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Puntata del 28/07/2026@0
Il primo approfondimento della serata lo abbiamo fatto in compagnia di Fabio del SiCobas Torino sulla loro giornata di mobilitazione del 20 luglio, che ha compreso ben tre manifestazioni nella stessa giornata. Il filo conduttore purtroppo è quello del decesso, infatti si è trattato di 3 vittime di quella che si può definire come guerra di classe: “Lunedì 20 luglio a Torino abbiamo promosso tre manifestazioni in una sola giornata: tre manifestazione per tre morti. La prima davanti all’Ispettorato del Lavoro con gli autisti e i camionisti delle azienda in appalto BRT, in seguito alla morte del loro compagno di lavoro Antonino Gala sul piazzale del magazzino di Settimo Torinese, schiacciato dal suo stesso camion. Dalle prime ricostruzioni pare non avesse inserito correttamente il freno a mano. Quello che raccontano però i i suoi compagni di lavoro, anche delle numerose altre aziende appaltatrici che operano per il colosso dei corrieri, è una condizione diffusa di stress, sovraccarico di lavoro, oppressione di capi e responsabili, paura di incorrere in sanzioni e addebiti di danni per qualsivoglia sinistro possa accadere nelle lunghe ore di lavoro. Condizione che non è affatto terminata dopo la morte di Antonino Gala. Anzi, soprattutto nei confronti dei lavoratori iscritti al Si Cobas, i comportamenti oppressivi (“Bartolini non vi vuole”, “siete indesiderati” solo alcune delle frasi pronunciate) e le discriminazioni, inclusi demansionamenti illegittimi e spostamenti di giri e turni, sono sempre più frequenti. La seconda manifestazione è stata davanti al tribunale di Torino, sempre con la nutrita partecipazione degli autisti appalti BRT; dove nel pomeriggio è arrivata la storica sentenza – la prima in Italia – che condanna l’azienda Af Logistics e il suo preposto Pasquale Martucci per il suicidio nel 2023 di un camionista della piattaforma GS Carrefour di Rivalta. Il camionista Renato Fesce si era tolto la vita tartassato e prigioniero oltre ogni limite del lavoro, dell’aggressività del capo, dei turni massacranti, e della parallela paura di perdere il lavoro. La sentenza è arrivata anche grazie alla costituzione come parte civile del SI Cobas (rappresentato dall’avvocato D’Amico), che ha permesso di celebrare con serietà e fino in fondo un processo che altrimenti rischiava di finire anzi tempo. Il Si Cobas è presente da anni nell’azienda e da anni lotta con un gruppo di autisti per aumenti di salario, condizioni di sicurezza dei viaggi e delle consegne e serenità sul lavoro. Davanti alla piattaforma Carrefour di Rivalta si erano svolti anche gli scioperi della logistica dell’ottobre 2021 e lo sciopero contro il genocidio in Palestina del 23 febbraio 2024. La terza manifestazione è stata il corteo nel quartiere proletario di Barriera di Milano per rivendicare GIUSTIZIA PER FAKIR, il facchino ammazzato domenica a Bologna dalla polizia di Stato, sotto gli occhi di tutti. Una violenza inaudita, frutto anche del senso di impunità delle forze dell’“ordine” rafforzato dai decreti sicurezza del governo Meloni e dal clima di propaganda anti-immigrati spinto dall’economia di guerra. Una violenza che resterà impunita senza la mobilitazione massiccia di tutti noi lavoratori e lavoratrici, italiane e immigrate.” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata è stato quello del licenziamento per motivi chiaramente pretestuosi della storica coordinatrice RSU dell’Ospedale San Raffaele di Milano, Margherita Napoletano. L’avevamo giusto sentita qualche settimana fa per il provvedimento disciplinare che le era stato inflitto dalla direzione dell’ospedale come chiaro atto intimidatorio rispetto all’instancabile azione sindacale da lei svolta; oggi, dopo una conferenza stampa avvenuta lunedì e promossa dal sindacato di cui Margherita fa parte, la CUB, l’abbiamo intervistata mentre è in corso il suo sciopero della fame da incatenata nella struttura dell’ospedale. Ci siamo fatti raccontare dalla sua voce come sono andati i fatti che hanno portato al licenziamento e le risposte che sono state messe in campo, con la solidarietà delle altre sigle sindacali, utenza dell’ospedale e colleghe e colleghi. Una risposta forte e necessaria per un attacco vergognoso alla rappresentanza sindacale e al diritto di sciopero, che l’ospedale San Raffaele spera di infliggere senza conseguenze. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto in compagnia telefonica di Clem dell’Assemblea Pdm/Pdb sullo sciopero del personale ferroviario al quale hanno aderito con CUB e SGB che lo hanno lanciato. Da lui ci siamo fatti ricordare le rivendicazioni di chi lavora in ferrovia e che è costretto periodicamente a rinunciare a giorni di paga per cercare di farsi ascoltare da azienda ed istituzioni con gli scioperi, per quanto la Commissione di Garanzia dello Sciopero (paradossalmente) cerchi puntualmente di mettergli i bastoni tra le ruote. L’adesione a questo ultimo sciopero sono state infatti molto alte non a caso, tra morti sul lavoro che si susseguono, organizzazione degli orari lavorativi e non solo insostenibili e la piaga delle mansioni appaltate a ditte esterne, si vuole dare un chiaro messaggio a chi continua a gettare fumo negli occhi rispetto ai problemi reali del pase, con grandi opere e messaggi xenofobi. Buon ascolto
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Puntata del 21/07/2026@0
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Sandro, lavoratore in università di Torino iscritto al sindacato di base CUB. Con lui abbiamo commentato quanto riportato nel loro ultimo comunicato: “La gestione del cambio d’appalto per i servizi di portierato e supporto logistico dell’Università di Torino è inaccettabile. Tra proroghe infinite e totale mancanza di comunicazioni ufficiali, i lavoratori si trovano ad affrontare un momento delicato basandosi solo su voci di corridoio. Ricordiamo alla nuova azienda subentrante che esistono diritti che NON possono essere messi in discussione: Salvaguardia del contratto e dell’anzianità Mantenimento delle mansioni Nessuna riduzione di ore o stipendio“ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata è stato quello dei controlli dell’Ispettorato del Lavoro, infatti in compagnia telefonica di Valeria, Ispettrice iscritta al sindacato USB, siamo andati a discutere su come vengono fatti i controlli, con che limiti e come si potrebbero migliorare le cose. Abbiamo voluto fare questo approfondimento per fare capire in quali condizioni versa questo istituto, che se organizzato e finanziato meglio di come lo è allo stato attuale, potrebbe essere davvero efficace per sgominare situazioni criminogene o rischiose per chi lavora e per la popolazione in generale. Buon ascolto
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TELT, obiettivo “sicurezza”
Mentre Telt e la stampa favorevole all’opera rilanciano “Mission-S”, programma che ha “l’obiettivo di garantire la massima sicurezza delle persone e contrastare l’incidentalità” nei cantieri della Torino-Lione, sul versante francese […] The post TELT, obiettivo "sicurezza" first appeared on notav.info.
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Puntata del 10/03/2026@1
Il primo argomento della serata è stato lo sciopero transfemminista globale 2026, ne abbiamo parlato in collegamento telefonico con Chiara di Non Una Di Meno Torino: “Quest’anno sarà ancora sciopero transfemminista, lunedì 9 marzo, e l’8 sarà una giornata di lotta e mobilitazione. Due giorni potenti che fermino la produzione e la riproduzione sociale, che rendano visibile l’invisibile, che facciano emergere il sommerso e mettano al centro desiderio, rabbia e lotta. Per ribadire che questo presente costellato da violenza patriarcale, razzista e istituzionale, guerre, genocidi, militarizzazione, repressione, precarietà non è un destino a cui non possiamo sfuggire, ma il prodotto di politiche e retoriche autoritarie precise. Il genocidio incontrastato del popolo palestinese, la spartizione di Gaza, l’attacco al Venezuela, al Rojava, le stragi continue in Iran, Congo e Sudan, le violenze e gli omicidi dell’ICE, la repressione del dissenso che ovunque si abbatte sui movimenti e su chiunque non si allinea a questo sistema, le politiche persecutorie antimigranti e il razzismo istituzionale sempre più feroce, sono tutti sintomi della più generale deriva transnazionale, segnata da un’escalation bellica e di violenza patriarcale che ridisegna le priorità politiche ed economiche verso riarmo, guerra e imperialismo. L’economia di guerra non è più una minaccia astratta, ma una realtà tangibile che ci colpisce in modo ancora più terribile come donne, froce, lesbiche, persone queer, trans, non binarie, malatə, neurodivergenti e con disabilità, razzializzate, migrantə, sex workers, prigionierə, lavoratricə, anziane e in modo crescente bambinə. La sottrazione delle risorse destinate ai bisogni reali, per destinarle invece al riarmo e alla militarizzazione, è sistemica. L’autodeterminazione e la libertà dei corpi e dei popoli sono sotto attacco ovunque e in modi diversi, ma tutti con un impatto devastante. Una politica della guerra, sul piano interno, è quella che fa della cultura dello stupro e della violenza sessista, maschilista, istituzionale ed economica le proprie parole chiave; una politica che pone al centro la virilità maschile, in un Paese in cui i femminicidi sono all’ordine del giorno e in cui le istituzioni si mostrano incapaci di affrontare il problema su un piano politico, sociale e culturale. Siamo noi i soggetti che la società patriarcale ha deciso di sacrificare per poter garantire il proprio funzionamento, è su di noi che si scarica tutto il peso e la violenza di questa crisi capitalistica e delle sue guerre. La sentiamo nel peso del lavoro riproduttivo e di cura, nei femminicidi, nella violenza di genere e dei ruoli di genere, nel controllo dei corpi, nel consumismo e nell’estrattivismo sui territori. La nostra risposta alla violenza è collettiva, culturale e quotidiana e straborda nelle piazze e negli scioperi. Per farlo abbiamo bisogno della pratica transfemminista, che continua ad essere uno degli anticorpi più efficaci e potenti, perché riesce a mettere al centro le vite materiali, le relazioni personali e politiche e le infrastrutture della cura. Vogliamo continuare a immaginare insieme nuovi modi di opporci a questo presente soffocante, per costruire una lotta imprevedibile e concreta. Non permetteremo la strumentalizzazione della violenza patriarcale da parte del governo per legittimare risposte securitarie. “Sicurezza” che si traduce in politiche di controllo, militarizzazione dei quartieri, repressione e profilazione razziale, aumento dellə detenutə per reati penali, civili e amministrativi che sono costrettə a vivere in condizioni inumane in carceri sovraffollate. L’uso sproporzionato della forza contro i movimenti sociali, le manifestazioni studentesche e quelle sindacali è il volto interno di questa stessa politica di guerra. È stato approvato l’ennesimo Pacchetto Sicurezza: misure che non sono pensate per la nostra sicurezza, ma per reprimere chi esprime dissenso e svuotare le piazze, rendendo la lotta costosissima sul piano economico e sul piano sociale e dando più protezione economica e politica alle forze dell’ordine (che sono ancora senza numeri identificativi). La violenza dello stato si manifesta anche con proposte di legge come il DDL Bongiorno. Ci opponiamo alla formulazione della nuova legge sulla violenza sessuale, che elimina il consenso come parametro per giudicare se ci sia stata o meno violenza e smaschera la cultura profondamente patriarcale, misogina e antifemminista dell’esecutivo, che mette sul banco dellə imputatə chi ha subito violenza invece di chi l’agisce, mentre fa la guerra ai Centri Anti Violenza autonomi e transfemministi. Vogliamo rimettere al centro i nostri desideri, la nostra rabbia, l’autodeterminazione sui nostri corpi e sui nostri territori. Continuiamo a organizzarci, per trasformare il dolore in rabbia e la rabbia in lotta, per innescare il cambiamento personale e collettivo, tramare e cospirare insieme. La potenza transfemminista in grado di distruggere le fondamenta di questo sistema razzista, patriarcale, coloniale, abilista e repressivo, forte di quello che abbiamo costruito e trasformato negli ultimi 10 anni e di tutte le genealogie precedenti, ma che sia in grado di leggere il presente e adeguare pratiche e lotte. Lo sciopero è esploso in questi anni, anche a partire dal movimento transfemminista globale, nella sua dimensione di pratica sovversiva. È un processo politico costruito non solo su specifiche rivendicazioni, ma con l’obiettivo di trasformare radicalmente i presupposti materiali e sociali di disuguaglianze e gerarchie. E quindi, dopo dieci anni, oggi è ancora più urgente lo sciopero dal lavoro riproduttivo e produttivo, dai generi e di genere. Scioperiamo perché senza consenso è stupro. Scioperiamo perché senza dissenso è dittatura. Scioperiamo perché non vogliamo che le nostre vite siano regolate da un’economia di guerra che impone militarizzazione in ogni ambito delle nostre vite. Scioperiamo per lo smantellamento delle frontiere che generano morti continue e contro il razzismo di stato. Scioperiamo perché nelle scuole non vogliamo le forze dell’ordine ma un’educazione sessuo-affettiva al consenso e al desiderio. Scioperiamo perché siamo stanchə di vivere di contratti di lavoro poveri, di lottare contro la disoccupazione, contro la violenza economica, razzista e maschilista dentro e fuori ai luoghi del lavoro. Scioperiamo per una salute transfemminista per spazi e reti di cura – siano essi autogestiti o all’interno dei servizi di sanità pubblica – che sappiano farsi carico della nostra salute a 360°: dalla salute sessuale e riproduttiva alla salute mentale. Scioperiamo perché vogliamo una casa per tuttə. Scioperiamo perché ancora oggi il sud Italia è ai margini delle politiche istituzionali, in cui il progetto surreale del ponte sullo stretto è al centro e le nostre vite terrone sono dimenticate. Scioperiamo per il reddito di autodeterminazione. Scioperiamo per l’autodeterminazione dei popoli oppressi, per la fine del colonialismo in tutte le sue forme e delle guerre. Scioperiamo per immaginare una società che metta al centro la cura e la vita, non il profitto e la guerra. LE NOSTRE VITE VALGONO. NOI SCIOPERIAMO!“ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Claudio Signore di AL COBAS Milano a fronte dell’incidente del 27 febbraio in cui il tram linea 9 a deragliò finendo contro il muro di un’abitazione e provocando due morti e 54 feriti e di altri deragliamenti di tram avvenuti nei giorni successivi sempre nel capoluogo lombardo. Evidentemente c’è qualcosa che non và nel sistema di trasporto pubblico milanese e come sempre a farne le spese sono i lavoratori e gli utilizzatori del servizio, per questo il sindacato AL COBAS che rappresenta i lavoratori di questo settore, è già da tempo che porta avanti svariate battaglie sindacali, ultimo lo sciopero che è stato proclamato per il 27 marzo. Tra le rivendicazioni di questi lavoratori la riduzione dei carichi di lavoro, una maggiore attenzione alla sicurezza del personale e dei viaggiatori e l’opposizione ad un nuovo accordo in vista che aumenterebbe ulteriormente l’orario di lavoro giornalieri per i tramvieri. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- il terzo argomento della serata ha riguardato il trasporto aereo, ai nostri microfoni abbiamo quindi ospitato Gianni Cervone di CUB Linate e Malpensa. Da lui ci siamo fatti descrivere le motivazioni che hanno portato all’indizione dello sciopero del 18 marzo, sciopero che potrebbe venire “congelato” data l’apertura da parte delle aziende di handling tirate in causa, che si sono dette disponibili all’apertura di un tavolo di trattativa con i lavoratori. Buon ascolto
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