Tag - tunisia

Swinging Addis,Tunisia anni’80,electro Mauritania e Habibi funk
Playlist: HAILU MERGIA & THE WALIAS BAND-NEFAS NEW ZEMEDIE MULATU ASTATKE-CHA CHA SEYFU YOHANNES-MELA MELA ALEMAYEHU ASHETE-TCHERA ADARI NEGAN YASSINE NANA-FATMA FADOUL-BSSLAMA HABITI SADOK GHARBI-NOUJOUM THE SCORPIONS & SAIF ABU BAKR-NILE WAVES YASSINE NANA-MA AHLA LILAT SAMA CORNICHE BAND-DANCE IBRAHIM ESNAWI-ONLY WORD feat.SUZAN SHARHABIL AHMED-ARGOS FARFISH
tunisia
etiopia
AFROMUSIC
babibi funk
mauritania
Dalla Tunisia: chi lotta per la Palestina lotta per la libertà
In questa puntata di Harraga, una compagna tunisina ci racconta della recente escalation repressiva iniziata con l’arresto, nel marzo di quest’anno, di quattro tra gli organizzatori della Sumud Flottilla in Tunisia. La loro prolungata detenzione amministrativa, tuttora in corso, li ha portati ad agosto ad iniziare uno sciopero della fame, a cui si sono uniti altri prigionieri politici. Dopo 38 giorni, Wael Nawar, in condizioni di salute critiche, è stato portato in ospedale. Il suo appello ha riportato centinaia di persone in strada, con conseguenti 13 persone arrestate per aver cantato slogan contro il regime. La crescente repressione contro ogni forma di dissenso in Tunisia si allarga, dai cortei per la Palestina alle proteste scoppiate quest’estate a causa dei prolungati blackout energetici e la mancanza d’acqua in gran parte del paese, alle rivolte di Ben Guerdane dopo il naufragio del 20 agosto e la morte di dieci ragazzi che tentavano di attraversare il Mediterraneo. Eppure, il regime apertamente dittatoriale messo in piedi da Kais Sayed dopo il colpo di stato del 2021 ha il beneplacito dell’Unione Europea, che ne ha sancito la legittimità – governo italiano in primis – per poter appaltare alla Tunisia un pezzo importante dell’esternalizzazione delle frontiere, e continuare indisturbati ad estrarre energia, risorse e forza lavoro. Conseguenza del “EU-Tunisia “Memorandum of understanding” firmato nel 2023 è stata una propaganda governativa sempre più apertamente razzista, di cui fanno le spese le persone provenienti dall’Africa subsahariana e lx militanti antirazzistx incarcerati per essersi mobilitatx. Per approfondimenti sulle mobilitazioni in corso in Tunisia: https://tunisiansolidarity.org/en/ Altre risorse: https://nawaat.org/ https://shs.cairn.info/revue-participations-2025-3-page-191?lang=fr foto: https://www.facebook.com/ROOTSTV.TN/
Mediterraneo
tunisia
global sumud flotilla
kais sayed
wael nawar
Sul patto UE Migrazione e Asilo 2026@0
Nel giugno 2026 entrerà in vigore il nuovo Patto Migrazione e Asilo vincolante per tutti i 27 Stati membri dell’UE. Cercando di osservare la realtà prodotta da questa serie di regolamenti, andando oltre il piano meramente narrativo e propagandistico promosso dalle destre a reti unificate, possiamo scorgere come la recente standardizzazione europea di politiche migratorie escludenti e razziste – nonché, più ampiamente, l’omologazione a tali politiche di tutto l’occidente bianco e suprematista – si componga di strumenti giuridici sempre più affilati, di relazioni neocoloniali e di un proprio arsenale tecno-militare. Strumenti giuridici che devono rispondere a imperativi politici e identitari, ma anche economici: da un lato relegare le persone nei quadranti in cui l’occidente intrattiene interessi industriali/estrattivi/finanziari, in modo da assicurarsi un buon bacino di forza lavoro sfruttabile in loco; dall’altro prevedere un residuo di mobilità verso l’Europa, monitorabile e ricattabile, per rispondere alla necessità di manodopera semi-schiavizzabile nei settori dell’agricoltura, della logistica, ma anche della micro-criminalità. In questa puntata – realizzata in collaborazione tra Harraga, Yasha Maccanico e Bello Come Una Prigione Che Brucia – iniziamo con il delineare alcuni elementi che compongono il piano tecnico del patto: dal funzionamento del processo di screening alle frontiere, alla normalizzazione della detenzione nei cosiddetti Return Hubs (centri dententivi sempre più esternalizzati), per passare al concetto di “finzione giuridica di non ingresso” e concludere con un’analisi sulla questione dei Paesi terzi di origine sicura. Nella seconda parte, ripartendo dal concetto di “Paesi sicuri”, attraverso un excursus su precedenti tentativi di esternalizzazione della detenzione (Inghilterra-Ruanda, Italia-Albania, Olanda-Uganda), ragioniamo su come si conforma la neocolonialità europea. Nella terza parte, ci concentriamo su database biometrici, interoperabilità, automazione del controllo alle frontiere: architetture tecnologiche della War on Migrants volte a marchiare, profilare, controllare ed escludere. Un modello di governo della popolazione che – in questa fase – sta venendo normalizzato all’interno del suo bacino maggiormente vulnerabilizzato.
tunisia
deportazioni
frontex
frontiera
cpr