Il corteo del Primo Maggio è ancora lo spazio reale e simbolico dove ogni anno,
sia pure in proporzioni sempre minori, si raccoglie un’ampia comunità che va ben
al di là delle aree politiche e sindacali.
Per questa ragione anche quest’anno abbiamo deciso di esserci e di costruire uno
spezzone anarchico e antimilitarista sui temi del lavoro, della guerra e della
repressione.
Uno spezzone che ha attraversato le strade di Torino nella consapevolezza che la
nostra strada è sempre più in salita.
Al centro le ragioni di chi ogni giorno deve fare i conti con precarietà,
disoccupazione, sfruttamento e repressione.
Al centro la lotta al capitalismo che ci ruba la vita, allo stato che reprime e
controlla, alla guerra e chi la arma, al fascismo che ci mette al confino, alle
frontiere che uccidono.
Si è trattato di un Primo Maggio anomalo.
Lo spezzone istituzionale ha visto per la prima volta dal 1945 un fascista,
Maurizio Marrone, sfilare accanto al sindaco Lo Russo.
Dicono che successivamente sia stato invitato ad allontanarsi dal servizio
d’ordine del PD. Nessuna foto lo documenta mentre l’immagine del fascista che
sfila indisturbato accanto al sindaco segna un ulteriore punto di non ritorno.
Non molti anni fa i tentativi di Lega e Forza Italia di infiltrarsi nel corteo
erano naufragati sul nascere, perché vennero cacciati ben prima di arrivare in
piazza.
A Torino l’insurrezione contro la Repubblica di Salò e i suoi alleati nazisti,
durò sino al 28 aprile.
Il Primo Maggio rappresentò la vera festa della Liberazione dal fascismo.
Nel 2026 il fascista Marrone in testa al corteo è la rappresentazione simbolica
del fascismo che è tornato.
All’arrivo in piazza Castello i funzionari sindacali hanno preso parola senza
neppure attendere che lo spezzone dei sindacati di Stato raggiungesse la piazza.
L’orario di chiusura erano le 11 e certo non volevano fare gli straordinari.
Il cosiddetto spezzone sociale si è diviso in due: i pezzi della diaspora post
comunista hanno chiuso in fretta striscioni e bandiere senza entrare in piazza
mentre la testa si è diretta verso l’ex centro sociale Askatasuna dove la
polizia ha messo in funzione idranti e lacrimogeni. Pochi minuti, il tempo di
qualche buona foto per i giornalisti in cerca di un’immagine, e tutto è finito
in grigliata.
Nello spezzone sociale c’erano bandiere palestinesi, cubane e della Repubblica
islamica dell’Iran, slogan campisti e nazionalisti.
Un insulto a chi volle quella giornata come momento di riconoscimento reciproco
delle lotte per l’uguaglianza nella libertà di un’umanità di oppressi e
sfruttati che si voleva internazionale al di là e contro ogni frontiera.
Lo spezzone antimilitarista, che si trovava in coda, aggirati tutti, è arrivato
in piazza Castello.
Per quello che ci riguarda questo Primo Maggio è l’emblema dei tempi duri che
siamo forzati a vivere.
Tempi che spetta a noi mutare, lottando ogni giorno per un mondo di libere ed
uguali, cercando di alimentare la brezza che segnala il vento che cambia.
Sui giornali main stream e certi media di movimento avrete letto altre storie e
numeri mirabolanti.
Noi non vi raccontiamo grandi numeri ma la tenacia di chi sa andare
controcorrente.
Nel pomeriggio abbiamo partecipato con la distro, alla festa organizzata ai
giardini irreali da alcune realtà anarchiche torinesi
Qui il testo letto in piazza:
> Primo Maggio anarchico. Spezzone antimilitarista
Pace tra gli oppressi guerra agli oppressori!
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Oltre un centinaio di anarchiche ed anarchici si sono alla lapide che ricorda
Ilio Baroni, partigiano anarchico, che in quel punto morì combattendo il 26
aprile 1945.
Oggi, tra sfruttamento, lavori precari e pericolosi, morti in mare, leggi
razziste, militari per le strade, guerra, la democrazia somiglia sempre più al
fascismo.
Gli eredi della dittatura sono al governo e, giorno dopo giorno, moltiplicano la
stretta repressiva nei confronti di pover* e oppositor* politic* e social*.
La democrazia nata dalla Resistenza non ha mai fatto i conti con il fascismo, i
cui macellai vennero amnistiati dal ministro della giustizia, il “comunista”
Palmiro Togliatti.
Oggi gli eredi diretti del fascismo sono al governo e stanno restaurando il
fascismo. Non serve la dittatura formale per cancellare gli esili margini di
libertà concessi a prezzo di lotte durate un secolo.
Alla vigilia del 25 aprile hanno approvato il fermo preventivo per gli attivisti
politici invisi al governo.
Meloni come Mussolini: le leggi speciali del 1926 sono diventate, passo dopo
passo, le leggi “normali” del 2026.
Il governo condanna a morte i migranti con il blocco navale e mette al confino
(daspo, fogli di via, sorveglianza speciale, sequestro preventivo) gli
antifascisti.
Oggi più che mai ritrovarci in quell’angolo di periferia, dove cadde combattendo
Baroni, non è stato mero esercizio di memoria, ma occasione per intrecciare i
fili delle lotte, perché il testimone lasciato da chi non c’è più è ora nelle
nostre mani.
È un impegno costantemente rinnovato. Una responsabilità ineludibile.
Il pomeriggio è trascorso tra interventi, musica, chiacchiere e il canzoniere
anarchico e antifascista del Cor’okkio.
Un mazzo di garofani rossi, un momento di raccoglimento, una bicchierata tra
gente consapevole che il un tempo senza servi né padroni è oggi più che mai
urgente.
In serata alcuni compagni si sono spostati ai giardini (ir) reali per la
giornata di festa che vi si svolge ogni anno.
Altri hanno dato vita ad uno spezzone anarchico al corteo antifascista di Ciriè
aperto dallo striscione “la loro sicurezza è solo repressione. Per un nuovo 25
aprile azione diretta”.
Le ferrovie sono sempre più al servizio della guerra. Un fiume di soldi pubblici
sono stati destinati all’ammodernamento delle linee per i trasporti militari.
Sabato 28 marzo, nell’ambito della settimana di informazione e lotta lanciata
dall’Assemblea Antimilitarista, a Torino si è tenuto un presidio alla stazione
di Porta Susa.
La polizia in antisommossa si è schierata per impedire l’accesso ai binari.
Lo striscione “No ai treni di guerra” è stato comunque appeso sopra l’ingresso.
All’iniziativa c’è stata una partecipazione ampia e variegata.
Musica, volantinaggio e interventi hanno catalizzato l’attenzione di passanti e
viaggiatori, che si sono fermati a lungo durante i diversi interventi, che hanno
messo in luce come in questi anni il trasporto ferroviario sia diventato sempre
più pericoloso, perché i tagli del personale e l’esternalizzazione dei lavori di
manutenzione espongono chi lavora e chi viaggia a rischi enormi.
Da Viareggio a Brandizzo si allunga l’elenco delle stragi. Non sono incidenti ma
omicidi, i cui responsabili siedono nei consigli di amministrazione delle
ferrovie e sui banchi dei governi.
Con i nuovi investimenti nella logistica di guerra le ferrovie, possibile
obiettivo di droni e bombardamenti, diventeranno sempre più pericolose.
Grazie al dual use, doppio uso civile e militare, treni pieni di munizioni e
carri armati viaggiano accanto ai treni passeggeri.
I soldi sprecati per la logistica militare potrebbero essere impiegati per
rendere più comodi e sicuri i treni che prendiamo ogni giorno per andare a
lavorare e a studiare.
La terza guerra mondiale è ormai in corso. Le basi militari in territorio
italiano sono snodi fondamentali per la logistica e l’intelligence delle guerre
che, dall’Ucraina alla Palestina, dall’Iran al Libano stanno incendiando aree
sempre più estese del mondo a noi vicino.
L’industria bellica è in rapida espansione, grazie ai programmi di riarmo che
investono ampie aree del pianeta.
Ogni intervento ha sottolineato l’importanza e l’urgenza dell’informazione e
dell’azione diretta contro la guerra e chi la arma.
Non possiamo stare a guardare. Non possiamo accettare che la guerra diventi
un’opzione tra le altre.
Le basi delle guerre sono a due passi dalle nostre case.
Dipende da noi gettare sabbia e non olio nella macchina militarista.
Se permettiamo che un treno carico di armi passi in mezzo alle nostre case siamo
complici dell’omicidio di uomini, donne e bambini uccisi da quelle armi.
Un giorno qualcuno a noi caro potrebbe morire se quel treno avesse un incidente.
La giornata si è conclusa con l’impegno a continuare a monitorare i trasporti
militari, la produzione bellica, il cantiere della Città dell’Aerospazio.
La guerra è già qui.
Fermala è possibile.
Oggi ci vorrebbero tutti arruolati.
Noi disertiamo.
Vogliamo un mondo senza frontiere, eserciti, oppressione, sfruttamento e guerra.
Assemblea Antimilitarista – Torino
antimilitarista.to@gmail.com
Tutti conoscono la sede anarchica di corso Palermo 46.
Siamo lì dal lontano 1982. Un luogo di incontro tra compagni e compagne che
condividono la prospettiva di un mondo di libere ed eguali, senza Stati,
frontiere, oppressione e sfruttamento.
In quel seminterrato per decenni ci sono state serate di approfondimento,
presentazioni di libri ed una socialità libera.
In quel posto abbiamo costruito iniziative di lotta. Antimilitariste,
anticapitaliste, antisessiste, ecologiste, antirazziste.
Per noi un luogo del cuore.
Il padrone dei locali ha deciso di triplicarci l’affitto. Siamo lavoratori,
studenti, disoccupati, pensionati, precari. Da sempre attingiamo ai nostri
portafogli perché ci sia un luogo che ospiti incontri, dibattiti, riunioni,
feste, autoproduzioni.
Non siamo in grado e neppure vogliamo pagare chi crede di poter approfittare
della nuova Aurora gentrificata.
Abbiamo scelto di lanciare il cuore oltre l’ostacolo.
È tempo di aprire una nuova casa, ancora più bella.
Ma.
Da soli non possiamo farcela a comprare il posto che vorremmo.
Tante volte abbiamo sentito forte il calore della vostra solidarietà di fronte
alla repressione e nel sostegno alle lotte.
Chi vuole contribuire può passare da noi o inviare i soldi qui:
IBAN IT04 I010 0501 0070 0000 0003 862 intestato a Emilio Penna
Vogliamo tornare a rivedere le stelle…
Le compagne e i compagni della Federazione Anarchica Torinese
Alla decima edizione dell’Aerospace and Defence meetings, il mercato
dell’industria aerospaziale di guerra appena conclusasi a Torino, c’era chi
stava dentro e chi stava fuori.
Dentro c’erano produttori, venditori, sponsor politici, fuori c’erano gli
antimilitaristi.
Fuori dall’Oval, fuori dal coro
Dopo il grande corteo che il sabato precedente aveva attraversato il centro
cittadino, gli antimilitaristi erano decisi a mettersi di traverso contro la
guerra e chi la arma.
Il 2 dicembre l’appuntamento era di fronte all’ingresso dell’Oval, dove,
protetti da un ingente schieramento di polizia, dovevano entrare i partecipanti
alla convention, fiore all’occhiello della lobby armiera subalpina.
Manifestanti armati di cartelli e striscioni hanno occupato la strada: la
polizia ha tentato senza successo di fermarli. Dopo pochi minuti le auto dirette
all’Oval hanno fatto retro marcia. I partecipanti sono stati obbligati ad
entrare all’Oval a piedi, alla spicciolata, da un passaggio interno al Lingotto.
Per la seconda volta in 20 anni gli antimilitarist* hanno bloccato l’ingresso ai
mercanti d’armi.
Una bella manciata di sabbia è stata gettata negli ingranaggi di una macchina
mortale. Bisognerà moltiplicare l’impegno perché la macchina sia fermata per
sempre.
La narrazione istituzionale e mediatica dell’Aerospace and defence meetings e
della Città dell’aerospazio continua nascondere dietro la retorica dei viaggi
spaziali, delle navicelle, degli esploratori di Marte e della Luna, la realtà di
un mercato e di un comparto produttivo il cui fulcro sono le armi:
cacciabombardieri, elicotteri da combattimento, droni, sistemi di puntamento.
La cortina fumogena che nasconde la scelta di trasformare Torino in capitale
delle armi è stata in parte dissipata, coinvolgendo nelle contestazioni
studenti, ecologisti, lavoratori della formazione, oltre ai gruppi che da anni
lottano contro l’industria bellica.
Dentro l’Oval, un coro con qualche stonatura
Il più grande progetto di Leonardo per il settore aerospaziale in Piemonte da
tempo mostrava delle crepe. Gli Aerospace and defence meetings sono stati la
cornice luminosa per il lancio della Città dell’aerospazio già nel 2021, quando
Leonardo, forte di un unanime appoggio istituzionale, annunciò che nei mesi
successivi sarebbe partita la costruzione di uno dei maggiori centri di ricerca
ed innovazione nel settore delle armi aerospaziali.
Nel 2023 alla nona fiera delle armi annunciarono la posa della prima pietra, ma
per altri due anni le erbacce hanno continuato a crescere tra i muri egli
edifici abbandonati. I primi segnali di (ri)apertura dei giochi sono arrivati
nel dicembre del 2024, quando dal cappello del PNRR sono spuntati 17 milioni di
euro destinati al centro ricerche del Politecnico. I lavori di demolizione,
della palazzina 37 dell’ex Alenia Aermacchi, di pertinenza del Politecnico,
cominciati a febbraio sono fermi da mesi. In compenso tutto il complesso di
corso Marche è stato chiuso da nuove recinzioni e jersey sovrastati da filo
spinato a lamelle, per contrastare le numerose incursioni degli antimilitaristi.
L’ultima attuata il 4 novembre, con il blocco alla Thales Alenia Space.
Le ambigue dichiarazioni di Cingolani facevano intuire da tempo che qualcosa
stesse cambiando, che Leonardo non era disponibile ad impiegare risorse proprie
per il progetto.
La ricerca costa: anche i produttori del settore in maggior espansione a livello
planetario preferiscono cercare soldi pubblici per i loro privatissimi affari.
Per un secolo lo ha fatto la Fiat e le sue successive incarnazioni societarie,
oggi è il turno del settore bellico.
Pochi giorni fa, all’Oval è stato presentato un aggiornamento del progetto
sostenuto da Leonardo, Politecnico, Regione Piemonte, Comune di Torino, Unione
industriali e Camera di commercio.
La parola chiave è “aggiornamento”, che dimostra che il protagonismo di Leonardo
è più nelle parole che nei fatti.
Dopo cinque anni, annunciare trionfalmente l’apertura di quattro nuovi
laboratori con 30 addetti nella vecchia palazzina di corso Francia, è il segno
inequivocabile che le crepe nella Cittadella delle armi sono ormai ben visibili.
Le dichiarazioni rilasciate lo dimostrano.
La palazzina 27 verrà ammodernata: quindi il bel progetto che campeggia da anni
in Comune si ridimensiona ma soprattutto cambia di segno, trasformandosi in
“Casa delle PMI”, ossia un condominio di piccole e grandi imprese, tutte ancora
da imbarcare.
La Regione Piemonte dal canto suo sgancia 14 milioni per spingere comunque la
nascita della cittadella delle armi.
Una buona ragione per rendere sempre più incisive le lotte antimilitariste.
Un grande corteo antimilitarista ha attraversato le strade di Torino, rompendo
la cortina fumogena che avvolge l’industria bellica ed il mercato delle armi
aerospaziali nella nostra città.
⚫ Dal 2 al 4 dicembre si terrà la decima edizione dell’aerospace and defence
meetings, dove i maggiori player a livello mondiale sottoscriveranno accordi
commerciali per le armi che distruggono intere città, massacrano civili,
avvelenano terre e fiumi. Produttori, governi e organizzazioni internazionali,
esponenti delle forze armate, compagnie di contractor si incontreranno e faranno
affari all’Oval.
L’industria aerospaziale produce cacciabombardieri, missili balistici, sistemi
di controllo satellitare, elicotteri da combattimento, droni armati per azioni a
distanza.
All’Aerospace and defence meetings si giocano partite mortali per milioni di
persone in ogni dove: le armi italiane, in prima fila il colosso pubblico
Leonardo, sono presenti su tutti i teatri di guerra.
Torino si candida a divenire uno dei principali centri dell’industria bellica
del nostro paese.
C’è chi dice no, c’è chi si mette di mezzo.
Quella di sabato 29 novembre è stata un’importante giornata di lotta al
militarismo e alla guerra.
Alla manifestazione, indetta dall’Assemblea antimilitarista, hanno partecipato
il “Coordinamento torinese contro la guerra e chi la arma” e delegazioni dalle
tante lotte contro basi militari, poligoni di tiro, caserme, fabbriche di morte.
C’erano coordinamenti e assemblee territoriali di Asti, Novara, Livorno,
Carrara, Reggio Emilia, Palermo, Trieste, Milano, Roma, Ragusa.
Il corteo è partito da Porta Palazzo, il cuore popolare della città, preceduto
dalla Murga e dalla Clown Army con azioni performanti che hanno catalizzato
l’attenzione delle tante persone che il sabato pomeriggio attraversano Porta
Palazzo.
La manifestazione si è poi diretta al Comune, dove si è sostato a lungo.
L’amministrazione “pacifista” della città è tra gli sponsor politici
dell’industria armiera e dell’aerospace and defence meetings. L’armata Clown si
è schierata si fronte all’ingresso ed ha dato vita ad un’azione antimilitarista.
Lungo tutto il percorso ci sono stati interventi delle realtà antimilitariste
che hanno partecipato al corteo.
Tantissimi i temi affrontati. A porta Palazzo si è parlato dell’economia di
guerra che colpisce i poveri del nostro paese: i tagli alla sanità uccidono chi
non può permettersi di pagare prevenzione e cura. Un focus è stato dedicato al
genocidio migrante nella guerra feroce nel Mediterraneo e sui valichi alpini,
smontando ogni retorica nazionalista in un contesto di solidarietà tra gli
oppressi e gli sfruttati di ogni dove.
Si sono poi susseguiti interventi sulle campagne di arruolamento e la propaganda
patriottica nelle scuole, l’economia di guerra e le spese militari, contro le
missioni di guerra all’estero e la militarizzazione delle nostre città. Ampio
spazio è stato dedicato alla collaborazione tra il Politecnico di Torino e
Leonardo, nel progetto della Città dell’Aerospazio, nuovo centro di ricerca
bellica in centro a Torino.
La Torino antimilitarista ha dato un segnale forte e chiaro: opporsi ad un
futuro per la città legato alla ricerca, produzione e commercio bellici è un
modo concreto per opporsi alla guerra e a chi la a(r)ma.
Gettare sabbia negli ingranaggi del militarismo è possibile. Dipende da ciascuno
di noi.
Le lotte antimilitariste stanno rallentando l’estendersi della macchina bellica,
inceppandone le articolazioni sui nostri territori.
Ma non basta.
Decine di guerre insanguinano il pianeta: la maggior parte si consumano nel
silenzio e nell’indifferenza dei più. Dall’Ucraina al Medio Oriente sono in atto
conflitti violentissimi, che potrebbero deflagrare ben oltre gli ambiti
regionali coinvolti.
Ovunque bambine e bambini, donne e uomini sono massacrat* da armi prodotte a due
passi dalle nostre case.
Le guerre hanno basi ed interessi concreti sui nostri territori, dove possiamo
agire direttamente, per gettare sabbia negli ingranaggi del militarismo.
Le guerre oggi come ieri, si combattono in nome di una nazione, di un popolo, di
un dio.
Antimilitaristi e senza patria sappiamo che non ci sono guerre giuste o sante.
Solo un’umanità internazionale potrà gettare le fondamenta di quel mondo di
libere ed uguali che può porre fine alle guerre, spezzandone le radici, che si
alimentano alla fonte avvelenata dei nazionalismi, delle identità escludenti,
della negazione di ogni dinamica di convivenza che si dipani dal protagonismo di
chi lotta contro frontiere, Stati, religioni, sfruttamento.
Forte per tutto il corteo, in cui slogan, interventi, tactical frivolity hanno
messo insieme, comunicazione, sfottò del militarismo un grande impegno alla
lotta e alla diserzione.
Il corteo si è concluso in piazza Vittorio con una travolgente azione
performante della Murga.
Noi non ci arruoliamo a fianco di questo o quello stato. Rifiutiamo la retorica
patriottica come elemento di legittimazione degli Stati e delle loro pretese
espansionistiche.
Non ci sono nazionalismi buoni.
Noi siamo al fianco di chi, in ogni angolo della terra, diserta la guerra.
Martedì 2 dicembre si inaugura il mercato delle armi a Torino. Ci saranno anche
gli antimilitaristi.
Cacciamo i mercanti d‘armi!
Martedì 2 dicembre
ore 11,30
All’Oval in via Matté Trucco 70
No all’aerospace and defence meetings!
Assemblea Antimilitarista
antimilitarista.to@gmailcom
Il 4 novembre, nell’anniversario della “vittoria” nella prima guerra mondiale,
in Italia si festeggiano le forze armate, si festeggia un immane massacro per
spostare un confine.
In quella guerra a migliaia scelsero di gettare le armi e finirono davanti ai
plotoni di esecuzione.
La memoria dei disertori e dei senzapatria di allora vive nella solidarietà
concreta con chi oggi diserta le guerre che insanguinano il pianeta.
Le celebrazioni militari del 4 novembre, servono a giustificare enormi spese
militari, l’invio delle armi e l’impegno diretto dell’Italia nelle missioni
militari all’estero, in difesa dei propri interessi neocoloniali.
In ogni dove ci sono governi che pretendono che si uccida per spostare un
confine, per annientare i “nemici”, altri esseri umani massacrati in nome della
patria, della religione, degli interessi di pochi potenti.
In ogni dove c’è chi si oppone, c’è chi diserta le guerre degli Stati, chi
straccia le bandiere di ogni nazione, perché sa che solo un’umanità
internazionale, plurale e solidale potrà costruire un mondo senza guerre.
Il governo Meloni attua continue campagne di propaganda militarista, per
arruolare i corpi e le coscienze, per assuefarci ad uno stato di guerra
permanente.
Una buona ragione per cambiare di segno al 4 novembre, per trasformarlo da festa
delle forze armate a festa dei disertori, per smilitarizzare la nostra città.
Siamo stati nelle piazze delle cerimonie militariste, davanti alle fabbriche
d’armi, nella lotta contro la militarizzazione delle scuole.
L’Assemblea Antimilitarista torinese già il 2 novembre era all’Oval Lingotto per
informare chi visitava le installazioni artistiche ospitate al centro congressi
che in quello stesso luogo un mese dopo si sarebbe svolta la decima edizione
dell’Aerospace and defense meetings mercato internazionale dell’industria
aerospaziale di guerra.
Nella mattinata del 4 novembre, durante il cambio turno, c’è stata un’azione di
blocco con slogan, fumogeni e lo striscione “Spezziamo le ali al militarismo” ai
cancelli della Thales Alenia Space,.
La Thales, una delle maggiori aziende aerospaziali del Piemonte, specializzata
in satelliti, fornisce all’aeronautica militare “gli occhi” per orientare droni
e velivoli da guerra sui loro obiettivi.
“Contro la guerra e chi la arma”. Questo striscione è stato appeso alla
passerella pedonale di fronte all’Oval Lingotto.
L’ufficio scolastico regionale il 4 novembre è stato pesantemente militarizzato
per il presidio lanciato dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle
scuole.
Nella “Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate” le istituzioni locali
e gli istituti scolastici sono invitati per legge a promuovere eventi, incontri,
etc sul tema dell’unità nazionale, della difesa della “Patria”, sulla sicurezza
e sul mestiere delle armi.
Quest’anno, in un clima di guerra interna ed esterna, l’Osservatorio contro la
militarizzazione delle scuole e delle Università aveva promosso “La scuola non
si arruola” un convegno on line di formazione degli insegnanti. Il Ministero lo
ha vietato perché “i contenuti non sono coerenti con la formazione degli
insegnanti”. Una censura senza precedenti, cui l’Osservatorio ha risposto con un
convegno su youtube.
L’assemblea antimilitarista ha aperto lo striscione “fuori i militari dalle
scuole” davanti alla polizia in assetto antisommossa. Tanti gli interventi che
hanno sottolineato la volontà di opporsi alla retorica patriottica, lottando per
smilitarizzare le scuole.
Gli antimilitaristi sono poi riusciti ad eludere l’occhiuta sorveglianza di Ros
e Digos entrando di corsa in piazza Castello mentre cominciavano a suonare le
bande. Ancora una volta, la piazza sequestrata dai militari per la cerimonia del
4 novembre, è stata attraversata dalla protesta dei senzapatria.
Con lo striscione “Disertare la guerra!” tra slogan, interventi e fumogeni
abbiamo bucato il blocco degli agenti dell’antisommossa che hanno provato a
spingerci fuori.
Una lunga giornata di informazione e lotta. Al termine ci siamo dati
appuntamento al 29 novembre per il corteo antimilitarista “Via i mercanti
d’armi”.
Il 2 giugno dei Senzapatria. Nel giorno in cui la Repubblica Italiana celebra se
stessa con parate e manifestazioni militari gli antimilitaristi hanno riempito
piazza Palazzo di Città con tanti interventi e il canzoniere antimilitarista del
Cor’Okkio.
Il presidio si è presto trasformato in corteo ed ha raggiunto la piazza della
cerimonia dell’ammaina bandiera gonfia di retorica nazionalista ed esaltazione
della guerra.
In apertura lo striscione “contro tutti gli eserciti per un mondo senza
frontiere”.
Il corteo ha attraversato la piazza smilitarizzandola, nel segno della
solidarietà con le vittime di tutte le guerre, con i disertori di ogni dove, con
chi lotta contro gli eserciti, contro i nazionalismi, nel cui nome si massacrano
uomini, donne, bambine e bambini.
Il corteo si è concluso con interventi, slogan e il canzoniere antimilitarista
di Alba.
Una giornata di lotta contro la corsa al riarmo, la militarizzazione delle
periferie, la guerra ai migranti, la produzione bellica, la militarizzazione
delle scuole e delle università.
Un segnale forte contro la guerra e a chi la arma.
Oggi ci vorrebbero tutti arruolati. Noi disertiamo.
Noi non ci arruoliamo a fianco di questo o quello stato imperialista. Rifiutiamo
la retorica patriottica come elemento di legittimazione degli Stati e delle loro
pretese espansionistiche. Vogliamo farla finita con le guerre e, quindi, con la
feroce logica del dominio e del capitalismo. In ogni dove.
Non ci sono nazionalismi buoni.
Noi siamo al fianco di chi, in ogni angolo della terra, diserta la guerra.
Facciamo nostro l’insegnamento del “disfattismo rivoluzionario”: siamo solidali
con chi si batte contro il proprio governo, perché noi lottiamo contro il nostro
.
Vogliamo un mondo senza frontiere, eserciti, oppressione, sfruttamento e guerra.
Qui trovate il testo di lancio della giornata di lotta:
https://www.anarresinfo.org/il-2-giugno-dei-senzapatria/
Qui alcune immagini dell’iniziativa:
Torino. 25 maggio
Oggi pomeriggio siamo tornatə davanti alla lapide del partigiano anarchico Ilio
Baroni, per dare una risposta chiara e inequivocabile contro l’ennesima
provocazione fascista che ha colpito il quartiere. Si sono susseguiti alcuni
interventi che hanno ripercorso la storia della Barriera antifascista e
resistente, intrecciando i fili della memoria e rilanciando sulle tante lotte di
oggi che ci vedono tuttə impegnatə. Sono stati deposti dei fiori per rendere
omaggio al compagno caduto. I simboli fascisti hanno lasciato il posto ad una
bandiera stilizzata, quella dell’anarchia per la quale Ilio ha combattuto fino
all’ultimo giorno della sua vita.
Portiamo ancora un mondo nuovo nei nostri cuori, un mondo di libere ed eguali,
senza stato, padroni, militari e polizia!
Viva la resistenza! Viva la rivoluzione sociale!
qui l’appello per la giornata di lotta:
> 25 maggio. Imbrattata la lapide del partigiano anarchico Ilio Baroni: presidio
> antifascista
Nel pomeriggio di sabato 24 maggio il Coordinamento contro la guerra e chi la
arma ha effettuato davanti alla Galleria San Federico in via Roma un
volantinaggio antimilitarista in occasione di una 3 giorni dedicata
all’aerospazio. L’appuntamento prevedeva la presentazione di un libro
sull’aeronautica militare. Lo stand informativo relativo all’evento contestato
dallə partecipanti, vedeva addettə che esponevano chiaramente il logo del
Politecnico subalpino e del progetto D.I.A.N.A. nodo dell’acceleratore di
innovazione della NATO che verrà ospitato all’interno della nascente Città
dell’Aerospazio di corso Marche, polo di ricerca bellica promosso da Leonardo e
Politecnico.
Altre foto qui:
https://www.facebook.com/share/p/18qnesy7Mc/
E qui:
https://www.instagram.com/p/DKC5T0ktZYK/?igsh=MWl1MWQ5dWlncjdlOA==
Di seguito il testo del volantino distribuito per l’occasione:
“Si scrive Aerospazio, si legge Guerra
In questi giorni a Torino si celebrano i viaggi nello Spazio, portandoci nel
clima dei film di fantascienza, o delle canzoni di David Bowie. Si tratta di un
tema affascinante, che attira giustamente l’interesse di tante persone di ogni
età. Purtroppo, ogni medaglia ha il suo rovescio: non vorremmo disturbare la
vostra visita, ma lo sapete che:
• A Torino, in corso Marche, si sta costruendo un Polo Aerospaziale che di fatto
è un Polo di ricerca e progettazione bellica, legato alla NATO?
• Thales Alenia, uno dei siti visitabili in questi giorni, produce sistemi di
telecomunicazioni militari al servizio delle Forze Armate ed è frutto di una
“joint venture” con Leonardo, seconda industria militare in Europa e
quattordicesima nel mondo?
• Leonardo, il cui principale azionista è il Ministero della Difesa, è dal 1993
il polo aggregante dell’industria bellica italiana: il 75% del suo fatturato
proviene infatti proprio dalla produzione di armi?
Come dimostra l’incontro di oggi, Aerospazio vuol dire anche produzione di armi
, o di strumenti, come i satelliti, che possono essere usati sia a fini civili
che militari.
Vogliono farci credere che il futuro della nostra città, cessata la produzione
di auto, starà nell’industria aerospaziale e bellica: non è vero, e soprattutto
non è giusto!
Non c’è futuro degno quando si investe nella guerra: solo morte e distruzione!
L’industria delle armi non potrà mai sostituire la produzione di beni e servizi
utili alla popolazione! E non potrà mai recuperare la perdita di posti di lavoro
drasticamente tagliati negli ultimi decenni!
I milioni di € che il governo Meloni vuole spendere per raggiungere l’obbiettivo
del 2% della spesa bellica (ma la NATO già chiede il 5%) sono altrettanti
milioni di euro sottratti alla Sanità pubblica, aumentando ancora di più la
vergogna delle liste di attesa; sono risorse sottratte alla scuola, ai trasporti
di prossimità, a noi tutti e tutte che paghiamo tasse che, anziché essere
destinate alle nostre vite, verrebbero utilizzate per la spesa bellica, che è
una spesa di morte!
Chi oggi (governi, mercanti d’armi) vuole convincerci che occorre prepararsi
alla guerra, costruisce anche ad arte il “nemico” contro cui dovremmo
combattere.
Le armi prodotte a Torino sono le stesse armi che massacrano uomini, donne e
bambini inermi a Gaza (o in Ucraina, in Russia, nel Kurdistan, nel Sudan…)
Non solo, ma vivendo accanto ai luoghi dove si producono armi, diventeremo anche
noi bersagli, mettendo a rischio le nostre vite e alimentando la
militarizzazione del territorio.
Vogliamo davvero che Torino diventi la capitale della produzione di aerei da
guerra, elicotteri, droni, missili, carri armati, sistemi spaziali militari?
O non dobbiamo piuttosto impegnarci contro ogni politica di riarmo, anche a
difesa delle conquiste e dei diritti sociali che sono costati anni di lotte e
soprattutto per dare ai giovani una prospettiva di vita e non di morte?
Vogliamo più servizi sociali e posti di lavoro, non bombe!
No alla riconversione dell’industria civile in industria militare!
No alla costruzione del polo bellico aerospaziale a Torino!
Coordinamento contro la guerra e chi la arma”