Tornano i Saperi Maledetti con una nuova puntata in cui approfondiremo una forma
di sapere particolarmente moderna e sempre più pervasiva nelle nostre vite:
l’Intelligenza Artificiale. Siamo partit3 dal consueto lavoro di interviste, in
particolare alle facoltà STEM del Politecnico e di Fisica, per sviluppare
ragionamenti e considerazioni con l3 student3, intorno a quanto l’IA stia
plasmando il presente e come plasmerà il futuro.
Per concentrarci sull’aspetto, spesso ignorato, degli utilizzi bellici di questa
tecnologia, abbiamo avuto il piacere di interpellare Dario Guarascio, professore
di economia politica all’università della Sapienza di Roma e autore
di Imperialismo Digitale, che ci ha fornito un prezioso contributo sull’apparato
digitale militare, i meccanismi di automazione delle guerre e le loro
conseguenze geopolitiche, delineandone anche i collegamenti con il mondo
accademico.
Proseguendo con l’indagine universitaria, abbiamo esplorato come il sapere
prodotto all’interno degli atenei anche in questo caso risulti essere
subordinato al mercato della guerra e di come la ricerca libera sia ormai un
miraggio nel nostro paese.
Questo aspetto è stato affrontato con la testimonianza di Marco Rondina,
dottorando presso la facoltà di ingegneria informatica del Politecnico di Torino
che si occupa nel suo lavoro di ricerca dell’equità dei dati per promuovere uno
sviluppo e un uso responsabile dell’Intelligenza Artificiale, con il quale
abbiamo parlato del mondo della ricerca e del ricatto intrinseco nella
precarizzazione ed aziendalizzazione delle università.
Le necessità delle student3 e delle ricercatric3 ancora una volta risultano
essere allineate nella volontà di generare un sapere indipendente dai meccanismi
stantii di un sistema che l3 relega ad un ruolo di strumenti passivi nella
catena del valore.
Qui trovate il podcast integrale:
Qui trovate l’intervista a Dario Guarascio in vista del dibattito tenuto da lui
e Dario di Conzo”Imperialismo digitale” che si terrà Sabato 13 Giugno al
Blackout Fest:
Dario Guarascio è autore del libro:“Imperialismo digitale. Economia e guerra ai
tempi delle piattaforme e dell’IA” edito per Laterza (2026) e docente di
Politica economica a La Sapienza. Dario di Conzo è collaboratore di Radio
Blackout e co-curatore su Radio Onda d’Urto di Levante, ricercatore alla Normale
Superiore e docente a contratto a “L’Orientale” di Napoli in “Riforme economiche
della Cina Contemporanea”.
Qui trovate l’intervista con Marco Rondina, dottorando presso il Nexa Center for
Internet and Society e laureato in Ingegneria Informatica al Politecnico di
Torino, con specializzazione in Data Analytics:
Qui trovate alcune delle interviste che abbiamo svolto al Politecnico:
Infine qui trovate alcune delle interviste che abbiamo svolto a Fisica:
Tag - università
I saperi maledetti continuano il lavoro di approfondimento sulla guerra,
partendo da interviste all3 universitari3 negli atenei e durante i cortei del 25
aprile, ci siamo concentrate sugli effetti presenti e futuri che le guerre hanno
ed avranno nelle traiettorie di vita dell3 giovani.
Fra questi effetti abbiamo indagato, grazie al contributo del climatologo e
giornalista Lorenzo Tecleme, le conseguenze devastanti che i conflitti hanno sul
clima e come queste vengano utilizzate come strumento bellico.
Riportando lo sguardo al presente, con la perizia dell’economista Andrea
Fumagalli abbiamo cercato di comprendere l’impatto economico e finanziario che
già grava sulle tasche dell3 giovani e come questo andrà ad acuirsi nei prossimi
anni.
L3 universitari3 hanno inoltre manifestato un’indifferenza degli atenei nei
confronti di questi temi sempre più attuali e dirimenti, confermando come
l’università si pieghi alle narrative securitarie della politica parlamentare,
concedendo sempre di più le proprie infrastrutture e il nostro sapere
all’industria bellica.
Il primo argomento di questa puntata è stato il CCNL Istruzione e ricerca
siglato pochi giorni fa, ne abbiamo parlato in compagnia telefonica di Cosimo
Scarinzi di CUB Piemonte. La triade dei sindacati confederali, con l’ ausilio
dei sindacati politicamente più vicini al governo in carica, hanno sottoscritto
il nuovo CCNL di comparto nella giornata del primo aprile. L’ennesimo contratto
che coinvolge milioni di lavoratori, che però non vengono interpellati
minimamente sui contenuti dello stesso e che non recupera l’inflazione reale.
Con Cosimo Scarinzi ci siamo addentrati nelle dinamiche che hanno portato a
questo risultato e parlato delle prossimi mobilitazioni che si stanno
organizzando a riguardo.
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Anna
Belligero (Cobas Scuola Torino) su come i fascisti di FdI stanno trasformando
quello che rimane della scuola pubblica.
Abbiamo affrontato con la nostra ospite il declino della scuola che non è solo
culturale e affronta, da quando è al governo FdI, una deriva che ci ricorda le
abitudini del ventennio: liste di professori di sinistra, schedature delle
scuole non allineate con interrogazioni parlamentari della maggioranza, etc.
Verso metà marzo il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli ha stilato una
lista di scuole che lo scorso 10 febbraio avrebbero ignorato il Giorno del
Ricordo, la commemorazione per le vittime delle Foibe. In un’interrogazione, il
parlamentare di FdI ha chiesto al ministro dell’Istruzione di effettuare delle
verifiche nei confronti degli istituti finiti sotto accusa.
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Alberto Russo dell’
ANLM (Assemblea Nazionale Lavoratori Manutenzione) manutentore che lavora in RFI
(Rete Ferroviaria Italiana) sullo sciopero di 24h previsto per l’11/04/2026 e
sul comunicato che l’assemblea sta facendo circolare su “Se proprio vogliamo
giocare giochiamo”.
L’ANLM è nata come assemblea di lavoratori autorganizzati della manutenzione in
Ferrovia dello Stato ha avuto la capacità di organizzare scioperi contro le
condizioni di lavoro dei manutentori e la loro sicurezza.
IL COMUNICATO:
“Sono passa più di due anni dalla firma del 10 gennaio.Il degrado del settore è
sotto gli occhi di tutti, siamo completamente allo sbando, e se mai fosse
possibile, giorno dopo giorno dobbiamo fare i con con una azienda, che grazie al
peggior quadro sindacale che abbia mai calcato le “scene” nel trasporto
ferroviario, sta disarticolando in maniera molto “pericolosa” l’idea stessa di
una Manutenzione dell’Infrastruttura che veda i ferrovieri avere un ruolo.
La firma degli accordi territoriali, non solo non ha corretto in alcun modo
l’impatto dell’iniziativa aziendale, ma legittimandone l’operato ha incentivato,
quella che a tutti gli effetti ricorda la pratica tipica dei campi di
rieducazione, producendo conseguenze pesanti, che impattano fortemente sui
lavoratori.
Così mentre Cum e Specialisti si ergono troppo spesso a controllori di qualsiasi
aspetto della nostra vita, registriamo un aumento dell’uso dello strumento
sanzionatorio, spesso in materie che attengono alla sicurezza sul lavoro, perché
quel modello Brandizzo che trova in questa riorganizzazione la sua massima
espressione, godendo del sostegno di sigle sindacali che nemmeno su questi
aspetti dimostrano un minimo di ritegno, sta infettando ogni aspetto della
realtà che ci circonda.
Non possiamo permetterci di vivere nella paura, perché è quello su cui contano,
perché è quello di cui azienda e sindacalai si nutrono e soprattutto perché in
una situazione come questa è molto più pericoloso assecondarli. Ovviamente la
tentazione di rintanarsi nel proprio angolo nella speranza di non essere
investiti da quel che accade, magari continuando a rivolgersi a quei sindaca che
ci stanno fottendo la vita senza esclusione di colpi, non aiuta, ma sappiamo e
dovreste saperlo anche voi, che con noi non hanno finito, e non ci sono santi a
cui rivolgersi se non a noi stessi. La ricerca di una parvenza di normalità, ci
sta facendo perdere di vista il terreno di gioco. Le cose, anche le più feroci,
continuano ad accadere ed ad un certo punto dovremo svegliarci. Come se il
quadro non fosse già complesso, a rendere tutto ancora più difficile è la
Commissione di Garanzia che oramai si erge al ruolo di portavoce di RFI,
spulciando nei più assurdi meandri per ostacolare le iniziative di sciopero che
portiamo avanti dal 2024. Pertanto all’ennesimo e ingiustificato intervento,
abbiamo deciso di cambiare passo, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire
e non si poteva continuare inermi a cercare di schivare lanci sempre più mirati.
Per come è scritto l’accordo sui servizi minimi, però, e per come è strutturata
la nostra reperibilità, la scelta della Commissione di smantellare l’accordo per
come da sempre applicato, ci riporta all’interpretazione integrale di quanto
scritto e questo paradossalmente ci apre opportunità in termini di efficacia.
Vi invitiamo a leggere attentamente le norme tecniche, perché se è vero che ci
porteranno ad effettuare il residuo di prestazione che non rientra nella fascia
21/21, ci esclude dall’obbligo di essere considerati reperibili nella finestra
temporale che corrisponde alla prestazione su cui stiamo scioperando, inoltre
tutto quello che succede all’interno di quella fascia è interessato dallo
sciopero e chi farà il pomeriggio il 10, andrà via prima e chi farà la notte
l’11 e dovesse entrare alle 20, entrerà alle 21. Siamo consapevoli che andare al
lavoro per un pezzetto di prestazione, stiamo parlando di 36 minuti/1 ora, è una
rottura di scatole che non ha alcun senso logico. Del resto è quello su cui la
Commissione di Garanzia ed RFI contano, ma la modifica va vista nel suo insieme.
Ora, se ritenete il disagio insopportabile, non fate sciopero, ma se per caso
foste addirittura reperibili pensateci, perché non dovendo garantire la
reperibilità, il vostro sciopero è particolarmente incisivo. In fondo, come
abbiamo riportato anche sulle norme tecniche, dovrete timbrare, andare a
mettervi i DPI, poi ricambiarvi, timbrare l’uscita e andare a casa. Se proprio
vogliono giocare, giochiamo.
Per difendere la nostra dignità, la nostra sicurezza e fermare questo disastro,
per riaffermare quel diritto di sciopero che tentano di eliminare del tutto, l’11
aprile 2026: SCIOPERO”
Buon ascolto
di Federico Giusti (CUB Pisa) Tra polizze assicurative, codici di comportamento
e ricerca militare, il lavoro pubblico scivola dal conflitto alla disciplina. In
questi giorni stavamo pensando alla campagna orchestrata …
Dalla morte del 23enne neofascista alle 11 misure contro gli antifascisti:
media, procura e politica sfruttano il caso per colpire Jeune Garde e La France
Insoumise La morte di Quentin …
La giornata di sabato 31 gennaio ha visto scendere in piazza oltre 60mila
persone, in un corteo nato dalla chiamata seguita allo sgombero dell’Askatasuna
del 18 dicembre, ma capace di allargarsi a una critica complessiva al governo.
Al centro della mobilitazione l’opposizione alle politiche di guerra e di
riarmo, la denuncia della collaborazione e del servilismo verso il genocidio in
Palestina da parte del governo sionista, così come il rifiuto dei processi di
militarizzazione della società, dalle nostre città alle scuole e alle
università, e la difesa degli spazi sociali. Un corteo attraversato da una
partecipazione ampia ed eterogenea, capace di tenere insieme comitati di
quartiere, lavorator3, sindacati e student3.
Sulle principali testate giornalistiche, però, si legge quasi esclusivamente
della “violenza” agita da una parte dell3 manifestanti, costruendo la ben nota
retorica della divisione tra “buoni e cattivi” e portando avanti una narrazione
che ribalta completamente cause ed effetti della rabbia espressa sabato.
In particolare, circolano su tutti i media le immagini del poliziotto ferito,
utilizzate dalla destra — e non solo — per invocare un’accelerazione dell’iter
di approvazione del nuovo pacchetto sicurezza, che introduce nuove leggi
liberticide, e tra le altre, contro le manifestazioni di piazza. Non trovano
invece spazio le testimonianze degli abusi e delle violenze agite dalla polizia:
dalle centinaia di lacrimogeni sparati ad altezza uomo, alle cariche, fino
all’uso di idranti e ai pestaggi di divers3 manifestanti. Qui il link alla
testimonianza della giornalista Rita Rapisardi:
https://www.instagram.com/p/DUOfhn6Dfkn/?igsh=NDZrbzJ3dG5qMHhi
Nella serata di domenica 1 febbraio, l’intera comunità studentesca, docente,
precaria e lavoratrice di UNITO ha ricevuto una mail firmata dalla rettrice
Prandi e dal prorettore Cuniberti, nella quale si chiede “a ogni organizzazione,
gruppo o coordinamento della nostra comunità di prendere posizione rispetto ai
fatti violenti di ieri”.
Dopo settimane di chiusura — non solo dello spazio fisico di Palazzo Nuovo, ma
anche di qualsiasi reale dialogo con la componente studentesca — l’Università
sceglie di prendere parola in piena linea con le politiche di governo, in modo
del tutto ipocrita considerando che mai si è espressa o ha richiesto una
compatezza della comunità universitaria né sui licenziamenti di massa del
personale precario né sulle violenze che, in mondovisione, accompagnano il
genocidio in Palestina.
In un’università sempre più modellata come un’azienda e asservita agli interessi
militari, dove viene sistematicamente smantellata la costruzione di un sapere
critico e di un dibattito libero, abbiamo chiesto un commento sul ruolo che
l’università stessa ha avuto in queste settimane di costruzione della giornata
di sabato.
Nella stessa mail si comunica non solo la chiusura di Palazzo Nuovo per la
giornata di oggi, lunedì 2 febbraio, ufficialmente per ragioni di
“igienizzazione”, ma si fa anche riferimento alle chiusure dei giorni
precedenti, motivate da presunte “attività non autorizzate e del tutto
incompatibili con i luoghi occupati”. L3 occupanti avevano tuttavia dichiarato
fin dall’inizio che tutte le attività didattiche sarebbero state garantite e,
anzi, arricchite da momenti di formazione dal basso, confronto e socialità.
Queste misure di chiusura sono evidentemente il prodotto di pressioni politiche,
non solo ministeriali ma anche poliziesche, che — nel nome dell’“ordine
pubblico” e degli interessi del governo — scavalcano le reali esigenze
dell’università e della sua comunità.
Allo stesso modo, dal caso dello sgombero di Askatasuna appare evidente come le
volontà di governo facciano pressione anche sull’amministrazione locale,
portando ad una vera e propria escalation repressiva: dalla militarizzazione del
quartiere Vanchiglia alla chiusura delle scuole, fino all’uso e alla
legittimazione della forza e di strumenti intimidatori da parte della polizia
già prima del corteo, con quasi 800 persone fermate e perquisite.
Di fronte a un governo che sceglie apertamente la strada della militarizzazione
e della repressione, diventa necessario rilanciare i prossimi appuntamenti
nazionali: lo sciopero dei porti del 6 febbraio, l’opposizione alle Olimpiadi
del 7 febbraio e la due giorni di Livorno del 21–22 febbraio, per costruire
un’opposizione ampia ed eterogenea contro il governo e le sue politiche di
guerra, sempre più lontane dagli interessi reali di chi vive in questa società.
In ultimo, abbiamo fatto insieme il punto legale. Purtroppo tre persone sono
state arrestate nella serata di sabato e si trovano attualmente recluse nel
carcere delle Vallette di Torino, con accuse molto gravi, per le quali è stata
richiesta la convalida della detenzione in carcere. Nel pomeriggio di ieri,
domenica 1 febbraio, è stato organizzato un momento di saluto solidale e
complice sotto il carcere delle Vallette.
Il primo argomento della puntata è stato quello degli istituti scolastici
tecnico professionali. Infatti in compagnia telefonica di Maria Teresa, docente
dell’ istituto Bodoni-Paravia di Torino, abbiamo approfondito le motivazioni che
hanno spinto questo collegio di istituto a presentare una mozione che riguarda
la “filiera tecnologico professionale”. Quest’ ultima, che prevederebbe un
percorso strutturato in 4 anni di didattica + 2 di formazione professionale, è
entrata a fare parte dei percorsi che possono proporre gli istituti
tecnico-professionali a studenti* e famiglie; il problema è che in diverse
scuole questo cambiamento è avvenuto naturalmente, come se fosse obbligatorio
accettare questo cambiamento dall’ alto quando non è in realtà così. La nostra
ospite ci ha spiegato perché lei e i suoi colleghi sono contrari a questo nuovo
modello, che vorrebbe una scuola che forma sempre meno culturalmente e che
dietro all’ attrattiva di trovare facilmente un futuro impiego, diventerebbe
solo più disorganizzata e più pronta a sfruttare studenti per percorsi
lavorativi già dal secondo anno.
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Francesco Latorraca,
segretario provinciale del SiCobas Torino sulla lotta dei lavoratori della
Pirelli di Settimo Torinese. Infatti quelli che sono assunti dall’azienda in
subappalto Hunecon di fatto svolgono le stesse identiche mansioni
(movimentazione e calandratura) dei loro colleghi assunti direttamente da
Pirelli, ma con la differenza che vengono pagati molto di meno e godono di
ancora meno tutele, perchè inquadrati con il famigerato CCNL Multiservizi.
Questo ha dato il via ad uno sciopero perdurato per 3 giorni e che ha creato
danni non da poco. Nonostante questa prima grossa dimostrazione di forza
operaia, la lotta contro il colosso industriale si prospetta essere ancora
lunga, sulle motivazioni di ciò e quelle più nel dettaglio dello sciopero
sentiamo le parole di Latorraca.
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Eleonora
dell’Assemblea Precaria Universitaria (APU) sul confronto assembleare tenutosi
il 13/01/2026 al PoliTo in aula 10A.
Abbiamo analizzato la situazione del precariato della ricerca che da quest’anno
è praticamente stato espulso dal politecnico di Torino come dall’università in
genere a causa delle scelte economiche e politiche del governo che, come
sappiamo, scommette tutto sul riarmo lasciando un vuoto anche qui.
Buon ascolto
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Il quarto approfondimento della puntata lo abbiamo fatto trasmettendo la
registrazione di parte della conferenza stampa dello Slai Cobas di Taranto il
12/01/2026 presso la sede sindacale:
“Questa mattina alle 10 abbiamo tenuto una conferenza stampa in sede sull’ilva.
La conferenza stampa era stata indetta per la situazione all’Ilva ma è stata
fatto anche una dichiarazione a fronte della morte dell’operaio avvenuta in
stabilimento sempre il 13/01/2026.lo slai cobas naturalmente ha aderito allo
sciopero immediato e domattina (14/01/2026) sarà alle portinerie per far andare
avanti denuncia e lotta”. Qui il comunicato completo redatto dallo Slai Cobas di
Taranto.
Buon ascolto
Contro l’escalation bellica e i tagli alle scuole e alle università, e in
solidarietà con la Palestina, venerdì, è stata una giornata di lotta e sciopero
studentesco in decine di città italiane, organizzato da collettivi studenteschi
e dal movimento Fridays For Future, per denunciare anche “una situazione
drammatica per la scuola, con investimenti a pioggia nell’economia bellica e
poco o nulla per formazione, istruzione, cultura”. La giornata di mobilitazione
di venerdì è stata anche definita come “No Meloni Day”, con il blocco non solo
di scuole, ma anche di Università, con scioperi, presidi e manifestazioni.
Ieri, domenica, all’alba gli agenti della Digos di Torino hanno fatto irruzione
a casa di uno studente diciottenne, attivista dei collettivi studenteschi
torinesi, che è stato arrestato e posto agli arresti domiciliari.
Stamattina comparirà davanti al giudice per il processo per direttissima.
L’operazione è stata eseguita in flagranza differita, una procedura che permette
l’arresto anche a distanza di ore dal fatto.
La reazione del mondo studentesco non si è fatta attendere, con un comunicato di
diffuso ieri e che riportiamo per intero e diversi appuntamenti: oggi alle ore
16 davanti alla Prefettura in Piazza castello, domani alle ore 18, appuntamento
a Palazzo Nuovo per l’assembea pubblica di Torino per Gaza e il 28 novembre,
giornata di sciopero generale.
Abbiamo chiesto a uno studente del collettivo del liceo Einstein di raccontarci
la giornata di venerdì e di darci più informazioni rispetto all’arresto di ieri
e ai prossimi appuntamenti.
Di seguito, il comunicato uscito ieri dal Collettivo Gioberti di Torino,
Assemblea studentesca e KSA Torino a seguito dell’arresto in flagranza differita
nei confronti di Omar, uno studente del liceo Gioberti che ha partecipato alla
manifestazione studentesca di venerdì 14 novembre.
Stamattina, domenica 16 novembre, la polizia è piombata in casa di uno
studente appena diciottenne, portandolo in questura per poi metterlo ai
domiciliari, impedendogli categoricamente di andare a scuola nei
prossimi giorni, il suo processo è fissato per domani in direttissima e non gli
sono neanche stati consegnati gli atti per preparare la difesa, che invece che
in mesi dovrà essere preparata in ore.
Omar non è che uno studente, un compagno di scuola e di lotta, un
coetaneo che la polizia ha deciso di individuare come soggetto su cui
accanirsi violentemente per colpire ed intimidire tutti coloro che hanno
preso parte allo sciopero di venerdì 14 novembre.
È evidente infatti, che quest’azione miri a rompere l’unità e la coesione
studentesca andatasi a creare dopo mesi di mobilitazioni e occupazioni che hanno
visto protagoniste più di quaranta scuole Torinesi, nel tentativo di spaventare
lə innumerevoli studentə che si sono viste protagoniste delle piazza di venerdì
e provando a sminuire le azioni che sono state fatte a seguito di decisioni
COLLETTIVE, riducendole ad un atto dislocato e facendone gravare le conseguenze
su una singola persona.
In una giornata che ha visto un grande coinvolgimento da parte delle
scuole, la risposta da parte delle forze dell’ordine non è stata che
violenta, prima a Porta Nuova e in un secondo tempo a Città
Metropolitana, luogo in cui ci siamo diretti per portare ancora un volta
alla luce le gravi mancanze a livello strutturale e finanziario nell’istituzione
scolastica, situazioni di disagio per cui lə studentə hanno bloccato le scuole
dimostrando, come al liceo Lagrange, che nel
momento in cui si fa pressione i fondi per ristrutturare le scuole
magicamente compaiono.
Alla città metropolitana c’eravamo tutte e rivendichiamo collettivamente ciò che
invece la questura di Torino affilia ad una sola persona, e ricordiamo che i
famosi scontri per i quali viene accusato Omar sono partiti dopo che la polizia
ha chiuso uno studente in uno stanzino e gli ha spaccato la testa, prendendolo
in ostaggio.
Del resto, questo modus operandi non ci è nuovo. è un copione già
scritto infatti, quello in cui le dimensioni di scontro di piazza collettive
vengano depoliticizzate e ridotte a meri atti di violenza imputabili a
singole soggettività, unico modo per legittimare la repressione su chi
lotta contro gli sporchi interessi governativi, contro una scuola asservita alla
conversione bellica, contro al taglio sempre crescente di fondi al welfare
pubblico in favore del suprematismo occidentale a suon di bombe.
Siamo indignati, incazzati, ma non così sorpresi da queste dinamiche
repressive, infantili e quasi di ripicca da parte del governo, che si vede
messo all’angolo dai giovani ormai esasperati che non si tirano indietro
nel mostrare il loro dissenso ad un governo complice che giorno dopo
giorno mette sempre più da parte la scuola, preparandosi a tagliare 600
milioni di euro dall’istruzione per investirli nell’industria bellica.
Ma non basteranno i manganelli a farci abbassare la testa.
Siamo tenaci, furiosi e non abbiamo paura di alzare la voce continuando
a bloccare tutto per un futuro diverso,per un mondo nuovo.
In piazza con Omar c’eravamo tutti. Non era da solo, e per quanto
possano provare a confinarlo in casa e ad isolarlo non lo sarà nemmeno
ora.
Non gliela daremo vinta, la lotta è appena iniziata, torniamo nelle nostre
scuole, alziamo la voce,disertiamo le lezioni, blocchiamo tutto,
prendiamoci gli spazi scolastici che in quanto studenti ci appartengono e
dimostriamo che gli studenti sono una collettività unita a cui i loro sporchi
giochi di potere di divisione e repressione delle lotte
Omar ha il diritto di andare a scuola esattamente come tutti noi.
Se non lo potrà fare lui, non lo farà nessuno.
Omar libero subito
BLOCCHIAMO TELT DALLA VAL DI SUSA AD UNITO!
Rettorato - Via G. Verdi, 8, Torino
(martedì, 15 luglio 10:00)
Nella giornata del 15 luglio nel Senato Accademico di Unito verrà proposto un
accordo quadro con TELT (Tunnel Euralpin Lyon Turin), il promotore del progetto
TAV.
In quanto tale è uno dei diretti responsabili del disastro ambientale, sociale e
politico che rappresenta questa grande opera inutile. Da trent’anni il Movimento
NoTav, chi abita la Val di Susa e chiunque sogni un mondo in cui comunità e
territori non vengano assoggettati al profitto denunciano la pericolosità di
questa opera criminale ed ecocida. E non solo si limita a ciò: questa Valle per
noi è un esempio di una comunità viva, che non si piega a volontà esterne mosse
solo da interessi economici, e che decide di lottare per la salute del
territorio e di chi lo abita.
L’Università di Torino, invece, ancora una volta dimostra la sua mancanza di
etica aprendosi alla possibilità di un accordo di tre anni con chi espropria,
devasta e reprime. Se posizioni del genere non ci stupiscono, in quanto studenti
rifiutiamo questa proposta e vogliamo dimostrare che all’interno di una comunità
accademica sempre più alienata e distante dalla società e dai suoi reali
bisogni, c’è ancora una parte che non vuole essere complice di tutto questo.
Blocchiamo Telt dalla Val di Susa ad Unito!
Si Studenti Indipendenti
Questo lunedì l’inaugurazione dell’anno accademico è stata contestata da precari
universitare e studenti. Condannata la situazione insestenibile dei lavoratori
precari, la rivendicazione della partnership con Israele da parte del rettore
Geuna e la compartecipzione dell’ateneo al disinvestimento continuo
nell’istruzione per il reindirizzamento dei fondi nel settore bellico. Non da
ultimo contestata la presenza dell’ex ministro […]