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2 giugno dei Senzapatria
Giornata di lotta antimilitarista ore 17 presidio in piazza XVIII dicembre interventi, musica e il canzoniere anarchico e antimilitarista del Cor’Occhio Una repubblica fondata sulla guerra Ad 80 anni dalla sua nascita la Repubblica Italiana mostra il proprio volto più autentico. Le sfilate e le cerimonie militari con cui la Repubblica celebra se stessa ne sono la rappresentazione materiale e simbolica. La martellante retorica patriottica, la litania governativa sulla “sicurezza” sono il cemento di un discorso pubblico che normalizza il permanente stato di guerra in cui siamo forzati a vivere. Non solo. Negli ultimi anni i governi hanno fatto una lunga campagna di arruolamento dei corpi e delle coscienze. Per questo servono corpi giovani ed obbedienti per rinforzare le forze armate, si preparano a costituire una “riserva” militare di 10.000 uomini e a reintrodurre gradualmente la leva obbligatoria. Dismessa la finzione delle guerre umanitarie oggi parlano in modo esplicito di “interesse nazionale”. Ci vorrebbero tutt* arruolat*. Tutt* pronti a sostenere l’orrore delle guerre in cui l’Italia è impegnata sostenendo che i militari difendono la vita e la libertà di ciascuno di noi. Una menzogna. Nel nostro paese, nella Repubblica “fondata sul lavoro” ogni giorno si allunga la contabilità di chi viene ucciso dal lavoro. Un lavoro sempre più precario, pericoloso, senza tutele. I padroni fanno la guerra di classe senza esclusione di colpi. Lavoratrici e lavoratori sono pedine intercambiabili in un gioco a carte truccate. Finché ci sarà una Repubblica che tutela la proprietà privata, chi per vivere deve vendere braccia e cervello si giocherà la vita per arricchire i padroni. Le divise da parata, le bandiere, le medaglie, la triade “dio, patria, famiglia” non sono il retaggio del passato, ma la rappresentazione sempre attuale dell’attitudine imperialista e neoconiale dello stato italiano. L’Italia è in guerra. Le forze armate italiane sono impegnate direttamente in 40 missioni militari all’estero In Africa le truppe tricolori fanno la guerra ai migranti e difendono gli interessi di colossi come l’ENI. Gli interessi dell’ENI non sono gli interessi di chi fatica ad arrivare a fine mese. L’Italia è in guerra. Dalle basi militari della NATO e degli Stati Uniti in territorio italiano ogni giorno si alzano in volo i droni che gestiscono l’intelligence per le guerre in Ucraina, nel Mediterraneo orientale. Gli interessi dei tanti Stati che si contendono il controllo delle risorse, dei territori e delle vie di comunicazione non sono gli interessi dei poveri di questo paese. L’Italia è in guerra. Lungo i confini del Bel Paese, in mare ed in montagna, le polizie e le forze armate fanno la guerra ai migranti. Nel 2025 ci sono stati 27mila sequestri di persona nel Mediterraneo. Le imbarcazioni che trasportavano 27.000 uomini, donne e bambini sono state assalite dai militari della Guardia Costiera libica, che in più occasioni non hanno esitato a sparare. L’Italia fornisce alla Libia e alla Tunisia i pattugliatori e addestra i militari che sequestrano ed uccidono i naufraghi. L’Italia è in guerra. A pochi passi dalle nostre case si producono e si testano le armi impiegate nelle guerre di ogni dove. Le usano le truppe italiane nelle missioni di “pace” all’estero, le vendono le industrie italiane ai paesi in guerra. Queste armi hanno ucciso milioni di persone, distrutto città e villaggi, avvelenato irrimediabilmente interi territori. L’Italia è in guerra. I militari sono sempre più presenti per le strade delle nostre città, nelle periferie dove si allungano le file dei senza casa, senza reddito, precari. Provano a prevenire e reprimere ogni insorgenza sociale, a mettere a tacere chiunque si ribelli ad un ordine sociale sempre più feroce, ad attuare un controllo etnicamente mirato del territorio. Gli eredi di Togliatti, che diede l’amnistia ai fascisti ci raccontano la favola della Repubblica nata dalla resistenza al fascismo da difendere. Una crudele menzogna. Un insulto a chi combatteva per un mondo di libere ed eguali. Oggi gli eredi diretti del fascismo sono al governo e stanno restaurando il fascismo. Non serve la dittatura formale per cancellare gli esili margini di libertà concessi a prezzo di lotte durate un secolo. Le questioni sociali sono diventate un affare di ordine pubblico per schiacciare con la violenza poliziesca le lotte politiche e sociali. L’insieme di leggi repressive, che, questo governo, in perfetta continuità con i precedenti, ha emanato, possono seppellire in galera compagni e compagne per banali episodi di lotta. Ormai una semplice scritta sul muro, un blocco stradale, un picchetto, un’occupazione, magari coniugati ad uno dei tanti reati associativi, sono trattati con estrema durezza. Il governo condanna a morte i migranti con il blocco navale e mette al confino (daspo, fogli di via, sorveglianza speciale, sequestro preventivo) gli antifascisti. Una Repubblica fondata sulla guerra non ci rappresentava 80 anni fa e non ci rappresenta ora. Senzapatria ed antimilitarist* Disertiamo la guerra e chi la arma Siamo a fianco di chi, in ogni geografia di questo mondo, diserta la guerra, si batte contro le frontiere, lotta a fianco di chi vuole un mondo senza sfruttati e senza sfruttatori. Bruciamo tutte le bandiere nazionali, disertiamo tutti gli eserciti! 2 giugno giornata di lotta antimilitarista ore 17 presidio in piazza XVIII dicembre interventi, musica e il canzoniere anarchico e antimilitarista del Cor’Occhio Federazione Anarchica Torinese Assemblea Antimilitarista corso Palermo 46 www.anarresinfo.org
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2 giugno 2026
15/05 Spagna 1936. La rivoluzione anarchica
Spagna 1936 La rivoluzione anarchica Venerdì 15 maggio ore 21 alla Fat in corso Palermo 46 A 90 anni dalla rivoluzione sociale in Spagna vi proponiamo tre documentari realizzati con filmati dell’epoca e interviste ai protagonisti dell’insurrezione e del processo rivoluzionario. – Spagna 1936: l’utopia si fa storia Testi di Pino Cacucci (DVD 56′, b/n) Voci narranti: Paolo Rossi e Francesca Gatto. 18 luglio 1936 un sollevamento militare cerca di abbattere la repubblica. Il 19 luglio le popolazioni di Spagna insorgono. Protagonisti dell’insurrezione i lavoratori della CNT, l’organizzazione anarcosindacalista che nel proprio programma ha il comunismo anarchico e l’autogestione. Saranno tre lunghi anni di guerra civile, terminati con la sconfitta militare. Saranno gli anni in cui i lavoratori della Barcellona industriale e i contadini delle campagne esproprieranno le fabbriche, metteranno in comune le campagne, sperimentando concretamente l’anarchia. Le immagini, girate dai lavoratori dello spettacolo della CNT per la diffusione all’estero, ci restituiscono il clima di quegli anni: le barricate di Barcellona, i volontari in armi, le donne con la tuta e il fucile, le campagne dove si lavorava senza padrone, le fabbriche in mano agli operai. In questa edizione il testo di Pino Cacucci, narrato da Paolo Rossi e Francesca Gatto, ricostruisce l’epopea misconosciuta di quel triennio in cui l’utopia libertaria diventa storia. Le straordinarie immagini raccolte nelle strade e sui fronti mostrano in diretta il farsi storico di una rivoluzione che coinvolse milioni di persone. – Tra guerra e rivoluzione. Anarchici italiani in Spagna. A cura di Claudio Venza, docente di storia all’Università di Trieste, e Paolo Gobetti dell’Archivio cinematografico della resistenza. La testimonianza viva di alcuni delle centinaia di anarchici accorsi in Spagna in sostegno alla rivoluzione sociale. – Gli anarchici e l’esperienza delle collettività agricole. In questo video il racconto di alcuni dei protagonisti dell’autogestione delle terre espropriate ai padroni
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Primo Maggio anarchico. Spezzone antimilitarista
Pace tra gli oppressi, guerra agli oppressori! Primo Maggio anarchico Venerdì 1 maggio ore 8,30 piazza Vittorio Spezzone antimilitarista Contro tutte le patrie per un mondo senza frontiere! Negli ultimi anni i ricchi sono diventati ancora più ricchi, mentre chi era povero è diventato ancora più povero. E va sempre peggio. Ovunque si allungano le file dei senza casa, senza reddito, senza prospettive. Per mettere insieme il pranzo con la cena in tanti si adattano ad una miriade di lavori precari, sottopagati, in nero, senza tutele. Ovunque cresce la lista dei morti e dei mutilati sul lavoro: non sono incidenti ma la feroce logica del profitto che si mangia la vita e la salute di tant*. Il prezzo di gas e luce è raddoppiato, tanta gente è sotto sfratto o con la casa messa all’asta. Se non ci sono i soldi per il fitto e le bollette, la tutela della salute diventa una merce di lusso che possono permettersi in pochi. La lunga strada della normalizzazione delle lotte sociali, partita da Torino nel 1980 con la sconfitta della resistenza operaia in Fiat, sta arrivando al proprio epilogo. La distruzione delle pur esili tutele conquistate negli anni Sessanta e Settanta va di pari passo con una sempre maggiore repressione delle lotte. Oggi gli eredi diretti del fascismo sono al governo e stanno restaurando il fascismo. Non serve la dittatura formale per cancellare gli esili margini di libertà concessi a prezzo di lotte durate un secolo. Le questioni sociali sono diventate un affare di ordine pubblico per schiacciare con la violenza poliziesca ogni accenno di insorgenza sociale. L’insieme di leggi repressive, che, questo governo, in perfetta continuità con i precedenti, ha emanato, possono seppellire in galera compagni e compagne per banali episodi di lotta. Ormai una semplice scritta sul muro, un blocco stradale, un picchetto, un’occupazione, magari coniugati ad uno dei tanti reati associativi, sono trattati con estrema durezza. Alla vigilia del 25 aprile hanno approvato il fermo preventivo per gli attivisti politici invisi al governo. Meloni come Mussolini: le leggi speciali del 1926 sono diventate, passo dopo passo le leggi “normali” del 2026. Il governo condanna a morte i migranti con il blocco navale e mette al confino (daspo, fogli di via, sorveglianza speciale, sequestro preventivo) gli antifascisti. I tanti provvedimenti repressivi messi in campo nell’ultimo decennio per dare scacco agli indesiderabili, ai corpi in eccesso, ai sovversivi non sono sufficienti per un governo che ha deciso di mettere sotto controllo l’intera popolazione. In periferia l’occupazione militare è diventata normale. Anzi! Ogni giorno è peggio. Intere aree dei quartieri poveri vengono messe sotto assedio, con continue retate di persone senza documenti o che vivono grazie ad un’economia informale. Torino da città dell’auto si sta trasformando in città dei bombardieri e vetrina per turisti. Una vetrina che i poveri che passano ore ai giardinetti non devono sporcare. L’aspirazione ad avere una socialità non mercificata va repressa. Il governo a tutti i livelli punta il dito sulle persone più povere, razzializzate, con il continuo ricatto dei documenti, per nascondere la guerra sociale che ha scatenato contro tutti i poveri, italiani e nati altrove, schierandosi a fianco dei padroni grandi e piccoli. Il controllo etnicamente mirato del territorio mira a reprimere sul nascere ogni possibile insorgenza sociale. Il CPR, la galera amministrativa per senza documenti, è, al pari del carcere, una discarica sociale. Il governo sperimenta tecniche di controllo sociale prima impensabili, pur di non mettere un soldo per la casa, la sanità, i trasporti, le scuole. La spesa militare è in costante aumento, le missioni all’estero delle forze armate italiane si sono moltiplicate. I militari fanno sei mesi in missioni militari all’estero, sei mesi per le strade delle nostre città. La guerra per il controllo delle risorse energetiche va di pari passo con l’offensiva contro le persone in viaggio, per ricacciarle nelle galere libiche, dove torture, stupri e omicidi sono fatti normali. Oggi ci vorrebbero tutti arruolati, tutti schierati nelle guerre in cui il nostro paese è impegnato direttamente o indirettamente. Noi non ci stiamo. Noi non ci arruoliamo, rifiutiamo la retorica patriottica come elemento di legittimazione di tutti gli Stati e delle loro pretese espansionistiche. L’antimilitarismo, l’internazionalismo, il disfattismo rivoluzionario sono stati centrali nelle lotte del movimento dei lavoratori e delle lavoratrici sin dalle sue origini. Sfruttamento ed oppressione colpiscono in egual misura a tutte le latitudini, il conflitto contro i “propri” padroni e contro i “propri” governanti è il miglior modo di opporsi alla violenza statale e alla ferocia del capitalismo in ogni dove. Siamo a fianco della gente che, ovunque nel mondo, muore sotto le bombe, siamo a fianco di chi, ovunque nel mondo, subisce carcere e repressione per essersi opposto attivamente alla guerra. Siamo contro l’economia di guerra qui e ovunque. Siamo a fianco di chi, in ogni dove, diserta la guerra tra gli stati, che si contendono il dominio imperiale sui territori, le risorse, le vite di donne, uomini e bambin*. Siamo contro la guerra e chi la arma. Siamo disertori di ogni guerra, partigiani contro ogni stato. In un solo giorno il governo spende 104 milioni di euro: con la stessa cifra si potrebbe attrezzare di tutto punto un presidio sanitario territoriale. Provate ad immaginare quanto migliori sarebbero le nostre vite se i miliardi impiegati per ricacciare uomini, donne e bambini nei lager libici, per garantire gli interessi dell’ENI in Africa, per investire in armamenti, per pagare i militari nelle strade delle nostre periferie fossero usati per scuola, sanità, trasporti. Ma immaginare non basta. Occorre mutare paradigma. Servono cambiamenti radicali. Inutile crogiolarsi nella riproposizione di una prospettiva welfarista oggi inattingibile. L’illusione welfarista consegna una delega in bianco allo Stato, che oggi, quando è sotto forte pressione, si limita a elemosine. Costruiamo assemblee territoriali, spazi, scuole, trasporti, ambulatori autogestiti. Ci raccontano la favola che una società complessa è ingovernabile dal basso mentre ci annegano nel caos della gestione centralizzata e burocratica delle scuole, degli ospedali, dei trasporti. La logica è quella del controllo e degli affari. Occorre spezzarla. È urgente farlo subito. Con l’azione diretta, costruendo spazi politici non statali, moltiplicando le esperienze di autogestione, costruendo reti sociali che sappiano inceppare la macchina e rendano efficaci gli scioperi e le lotte territoriali. Un mondo senza sfruttati né sfruttatori, senza servi né padroni, un mondo di liberi ed eguali è possibile. Tocca a noi costruirlo. Federazione Anarchica Torinese Corso Palermo 46 – riunioni ogni martedì alle 20,30 www.anarresinfo.org
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25 aprile. Contro la guerra, il fascismo, la repressione per la rivoluzione sociale
Contro la guerra, il fascismo, la repressione per la rivoluzione sociale Sabato 25 aprile ore 15 alla lapide del partigiano anarchico Ilio Baroni in corso Giulio Cesare angolo corso Novara dove Ilio cadde combattendo il 26 aprile 1945. Ricordo, interventi, bicchierata, fiori, musica. E, dal vivo, il Cor’okkio nel canzoniere anarchico e antifascista (Se piove appuntamento in piazza Crispi). Come ogni anno ci ritroviamo alla lapide che ricorda Ilio Baroni, partigiano anarchico. Oggi più che mai ritrovarci in quell’angolo di periferia, dove cadde combattendo Baroni, non è mero esercizio di memoria, ma occasione per intrecciare i fili delle lotte, perché il testimone lasciato da chi non c’è più è ora nelle nostre mani. Ilio Baroni, operaio toscano emigrato a Torino negli anni venti, era comandante della VII brigata Sap delle Ferriere. Le Sap sabotavano la produzione, diffondevano clandestinamente volantini antifascisti e si preparavano all’insurrezione. Ilio, nome di battaglia ”il Moro”, è protagonista di azioni di guerriglia. Il 25 aprile Torino è paralizzata dallo sciopero generale, scoppia l’insurrezione, la città diventa un campo di battaglia. Baroni e i suoi attaccano la stazione Dora e si guadagnano un successo. Giunge una richiesta d’aiuto dalla Grandi Motori. Il Moro non esita ad aiutare i compagni nel mezzo di una battaglia furiosa, e cade sotto il fuoco. È il 26 aprile. Ilio Baroni non potrà vedere il momento per cui ha lottato duramente tutta la vita… Baroni e gli altri operai in armi difesero le fabbriche dalla distruzione, perché era viva in loro la memoria degli anni Venti, dell’occupazione delle fabbriche, della lotta in armi per cacciare per sempre i padroni. Ma il fascismo non è morto il 25 aprile del 1945… Tra sfruttamento, lavori precari e pericolosi, morti in mare, leggi razziste, militari per le strade, guerra, la democrazia somiglia sempre più al fascismo. Gli eredi della dittatura oggi sono al governo e, giorno dopo giorno, moltiplicano la stretta repressiva nei confronti di pover* e oppositor* politic* e social*. La democrazia nata dalla Resistenza non ha mai fatto i conti con il fascismo, i cui macellai vennero amnistiati dal ministro della giustizia, il “comunista” Palmiro Togliatti. Oggi gli eredi diretti del fascismo sono al governo e stanno restaurando il fascismo. Non serve la dittatura formale per cancellare gli esili margini di libertà concessi a prezzo di lotte durate un secolo. Alla vigilia del 25 aprile hanno approvato il fermo preventivo per gli attivisti politici invisi al governo. Meloni come Mussolini: le leggi speciali del 1926 sono diventate, passo dopo passo le leggi “normali” del 2026. Il governo condanna a morte i migranti con il blocco navale e mette al confino (daspo, fogli di via, sorveglianza speciale, sequestro preventivo) gli antifascisti. Oggi la gente di Barriera ha volti e storie diverse ma la stessa condizione di sfruttamento e oppressione di chi combatté il fascismo perché voleva una società senza stato né padroni. La fine del fascismo non portò la vita per la quale in tanti avevano lottato ed erano morti. Ma il filo delle lotte non si è mai spezzato. Vivere in periferia non è mai stato facile. Oggi va ancora peggio: ovunque si allungano le file dei senza casa, senza reddito, senza prospettive. Per mettere insieme il pranzo con la cena in tanti si adattano ad una miriade di lavori precari, sottopagati, in nero, senza tutele. Ovunque si allunga la lista dei morti e dei mutilati sul lavoro: ogni anno che passa i ricchi diventano ancora più ricchi, i poveri sempre più poveri. Il prezzo delle guerre che insanguinano il pianeta lo paghiamo anche qui. Il prezzo di gas e luce è raddoppiato, tanta gente è sotto sfratto o con la casa messa all’asta. La salute è una merce di lusso che possono permettersi in pochi. Barriera di Milano, ormai da anni, è divenuta un laboratorio dove sperimentare tecniche di controllo sociale prima impensabili, pur di non spendere un soldo per la casa, la sanità, i trasporti, le scuole. In questi anni la spesa militare è costantemente aumentata, le missioni all’estero delle forze armate italiane si sono moltiplicate. I fascisti al governo soffiano sul fuoco della guerra tra poveri italiani e poveri immigrati, per avere mano libera a fare la guerra a noi tutti. Nei quartieri poveri il controllo militare è diventato normale. Intere aree del quartiere vengono messe sotto assedio, con continue retate di persone senza documenti o che vivono grazie ad un’economia informale. I militari dell’operazione “Strade Sicure” offrono un’illusione di sicurezza a chi fatica ad arrivare a fine mese e non riesce a pagarsi la casa o una visita privata dal medico. Torino da città dell’auto si sta trasformando in città dei bombardieri e vetrina per turisti. Una vetrina che i poveri che passano ore ai giardinetti non devono sporcare. L’aspirazione ad avere una socialità non mercificata va repressa. Il governo a tutti i livelli punta il dito sulle persone più povere, razzializzate, con il continuo ricatto dei documenti, per nascondere la guerra sociale che ha scatenato contro tutti i poveri, italiani e nati altrove, schierandosi a fianco dei padroni grandi e piccoli. Il controllo etnicamente mirato del territorio mira a reprimere sul nascere ogni possibile insorgenza sociale. Come anarchici radicati nel quartiere da oltre quarant’anni, proviamo a costruire reti solidali, iniziative di informazione, lotta, socialità negli spazi messi sotto assedio dalla polizia, in quelli minacciati di sgombero o sfratto. Con la lotta, la solidarietà il mutuo appoggio, possiamo far si che le nostre vite diventino migliori. Riprendiamoci gli spazi del quartiere militarizzati e resi deserti dalla polizia e dai militari. Proviamo ad immaginare di farla finita, sin da ora, con stato, padroni, militari, polizia. Ci raccontano la favola che una società complessa è ingovernabile dal basso mentre ci annegano nel caos della gestione centralizzata e burocratica delle scuole, degli ospedali, dei trasporti. Costruire assemblee territoriali, spazi, scuole, trasporti, ambulatori autogestiti non è un’utopia ma l’unico orizzonte possibile per liberarci dallo stato e dal capitalismo. La sicurezza è casa, reddito, sanità per tutte e tutti, non soldati per per le strade! La memoria non è un esercizio retorico, ma linfa che si espande tra le lotte di ieri e quelle di oggi. Da decenni hanno imbalsamato la Resistenza riducendola a mera lotta di liberazione nazionale, per cancellarne la spinta sovversiva, internazionalista, contro stato e padroni. Oggi ci vorrebbero tutti arruolati, tutti schierati nelle guerre in cui il nostro paese è impegnato direttamente o indirettamente. Noi non ci stiamo. Noi non ci arruoliamo, rifiutiamo la retorica patriottica come elemento di legittimazione di tutti gli Stati e delle loro pretese espansionistiche. L’antimilitarismo, l’internazionalismo, il disfattismo rivoluzionario sono stati centrali nelle lotte del movimento dei lavoratori e delle lavoratrici sin dalle sue origini. Sfruttamento ed oppressione colpiscono in egual misura a tutte le latitudini, il conflitto contro i “propri” padroni e contro i “propri” governanti è il miglior modo di opporsi alla violenza statale e alla ferocia del capitalismo in ogni dove. Siamo a fianco della gente che, ovunque nel mondo, muore sotto le bombe, siamo a fianco di chi, ovunque nel mondo, subisce carcere e repressione per essersi opposto attivamente alla guerra. Siamo contro l’economia di guerra qui e ovunque. Siamo a fianco di chi, in ogni dove, diserta la guerra tra gli stati, che si contendono il dominio imperiale sui territori, le risorse, le vite di donne, uomini e bambin*. Siamo contro la guerra e chi la arma. Siamo disertori di ogni guerra, partigiani contro ogni stato. I compagni e le compagne che lottarono per le strade di Barriera avevano tra le mani il sogno di farla finita con oppressione e povertà. Erano quelli come Ilio Baroni, operaio alle Ferriere, che cadde combattendo per l’anarchia. La loro memoria resta viva nelle nostre mani. È un impegno costantemente rinnovato. È una responsabilità ineludibile. Il 25 aprile, dopo l’iniziativa in Barriera porteremo la distro ai giardini reali. A Ciriè spezzone anarchico al corteo del 25 aprile: ore 20,30 piazza Castello Primo Maggio anarchico Venerdì 1 maggio ore 9 piazza Vittorio Spezzone antimilitarista Contro tutte le patrie per un mondo senza frontiere! Pace tra gli oppressi, guerra agli oppressori! Federazione Anarchica Torinese Corso Palermo 46 – riunioni ogni martedì alle 20,30
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Venerdì 17 aprile ore 21 alla FAT in corso Palermo 46 Presentazione dell’opuscolo del gruppo Germinal di Trieste Parteciperanno alcun* autor* “Si dice giustamente che quando si ha un privilegio sia nostro dovere usarlo; dovremmo forse sfruttarlo per sostenere altre deportazioni, sofferenze, profuganze? Crediamo che il modo migliore per utilizzarlo sia appoggiare, come possiamo, tutte quelle persone, realtà, organizzazioni, che cercano di abbattere muri e costruire ponti di solidarietà e resistenza condivisa. Sono poche e sono fragili, ma ci sono. Ed è nostro dovere di persone privilegiate cercare di sostenerle e dar loro voce e spazio. È solo andando oltre i confini e gli stati, adottando forme federaliste costruite dal basso, in cui ad ognun* sia garantita la libertà piena di vivere secondo le sue idee e credenze, che potremo rompere la spirale dell’odio e della guerra. Non ci appartiene la gara su chi sia il “popolo originario” di quelle terre – e quindi chi abbia legittimità a viverci: non crediamo possa costituire una base per costruire un futuro. Per quanto ci riguarda, anche il concetto di popolo dev’essere sottoposto a critica radicale, in quanto entità culturale onnicomprensiva e spesso costruita a tavolino. Considerare la questione palestinese unicamente in termini di popolo e di liberazione nazionale crediamo porti molto lontano da una possibile soluzione. Riteniamo il concetto di “popoli oppressi” insufficiente per comprendere le dinamiche dello sfruttamento. La definizione di “popolo” nasconde al suo interno le contraddizioni di classe e ogni tipo di discriminazione sociale o di genere (in alcuni casi anche religiosa o etnica). Tutti i movimenti di liberazione nati e cresciuti in nome del nazionalismo, anche quando hanno raggiunto l’obiettivo della cacciata del regime coloniale, hanno creato Stati in cui nuovi ricchi sfruttano le classi lavoratrici, nuovi poteri le opprimono, nuove polizie le controllano. Una Nazione, un Popolo, una Terra è una triade che, ovunque venga applicata, porta solo sofferenze e guerra. In questi mesi abbiamo letto molti comunicati e prese di posizione in cui “la Palestina” assume una centralità totale e totalizzante: “non c’è futuro senza Palestina”, “non c’è femminismo senza Palestina”, “la Palestina ci indica la via”. Sicuramente sono parole evocative, romantiche; fin troppo spesso, a nostro parere, queste dichiarazioni risultano un concentrato di quello che è molto più un desiderio di chi le pronuncia, che un tentativo di analisi del reale. “La Palestina” diventa così un oggetto mitico, una costruzione immaginifica che, cancellando ogni complessità, si fa specchio dei nostri desideri: un discorso da noi, su noi, per noi. Siamo sicure che lo sguardo coloniale uscito dalla porta non stia rientrando pesantemente dalla finestra?” Questi sono alcuni significativi stralci dell’opuscolo che le compagne e i compagni del gruppo Germinal di Trieste hanno scritto, dopo lunga riflessione, non tanto sulla questione palestinese ma sui paradigmi dell’anomalo movimento che si è sviluppato intorno alla guerra feroce che si è scatenata a Gaza dopo gli attacchi del 7 ottobre del 2023. Un’occasione preziosa per contribuire alla costruzione di un sempre più vasto movimento internazionalista, antimilitarista, antipatriarcale, decoloniale. Un’urgenza ineludibile di fronte alla guerra mondiale che sta incendiando ampie aree del pianeta. Un’occasione per mettere le basi per sconfiggere chi distorce la decolonialità per far digerire i peggiori regimi autoritari, chi ripropone il campismo ed osa chiamarlo lotta alla guerra e al militarismo.
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28 marzo. No ai treni di guerra!
No ai treni di guerra! Sabato 28 marzo ore 16 a Porta Susa – lato corso Bolzano Presidio contro la militarizzazione delle ferrovie Le ferrovie sono sempre più al servizio della guerra. Un fiume di soldi pubblici sono stati destinati al trasporto bellico, sottraendoli agli investimenti necessari per rendere più comodi e sicuri i treni che student e lavorator* pendolari usano quotidianamente. In questi anni il trasporto ferroviario è diventato sempre più pericoloso, perché i tagli del personale e l’esternalizzazione dei lavori di manutenzione espongono chi lavora e chi viaggia a rischi enormi. Da Viareggio a Brandizzo si allunga l’elenco delle stragi. Non sono incidenti ma omicidi, i cui responsabili siedono nei consigli di amministrazione delle ferrovie e sui banchi dei governi. Con i nuovi investimenti nella logistica di guerra le ferrovie, possibile obiettivo di droni e bombardamenti, diventeranno sempre più pericolose. Il 17 dicembre 2025 è stato approvato dal Parlamento europeo il pacchetto sulla mobilità militare dell’Ue. Una sorta “Schengen militare”. Libero e facile passaggio per le armi che viaggiano su rotaia, mentre profughi e migranti muoiono lungo le frontiere. Questo pacchetto ha come scopo la preparazione delle infrastrutture a dual use entro il 2027. Alla mobilità militare sono stati destinati 17,65 miliardi di euro per potenziare i corridoi prioritari eliminando i punti di strozzatura lungo i percorsi e predisporre gli strumenti per identificare e proteggere le infrastrutture strategiche. Grazie al dual use, doppio uso civile e militare, un treno pieno di esplosivi viaggerà accanto ad un treno passeggeri. Per quanto riguarda l’Italia, i progetti sono compresi nei 1,74 miliardi (oltre il 50% destinati al trasporto via ferro) previsti dal Connecting Europe Facility nell’ambito dell’Action Plan 2.0 militare europeo. Dopo le stazioni in provincia di Pisa (Tombolo e Pontedera) e di Udine (Palmanova), gli interventi sono concentrati nelle stazioni di Genova e La Spezia. In particolare il finanziamento dell’Unione Europea prevede 28.774.201,50 euro erogati a RFI per lo scalo di Genova Sampierdarena – Parco Fuori Muro e 9.274.599,00 euro erogati all’Autorità del sistema portuale del Mar Ligure Orientale per lo scalo di La Spezia Marittima. È interessata anche Milano Smistamento, dove sono in corso lavori per il nuovo terminal intermodale, che potrebbe assumere importanza nei traffici militari, vista la collocazione geografica (asse Reno-Alpi, vicinanza coi valichi). In Piemonte la linea ad alta velocità in costruzione tra Torino e Lyon è indicata come snodo nevralgico di un corridoio militare, che dovrebbe terminare a Kiev. I soldi sprecati per i treni che trasportano carri armati, munizioni, cannoni potrebbero essere impiegati per rendere più comodi e sicuri i treni che prendiamo ogni giorno per andare a lavorare e a studiare. La terza guerra mondiale è ormai in corso. Le basi militari statunitensi in territorio italiano sono snodi fondamentali per la logistica e l’intelligence delle guerre che, dall’Ucraina alla Palestina, dall’Iran al Libano stanno incendiando aree sempre più estese del mondo a noi vicino. Non possiamo stare a guardare. Non possiamo accettare che la guerra diventi un’opzione tra le altre. Le basi delle guerre sono a due passi dalle nostre case. Dipende da noi gettare sabbia e non olio nella macchina militarista. Se permettiamo che un treno carico di armi passi in mezzo alle nostre case siamo complici dell’omicidio di uomini, donne e bambini uccisi da quelle armi. Un giorno qualcuno a noi caro potrebbe morire se quel treno avesse un incidente. La guerra è già qui. Fermala è possibile. Oggi ci vorrebbero tutti arruolati. Noi disertiamo. Vogliamo un mondo senza frontiere, eserciti, oppressione, sfruttamento e guerra. Federazione Anarchica Torinese – Assemblea antimilitarista c.so Palermo 46 riunioni ogni martedì h.20,30 www.anarresinfo.org
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13/3. Storie di punk e anarchia tra Londra e la bassa Padana
Storie di punk e anarchia tra Londra e la bassa Padana Venerdì 13 marzo  ore 21 alla Fat in corso Palermo 46 I Crass: una sfilza di schiaffi in faccia e di pedate sul culo La storia dell’incontro improbabile ed imprevisto tra ragazzi che volevano vivere e suonare la propria ribellione Musica, testi e zine autoprodotte: il punk sporco di chi non sapeva suonare. La scommessa dell’autogestione Ne parliamo con Marco Pandin di Stella Nera Federazione Anarchica Torinese corso Palermo 46 riunioni ogni martedì dalle ore 20,30
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punk e anarchia
15/03 a Cirié. Aperi/Sede per una nuova casa per la FAT
Ciriè (TO). Aperi/Sede benefit “una nuova casa per la FAT” Domenica 15 marzo ore 19 presso i locali della società operaia Salone Bossetto via Matteotti 16, Cirie’ (to) – degustazione prodotti tipici – Mostra delle attività e iniziative della F.A.T. attraverso i suoi manifesti – Rilanci ribelli -. Asta di solidarietà – musica Di seguito l’appello: Tutti conoscono la sede anarchica di corso Palermo 46. Siamo lì dal lontano 1982. Un luogo di incontro tra compagni e compagne che condividono la prospettiva di un mondo di libere ed eguali, senza Stati, frontiere, oppressione e sfruttamento. In quel seminterrato per decenni ci sono state serate di approfondimento, presentazioni di libri ed una socialità libera. In quel posto abbiamo costruito iniziative di lotta. Antimilitariste, anticapitaliste, antisessiste, ecologiste, antirazziste. Per noi un luogo del cuore. Il padrone dei locali ha deciso di triplicarci l’affitto. Siamo lavoratori, studenti, disoccupati, pensionati, precari. Da sempre attingiamo ai nostri portafogli perché ci sia un luogo che ospiti incontri, dibattiti, riunioni, feste, autoproduzioni. Non siamo in grado e neppure vogliamo pagare chi crede di poter approfittare della nuova Aurora gentrificata. Abbiamo scelto di lanciare il cuore oltre l’ostacolo. È tempo di aprire una nuova casa, ancora più bella. Ma. Da soli non possiamo farcela a comprare il posto che vorremmo. Tante volte abbiamo sentito forte il calore della vostra solidarietà di fronte alla repressione e nel sostegno alle lotte. Chi vuole contribuire può passare da noi o inviare i soldi qui: IBAN IT04 I010 0501 0070 0000 0003 862 intestato a Emilio Penna Vogliamo tornare a rivedere le stelle… Le compagne e i compagni della Federazione Anarchica Torinese
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6 marzo. Sorvegliare e punire: il nuovo pacchetto sicurezza
Venerdì 6 marzo ore 21 in corso Palermo 46 Sorvegliare e punire: il nuovo pacchetto sicurezza Interverrà l’avvocato Eugenio Losco Ecco il menù del governo: – fermo preventivo per i manifestanti – estensione del daspo urbano – maggiori garanzie di impunità per le forze dell’ordine – ampliamento della logica del decreto Caivano – ulteriore stretta sui migranti E già si annuncia il blocco navale nel Mediterraneo: una condanna a morte per chi viaggia senza documenti. Federazione Anarchica Torinese corso Palermo 46 Riunioni ogni martedì alle 20,30 www.anarresinfo.org Continua la raccolta fondi per “una nuova casa per la FAT” chi volesse contribuire può passare il mercoledì dalle 18 alle 20 oppure inviare i soldi qui: IBAN IT04 I010 0501 0070 0000 0003 862
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