In questa nuova puntata di Harraga, trasmissione in onda ogni venerdì su Radio
Blackout alle ore 15, abbiamo tentato una disamina del nuovo disegno di legge
migrazione, che ad oggi vediamo approvato dal governo italiano e che si trova in
fase di discussione al senato. Un disegno di legge che viene varato nell’ottica
di spianare la strada al patto europeo Migrazione e Asilo (per approfondirlo
rimandiamo al podcast: “Sul patto UE Migrazione e Asilo 2026”) e di dotare la
legislazione italiana di ulteriori strumenti disciplinanti, repressivi e
detentivi nei confronti delle persone migranti.
Dalle nuove diposizione relative alle persone presenti sul territorio italiano,
alla normativizzazione di pratiche già ampiamente utilizzate all’interno dei
CPR, passando per le nuove ipotesi di espulsione giudiziale e le disposizioni
sull’interdizione dalle acque territoriali, sino ad arrivare all’adeguamento
della normativa in relazione al Patto UE, il tentativo di analisi di questo DDL
lo faremo oggi con Giorgia, avvocata che in più occasioni ci ha aiutato a capire
il groviglio e la recrudescenza delle legislazioni anti-migranti.
Ascolta qui il podcast:
Tag - war on migrants
In questa nuova puntata di Harraga, trasmissione in onda ogni venerdì su Radio
Blackout alle ore 15, abbiamo tentato una disamina del nuovo disegno di legge
migrazione, che ad oggi…
Questa puntata di Harraga, trasmissione in onda su radio blackout ogni venerdì
alle 15, segue altri due episodi (che vi invitiamo ad ascoltare! Parte 1 – Parte
2) nei quali,…
Questa puntata di Harraga, trasmissione in onda su radio blackout ogni venerdì
alle 15, segue altri due episodi (che vi invitiamo ad ascoltare! Parte 1 – Parte
2) nei quali, insieme a Mjriam Abu Samra, abbiamo analizzato il paradigma
vittima-terrorista, partendo da come viene applicato alle e ai Palestinesi, e
poi anche alle persone razzializzate e immigrate che vivono e lottano nei nostri
territori. Una retorica paralizzante, funzionale da un lato a depoliticizzare la
causa palestinese -e si potrebbe dire lo stesso di altre lotte per la
liberazione dal colonialismo- e trasformarla in una causa meramente umanitaria.
Dall’altro lato, a criminalizzare chi non si conforma alla figura di vittima
perfetta, e a legittimare la repressione contro chi lotta e chi incarna il
nemico interno.
Questa volta invece abbiamo iniziato a ragionare su come questo paradigma
influisca sulla solidarietà alle lotte anticoloniali, su come venga intesa e
praticata: ne abbiamo parlato con due compagnx che hanno curato la stesura
dell’opuscolo “Dall’internazionalismo alla solidarietà umanitaria. O di come la
solidarietà si è trasformata in un investimento economico neoliberista e in uno
strumento di ricatto, in Palestina e non solo” .
Siamo partitx da cosa si intende per internazionalismo, dalle sue origini
storiche profondamente politiche legate alla solidarietà proletaria e
antimperialista, e dal percorso che ha portato, tra gli anni ’70 e ’80,
all’emergenza delle ONG e della cooperazione per lo sviluppo, e alla progressiva
trasformazione dell’internazionalismo in umanitarismo.
Questo progressivo scivolamento verso un umanitarismo neoliberista è avvenuto su
spinta statale, con il preciso obiettivo di infiltrare le lotte di liberazione,
pacificarle, renderle controllabili. La rete delle ONG, affiancate dalle agenzie
di cooperazione governative, rimpinguata di personale proveniente dalle
strutture religiose e dall’associazionismo di sinistra confinante con il mondo
militante, hanno finito per sostituire le organizzazioni di classe e riempire il
vuoto lasciato dalle istituzioni. Un aiuto calato dall’alto, sempre voluto dal
potere imperialista, che inasprisce le diseguaglianze sociali, crea micropoteri
e fratture tra benefattori, beneficiari e intermediari, separando la
“popolazione civile” da quella combattente. Per operare, la solidarietà
umanitaria non si pone al di fuori nè contro il sistema di oppressione che ne
deve validare e approvare l’operato; costituisce, de facto, la sostenibilità del
colonialismo.
Ma l’umanitarismo è anche un business che ha trasformato la solidarietà in una
professione, oltre che in un enorme giro d’affari fatto di fondi, bandi e
progetti.
Questo ci ha portatx a ragionare sulla professionalizzazione dell’azione
politica e la trasformazione dellx militanti in attivisti, con le ricadute che
questo ha sui movimenti di solidarietà che attraversiamo.
Nel giugno 2026 entrerà in vigore il nuovo Patto Migrazione e Asilo vincolante
per tutti i 27 Stati membri dell’UE.
Cercando di osservare la realtà prodotta da questa serie di regolamenti, andando
oltre il piano meramente narrativo e propagandistico promosso dalle destre a
reti unificate, possiamo scorgere come la recente standardizzazione europea di
politiche migratorie escludenti e razziste – nonché, più ampiamente,
l’omologazione a tali politiche di tutto l’occidente bianco e suprematista – si
componga di strumenti giuridici sempre più affilati, di relazioni neocoloniali e
di un proprio arsenale tecno-militare.
Strumenti giuridici che devono rispondere a imperativi politici e identitari, ma
anche economici:
da un lato relegare le persone nei quadranti in cui l’occidente intrattiene
interessi industriali/estrattivi/finanziari, in modo da assicurarsi un buon
bacino di forza lavoro sfruttabile in loco; dall’altro prevedere un residuo di
mobilità verso l’Europa, monitorabile e ricattabile, per rispondere alla
necessità di manodopera semi-schiavizzabile nei settori dell’agricoltura, della
logistica, ma anche della micro-criminalità.
In questa puntata – realizzata in collaborazione tra Harraga, Yasha Maccanico e
Bello Come Una Prigione Che Brucia – iniziamo con il delineare alcuni elementi
che compongono il piano tecnico del patto: dal funzionamento del processo di
screening alle frontiere, alla normalizzazione della detenzione nei cosiddetti
Return Hubs (centri dententivi sempre più esternalizzati), per passare al
concetto di “finzione giuridica di non ingresso” e concludere con un’analisi
sulla questione dei Paesi terzi di origine sicura.
Nella seconda parte, ripartendo dal concetto di “Paesi sicuri”, attraverso un
excursus su precedenti tentativi di esternalizzazione della detenzione
(Inghilterra-Ruanda, Italia-Albania, Olanda-Uganda), ragioniamo su come si
conforma la neocolonialità europea.
Nella terza parte, ci concentriamo su database biometrici, interoperabilità,
automazione del controllo alle frontiere: architetture tecnologiche della War on
Migrants volte a marchiare, profilare, controllare ed escludere. Un modello di
governo della popolazione che – in questa fase – sta venendo normalizzato
all’interno del suo bacino maggiormente vulnerabilizzato.
Nel giugno 2026 entrerà in vigore il nuovo Patto Migrazione e Asilo vincolante
per tutti i 27 Stati membri dell’UE. Cercando di osservare la realtà prodotta da
questa serie di…
Estratti dalla puntata del 23 marzo 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia
ADDESTRARE AI: DALLA QUOTIDIANITÀ ALLA GUERRA
Partiamo con alcune brevi notizie che dalla quotidianità ci conducono verso
l’addestramento delle AI in ambito bellico.
Il colosso del delivery DoorDash ha introdotto uno strumento (Tasks) attraverso
il quale i propri dipendenti possono registrare specifiche azioni quotidiane
dietro un piccolo compenso: i dati prodotti serviranno per addestrare robots.
Affrontando un altro contesto di estrazione di dati dal mondo reale per
addestrare intelligenze artificiali, emerge in oltre il ruolo finanziario di
In-Q-Tel (capitale di investimento della CIA) nella nascita di Keyhole, azienda
all’origine di Niantic (PokemonGo).
Allo stesso modo l’Ucraina sta diventando un polo cruciale per la produzione e
la condivisione di dati prodotti da droni e sistemi d’arma autonomi di cui le
aziende del settore vanno particolarmente ghiotte.
Intanto la robotica si fa largo nel settore sicurezza: Gecko Robotics vince un
contratto il monitoraggio dello stato di salute delle navi della flotta militare
statunitense, Boston Dymanics vende i suoi robots quadrupedi per pattugliare i
datacenters.
TECNOCOLONIALISMO IN AFRICA
Torniamo a parlare di tecnocolonialismo nel continente africano, tra
infrastrutturazione digitale, estrattivismo dei dati, conferimento di identità
biometrica e sfere di influenza militari.
Colossi statunitensi investono sui cavi sottomarini per il traffico internet,
grandi attori cinesi diventano egemonici nelle reti 4G e nella videosorveglianza
algoritmica, multinazionali europee costruiscono l’infrastruttura per l’identità
digitale biometrica, si promuove l’introduzione di sistemi d’arma autonomi e AI
militari… spesso addestrate da click-workers africani:
GUERRA E SCOMMESSE
Ci concentriamo sul portale Polymarket e sulla proliferazione di scommesse su
eventi bellici: un sito – precedentemente messo al bando – al quale
l’amministrazione Trump ha consentito di tornare a operare, ma sopratutto
un’azienda in cui investe direttamente Donald Trump Jr.
Chi conosce (o addirittura determina) eventi geopolitici e bellici, può trarre
enormi profitti da varie forme di “scommessa”: investire su determinate aziende
o puntare direttamente denaro su Polymarket… come hanno fatto militari
israeliani sotto processo:
BLACK CUBE: INTERFERENZA ISRAELIANA NELLE ELEZIONI IN SLOVENIA
L’azienda di intelligence israeliana Black Cube, definita un “Mossad privato”,
ha cercato di interferire con le recenti elezioni in Slovenia.
Il governo uscente – e appena rieletto – di Robert Golob ha riconosciuto lo
stato di Palestina, supportato l’incriminazione di Israele alla ICC e bloccato
le importazioni di beni dai territori occupati dai “settlers”; Black Cube ha
quindi lavorato per mesi nel tentativo di screditare la compagine di
centro-sinistra in vista delle elezioni, arrivando a manipolare filmati con AI
generative per favorire lo schieramento sovranista-trumpiano-sionista di Janez
Janša.
Estratti dalla puntata del 16 febbraio 2026 di Bello Come Una Prigione Che
Brucia
FINANZA, LAGER PER MIGRANTI E RASTRELLAMENTI ICE
La recente conference call trimestrale degli azionisti di CoreCivic e GeoGroup
segnala come i rastrellamenti di massa non siano sufficienti per il
raggiungimento degli obbiettivi della lobby della carcerazione privata
statunitense.
“Penso che la gente (gli azionisti) si aspettasse saremmo arrivati a livello di
100.000 (persone rinchiuse) Siamo a poco più di 70.000.”… ecco i target
aziendali di questo comparto del capitalismo contemporaneo.
INTERFERENZE SIONISTE SULLA REPRESSIONE
Torniamo a parlare di interferenza sionista sugli apparati repressivi europei.
Iniziamo con uno sguardo sulla contestata presenza di militari israeliani, come
partecipanti a “soggiorni di decompressione” o come atleti olimpici,
soffermandoci sull’episodio dell’identificazione – in stile Betar e Canary
Project – del commesso di un negozio di souvenir, reo di aver replicato “Free
Palestine” a dei supporter del team israeliano; è evidente la gravità di questo
primo episodio di doxxing sionista in Italia, mentre resta da confermare la
notizia del licenziamento di questo ragazzo [aggiornamento 1], rilanciata e
rivendicata da attori di propaganda come Stop Antisemitism.
Passiamo quindi ai dati – recentemente diffusi da Declassified UK – sulla
presenza di individui con doppia cittadinanza attivi nelle fila di IDF durante
il Genocidio a Gaza: gli italiani sono quasi 1000. Verranno trattati come
“foreing fighters” e subiranno lo stesso trattamento riservato a compagne/i
partiti per supportare la resistenza kurda contro Daesh in Rojava?
Parallelamente, dal Regno Unito, arriva notizia della richiesta del gruppo di
avvocati filo-israeliani (UK Lawyers For Israel – UKLFI) di rimuovere dal
British Museum la dicitura “Palestina” presente per indicare la provenienza di
alcuni reperti [aggiornamento 2].
Passiamo quindi ad approfondire qualcosa di positivo come la recente vittoria di
Palestine Action: nonostante le pressioni politiche, la tesi dei finanziamenti
iraniani e le prove secretate (Closed Material Proceedings), Huda Ammori e
Palestine Action hanno vinto il ricorso alla High Court riguardo alla
proscrizione per terrorismo del movimento.
1 – AGGIORNAMENTO COMMESSO DOXXATO DA STOP ANTISEMITISM
Da comunicazione ufficiale della Fondazione Milano Cortina confermiamo che il
commesso non è stato licenziato, al contrario di quanto sostenuto da Stop
Antisemitism
2 – AGGIORNAMENTO SU BRITISH MUSEUM:
Rispetto alla presunta adesione del British Museum alle richieste degli avvocati
sionisti, nel pomeriggio arriva una smentita dallo storico scozzese William
Dalrymple:
“Ho appena chiacchierato con Nick Cullinan, l’eccellente nuovo direttore del
British Museum, e sono molto sollevato di dire che l’articolo pubblicato dal
Daily Telegraph sulla cancellazione del nome Palestina da parte del British
Museum è una completa travisazione dei fatti […]”.
Altri gruppi britannici a sostegno della Palestina suggeriscono di attendere una
comunicazione ufficiale del British Museum.
LA RIORGANIZZAZIONE ALGORITMICA DELLA POLIZIA
Partiamo dalla recente pubblicazione di una white paper per la riorganizzazione
della polizia britannica attorno a tecnologie di intelligenza artificiale,
sorveglianza biometrica, analisi predittive.
Una traiettoria anticipatoria che possiamo osservare come tendenza comune a
diversi apparati repressivi, trainata da una visione meccanica ed etnicizzata
della “criminalità”:
RICERCA MILITARE E mRNA
Vista la sinergia tra AI e biologia di sintesi, gli eserciti devono iniziare a
strutturare programmi per prepararsi a scenari di guerra biologica…
Questa la tesi espressa in un editoriale da Jeff Coller (scienziato e
imprenditore biotech, attivo nel programma Operation Warp Speed per lo sviluppo
di vaccini e strumenti diagnostici in fase covid-19):
Ad Harraga in onda su Radio Blackout, grazie al collegamento da Chicago con una
compagna che vive lì, raccontiamo le recenti risposte e mobilitazioni cittadine
contro le deportazioni, sempre più spettacolari e numerose, volute dal governo
Trump e agite dagli agenti dell’ICE – la polizia per l’immigrazione.
Le politiche razziste per il controllo delle frontiere, negli Stati uniti in
maniera più evidente che altrove, sono l’ingrediente principale per la
costruzione del progetto autoritario della destra al governo. Che si esprime in
forme particolarmente brutali di violenza di stato e nell’utilizzo di poteri
apparentemente “eccezionali” contro la popolazione civile. L’effetto materiale è
una militarizzazione capillare della società con operazioni esemplari che
segnano la vita quotidiana di intere comunità; mentre quello indiretto è la
costruzione sempre più sospinta e pervasiva di una logica di guerra civile.
Parliamo quindi dell’operato del corpo di polizia ICE: delle retate e degli
sgomberi di intere palazzine nei quartieri residenziali abitati da comunità
molto varie, nonchè del funzionamento della macchina delle deportazioni a
partire dall’arresto fino al trasferimento in aeroporto.
Ma soprattutto, raccontiamo le strategie di resistenza e risposta rapida messe
in campo dalle comunità e dallx solidali e le mobilitazioni organizzate fuori
dal centro di trattenimento di Broadview con l’obiettivo di bloccare l’operato
delle truppe mercenarie dell’ICE.
Per contrastare la logica del terrore propagandata attraverso le immagini oramai
onnipresenti della violenza razzista, diffondiamo narrazioni di resistenza che
sappiano alimentare il desiderio di mobilitarsi e lottare.
Ascolta qui il podcast:
Per ulteriori approfondimenti:
Resisting ICE in Chicago oppure in genere sul sito Crimethinc.
Ad Harraga in onda su Radio Blackout, grazie al collegamento da Chicago con una
compagna che vive lì, raccontiamo le recenti risposte e mobilitazioni cittadine
contro le deportazioni, sempre più…