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Antimilitaristi a Porta Susa contro i treni di guerra
Le ferrovie sono sempre più al servizio della guerra. Un fiume di soldi pubblici sono stati destinati all’ammodernamento delle linee per i trasporti militari. Sabato 28 marzo, nell’ambito della settimana di informazione e lotta lanciata dall’Assemblea Antimilitarista, a Torino si è tenuto un presidio alla stazione di Porta Susa. La polizia in antisommossa si è schierata per impedire l’accesso ai binari. Lo striscione “No ai treni di guerra” è stato comunque appeso sopra l’ingresso. All’iniziativa c’è stata una partecipazione ampia e variegata. Musica, volantinaggio e interventi hanno catalizzato l’attenzione di passanti e viaggiatori, che si sono fermati a lungo durante i diversi interventi, che hanno messo in luce come in questi anni il trasporto ferroviario sia diventato sempre più pericoloso, perché i tagli del personale e l’esternalizzazione dei lavori di manutenzione espongono chi lavora e chi viaggia a rischi enormi. Da Viareggio a Brandizzo si allunga l’elenco delle stragi. Non sono incidenti ma omicidi, i cui responsabili siedono nei consigli di amministrazione delle ferrovie e sui banchi dei governi. Con i nuovi investimenti nella logistica di guerra le ferrovie, possibile obiettivo di droni e bombardamenti, diventeranno sempre più pericolose. Grazie al dual use, doppio uso civile e militare, treni pieni di munizioni e carri armati viaggiano accanto ai treni passeggeri. I soldi sprecati per la logistica militare potrebbero essere impiegati per rendere più comodi e sicuri i treni che prendiamo ogni giorno per andare a lavorare e a studiare. La terza guerra mondiale è ormai in corso. Le basi militari in territorio italiano sono snodi fondamentali per la logistica e l’intelligence delle guerre che, dall’Ucraina alla Palestina, dall’Iran al Libano stanno incendiando aree sempre più estese del mondo a noi vicino. L’industria bellica è in rapida espansione, grazie ai programmi di riarmo che investono ampie aree del pianeta. Ogni intervento ha sottolineato l’importanza e l’urgenza dell’informazione e dell’azione diretta contro la guerra e chi la arma. Non possiamo stare a guardare. Non possiamo accettare che la guerra diventi un’opzione tra le altre. Le basi delle guerre sono a due passi dalle nostre case. Dipende da noi gettare sabbia e non olio nella macchina militarista. Se permettiamo che un treno carico di armi passi in mezzo alle nostre case siamo complici dell’omicidio di uomini, donne e bambini uccisi da quelle armi. Un giorno qualcuno a noi caro potrebbe morire se quel treno avesse un incidente. La giornata si è conclusa con l’impegno a continuare a monitorare i trasporti militari, la produzione bellica, il cantiere della Città dell’Aerospazio. La guerra è già qui. Fermala è possibile. Oggi ci vorrebbero tutti arruolati. Noi disertiamo. Vogliamo un mondo senza frontiere, eserciti, oppressione, sfruttamento e guerra. Assemblea Antimilitarista – Torino antimilitarista.to@gmail.com
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No ai treni di guerra!
23-29 marzo settimana contro la logistica di guerra ferroviaria A Torino Sabato 28 marzo ore 16 presidio antimilitarista a Porta Susa Le ferrovie sono uno strumento per fare la guerra. Anche nelle ferrovie, un fiume di soldi pubblici vengono destinati alla guerra, sottraendoli alla sicurezza dei trasporti ed ai servizi per studenti e lavorator pendolari. Il 19 novembre 2025 è stato pubblicato dalla Commissione Europea il pacchetto sulla mobilità militare dell’Unione, poi approvato dal Parlamento europeo a larga maggioranza il 17 dicembre successivo. Un passo ulteriore verso una “Schengen militare”. Questa misura, insieme alla tabella di marcia per la trasformazione dell’industria della difesa dell’UE sono settori prioritari nel Libro bianco e nella Defence Readiness Roadmap 2030. Il pacchetto ha come scopo la preparazione delle infrastrutture a dual use entro il 2027; per questo prevede 17,65 miliardi di euro proposti nell’ambito del prossimo bilancio dell’Europa (2028-2034) per la mobilità militare; circa 500 progetti hotspot e investimenti mirati per eliminare i punti di strozzatura lungo i corridoi prioritari e infine strumenti per identificare, potenziare e proteggere le infrastrutture strategiche. Per quanto riguarda l’Italia, i progetti sono compresi nei 1,74 miliardi (oltre il 50% destinati al trasporto via ferro) previsti dal Connecting Europe Facility nell’ambito dell’Action Plan 2.0 militare europeo. Dopo le stazioni in provincia di Pisa (Tombolo e Pontedera) e di Udine (Palmanova), gli interventi sono concentrati nelle stazioni di Genova e La Spezia. In particolare il finanziamento dell’Unione Europea prevede 28.774.201,50 € erogati a RFI per lo scalo di Genova Sampierdarena- Parco Fuori Muro e 9.274.599,00 € erogati all’Autorità del sistema portuale del Mar Ligure Orientale per lo scalo di La Spezia Marittima. È interessata anche Milano Smistamento, dove sono in corso lavori per il nuovo terminal intermodale, che potrebbe assumere importanza nei traffici militari, vista la collocazione geografica (asse Reno-Alpi, vicinanza coi valichi).La linea ad alta velocità in costruzione tra Torino e Lyon è indicata come snodo nevralgico di un corridoio militare, che dovrebbe terminare a Kiev. Dal 23 al 29 marzo l’assemblea Antimilitarista ha lanciato una settimana di informazione e lotta contro la logistica militare ferroviaria. Ne abbiamo parlato con Tiziano Antonelli del Coordinamento antimilitarista livornese, che lo scorso 12 marzo ha partecipato alle iniziative che hanno rallentato di diverse ore un treno di munizioni diretto a Palmanova Ascolta la diretta:
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