Il primo argomento della puntata è stato quello degli istituti scolastici
tecnico professionali. Infatti in compagnia telefonica di Maria Teresa, docente
dell’ istituto Bodoni-Paravia di Torino, abbiamo approfondito le motivazioni che
hanno spinto questo collegio di istituto a presentare una mozione che riguarda
la “filiera tecnologico professionale”. Quest’ ultima, che prevederebbe un
percorso strutturato in 4 anni di didattica + 2 di formazione professionale, è
entrata a fare parte dei percorsi che possono proporre gli istituti
tecnico-professionali a studenti* e famiglie; il problema è che in diverse
scuole questo cambiamento è avvenuto naturalmente, come se fosse obbligatorio
accettare questo cambiamento dall’ alto quando non è in realtà così. La nostra
ospite ci ha spiegato perché lei e i suoi colleghi sono contrari a questo nuovo
modello, che vorrebbe una scuola che forma sempre meno culturalmente e che
dietro all’ attrattiva di trovare facilmente un futuro impiego, diventerebbe
solo più disorganizzata e più pronta a sfruttare studenti per percorsi
lavorativi già dal secondo anno.
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Francesco Latorraca,
segretario provinciale del SiCobas Torino sulla lotta dei lavoratori della
Pirelli di Settimo Torinese. Infatti quelli che sono assunti dall’azienda in
subappalto Hunecon di fatto svolgono le stesse identiche mansioni
(movimentazione e calandratura) dei loro colleghi assunti direttamente da
Pirelli, ma con la differenza che vengono pagati molto di meno e godono di
ancora meno tutele, perchè inquadrati con il famigerato CCNL Multiservizi.
Questo ha dato il via ad uno sciopero perdurato per 3 giorni e che ha creato
danni non da poco. Nonostante questa prima grossa dimostrazione di forza
operaia, la lotta contro il colosso industriale si prospetta essere ancora
lunga, sulle motivazioni di ciò e quelle più nel dettaglio dello sciopero
sentiamo le parole di Latorraca.
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Eleonora
dell’Assemblea Precaria Universitaria (APU) sul confronto assembleare tenutosi
il 13/01/2026 al PoliTo in aula 10A.
Abbiamo analizzato la situazione del precariato della ricerca che da quest’anno
è praticamente stato espulso dal politecnico di Torino come dall’università in
genere a causa delle scelte economiche e politiche del governo che, come
sappiamo, scommette tutto sul riarmo lasciando un vuoto anche qui.
Buon ascolto
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Il quarto approfondimento della puntata lo abbiamo fatto trasmettendo la
registrazione di parte della conferenza stampa dello Slai Cobas di Taranto il
12/01/2026 presso la sede sindacale:
“Questa mattina alle 10 abbiamo tenuto una conferenza stampa in sede sull’ilva.
La conferenza stampa era stata indetta per la situazione all’Ilva ma è stata
fatto anche una dichiarazione a fronte della morte dell’operaio avvenuta in
stabilimento sempre il 13/01/2026.lo slai cobas naturalmente ha aderito allo
sciopero immediato e domattina (14/01/2026) sarà alle portinerie per far andare
avanti denuncia e lotta”. Qui il comunicato completo redatto dallo Slai Cobas di
Taranto.
Buon ascolto
Tag - università
Contro l’escalation bellica e i tagli alle scuole e alle università, e in
solidarietà con la Palestina, venerdì, è stata una giornata di lotta e sciopero
studentesco in decine di città italiane, organizzato da collettivi studenteschi
e dal movimento Fridays For Future, per denunciare anche “una situazione
drammatica per la scuola, con investimenti a pioggia nell’economia bellica e
poco o nulla per formazione, istruzione, cultura”. La giornata di mobilitazione
di venerdì è stata anche definita come “No Meloni Day”, con il blocco non solo
di scuole, ma anche di Università, con scioperi, presidi e manifestazioni.
Ieri, domenica, all’alba gli agenti della Digos di Torino hanno fatto irruzione
a casa di uno studente diciottenne, attivista dei collettivi studenteschi
torinesi, che è stato arrestato e posto agli arresti domiciliari.
Stamattina comparirà davanti al giudice per il processo per direttissima.
L’operazione è stata eseguita in flagranza differita, una procedura che permette
l’arresto anche a distanza di ore dal fatto.
La reazione del mondo studentesco non si è fatta attendere, con un comunicato di
diffuso ieri e che riportiamo per intero e diversi appuntamenti: oggi alle ore
16 davanti alla Prefettura in Piazza castello, domani alle ore 18, appuntamento
a Palazzo Nuovo per l’assembea pubblica di Torino per Gaza e il 28 novembre,
giornata di sciopero generale.
Abbiamo chiesto a uno studente del collettivo del liceo Einstein di raccontarci
la giornata di venerdì e di darci più informazioni rispetto all’arresto di ieri
e ai prossimi appuntamenti.
Di seguito, il comunicato uscito ieri dal Collettivo Gioberti di Torino,
Assemblea studentesca e KSA Torino a seguito dell’arresto in flagranza differita
nei confronti di Omar, uno studente del liceo Gioberti che ha partecipato alla
manifestazione studentesca di venerdì 14 novembre.
Stamattina, domenica 16 novembre, la polizia è piombata in casa di uno
studente appena diciottenne, portandolo in questura per poi metterlo ai
domiciliari, impedendogli categoricamente di andare a scuola nei
prossimi giorni, il suo processo è fissato per domani in direttissima e non gli
sono neanche stati consegnati gli atti per preparare la difesa, che invece che
in mesi dovrà essere preparata in ore.
Omar non è che uno studente, un compagno di scuola e di lotta, un
coetaneo che la polizia ha deciso di individuare come soggetto su cui
accanirsi violentemente per colpire ed intimidire tutti coloro che hanno
preso parte allo sciopero di venerdì 14 novembre.
È evidente infatti, che quest’azione miri a rompere l’unità e la coesione
studentesca andatasi a creare dopo mesi di mobilitazioni e occupazioni che hanno
visto protagoniste più di quaranta scuole Torinesi, nel tentativo di spaventare
lə innumerevoli studentə che si sono viste protagoniste delle piazza di venerdì
e provando a sminuire le azioni che sono state fatte a seguito di decisioni
COLLETTIVE, riducendole ad un atto dislocato e facendone gravare le conseguenze
su una singola persona.
In una giornata che ha visto un grande coinvolgimento da parte delle
scuole, la risposta da parte delle forze dell’ordine non è stata che
violenta, prima a Porta Nuova e in un secondo tempo a Città
Metropolitana, luogo in cui ci siamo diretti per portare ancora un volta
alla luce le gravi mancanze a livello strutturale e finanziario nell’istituzione
scolastica, situazioni di disagio per cui lə studentə hanno bloccato le scuole
dimostrando, come al liceo Lagrange, che nel
momento in cui si fa pressione i fondi per ristrutturare le scuole
magicamente compaiono.
Alla città metropolitana c’eravamo tutte e rivendichiamo collettivamente ciò che
invece la questura di Torino affilia ad una sola persona, e ricordiamo che i
famosi scontri per i quali viene accusato Omar sono partiti dopo che la polizia
ha chiuso uno studente in uno stanzino e gli ha spaccato la testa, prendendolo
in ostaggio.
Del resto, questo modus operandi non ci è nuovo. è un copione già
scritto infatti, quello in cui le dimensioni di scontro di piazza collettive
vengano depoliticizzate e ridotte a meri atti di violenza imputabili a
singole soggettività, unico modo per legittimare la repressione su chi
lotta contro gli sporchi interessi governativi, contro una scuola asservita alla
conversione bellica, contro al taglio sempre crescente di fondi al welfare
pubblico in favore del suprematismo occidentale a suon di bombe.
Siamo indignati, incazzati, ma non così sorpresi da queste dinamiche
repressive, infantili e quasi di ripicca da parte del governo, che si vede
messo all’angolo dai giovani ormai esasperati che non si tirano indietro
nel mostrare il loro dissenso ad un governo complice che giorno dopo
giorno mette sempre più da parte la scuola, preparandosi a tagliare 600
milioni di euro dall’istruzione per investirli nell’industria bellica.
Ma non basteranno i manganelli a farci abbassare la testa.
Siamo tenaci, furiosi e non abbiamo paura di alzare la voce continuando
a bloccare tutto per un futuro diverso,per un mondo nuovo.
In piazza con Omar c’eravamo tutti. Non era da solo, e per quanto
possano provare a confinarlo in casa e ad isolarlo non lo sarà nemmeno
ora.
Non gliela daremo vinta, la lotta è appena iniziata, torniamo nelle nostre
scuole, alziamo la voce,disertiamo le lezioni, blocchiamo tutto,
prendiamoci gli spazi scolastici che in quanto studenti ci appartengono e
dimostriamo che gli studenti sono una collettività unita a cui i loro sporchi
giochi di potere di divisione e repressione delle lotte
Omar ha il diritto di andare a scuola esattamente come tutti noi.
Se non lo potrà fare lui, non lo farà nessuno.
Omar libero subito
BLOCCHIAMO TELT DALLA VAL DI SUSA AD UNITO!
Rettorato - Via G. Verdi, 8, Torino
(martedì, 15 luglio 10:00)
Nella giornata del 15 luglio nel Senato Accademico di Unito verrà proposto un
accordo quadro con TELT (Tunnel Euralpin Lyon Turin), il promotore del progetto
TAV.
In quanto tale è uno dei diretti responsabili del disastro ambientale, sociale e
politico che rappresenta questa grande opera inutile. Da trent’anni il Movimento
NoTav, chi abita la Val di Susa e chiunque sogni un mondo in cui comunità e
territori non vengano assoggettati al profitto denunciano la pericolosità di
questa opera criminale ed ecocida. E non solo si limita a ciò: questa Valle per
noi è un esempio di una comunità viva, che non si piega a volontà esterne mosse
solo da interessi economici, e che decide di lottare per la salute del
territorio e di chi lo abita.
L’Università di Torino, invece, ancora una volta dimostra la sua mancanza di
etica aprendosi alla possibilità di un accordo di tre anni con chi espropria,
devasta e reprime. Se posizioni del genere non ci stupiscono, in quanto studenti
rifiutiamo questa proposta e vogliamo dimostrare che all’interno di una comunità
accademica sempre più alienata e distante dalla società e dai suoi reali
bisogni, c’è ancora una parte che non vuole essere complice di tutto questo.
Blocchiamo Telt dalla Val di Susa ad Unito!
Si Studenti Indipendenti
Questo lunedì l’inaugurazione dell’anno accademico è stata contestata da precari
universitare e studenti. Condannata la situazione insestenibile dei lavoratori
precari, la rivendicazione della partnership con Israele da parte del rettore
Geuna e la compartecipzione dell’ateneo al disinvestimento continuo
nell’istruzione per il reindirizzamento dei fondi nel settore bellico. Non da
ultimo contestata la presenza dell’ex ministro […]
TREGUA PER CHI? PALESTINA TRA SILENZIO MEDIATICO E GENOCIDIO
Campus Luigi Einaudi - Lungo D'ora Siena, 100, Torino
(giovedì, 20 febbraio 17:30)
La notizia del cessate al fuoco a Gaza, siglato il 15 gennaio, ha posto sulla
regione il silenzio tombale della stampa italiana. Silenzio che non corrispende
alla realtà sia di ciò che sta accadendo, sia della moltitudine di affermazioni
e volontà poste verso la Palestina in questo momento. Da un lato abbiamo la
precarietà dell’accordo, minacciata dalle volontà sioniste e dalle continue
incursioni e bombardamenti che procedono incessantemente in Cisgiordania, dove
hanno provocato più di 40mila sfollati. Dall’altro, sentiamo ogni giorno una
nuova dichiarazione di Trump sulle volontà colonizzatrici e di pulizia etnica
verso i palestinesi che vivono nella Striscia di Gaza, che solo in queste
settimane, dopo 15 mesi di genocidio, stanno finalmente facendo ritorno nelle
loro case.
Per seguire con attenzione i passaggi di ciò che sta accadendo e comprenderne
meglio le dinamiche è fondamentale tenerci informati e smantellare il silenzio
occidentale, complice della propaganda sionista e collaborazionista
dell’occupazione e del colonialismo.
Ne parliamo con:
CHIARA CRUCIATI, giornalista del Manifesto
SAMIRA JARRAR, dottoranda a Aix en Provence
DAWOOD AL TAAMARI, militante dei Giovani Palestinesi D’Italia
🔻20 FEBBRAIO 2025
🔻H17.30
🔻CAMPUS LUIGI EINAUDI
SEMPRE AL FIANCO DELLA RESISTENZA PALESTINESE, FINO ALLA VITTORIA E ALLA FINE
DEL COLONIALISMO OCCIDENTALE! 🇵🇸
“Non un euro finisca in progetti o attività ideologiche”, dichiara Jacopo Coghe,
portavoce di Pro Vita e Famiglia, riferendosi ai progetti delle associazioni
LGBTQ+ all’interno delle scuole. Una minaccia che accompagna il dirottamento del
fondo per l’educazione sessuale e all’affettività in una certo non ideologica e
indubbiamente scientifica “educazione alla fertilità”, mentre si moltiplicano da
[…]
LA VARIANTE UMANA. ASSEMBLEA CONTRO LA GUERRA
Roma, Università la Sapienza, Aula Autogestita VI - Facoltà di Lettere e
Filosofia
(venerdì, 29 novembre 16:30)
LA VARIANTE UMANA.
GIORNATE DI LOTTA A ROMA.
29 NOVEMBRE, LA SAPIENZA, AULA VI AUTOGESTITA, FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA
ASSEMBLEA PUBBLICA "BLOCCHIAMO GLI INGRANAGGI DELLA GUERRA"
ORE 16.30
Venerdì 1 novembre si è tenuto un presidio al rettorato dell’Università di
Torino in Via Po, organizzato da studenti e studentesse, docenti e soprattutto
precari e precarie della ricerca e dell’accademia, contro la cosiddetta “riforma
del pre-ruolo” a firma ministra Bernini, testo che prevede l’ennesimo passaggio
di precarizzazione del personale accademico con l’introduzione di 5 […]
I tagli all’Università e alla Ricerca previsti dalla Riforma Bernini (dal nome
della ministra in carico) annunciati sul finire dell’estate hanno visto una
immediata attivazione autorganizzata in molto poli accademici del paese.
Dottorandi/e e ricercatori/trici si mobilitano non solo contro i tagli al fondo
di finanziamento ordinario ma più in generale contro quella che definiscono […]
CONTRO LA RIFORMA DEL PRERUOLO E TAGLI ALL'UNIVERSITÀ
Campus Luigi Einaudi - Lungo D'ora Siena, 100, Torino
(martedì, 8 ottobre 17:30)
Martedì 8 ottobre alle 17:30 nella main hall del Campus Luigi Einaudi si terrà
una prima assemblea per discutere della cosiddetta riforma del preruolo (notizia
passata in sordina nel mese di agosto) e di come mobilitarsi per bloccarla.
Il governo Meloni ha dato il via libera a una riforma che rende sempre più
precario il lavoro di
insegnamento e di ricerca. La cosiddetta “riforma del preruolo” renderà ancora
più precario il lavoro di insegnamento e di ricerca moltiplicando le forme
contrattuali, tutte a tempo determinato e per la maggior parte borse senza
tutele.
In questo modo sia la didattica che la ricerca accademica si reggeranno sul
lavoro precario di persone che per la maggior parte saranno espulse.
Per queste ragioni il personale precario dell'università propone
quest'assemblea, che si terrà, appunto, martedì 8 ottobre h.17.30 al campus
Einaudi per discutere di come attivarsi contro questi provvedimenti.