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Parte 2: decostruire il paradigma vittima/terrorista@0
La quinta di una serie puntate di Harraga, in cui proviamo a tracciare un fil rouge, che dalla Palestina riporti alle logiche e alle dinamiche coloniali occidentali nei nostri contesti, che sfruttano e opprimono, tanto in Palestina quanto in Italia, le persone razzializzate. Dopo aver approfondito il concetto di “vittima” costruito attorno alla figura del palestinese — e come questa narrazione sia stata funzionale tanto alla repressione quanto al controllo del popolo palestinese, con risonanze anche nei nostri contesti — nella seconda puntata spostiamo lo sguardo sull’altra faccia della medaglia: il palestinese come “nemico interno” e come “terrorista”. Insieme a Mjriam Abu Samra, ricercatrice presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, cofondatrice del Palestine Youth Movement e compagna impegnata da anni nella lotta per la liberazione del suo popolo, abbiamo provato a ripercorrere le tappe storiche e politiche che hanno contribuito alla costruzione del paradigma del “terrorista” applicato alla figura del palestinese. Un paradigma che tende a sovrapporsi a chiunque scelga di resistere e lottare, riappropriandosi l’uso della violenza in un contesto di oppressione e occupazione coloniale. Già nel passaggio tra la prima e la seconda intifada, nella percezione occidentale la rappresentazione del combattente palestinese cambia profondamente. Dalle figure celebrate, e talvolta anche romanticizzate, dei Fedayin, come Leila Khaled, Khalida Jarrar o Georges Abdallah, si passa a una narrazione radicalmente trasformata. Con la seconda intifada e, soprattutto, nel clima globale successivo al 2001, la figura del combattente viene progressivamente assimilata a quella del “terrorista” e del “nemico interno”.
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Chi lotta per la libertà, lotta per la Palestina: decostruire il paradigma vittima/terrorista – parte1@1
La quarta di una serie puntate di Harraga  (trasmissione in onda su Radio Blackout ogni venerdì dalle 15 alle 16), in cui proviamo a tracciare un fil rouge, che dalla Palestina riporti alle logiche e alle dinamiche coloniali occidentali nei nostri contesti, che sfruttano e opprimono, tanto in Palestina quanto in Italia, le persone razzializzate. Proviamo a ragionare sulla dicotomia vittima-terrorista, un paradigma che sempre di più il potere capitalista e coloniale impone sulla pelle delle persone razzializzate che vivono e lottano nei nostri territori, e che in generale riflette una visione eurocentrica, razzista e coloniale che l’occidente ha da sempre imposto. Comprendere la costruzione di questo paradigma, ci permette di provare a smantellare una retorica che da un lato contribuisce a costruire la figura del nemico interno, il terrorista e la persona da reprimere; dall’altro vede le persone razzializzate bisognose di un salvatore/salvatrice bianca e incapaci di autodeterminarsi e lottare. Una dicotomia estremamente interiorizzata che diventa la base di una narrazione “antirazzista” neoliberale, assistenzialista e profondamente coloniale.   Per fare ciò, partiamo dal racconto di come questo paradigma di vittima-terrorista si è creato attorno alla lotta del popolo palestinese. Da un lato il palestinese “buono” che subisce le angherie degli israeliani rispondendo con la non-violenza e pertanto meritevole della solidarietà occidentale, dall’altro la rappresentazione del “cattivo”, chiunque resista e reagisca con gli strumenti di cui sceglie di dotarsi, a cui bollare l’etichetta del “terrorista” con tutto il portato repressivo che ne comporta. Le conseguenze di questa narrazione si materializzano nella depoliticizzazione della causa palestinese a mera questione umanitaria e nella debole attivazione all’indomani del 7 ottobre che poi solo progressivamente è sfociata nelle mobilitazioni di massa di questo autunno. Ne abbiamo parlato con Mjriam Abu Samra, ricercatrice all’Università Ca Foscari di Venezia, tra le fondatrici di Palestine Youth Movement (PYM) e compagna che da sempre si spende per la liberazione del suo popolo. Lo stesso paradigma si manifesta anche nei nostri territori con la completa subordinazione delle persone migranti a ruolo di vittima, tra la spettacolarizzazione della violenza subita, ad esempio dentro i CPR, e l’invisibilizzazione delle pratiche e delle istanze di lotta.
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USA: “TERRORISMO” ANTIFA e “FOLLOW THE MONEY” – LE ZONE “GRIGIO SCURO” DEL MERCATO DELLA SORVEGLIANZA@2
Estratti dalla puntata del 20 ottobre 2025 di Bello Come Una Prigione Che Brucia USA: ANTIFA E “FOLLOW THE MONEY” Andiamo negli Stati Uniti per continuare a descrivere la traiettoria autoritaria intrapresa dal secondo governo Trump. Iniziamo osservando alcuni elementi economici e politici che stanno plasmando la cornice di questa rivoluzione reazionaria, dalla minaccia rappresentata […]
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Occhio per occhio e tutto il mondo è cieco
Il pogrom organizzato da Hamas (di un pogrom infatti si tratta, non di un’azione di guerra) non si è rivolto contro lo stato di Israele, contro l’esercito di Israele, ma contro i ravers, le donne, le comunità dei villaggi. Si è trattato di un’azione abominevole, ma non la possiamo condannare senza al tempo stesso comprendere […] L'articolo Occhio per occhio e tutto il mondo è cieco sembra essere il primo su Osservatorio Repressione.
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