8 Marzo — Dalla cella alla strada: le donne iraniane non si arrendono mai!
Nel Giorno Internazionale della Donna, l’Iran è sotto bombardamenti, e le donne
iraniane, come sempre, sono al centro del fuoco, non come vittime, ma come
combattenti.
🟣 Fin dai primi giorni della Repubblica Islamica, sono state le donne a dire
no. Quando Khomeini impose il velo obbligatorio nel 1979, le donne scesero in
strada nel giro di giorni. Per quasi cinque decenni hanno pagato il prezzo di
quel rifiuto con il carcere, con le frustate, con la morte. Il regime ha
costruito la sua architettura ideologica sul controllo dei corpi delle donne,
dei loro movimenti, delle loro voci. E per cinque decenni, le donne hanno
smantellato quell’architettura mattone dopo mattone.
🔵 Quando Mahsa Jina Amini fu assassinata nel settembre 2022, furono le donne ad
accendere la fiamma che divenne la rivolta Donna-Vita-Libertà. Non perché
qualcuno glielo avesse ordinato. Non perché un partito o un leader le avesse
autorizzate. Ma perché avevano bruciato per decenni e finalmente il fuoco
divenne visibile al mondo.
Quella fiamma non si è spenta. A Dicembre 2025 e Gennaio 2026, le donne erano di
nuovo in prima linea nelle rivolte, organizzando, guidando, ispirando. Il regime
ha risposto con tutta la sua forza brutale. Le donne sono state picchiate per
strada. Colpite con proiettili veri. Abusate sessualmente in detenzione.
Torturate nelle celle. Alcune sono state uccise. I loro nomi forse non sono
ancora noti al mondo, ma noi li conosciamo. Li portiamo con noi.
🔴 Onoriamo ogni donna che ha dato la vita in quelle settimane chiedendo
nient’altro che il diritto di esistere liberamente e con dignità.
Le carceri si sono di nuovo riempite di donne che avevano osato rialzarsi. Oggi,
mentre le bombe cadono sulle città iraniane, quelle stesse donne restano
detenute. Alcune sono state trasferite in basi militari della Guardia
Rivoluzionaria, usate come scudi umani. I loro processi vengono accelerati nei
tribunali nel silenzio e nel blackout. Il rischio di esecuzioni di massa è
reale.
🟡 Ora all’oppressione si è aggiunta la guerra. Le donne a Tehran, a Minab,
nelle città di tutto l’Iran stanno proteggendo i loro figli dai missili mentre
le loro sorelle marciscono nelle celle. Curano i feriti negli ospedali
bombardati. Documentano le atrocità con telefoni connessi a VPN illegali.
Mantengono viva la memoria della lotta nel momento più buio.
🟢 Affermiamo chiaramente: la liberazione delle donne iraniane non verrà dalle
bombe americane o dai missili israeliani. Non verrà da una monarchia che
trattava le donne come proprietà prima che la Repubblica Islamica le trattasse
come peccatrici. Verrà, e sta già venendo, dalle donne stesse. Dal basso.
🟠 In questo 8 Marzo onoriamo ogni donna iraniana che ha rifiutato. Ogni donna
che ha bruciato il suo velo. Ogni donna che è scesa in strada. Ogni donna che è
stata picchiata, torturata, abusata per aver osato chiedere libertà. Ogni donna
che è stata uccisa e il cui sangue annaffia i semi della lotta. Ogni donna che è
in una cella oggi. Ogni donna che è viva e continua a combattere.
🔥 Non stanno aspettando di essere liberate. Esse sono la liberazione.
Né Mullah! Né Scià!
Donna – Vita – Libertà!
Fronte Anarchico dell’Iran e dell’Afganistan
Source - Anarres
Il pianeta delle utopie concrete
Storie di punk e anarchia tra Londra e la bassa Padana
Venerdì 13 marzo
ore 21 alla Fat
in corso Palermo 46
I Crass: una sfilza di schiaffi in faccia e di pedate sul culo
La storia dell’incontro improbabile ed imprevisto tra ragazzi che volevano
vivere e suonare la propria ribellione
Musica, testi e zine autoprodotte: il punk sporco di chi non sapeva suonare. La
scommessa dell’autogestione
Ne parliamo con Marco Pandin di Stella Nera
Federazione Anarchica Torinese
corso Palermo 46
riunioni ogni martedì dalle ore 20,30
Ciriè (TO). Aperi/Sede benefit “una nuova casa per la FAT”
Domenica 15 marzo ore 19
presso i locali della società operaia
Salone Bossetto
via Matteotti 16, Cirie’ (to)
– degustazione prodotti tipici
– Mostra delle attività e iniziative della F.A.T. attraverso i suoi manifesti
– Rilanci ribelli -. Asta di solidarietà
– musica
Di seguito l’appello:
Tutti conoscono la sede anarchica di corso Palermo 46.
Siamo lì dal lontano 1982. Un luogo di incontro tra compagni e compagne che
condividono la prospettiva di un mondo di libere ed eguali, senza Stati,
frontiere, oppressione e sfruttamento.
In quel seminterrato per decenni ci sono state serate di approfondimento,
presentazioni di libri ed una socialità libera.
In quel posto abbiamo costruito iniziative di lotta. Antimilitariste,
anticapitaliste, antisessiste, ecologiste, antirazziste.
Per noi un luogo del cuore.
Il padrone dei locali ha deciso di triplicarci l’affitto. Siamo lavoratori,
studenti, disoccupati, pensionati, precari. Da sempre attingiamo ai nostri
portafogli perché ci sia un luogo che ospiti incontri, dibattiti, riunioni,
feste, autoproduzioni.
Non siamo in grado e neppure vogliamo pagare chi crede di poter approfittare
della nuova Aurora gentrificata.
Abbiamo scelto di lanciare il cuore oltre l’ostacolo.
È tempo di aprire una nuova casa, ancora più bella.
Ma.
Da soli non possiamo farcela a comprare il posto che vorremmo.
Tante volte abbiamo sentito forte il calore della vostra solidarietà di fronte
alla repressione e nel sostegno alle lotte.
Chi vuole contribuire può passare da noi o inviare i soldi qui:
IBAN IT04 I010 0501 0070 0000 0003 862 intestato a Emilio Penna
Vogliamo tornare a rivedere le stelle…
Le compagne e i compagni della Federazione Anarchica Torinese
Venerdì 6 marzo
ore 21 in corso Palermo 46
Sorvegliare e punire:
il nuovo pacchetto sicurezza
Interverrà l’avvocato Eugenio Losco
Ecco il menù del governo:
– fermo preventivo per i manifestanti
– estensione del daspo urbano
– maggiori garanzie di impunità per le forze dell’ordine
– ampliamento della logica del decreto Caivano
– ulteriore stretta sui migranti
E già si annuncia il blocco navale nel Mediterraneo: una condanna a morte per
chi viaggia senza documenti.
Federazione Anarchica Torinese
corso Palermo 46
Riunioni ogni martedì alle 20,30
www.anarresinfo.org
Continua la raccolta fondi per “una nuova casa per la FAT”
chi volesse contribuire può passare il mercoledì dalle 18 alle 20
oppure inviare i soldi qui:
IBAN IT04 I010 0501 0070 0000 0003 862
Sabato 28 febbraio
Cena sovversiva
benefit “una nuova casa per la FAT!”
ore 20 in corso Palermo 46
menù vegan
prenotazioni antimilitarista.to@gmail.com
Qui il testo dell’appello:
www.anarresinfo.org/una-nuova-casa-per-la-fat/
ll podcast del nostro viaggio del venerdì su Anarres, il pianeta delle utopie
concrete. Dalle 11 alle 13 sui 105,250 delle libere frequenze di Blackout. Anche
in streaming
Ascolta e diffondi l’audio della puntata:
https://radioblackout.org/podcast/anarres-del-23-gennaio-rojava-stati-uniti-ice-senza-freni-olimpiadi-sangue-sfruttamento-e-buoni-affari/
Dirette, approfondimenti, idee, proposte, appuntamenti:
Rojava. Attacco al confederalismo democratico
Nelle stesse settimane dell’insurrezione iraniana il governo islamista di
Damasco ha sferrato un durissimo attacco al Rojava. L‘esercito siriano ha
attaccato le aree della Siria del nord che erano sotto il controllo delle forze
del Confederalismo Democratico, le stesse forze che avevano liberato il nord est
della Siria dai massacratori dell’ISIS.
La spartizione tra potenze globali e regionali dell’influenza sulla Siria è
costruita sulla pelle di quanti negli ultimi quindici anni hanno saputo
costruire, tra mille difficoltà ed aporie, un’alternativa laica, pluralista,
fondata sulla parità di genere e la concreta messa in crisi degli oppressivi
sistemi patriarcali.
Il governo siriano e i suoi finanziatori ad Ankara e Riad puntano alla
cancellazione di un’esperienza che, pur con innegabili limiti, ha rappresentato
un’alternativa a un’ordine sociale strutturato sull’oppressione delle donne, la
reazione religiosa, le divisioni settarie e il bieco sfruttamento.
Ne abbiamo parlato con Federico
Stati Uniti. L’ICE scatenata
La caccia agli immigrati irregolari negli Stati Uniti si è trasformata in una
strategia del terrore: il governo federale mette sotto inchiesta i suoi
oppositori, mentre gli agenti conducono i raid con cinismo, facendosi servire a
tavola dalle persone che poi arresteranno. È quanto succede in Minnesota,
diventato il cuore della svolta autoritaria dell’amministrazione Trump, che ha
messo sotto inchiesta il governatore Tim Walz, e il sindaco di Minneapolis,
Jacob Frey, entrambi democratici, accusati di «ostacolare le attività dell’Ice».
I loro nomi si aggiungono al lungo elenco di oppositori del governo finiti nel
mirino del dipartimento di Giustizia e del Pentagono.
Le milizie pattugliano i dintorni delle scuole ed arrestano persino i bambini. I
somali, tutti profughi di guerra vengono rastrellati per le strade, dove è
caccia strada per strada e dove si sono create reti di vicinato per avvertire
del pericolo. Alcuni video mostrano la brutalità della polizia di frontiera che
picchia e spruzza in faccia a persone ammanettate. ICE “dichiara” il diritto di
entrare nelle case senza mandato. É una guerra. Civile
Ne abbiamo parlato con Robertino Barbieri
Olimpiadi. Sangue, sfruttamento e buoni affari
Nella Milano capitale del lavoro povero le Olimpiadi sono state volontariato non
retribuito o lavoro precario nell’indotto turistico, ma anche un appoggio
ideologico all’insostenibile modello di città esclusiva ed escludente.
Ne abbiamo parlato con ABO Di Monte
Appuntamenti:
Siria e Iran: una libertà senza confini
Sabato 24 gennaio
ore 10,30
punto info al Balon
Nè shah né mullah. A fianco di chi lotta contro i dittatori di ieri, oggi e
domani in Iran e in Siria
ore 15
piazza Vittorio Veneto
partecipiamo al corteo per il Rojava
Sabato 21 febbraio
Con i disertori russi ed ucraini
per un mondo senza eserciti e frontiere
giornata di informazione e lotta antimilitarista
ore 10,30 al Balon
Sabato 28 febbraio
Cena sovversiva
benefit “una nuova casa per la FAT!”
ore 20 in corso Palermo 46
prenotazioni antimilitarista.to@gmail.com
Venerdì 6 marzo
Sorvegliare e punire: il nuovo pacchetto sicurezza
ore 21 in corso Palermo 46
Interverrà l’avvocato Eugenio Losco
Venerdì 13 marzo
Storie di punk e anarchia
I Crass: una sfilza di schiaffi in faccia e di pedate sul culo
Ne parliamo con Marco Pandin di Stella Nera
A-Distro e SeriRiot
ogni mercoledì
dalle 18 alle 20
in corso Palermo 46
(A)distro – libri, giornali, documenti e… tanto altro
SeriRiot – serigrafia autoprodotta benefit lotte
Vieni a spulciare tra i libri e le riviste, le magliette e i volantini!
Sostieni l’autoproduzione e l’informazione libera dallo stato e dal mercato!
Informati su lotte e appuntamenti!
Federazione Anarchica Torinese
corso Palermo 46
Riunioni – aperte agli interessati – ogni martedì dalle 20,30
per info scrivete a fai_torino@autistici.org
Contatti:
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Con i disertori russi ed ucraini
per un mondo senza eserciti e frontiere
Sabato 21 febbraio
giornata di informazione e lotta antimilitarista
ore 10,30 al Balon
Sono passati quattro anni dall’accelerazione violenta della guerra impressa
dall’invasione russa dell’Ucraina. Il conflitto è sempre più aspro: i morti sono
centinaia di migliaia su entrambi i fronti.
Il governo italiano si è schierato in questa guerra inviando armi, arrivando a
schierare 3.500 militari nelle missioni in ambito NATO nell’est europeo.
Presto aprirà una base militare Italiana in Bulgaria.
La guerra in Ucraina ha nel proprio DNA uno scontro interimperialistico di
enorme portata, che rischia di innescare un conflitto ben più ampio, tra potenze
dotate anche di armi atomiche. Fermarla, incepparla, sabotarla è una necessità
imprescindibile.
In Ucraina ci sono duecentomila disertori, in Russia decine di migliaia di
persone hanno attraversato i confini per sottrarsi alla chiamata alle armi.
In Russia e in Ucraina gli antimilitaristi si battono perché le frontiere siano
aperte per chi si oppone alla guerra.
Noi facciamo nostra la lotta per spezzare i confini e per l’accoglienza di
obiettor*, renitent, disertor*
Noi non ci arruoliamo né con la NATO, né con la Russia. Rigettiamo i vergognosi
giochini di Trump, Putin e dell’UE sulla pelle di popolazioni stremate dalla
guerra, messe a tacere da regimi, che reprimono duramente chi vi si oppone
concretamente.
Il prezzo di questa guerra lo paga la povera gente. Ovunque.
Lo pagano oppositori, sabotatori, obiettori e disertori che subiscono pestaggi,
processi e carcere.
Lo paghiamo noi tutti stretti nella spirale dell’inflazione, tra salari e
pensioni da fame e fitti e bollette in costante aumento.
Provate ad immaginare quante scuole, ospedali, trasporti pubblici di prossimità
si potrebbero finanziare se la ricerca e la produzione venissero usate per la
vita di noi tutti, per la cura invece che per la guerra.
Il decreto riarmo del governo Meloni prevede un miliardo di euro per rendere
sempre più mortale l’arsenale a disposizione delle forze armate italiane.
L’Italia è impegnata in ben 43 missioni militari all’estero, in buona parte in
Africa, dove le truppe tricolori fanno la guerra ai migranti e difendono gli
interessi di colossi come l’ENI.
Vari progetti di legge puntano al graduale ritorno della leva obbligatoria
sospesa nel 2005. Serve carne da cannone per le guerre che vedono l’Italia in
prima fila.
Le scuole e le università sono divenute terreno di conquista per l’arruolamento
dei corpi e delle coscienze.
L’industria bellica italiana, in prima fila il colosso Leonardo, fa profitti
miliardari. L’Italia vende armi a tutti i paesi in guerra. Un business di morte.
Occorre capovolgere la logica perversa che vede nell’industria bellica il motore
che renderà più prospera L’Italia. Un’economia di guerra produce solo altra
guerra.
La guerra è anche interna. Il governo risponde alla povertà trattando le
questioni sociali in termini di ordine pubblico: i militari dell’operazione
“strade sicure” li trovate nelle periferie, nei CPR, nelle stazioni, sui
confini.
Ogni forma di opposizione sociale e politica viene criminalizzata con un insieme
di norme vecchie e nuove che garantiscono una sempre maggiore impunità alla
polizia e trasformano in reati normali pratiche di lotta.
Solo un’umanità internazionale potrà gettare le fondamenta di quel mondo di
libere ed uguali che può porre fine alle guerre.
Oggi ci vorrebbero tutti arruolati. Noi disertiamo.
Noi non ci arruoliamo a fianco di questo o quello stato imperialista. Rifiutiamo
la retorica patriottica come elemento di legittimazione degli Stati e delle loro
pretese espansionistiche. In ogni dove. Non ci sono nazionalismi buoni.
Noi siamo al fianco di chi, in ogni angolo della terra, diserta la guerra.
Vogliamo un mondo senza frontiere, eserciti, oppressione, sfruttamento e guerra.
Assemblea Antimilitarista
Riunioni ogni martedì ore 20,30 – corso Palermo 46
antimilitarista.to@gmail.com
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Tutti conoscono la sede anarchica di corso Palermo 46.
Siamo lì dal lontano 1982. Un luogo di incontro tra compagni e compagne che
condividono la prospettiva di un mondo di libere ed eguali, senza Stati,
frontiere, oppressione e sfruttamento.
In quel seminterrato per decenni ci sono state serate di approfondimento,
presentazioni di libri ed una socialità libera.
In quel posto abbiamo costruito iniziative di lotta. Antimilitariste,
anticapitaliste, antisessiste, ecologiste, antirazziste.
Per noi un luogo del cuore.
Il padrone dei locali ha deciso di triplicarci l’affitto. Siamo lavoratori,
studenti, disoccupati, pensionati, precari. Da sempre attingiamo ai nostri
portafogli perché ci sia un luogo che ospiti incontri, dibattiti, riunioni,
feste, autoproduzioni.
Non siamo in grado e neppure vogliamo pagare chi crede di poter approfittare
della nuova Aurora gentrificata.
Abbiamo scelto di lanciare il cuore oltre l’ostacolo.
È tempo di aprire una nuova casa, ancora più bella.
Ma.
Da soli non possiamo farcela a comprare il posto che vorremmo.
Tante volte abbiamo sentito forte il calore della vostra solidarietà di fronte
alla repressione e nel sostegno alle lotte.
Chi vuole contribuire può passare da noi o inviare i soldi qui:
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Vogliamo tornare a rivedere le stelle…
Le compagne e i compagni della Federazione Anarchica Torinese
ll podcast del nostro viaggio del venerdì su Anarres, il pianeta delle utopie
concrete. Dalle 11 alle 13 sui 105,250 delle libere frequenze di Blackout. Anche
in streaming
Ascolta e diffondi l’audio della puntata:
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Dirette, approfondimenti, idee, proposte, appuntamenti:
Venezuela. La partita a scacchi tra Stati Uniti e Cina
L’enorme pressione militare sul Venezuela ha dato i suoi frutti. Senza ricorrere
all’invasione di terra, è bastato al governo USA esercitare un’accorta
operazione di corruttela su gangli del regime individuati come malleabili e
abbordabili per effettuare una specie di colpo di Stato. Sequestrati Maduro e
consorte senza che le truppe d’assalto statunitensi versassero una solo goccia
di sangue, Trump ha dato il via libera ad un governo costituito dalla stessa
élite dell’epoca maduriana. L’ex presidente che diventa presidente, il fratello
che apre le porte delle carceri agli oppositori che lui stesso e i suoi accoliti
avevano messo dentro, il ministro delle risorse energetiche che stringe i patti
con chi vuole mettere le mani sull’oro nero, qualcuno che fa finta di inneggiare
al presidente deposto.
Alle nostre latitudini i campisti scendono in piazza a fianco del regime
venezuelano, incapaci di un’analisi che sappia mettere al centro le partite
reali che si stanno giocando sulla pelle della povera gente che vive in
Venezuela, stretta tra un regime corrotto, clientelare, militarista e repressivo
e il rischio di una sterzata a destra in senso ferocemente liberista.
Abbiamo provato a capirne di più con Stefano Capello
CPR: prigioni e manicomi
I CPR, le prigioni per migranti, stanno assumendo sempre più la funzione di
manicomi criminali che a prigioni.
Nelle prime settimane del 2026 diversi video usciti dai CPR mostrano la realtà
che si vive all’interno dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio: persone in
evidente stato di agitazione, trincee costruite con coperte intorno ai letti,
urla disperate nei corridoi.
Alle denunce degli abusi e violenze fatte da assemblee di lotta ed associazioni
di medici l’unica risposta è il divieto di usare cellulari con la telecamera,
affinché sulle violenze cali il silenzio.
Ne abbiamo parlato con Raffaele Viezzi
Iran. Il silenzio dei “movimenti”
La repressione governativa si è scatenata con inaudita ferocia.
Chiusa internet, dalla scorsa settimana arriva solo qualche rara telefonata.
I morti sono probabilmente oltre i 12.000, in carcere tra torture e probabili
esecuzioni ci sono quasi 11.000 persone. Un’immane carneficina.
I media main stream danno spazio solo ai filomonarchici e a Trump, ignorando una
rivolta spontanea che solo alcuni canali internet raccontano.
“Né dispotismo religioso, né monarchia; donna, vita, libertà”. Questo messaggio
continua ad echeggiare nelle strade del paese.
La lotta contro il regime teocratico attraversa tutto il paese.
La partita è complessa, perché sul cambio di regime scommettono anche gli Stati
Uniti e Israele, che sostengono la candidatura dell’ultimo esponente della
dinastia Palhavi.
Chi scende in piazza si autorganizza e rifiuta le ingerenze esterne che
potrebbero rinforzare il regime in chiave identitaria. Ma alle nostre latitudini
solo in pochi sostengono chi si batte contro mullah e shah: prevale un’orrida
logica campista. La stessa che porta a sostenere le dittature islamiste, solo
perché avversate dal dispotismo del governo statunitense.
Ne abbiamo parlato con Lollo
Appuntamenti:
Sabato 21 febbraio
Con i disertori russi ed ucraini
per un mondo senza eserciti e frontiere
giornata di informazione e lotta antimilitarista
ore 10,30 al Balon
Venerdì 6 febbraio
Sorvegliare e punire: il nuovo pacchetto sicurezza
ore 21 in corso Palermo 46
Interverrà l’avvocato Eugenio Losco
Venerdì 13 febbraio
Storie di punk e anarchia
I Crass: una sfilza di schiaffi in faccia e di pedate sul culo
Ne parliamo con Marco Pandin di Stella Nera
A-Distro e SeriRiot
ogni mercoledì
dalle 18 alle 20
in corso Palermo 46
(A)distro – libri, giornali, documenti e… tanto altro
SeriRiot – serigrafia autoprodotta benefit lotte
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corso Palermo 46
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ll podcast del nostro viaggio del venerdì su Anarres, il pianeta delle utopie
concrete. Dalle 11 alle 13 sui 105,250 delle libere frequenze di Blackout. Anche
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Dirette, approfondimenti, idee, proposte, appuntamenti:
Le squadracce di Trump
L’assassinio di Renee Good è stata solo l’ultima delle esecuzioni
extragiudiziali dell’ICE, agenzia federale che Trump ha scatenato contro i
migranti. L’ennesimo atto di una guerra civile che ha preso le mosse con la
grazia ai golpisti di Capitol Hill e continua con continui attacchi alla libertà
di espressione, di movimento, di opinione.
Difficile pensare che Trump non punti a cambiare le regole del gioco sino a
ricandidarsi per un terzo mandato.
Ne abbiamo parlato con Robertino Barbieri
Palestina. Geografie del dominio: radici simboliche e materiali
L’epoca post coloniale, lungi dal chiudere i conti con il tempo degli imperi, ha
aperto la strada a conflitti innescati dal ridefinirsi in chiave neocoloniale di
dinamiche di controllo a livello globale, nutrendosi alla fonte avvelenata del
nazionalismo, delle religioni, dello sfruttamento feroce di esseri umani e
risorse.
Lo spazio geografico del Mediterraneo orientale, con l’enorme carico simbolico
rappresentato dalla presenza di luoghi legati alle religioni abramitiche, nel
1918 passa sotto controllo della Gran Bretagna, che lo sottrae all’impero
ottomano, sconfitto nella prima guerra mondiale.
Proveremo a dipanare le vicende che seguono quell’evento, evidenziandone
similitudini e differenze con i processi di decolonizzazione di quell’epoca,
segnata da massacri, pulizie etniche, esodi di massa, in vari angoli del
pianeta.
Seguendo il filo dei confini disegnati con il righello ma intrisi di sangue,
proveremo a cogliere i vari passaggi che hanno portato alla situazione odierna.
Una situazione che nel Mediterraneo orientale, ricalca processi che ritroviamo
ovunque a livello planetario.
Processi che, con diversi livelli di violenza segnano il nostro tempo.
Il nostro sguardo non è neutro, perché, collocandoci dalla parte degli oppressi
e degli sfruttati, ci pone tra chi lotta per abolire Stati, frontiere, eserciti.
Con Fabrizio Eva, geografo politico, anticipiamo alcuni dei temi che verranno
affrontati nell’incontro che si terrà a Torino venerdì 16 gennaio.
Iran. Crepe nel regime
“Né dispotismo religioso, né monarchia; donna, vita, libertà”. Questo messaggio
viene dal carcere ed echeggia nelle strade.
Dal 28 dicembre si susseguono le proteste in Iran. Innescate dalla gravissima
crisi economica, che, complice l’inflazione galoppante colpisce, oltre ai più
poveri, anche i ceti medi.
Le proteste partite dal Bazar di Teheran si sono estese a centinaia di località
in tutto il paese, con una contestazione diretta al regime teocratico iraniano.
La repressione è durissima, ma non ferma le proteste.
La partita è complessa, perché sul cambio di regime scommettono anche gli Stati
Uniti e Israele, che sostengono la candidatura dell’ultimo esponente della
dinastia Palhavi.
Chi scende in piazza si autorganizza e rifiuta le ingerenze esterne che
potrebbero rinforzare il regime in chiave identitaria.
Ne abbiamo parlato con Lollo
Appuntamenti:
Palestina. Geografie del dominio: radici simboliche e materiali
Venerdì 16 gennaio
ore 21
corso Palermo 46
Interverrà Fabrizio Eva, geografo politico
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dalle 18 alle 20
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Federazione Anarchica Torinese
corso Palermo 46
Riunioni – aperte agli interessati – ogni martedì dalle 20,30
per info scrivete a fai_torino@autistici.org
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Vi proponiamo il video integrale della serata tenutasi il 16 maggio alla FAT, in
cui è stato presentato l’opuscolo della Fat e del Germinal di Trieste
“Transfemminismo e anarchia”. Erano presenti alcun* autor*.
Guarda il video:
https://youtu.be/i_3mlNUqJNo
Un universale plurale che spezza i generi in un’irriducibile molteplicità di
percorsi individuali.
I nostri corpi degeneri, abbattono le frontiere tra gli Stati, lottano contro il
nazionalismi ed ogni identità escludente, frantumano le tante leggi del padre,
del padrone, degli dei e dei loro preti.
Qui potete leggere e scaricare liberamente i testi e scaricare il PDF:
https://www.anarresinfo.org/venerdi-16-5-transfemminismo-e-anarchia/
Federazione Anarchica Torinese
Corso Palermo 46 – riunioni ogni martedì ore 20,30
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in corso Palermo 46
libri, riviste, opuscoli, magliette, etc
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ll podcast del nostro viaggio del venerdì su Anarres, il pianeta delle utopie
concrete. Dalle 11 alle 13 sui 105,250 delle libere frequenze di Blackout. Anche
in streaming
Ascolta e diffondi l’audio della puntata:
https://radioblackout.org/podcast/anarres-del-19-dicembre-rivoluzione-e-autogestione-torino-un-piano-regolatore-di-cemento-e-retorica-riconversione-bellica/
Dirette, approfondimenti, idee, proposte, appuntamenti:
Rivoluzione e autogestione
Il dibattito sulla trasformazione sociale oggi pare perdere forza di fronte a
dinamiche del conflitto sociale che si dipanano sull’immediatezza, su alleanze
improbabili, sul risorgere ddel campismo novecentesco con l’inedita alleanza tra
gli eredi della terza internazionale e l’islam globale. che tacita la critica in
nome di un’intersezionalità delle lotte che non ha altro denominatore comune ma
una semplice sommatoria delle sfighe. Nessuna coerenza tra mezzi e fini, nessuna
proiezione sul futuro.
Eppure oggi più che mai se vogliamo che ci sia un futuro occorre fare i conti
con la devastazione capitalista e con la guerra globale che inghiotte vite ogni
giorno.
Una buona ragione per ragionare sulla concretissima utopia i chi impasta
autogestione e lotta, in una continua e necessaria sottrazione dall’istituito.
Ne abbiamo parlato con Francesco Codello, pedagogista, anarchico
Torino. Nuovo piano regolatore tra cemento e retorica
La nostra città si accinge ad una serie di ristrutturazioni urbane all’insegna
del commercio, dell’esclusione dei poveri, della privatizzazione dei servizi.
Ne abbiamo parlato con Giovanni Semi, sociologo, insegna all’Università di
Torino
Il governo punta sulla riconversione bellica
Dal cappello della finanziaria 2026 spunta un emendamento per favorire la
produzione e il commercio «di armi e materiale bellico» sul territorio
nazionale. Il motivo è «tutelare gli interessi essenziali della sicurezza dello
Stato e rafforzare le capacità industriali della difesa».
Ne abbiamo parlato con Stefano Capello
Appuntamenti:
Palestina. Le geografie del dominio: radici simboliche e materiali
Venerdì 16 gennaio
ore 21
corso Palermo 46
Interverrà Fabrizio Eva, geografo politico
L’epoca post coloniale, lungi dal chiudere i conti con il tempo degli imperi, ha
aperto la strada a conflitti innescati dal ridefinirsi in chiave neocoloniale di
dinamiche di controllo a livello globale, nutrendosi alla fonte avvelenata del
nazionalismo, delle religioni, dello sfruttamento feroce di esseri umani e
risorse.
Lo spazio geografico del Mediterraneo orientale, con l’enorme carico simbolico
rappresentato dalla presenza di luoghi legati alle religioni abramitiche, nel
1918 passa sotto controllo della Gran Bretagna, che lo sottrae all’impero
ottomano, sconfitto nella prima guerra mondiale.
Proveremo a dipanare le vicende che seguono quell’evento, evidenziandone
similitudini e differenze con i processi di decolonizzazione di quell’epoca,
segnata da massacri, pulizie etniche, esodi di massa, in vari angoli del
pianeta.
Seguendo il filo dei confini disegnati con il righello ma intrisi di sangue,
proveremo a cogliere i vari passaggi che hanno portato alla situazione odierna.
Una situazione che nel Mediterraneo orientale, ricalca processi che ritroviamo
ovunque a livello planetario.
Processi che, con diversi livelli di violenza segnano il nostro tempo.
Il nostro sguardo non è neutro, perché, collocandoci dalla parte degli oppressi
e degli sfruttati, ci pone tra chi lotta per abolire Stati, frontiere, eserciti.
A-Distro e SeriRiot
ogni mercoledì
dalle 18 alle 20
in corso Palermo 46
(A)distro – libri, giornali, documenti e… tanto altro
SeriRiot – serigrafia autoprodotta benefit lotte
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Federazione Anarchica Torinese
corso Palermo 46
Riunioni – aperte agli interessati – ogni martedì dalle 20,30
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