La Corte d’Assise di Palermo esclude le finalità terroristiche per l’azione
contro Leonardo del 2022. Condanna a 4 anni e 9 mesi per porto e detenzione di
ordigno e getto …
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Tra il 4 e il 5 maggio sono stati diffusi i comunicati delle lavoratrici e dei
lavoratori di Leonardo Caselle e Leonardo Torino, in sostegno alla Freedom
Flotilla e contro la guerra. In quei testi si parla anche dell’impoverimento che
l’economia di guerra produce sulla classe lavoratrice, anche qui, e si rilancia
lo sciopero come strumento di opposizione concreta alla produzione bellica,
rifiutando il ricatto tra “lavorare per la guerra” e perdere il proprio posto di
lavoro.
Già prima dei grandi scioperi del 22 settembre dello scorso anno, l’assemblea
palestina intercategoriale aveva iniziato a interrogarsi su come sostenere chi
sceglie di scioperare contro la guerra, costruendo relazioni e percorsi comuni
con lavoratrici e lavoratori del comparto bellico. Chi produce materialmente la
guerra ha il potere di smettere di farlo, se sostenut anche da chi è fuori da
quei luoghi di produzione.
Ne abbiamo parlato con un compagno del collettivo Colpo.
Ma la guerra non si combatte solo fuori dai confini nazionali. Si costruisce e
si organizza anche dentro i nostri territori. Economia di guerra significa anche
rafforzamento della repressione e del controllo sociale: decreto sicurezza dopo
decreto sicurezza. In questo quadro, la guerra interna passa anche attraverso la
costruzione di un “nemico interno”, utile a scaricare verso il basso le tensioni
sociali e a colpire chi viene considerato non conforme o sacrificabile. È una
dinamica che si manifesta nella violenza contro persone migranti e
razzializzate, nei quartieri, nei CPR, nelle carceri e nelle strade.
Dentro questo ragionamento si inserisce anche il percorso che guarda alla data
del 29 come a un passaggio importante: un tentativo di collegare l’opposizione
alla guerra “esterna”, alla complicità nel genocidio in Palestina e al sostegno
politico e militare garantito a Israele da USA e NATO, con l’opposizione alla
guerra interna e alla macchina del razzismo di stato.
Ragionare su come le pratiche e i percorsi costruiti contro la guerra esterna
possano essere estesi verso quei soggetti che rendono possibili
criminalizzazione, repressione e razzismo di stato; come mobilitarsi quindi
contro chi gestisce i dispositivi di detenzione, controllo e reclusione, dai CPR
alle aziende che ne traggono profitto, come Sanitalia.
Ne abbiamo parlato con un compagno dell’assemblea No CPR.
Prossimi appuntamenti:
29 maggio h8 concentramento in piazza Massaua
6 giugno h15 presidio sotto le mura del CPR di Corso Brunelleschi
I saperi maledetti tornano con una nuova puntata, che mette il focus sulla
guerra.
Una compagna di Stop Riarmo ci ha illustrato il loro lavoro di mappatura delle
aziende belliche a Torino, in questa fase di riconversione verso città
dell’aereospazio, con lo scopo di fornire e produrre informazioni per conoscere
il territorio, e agire politicamente su di esso. Per avere uno sguardo non solo
sui luoghi direttamente colpiti dalla guerra ma anche su quei luoghi dove la
guerra viene preparata.
In questa puntata abbiamo usato il metodo dell’intervista ai giovani
universitari, chiedendo loro che percezione hanno della guerra, se hanno
consapevolezza della presenza di basi statunitensi su suolo italiano, cosa ne
pensano delle spese investite sulla guerra, e se credono che il sistema
istituzionale e i partiti politici siano in grado di gestire la crisi
geopolitica globale.
I saperi maledetti continuano il lavoro di approfondimento sulla guerra,
partendo da interviste all3 universitari3 negli atenei e durante i cortei del 25
aprile, ci siamo concentrate sugli effetti presenti e futuri che le guerre hanno
ed avranno nelle traiettorie di vita dell3 giovani.
Fra questi effetti abbiamo indagato, grazie al contributo del climatologo e
giornalista Lorenzo Tecleme, le conseguenze devastanti che i conflitti hanno sul
clima e come queste vengano utilizzate come strumento bellico.
Riportando lo sguardo al presente, con la perizia dell’economista Andrea
Fumagalli abbiamo cercato di comprendere l’impatto economico e finanziario che
già grava sulle tasche dell3 giovani e come questo andrà ad acuirsi nei prossimi
anni.
L3 universitari3 hanno inoltre manifestato un’indifferenza degli atenei nei
confronti di questi temi sempre più attuali e dirimenti, confermando come
l’università si pieghi alle narrative securitarie della politica parlamentare,
concedendo sempre di più le proprie infrastrutture e il nostro sapere
all’industria bellica.
Il primo argomento della puntata è stato l’evento intitolato:
Il lavoro e l’America Latina nell’era delle piattaforme – Lavoro, informalità e
gig economy tra libri, politica e musica
che si svolgerà venerdì 8 maggio presso Salone Sala Musica al Cecchi Point. Per
parlarne abbiamo intervistato Federico De Stavola, autore del libro “A sud della
piattaforma – Flussi logistici, economie barocche e capitalismo digitale in
America Latina”.
Nell’intervista siamo partiti con la descrizione del suo libro, che si addentra
nella descrizione del fenomeno per il quale i “nuovi” lavori creati dalla gig
economy sono andati a sostituire una serie di lavori informali che già
tradizionalmente erano svolti dalle fasce più povere della popolazione (nel caso
di studio specifico del testo di De Stavola parliamo del Messico). Questo ha
portato ad un peggioramento delle vite di questi lavoratori perchè di fatto sono
passati da un vero impiego autonomo ad uno falso, dove l’effettivo datore di
lavoro è costituito da un algoritmo che spinge ad un forte sfruttamento a fronte
di una paga misera. Oltre al libro di De Stavola, in questo incontro verrà
presentato anche un testo di Gianmarco Peterlongo e ci saranno gli interventi di
Alessandro Peregalli (Università Federale Diamantina) e Susanna de Guio
(sociologa) per tracciare un quadro sui moderni capitalisti che sono saliti alla
ribalta delle scene politiche di vari paesi dell’America Latina e Centrale
modificando il volto dello sfruttamento in questi paesi.
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di
Mariano RSU FIOM nello stabilimento della Leonardo divisione aeronautica di
Caselle su i due comunicati de* lavorat* degli stabilimenti del torinese.
I 2 comunicati, uno dello stabilimento di Caselle e l’altro dello stabilimento
di Torino, spingono nella stessa direzione -> verso uno sciopero nazionale
generale unitario dei “sindacati antifascisti” per la liberazione della
Palestina ed affianco alla Global Sumud Flotilla. Per dare continuità e valore
politico/sindacale alle mobilitazioni di questo autunno/inverno e per dare corpo
allo schierarsi della classe operaia che dall’interno delle fabbriche di armi
non vuole/può più accettare che la produzione di Leonardo contribuisca allo
sterminio genocida del popolo palestinese.
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Giuseppe Gomini RSU
FIOM Ducati motori a Bologna sulla petizione che si trova su:
https://www.change.org/p/sciopero-generale-per-la-flotilla?recruited_by_id=00167a60-1242-11f0-949f-a1afb148fded&recruiter=1370714622&share_id=SHcvbyCx5W
Giuseppe chiede di firmare per fare pressione direttamente dalla base operaia
per uno sciopero generale in solidarietà alla Global Sumud Flotilla:
“La chiamata allo sciopero generale parte ancora una volta con l’appello dei
portuali di Livorno e di Genova: la flottiglia è di nuovo stata bloccata con un
atto di pirateria del governo genocida di Israele. Questa è una chiamata per
convergere subito su una mobilitazione unitaria, come quella del 3 ottobre.
Le organizzazioni sindacali devono promuovere la lotta e l’unità per dare
continuità agli impegni che pubblicamente hanno preso, contro il riarmo e in
solidarietà alla Palestina e ai popoli oppressi, perché la determinazione dei
lavoratori e degli studenti non arretra: non farlo significherebbe fare un passo
indietro rispetto a quello che abbiamo faticosamente costruito dopo il 3
ottobre.
La determinazione dei lavoratori non si arresta, né contro l’ondata di
repressione, né contro la repressione che subiamo sui posti di lavoro. L’assedio
posto alla Palestina è lo stesso che ci incatena ovunque, anche nelle aziende,
perché vuol dire alimentare un’economia di guerra, che per noi si traduce in
precarietà delle nostre vite: troppe aziende lucrano sulle nostre morti, sia le
morti sul lavoro che quelle tra le vittime civili palestinesi e libanesi, che
sono figlie della stessa logica dell’odioso sistema capitalista che governa e
impone al mondo violenza e odio.
Questa stessa economia di guerra vuol dire soprattutto chiudere ospedali qui e
distruggerne a Gaza, vuol dire ricatto tra lavorare per la guerra o fare la
fame.
La Palestina è in ognuno di noi lavoratori, perché la nostra determinazione non
è devota all’immobilismo, né ai tempi diplomatici.
Per lo sciopero generale”.
Buon ascolto
Nuovi vertici Leonardo S.p.A. e record di vendite militari italiane – con la
giornalista Futura D’Aprile
Negli ultimi giorni si è tornati a parlare di commercio di armi italiane, dopo
la pubblicazione della Relazione annuale al Parlamento che segnala numeri in
forte crescita e un nuovo record di vendite di armi per l’Italia.
Un dato che riporta l’attenzione sul ruolo dell’Italia nel mercato globale della
difesa, in una fase segnata da guerre e da una domanda in aumento.
Ma non è solo una questione di numeri: sul tavolo c’è anche la proposta di
modifica della Legge 185/1990, la legge che da oltre trent’anni regola
controlli, limiti e trasparenza sul commercio di armamenti.
E a questo si aggiunge il recente cambio ai vertici di Leonardo S.p.A., uno dei
principali gruppi industriali europei della difesa, che potrebbe avere un
impatto sulle strategie future del settore.
Abbiamo chiesto alla giornalista Futura D’Aprile di inquadrare l’aumento
dell’export, alla luce dei dati presentati nella relazione annuale al
Parlamento, che parlano di oltre 9 miliardi di euro di export autorizzato nel
2025, +19% in un anno.
Dentro questo quadro in espansione si inserisce anche la proposta di modifica
della Legge 185/1990. Futura D’Aprile ci ha raccontato quali sono i principali
cambiamenti previsti e a che punto si trova l’iter parlamentare.
In chiusura, abbiamo commentato insieme il cambio di dirigenza di Leonardo
S.p.A. e gli effetti nel breve e nel lungo periodo della sospensione del
memorandum Italia-Israele.
Ne abbiamo parlato con Futura D’Aprile, giornalista freelance:
Con il piano RearmEu l’Unione Europea ha definito la rotta: investimenti e voci
di spesa vanno dirottati nelle aziende belliche e per le armi, la difesa è ormai
un mantra nel linguaggio europeo, utilizzato anche per giustificare l’uso di
fondi originariamente destinati alla transizione ecologica per l’industria delle
armi.
L’inchiesta coordinata da Voxeurop, risultato della collaborazione con El
País, IrpiMedia e Mediapart, riporta dati importanti rispetto ai meccanismi
relativi agli investimenti della finanza sostenibile, un settore dal quale
l’industria bellica non ha intenzione di rimanere esclusa.
Ne parliamo con Carlotta Indiano, giornalista indipendente di IrpiMedia che ha
collaborato all’inchiesta
PRESIDIO ALL’AEROPORTO DI MALPENSALunedì 20 OTTOBRE alle 19.30TERMINAL 1 –
ARRIVI – PORTA 1 Leonardo SpA prosegue nel rifornimento di armi e componenti
belliche, direttamente e indirettamente, a “Israele”. Parti dei jet F-35, jet
letali utilizzati dall’entità sionista per distruggere e massacrare, sono in
partenza stasera (lunedì 20) dall’aeroporto di Malpensa, dirette verso gli Stati
[…]
Prosegue la mobilitazione per la Palestina, diversi i blocchi e i cortei in
Italia lo scorso 27 settembre, tra questi, anche quello di Torino che ha
coinvolto l’aeroporto di Caselle (dove ha una delle sue sedi la Leonardo), la
Tangenziale, alcune grandi arterie della città. Abbiamo chiesto a una compagna
di ProgettoPalestina di raccontarci com’è […]
Nella giornata di oggi, 12 settembre, si è tenuto un blocco dello stabilimento
della Leonardo e Tales Alenia presso L’Aquila. Ecco una corrispondenza da un
compagno del posto: oltre alla necessità di inceppare e ostacolare la filiera
produttiva delle armi, del genocidio e dei sitemi di riconoscimento, il blocco è
in solidarietà ad Annan, Alì […]