Tag - industria bellica

INTELLIGENZA ARTIFICIALE: COME LA SOCIETA’ SI STA RIORGANIZZANDO@2
Tornano i Saperi Maledetti con la seconda puntata incentrata sul tema dell’intelligenza artificiale, questa volta cercando di approfondire come la società si stia riorganizzando intorno a questa tecnologia. Siamo partit3 anche stavolta intervistando l3 nostre collegh3 unoversitari3 delle materie STEM, grazie a loro siamo riuscit3 a farci strada nell’aspetto più tecnico per capire davvero di cosa parliamo quando trattiamo machine learning e ai generativa. L3 abbiamo interrogat3 anche sulla consapevolezza degli utilizzi bellici dell’AI riscontrando non solo una disillusione della potenzialità di sottrarvisi a livello individuale e, ancora una volta, come l’ipostazione delle istituzioni preposte ad educarci evada sistematicamente la tematizzazione delle contraddizioni degli utilizzi dual use di quanto studiamo, lasciando gli studenti con in mano insufficienti strumenti, prima dell’imbocco diretto in azienda. Le evidenze della natura bellica dello sviluppo di queste tecnologie digitali non sono state difficili da trovare: dagli utilizzi specifici dell’ISIS, all’IDF, alla guerra in Iran fino ai report del ministero della difesa italiano, che abbiamo menzionato per poi concentrarci sul teaming uomo-macchina, teaming macchina-macchina e autonomia decisionale con le sue estreme conseguenze. Abbiamo interrogato l3 nostr3 coetane3 anche sul proprio personale utilizzo di ai consumer, come chat gpt, per andare a scoprire il rapporto tra noi e questo mezzo e in che misura intercorre una relazione di codipendenza e sfruttamento, come le big tech cercano di indurci. È emersa una grande consapevolezza delle problematiche ambientali e dell’impoverimento cognitivo dovuto alla delega cognitiva e di apprendimento nell’utilizzo dell’AI, come testimoniato da uno studio approvato dall’Università della Pennsylvania e condotto su 1000 studenti di una scuola di secondo grado in Turchia. Su questi temi abbiamo intervistato il professore Juan Carlos Demartin, fondatore nel 2006 del gruppo NEXA e Alessio Andrioli, del gruppo di ricerca Ippolita nato a Milano nel 2005, nell’ambito degli hacklab politicizzati. Le big tech stanno cercando di renderci dipendenti da questa tecnologia, che si presenta come il nuovo orizzonte dell’accumulazione, e forse anche l’ultimo, per estrarre valore ma il mercato consumer dell’AI però sta evidentemente fallendo. In questo contesto delle aziende stanno provando allora a rendere dipendenti direttamente gli stati garantendo supremazia bellica e sorveglianza completa della popolazione. Una “globalizzazione armata”, in cui piattaforme digitali, IA e infrastrutture computazionali diventano strumenti geopolitici indispensabili in una fusione tra Big Tech e potere statale, cosicché se anche questa bolla dovesse scoppiare certe aziende come Palantir rimarrebbero intoccabili. Non si può più parlare di una distinzione tra tempo di pace e tempo di guerra. Qui riportiamo l’intervista con Juan Carlos Demartin, uno dei fondatori del centro interdisciplinare Nexa che studia come le tecnologie informatiche interagiscono con la società: Di seguito potete trovare l’intervista con Alessio Andrioli del gruppo di ricerca Ippolita, che si occupa di filosofia dell’automazione, tramite la pratica dell’hacking del sé per agire la cultura come strumento di consapevolezza dei rapporti di forza. Il gruppo fa ricerca indipendente sulle tecnologie digitali contro il conformismo cui le stesse procedure delle grandi piattaforme addestrano:
guerra
intelligenza artificiale
industria bellica
automazione
digitalizzazione
QUANTO IMPATTA LA GUERRA SULLA VITA DELL3 GIOVANI?
I saperi maledetti continuano il lavoro di approfondimento sulla guerra, partendo da interviste all3 universitari3 negli atenei e durante i cortei del 25 aprile, ci siamo concentrate sugli effetti presenti e futuri che le guerre hanno ed avranno nelle traiettorie di vita dell3 giovani. Fra questi effetti abbiamo indagato, grazie al contributo del climatologo e giornalista Lorenzo Tecleme, le conseguenze devastanti che i conflitti hanno sul clima e come queste vengano utilizzate come strumento bellico. Riportando lo sguardo al presente, con la perizia dell’economista Andrea Fumagalli abbiamo cercato di comprendere l’impatto economico e finanziario che già grava sulle tasche dell3 giovani e come questo andrà ad acuirsi nei prossimi anni.  L3 universitari3 hanno inoltre manifestato un’indifferenza degli atenei nei confronti di questi temi sempre più attuali e dirimenti, confermando come l’università si pieghi alle narrative securitarie della politica parlamentare, concedendo sempre di più le proprie infrastrutture e il nostro sapere all’industria bellica.
cambiamento climatico
guerra
università
industria bellica
leonardo
La Città dell’aerospazio non decolla
Alla decima edizione dell’Aerospace and Defence meetings, il mercato dell’industria aerospaziale di guerra appena conclusasi a Torino, c’era chi stava dentro e chi stava fuori. Dentro c’erano produttori, venditori, sponsor politici, fuori c’erano gli antimilitaristi. Fuori dall’Oval, fuori dal coro Dopo il grande corteo che il sabato precedente aveva attraversato il centro cittadino, gli antimilitaristi erano decisi a mettersi di traverso contro la guerra e chi la arma. Il 2 dicembre l’appuntamento era di fronte all’ingresso dell’Oval, dove, protetti da un ingente schieramento di polizia, dovevano entrare i partecipanti alla convention, fiore all’occhiello della lobby armiera subalpina. Manifestanti armati di cartelli e striscioni hanno occupato la strada: la polizia ha tentato senza successo di fermarli. Dopo pochi minuti le auto dirette all’Oval hanno fatto retro marcia. I partecipanti sono stati obbligati ad entrare all’Oval a piedi, alla spicciolata, da un passaggio interno al Lingotto. Per la seconda volta in 20 anni gli antimilitarist* hanno bloccato l’ingresso ai mercanti d’armi. Una bella manciata di sabbia è stata gettata negli ingranaggi di una macchina mortale. Bisognerà moltiplicare l’impegno perché la macchina sia fermata per sempre. La narrazione istituzionale e mediatica dell’Aerospace and defence meetings e della Città dell’aerospazio continua nascondere dietro la retorica dei viaggi spaziali, delle navicelle, degli esploratori di Marte e della Luna, la realtà di un mercato e di un comparto produttivo il cui fulcro sono le armi: cacciabombardieri, elicotteri da combattimento, droni, sistemi di puntamento. La cortina fumogena che nasconde la scelta di trasformare Torino in capitale delle armi è stata in parte dissipata, coinvolgendo nelle contestazioni studenti, ecologisti, lavoratori della formazione, oltre ai gruppi che da anni lottano contro l’industria bellica. Dentro l’Oval, un coro con qualche stonatura Il più grande progetto di Leonardo per il settore aerospaziale in Piemonte da tempo mostrava delle crepe. Gli Aerospace and defence meetings sono stati la cornice luminosa per il lancio della Città dell’aerospazio già nel 2021, quando Leonardo, forte di un unanime appoggio istituzionale, annunciò che nei mesi successivi sarebbe partita la costruzione di uno dei maggiori centri di ricerca ed innovazione nel settore delle armi aerospaziali. Nel 2023 alla nona fiera delle armi annunciarono la posa della prima pietra, ma per altri due anni le erbacce hanno continuato a crescere tra i muri egli edifici abbandonati. I primi segnali di (ri)apertura dei giochi sono arrivati nel dicembre del 2024, quando dal cappello del PNRR sono spuntati 17 milioni di euro destinati al centro ricerche del Politecnico. I lavori di demolizione, della palazzina 37 dell’ex Alenia Aermacchi, di pertinenza del Politecnico, cominciati a febbraio sono fermi da mesi. In compenso tutto il complesso di corso Marche è stato chiuso da nuove recinzioni e jersey sovrastati da filo spinato a lamelle, per contrastare le numerose incursioni degli antimilitaristi. L’ultima attuata il 4 novembre, con il blocco alla Thales Alenia Space. Le ambigue dichiarazioni di Cingolani facevano intuire da tempo che qualcosa stesse cambiando, che Leonardo non era disponibile ad impiegare risorse proprie per il progetto. La ricerca costa: anche i produttori del settore in maggior espansione a livello planetario preferiscono cercare soldi pubblici per i loro privatissimi affari. Per un secolo lo ha fatto la Fiat e le sue successive incarnazioni societarie, oggi è il turno del settore bellico. Pochi giorni fa, all’Oval è stato presentato un aggiornamento del progetto sostenuto da Leonardo, Politecnico, Regione Piemonte, Comune di Torino, Unione industriali e Camera di commercio. La parola chiave è “aggiornamento”, che dimostra che il protagonismo di Leonardo è più nelle parole che nei fatti. Dopo cinque anni, annunciare trionfalmente l’apertura di quattro nuovi laboratori con 30 addetti nella vecchia palazzina di corso Francia, è il segno inequivocabile che le crepe nella Cittadella delle armi sono ormai ben visibili. Le dichiarazioni rilasciate lo dimostrano. La palazzina 27 verrà ammodernata: quindi il bel progetto che campeggia da anni in Comune si ridimensiona ma soprattutto cambia di segno, trasformandosi in “Casa delle PMI”, ossia un condominio di piccole e grandi imprese, tutte ancora da imbarcare. La Regione Piemonte dal canto suo sgancia 14 milioni per spingere comunque la nascita della cittadella delle armi. Una buona ragione per rendere sempre più incisive le lotte antimilitariste.
torino
aerospace and defence meetings
Torino e dintorni
industria bellica
blocco all'oval
Anarres del 7 novembre. Torino. Armi e mercanti di morte. 4 novembre a Torino. Blocchi, contestazioni, azioni dirette. Il taccuino della crisi climatica. Lotte territoriali e grandi opere…
ll podcast del nostro viaggio del venerdì su Anarres, il pianeta delle utopie concrete. Dalle 11 alle 13 sui 105,250 delle libere frequenze di Blackout. Anche in streaming Ascolta e diffondi l’audio della puntata: https://radioblackout.org/podcast/anarres-del-7-novembre-torino-armi-e-mercanti-di-morte-4-novembre-a-torino-blocchi-contestazioni-azioni-dirette-il-taccuino-della-crisi-climatica-lotte-territoriali-e-grandi-opere/ Dirette, approfondimenti, idee, proposte, appuntamenti: Torino. Armi e mercanti di morte Era la capitale dell’auto. L’industria automobilistica era indicata tra le eccellenze cittadine nei cartelli di ingresso alla città. La lenta ma inesorabile fuga della Fiat ne ha decretato la decadenza e l’impoverimento. Torino negli ultimi decenni è stata attraversata da due processi trasformativi paralleli: la città/vetrina e la città delle armi. La città/vetrina è il fulcro della narrazione pubblica, il fiore all’occhiello delle amministrazioni cittadine, che, attraverso interventi di rigenerazione escludente hanno cambiato il volto della città, arricchendo il centro ma rendendo sempre più povere le periferie, frantumate dalla gentrification e da un sempre più asfissiante controllo poliziesco. La città delle armi è invece cresciuta in sordina, senza rumore, senza grandi annunci. La grande scommessa sull’industria armiera, fatta in modo unanime da tutti i centri di potere politico ed economico viene nascosta tra satelliti ed esplorazioni spaziali. Qui puoi leggere l’articolo integrale: https://www.anarresinfo.org/torino-armi-e-mercanti-di-morte/ Via i mercanti d’armi! Contro la guerra e chi la arma! L’Aerospace and defence meetings, mostra mercato internazionale dell’industria aerospaziale di guerra è arrivato alla decima edizione. Dal 2 al 4 dicembre sbarcheranno a Torino le principali industrie del settore a livello mondiale, in prima fila le piemontesi Leonardo, Avio Aero, Collins Aerospace, Thales Alenia Space, ALTEC. Un evento a porte chiuse, riservato agli addetti ai lavori: governi, eserciti, agenzie di contractor. Noi saremo in piazza per contrastarli! 4 novembre a Torino. Blocchi, contestazioni, azioni dirette Il 4 novembre, nell’anniversario della “vittoria” nella prima guerra mondiale, in Italia si festeggiano le forze armate, si festeggia un immane massacro per spostare un confine. Nelle piazze delle cerimonie militariste, alle fabbriche d’armi, nella lotta contro la militarizzazione delle scuole non potevano mancare gli antimilitaristi. Già il 2 novembre c’è stato un presidio all’ingresso dell’Oval, dove il 2 dicembre comincerà la kermesse dei mercanti d’armi. Poche, tra le persone accorse per la giornata di chiusura di manifestazione artistica conoscevano l’aerospace and defence meetings, che si tiene in sordina ogni due anni proprio all’Oval. Nella mattinata del 4 novembre tra slogan, fumogeni e lo striscione “Spezziamo le ali al militarismo” c’è stato un blocco all’ingresso della Thales Alenia Space in strada antica di Collegno 255. La Thales è una delle maggiori aziende aerospaziali del Piemonte, specializzata in satelliti, fornisce all’aeronautica militare “gli occhi” per orientare droni e velivoli da guerra sui loro obiettivi. “Contro la guerra e chi la arma”: questo striscione è stato appeso alla passerella di fronte all’Oval Lingotto, dove, tra un mese si terrà la decima edizione dell’Aerospace and defense meetings mercato internazionale dell’industria aerospaziale di guerra. La presenza delle forze armate nelle scuole è sempre più invadente e il 4 novembre costituisce una data strategica per la retorica militarista. Nella “Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate” le istituzioni locali e gli istituti scolastici sono invitati per legge a promuovere eventi, incontri, etc sul tema dell’unità nazionale, della difesa della “Patria”, sulla sicurezza e sul mestiere delle armi. Quest’anno, in un clima di guerra interna ed esterna, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle Università aveva promosso un convegno on line di formazione degli insegnanti che avrebbe dovuto svolgersi questa mattina. Il governo lo ha vietato perché considera che “i contenuti non sono coerenti con la formazione degli insegnanti”. Una censura senza precedenti. Anche quest’anno abbiamo partecipato al presidio lanciato dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole di fronte all’USR. Contestata la cerimonia militare che il 4 novembre celebra la guerra, celebra i nazionalismi, celebra i genocidi. Alle 17, in una piazza Castello dove cominciavano a suonare le bande, nonostante un imponente apparato poliziesco gli antimilitaristi sono riusciti ad entrare in piazza Castello sequestrata dai militari per la cerimonia del 4 novembre. Disertare la guerra! La scritta sullo striscione aperto in piazza. Con slogan, interventi e fumogeni abbiamo bucato il blocco in antisommossa. Il richiamo della foresta. Il taccuino della crisi climatica Il tasso di perdita di foreste nel mondo è preoccupante. Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), tra il 1990 e il 2020 sono andati persi 420 milioni di ettari di foresta a causa della deforestazione, un’area equivalente a quella dell’UE. Col termine deforestazione s’intende la distruzione delle foreste, in modo da poter destinare le superfici ricavate ad altri usi. In parallelo bisogna considerare anche il fenomeno del degrado forestale che è determinato dalla perdita, anche temporanea, di aree forestate dovuta allo sfruttamento dei prodotti del legno o della bioenergia. Questi processi avvengono prevalentemente nei tre principali bacini forestali: Amazzonia (Sud America), Congo (Africa centrale) e Sud-est asiatico. Ne abbiamo parlato con Marco Tafel Saperi e pratiche tra autogestione e resistenza. Lotte territoriali e grandi opere Illustrare il rapporto tra movimenti sociali e grandi opere significa in prima battuta ricondurre il costrutto grandi opere al più onesto concetto di opere grandi. E cosa sono le opere grandi? Progetti e realizzazioni (tendenzialmente) caratterizzate da: ampia estensione temporale, vastità spaziale, pluralità amministrativa, complessità progettuale, grave impegno economico pubblico, pesante impatto socio-ambientale. Le opere grandi si qualificano d’altronde, prima che come infrastrutture, quali acceleratori della modernità sviluppista e delle procedure che normano le decisioni in tempo civile, fattori di stress alle maglie del diritto, cioè dispositivi di governo del territorio non convenzionali. Ne abbiamo parlato con Alberto (abo) Di Monte Appuntamenti: Giovedì 13 novembre ore 21 corso Palermo 46 serata informativa contro la guerra e chi la arma – L’Italia in guerra. Riarmo e conflitto per l’Ucraina. Con Stefano Capello – Ricerca al servizio della guerra. Un caso di obiezione di coscienza. Con Andrea Merlone – Torino. Capitale delle armi? Approfondimento su industria bellica e Aerospace and defence meetings e presentazione delle iniziative di lotta a cura dell’Assemblea Antimilitarista Sabato 29 novembre corteo antimilitarista ore 14,30 corso Giulio Cesare angolo via Andreis Contro la guerra e chi la arma! Via i mercanti d’armi! Martedì 2 dicembre giornata di blocco all’Oval Lingotto in via Matté Trucco 70 No all’aerospace and defence meetings! A-Distro e SeriRiot ogni mercoledì dalle 18 alle 20 in corso Palermo 46 (A)distro – libri, giornali, documenti e… tanto altro SeriRiot – serigrafia autoprodotta benefit lotte Vieni a spulciare tra i libri e le riviste, le magliette e i volantini! Sostieni l’autoproduzione e l’informazione libera dallo stato e dal mercato! Informati su lotte e appuntamenti! Federazione Anarchica Torinese corso Palermo 46 Riunioni – aperte agli interessati – ogni martedì dalle 20,30 per info scrivete a fai_torino@autistici.org Contatti: FB @senzafrontiere.to/ Telegram https://t.me/SenzaFrontiere Iscriviti alla nostra newsletter mandando una mail ad: anarres@inventati.org
crisi climatica
Podcast
grandi opere
industria bellica
4 novembre 2025
Investimenti pubblici nell’industria bellica: il caso Fincantieri
Sono tanti i casi di accordi pubblico-privati nel settore bellico italiano. Ne è un ennesimo esempio quello di Fincantieri, gruppo controllato dallo Stato, che ha firmato un’intesa strategica con la start-up italiana Defcomm, specializzata nei droni per il settore marittimo. Questo per accelerare lo sviluppo di unità navali e droni di superficie destinati a missioni di […]
L'informazione di Blackout
economia di guerra
industria bellica
fincantieri
Video. Always on the move. Torino: vetrina per turisti e città delle armi
🔥 Il video della presentazione di “Always on the move – Torino: vetrina per turisti e città delle armi” L’incontro si è tenuto giovedì 28 novembre alla FAT, in corso Palermo 46 a Torino. 📣 Hanno dialogato Francesco Migliaccio e Maria Matteo L’opuscolo, il secondo dei quaderni di Anarres, è stato curato dall’Assemblea antimilitarista e dalla Federazione Anarchica Torinese ‼️ Lo potete liberamente scaricare sul sito di Anarres: https://www.anarresinfo.org/always-on-the-move-torino-vetrina-per-turisti-e-citta-delle-armi-2/ 🔴 Era la capitale dell’auto. Oggi Torino è attraversata da due processi trasformativi paralleli: la città vetrina e la città delle armi. La lenta ma inesorabile fuga della Fiat ha decretato la decadenza e l’impoverimento della città. Sulle macerie di quella storia le amministrazioni comunali degli ultimi vent’anni hanno provato a costruire, con alterna fortuna, “la città vetrina per i grandi eventi”, una scelta dalle conseguenze politiche e sociali devastanti, perché basata su violente strategie di controllo sociale ed interventi di riqualificazione escludenti: una sempre più netta dinamica di gentrification. (…) 🟠 La trasformazione urbana ha investito sia aree ex industriali, sia quartieri abitati in modo significativo da una popolazione razzializzata e povera. Il governo della città ha scelto di non approntare strumenti di attenuazione dell’impatto sociale delle scelte operate, demandandone la gestione alla polizia e ai militari. Semmai si foraggiano associazioni e cooperative “amiche” perché trasformino la povertà in esotismo per turisti, intercettando e trovando complicità tra la nascente borghesia immigrata e nel fitto sottobosco clientelare delle associazioni e delle cooperative del sociale. (…) 🟣 Torino è oggi uno dei centri dell’industria bellica aerospaziale. (…) Il definitivo declino del settore dell’automotive ha innescato un processo di riconversione che si è indirizzato verso l’industria bellica. (…) 🟡 Settima nel mondo e quarta in Europa, con un giro d’affari di oltre 16.4 miliardi di euro, 47.274 addetti l’industria aerospaziale è un enorme business di morte. Buona parte delle aziende italiane dell’aerospazio si trova in Piemonte. I settori produttivi sono strettamente connessi con le università, in primis il Politecnico, e altri settori della formazione. (…) La Città dell’aerospazio, un centro di eccellenza per l’industria bellica aerospaziale promosso dal colosso armiero Leonardo e dal Politecnico subalpino, sorgerà tra corso Francia e corso Marche. (…) La Città dell’Aerospazio è appoggiata attivamente dal governo della città, da quello della Regione e da Confindustria. I diversi attori imprenditoriali e politici sostengono il progetto giocando la carta del ricatto occupazionale, in una città sempre più povera, dove arrivare a fine mese è ancora più difficile, dove salute, istruzione, trasporti sono sempre più un privilegio per chi può pagare. É una logica perversa quella che vede nell’industria bellica il motore che renderà più prospera la nostra città . Un’economia di guerra produce solo altra guerra. 🔵 Contrastare la nascita del nuovo polo bellico a Torino non è mera opposizione etica alle guerre capitaliste ed imperialiste, ma anche un passaggio necessario a ripensare lo spazio urbano e chi ci vive, come luogo di negazione delle dinamiche gerarchiche sottese all’opaca città dell’aerospazio ed alla scintillante vetrina dei grandi eventi. (…) 🟢 “Always on the move” “sempre in movimento”, lo slogan coniato dall’amministrazione Chiamparino per le olimpiadi invernali del 2006, finite con impianti abbandonati e debiti, è l’emblema di una città dove, always on the move ci sono le migliaia di lavoratori precari sempre in moto per mettere insieme il pranzo con la cena. ⚫️ Per chi volesse una copia cartacea la trova ad Adistro ogni martedì dalle 18 alle 20 in corso Palermo 46 Le riunioni, aperte a tutti gli interessat*, sono ogni martedì alle 20 in corso Palermo 46.
gentrification
torino
antimilitarismo
industria bellica
always on the move