di Tommaso Giachetti Come un sindacato costruito dal basso sta aiutando operai e
operaie nella lotta per un lavoro dignitoso. Un racconto in prima persona dalla
vertenza Acca. Da un …
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Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Augustin
Bruno Breda RSU presso Electrolux Italia Spa e Componente Comitato Centrale Fiom
sulla conferma da parte padronale di un piano di ristrutturazione in Italia che
prevede 1.450 esuberi e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi
(Ancona).
Ancora una volta, la logica del profitto capitalistico scarica i propri
fallimenti sulle spalle di chi lavora. Al tavolo del ministero, la
multinazionale svedese Electrolux getta la maschera e conferma il piano di
licenziamenti di massa: 1.450 esuberi in tutta Italia e la chiusura del sito di
Cerreto d’Esi. Ma i lavoratori non faranno da spettatori al proprio funerale:
scatta l’ora della mobilitazione permanente.DALLA PARTE DEGLI OPERAI – La farsa
del “confronto istituzionale” si è consumata nei palazzi del potere a Roma.
Davanti ai funzionari dello Stato borghese, i vertici di Electrolux hanno
ribadito la loro spietata sentenza: 1.450 licenziamenti complessivi e la morte
produttiva dello stabilimento marchigiano di Cerreto d’Esi.
I padroni di Electrolux non si accontentano di distruggere i mezzi di
sussistenza di migliaia di famiglie, ma pretendono anche di aumentare lo
sfruttamento in fabbrica. Il loro piano si articola come un vero e proprio
attacco alla dignità operaia:Licenziamenti di massa: 1.450 lavoratori messi alla
porta a livello nazionale.
La scure sui precari: 135 contratti a termine non rinnovati, usati e gettati via
dopo aver spremuto la loro forza lavoro.
Resistenza a Forlì: 297 esuberi dichiarati nello stabilimento romagnolo,
bersaglio primario della ristrutturazione. La totale liquidazione del sito di
Cerreto d’Esi, sacrificato sull’altare dei dividendi degli azionisti.
Le assemblee di fabbrica di Fim, Fiom e Uilm hanno risposto alla dichiarazione
di guerra della multinazionale proclamando l’immediato stato di agitazione e
otto ore di sciopero nazionale il 4/09/2026. La classe operaia di Electrolux
incrocia le braccia per dimostrare, ancora una volta, una verità storica
universale: senza il lavoro degli operai, le fabbriche sono solo ferro vecchio e
il capitale non produce un solo centesimo di valore.
La mobilitazione non si fermerà ai cancelli: l’obiettivo è trasformare questa
vertenza in una battaglia politica contro la deindustrializzazione e la
complicità dei governi che lasciano mano libera ai colossi transnazionali.
La tregua è finita. Contro la violenza economica dei padroni, si riaccende la
fiamma della solidarietà e della lotta di classe.
Buon ascolto
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Con enorme tristezza nel cuore abbiamo dato notizia dell’improvvisa scomparsa di
Alex Ammendolia, un uomo che nei suoi 38 anni di vita è sempre stato attivo
politicamente e nel sociale, armato di grande intraprendenza e spirito critico
ha militato nella CUB, in BDS e in generale era sempre in prima linea contro
ingiustizie e difesa degli ultimi. Amici, parenti, colleghi e compagni di
attivismo hanno pertanto organizzato un evento pubblico per sabato 12 settembre
per onorarne il ricordo, abbiamo avuto come ospite telefonica Charlotte di BDS,
che è tra le organizzatrici della serata.
Ai giardini reali, lato fenix, verrà allestita una postazione con microfono e
casse per fare dediche in ricordo del nostro determinato ed instancabile
compagno, ci sarà anche la possibilità di portare strumenti musicali, ma anche
cibi e bevande per suonare e godersi la convivialità che Alex tanto apprezzava
in vita.
Dopo che Charlotte ci ha raccontato nel dettaglio tutti i momenti che formeranno
questo evento, abbiamo voluto mandare in onda una canzone che un’ amica di Alex
ha riadattato e suonato in sua memoria.
Buon ascolto
di Mauro Armanino Dai poveri e migranti al lavoro precario, dai sogni al
futuro: nella società del mercato tutto può essere svalutato. Persino le parole,
quando smettono di raccontare …
Il primo approfondimento della serata lo abbiamo fatto in compagnia di Fabio del
SiCobas Torino sulla loro giornata di mobilitazione del 20 luglio, che ha
compreso ben tre manifestazioni nella stessa giornata. Il filo conduttore
purtroppo è quello del decesso, infatti si è trattato di 3 vittime di quella che
si può definire come guerra di classe:
“Lunedì 20 luglio a Torino abbiamo promosso tre manifestazioni in una sola
giornata: tre manifestazione per tre morti.
La prima davanti all’Ispettorato del Lavoro con gli autisti e i camionisti delle
azienda in appalto BRT, in seguito alla morte del loro compagno di lavoro
Antonino Gala sul piazzale del magazzino di Settimo Torinese, schiacciato dal
suo stesso camion. Dalle prime ricostruzioni pare non avesse inserito
correttamente il freno a mano.
Quello che raccontano però i i suoi compagni di lavoro, anche delle numerose
altre aziende appaltatrici che operano per il colosso dei corrieri, è una
condizione diffusa di stress, sovraccarico di lavoro, oppressione di capi
e responsabili, paura di incorrere in sanzioni e addebiti di danni per
qualsivoglia sinistro possa accadere nelle lunghe ore di lavoro. Condizione che
non è affatto terminata dopo la morte di Antonino Gala. Anzi, soprattutto nei
confronti dei lavoratori iscritti al Si Cobas, i comportamenti oppressivi
(“Bartolini non vi vuole”, “siete indesiderati” solo alcune delle frasi
pronunciate) e le discriminazioni, inclusi demansionamenti illegittimi e
spostamenti di giri e turni, sono sempre più frequenti.
La seconda manifestazione è stata davanti al tribunale di Torino, sempre con la
nutrita partecipazione degli autisti appalti BRT; dove nel pomeriggio è arrivata
la storica sentenza – la prima in Italia – che condanna l’azienda Af Logistics e
il suo preposto Pasquale Martucci per il suicidio nel 2023 di un camionista
della piattaforma GS Carrefour di Rivalta. Il camionista Renato Fesce si era
tolto la vita tartassato e prigioniero oltre ogni limite del lavoro,
dell’aggressività del capo, dei turni massacranti, e della parallela paura di
perdere il lavoro.
La sentenza è arrivata anche grazie alla costituzione come parte civile del SI
Cobas (rappresentato dall’avvocato D’Amico), che ha permesso di celebrare con
serietà e fino in fondo un processo che altrimenti rischiava di finire anzi
tempo. Il Si Cobas è presente da anni nell’azienda e da anni lotta con un gruppo
di autisti per aumenti di salario, condizioni di sicurezza dei viaggi e delle
consegne e serenità sul lavoro. Davanti alla piattaforma Carrefour di Rivalta si
erano svolti anche gli scioperi della logistica dell’ottobre 2021 e lo sciopero
contro il genocidio in Palestina del 23 febbraio 2024.
La terza manifestazione è stata il corteo nel quartiere proletario di Barriera
di Milano per rivendicare GIUSTIZIA PER FAKIR, il facchino ammazzato domenica a
Bologna dalla polizia di Stato, sotto gli occhi di tutti. Una violenza inaudita,
frutto anche del senso di impunità delle forze dell’“ordine” rafforzato dai
decreti sicurezza del governo Meloni e dal clima di propaganda anti-immigrati
spinto dall’economia di guerra. Una violenza che resterà impunita senza la
mobilitazione massiccia di tutti noi lavoratori e lavoratrici, italiane e
immigrate.”
Buon ascolto
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Il secondo argomento della puntata è stato quello del licenziamento per motivi
chiaramente pretestuosi della storica coordinatrice RSU dell’Ospedale San
Raffaele di Milano, Margherita Napoletano. L’avevamo giusto sentita qualche
settimana fa per il provvedimento disciplinare che le era stato inflitto dalla
direzione dell’ospedale come chiaro atto intimidatorio rispetto all’instancabile
azione sindacale da lei svolta; oggi, dopo una conferenza stampa avvenuta lunedì
e promossa dal sindacato di cui Margherita fa parte, la CUB, l’abbiamo
intervistata mentre è in corso il suo sciopero della fame da incatenata nella
struttura dell’ospedale.
Ci siamo fatti raccontare dalla sua voce come sono andati i fatti che hanno
portato al licenziamento e le risposte che sono state messe in campo, con la
solidarietà delle altre sigle sindacali, utenza dell’ospedale e colleghe e
colleghi. Una risposta forte e necessaria per un attacco vergognoso alla
rappresentanza sindacale e al diritto di sciopero, che l’ospedale San Raffaele
spera di infliggere senza conseguenze.
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto in compagnia telefonica
di Clem dell’Assemblea Pdm/Pdb sullo sciopero del personale ferroviario al quale
hanno aderito con CUB e SGB che lo hanno lanciato.
Da lui ci siamo fatti ricordare le rivendicazioni di chi lavora in ferrovia e
che è costretto periodicamente a rinunciare a giorni di paga per cercare di
farsi ascoltare da azienda ed istituzioni con gli scioperi, per quanto la
Commissione di Garanzia dello Sciopero (paradossalmente) cerchi puntualmente di
mettergli i bastoni tra le ruote. L’adesione a questo ultimo sciopero sono state
infatti molto alte non a caso, tra morti sul lavoro che si susseguono,
organizzazione degli orari lavorativi e non solo insostenibili e la piaga delle
mansioni appaltate a ditte esterne, si vuole dare un chiaro messaggio a chi
continua a gettare fumo negli occhi rispetto ai problemi reali del pase, con
grandi opere e messaggi xenofobi.
Buon ascolto
Il primo argomento della puntata è stato quello delle lotte nel distretto della
moda di Prato, in particolare sulle vicende capitate ai lavoratori dell’Acca
srl, ne abbiamo parlato in collegamento telefonico con Riccardo del SUDD Cobas.
L’ Acca srl il 20 giugno annuncia la sua chiusura con conseguente licenziamento
di 95 dipendenti, niente di nuovo per chi opera nel settore della logistica, in
cui aprire e chiudere aziende, serve a mantenere un sistema di malaffare, fatto
di sfruttamento dei lavoratori ed evasione fiscale. Così i lavoratori assieme al
sindacato di base SUDD Cobas hanno organizzato un picchetto permanente davanti
alla sede dell’azienda per mettersi di traverso a questa scelta fatta
sconsiderando totalmente le prospettive di chi in quel posto ci lavorava fino a
poco tempo prima.
Da lì prima una rete organizzata via WeChat di imprenditori, solidali alla causa
dei padroni dell’Acca e detrattori del sindacato di base, ha organizzato di
fatto un assalto al presidio con la pretesa di riprendere la merce bloccata nel
magazzino, tanto che è dovuta intervenire anche la celere per fermarli. Poi dopo
il tavolo di trattativa conquistato il 1 luglio alla presenza di istituzioni
locali e azienda, sono state le forze dell’ordine a sgomberare il presidio con
la forza, di fatto prendendo le parti di un’azienda che nel frattempo è sotto
processo per un’evasione fiscale pari a 71 milioni di euro. Con Riccardo siamo
entrati nei dettagli di questa storia e nel racconto del partecipatissimo corteo
organizzato in risposta a questa situazione di violenza costante usata contro
chi cerca solo di difendere il proprio posto di lavoro.
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di
Margherita Napoletano, coordinatrice RSU CUB all’ospedale san Raffaele di
Milano, vittima di una contestazione disciplinare a seguito di posizioni decise
prese nei confronti della direzione ospedaliera. La nostra ospite si è più volte
esposta denunciando la grave carenza di personale e l’abuso nella gestione degli
appalti. A questo si aggiunge una diffida alla CUB da parte della direzione
ospedaliera che appare pretestuosa e finalizzata ad intimidire e mettere fuori
gioco il sindacato conflittuale.
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di
Emiliano Gentili, redattore del blog dei lavoratori e delegati indipendenti di
Pisa e membro del centro studi politico/sindacale della CUB, su l’articolo del
02/07/2026: “Dal 1° Luglio è partito il nuovo tentativo di scippo del TFR”
https://delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.com/2026/07/dal-1-luglio-e-partito-il-nuovo.html
Con l’aiuto di Emiliano siamo entrati nel merito della Legge di Bilancio dove il
Governo è intervenuto anche per potenziare i fondi di previdenza complementare,
alimentando quel meccanismo del silenzio-assenso che indirizza il Trattamento di
Fine Rapporto dei neo-assunti nel settore privato verso i fondi pensione.
Buon ascolto
A Seano la Celere smantella il presidio dei lavoratori della Acca, cento posti
di lavoro a rischio. Fermati operai e sindacalisti del Sudd Cobas mentre i
furgoni svuotano il magazzino …
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Federico
Giusti della CUB Pisa e del blog delegati e lavoratori sul discusso
provvedimento del governo che introduce dal 1 luglio 2026 la CIG in caso di
caldo estremo.
con l’aiuto del nostro ospite siamo entrati nel merito del provvedimento che
tutela i lavoratori dalle situazioni climatiche eccezionali, ma con fondi
dimezzati rispetto allo scorso anno e:
* nonostante le ondate di calore fuori misura di queste settimane la copertura
è prevista dal primo luglio
* sono esclusi i rider, il settore della pesca, li stagionali del turismo,
lavoratori autonomi, le partite Iva e tutte le categorie che non rientrano
nel sistema degli ammortizzatori sociali richiamato dal decreto
Buon ascolto
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Il secondo argomento della puntata ha riguardato le lotte dei lavoratori nel
mondo della logistica piemontese. In collegamento telefonico con Fabio del
SiCobas Piemonte siamo andati nello specifico a raccontare le vicende che hanno
riguardato lo stabilimento in quel di Tortona di IN’S discount. Questi
lavoratori, stanchi di turni di lavoro mal organizzati, ticket mensa di importo
insufficiente ma soprattutto dei soprusi ai loro danni, agiti da un preposto che
creava un clima di terrore all’interno dello stabilimento (oltre a che essere
accusato dai lavoratori di veri e propri episodi di violenza fisica e razzismo),
hanno deciso di mobilitarsi mettendosi in presidio davanti agli stabilimenti di
IN’S con l’intento di bloccare il traffico delle merci. La loro iniziativa ha
funzionato talmente bene, da rendere la loro lotta nota a tutta la clientela del
marchio di discount, che non ha potuto per più di una settimana riempire gli
scaffali dei loro punti vendita. Dopo varie fumate nere arrivate dopo i colloqui
in prefettura, tentativi di sfondamento del picchetto da parte di camionisti,
cariche della polizia a tutela dei padroni, i lavoratori e il sindacato di base,
sono riusciti ad ottenere quello che volevano, confermando che in questo come in
altri ambiti è solo la lotta che paga.
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto tramite un contributo
registrato preparato dalla redazione di Radio Blackout:
Venerdì 26 e Sabato 27 Giugno un presidio formatosi davanti al ristorante
Meat-TO di via Carlo Boucheron 18 ha sostenuto lo sciopero di due lavoratori
addetti alle cucine.
Il lavoro senza sosta, 7 giorni su 7 e per paghe misere, ha portato due
lavoratori di origine bengalese a rivendicare migliori condizioni. Attraverso
l’intervento del sindacato e la solidarietà di alcuni gruppi di compagni e
compagne una mobilitazione ha preso forma nel week end per sensibilizzare i e le
clienti.
Come in altri settori che reggono sulla manodopera di persone razzializzate, ad
emergere è non solo il ricatto della sopravvivenza, ma anche quello di accettare
condizioni di sfruttamento pur di garantirsi un contratto che possa consentire
il riconoscimento del permesso di soggiorno.
Insieme ad un compagno del collettivo Ujamaa un racconto della mobilitazione.
AGGIORNAMENTO: la mobilitazione continua anche Venerdì 3 e Sabato 4 Luglio dalle
ore 18
PRESIDIO IN VIA CARLO BOUCHERON 18
Buon ascolto
Il primo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Antonio Amoroso della
CUB trasporti nazionale, sull’incontro che si terrà a Bruxelles il 23/06/26 su
salari e povertà in Italia.
È una vera e propria emergenza: lavoro povero e pensioni da miseria sono sulla
bocca di tutti ma nessuno ha intenzione di affrontare e risolvere. Con l’aiuto
del nostro ospite abbiamo analizzato i temi che si affronteranno:
1- Come mai pensione e salario sono fermi al palo da anni?
2- serve una legge su salario minimo
3- del reclamo al comitato dei diritti sociali d’Europa
4- la vertenza salariale non si può più rimandare
5- lo scippo sul diritto allo sciopero in corso da anni
6- una auspicabile unione del sindacalismo di base per difendere
lavoratori, pensionati e masse popolari
Buon ascolto
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Il secondo argomento della puntata è stato quello dei fenomeni paraschiavisti
attivi nel nostro paese, a seguito delle ultime notizie di cronaca che hanno
portato nuovamente alla ribalta del dibattito pubblico queste dinamiche. Con
l’aiuto di Valeria, Ispettrice del lavoro del sindacato USB, siamo andati alle
radici della questione, tracciando un quadro che descrive lo sfruttamento
intensivo e l’intenzione delle istituzioni a favorire questi processi, piuttosto
che ad arginarli. Un’ ulteriore aspetto su cui ci siamo concentrati è come i
mezzi di informazione trattano questi temi, ovvero in una maniera profondamente
razzista che cerca di individuare nell’aguzzino straniero il caprio espiatorio,
coprendo ogni volta le responsabilità di quelle figure italiane che dovrebbero
proprio garantire la legalità dei processi.
Buon ascolto
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Il terzo argomento della serata è stato quello dello sciopero generale della
cultura lanciato per il 12 giugno:
“Un anno fa abbiamo pubblicato un appello per uno sciopero generale della
cultura. Da allora abbiamo avviato un percorso con associazioni, realtà e
sindacati per condividere rivendicazioni e costruire insieme uno sciopero che
non ha precedenti.
Adesso, finalmente, ci siamo! Il 12 giugno avremo finalmente la possibilità di
scioperare e scendere in piazza per manifestare la nostra contrarietà a un
sistema culturale basato su sfruttamento, lavoro povero, precarietà e
disinvestimenti.
In più di dieci anni di vita, la nostra associazione ha raccolto tante
testimonianze di lavoratori e lavoratrici da ogni parte d’Italia, con le più
disparate forme contrattuali e operanti nei più diversi ambiti del settore.
Tutte diverse ma tutte accomunate dalla voglia di denunciare e provare a
cambiare condizioni lavorative indegne. Abbiamo sostenuto vertenze,
manifestazioni, seguito cambi di appalto, fatto informazione e ricordato, ogni
volta che ne abbiamo avuto la possibilità, quali sono i nostri diritti.
In tanti contesti lavorativi abbiamo assistito a cambiamenti positivi, per altri
la strada da fare è ancora lunga. Non possiamo trasformare il settore culturale
in un giorno e da soli, ma abbiamo bisogno della solidarietà, dell’impegno e
della partecipazione di tutte e tutti.
Per questo vi invitiamo ad aderire allo sciopero generale della cultura
proclamato dai sindacati FP CGIL, CUB, ADL COBAS, COBAS lavoro privato, CLAP e
USI cts per il 12 giugno!
Scioperare insieme ad altre migliaia di persone significa condividere le stesse
lotte, riscoprire e rivendicare i propri diritti, non sentirsi soli in un
settore lavorativo che ha fatto della frammentazione e dell’isolamento uno
strumento di controllo.
Rompiamo la retorica della bellezza e della passione per denunciare in modo
deciso le condizioni di chi quel patrimonio lo tutela e valorizza ogni giorno
con professionalità e competenze spesso non riconosciute.
Non rimaniamo zitti davanti a chi ci fa credere che vada tutto bene e chiediamo
fermamente riconoscimento, salari e contratti adeguati, stabilità, rispetto dei
diritti e stop al volontariato sostitutivo e alle partite iva coatte!
Impediamo che l’economia di guerra disincentivi ulteriormente gli investimenti
nella cultura, vittima di continui tagli, becera propaganda e art washing.
Lo sciopero durerà solo un giorno, ma l’ondata di cambiamento che saremo capaci
di sollevare potrà durare ancora a lungo.
Le nostre rivendicazioni sono chiare.
Non ci resta che scioperare.
Per la dignità, contro ogni sfruttamento.
Continuate a seguirci per rimanere aggiornati/e e se avete qualche domanda
scrivici a miriconosci.beniculturali@gmail.com”
Buon ascolto
Venerdì 26 e Sabato 27 Giugno un presidio formatosi davanti al ristorante
Meat-TO di via Carlo Boucheron 18 ha sostenuto lo sciopero di due lavoratori
addetti alle cucine.
Il lavoro senza sosta, 7 giorni su 7 e per paghe misere, ha portato due
lavoratori di origine bengalese a rivendicare migliori condizioni. Attraverso
l’intervento del sindacato e la solidarietà di alcuni gruppi di compagni e
compagne una mobilitazione ha preso forma nel week end per sensibilizzare i e le
clienti.
Come in altri settori che reggono sulla manodopera di persone razzializzate, ad
emergere è non solo il ricatto della sopravvivenza, ma anche quello di accettare
condizioni di sfruttamento pur di garantirsi un contratto che possa consentire
il riconoscimento del permesso di soggiorno.
Insieme ad un compagno del collettivo Ujamaa un racconto della mobilitazione:
AGGIORNAMENTO: la mobilitazione continua anche Venerdì 3 e Sabato 4 Luglio dalle
ore 18
PRESIDIO IN VIA CARLO BOUCHERON 18
Nella notte tra venerdì 28 e sabato 29 maggio è morta un’operatrice
socio-sanitaria durante il turno di servizio notturno presso la residenza RSA
Tapparelli di Saluzzo. L’operatrice si stava occupando da sola di 33 pazienti
anziani in condizione di fragilità.
L’assenza di personale è uno dei tanti campanelli d’allarme delle condizioni di
lavoro insostenibili in cui versano le strutture RSA, tra turni lunghi ed
esaurienti, personale in sottonumero e contratti lacunosi. Denunciate dalle
stesse lavoratrici anche le ricadute che le condizioni lavorative inadeguate
hanno sulle persone prese in carico. Uno specchio dell’insufficiente
investimento nel settore della sanità in Italia in particolare quando si parla
di prevenzione.
Già il 25 maggio era stata comunicata alla prefettura di Cuneo la richiesta da
parte delle lavoratrici della struttura Tapparelli di conciliazione
obbligatoria, in cui una delle richieste specifiche era proprio quella di non
restare sole in turno notturno con 30 ospiti. Si annuncia che l’inascolto delle
richieste porterà all’indizione di sciopero.
Ne parliamo con Gian Luca del sidacato Cub sezione Cuneo: