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Il pianeta delle utopie concrete

Disertiamo! Giornata di lotta antimilitarista
Con i disertori russi ed ucraini per un mondo senza eserciti e frontiere Sabato 21 febbraio giornata di informazione e lotta antimilitarista ore 10,30 al Balon Sono passati quattro anni dall’accelerazione violenta della guerra impressa dall’invasione russa dell’Ucraina. Il conflitto è sempre più aspro: i morti sono centinaia di migliaia su entrambi i fronti. Il governo italiano si è schierato in questa guerra inviando armi, arrivando a schierare 3.500 militari nelle missioni in ambito NATO nell’est europeo. Presto aprirà una base militare Italiana in Bulgaria. La guerra in Ucraina ha nel proprio DNA uno scontro interimperialistico di enorme portata, che rischia di innescare un conflitto ben più ampio, tra potenze dotate anche di armi atomiche. Fermarla, incepparla, sabotarla è una necessità imprescindibile. In Ucraina ci sono duecentomila disertori, in Russia decine di migliaia di persone hanno attraversato i confini per sottrarsi alla chiamata alle armi. In Russia e in Ucraina gli antimilitaristi si battono perché le frontiere siano aperte per chi si oppone alla guerra. Noi facciamo nostra la lotta per spezzare i confini e per l’accoglienza di obiettor*, renitent, disertor* Noi non ci arruoliamo né con la NATO, né con la Russia. Rigettiamo i vergognosi giochini di Trump, Putin e dell’UE sulla pelle di popolazioni stremate dalla guerra, messe a tacere da regimi, che reprimono duramente chi vi si oppone concretamente. Il prezzo di questa guerra lo paga la povera gente. Ovunque. Lo pagano oppositori, sabotatori, obiettori e disertori che subiscono pestaggi, processi e carcere. Lo paghiamo noi tutti stretti nella spirale dell’inflazione, tra salari e pensioni da fame e fitti e bollette in costante aumento. Provate ad immaginare quante scuole, ospedali, trasporti pubblici di prossimità si potrebbero finanziare se la ricerca e la produzione venissero usate per la vita di noi tutti, per la cura invece che per la guerra. Il decreto riarmo del governo Meloni prevede un miliardo di euro per rendere sempre più mortale l’arsenale a disposizione delle forze armate italiane. L’Italia è impegnata in ben 43 missioni militari all’estero, in buona parte in Africa, dove le truppe tricolori fanno la guerra ai migranti e difendono gli interessi di colossi come l’ENI. Vari progetti di legge puntano al graduale ritorno della leva obbligatoria sospesa nel 2005. Serve carne da cannone per le guerre che vedono l’Italia in prima fila. Le scuole e le università sono divenute terreno di conquista per l’arruolamento dei corpi e delle coscienze. L’industria bellica italiana, in prima fila il colosso Leonardo, fa profitti miliardari. L’Italia vende armi a tutti i paesi in guerra. Un business di morte. Occorre capovolgere la logica perversa che vede nell’industria bellica il motore che renderà più prospera L’Italia. Un’economia di guerra produce solo altra guerra. La guerra è anche interna. Il governo risponde alla povertà trattando le questioni sociali in termini di ordine pubblico: i militari dell’operazione “strade sicure” li trovate nelle periferie, nei CPR, nelle stazioni, sui confini. Ogni forma di opposizione sociale e politica viene criminalizzata con un insieme di norme vecchie e nuove che garantiscono una sempre maggiore impunità alla polizia e trasformano in reati normali pratiche di lotta. Solo un’umanità internazionale potrà gettare le fondamenta di quel mondo di libere ed uguali che può porre fine alle guerre. Oggi ci vorrebbero tutti arruolati. Noi disertiamo. Noi non ci arruoliamo a fianco di questo o quello stato imperialista. Rifiutiamo la retorica patriottica come elemento di legittimazione degli Stati e delle loro pretese espansionistiche. In ogni dove. Non ci sono nazionalismi buoni. Noi siamo al fianco di chi, in ogni angolo della terra, diserta la guerra. Vogliamo un mondo senza frontiere, eserciti, oppressione, sfruttamento e guerra. Assemblea Antimilitarista Riunioni ogni martedì ore 20,30 – corso Palermo 46 antimilitarista.to@gmail.com www.anarresinfo.org
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Una nuova casa per la FAT!
Tutti conoscono la sede anarchica di corso Palermo 46. Siamo lì dal lontano 1982. Un luogo di incontro tra compagni e compagne che condividono la prospettiva di un mondo di libere ed eguali, senza Stati, frontiere, oppressione e sfruttamento. In quel seminterrato per decenni ci sono state serate di approfondimento, presentazioni di libri ed una socialità libera. In quel posto abbiamo costruito iniziative di lotta. Antimilitariste, anticapitaliste, antisessiste, ecologiste, antirazziste. Per noi un luogo del cuore. Il padrone dei locali ha deciso di triplicarci l’affitto. Siamo lavoratori, studenti, disoccupati, pensionati, precari. Da sempre attingiamo ai nostri portafogli perché ci sia un luogo che ospiti incontri, dibattiti, riunioni, feste, autoproduzioni. Non siamo in grado e neppure vogliamo pagare chi crede di poter approfittare della nuova Aurora gentrificata. Abbiamo scelto di lanciare il cuore oltre l’ostacolo. È tempo di aprire una nuova casa, ancora più bella. Ma. Da soli non possiamo farcela a comprare il posto che vorremmo. Tante volte abbiamo sentito forte il calore della vostra solidarietà di fronte alla repressione e nel sostegno alle lotte. Chi vuole contribuire può passare da noi o inviare i soldi qui: IBAN IT04 I010 0501 0070 0000 0003 862 intestato a Emilio Penna Vogliamo tornare a rivedere le stelle… Le compagne e i compagni della Federazione Anarchica Torinese
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Anarres del 16 gennaio. Venezuela. CPR: prigioni e manicomi. Ira
ll podcast del nostro viaggio del venerdì su Anarres, il pianeta delle utopie concrete. Dalle 11 alle 13 sui 105,250 delle libere frequenze di Blackout. Anche in streaming Ascolta e diffondi l’audio della puntata: https://radioblackout.org/podcast/anarres-del-16-gennaio-venezuela-cpr-prigioni-e-manicomi-iran/ Dirette, approfondimenti, idee, proposte, appuntamenti: Venezuela. La partita a scacchi tra Stati Uniti e Cina L’enorme pressione militare sul Venezuela ha dato i suoi frutti. Senza ricorrere all’invasione di terra, è bastato al governo USA esercitare un’accorta operazione di corruttela su gangli del regime individuati come malleabili e abbordabili per effettuare una specie di colpo di Stato. Sequestrati Maduro e consorte senza che le truppe d’assalto statunitensi versassero una solo goccia di sangue, Trump ha dato il via libera ad un governo costituito dalla stessa élite dell’epoca maduriana. L’ex presidente che diventa presidente, il fratello che apre le porte delle carceri agli oppositori che lui stesso e i suoi accoliti avevano messo dentro, il ministro delle risorse energetiche che stringe i patti con chi vuole mettere le mani sull’oro nero, qualcuno che fa finta di inneggiare al presidente deposto. Alle nostre latitudini i campisti scendono in piazza a fianco del regime venezuelano, incapaci di un’analisi che sappia mettere al centro le partite reali che si stanno giocando sulla pelle della povera gente che vive in Venezuela, stretta tra un regime corrotto, clientelare, militarista e repressivo e il rischio di una sterzata a destra in senso ferocemente liberista. Abbiamo provato a capirne di più con Stefano Capello CPR: prigioni e manicomi I CPR, le prigioni per migranti, stanno assumendo sempre più la funzione di manicomi criminali che a prigioni. Nelle prime settimane del 2026 diversi video usciti dai CPR mostrano la realtà che si vive all’interno dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio: persone in evidente stato di agitazione, trincee costruite con coperte intorno ai letti, urla disperate nei corridoi. Alle denunce degli abusi e violenze fatte da assemblee di lotta ed associazioni di medici l’unica risposta è il divieto di usare cellulari con la telecamera, affinché sulle violenze cali il silenzio. Ne abbiamo parlato con Raffaele Viezzi Iran. Il silenzio dei “movimenti” La repressione governativa si è scatenata con inaudita ferocia. Chiusa internet, dalla scorsa settimana arriva solo qualche rara telefonata. I morti sono probabilmente oltre i 12.000, in carcere tra torture e probabili esecuzioni ci sono quasi 11.000 persone. Un’immane carneficina. I media main stream danno spazio solo ai filomonarchici e a Trump, ignorando una rivolta spontanea che solo alcuni canali internet raccontano. “Né dispotismo religioso, né monarchia; donna, vita, libertà”. Questo messaggio continua ad echeggiare nelle strade del paese. La lotta contro il regime teocratico attraversa tutto il paese. La partita è complessa, perché sul cambio di regime scommettono anche gli Stati Uniti e Israele, che sostengono la candidatura dell’ultimo esponente della dinastia Palhavi. Chi scende in piazza si autorganizza e rifiuta le ingerenze esterne che potrebbero rinforzare il regime in chiave identitaria. Ma alle nostre latitudini solo in pochi sostengono chi si batte contro mullah e shah: prevale un’orrida logica campista. La stessa che porta a sostenere le dittature islamiste, solo perché avversate dal dispotismo del governo statunitense. Ne abbiamo parlato con Lollo Appuntamenti: Sabato 21 febbraio Con i disertori russi ed ucraini per un mondo senza eserciti e frontiere giornata di informazione e lotta antimilitarista ore 10,30 al Balon Venerdì 6 febbraio Sorvegliare e punire: il nuovo pacchetto sicurezza ore 21 in corso Palermo 46 Interverrà l’avvocato Eugenio Losco Venerdì 13 febbraio Storie di punk e anarchia I Crass: una sfilza di schiaffi in faccia e di pedate sul culo Ne parliamo con Marco Pandin di Stella Nera A-Distro e SeriRiot ogni mercoledì dalle 18 alle 20 in corso Palermo 46 (A)distro – libri, giornali, documenti e… tanto altro SeriRiot – serigrafia autoprodotta benefit lotte Vieni a spulciare tra i libri e le riviste, le magliette e i volantini! Sostieni l’autoproduzione e l’informazione libera dallo stato e dal mercato! Informati su lotte e appuntamenti! Federazione Anarchica Torinese corso Palermo 46 Riunioni – aperte agli interessati – ogni martedì dalle 20,30 per info scrivete a fai_torino@autistici.org Contatti: FB @senzafrontiere.to/ Telegram https://t.me/SenzaFrontiere Iscriviti alla nostra newsletter mandando una mail ad: anarres@inventati.org www.anarresinfo.org
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Anarres del 9 gennaio. Le squadracce di Trump. Palestina. Geografie del dominio. Iran. Crepe nel regime…Anarres del 9 gennaio. Le squadracce di Trump. Palestina. Geografie del dominio. Iran. Crepe nel regime…
ll podcast del nostro viaggio del venerdì su Anarres, il pianeta delle utopie concrete. Dalle 11 alle 13 sui 105,250 delle libere frequenze di Blackout. Anche in streaming Ascolta e diffondi l’audio della puntata: https://radioblackout.org/podcast/anarres-del-9-gennaio-le-squadracce-di-trump-palestina-geografie-del-dominio-iran-crepe-nel-regime/ Dirette, approfondimenti, idee, proposte, appuntamenti: Le squadracce di Trump L’assassinio di Renee Good è stata solo l’ultima delle esecuzioni extragiudiziali dell’ICE, agenzia federale che Trump ha scatenato contro i migranti. L’ennesimo atto di una guerra civile che ha preso le mosse con la grazia ai golpisti di Capitol Hill e continua con continui attacchi alla libertà di espressione, di movimento, di opinione. Difficile pensare che Trump non punti a cambiare le regole del gioco sino a ricandidarsi per un terzo mandato. Ne abbiamo parlato con Robertino Barbieri Palestina. Geografie del dominio: radici simboliche e materiali L’epoca post coloniale, lungi dal chiudere i conti con il tempo degli imperi, ha aperto la strada a conflitti innescati dal ridefinirsi in chiave neocoloniale di dinamiche di controllo a livello globale, nutrendosi alla fonte avvelenata del nazionalismo, delle religioni, dello sfruttamento feroce di esseri umani e risorse. Lo spazio geografico del Mediterraneo orientale, con l’enorme carico simbolico rappresentato dalla presenza di luoghi legati alle religioni abramitiche, nel 1918 passa sotto controllo della Gran Bretagna, che lo sottrae all’impero ottomano, sconfitto nella prima guerra mondiale. Proveremo a dipanare le vicende che seguono quell’evento, evidenziandone similitudini e differenze con i processi di decolonizzazione di quell’epoca, segnata da massacri, pulizie etniche, esodi di massa, in vari angoli del pianeta. Seguendo il filo dei confini disegnati con il righello ma intrisi di sangue, proveremo a cogliere i vari passaggi che hanno portato alla situazione odierna. Una situazione che nel Mediterraneo orientale, ricalca processi che ritroviamo ovunque a livello planetario. Processi che, con diversi livelli di violenza segnano il nostro tempo. Il nostro sguardo non è neutro, perché, collocandoci dalla parte degli oppressi e degli sfruttati, ci pone tra chi lotta per abolire Stati, frontiere, eserciti. Con Fabrizio Eva, geografo politico, anticipiamo alcuni dei temi che verranno affrontati nell’incontro che si terrà a Torino venerdì 16 gennaio. Iran. Crepe nel regime “Né dispotismo religioso, né monarchia; donna, vita, libertà”. Questo messaggio viene dal carcere ed echeggia nelle strade. Dal 28 dicembre si susseguono le proteste in Iran. Innescate dalla gravissima crisi economica, che, complice l’inflazione galoppante colpisce, oltre ai più poveri, anche i ceti medi. Le proteste partite dal Bazar di Teheran si sono estese a centinaia di località in tutto il paese, con una contestazione diretta al regime teocratico iraniano. La repressione è durissima, ma non ferma le proteste. La partita è complessa, perché sul cambio di regime scommettono anche gli Stati Uniti e Israele, che sostengono la candidatura dell’ultimo esponente della dinastia Palhavi. Chi scende in piazza si autorganizza e rifiuta le ingerenze esterne che potrebbero rinforzare il regime in chiave identitaria. Ne abbiamo parlato con Lollo Appuntamenti: Palestina. Geografie del dominio: radici simboliche e materiali Venerdì 16 gennaio ore 21 corso Palermo 46 Interverrà Fabrizio Eva, geografo politico A-Distro e SeriRiot ogni mercoledì dalle 18 alle 20 in corso Palermo 46 (A)distro – libri, giornali, documenti e… tanto altro SeriRiot – serigrafia autoprodotta benefit lotte Vieni a spulciare tra i libri e le riviste, le magliette e i volantini! Sostieni l’autoproduzione e l’informazione libera dallo stato e dal mercato! Informati su lotte e appuntamenti! Federazione Anarchica Torinese corso Palermo 46 Riunioni – aperte agli interessati – ogni martedì dalle 20,30 per info scrivete a fai_torino@autistici.org Contatti: FB @senzafrontiere.to/ Telegram https://t.me/SenzaFrontiere Iscriviti alla nostra newsletter mandando una mail ad: anarres@inventati.org www.anarresinfo.org
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Video. Transfemminismo e Anarchia
Vi proponiamo il video integrale della serata tenutasi il 16 maggio alla FAT, in cui è stato presentato l’opuscolo della Fat e del Germinal di Trieste “Transfemminismo e anarchia”. Erano presenti alcun* autor*. Guarda il video: https://youtu.be/i_3mlNUqJNo Un universale plurale che spezza i generi in un’irriducibile molteplicità di percorsi individuali. I nostri corpi degeneri, abbattono le frontiere tra gli Stati, lottano contro il nazionalismi ed ogni identità escludente, frantumano le tante leggi del padre, del padrone, degli dei e dei loro preti. Qui potete leggere e scaricare liberamente i testi e scaricare il PDF: https://www.anarresinfo.org/venerdi-16-5-transfemminismo-e-anarchia/ Federazione Anarchica Torinese Corso Palermo 46 – riunioni ogni martedì ore 20,30 A-distro e SeriRiot ogni mercoledì dalle 18 alle 20 in corso Palermo 46 libri, riviste, opuscoli, magliette, etc www.anarresinfo.org
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Anarres del 19 dicembre. Rivoluzione e autogestione. Torino: un piano regolatore di cemento e retorica. Riconversione bellica…
ll podcast del nostro viaggio del venerdì su Anarres, il pianeta delle utopie concrete. Dalle 11 alle 13 sui 105,250 delle libere frequenze di Blackout. Anche in streaming Ascolta e diffondi l’audio della puntata: https://radioblackout.org/podcast/anarres-del-19-dicembre-rivoluzione-e-autogestione-torino-un-piano-regolatore-di-cemento-e-retorica-riconversione-bellica/ Dirette, approfondimenti, idee, proposte, appuntamenti: Rivoluzione e autogestione Il dibattito sulla trasformazione sociale oggi pare perdere forza di fronte a dinamiche del conflitto sociale che si dipanano sull’immediatezza, su alleanze improbabili, sul risorgere ddel campismo novecentesco con l’inedita alleanza tra gli eredi della terza internazionale e l’islam globale. che tacita la critica in nome di un’intersezionalità delle lotte che non ha altro denominatore comune ma una semplice sommatoria delle sfighe. Nessuna coerenza tra mezzi e fini, nessuna proiezione sul futuro. Eppure oggi più che mai se vogliamo che ci sia un futuro occorre fare i conti con la devastazione capitalista e con la guerra globale che inghiotte vite ogni giorno. Una buona ragione per ragionare sulla concretissima utopia i chi impasta autogestione e lotta, in una continua e necessaria sottrazione dall’istituito. Ne abbiamo parlato con Francesco Codello, pedagogista, anarchico Torino. Nuovo piano regolatore tra cemento e retorica La nostra città si accinge ad una serie di ristrutturazioni urbane all’insegna del commercio, dell’esclusione dei poveri, della privatizzazione dei servizi. Ne abbiamo parlato con Giovanni Semi, sociologo, insegna all’Università di Torino Il governo punta sulla riconversione bellica Dal cappello della finanziaria 2026 spunta un emendamento per favorire la produzione e il commercio «di armi e materiale bellico» sul territorio nazionale. Il motivo è «tutelare gli interessi essenziali della sicurezza dello Stato e rafforzare le capacità industriali della difesa». Ne abbiamo parlato con Stefano Capello Appuntamenti: Palestina. Le geografie del dominio: radici simboliche e materiali Venerdì 16 gennaio ore 21 corso Palermo 46 Interverrà Fabrizio Eva, geografo politico L’epoca post coloniale, lungi dal chiudere i conti con il tempo degli imperi, ha aperto la strada a conflitti innescati dal ridefinirsi in chiave neocoloniale di dinamiche di controllo a livello globale, nutrendosi alla fonte avvelenata del nazionalismo, delle religioni, dello sfruttamento feroce di esseri umani e risorse. Lo spazio geografico del Mediterraneo orientale, con l’enorme carico simbolico rappresentato dalla presenza di luoghi legati alle religioni abramitiche, nel 1918 passa sotto controllo della Gran Bretagna, che lo sottrae all’impero ottomano, sconfitto nella prima guerra mondiale. Proveremo a dipanare le vicende che seguono quell’evento, evidenziandone similitudini e differenze con i processi di decolonizzazione di quell’epoca, segnata da massacri, pulizie etniche, esodi di massa, in vari angoli del pianeta. Seguendo il filo dei confini disegnati con il righello ma intrisi di sangue, proveremo a cogliere i vari passaggi che hanno portato alla situazione odierna. Una situazione che nel Mediterraneo orientale, ricalca processi che ritroviamo ovunque a livello planetario. Processi che, con diversi livelli di violenza segnano il nostro tempo. Il nostro sguardo non è neutro, perché, collocandoci dalla parte degli oppressi e degli sfruttati, ci pone tra chi lotta per abolire Stati, frontiere, eserciti. A-Distro e SeriRiot ogni mercoledì dalle 18 alle 20 in corso Palermo 46 (A)distro – libri, giornali, documenti e… tanto altro SeriRiot – serigrafia autoprodotta benefit lotte Vieni a spulciare tra i libri e le riviste, le magliette e i volantini! Sostieni l’autoproduzione e l’informazione libera dallo stato e dal mercato! Informati su lotte e appuntamenti! Federazione Anarchica Torinese corso Palermo 46 Riunioni – aperte agli interessati – ogni martedì dalle 20,30 per info scrivete a fai_torino@autistici.org Contatti: FB @senzafrontiere.to/ Telegram https://t.me/SenzaFrontiere Iscriviti alla nostra newsletter mandando una mail ad: anarres@inventati.org www.anarresinfo.org
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16/01. Palestina. Le geografie del dominio: radici simboliche e materiali
Venerdì 16 gennaio ore 21 corso Palermo 46 Interverrà Fabrizio Eva, geografo politico L’epoca post coloniale, lungi dal chiudere i conti con il tempo degli imperi, ha aperto la strada a conflitti innescati dal ridefinirsi in chiave neocoloniale di dinamiche di controllo a livello globale, nutrendosi alla fonte avvelenata del nazionalismo, delle religioni, dello sfruttamento feroce di esseri umani e risorse. Lo spazio geografico del Mediterraneo orientale, con l’enorme carico simbolico rappresentato dalla presenza di luoghi legati alle religioni abramitiche, nel 1918 passa sotto controllo della Gran Bretagna, che lo sottrae all’impero ottomano, sconfitto nella prima guerra mondiale. Proveremo a dipanare le vicende che seguono quell’evento, evidenziandone similitudini e differenze con i processi di decolonizzazione di quell’epoca, segnata da massacri, pulizie etniche, esodi di massa, in vari angoli del pianeta. Seguendo il filo dei confini disegnati con il righello ma intrisi di sangue, proveremo a cogliere i vari passaggi che hanno portato alla situazione odierna. Una situazione che nel Mediterraneo orientale, ricalca processi che ritroviamo ovunque a livello planetario. Processi che, con diversi livelli di violenza segnano il nostro tempo. Il nostro sguardo non è neutro, perché, collocandoci dalla parte degli oppressi e degli sfruttati, ci pone tra chi lotta per abolire Stati, frontiere, eserciti.
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Anarres del 12 dicembre. La fine del patto atlantico. Il Trump Furioso. Piazza Fontana: il tramonto delle illusioni democratiche…
Il podcast del nostro viaggio del venerdì su Anarres, il pianeta delle utopie concrete. Dalle 11 alle 13 sui 105,250 delle libere frequenze di Blackout. Anche in streaming Ascolta e diffondi l’audio della puntata: https://radioblackout.org/podcast/anarres-del-12-dicembre-la-fine-del-patto- atlantico-il-trump-furioso-piazza-fontana-il-tramonto- delle-illusioni-democratiche Dirette, approfondimenti, idee, proposte, appuntamenti: La fine del Patto Atlantico La frattura tra gli Stati Uniti e l’Europa è ormai un fatto. La guerra in Ucraina ne è la cartina i tornasole. Ne abbiamo parlato con Stefano Capello Stati Uniti. Il Trump furioso Trump moltiplica le misure repressive nei confronti di immigrati, stranieri, poveri. Non gli è riuscito il colpo di annullare uno dei cardini su cui sono stati costruiti gli States: lo ius soli per ora non verrà toccato. Il suo consenso cala anche in aree del paese tradizionalmente repubblicane: a Miami non è bastato un candidato ispanico per impedire l’elezione a sindaco di una esponente democratica. Le crepe aperte dalle violente incursioni dell’ICE, la normalizzazione delle università, il dominio dei media, una non troppo celata attitudine a spezzare le regole del gioco aprono crepe profonde. Il rischio è che a termine mandato Trump osi fare il golpe che a Capitol Hill venne solo messo in cartellone. La prossima replica potrebbe avere effetti deflagranti. Ne abbiamo parlato con Robertino Barbieri   La strage di Piazza Fontana. Il tramonto dell’illusione democratica Il 12 dicembre 1969 una bomba scoppiò nella Banca dell’Agricoltura di piazza Fontana a Milano, uccidendo 16 persone. La polizia puntò subito gli anarchici, che vennero rastrellati e portati in questura. Uno di loro,Giuseppe Pinelli, non ne uscirà vivo, perché scaraventato dalla finestra dell’ufficio del commissario Luigi Calabresi. Le versioni ufficiali parlarono di suicidio: anni dopo un magistrato di sinistra, D’Ambrosio, emesse una sentenza salomonica: “malore attivo”. Né omicidio, né suicidio. Pietro Valpreda venne accusato di essere l’autore della strage. Trascorrerà, con altri compagn* tre anni in carcere in attesa di giudizio, finché non venne modificata la legge che fissava i limiti della carcerazione preventiva. Quella legge, emanata su pressione dei movimenti sociali venne a lungo chiamata “legge Valpreda”. Dopo 54anni dalla strage, sebbene ormai si sappia tutto, sia sui fascisti che la eseguirono, gli ordinovisti veneti, sia sui mandanti politici, tutti interni al sistema di potere democristiano di stretta osservanza statunitense, non ci sono state verità giudiziarie. Nel 1969 a capo della Questura milanese era Guida, già direttore del confino di Ventotene, un funzionario fascista, passato indenne all’Italia repubblicana. Dietro le quinte, ma presenti negli uffici di via Fatebenefratelli c’erano i capi dei servizi segreti Russomando e D’Amato. Il Sessantanove fu l’anno dell’autunno caldo e della contestazione studentesca, movimenti radicali e radicati si battevano contro il sistema economico e sociale. La strage, che immediatamente, gli anarchici definirono “strage di Stato” rappresentò il tentativo di criminalizzare le lotte, e scatenare la repressione. In breve i movimenti sociali reagirono alle fandonie della polizia, smontando dal basso la montatura poliziesca che era stata costruita sugli anarchici. Cosa resta nella memoria dei movimenti di quella strage, che per molti compagni e compagne dell’epoca rappresentò una rottura definitiva di ogni illusione democratica? Ne abbiamo parlato con Cosimo Scarinzi, all’epoca giovane compagno e testimone di quella stagione cruciale Appuntamenti: Venerdì 16 gennaio ore 21 corso Palermo 46 Palestina. Le geografie del dominio: radici simboliche e materiali Interverrà Fabrizio Eva, geografo politico L’epoca post coloniale, lungi dal chiudere i conti con il tempo degli imperi, ha aperto la strada a conflitti innescati dal ridefinirsi in chiave neocoloniale di dinamiche di controllo a livello globale, nutrendosi alla fonte avvelenata del nazionalismo, delle religioni, dello sfruttamento feroce di esseri umani e risorse. Lo spazio geografico del Mediterraneo orientale, con l’enorme carico simbolico rappresentato dalla presenza di luoghi legati alle religioni abramitiche, nel 1918 passa sotto controllo della Gran Bretagna, che lo sottrae all’impero ottomano, sconfitto nella prima guerra mondiale. Proveremo a dipanare le vicende che seguono quell’evento, evidenziandone similitudini e differenze con i processi di decolonizzazionedi quell’epoca, segnata da massacri, pulizie etniche, esodi di massa, in vari angoli del pianeta. Seguendo il filo dei confini disegnati con il righello ma intrisi di sangue, proveremo a cogliere i vari passaggi che hanno portato alla situazione odierna. Una situazione che nel Mediterraneo orientale, ricalca processi che ritroviamo ovunque a livello planetario. Processi che, con diversi livelli di violenza segnano il nostro tempo. Il nostro sguardo non è neutro, perché, collocandoci dalla parte degli oppressi e degli sfruttati, ci colloca tra chi lotta per abolire Stati, frontiere, eserciti. A-Distro e SeriRiot ogni mercoledì dalle 18 alle 20 in corso Palermo 46 (A)distro – libri, giornali, documenti e… tanto altro SeriRiot – serigrafia autoprodotta benefit lotte Vieni a spulciare tra i libri e le riviste, le magliette e i volantini! Sostieni l’autoproduzione e l’informazione libera dallo stato e dal mercato! Informati su lotte e appuntamenti! 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Anarres del 5 dicembre. Il reuccio dem di New York. Trump e il ritorno della frontiera. La Città dell’aerospazio non decolla. Novembre antimilitarista a Torino. Venaus vent’anni dopo…
ll podcast del nostro viaggio del venerdì su Anarres, il pianeta delle utopie concrete. Dalle 11 alle 13 sui 105,250 delle libere frequenze di Blackout. Anche in streaming Ascolta e diffondi l’audio della puntata: https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2025/12/2025-12-05-anarres.mp3 Dirette, approfondimenti, idee, proposte, appuntamenti: Il reuccio dem di New York L’elezione di Mamdani a sindaco di New York City ha ridato un certo entusiasmo a una sinistra riformista che vive in uno stato di prostrazione e confusione dal momento della vittoria di Trump alle presidenziali. Le proposte di espansione della spesa sociale sono state il cavallo vincente di Mamdani così come la sua capacità di parlare a un elettorato demograficamente assai composito. Ma potranno questi figliocci della borghesia intellettuale, perché questo è Mamdani e questo è il suo entourage, rappresentare una via d’uscita dalla traiettoria autoritaria che il neoliberismo sta compiendo da anni? Le proposte politiche socialdemocratiche – ma sarebbe più corretto chiamarle demo-socialiste in quanto neanche a livello teorico viene posto l’obiettivo di superamento della società mercantile, come invece faceva la socialdemocrazia storica – nel corso del novecento hanno svolto il ruolo di puntello sinistro del capitale, garantendo, con un’apertura a fisarmonica data dai rapporti di forza tra classi, la ridistribuzione di una quota parte dei profitti. Ma questo era possibile con un’economia basata su di una produzione industriale, spesso ad alto valore aggiunto, e con l’apporto del valore estratto dalla periferia del sistema mondo mediante la spoliazione coloniale. Con la fine delle grandi concentrazioni industriali in Occidente, il ridisegnarsi post-coloniale dei rapporti con i territori della periferia, e con nuove dinamiche nei rapporti tra le classi grandemente favorevoli alla classe dominante il meccanismo di ridistribuzione è entrato in una crisi da cui non si è mai ripreso. Ne abbiamo parlato con Lollo Stati Uniti. Trump e il ritorno della frontiera Trump alle nostre latitudini appare come elemento di rottura rispetto all’immagine edulcorata che gli States riescono ancora a vendere. Se si guarda più da vicino è facile cogliere che Trump non fa che riproporre il mito wasp della frontiera, con tutto il suo portato di violenza simbolica e morale. Ne abbiamo parlato con Fabrizio Eva, geografo politico La Città dell’aerospazio non decolla Il più grande progetto di Leonardo per il settore aerospaziale in Piemonte da tempo dimostrava delle crepe. In occasione della decima edizione degli Aerospace and defence meetings, nella cornice dell’Oval Lingotto di Torino è stato presentato un aggiornamento del progetto presentato all’ottava edizione del mercato delle armi nel 2021 e sostenuto da Leonardo, il Politecnico, la Regione Piemonte, l’Unione industriali di Torino e la Camera di commercio. La parola chiave è “aggiornamento”, che dimostra che il protagonismo di Leonardo è più nelle parole che nei fatti. In realtà è quasi tutto fermo. Annunciare in pompa magna l’apertura di quattro nuovi laboratori con 30 addetti nella vecchia palazzina di corso Francia dopo sei anni è il segno inequivocabile che le crepe nella Cittadella delle armi sono ormai ben visibili. Vediamo di capire meglio cosa sta succedendo. Torino Un lungo novembre di informazione e lotta antimilitarista Venaus. Vent’anni dopo Nonostante la primavera, al tempo della Repubblica della Maddalena il paese di Chiomonte era grigio, buio, silente. Al di là del fiume che si stringe nella gorgia, nello spazio libero fatto di vigne, barricate, cibo condiviso, assemblee c’era il rumore delle vite della comunità resistente, comunità d’elezione e non di terra, di sangue, di identità escludenti e del loro tremendo portato di violenza. Lì imparammo a camminare nella notte. Insieme e da soli, incespicando e rialzandoci. Tanta gente in quegli anni, sin dall’insurrezione di Venaus, aveva scoperto che riscrivere una storia già scritta era possibile, che i tempi che ci era dato vivere non erano un destino ineluttabile. Poi arrivarono l’occupazione, la repressione, i processi: la nostra comunità perse la sua forza creativa, la resistenza venne ridotta a logoro rituale e prevalse la delega istituzionale. Ma. Quelle notti di veglia, essere stati parte di quella comunità d’elezione continua a ricordarci di una possibilità che dobbiamo saperci dare. Appuntamenti: Sabato 20 dicembre ore 20 corso Palermo 46 Cena Antinatalizia Menù vegan Benefit lotte Quanto costa? Tantissimo per chi ne ha, meno per chi ha meno, poco per chi ha poco. Sosteniamo le lotte qui e in ogni dove, diamo solidarietà a chi è colpito dalla repressione, mettiamo un mattone nella direzione di una società libera, autogestita, solidale. Porta la tua statuetta per il pres-empio autogestito! Per prenotazioni scrivere a antimilitarista.to@gmail.com A-Distro e SeriRiot ogni mercoledì dalle 18 alle 20 in corso Palermo 46 (A)distro – libri, giornali, documenti e… tanto altro SeriRiot – serigrafia autoprodotta benefit lotte Vieni a spulciare tra i libri e le riviste, le magliette e i volantini! Sostieni l’autoproduzione e l’informazione libera dallo stato e dal mercato! Informati su lotte e appuntamenti! Federazione Anarchica Torinese corso Palermo 46 Riunioni – aperte agli interessati – ogni martedì dalle 20,30 per info scrivete a fai_torino@autistici.org Contatti: FB @senzafrontiere.to/ Telegram https://t.me/SenzaFrontiere Iscriviti alla nostra newsletter mandando una mail ad: anarres@inventati.org www.anarresinfo.org
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Camminare nella notte
Nonostante la primavera, al tempo della Repubblica della Maddalena il paese di Chiomonte era grigio, buio, silente. Al di là del fiume che si stringe nella gorgia, nello spazio libero fatto di vigne, barricate, cibo condiviso, assemblee c’era il rumore delle vite della comunità resistente, comunità d’elezione e non di terra, di sangue, di identità escludenti e del loro tremendo portato di violenza. Lì imparammo a camminare nella notte. Insieme e da soli, incespicando e rialzandoci. Tanta gente in quegli anni, sin dall’insurrezione di Venaus, aveva scoperto che riscrivere una storia già scritta era possibile, che i tempi che ci era dato vivere non erano un destino ineluttabile. Poi arrivarono l’occupazione, la repressione, i processi: la nostra comunità perse la sua forza creativa, la resistenza venne ridotta a logoro rituale e prevalse la delega istituzionale. Proprio in questi giorni la polizia sta prendendosi le case a Susa. Ma. Quelle notti di veglia, essere stati parte di quella comunità d’elezione continua a ricordarci di una possibilità che dobbiamo saperci dare. Oggi più che mai. Viviamo tempi bui, tempi di guerra, tempi in cui si allungano le ombre di una notte senza stelle. Il riemergere potente dei nazionalismi, delle religioni, dell’autoritarismo, del patriarcato è una delle cifre di un secolo che non riesce a fare i conti con il precipitare della crisi ambientale e sociale, perché la logica del capitalismo impone la ricerca del profitto a tutti i costi. Oltre la metà della popolazione mondiale vive scavando nelle discariche, il simbolo concreto di un’umanità assoggettata, di persone le cui vite valgono meno dei rifiuti tra cui scavano per sopravvivere. In ogni angolo del pianeta ci sono governi in cui prevalgono istanze autoritarie, religiose, razziste perfettamente compatibili con il capitalismo e i suoi frutti avvelenati. I movimenti che all’alba di questo secolo osarono tentare un’alleanza transnazionale degli oppressi e degli sfruttati sono stati spazzati via. L’incapacità di opporsi alle “guerre di civiltà” in Afganistan e in Iraq ne ha decretato la fine ben più della repressione o del riassorbimento in ambiti compatibili con l’ordine esistente. L’incapacità di cogliere che la guerra afgana non era per la liberazione delle donne dalla schiavitù ma un regolamento di conti con storici alleati dei tempi della guerra fredda rende ancor oggi difficile cogliere che le guerre di religione sono utili per reclutare aspiranti martiri ma non spiegano una realtà in cui le alleanze sono a geografia variabile e soggette a continui cambiamenti di fronte. Nell’ultimo mese abbiamo assistito alla promozione di Al Jolani, il nuovo signore e padrone della Siria a partner affidabile degli Stati Uniti. Con buona pace di cristiani, alewiti, drusi siriani nei cui confronti viene attuata una feroce repressione. Al Jolani è il capo della branca siriana di Al Queda, la stessa organizzazione di Osama bin Laden. D’altra parte nel 2021 gli Stati Uniti riconsegnarono il futuro delle donne afgane ai talebani in cambio della promessa di non far sconfinare la jihad. Le alleanze tra gli Stati, al di là della retorica utilizzata per raccogliere consenso non hanno altra etica che non sia quella dell’affermazione degli obiettivi dei blocchi di potere che sostengono i vari governi. Non è banale ricordarlo, perché purtroppo tanta parte dei movimenti di opposizione alle guerre e al riarmo resta ancorata a dinamiche campiste. La spinta ad un’alleanza transnazionale degli oppressi e degli sfruttati fatica a (ri)trovare spazio, quando prevale il sostegno a Brics, una rete economica i cui pilastri sono campioni di libertà come la Russia, la Cina, l’India, l’Egitto gli Emirati arabi uniti, l’Iran… La feroce pulizia etnica su vasta scala attuata da Israele negli ultimi due anni è stata e continua ad essere un’immane catastrofe umanitaria per la popolazione palestinese. Alle nostre latitudini il potente moto di indignazione per il genocidio che ha riempito le piazze italiane con numeri imponenti e pratiche di lotta radicali non è stato capace di svincolarsi da logiche stolidamente campiste. Definire i macellai delle donne iraniane, il regime di Assad e i loro alleati libanesi “asse della resistenza” ne è stato l’indice inequivocabile. La spinta alla decolonialità è uno strumento importante per percorsi di liberazione in cui emerga il protagonismo di popolazioni e gruppi sociali marginalizzati e razzializzati ma diventa un boomerang se si trasforma nel relativismo culturale già tanto caro alla destra differenzialista. Eppure mai come ora sarebbe necessaria la crescita di un movimento antimilitarista radicale, capace di far saltare la corsa al riarmo e alla guerra che rischia di travolgerci tutt. L’Assemblea Antimilitarista nata tre anni ha posto al centro la lotta ai confini, agli eserciti alle guerre sostenendo disertori, obiettori e chi si oppone a massacri e razzismo in una logica internazionalista e solidale. L’Assemblea è stata accanto a compagn impegnat a costruire relazioni sociali tra libere ed eguali anche nell’infuriare di guerre e genocidi. L’assemblea ha promosso iniziative contro missioni militari all’estero, basi militari, poligoni di tiro, fabbriche d’armi, nella consapevolezza che le radici delle guerre affondano nello stesso terreno in cui sono costruite le case dove viviamo. Sradicarle è il nostro compito. Di recente l’Assemblea ha attivamente contrastato l’Aerospace and defence meetings, la mostra mercato delle armi aerospaziali di guerra che si tiene ogni due anni a Torino, con il chiaro obiettivo della chiusura dell’industria bellica. Sappiamo che i tempi sono bui. Una buona ragione per mettercela tutta per non perdere il controllo del timone nonostante la tempesta, la confusione, il timore di non farcela. Abbiamo imparato a camminare nella notte senza perdere la strada, inciampando e sostenendoci a vicenda.
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La Città dell’aerospazio non decolla
Alla decima edizione dell’Aerospace and Defence meetings, il mercato dell’industria aerospaziale di guerra appena conclusasi a Torino, c’era chi stava dentro e chi stava fuori. Dentro c’erano produttori, venditori, sponsor politici, fuori c’erano gli antimilitaristi. Fuori dall’Oval, fuori dal coro Dopo il grande corteo che il sabato precedente aveva attraversato il centro cittadino, gli antimilitaristi erano decisi a mettersi di traverso contro la guerra e chi la arma. Il 2 dicembre l’appuntamento era di fronte all’ingresso dell’Oval, dove, protetti da un ingente schieramento di polizia, dovevano entrare i partecipanti alla convention, fiore all’occhiello della lobby armiera subalpina. Manifestanti armati di cartelli e striscioni hanno occupato la strada: la polizia ha tentato senza successo di fermarli. Dopo pochi minuti le auto dirette all’Oval hanno fatto retro marcia. I partecipanti sono stati obbligati ad entrare all’Oval a piedi, alla spicciolata, da un passaggio interno al Lingotto. Per la seconda volta in 20 anni gli antimilitarist* hanno bloccato l’ingresso ai mercanti d’armi. Una bella manciata di sabbia è stata gettata negli ingranaggi di una macchina mortale. Bisognerà moltiplicare l’impegno perché la macchina sia fermata per sempre. La narrazione istituzionale e mediatica dell’Aerospace and defence meetings e della Città dell’aerospazio continua nascondere dietro la retorica dei viaggi spaziali, delle navicelle, degli esploratori di Marte e della Luna, la realtà di un mercato e di un comparto produttivo il cui fulcro sono le armi: cacciabombardieri, elicotteri da combattimento, droni, sistemi di puntamento. La cortina fumogena che nasconde la scelta di trasformare Torino in capitale delle armi è stata in parte dissipata, coinvolgendo nelle contestazioni studenti, ecologisti, lavoratori della formazione, oltre ai gruppi che da anni lottano contro l’industria bellica. Dentro l’Oval, un coro con qualche stonatura Il più grande progetto di Leonardo per il settore aerospaziale in Piemonte da tempo mostrava delle crepe. Gli Aerospace and defence meetings sono stati la cornice luminosa per il lancio della Città dell’aerospazio già nel 2021, quando Leonardo, forte di un unanime appoggio istituzionale, annunciò che nei mesi successivi sarebbe partita la costruzione di uno dei maggiori centri di ricerca ed innovazione nel settore delle armi aerospaziali. Nel 2023 alla nona fiera delle armi annunciarono la posa della prima pietra, ma per altri due anni le erbacce hanno continuato a crescere tra i muri egli edifici abbandonati. I primi segnali di (ri)apertura dei giochi sono arrivati nel dicembre del 2024, quando dal cappello del PNRR sono spuntati 17 milioni di euro destinati al centro ricerche del Politecnico. I lavori di demolizione, della palazzina 37 dell’ex Alenia Aermacchi, di pertinenza del Politecnico, cominciati a febbraio sono fermi da mesi. In compenso tutto il complesso di corso Marche è stato chiuso da nuove recinzioni e jersey sovrastati da filo spinato a lamelle, per contrastare le numerose incursioni degli antimilitaristi. L’ultima attuata il 4 novembre, con il blocco alla Thales Alenia Space. Le ambigue dichiarazioni di Cingolani facevano intuire da tempo che qualcosa stesse cambiando, che Leonardo non era disponibile ad impiegare risorse proprie per il progetto. La ricerca costa: anche i produttori del settore in maggior espansione a livello planetario preferiscono cercare soldi pubblici per i loro privatissimi affari. Per un secolo lo ha fatto la Fiat e le sue successive incarnazioni societarie, oggi è il turno del settore bellico. Pochi giorni fa, all’Oval è stato presentato un aggiornamento del progetto sostenuto da Leonardo, Politecnico, Regione Piemonte, Comune di Torino, Unione industriali e Camera di commercio. La parola chiave è “aggiornamento”, che dimostra che il protagonismo di Leonardo è più nelle parole che nei fatti. Dopo cinque anni, annunciare trionfalmente l’apertura di quattro nuovi laboratori con 30 addetti nella vecchia palazzina di corso Francia, è il segno inequivocabile che le crepe nella Cittadella delle armi sono ormai ben visibili. Le dichiarazioni rilasciate lo dimostrano. La palazzina 27 verrà ammodernata: quindi il bel progetto che campeggia da anni in Comune si ridimensiona ma soprattutto cambia di segno, trasformandosi in “Casa delle PMI”, ossia un condominio di piccole e grandi imprese, tutte ancora da imbarcare. La Regione Piemonte dal canto suo sgancia 14 milioni per spingere comunque la nascita della cittadella delle armi. Una buona ragione per rendere sempre più incisive le lotte antimilitariste.
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