Estratti dalla puntata del 20 luglio 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia
REPRESSIONE, LETALITÀ, SDOGANAMENTI E COMPRESSIONI
Un omicidio di Stato come quello di
Abderrahim Fakir a Bologna, la possibilità di inneggiare a un assassino per
vendetta privata fino a proporne la candidatura, venire denunciati per aver
espresso vicinanza alla resistenza palestinese e alla conflittualità anarchica.
Cosa ci dice tutto questo?
AI MILITARI: BLACK SKY E THE FOURTH LAW
Iniziamo con una riflessione sulle interferenze dell’AI applicata alla letalità
su un piano tecnico, etico e giuridico.
Il recente contratto siglato dal Pentagono con Black Sky (AI per l’analisi di
immagini satellitari applicate alla selezione dei bersagli e alla valutazione
dei danni post-attacco) e i processi di integrazione di AI all’interno di
sistemi d’arma tradizionali, ci descrivono segmenti diversi di automazione in
ambito militare, all’interno dei quali la velocità di elaborazione decisionale e
di applicazione della letalità (sensor-to-shooter) sono un elemento centrale.
Cosa resta dell’umano all’interno della kill chain?
The Fourth Law (nome decisamente ispirato alla Quarta Legge della robotica di
Isaac Asimov) è un’azienda ucraina fondata da Yaroslav Azhnyuk, il cui prodotto
di punta è TFL-1: un kit per trasformare droni commerciali in killer robots.
AI E ESERCITI NON-STATALI
Grazie a una ricerca dell’Università di Cambridge, emerge l’utilizzo di chatbot
da parte di Boko Haram: non solo propaganda, ma guida concreta per
l’addestramento e la realizzazione di attacchi.
Tag - terrorismo
Il Tribunale del Riesame smonta l’impianto accusatorio della Procura: nessuna
organizzazione, nessuna finalità di terrorismo, nessun collegamento con azioni
concrete. Intanto resta aperto il caso degli arresti per il possesso …
di Giovanni Iozzoli* Tra ergastoli, 41 bis senza fine e nuovi teoremi giudiziari
contro i movimenti sociali, il passato diventa un dispositivo permanente di
controllo del presente e di disciplinamento …
di Mauro Armanino Dalle mani dei partigiani ai migranti del Sahel, dalle
fabbriche agli sfollati delle guerre, le cicatrici lasciate dall’impegno per la
dignità umana raccontano una storia che attraversa …
Sette arresti, perquisizioni in tutta Italia e lo sgombero del Bencivenga
Occupato a Roma. Le accuse ruotano attorno ai sabotaggi contro le Olimpiadi
Milano-Cortina e alle mobilitazioni per Alfredo Cospito. …
La Corte d’Assise di Palermo esclude le finalità terroristiche per l’azione
contro Leonardo del 2022. Condanna a 4 anni e 9 mesi per porto e detenzione di
ordigno e getto …
La quinta di una serie puntate di Harraga, in cui proviamo a tracciare un fil
rouge, che dalla Palestina riporti alle logiche e alle dinamiche coloniali
occidentali nei nostri contesti,…
La quinta di una serie puntate di Harraga, in cui proviamo a tracciare un fil
rouge, che dalla Palestina riporti alle logiche e alle dinamiche coloniali
occidentali nei nostri contesti, che sfruttano e opprimono, tanto in Palestina
quanto in Italia, le persone razzializzate.
Dopo aver approfondito il concetto di “vittima” costruito attorno alla figura
del palestinese — e come questa narrazione sia stata funzionale tanto alla
repressione quanto al controllo del popolo palestinese, con risonanze anche nei
nostri contesti — nella seconda puntata spostiamo lo sguardo sull’altra faccia
della medaglia: il palestinese come “nemico interno” e come “terrorista”.
Insieme a Mjriam Abu Samra, ricercatrice presso l’Università Ca’ Foscari di
Venezia, cofondatrice del Palestine Youth Movement e compagna impegnata da anni
nella lotta per la liberazione del suo popolo, abbiamo provato a ripercorrere le
tappe storiche e politiche che hanno contribuito alla costruzione del paradigma
del “terrorista” applicato alla figura del palestinese. Un paradigma che tende a
sovrapporsi a chiunque scelga di resistere e lottare, riappropriandosi l’uso
della violenza in un contesto di oppressione e occupazione coloniale.
Già nel passaggio tra la prima e la seconda intifada, nella percezione
occidentale la rappresentazione del combattente palestinese cambia
profondamente. Dalle figure celebrate, e talvolta anche romanticizzate, dei
Fedayin, come Leila Khaled, Khalida Jarrar o Georges Abdallah, si passa a una
narrazione radicalmente trasformata. Con la seconda intifada e, soprattutto, nel
clima globale successivo al 2001, la figura del combattente viene
progressivamente assimilata a quella del “terrorista” e del “nemico interno”.
La Digos esegue sei perquisizioni nell’ambito di un’inchiesta della Procura di
Napoli. Nel mirino dirigenti ed esponenti del partito dei Comitati di Appoggio
alla Resistenza per il Comunismo. Contestati associazione …
La quarta di una serie puntate di Harraga (trasmissione in onda su Radio
Blackout ogni venerdì dalle 15 alle 16), in cui proviamo a tracciare un fil
rouge, che dalla Palestina riporti alle…