A un mese dagli arrivi di massa e dai respingimenti di fine luglio, l’emergenza
migranti a Ceuta è tutt’altro che risolta. Lo denunciano le ong No Name Kitchen
e Border Resistance, che continuano a monitorare la situazione sul campo. Il
CETI, il centro di prima accoglienza della città, era già al collasso prima dei
nuovi sbarchi. Per svuotare la spiaggia del Trampolín — dove oltre mille persone
vivevano accampate in condizioni precarie — le autorità hanno aperto due campi
temporanei, a Loma Margarita e all’Embolsamiento. Nel frattempo, le autorità
locali chiedono rimpatri di massa verso il Marocco e una maggiore
militarizzazione della zona. Sul territorio si registra anche un’escalation di
tensione: alcuni residenti hanno più volte bloccato i convogli della Croce Rossa
diretti alla spiaggia, impedendo la distribuzione di cibo e acqua; in un
episodio a Benítez, una ronda ha dato fuoco agli effetti personali delle persone
migranti.
Anche l’accesso al diritto d’asilo resta di fatto bloccato: secondo No Name
Kitchen mancano canali funzionanti per fissare un appuntamento con l’ufficio
competente, rendendo quasi impossibile presentare domanda di protezione
internazionale. A complicare il quadro è entrato in vigore, lo scorso giugno, il
nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, che inasprisce le procedure di
frontiera e velocizza i rimpatri per chi arriva da Paesi considerati “sicuri”
come il Marocco. Le ONG segnalano inoltre condizioni di particolare
vulnerabilità per i minori e le persone migranti LGBTQ+.
Ne abbiamo parlato con un’avvocata di un gruppo di supporto legale solidale
sceso a Ceuta.
Per seguire gli aggiornamenti sui social si possono seguire le pagine di No Name
Kitchen e Border Resistance. Chi invece volesse scendere sul posto,
coordinandosi con compagn* autorganizzat*, può scrivere a:
apoyomutuoceuta@riseup.net
Tag - respingimenti
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