. Si costruisce e
si organizza anche dentro i nostri territori. Economia di guerra significa anche
rafforzamento della repressione e del controllo sociale: decreto sicurezza dopo
decreto sicurezza. In questo quadro, la guerra interna passa anche attraverso la
costruzione di un “nemico interno”, utile a scaricare verso il basso le tensioni
sociali e a colpire chi viene considerato non conforme o sacrificabile. È una
dinamica che si manifesta nella violenza contro persone migranti e
razzializzate, nei quartieri, nei CPR, nelle carceri e nelle strade.
Dentro questo ragionamento si inserisce anche il percorso che guarda alla data
del 29 come a un passaggio importante: un tentativo di collegare l’opposizione
alla guerra “esterna”, alla complicità nel genocidio in Palestina e al sostegno
politico e militare garantito a Israele da USA e NATO, con l’opposizione alla
guerra interna e alla macchina del razzismo di stato.
Ragionare su come le pratiche e i percorsi costruiti contro la guerra esterna
possano essere estesi verso quei soggetti che rendono possibili
criminalizzazione, repressione e razzismo di stato; come mobilitarsi quindi
contro chi gestisce i dispositivi di detenzione, controllo e reclusione, dai CPR
alle aziende che ne traggono profitto, come Sanitalia.
Ne abbiamo parlato con un compagno dell’assemblea No CPR.
Prossimi appuntamenti:
29 maggio h8 concentramento in piazza Massaua
6 giugno h15 presidio sotto le mura del CPR di Corso Brunelleschi
In piena crisi d’astinenza da caffeina e derivati, Ing Sollazzi e dj PostPony
provano a svegliarsi in un lunedì di sciopero e di cervelli stoccafissati.
Tracklist
kabiro – organo modale
tuktu and the belugas – echidna nebulosa
boards of canada – prophecy at 1420 Mhz
can – spray
giovanna marini – ama chi ti ama
lucio dalla – ingorgo
lucio dalla – il motore del 2000
mark stewart & the maffia- paranoia
two lone swordsmen – azzolini & the branch brothers meet being
fiesta en el vacio – dimmi
nuno – canto1
memotone – warm shadow
the woodleigh research facility – in vocation a.o.s.
james massiah meets lord tusk – might be the one
mf doom and madlib – deuce goose
dj gruff – lucida follia
mobb deep – the start of your ending
richard sanderson – reality (matinéeXXL slow version)
La violenza sui posti di lavori si muove su diversi livelli: da quello
quotidiano dello sfruttamento e dei sopprusi, a quello del braccio armato della
polizia che tutela gli interessi padronali.
Desa, impresa chimica di detergenti, che produce anche per il marchio
Chanteclair, negli stabilimenti di Sant’Agata Bolognese è stata protagonista nei
giorni scorsi del licenziamento di un sindacalista del SiCobas, che ha fatto
seguito ad un momento di solidarietà con una lavoratrice aggredita verbalmente
da due responsabili durante il turno di lavoro.
Durante il picchetto del 7 Maggio organizzato per ottenere il reintegro dal
licenziamento, le cariche della polizia hanno costretto al ricovero due
lavoratori.
In diretta dai cancelli della fabbrica, dove anche oggi lavoratori, lavoratrici
e sindacalistx si sono trovati nuovamente per rispondere alla violenza messa in
campo da Stato e padroni, ricostruiamo cosa sta accadendo insieme ad uno dei
coordinatori locali del SiCobas.
AGGIORNAMENTO: poche ore dopo la diretta, il presidio è stato sgomberato dalla
polizia che ha trascinato di forza i e le manifestanti smobilitando il
picchetto.
Di seguito un breve video che racconta i momenti dello sgombero.
Abbiamo seguito in diretta dagli studi di via Cecchi 21/a la giornata
internazionale di lotta del primo maggio, focalizzandoci principalmente su
quanto stava avvenendo in città.
Abbiamo dato aggiornamenti dagli spezzoni di corteo in contestazione della
tradizionale sfilata organizzata dai sindacati confederali, anche tramite
registrazioni degli interventi al microfono e aggiornato su quanto si sta
muovendo a livello di mobilitazioni in ambito lavorativo.
Sul finale ci siamo collegati con l’organizzazione del secondo dei “Due giorni
di fuoco” per farci raccontare l’iniziativa e il dibattito sul progetto del
nuovo data center a Lucento, Torino.
Buon ascolto
Partenza spezzone sociale:
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Presentazione spezzone operaio:
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Presentazione spezzone antimilitarista:
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Aggiornamento con lo spezzone sociale:
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Intervento del Sicobas dal palco di Piazza Castello:
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Intervento operaio dal palco di Piazza Castello:
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Collettivo COLPO su inchiesta lavoratori ristorazione:
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Giulia CUB scuola università e ricerca su prossime mobilitazioni:
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Presentazione dibattito e iniziative alla due giorni di fuoco:
Il primo argomento di questa puntata è stato il CCNL Istruzione e ricerca
siglato pochi giorni fa, ne abbiamo parlato in compagnia telefonica di Cosimo
Scarinzi di CUB Piemonte. La triade dei sindacati confederali, con l’ ausilio
dei sindacati politicamente più vicini al governo in carica, hanno sottoscritto
il nuovo CCNL di comparto nella giornata del primo aprile. L’ennesimo contratto
che coinvolge milioni di lavoratori, che però non vengono interpellati
minimamente sui contenuti dello stesso e che non recupera l’inflazione reale.
Con Cosimo Scarinzi ci siamo addentrati nelle dinamiche che hanno portato a
questo risultato e parlato delle prossimi mobilitazioni che si stanno
organizzando a riguardo.
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Anna
Belligero (Cobas Scuola Torino) su come i fascisti di FdI stanno trasformando
quello che rimane della scuola pubblica.
Abbiamo affrontato con la nostra ospite il declino della scuola che non è solo
culturale e affronta, da quando è al governo FdI, una deriva che ci ricorda le
abitudini del ventennio: liste di professori di sinistra, schedature delle
scuole non allineate con interrogazioni parlamentari della maggioranza, etc.
Verso metà marzo il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli ha stilato una
lista di scuole che lo scorso 10 febbraio avrebbero ignorato il Giorno del
Ricordo, la commemorazione per le vittime delle Foibe. In un’interrogazione, il
parlamentare di FdI ha chiesto al ministro dell’Istruzione di effettuare delle
verifiche nei confronti degli istituti finiti sotto accusa.
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Alberto Russo dell’
ANLM (Assemblea Nazionale Lavoratori Manutenzione) manutentore che lavora in RFI
(Rete Ferroviaria Italiana) sullo sciopero di 24h previsto per l’11/04/2026 e
sul comunicato che l’assemblea sta facendo circolare su “Se proprio vogliamo
giocare giochiamo”.
L’ANLM è nata come assemblea di lavoratori autorganizzati della manutenzione in
Ferrovia dello Stato ha avuto la capacità di organizzare scioperi contro le
condizioni di lavoro dei manutentori e la loro sicurezza.
IL COMUNICATO:
“Sono passa più di due anni dalla firma del 10 gennaio.Il degrado del settore è
sotto gli occhi di tutti, siamo completamente allo sbando, e se mai fosse
possibile, giorno dopo giorno dobbiamo fare i con con una azienda, che grazie al
peggior quadro sindacale che abbia mai calcato le “scene” nel trasporto
ferroviario, sta disarticolando in maniera molto “pericolosa” l’idea stessa di
una Manutenzione dell’Infrastruttura che veda i ferrovieri avere un ruolo.
La firma degli accordi territoriali, non solo non ha corretto in alcun modo
l’impatto dell’iniziativa aziendale, ma legittimandone l’operato ha incentivato,
quella che a tutti gli effetti ricorda la pratica tipica dei campi di
rieducazione, producendo conseguenze pesanti, che impattano fortemente sui
lavoratori.
Così mentre Cum e Specialisti si ergono troppo spesso a controllori di qualsiasi
aspetto della nostra vita, registriamo un aumento dell’uso dello strumento
sanzionatorio, spesso in materie che attengono alla sicurezza sul lavoro, perché
quel modello Brandizzo che trova in questa riorganizzazione la sua massima
espressione, godendo del sostegno di sigle sindacali che nemmeno su questi
aspetti dimostrano un minimo di ritegno, sta infettando ogni aspetto della
realtà che ci circonda.
Non possiamo permetterci di vivere nella paura, perché è quello su cui contano,
perché è quello di cui azienda e sindacalai si nutrono e soprattutto perché in
una situazione come questa è molto più pericoloso assecondarli. Ovviamente la
tentazione di rintanarsi nel proprio angolo nella speranza di non essere
investiti da quel che accade, magari continuando a rivolgersi a quei sindaca che
ci stanno fottendo la vita senza esclusione di colpi, non aiuta, ma sappiamo e
dovreste saperlo anche voi, che con noi non hanno finito, e non ci sono santi a
cui rivolgersi se non a noi stessi. La ricerca di una parvenza di normalità, ci
sta facendo perdere di vista il terreno di gioco. Le cose, anche le più feroci,
continuano ad accadere ed ad un certo punto dovremo svegliarci. Come se il
quadro non fosse già complesso, a rendere tutto ancora più difficile è la
Commissione di Garanzia che oramai si erge al ruolo di portavoce di RFI,
spulciando nei più assurdi meandri per ostacolare le iniziative di sciopero che
portiamo avanti dal 2024. Pertanto all’ennesimo e ingiustificato intervento,
abbiamo deciso di cambiare passo, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire
e non si poteva continuare inermi a cercare di schivare lanci sempre più mirati.
Per come è scritto l’accordo sui servizi minimi, però, e per come è strutturata
la nostra reperibilità, la scelta della Commissione di smantellare l’accordo per
come da sempre applicato, ci riporta all’interpretazione integrale di quanto
scritto e questo paradossalmente ci apre opportunità in termini di efficacia.
Vi invitiamo a leggere attentamente le norme tecniche, perché se è vero che ci
porteranno ad effettuare il residuo di prestazione che non rientra nella fascia
21/21, ci esclude dall’obbligo di essere considerati reperibili nella finestra
temporale che corrisponde alla prestazione su cui stiamo scioperando, inoltre
tutto quello che succede all’interno di quella fascia è interessato dallo
sciopero e chi farà il pomeriggio il 10, andrà via prima e chi farà la notte
l’11 e dovesse entrare alle 20, entrerà alle 21. Siamo consapevoli che andare al
lavoro per un pezzetto di prestazione, stiamo parlando di 36 minuti/1 ora, è una
rottura di scatole che non ha alcun senso logico. Del resto è quello su cui la
Commissione di Garanzia ed RFI contano, ma la modifica va vista nel suo insieme.
Ora, se ritenete il disagio insopportabile, non fate sciopero, ma se per caso
foste addirittura reperibili pensateci, perché non dovendo garantire la
reperibilità, il vostro sciopero è particolarmente incisivo. In fondo, come
abbiamo riportato anche sulle norme tecniche, dovrete timbrare, andare a
mettervi i DPI, poi ricambiarvi, timbrare l’uscita e andare a casa. Se proprio
vogliono giocare, giochiamo.
Per difendere la nostra dignità, la nostra sicurezza e fermare questo disastro,
per riaffermare quel diritto di sciopero che tentano di eliminare del tutto, l’11
aprile 2026: SCIOPERO”
Buon ascolto
LA PRIMA APPLICAZIONE DEL “DECRETO-SICUREZZA” CONTRO GLI SCIOPERI OPERAI.
TUTTI/E AD ALESSANDRIA IL 18 APRILE!
Piazza Matteotti, Alessandria - Arco di trionfo, Piazza Giacomo Matteotti,
Alessandria, Piemonte, 15121, Italia
(sabato, 18 aprile 15:00)
IL DECRETO SICUREZZA SVELA IL SUO VERO FINE: LA PRIMA APPLICAZIONE IN ITALIA È
CONTRO UNO SCIOPERO DI LAVORATORI.
RISPONDIAMO UNITI: SABATO 18 APRILE MANIFESTAZIONE AD ALESSANDRIA!
Multe fino a 10 mila euro, fogli di via, aperture indagini: la questura di
Alessandria reprime lavoratori e sindacalisti rivelando il vero scopo di queste
leggi.
Tutto questo per uno sciopero che si è svolto in modo del tutto pacifico e senza
problemi in un magazzino di Tortona, per denunciare l’uso spropositato di
contratti a tempo determinato e rivendicare la stabilizzazione dei lavoratori.
Rivendichiamo il diritto ad organizzare scioperi senza preavviso, gli unici
efficaci per causare danni e conquistare i propri diritti!
Rivendichiamo l’agibilità sul territorio per gli operatori sindacali colpiti con
3 anni di foglio di via!
Contro decreti sicurezza, fogli di via e economia di guerra: tutti ad
Alessandria sabato 18 aprile!
Se toccano uno, toccano tutti e tutte!
SI Cobas Alessandria
Il primo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Marco Ricci, Flaica
Cub Terni, sullo sciopero proclamato da* lavorat* della Dussmann dell’azienda
ospedaliera ternana previsto per il 3/04/2026.
Con l’aiuto del nostro ospite abbiamo:
elencato le prospettive di lotta
focalizzato le condizioni di lavoro nel territorio
analizzato le motivazioni che hanno portato allo sciopero con un focus
sul CCNL multiservizi
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Rita Di Fazio,
operaia Stellantis e componente della segreteria FMLU CUB di Frosinone, in
merito alla manifestazione che si è fatta il 20 marzo a Cassino per rilanciare
il territorio.
La nostra ospite ci ha spiegato che “abbiamo proclamato sciopero per la giornata
ma non abbiamo partecipato alla manifestazione perché non aveva nessuna
piattaforma /obbiettivo” in un campo così largo che comprendeva anche le
organizzazioni padronali [confindustria], politiche e sindacali che hanno
contribuito alla
De industialozzazione del territorio non c’era spazio per la lotta di classe.
Abbiamo anche fatto il punto della situazione sul declino della Fiat e sulle
mosse azzardate del governo che sta trascinando continuando a fare accordi di
delocalizzazione nonostante la proprietà francese.
Buon ascolto
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Il terzo argomento della puntata è stato quello del continuo attacco al diritto
di sciopero, nello specifico parliamo dell’ ambito della logistica. Infatti con
Carlo del SiCobas Piacenza, abbiamo analizzato il provvedimento messo in campo
dalla Commissione di Garanzia del diritto di Sciopero che vuole includere i
lavoratori impegnati nel trasporto e smistamento merci, all’ interno delle
categorie considerate “essenziali”. Questo porta ad una serie di riflessioni
obbligatorie su quanto i lavoratori di questo ambito siano stati centrali nelle
lotte per la conquista di condizioni migliori e quanto la politica faccia in
modo negli ultimi anni a difendere chi invece li sfrutta e vorrebbe continuare a
risparmiare sul loro costo. A rendere il tutto ancora più paradossale è il fatto
che proprio qualche giorno prima il Comitato Europeo dei Diritti Sociali, aveva
ritenuto eccessive le misure della legge 146/1990 che regola proprio il diritto
di sciopero delle categorie di lavoratori essenziali. Il nostro intervistato ci
ricorda comunque che questo è solo l’ultimo di una serie di attacchi repressivi
nei confronti dei lavoratori della logistica, che già in passato non si sono
fatti intimorire da provvedimenti che gli erano stati cuciti addosso e che
sicuramente neanche adesso sopprimeranno il loro spirito combattivo.
Buon ascolto
La Commissione di Garanzia sugli scioperi l’11 marzo ha deciso di estendere alla
logistica le limitazioni previste dalla Legge 146/1990, equiparandola di fatto
ai servizi pubblici essenziali. Una decisione che introduce obblighi di
preavviso, procedure di raffreddamento e prestazioni indispensabili lungo
l’intera filiera logistica, ribaltando un orientamento consolidato in 30 anni di
applicazione. Una pronuncia tutt’altro che tecnica, una scelta politica precisa,
quella di attaccare ulteriormente le lotte di lavorator*, che in questi anni
hanno ottenuto miglioramenti importanti sia sul piano salariale che delle
condizioni di lavoro.
Ne abbiamo parlato con Antonio Amoroso della Cub Trasporti
Ascolta la diretta: