La quinta di una serie puntate di Harraga, in cui proviamo a tracciare un fil
rouge, che dalla Palestina riporti alle logiche e alle dinamiche coloniali
occidentali nei nostri contesti,…
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La quinta di una serie puntate di Harraga, in cui proviamo a tracciare un fil
rouge, che dalla Palestina riporti alle logiche e alle dinamiche coloniali
occidentali nei nostri contesti, che sfruttano e opprimono, tanto in Palestina
quanto in Italia, le persone razzializzate.
Dopo aver approfondito il concetto di “vittima” costruito attorno alla figura
del palestinese — e come questa narrazione sia stata funzionale tanto alla
repressione quanto al controllo del popolo palestinese, con risonanze anche nei
nostri contesti — nella seconda puntata spostiamo lo sguardo sull’altra faccia
della medaglia: il palestinese come “nemico interno” e come “terrorista”.
Insieme a Mjriam Abu Samra, ricercatrice presso l’Università Ca’ Foscari di
Venezia, cofondatrice del Palestine Youth Movement e compagna impegnata da anni
nella lotta per la liberazione del suo popolo, abbiamo provato a ripercorrere le
tappe storiche e politiche che hanno contribuito alla costruzione del paradigma
del “terrorista” applicato alla figura del palestinese. Un paradigma che tende a
sovrapporsi a chiunque scelga di resistere e lottare, riappropriandosi l’uso
della violenza in un contesto di oppressione e occupazione coloniale.
Già nel passaggio tra la prima e la seconda intifada, nella percezione
occidentale la rappresentazione del combattente palestinese cambia
profondamente. Dalle figure celebrate, e talvolta anche romanticizzate, dei
Fedayin, come Leila Khaled, Khalida Jarrar o Georges Abdallah, si passa a una
narrazione radicalmente trasformata. Con la seconda intifada e, soprattutto, nel
clima globale successivo al 2001, la figura del combattente viene
progressivamente assimilata a quella del “terrorista” e del “nemico interno”.
SERATA BAD
Campus Luigi Einaudi - Lungo D'ora Siena, 100, Torino
(giovedì, 14 novembre 22:00)
L’Intifada studentesca del Poli approda al Campus Einaudi con una serata benefit
per la nostra mobilitazione: ci vediamo giovedì 14/11 dalle 22 per ballare e
divertirci in autogestione.
Riappropriamoci degli spazi che attraversiamo quotidianamente, in una città i
cui atenei ostacolano sempre più condivisione e socialità dal basso, chiudendo
luoghi di confronto come l’aula autogestita Shireen Abu Akleh in sede centrale!
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Evento antifascista, transfemminista, antirazzista, ANTISIONISTA!
Vi aspettiamo sotto cassa, seguite la pagina per aggiornamenti e novità! 🕺💃
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PALESTINA LIBERA🇵🇸 – LIBANO LIBERO🇱🇧