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Tecnologie della sorveglianza: dall’applicazione del nuovo Patto Europeo su Migrazione e Asilo ai guadagni israeliani
Sul Patto Europeo su Migrazione e Asilo si è già ampiamente discusso – segnaliamo tra gli altri la puntata “Sul patto migrazione e asilo 2026” – e approfondito le varie modifiche normative che impatteranno gravemente sulla vita delle persone, sprovviste di documenti europei o permessi di soggiorno, in viaggio. Ma tra le righe di questi accordi tra gli Stati dell’Europa occidentale vi è la decisione di implementare gli investimenti economici in merito ai dispositivi di controllo non solo delle persone (si veda il – più che discusso – database Eurodac) ma soprattutto delle frontiere terrestri e marine. Non casualmente possiamo notare come le aziende che investono sulla crescita di tali tecnologie e che guadagnano dalla loro vendita, hanno base in Israele. Tecnologie – come quasi sempre accade – ideate e sperimentate sui palestinesi, prima e durante in genocidio. Perfezionate ad hoc per poi essere usate nei contesti della guerra ai migranti: il nemico interno dell’occidente. Come più volte ripetuto ai microfoni di Harraga (trasmissione in onda ogni venerdì tra le 15 e le 16 su Radio BlackOut) vi è un filo rosso che collega le tecnologie di morte e sorveglianza prodotte in Israele, per i propri genocidari obbiettivi coloniali, con la morte e sofferenze causate da frontiere e razzismo di stato a queste latitudini. Ascolta:
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DDL MIGRAZIONE: GESTIRE E REPRIMERE LE PERSONE RAZZIALIZZATE
In questa nuova puntata di Harraga, trasmissione in onda ogni venerdì su Radio Blackout alle ore 15, abbiamo tentato una disamina del nuovo disegno di legge migrazione, che ad oggi vediamo approvato dal governo italiano e che si trova in fase di discussione al senato. Un disegno di legge che viene varato nell’ottica di spianare la strada al patto europeo Migrazione e Asilo (per approfondirlo rimandiamo al podcast: “Sul patto UE Migrazione e Asilo 2026”) e di dotare la legislazione italiana di ulteriori strumenti disciplinanti, repressivi e detentivi nei confronti delle persone migranti. Dalle nuove diposizione relative alle persone presenti sul territorio italiano, alla normativizzazione di pratiche già ampiamente utilizzate all’interno dei CPR, passando per le nuove ipotesi di espulsione giudiziale e le disposizioni sull’interdizione dalle acque territoriali, sino ad arrivare all’adeguamento della normativa in relazione al Patto UE, il tentativo di analisi di questo DDL lo faremo oggi con Giorgia, avvocata che in più occasioni ci ha aiutato a capire il groviglio e la recrudescenza delle legislazioni anti-migranti. Ascolta qui il podcast:
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Parte 3: Dall’internazionalismo alla solidarietà umanitaria@1
Questa puntata di Harraga, trasmissione in onda su radio blackout ogni venerdì alle 15, segue altri due episodi (che vi invitiamo ad ascoltare! Parte 1 – Parte 2) nei quali, insieme a Mjriam Abu Samra, abbiamo analizzato il paradigma vittima-terrorista, partendo da come viene applicato alle e ai Palestinesi, e poi anche alle persone razzializzate e immigrate che vivono e lottano nei nostri territori. Una retorica paralizzante, funzionale da un lato a depoliticizzare la causa palestinese -e si potrebbe dire lo stesso di altre lotte per la liberazione dal colonialismo- e trasformarla in una causa meramente umanitaria. Dall’altro lato, a criminalizzare chi non si conforma alla figura di vittima perfetta, e a legittimare la repressione contro chi lotta e chi incarna il nemico interno. Questa volta invece abbiamo iniziato a ragionare su come questo paradigma influisca sulla solidarietà alle lotte anticoloniali, su come venga intesa e praticata: ne abbiamo parlato con due compagnx che hanno curato la stesura dell’opuscolo “Dall’internazionalismo alla solidarietà umanitaria. O di come la solidarietà si è trasformata in un investimento economico neoliberista e in uno strumento di ricatto, in Palestina e non solo” . Siamo partitx da cosa si intende per internazionalismo, dalle sue origini storiche profondamente politiche legate alla solidarietà proletaria e antimperialista, e dal percorso che ha portato, tra gli anni ’70 e ’80, all’emergenza delle ONG e della cooperazione per lo sviluppo, e alla progressiva trasformazione dell’internazionalismo in umanitarismo. Questo progressivo scivolamento verso un umanitarismo neoliberista è avvenuto su spinta statale, con il preciso obiettivo di infiltrare le lotte di liberazione, pacificarle, renderle controllabili. La rete delle ONG, affiancate dalle agenzie di cooperazione governative, rimpinguata di personale proveniente dalle strutture religiose e dall’associazionismo di sinistra confinante con il mondo militante, hanno finito per sostituire le organizzazioni di classe e riempire il vuoto lasciato dalle istituzioni. Un aiuto calato dall’alto, sempre voluto dal potere imperialista, che inasprisce le diseguaglianze sociali, crea micropoteri e fratture tra benefattori, beneficiari e intermediari, separando la “popolazione civile” da quella combattente. Per operare, la solidarietà umanitaria non si pone al di fuori nè contro il sistema di oppressione che ne deve validare e approvare l’operato; costituisce, de facto, la sostenibilità del colonialismo. Ma l’umanitarismo è anche un business che ha trasformato la solidarietà in una professione, oltre che in un enorme giro d’affari fatto di fondi, bandi e progetti. Questo ci ha portatx a ragionare sulla professionalizzazione dell’azione politica e la trasformazione dellx militanti in attivisti, con le ricadute che questo ha sui movimenti di solidarietà che attraversiamo.
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Sul patto UE Migrazione e Asilo 2026@0
Nel giugno 2026 entrerà in vigore il nuovo Patto Migrazione e Asilo vincolante per tutti i 27 Stati membri dell’UE. Cercando di osservare la realtà prodotta da questa serie di regolamenti, andando oltre il piano meramente narrativo e propagandistico promosso dalle destre a reti unificate, possiamo scorgere come la recente standardizzazione europea di politiche migratorie escludenti e razziste – nonché, più ampiamente, l’omologazione a tali politiche di tutto l’occidente bianco e suprematista – si componga di strumenti giuridici sempre più affilati, di relazioni neocoloniali e di un proprio arsenale tecno-militare. Strumenti giuridici che devono rispondere a imperativi politici e identitari, ma anche economici: da un lato relegare le persone nei quadranti in cui l’occidente intrattiene interessi industriali/estrattivi/finanziari, in modo da assicurarsi un buon bacino di forza lavoro sfruttabile in loco; dall’altro prevedere un residuo di mobilità verso l’Europa, monitorabile e ricattabile, per rispondere alla necessità di manodopera semi-schiavizzabile nei settori dell’agricoltura, della logistica, ma anche della micro-criminalità. In questa puntata – realizzata in collaborazione tra Harraga, Yasha Maccanico e Bello Come Una Prigione Che Brucia – iniziamo con il delineare alcuni elementi che compongono il piano tecnico del patto: dal funzionamento del processo di screening alle frontiere, alla normalizzazione della detenzione nei cosiddetti Return Hubs (centri dententivi sempre più esternalizzati), per passare al concetto di “finzione giuridica di non ingresso” e concludere con un’analisi sulla questione dei Paesi terzi di origine sicura. Nella seconda parte, ripartendo dal concetto di “Paesi sicuri”, attraverso un excursus su precedenti tentativi di esternalizzazione della detenzione (Inghilterra-Ruanda, Italia-Albania, Olanda-Uganda), ragioniamo su come si conforma la neocolonialità europea. Nella terza parte, ci concentriamo su database biometrici, interoperabilità, automazione del controllo alle frontiere: architetture tecnologiche della War on Migrants volte a marchiare, profilare, controllare ed escludere. Un modello di governo della popolazione che – in questa fase – sta venendo normalizzato all’interno del suo bacino maggiormente vulnerabilizzato.
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DoorDash, PokemonGo, Ucraina e addestramento AI – Tecnocolonialismo in Africa – Guerra e Scommesse – Black Cube: intelligence privata israeliana@1
Estratti dalla puntata del 23 marzo 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia ADDESTRARE AI: DALLA QUOTIDIANITÀ ALLA GUERRA Partiamo con alcune brevi notizie che dalla quotidianità ci conducono verso l’addestramento delle AI in ambito bellico. Il colosso del delivery DoorDash ha introdotto uno strumento (Tasks) attraverso il quale i propri dipendenti possono registrare specifiche azioni quotidiane dietro un piccolo compenso: i dati prodotti serviranno per addestrare robots. Affrontando un altro contesto di estrazione di dati dal mondo reale per addestrare intelligenze artificiali, emerge in oltre il ruolo finanziario di In-Q-Tel (capitale di investimento della CIA) nella nascita di Keyhole, azienda all’origine di Niantic (PokemonGo). Allo stesso modo l’Ucraina sta diventando un polo cruciale per la produzione e la condivisione di dati prodotti da droni e sistemi d’arma autonomi di cui le aziende del settore vanno particolarmente ghiotte. Intanto la robotica si fa largo nel settore sicurezza: Gecko Robotics vince un contratto il monitoraggio dello stato di salute delle navi della flotta militare statunitense, Boston Dymanics vende i suoi robots quadrupedi per pattugliare i datacenters. TECNOCOLONIALISMO IN AFRICA Torniamo a parlare di tecnocolonialismo nel continente africano, tra infrastrutturazione digitale, estrattivismo dei dati, conferimento di identità biometrica e sfere di influenza militari. Colossi statunitensi investono sui cavi sottomarini per il traffico internet, grandi attori cinesi diventano egemonici nelle reti 4G e nella videosorveglianza algoritmica, multinazionali europee costruiscono l’infrastruttura per l’identità digitale biometrica, si promuove l’introduzione di sistemi d’arma autonomi e AI militari… spesso addestrate da click-workers africani: GUERRA E SCOMMESSE Ci concentriamo sul portale Polymarket e sulla proliferazione di scommesse su eventi bellici: un sito – precedentemente messo al bando – al quale l’amministrazione Trump ha consentito di tornare a operare, ma sopratutto un’azienda in cui investe direttamente Donald Trump Jr. Chi conosce (o addirittura determina) eventi geopolitici e bellici, può trarre enormi profitti da varie forme di “scommessa”: investire su determinate aziende o puntare direttamente denaro su Polymarket… come hanno fatto militari israeliani sotto processo: BLACK CUBE: INTERFERENZA ISRAELIANA NELLE ELEZIONI IN SLOVENIA L’azienda di intelligence israeliana Black Cube, definita un “Mossad privato”, ha cercato di interferire con le recenti elezioni in Slovenia. Il governo uscente – e appena rieletto – di Robert Golob ha riconosciuto lo stato di Palestina, supportato l’incriminazione di Israele alla ICC e bloccato le importazioni di beni dai territori occupati dai “settlers”; Black Cube ha quindi lavorato per mesi nel tentativo di screditare la compagine di centro-sinistra in vista delle elezioni, arrivando a manipolare filmati con AI generative per favorire lo schieramento sovranista-trumpiano-sionista di Janez Janša.
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