Il 22 marzo 2026 il quotidiano economico israeliano Globes ha riportato che ENI
non prenderà parte all’esplorazione né all’eventuale sfruttamento dei giacimenti
di gas nelle acque palestinesi. Secondo le informazioni emerse, la società
italiana sarebbe uscita dal consorzio che comprendeva anche Ratio Energies e
Dana Petroleum. La notizia è stata poi confermata ufficialmente da ENI il 24
marzo.
La vicenda affonda le sue radici nell’ottobre 2023, pochi giorni dopo l’inizio
dei bombardamenti israeliani su Gaza, quando Israele ha avviato una gara per
l’esplorazione e lo sfruttamento di giacimenti di gas nel tratto di mare
antistante la Striscia, in un’area considerata appartenente ai palestinesi.
Proprio per questo, nel febbraio 2024 diverse organizzazioni per i diritti umani
hanno chiesto alle aziende coinvolte di ritirarsi, sostenendo che il progetto
viola il diritto internazionale, oltre a rappresentare un’ennesima forma di
estrattivismo, colonialismo ed oppressione del popolo palestinese.
Alla mobilitazione ha contribuito una campagna di pressione nazionale e
internazionale promossa da ReCommon insieme a numerosi gruppi, collettivi e
movimenti.
Ne abbiamo parlato con Eva Pastorelli, campaigner di ReCommon.
Tag - ENI
Martedì 18 è stata ufficialmente esposta da parte di ECCHR ( European Centre for
Costitutional and Human Rights) denuncia ai danni di TotalEnergies presso
l’antiterrorismo francese, per accuse di complicità in crimini di guerra,
torture e sparizioni forzate legate alle azioni di soldati governativi in
Mozambico nel 2021 nell’ambito del cosidetto “Massacro dei container”. (metti
link)
Il colosso petrolifero è accusato di aver finanziato direttamente e supportato
materialmente l’unità speciale di forze armate, nell’ambito di un accordo di
sicurezza con lo stato, perchè quest’ultime protegessero le installazioni di
estrazione di GNL installate da Total a Capo Delgado.
La situazione a Capo Delgado è epicentro di un conflitto fra esercito e milizie
di ispirazione jihadista affiliate allo Stato Islamico. Le mani di Total sono
sporche del trasferimento forzato di migliaia di famiglie, oltre che della
degradazione ambientale legata ai progetti estrattivi, che ha acuito le tensioni
sociali, mentre la povertà è aumentata di più dell’80%.
La denuncia riprende la dettagliata inchiesta della testata Politico ” All must
be beheaded, revelations of atrocities at French energy giant’s African
stronghold” pubblicata nel 2024.
L’accusa arriva a poche settimane di distanza dalla dichiarazione di Total di
voler far ripartire il progetto, considerato il più grande investimento privato
mai realizzato in Africa, con un costo totale di 50 miliardi di dollari. La
ripresa del progetto non avverrà prima del concordato con il governo di Maputo e
sarà sostenuta dal prestito di 4,7 miliardi di dollari dall’Export-Impost Bank
statunitense ed è prevista entro il 2029.
La banca statunitense non è l’unico finanziatore pubblico al progetto, infatti
altri due importanti partner commerciali sono le italiane SACE e Cassa Depositi
e Prestiti. Nelle parole di Simone Ogno “la SACE italiana è stata la prima
agenzia di credito all’esportazione a confermare il proprio sostegno finanziario
a Mozambique LNG, e lo ha fatto senza una nuova valutazione degli impatti
sociali e ambientali associati al progetto. Oggi l’US EXIM sta facendo lo
stesso. In queste scelte possiamo vedere il rapporto stretto tra il governo
della premier Giorgia Meloni e quello del presidente Donald Trump, in totale
disprezzo per le violazioni dei diritti umani direttamente e indirettamente
associate a Mozambique LNG”.
Ne parliamo con Simone Ogno, campaigner di Recommon:
Qui trovate il link al report di Recommon “Dieci anni perduti“.
La mobilitazione contro il genocidio sionista ha bloccato il porto di Taranto
dove era approdata al molo gestito dall’Eni la nave Sea Salvia ,per caricare il
greggio destinato all’esercito israeliano. Di fronte alla mobilitazione dei
tarantini l’Eni ha comunicato che la nave non sarebbe stata rifornita e che la
destinazione sarebbe stata Port Said in […]
L’enorme esplosione al deposito della raffineria Eni di Calenzano (Firenze) con
un bilancio di 4 lavoratori morti, 1 disperso e 26 feriti, di cui 2 gravemente
ustionati avrebbe potuto essere ancora più disastrosa. La colonna di fumo nero
era visibile a chilometri di distanza, mentre l’esplosione è stata avvertita
fino a Empoli e Firenze. Il […]
Descalzi, l’AD di ENI, durante la convention sull’economia di Forza Italia, è
nuovamente partito all’attacco delle rinnovabili, che danneggerebbero l’economia
italiana. La strategia dell’ENI è chiara, mantenere la vocazione estrattivista
dell’ottava impresa mondiale nel campo degli idrocarburi e, al tempo stesso,
effettuare vaste campagne di greenwashing. Tra le operazioni di ENI più
significative è l’impegno […]
Come sempre il 2 giugno la Repubblica ha celebrato sé stessa con esibizioni
militari, parate e commemorazioni. Una “festa” nazionalista e militarista. Una
“festa” che anche quest’anno è stata contestata attivamente in due giornate di
informazione e lotta. Sabato 1 giugno antimilitarist si sono dati appuntamento
in corso Palermo angolo via Sesia, dove da gennaio […]
E’ chiamata il Texas d’Europa, la Basilicata è terra promessa per le grandi
aziende degli idrocarburi fossili, Eni, Total, Shell e Mitsui. Dalla Valle del
Sauro alla Val d’Agri si rinnovano le concessioni per la coltivazione di
idrocarburi, in totale contrasto con gli obiettivi di decarbonizzazione imposti
dall’Unione Europea e nonostante le ricadute ambientali e […]
Come ogni anno il 2 giugno la Repubblica celebra sé stessa con esibizioni
militari, parate e commemorazioni. Una “festa” nazionalista e militarista. Il
governo di estrema destra alimenta la retorica identitaria, i “sacri” confini,
l’esaltazione della guerra. Come ogni anno le cerimonie delle forze armate del
due giugno servono a giustificare enormi spese militari, l’invio […]
Il Mozambico è al terzo posto in Africa per riserve di gas stimate, ma
nonostante il boom del settore idrocarburi è uno dei paesi al mondo per indice
di sviluppo umano. Una economia particolarmente dipendente dagli aiuti allo
sviluppo e dai soldi portati dall’industria del fossile. A questa situazione già
estremamente precaria, si aggiunge il […]
ll podcast del nostro viaggio del venerdì su Anarres, il pianeta delle utopie
concrete. Dalle 11 alle 13 sui 105,250 delle libere frequenze di Blackout. Anche
in streaming. Ascolta e diffondi l’audio della puntata: Anarres del 3 maggio. Le
piazze anarchiche, antimilitariste, internazionaliste del Primo Maggio. Livorno
contro Salvini. Cronache e riflessioni sulle iniziative contro […]