I saperi maledetti tornano con una nuova puntata, che mette il focus sulla
guerra.
Una compagna di Stop Riarmo ci ha illustrato il loro lavoro di mappatura delle
aziende belliche a Torino, in questa fase di riconversione verso città
dell’aereospazio, con lo scopo di fornire e produrre informazioni per conoscere
il territorio, e agire politicamente su di esso. Per avere uno sguardo non solo
sui luoghi direttamente colpiti dalla guerra ma anche su quei luoghi dove la
guerra viene preparata.
In questa puntata abbiamo usato il metodo dell’intervista ai giovani
universitari, chiedendo loro che percezione hanno della guerra, se hanno
consapevolezza della presenza di basi statunitensi su suolo italiano, cosa ne
pensano delle spese investite sulla guerra, e se credono che il sistema
istituzionale e i partiti politici siano in grado di gestire la crisi
geopolitica globale.
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I saperi maledetti continuano il lavoro di approfondimento sulla guerra,
partendo da interviste all3 universitari3 negli atenei e durante i cortei del 25
aprile, ci siamo concentrate sugli effetti presenti e futuri che le guerre hanno
ed avranno nelle traiettorie di vita dell3 giovani.
Fra questi effetti abbiamo indagato, grazie al contributo del climatologo e
giornalista Lorenzo Tecleme, le conseguenze devastanti che i conflitti hanno sul
clima e come queste vengano utilizzate come strumento bellico.
Riportando lo sguardo al presente, con la perizia dell’economista Andrea
Fumagalli abbiamo cercato di comprendere l’impatto economico e finanziario che
già grava sulle tasche dell3 giovani e come questo andrà ad acuirsi nei prossimi
anni.
L3 universitari3 hanno inoltre manifestato un’indifferenza degli atenei nei
confronti di questi temi sempre più attuali e dirimenti, confermando come
l’università si pieghi alle narrative securitarie della politica parlamentare,
concedendo sempre di più le proprie infrastrutture e il nostro sapere
all’industria bellica.
Il primo argomento della puntata è stato l’evento intitolato:
Il lavoro e l’America Latina nell’era delle piattaforme – Lavoro, informalità e
gig economy tra libri, politica e musica
che si svolgerà venerdì 8 maggio presso Salone Sala Musica al Cecchi Point. Per
parlarne abbiamo intervistato Federico De Stavola, autore del libro “A sud della
piattaforma – Flussi logistici, economie barocche e capitalismo digitale in
America Latina”.
Nell’intervista siamo partiti con la descrizione del suo libro, che si addentra
nella descrizione del fenomeno per il quale i “nuovi” lavori creati dalla gig
economy sono andati a sostituire una serie di lavori informali che già
tradizionalmente erano svolti dalle fasce più povere della popolazione (nel caso
di studio specifico del testo di De Stavola parliamo del Messico). Questo ha
portato ad un peggioramento delle vite di questi lavoratori perchè di fatto sono
passati da un vero impiego autonomo ad uno falso, dove l’effettivo datore di
lavoro è costituito da un algoritmo che spinge ad un forte sfruttamento a fronte
di una paga misera. Oltre al libro di De Stavola, in questo incontro verrà
presentato anche un testo di Gianmarco Peterlongo e ci saranno gli interventi di
Alessandro Peregalli (Università Federale Diamantina) e Susanna de Guio
(sociologa) per tracciare un quadro sui moderni capitalisti che sono saliti alla
ribalta delle scene politiche di vari paesi dell’America Latina e Centrale
modificando il volto dello sfruttamento in questi paesi.
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di
Mariano RSU FIOM nello stabilimento della Leonardo divisione aeronautica di
Caselle su i due comunicati de* lavorat* degli stabilimenti del torinese.
I 2 comunicati, uno dello stabilimento di Caselle e l’altro dello stabilimento
di Torino, spingono nella stessa direzione -> verso uno sciopero nazionale
generale unitario dei “sindacati antifascisti” per la liberazione della
Palestina ed affianco alla Global Sumud Flotilla. Per dare continuità e valore
politico/sindacale alle mobilitazioni di questo autunno/inverno e per dare corpo
allo schierarsi della classe operaia che dall’interno delle fabbriche di armi
non vuole/può più accettare che la produzione di Leonardo contribuisca allo
sterminio genocida del popolo palestinese.
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Giuseppe Gomini RSU
FIOM Ducati motori a Bologna sulla petizione che si trova su:
https://www.change.org/p/sciopero-generale-per-la-flotilla?recruited_by_id=00167a60-1242-11f0-949f-a1afb148fded&recruiter=1370714622&share_id=SHcvbyCx5W
Giuseppe chiede di firmare per fare pressione direttamente dalla base operaia
per uno sciopero generale in solidarietà alla Global Sumud Flotilla:
“La chiamata allo sciopero generale parte ancora una volta con l’appello dei
portuali di Livorno e di Genova: la flottiglia è di nuovo stata bloccata con un
atto di pirateria del governo genocida di Israele. Questa è una chiamata per
convergere subito su una mobilitazione unitaria, come quella del 3 ottobre.
Le organizzazioni sindacali devono promuovere la lotta e l’unità per dare
continuità agli impegni che pubblicamente hanno preso, contro il riarmo e in
solidarietà alla Palestina e ai popoli oppressi, perché la determinazione dei
lavoratori e degli studenti non arretra: non farlo significherebbe fare un passo
indietro rispetto a quello che abbiamo faticosamente costruito dopo il 3
ottobre.
La determinazione dei lavoratori non si arresta, né contro l’ondata di
repressione, né contro la repressione che subiamo sui posti di lavoro. L’assedio
posto alla Palestina è lo stesso che ci incatena ovunque, anche nelle aziende,
perché vuol dire alimentare un’economia di guerra, che per noi si traduce in
precarietà delle nostre vite: troppe aziende lucrano sulle nostre morti, sia le
morti sul lavoro che quelle tra le vittime civili palestinesi e libanesi, che
sono figlie della stessa logica dell’odioso sistema capitalista che governa e
impone al mondo violenza e odio.
Questa stessa economia di guerra vuol dire soprattutto chiudere ospedali qui e
distruggerne a Gaza, vuol dire ricatto tra lavorare per la guerra o fare la
fame.
La Palestina è in ognuno di noi lavoratori, perché la nostra determinazione non
è devota all’immobilismo, né ai tempi diplomatici.
Per lo sciopero generale”.
Buon ascolto
Nuovi vertici Leonardo S.p.A. e record di vendite militari italiane – con la
giornalista Futura D’Aprile
Negli ultimi giorni si è tornati a parlare di commercio di armi italiane, dopo
la pubblicazione della Relazione annuale al Parlamento che segnala numeri in
forte crescita e un nuovo record di vendite di armi per l’Italia.
Un dato che riporta l’attenzione sul ruolo dell’Italia nel mercato globale della
difesa, in una fase segnata da guerre e da una domanda in aumento.
Ma non è solo una questione di numeri: sul tavolo c’è anche la proposta di
modifica della Legge 185/1990, la legge che da oltre trent’anni regola
controlli, limiti e trasparenza sul commercio di armamenti.
E a questo si aggiunge il recente cambio ai vertici di Leonardo S.p.A., uno dei
principali gruppi industriali europei della difesa, che potrebbe avere un
impatto sulle strategie future del settore.
Abbiamo chiesto alla giornalista Futura D’Aprile di inquadrare l’aumento
dell’export, alla luce dei dati presentati nella relazione annuale al
Parlamento, che parlano di oltre 9 miliardi di euro di export autorizzato nel
2025, +19% in un anno.
Dentro questo quadro in espansione si inserisce anche la proposta di modifica
della Legge 185/1990. Futura D’Aprile ci ha raccontato quali sono i principali
cambiamenti previsti e a che punto si trova l’iter parlamentare.
In chiusura, abbiamo commentato insieme il cambio di dirigenza di Leonardo
S.p.A. e gli effetti nel breve e nel lungo periodo della sospensione del
memorandum Italia-Israele.
Ne abbiamo parlato con Futura D’Aprile, giornalista freelance:
Con il piano RearmEu l’Unione Europea ha definito la rotta: investimenti e voci
di spesa vanno dirottati nelle aziende belliche e per le armi, la difesa è ormai
un mantra nel linguaggio europeo, utilizzato anche per giustificare l’uso di
fondi originariamente destinati alla transizione ecologica per l’industria delle
armi.
L’inchiesta coordinata da Voxeurop, risultato della collaborazione con El
País, IrpiMedia e Mediapart, riporta dati importanti rispetto ai meccanismi
relativi agli investimenti della finanza sostenibile, un settore dal quale
l’industria bellica non ha intenzione di rimanere esclusa.
Ne parliamo con Carlotta Indiano, giornalista indipendente di IrpiMedia che ha
collaborato all’inchiesta
PRESIDIO ALL’AEROPORTO DI MALPENSALunedì 20 OTTOBRE alle 19.30TERMINAL 1 –
ARRIVI – PORTA 1 Leonardo SpA prosegue nel rifornimento di armi e componenti
belliche, direttamente e indirettamente, a “Israele”. Parti dei jet F-35, jet
letali utilizzati dall’entità sionista per distruggere e massacrare, sono in
partenza stasera (lunedì 20) dall’aeroporto di Malpensa, dirette verso gli Stati
[…]
Prosegue la mobilitazione per la Palestina, diversi i blocchi e i cortei in
Italia lo scorso 27 settembre, tra questi, anche quello di Torino che ha
coinvolto l’aeroporto di Caselle (dove ha una delle sue sedi la Leonardo), la
Tangenziale, alcune grandi arterie della città. Abbiamo chiesto a una compagna
di ProgettoPalestina di raccontarci com’è […]
Nella giornata di oggi, 12 settembre, si è tenuto un blocco dello stabilimento
della Leonardo e Tales Alenia presso L’Aquila. Ecco una corrispondenza da un
compagno del posto: oltre alla necessità di inceppare e ostacolare la filiera
produttiva delle armi, del genocidio e dei sitemi di riconoscimento, il blocco è
in solidarietà ad Annan, Alì […]
Lunedì 12 maggio a Torino si terrà il forum “Turchia: un hub verso il futuro”,
promosso dalla Camera di Commercio con l’obiettivo dichiarato di “rafforzare la
cooperazione economica” tra Italia e Turchia nei settori dell’aerospazio,
dell’automotive e della digitalizzazione. Ma dietro il lessico anodino della
diplomazia economica si cela una realtà ben più grave: il […]
Lunedì 10 marzo. A sorpresa un gruppo di antimilitarist* ha vivacemente
contestato l’avvio dei lavori di demolizione e scavo preliminari alla
costruzione di nuovo polo bellico a Torino.
Un’azione di battitura con fumogeni, cartelli, scritte e interventi diretti ad
automobilisti e passanti, si è tenuta in corso Marche, alla ex palazzina 37
della Alenia Aermacchi, in stato di abbandono da lunghi anni.
Vecchi abiti, scarpe e oggetti di uso quotidiano insanguinati sono quello che
resta dopo la guerra, i bombardamenti, i droni intelligenti. Le industrie d’armi
producono morte. Non dimentichiamolo.
Dopo un’ora a mezza di battitura gli/le antimilitarist* si sono spostat* al
mercato di corso Brunelleschi per dar vita ad un punto informativo tra gli
abitanti del quartiere.
La Città dell’Aesrospazio non deve decollare! Continueremo a metterci di mezzo.
Torino punta tutto sull’industria bellica per il rilancio dell’economia.
Un’economia di morte.
Ed è a Torino che sorgerà la Città dell’Aerospazio, un polo di eccellenza
promosso dal colosso armiero Leonardo e dal Politecnico subalpino.
Il Politecnico accelera il processo di integrazione nel complesso militare
industriale accingendosi a trasferire parte della ricerca in una struttura di
proprietà di Leonardo.
Il Politecnico abdica a qualsiasi finzione di neutralità della ricerca rispetto
agli interessi delle imprese e, nello specifico, di imprese il cui core business
è lo studio, progettazione e costruzione di velivoli da guerra sempre più
veloci, invisibili, micidiali.
La ricerca costa e l’imprenditoria bellica gioca la stessa partita fatta per
decenni dall’industria automobilistica a Torino: assorbire soldi pubblici per
fini privatissimi.
Lo scorso dicembre il Politecnico ha annunciato di essersi aggiudicato 23
milioni di euro del PNRR per la costruzione del pezzo di propria pertinenza
all’interno del perimetro dei vecchi capannoni industriali in rovina.
La parte di stretta pertinenza di Leonardo, è ben lungi dall’aver drenato i
soldi necessari. In febbraio sono iniziate le trattative con la Arexpo, una
società milanese a prevalente partecipazione pubblica.
Questo progetto è sostenuto dalla Camera di Commercio, dalla Regione Piemonte,
dal Comune di Torino e dal DAP – il Distretto Aerospaziale Piemontese, fondato
dall’attuale ministro della Difesa Crosetto, che ha il compito di promuovere
l’industria bellica nella nostra regione.
La Città dell’Aerospazio ospiterà un acceleratore d’innovazione nel campo della
Difesa, uno dei nove nodi europei del Defence Innovation Accelerator for the
North Atlantic (D.I.A.N.A), una struttura della NATO.
A Torino, grazie all’impegno degli antimilitaristi, da qualche anno la Città
dell’Aerospazio è uscita della cortina fumogena in cui era stata celata per
anni.
Il gioco è semplice. Puntano tutto sulla speranza occupazionale, sui viaggi
interplanetari, sul dual use. Alla gente mostrano navicelle aerospaziali,
millantano viaggi su Marte, mentre progettano e costruiscono cacciabombardieri,
droni spia e armati, satelliti in grado di fornire informazioni utili a colpire
obiettivi in qualsiasi angolo della terra.
Queste armi vengono vendute in ogni dove. Queste armi hanno ucciso milioni di
persone, distrutto città e villaggi, avvelenato irrimediabilmente interi
territori.
I laboratori di ricerca e gli stabilimenti di produzione bellica sono a due
passi dalle nostre case, a due passi dai giardinetti dove giocano i nostri
bambini.
Occorre capovolgere la logica perversa che vede nell’industria bellica il motore
che renderà più prospera la nostra città. Un’economia di guerra produce solo
altra guerra.
Provate ad immaginare quante scuole, ospedali, trasporti pubblici di prossimità
si potrebbero finanziare se la ricerca e la produzione venissero usate per la
vita di noi tutti, per la cura invece che per la guerra.
Ogni soldo speso per l’industria delle armi, è un soldo rubato alla tutela della
nostra salute. Quante persone muoiono ogni giorno nel nostro paese, perché non
sono riuscite ad accedere agli esami ed alle visite necessarie?
La guerra non è lontana. La guerra è qui, nella nostra città.
Per fermare le guerre non basta la testimonianza. Occorre incepparne i
meccanismi, bloccarne le basi. Porti ed aeroporti militari, caserme, poligoni di
tiro ed industrie belliche sono a due passi dalle nostre case.
Gettare sabbia nel motore del militarismo è possibile. Ed è sempre più urgente
di fronte alla corsa al riarmo che ci porta sempre più vicini ad una guerra
mondiale.
Dipende da ciascuno di noi.
Blocchiamo il nuovo polo bellico di Leonardo e Politecnico in corso Marche!
Coordinamento contro la guerra e chi la arma
antimilitarista.to@gmail.com
Rassegna stampa:
La Stampa:
https://www.lastampa.it/torino/2025/03/10/video/no_alla_cittadella_dellaerospazio_la_protesta_a_torino-15044572/
Radio onda d’urto:
> TORINO: CITTA’ DELL’AEROSPAZIO ANTIMILITARISTI CONTESTANO L’AVVIO DEI LAVORI
Pressenza:
> Città dell’aerospazio: antimilitarist* contestano l’avvio dei lavori
Torino oggi:
https://www.torinoggi.it/2025/03/10/leggi-notizia/argomenti/cronaca-11/articolo/blitz-antimilitarista-contro-il-polo-bellico-di-via-marche-la-guerra-e-qui-a-torino.html
Radio Blackout:
> No alla Cittadella dell’Aerospazio
Umanità Nova:
> Città dell’aerospazio a Torino: antimilitarist* contestano l’avvio dei lavori