La Corte d’Assise di Palermo esclude le finalità terroristiche per l’azione
contro Leonardo del 2022. Condanna a 4 anni e 9 mesi per porto e detenzione di
ordigno e getto …
Tag - terrorismo
La quinta di una serie puntate di Harraga, in cui proviamo a tracciare un fil
rouge, che dalla Palestina riporti alle logiche e alle dinamiche coloniali
occidentali nei nostri contesti,…
La quinta di una serie puntate di Harraga, in cui proviamo a tracciare un fil
rouge, che dalla Palestina riporti alle logiche e alle dinamiche coloniali
occidentali nei nostri contesti, che sfruttano e opprimono, tanto in Palestina
quanto in Italia, le persone razzializzate.
Dopo aver approfondito il concetto di “vittima” costruito attorno alla figura
del palestinese — e come questa narrazione sia stata funzionale tanto alla
repressione quanto al controllo del popolo palestinese, con risonanze anche nei
nostri contesti — nella seconda puntata spostiamo lo sguardo sull’altra faccia
della medaglia: il palestinese come “nemico interno” e come “terrorista”.
Insieme a Mjriam Abu Samra, ricercatrice presso l’Università Ca’ Foscari di
Venezia, cofondatrice del Palestine Youth Movement e compagna impegnata da anni
nella lotta per la liberazione del suo popolo, abbiamo provato a ripercorrere le
tappe storiche e politiche che hanno contribuito alla costruzione del paradigma
del “terrorista” applicato alla figura del palestinese. Un paradigma che tende a
sovrapporsi a chiunque scelga di resistere e lottare, riappropriandosi l’uso
della violenza in un contesto di oppressione e occupazione coloniale.
Già nel passaggio tra la prima e la seconda intifada, nella percezione
occidentale la rappresentazione del combattente palestinese cambia
profondamente. Dalle figure celebrate, e talvolta anche romanticizzate, dei
Fedayin, come Leila Khaled, Khalida Jarrar o Georges Abdallah, si passa a una
narrazione radicalmente trasformata. Con la seconda intifada e, soprattutto, nel
clima globale successivo al 2001, la figura del combattente viene
progressivamente assimilata a quella del “terrorista” e del “nemico interno”.
La Digos esegue sei perquisizioni nell’ambito di un’inchiesta della Procura di
Napoli. Nel mirino dirigenti ed esponenti del partito dei Comitati di Appoggio
alla Resistenza per il Comunismo. Contestati associazione …
La quarta di una serie puntate di Harraga (trasmissione in onda su Radio
Blackout ogni venerdì dalle 15 alle 16), in cui proviamo a tracciare un fil
rouge, che dalla Palestina riporti alle…
La quarta di una serie puntate di Harraga (trasmissione in onda su Radio
Blackout ogni venerdì dalle 15 alle 16), in cui proviamo a tracciare un fil
rouge, che dalla Palestina riporti alle logiche e alle dinamiche coloniali
occidentali nei nostri contesti, che sfruttano e opprimono, tanto in Palestina
quanto in Italia, le persone razzializzate.
Proviamo a ragionare sulla dicotomia vittima-terrorista, un paradigma che sempre
di più il potere capitalista e coloniale impone sulla pelle delle persone
razzializzate che vivono e lottano nei nostri territori, e che in generale
riflette una visione eurocentrica, razzista e coloniale che l’occidente ha da
sempre imposto. Comprendere la costruzione di questo paradigma, ci permette di
provare a smantellare una retorica che da un lato contribuisce a costruire la
figura del nemico interno, il terrorista e la persona da reprimere; dall’altro
vede le persone razzializzate bisognose di un salvatore/salvatrice bianca e
incapaci di autodeterminarsi e lottare. Una dicotomia estremamente
interiorizzata che diventa la base di una narrazione “antirazzista” neoliberale,
assistenzialista e profondamente coloniale.
Per fare ciò, partiamo dal racconto di come questo paradigma di
vittima-terrorista si è creato attorno alla lotta del popolo palestinese. Da un
lato il palestinese “buono” che subisce le angherie degli israeliani rispondendo
con la non-violenza e pertanto meritevole della solidarietà occidentale,
dall’altro la rappresentazione del “cattivo”, chiunque resista e reagisca con
gli strumenti di cui sceglie di dotarsi, a cui bollare l’etichetta del
“terrorista” con tutto il portato repressivo che ne comporta.
Le conseguenze di questa narrazione si materializzano nella depoliticizzazione
della causa palestinese a mera questione umanitaria e nella debole attivazione
all’indomani del 7 ottobre che poi solo progressivamente è sfociata nelle
mobilitazioni di massa di questo autunno.
Ne abbiamo parlato con Mjriam Abu Samra, ricercatrice all’Università Ca Foscari
di Venezia, tra le fondatrici di Palestine Youth Movement (PYM) e compagna che
da sempre si spende per la liberazione del suo popolo.
Lo stesso paradigma si manifesta anche nei nostri territori con la completa
subordinazione delle persone migranti a ruolo di vittima, tra la
spettacolarizzazione della violenza subita, ad esempio dentro i CPR, e
l’invisibilizzazione delle pratiche e delle istanze di lotta.
Da Trump a Orbán fino all’Europa: il libro di Mattia Tombolini “Antifascismo
illegale” (Momo edizioni) mostra come si sta costruendo un nemico pubblico per
giustificare repressione, controllo e autoritarismo Non …
L’inchiesta di The Intercept. Dalle uccisioni in mare alle morti a Minneapolis:
secondo il magazine americano, l’etichetta “terrorismo” viene allargata fino a
includere dissenso e attivismo. E un memorandum presidenziale …
Estratti dalla puntata del 20 ottobre 2025 di Bello Come Una Prigione Che Brucia
USA: ANTIFA E “FOLLOW THE MONEY” Andiamo negli Stati Uniti per continuare a
descrivere la traiettoria autoritaria intrapresa dal secondo governo Trump.
Iniziamo osservando alcuni elementi economici e politici che stanno plasmando la
cornice di questa rivoluzione reazionaria, dalla minaccia rappresentata […]
Il pogrom organizzato da Hamas (di un pogrom infatti si tratta, non di un’azione
di guerra) non si è rivolto contro lo stato di Israele, contro l’esercito di
Israele, ma contro i ravers, le donne, le comunità dei villaggi. Si è trattato
di un’azione abominevole, ma non la possiamo condannare senza al tempo stesso
comprendere […]
L'articolo Occhio per occhio e tutto il mondo è cieco sembra essere il primo su
Osservatorio Repressione.