Il primo argomento della puntata è stato quello delle lotte nel distretto della
moda di Prato, in particolare sulle vicende capitate ai lavoratori dell’Acca
srl, ne abbiamo parlato in collegamento telefonico con Riccardo del SUDD Cobas.
L’ Acca srl il 20 giugno annuncia la sua chiusura con conseguente licenziamento
di 95 dipendenti, niente di nuovo per chi opera nel settore della logistica, in
cui aprire e chiudere aziende, serve a mantenere un sistema di malaffare, fatto
di sfruttamento dei lavoratori ed evasione fiscale. Così i lavoratori assieme al
sindacato di base SUDD Cobas hanno organizzato un picchetto permanente davanti
alla sede dell’azienda per mettersi di traverso a questa scelta fatta
sconsiderando totalmente le prospettive di chi in quel posto ci lavorava fino a
poco tempo prima.
Da lì prima una rete organizzata via WeChat di imprenditori, solidali alla causa
dei padroni dell’Acca e detrattori del sindacato di base, ha organizzato di
fatto un assalto al presidio con la pretesa di riprendere la merce bloccata nel
magazzino, tanto che è dovuta intervenire anche la celere per fermarli. Poi dopo
il tavolo di trattativa conquistato il 1 luglio alla presenza di istituzioni
locali e azienda, sono state le forze dell’ordine a sgomberare il presidio con
la forza, di fatto prendendo le parti di un’azienda che nel frattempo è sotto
processo per un’evasione fiscale pari a 71 milioni di euro. Con Riccardo siamo
entrati nei dettagli di questa storia e nel racconto del partecipatissimo corteo
organizzato in risposta a questa situazione di violenza costante usata contro
chi cerca solo di difendere il proprio posto di lavoro.
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di
Margherita Napoletano, coordinatrice RSU CUB all’ospedale san Raffaele di
Milano, vittima di una contestazione disciplinare a seguito di posizioni decise
prese nei confronti della direzione ospedaliera. La nostra ospite si è più volte
esposta denunciando la grave carenza di personale e l’abuso nella gestione degli
appalti. A questo si aggiunge una diffida alla CUB da parte della direzione
ospedaliera che appare pretestuosa e finalizzata ad intimidire e mettere fuori
gioco il sindacato conflittuale.
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di
Emiliano Gentili, redattore del blog dei lavoratori e delegati indipendenti di
Pisa e membro del centro studi politico/sindacale della CUB, su l’articolo del
02/07/2026: “Dal 1° Luglio è partito il nuovo tentativo di scippo del TFR”
https://delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.com/2026/07/dal-1-luglio-e-partito-il-nuovo.html
Con l’aiuto di Emiliano siamo entrati nel merito della Legge di Bilancio dove il
Governo è intervenuto anche per potenziare i fondi di previdenza complementare,
alimentando quel meccanismo del silenzio-assenso che indirizza il Trattamento di
Fine Rapporto dei neo-assunti nel settore privato verso i fondi pensione.
Buon ascolto
Tag - sciopero
A Seano la Celere smantella il presidio dei lavoratori della Acca, cento posti
di lavoro a rischio. Fermati operai e sindacalisti del Sudd Cobas mentre i
furgoni svuotano il magazzino …
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Federico
Giusti della CUB Pisa e del blog delegati e lavoratori sul discusso
provvedimento del governo che introduce dal 1 luglio 2026 la CIG in caso di
caldo estremo.
con l’aiuto del nostro ospite siamo entrati nel merito del provvedimento che
tutela i lavoratori dalle situazioni climatiche eccezionali, ma con fondi
dimezzati rispetto allo scorso anno e:
* nonostante le ondate di calore fuori misura di queste settimane la copertura
è prevista dal primo luglio
* sono esclusi i rider, il settore della pesca, li stagionali del turismo,
lavoratori autonomi, le partite Iva e tutte le categorie che non rientrano
nel sistema degli ammortizzatori sociali richiamato dal decreto
Buon ascolto
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Il secondo argomento della puntata ha riguardato le lotte dei lavoratori nel
mondo della logistica piemontese. In collegamento telefonico con Fabio del
SiCobas Piemonte siamo andati nello specifico a raccontare le vicende che hanno
riguardato lo stabilimento in quel di Tortona di IN’S discount. Questi
lavoratori, stanchi di turni di lavoro mal organizzati, ticket mensa di importo
insufficiente ma soprattutto dei soprusi ai loro danni, agiti da un preposto che
creava un clima di terrore all’interno dello stabilimento (oltre a che essere
accusato dai lavoratori di veri e propri episodi di violenza fisica e razzismo),
hanno deciso di mobilitarsi mettendosi in presidio davanti agli stabilimenti di
IN’S con l’intento di bloccare il traffico delle merci. La loro iniziativa ha
funzionato talmente bene, da rendere la loro lotta nota a tutta la clientela del
marchio di discount, che non ha potuto per più di una settimana riempire gli
scaffali dei loro punti vendita. Dopo varie fumate nere arrivate dopo i colloqui
in prefettura, tentativi di sfondamento del picchetto da parte di camionisti,
cariche della polizia a tutela dei padroni, i lavoratori e il sindacato di base,
sono riusciti ad ottenere quello che volevano, confermando che in questo come in
altri ambiti è solo la lotta che paga.
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto tramite un contributo
registrato preparato dalla redazione di Radio Blackout:
Venerdì 26 e Sabato 27 Giugno un presidio formatosi davanti al ristorante
Meat-TO di via Carlo Boucheron 18 ha sostenuto lo sciopero di due lavoratori
addetti alle cucine.
Il lavoro senza sosta, 7 giorni su 7 e per paghe misere, ha portato due
lavoratori di origine bengalese a rivendicare migliori condizioni. Attraverso
l’intervento del sindacato e la solidarietà di alcuni gruppi di compagni e
compagne una mobilitazione ha preso forma nel week end per sensibilizzare i e le
clienti.
Come in altri settori che reggono sulla manodopera di persone razzializzate, ad
emergere è non solo il ricatto della sopravvivenza, ma anche quello di accettare
condizioni di sfruttamento pur di garantirsi un contratto che possa consentire
il riconoscimento del permesso di soggiorno.
Insieme ad un compagno del collettivo Ujamaa un racconto della mobilitazione.
AGGIORNAMENTO: la mobilitazione continua anche Venerdì 3 e Sabato 4 Luglio dalle
ore 18
PRESIDIO IN VIA CARLO BOUCHERON 18
Buon ascolto
Il primo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Antonio Amoroso della
CUB trasporti nazionale, sull’incontro che si terrà a Bruxelles il 23/06/26 su
salari e povertà in Italia.
È una vera e propria emergenza: lavoro povero e pensioni da miseria sono sulla
bocca di tutti ma nessuno ha intenzione di affrontare e risolvere. Con l’aiuto
del nostro ospite abbiamo analizzato i temi che si affronteranno:
1- Come mai pensione e salario sono fermi al palo da anni?
2- serve una legge su salario minimo
3- del reclamo al comitato dei diritti sociali d’Europa
4- la vertenza salariale non si può più rimandare
5- lo scippo sul diritto allo sciopero in corso da anni
6- una auspicabile unione del sindacalismo di base per difendere
lavoratori, pensionati e masse popolari
Buon ascolto
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Il secondo argomento della puntata è stato quello dei fenomeni paraschiavisti
attivi nel nostro paese, a seguito delle ultime notizie di cronaca che hanno
portato nuovamente alla ribalta del dibattito pubblico queste dinamiche. Con
l’aiuto di Valeria, Ispettrice del lavoro del sindacato USB, siamo andati alle
radici della questione, tracciando un quadro che descrive lo sfruttamento
intensivo e l’intenzione delle istituzioni a favorire questi processi, piuttosto
che ad arginarli. Un’ ulteriore aspetto su cui ci siamo concentrati è come i
mezzi di informazione trattano questi temi, ovvero in una maniera profondamente
razzista che cerca di individuare nell’aguzzino straniero il caprio espiatorio,
coprendo ogni volta le responsabilità di quelle figure italiane che dovrebbero
proprio garantire la legalità dei processi.
Buon ascolto
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Il terzo argomento della serata è stato quello dello sciopero generale della
cultura lanciato per il 12 giugno:
“Un anno fa abbiamo pubblicato un appello per uno sciopero generale della
cultura. Da allora abbiamo avviato un percorso con associazioni, realtà e
sindacati per condividere rivendicazioni e costruire insieme uno sciopero che
non ha precedenti.
Adesso, finalmente, ci siamo! Il 12 giugno avremo finalmente la possibilità di
scioperare e scendere in piazza per manifestare la nostra contrarietà a un
sistema culturale basato su sfruttamento, lavoro povero, precarietà e
disinvestimenti.
In più di dieci anni di vita, la nostra associazione ha raccolto tante
testimonianze di lavoratori e lavoratrici da ogni parte d’Italia, con le più
disparate forme contrattuali e operanti nei più diversi ambiti del settore.
Tutte diverse ma tutte accomunate dalla voglia di denunciare e provare a
cambiare condizioni lavorative indegne. Abbiamo sostenuto vertenze,
manifestazioni, seguito cambi di appalto, fatto informazione e ricordato, ogni
volta che ne abbiamo avuto la possibilità, quali sono i nostri diritti.
In tanti contesti lavorativi abbiamo assistito a cambiamenti positivi, per altri
la strada da fare è ancora lunga. Non possiamo trasformare il settore culturale
in un giorno e da soli, ma abbiamo bisogno della solidarietà, dell’impegno e
della partecipazione di tutte e tutti.
Per questo vi invitiamo ad aderire allo sciopero generale della cultura
proclamato dai sindacati FP CGIL, CUB, ADL COBAS, COBAS lavoro privato, CLAP e
USI cts per il 12 giugno!
Scioperare insieme ad altre migliaia di persone significa condividere le stesse
lotte, riscoprire e rivendicare i propri diritti, non sentirsi soli in un
settore lavorativo che ha fatto della frammentazione e dell’isolamento uno
strumento di controllo.
Rompiamo la retorica della bellezza e della passione per denunciare in modo
deciso le condizioni di chi quel patrimonio lo tutela e valorizza ogni giorno
con professionalità e competenze spesso non riconosciute.
Non rimaniamo zitti davanti a chi ci fa credere che vada tutto bene e chiediamo
fermamente riconoscimento, salari e contratti adeguati, stabilità, rispetto dei
diritti e stop al volontariato sostitutivo e alle partite iva coatte!
Impediamo che l’economia di guerra disincentivi ulteriormente gli investimenti
nella cultura, vittima di continui tagli, becera propaganda e art washing.
Lo sciopero durerà solo un giorno, ma l’ondata di cambiamento che saremo capaci
di sollevare potrà durare ancora a lungo.
Le nostre rivendicazioni sono chiare.
Non ci resta che scioperare.
Per la dignità, contro ogni sfruttamento.
Continuate a seguirci per rimanere aggiornati/e e se avete qualche domanda
scrivici a miriconosci.beniculturali@gmail.com”
Buon ascolto
Venerdì 26 e Sabato 27 Giugno un presidio formatosi davanti al ristorante
Meat-TO di via Carlo Boucheron 18 ha sostenuto lo sciopero di due lavoratori
addetti alle cucine.
Il lavoro senza sosta, 7 giorni su 7 e per paghe misere, ha portato due
lavoratori di origine bengalese a rivendicare migliori condizioni. Attraverso
l’intervento del sindacato e la solidarietà di alcuni gruppi di compagni e
compagne una mobilitazione ha preso forma nel week end per sensibilizzare i e le
clienti.
Come in altri settori che reggono sulla manodopera di persone razzializzate, ad
emergere è non solo il ricatto della sopravvivenza, ma anche quello di accettare
condizioni di sfruttamento pur di garantirsi un contratto che possa consentire
il riconoscimento del permesso di soggiorno.
Insieme ad un compagno del collettivo Ujamaa un racconto della mobilitazione:
AGGIORNAMENTO: la mobilitazione continua anche Venerdì 3 e Sabato 4 Luglio dalle
ore 18
PRESIDIO IN VIA CARLO BOUCHERON 18
Nella notte tra venerdì 28 e sabato 29 maggio è morta un’operatrice
socio-sanitaria durante il turno di servizio notturno presso la residenza RSA
Tapparelli di Saluzzo. L’operatrice si stava occupando da sola di 33 pazienti
anziani in condizione di fragilità.
L’assenza di personale è uno dei tanti campanelli d’allarme delle condizioni di
lavoro insostenibili in cui versano le strutture RSA, tra turni lunghi ed
esaurienti, personale in sottonumero e contratti lacunosi. Denunciate dalle
stesse lavoratrici anche le ricadute che le condizioni lavorative inadeguate
hanno sulle persone prese in carico. Uno specchio dell’insufficiente
investimento nel settore della sanità in Italia in particolare quando si parla
di prevenzione.
Già il 25 maggio era stata comunicata alla prefettura di Cuneo la richiesta da
parte delle lavoratrici della struttura Tapparelli di conciliazione
obbligatoria, in cui una delle richieste specifiche era proprio quella di non
restare sole in turno notturno con 30 ospiti. Si annuncia che l’inascolto delle
richieste porterà all’indizione di sciopero.
Ne parliamo con Gian Luca del sidacato Cub sezione Cuneo:
Il primo approfondimento della serata lo abbiamo realizzato intervistando Peppe
D’Alesio, Coord. prov. SiCobas Napoli e Salerno, rispetto alla situazione
critica dei porti campani.
Infatti il 23 maggio si è assistito a ben 3 licenziamenti tra i porti di Napoli
e Salerno di natura ritorsiva nei confronti di chi è iscritto al sindacato
conflittuale. In particolar modo ci siamo concentrati sulla vicenda di Ciccio
Collina, RSA del SiCobas, prima raggiunto da un provvedimento disciplinare
calatogli dall’ alto all’ improvviso poi tramutato il giorno stesso in
licenziamento.
Quasi accessorio specificare che le cause ufficiali di questo licenziamento
sono pretesti formali per evitare che si diffonda una cultura della salute sul
posto di lavoro, che non piace e non fa risparmiare abbastanza le aziende
coinvolte.
Ovviamente la risposta con picchetti e scioperi è stata pronta e si rilancia
essere sempre più determinata da parte di colleghi, sindacalisti e solidali.
Questi ultimi di centrale importanza se pensiamo anche quanto peso hanno questi
licenziamenti rispetto alle mobilitazioni nazionali dei portuali in protesta
contro il genocidio e in ottica generale anti- militarista.
Abbiamo perciò fatto anche una panoramica sulla situazione di questa lotta
diffusa in tutto il paese e all’ estero, per poi farci dare dal nostro ospite o
prossimi appuntamenti che vedranno coinvolto il SiCobas Napoli.
Buon ascolto
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Il secondo argomento della puntata è stato quello del prossimo sciopero dei
macchinisti e capotreno del gruppo FSI, previsto per l’11 giugno, ne abbiamo
parlato in compagnia di una capotreno dell’ Assemblea nazionale Pdm/pdb. Le
motivazioni di questo sciopero sono molteplici e il 4 giugno si svolgerà un’
assemblea preparatoria in presenza a Messina, per cercare di mettere a confronto
diretto la grande mole di lavoratrici e lavoratori che fanno parte di questo
gruppo autogestito. Oltre alle rivendicazioni riguardanti le condizioni di
salute e sicurezza di chi lavora e di chi viaggia sulle linee ferroviarie
italiane, sullo sfondo resta un contratto collettivo nazionale di comparto che
non viene aggiornato da 20 anni, con tutte le condizioni salariali che questa
situazione comporta.
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in collegamento telefonico con Mahmood
del SiCobas Torino, riguardo alle lotte che stanno mettendo in atto gli addetti
e le addette alle pulizie dei punti vendita Zara, per le quali è partita anche
una campana di boicottaggio nei confronti della multinazionale del fashion:
“ZARA SFRUTTA I LAVORATORI
BOICOTTA ZARA
SOLIDARIETÀ CON GLI OPERAI IN SCIOPERO PER DIFESA POSTO DI LAVORO E MIGLIORI
CONDIZIONI DI VITA
La ricca multinazionale Zara ha deciso di cambiare l’orario dei lavoratori
appalto pulizie Samsic nei punti vendita di Torino.
Questa decisione aziendale alla ricerca del massimo profitto va contro
l’interesse dei lavoratori: infatti tale cambiamento d’orario causerebbe una
riduzione delle ore lavorate (fino al 50%) con grave perdita di salario.
Perciò la nostra organizzazione sindacale ha aperto lo stato di agitazione
rivendicando il mantenimento dell’attuale orario di lavoro più altre richieste
di miglioramento delle condizioni di vita.
Di fronte alla chiusura aziendale, i lavoratori del sindacato da ieri sono in
sciopero e ora stanno portando avanti la protesta operaia con un presidio
davanti al più prestigioso negozio di Zara in città sul passeggio di via Roma.
AVANTI FINO ALLA VITTORIA”
Buon ascolto
Tra il 4 e il 5 maggio sono stati diffusi i comunicati delle lavoratrici e dei
lavoratori di Leonardo Caselle e Leonardo Torino, in sostegno alla Freedom
Flotilla e contro la guerra. In quei testi si parla anche dell’impoverimento che
l’economia di guerra produce sulla classe lavoratrice, anche qui, e si rilancia
lo sciopero come strumento di opposizione concreta alla produzione bellica,
rifiutando il ricatto tra “lavorare per la guerra” e perdere il proprio posto di
lavoro.
Già prima dei grandi scioperi del 22 settembre dello scorso anno, l’assemblea
palestina intercategoriale aveva iniziato a interrogarsi su come sostenere chi
sceglie di scioperare contro la guerra, costruendo relazioni e percorsi comuni
con lavoratrici e lavoratori del comparto bellico. Chi produce materialmente la
guerra ha il potere di smettere di farlo, se sostenut anche da chi è fuori da
quei luoghi di produzione.
Ne abbiamo parlato con un compagno del collettivo Colpo.
Ma la guerra non si combatte solo fuori dai confini nazionali. Si costruisce e
si organizza anche dentro i nostri territori. Economia di guerra significa anche
rafforzamento della repressione e del controllo sociale: decreto sicurezza dopo
decreto sicurezza. In questo quadro, la guerra interna passa anche attraverso la
costruzione di un “nemico interno”, utile a scaricare verso il basso le tensioni
sociali e a colpire chi viene considerato non conforme o sacrificabile. È una
dinamica che si manifesta nella violenza contro persone migranti e
razzializzate, nei quartieri, nei CPR, nelle carceri e nelle strade.
Dentro questo ragionamento si inserisce anche il percorso che guarda alla data
del 29 come a un passaggio importante: un tentativo di collegare l’opposizione
alla guerra “esterna”, alla complicità nel genocidio in Palestina e al sostegno
politico e militare garantito a Israele da USA e NATO, con l’opposizione alla
guerra interna e alla macchina del razzismo di stato.
Ragionare su come le pratiche e i percorsi costruiti contro la guerra esterna
possano essere estesi verso quei soggetti che rendono possibili
criminalizzazione, repressione e razzismo di stato; come mobilitarsi quindi
contro chi gestisce i dispositivi di detenzione, controllo e reclusione, dai CPR
alle aziende che ne traggono profitto, come Sanitalia.
Ne abbiamo parlato con un compagno dell’assemblea No CPR.
Prossimi appuntamenti:
29 maggio h8 concentramento in piazza Massaua
6 giugno h15 presidio sotto le mura del CPR di Corso Brunelleschi
In piena crisi d’astinenza da caffeina e derivati, Ing Sollazzi e dj PostPony
provano a svegliarsi in un lunedì di sciopero e di cervelli stoccafissati.
Tracklist
kabiro – organo modale
tuktu and the belugas – echidna nebulosa
boards of canada – prophecy at 1420 Mhz
can – spray
giovanna marini – ama chi ti ama
lucio dalla – ingorgo
lucio dalla – il motore del 2000
mark stewart & the maffia- paranoia
two lone swordsmen – azzolini & the branch brothers meet being
fiesta en el vacio – dimmi
nuno – canto1
memotone – warm shadow
the woodleigh research facility – in vocation a.o.s.
james massiah meets lord tusk – might be the one
mf doom and madlib – deuce goose
dj gruff – lucida follia
mobb deep – the start of your ending
richard sanderson – reality (matinéeXXL slow version)
La violenza sui posti di lavori si muove su diversi livelli: da quello
quotidiano dello sfruttamento e dei sopprusi, a quello del braccio armato della
polizia che tutela gli interessi padronali.
Desa, impresa chimica di detergenti, che produce anche per il marchio
Chanteclair, negli stabilimenti di Sant’Agata Bolognese è stata protagonista nei
giorni scorsi del licenziamento di un sindacalista del SiCobas, che ha fatto
seguito ad un momento di solidarietà con una lavoratrice aggredita verbalmente
da due responsabili durante il turno di lavoro.
Durante il picchetto del 7 Maggio organizzato per ottenere il reintegro dal
licenziamento, le cariche della polizia hanno costretto al ricovero due
lavoratori.
In diretta dai cancelli della fabbrica, dove anche oggi lavoratori, lavoratrici
e sindacalistx si sono trovati nuovamente per rispondere alla violenza messa in
campo da Stato e padroni, ricostruiamo cosa sta accadendo insieme ad uno dei
coordinatori locali del SiCobas.
AGGIORNAMENTO: poche ore dopo la diretta, il presidio è stato sgomberato dalla
polizia che ha trascinato di forza i e le manifestanti smobilitando il
picchetto.
Di seguito un breve video che racconta i momenti dello sgombero.