A pochi giorni dal terzo anniversario della strage di Cutro – nella quale 94
persone persero la vita e altre decine furono dichiarate disperse – si prospetta
l’ennesima grande e preannunciata strage nel Mediterraneo.
Attraverso i dati provenienti dai monitoraggi delle ONG italiane e di gruppi di
attivisti del nord Africa è presumibile ritenere che, a causa delle condizione
meteo estreme tra il 19 e il 26 Gennaio (cosiddetto ciclone Harry), circa 1000
persone abbiano perso la vita in pochi giorni nel tentativo di attraversare il
Mediterraneo.
Gli spazi retorici a disposizione per parlare di “tragedia” risultano ormai
essere estremamente risicati.
Rendere il Mediterraneo non solo frontiera, ma cimitero d’Europa, è una scelta
politica cosciente e deliberata, che prende la forma di memorandum d’intesa –
come quello con il governo libico e quello tunisino – patti e legislazioni
europee o ancora di normative nazionali: un crimine di Stato formalizzato.
Insieme a Fabio Gianfrancesco, rescue coordinator della ONG Meditterranea,
tracciamo un quadro di quanto avvenuto nelle scorse settimane, provando a
tracciare le responsabilità politiche, riconoscerne gli strumenti e come si
evolvono nel tempo.
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