Partendo dalla macchina della condanna messa in moto dal mondo politico dopo i
fatti di sabato scorso a Torino, in questa puntata di Macerie su Macerie
proviamo a riflettere sul legame tra l’inasprimento delle politiche securitarie,
la loro propaganda e il concetto di guerra civile. Per chiarire meglio questo
tema complesso, dialoghiamo con una compagna che vive negli Stati Uniti e che,
seguendo questa chiave di lettura, ci racconta cosa sta succedendo oltreoceano.
Con “guerra civile” non intendiamo il classico scontro tra due parti
contrapposte sullo stesso territorio, ma una forma di conflitto diffuso, interno
agli Stati e senza regole chiare, caratterizzato da una violenza potenzialmente
senza limiti, tipica delle società contemporanee. Può sembrare un paradosso, ma
è proprio nelle società che appaiono meno conflittuali che questo tipo di
violenza si diffonde più facilmente. E quando invece il conflitto sociale
emerge, mette in crisi le immagini e i discorsi ormai logori con cui politica e
media spiegano solitamente la violenza endogena. La guerra civile, quindi, non è
un’eccezione marginale, ma una dimensione strutturale che attraversa ogni ordine
politico, anche quelli che si presentano come stabili. Prenderla sul serio
significa riconoscerne il suo ruolo centrale, teorico e storico, nel mostrare il
rapporto consustanziale tra guerra e politica, svelando come il diritto non sia
un argine, ma a volte una maschera ideologica, altre uno strumento di
repressione esplicita di alcuni movimenti dentro alle società che non seguono il
suo corso.
Tag - minneapolis
La caccia agli immigrati irregolari negli Stati Uniti si è trasformata in una
strategia del terrore: il governo federale mette sotto inchiesta i suoi
oppositori, mentre gli agenti conducono i raid con cinismo, facendosi servire a
tavola dalle persone che poi arresteranno. È quanto succede in Minnesota,
diventato il cuore della svolta autoritaria dell’amministrazione Trump, che ha
messo sotto inchiesta il governatore Tim Walz, e il sindaco di Minneapolis,
Jacob Frey, entrambi democratici, accusati di «ostacolare le attività dell’Ice».
I loro nomi si aggiungono al lungo elenco di oppositori del governo finiti nel
mirino del dipartimento di Giustizia e del Pentagono.
Ne abbiamo parlato con Martino Mazzonis, giornalista esperto di States
Ascolta la diretta:
Prima dell’omicidio di Alex Pretti ,un infermiere di terapia intensiva presso il
dipartimento governativo per i veterani di guerrra e attivista,avvenuto con un
efferata esecuzione da parte delle squadracce dell’ICE ,si era svolto a
Minneapolis un partecipato sciopero generale contro il governo federale. Uno
sciopero iper-politico con una manifestazione estremamente partecipata
nonostante le temperature polari, in quella che è stata chiamata la “Giornata
della Verità e della Libertà”. Lo sciopero è stato il punto di condensazione
della mobilitazione dal basso che sta coinvolgendo le twins cities del Minnesota
che supera di slancio le timidezze dei sindacati la codardia dei democratici
.Una rete di solidarietà si estende in tutta la città, nelle scuole, per cercare
di aiutare gli studenti e le famiglie immigrati. Prevedendo che qualcosa del
genere accadesse, l’organizzazione è iniziata più di un anno fa e questa rete è
stata davvero importante nell’aiutare le persone a reagire rapidamente. Ci si
organizza con un qualche tipo di sistema di sostegno e controllo, che include il
contatto con le famiglie colpite, l’attuazione di misure di mutuo soccorso, che
si tratti di fornire un passaggio per andare e tornare dal lavoro, o cibo, o
cose che non possono fare perchè hanno troppa paura di uscire di casa.
La situazione è ormai talmente tesa che il sindaco di Minneapolis, un tranquillo
democratico come Jacob Frey, ha annunciato di aver formalmente richiesto
assistenza alla Guardia Nazionale per supportare gli agenti del dipartimento di
polizia di Minneapolis. Ci si potrebbe trovare di fronte ad un confronto in armi
tra due organi dello stato ,i prodromi di una guerra civile americana le cui
radici sono saldamente ancorate allle fratture di una società disuguale e
violenta fondata sulle teorie suprematiste che tanto piacciono a Trump e ai suoi
consiglieri.
Ne parliamo con Giovanna Branca del “Manifesto”
RESISTENZA POPOLARE ALL’OCCUPAZIONE DI MINNEAPOLIS
Prosegue l’occupazione militare di Minneapolis da parte dell’ICE. Prima e dopo
l’uccisione di Renee Good, un vasto movimento popolare si è organizzato per
rispondere alla violenza delle milizie federali. L’ICE ha represso la
solidarietà e la rabbia della popolazione con crescete violenza e con più di 170
arresti di persone con documenti americani, in quella che ormai è una prova di
forza che trascende il controllo delle frontiere. L’ICE, è un esercito costruito
negli anni da amministrazioni repubblicane e democratiche che Trum sta
utilizzando per testare la sua capacità di reprimere il dissenso. In questo
approfondimento analizziamo l’uso di tecnologie sorveglianti da parte di ICE, la
torsione repressiva e propagandistica delle politiche di frontiera coi suoi
impatti macroeconomici negli USA, le preocupanti similitudini con la riforma
delle agenzie europee Europol e Frontex. Parleremo, grazie al contributo diretto
di chi si organizza a Minneapolis, dei Network di Rapid Response, delle
possibilità di ribaltare le geometrie ottiche della sorveglianza e delle
tensioni interne ai movimenti di autodifesa vicinale negli Stati Uniti.
Ulteriore materiale di approfondimento sui Rapid Response Networks e sulle
tecnologie sorveglianti in dotazione ad ICE
INGERENZE SIONISTE NELLA GIUSTIZIA OCCIDENTALE
Dopo un rapido aggiornamento sulla lotta dei Prisoners for Palestine in sciopero
della fame parliamo delle ingerenze dello stato sionista nei sistemi di
giustizia internazionali e nazionali degli alleati occidentali.
Felice Mometti commenta queste ultime giornate americane, tra violenze dell’ICE
e proteste nella città di Minneapolis.