La repressione della resistenza palestinese si intensifica ovunque.
Ci siamo concentrat* sulla persecuzione che sta subendo in inghilterra Palestine
Action. Il governo inglese non ha infatti perso occasione di tacciare i
milantanti propal di essere “terroristi” e che come tali vanno dunque trattati.
E’ notizia del 16 gennaio che il governo del Regno Unito ha applicato le norme
antiterrorismo post-11 settembre ai membri di Palestine Action, per aver
compiuto sanzionamenti nei confronti di produttori di armi che rifornivano
l’esercito israeliano.
Abbiamo voluto iniziare dalla storia di Palestine Action in Inghilterra
attraverso la lettura di un articolo tratto da Le Monde e poi attraverso il blog
di Alessandro Ferretti. (Grazie Alex).
Siamo poi riusciti a farci inviare un vocale da una compagna di Palestine Action
per gli ultimi aggiornamenti.
Infine siamo tornati in Italia per un aggiornamento e un’analisi della condanna
di Anan Yaeesh avvenuta il 16 gennaio.
Qui di seguito potete ascoltare l’intera puntata.
Questo invece l’audio sulla soria di Palestine Action ripercorsa attraverso la
lettura dell’articolo di Le Monde e del blog di Alessandro Ferretti.
Qui potete ascoltare il contributo sugli ultimi aggiornamenti dall’Inghilterra.
Questo infine l’audio della telefonata con una compagna di Complici e Solidali
per l’aggiornamento dopo la condanna di Anan Yaeesh.
Tag - Anan Yaeesh
Il 27 dicembre un’operazione della DNAA (Direzione Nazionale Antimafia e
Antiterrorismo) ha effettuato 9 arresti e diverse perquisizioni ai danni di
persone palestinesi e arabe nelle città di Genova, Firenze e Milano; tra queste,
anche Mohamed Hannoun, presidente dell’API – Associazione Palestinesi d’Italia.
L’accusa è di 270bis: associazione con finalità di terrorismo internazionale,
giustificata da finanziamenti ad associazioni palestinesi che, secondo l’accusa,
“farebbero capo ad Hamas”. Ad oggi, le persone in custodia cautelare in carcere
sono state trasferite nelle sezioni AS2 delle carceri di Terni, Ferrara e in
Calabria, allontanate dalle loro reti familiari, solidali e dagli avvocati.
L’indagine, aperta e successivamente archiviata per oltre vent’anni, ha avuto
una “svolta” ammettendo come prova determinante un report di fonte israeliana,
elaborato a partire dal 7 ottobre, in cui Israele accusa le ONG e i progetti
destinatari della beneficienza di essere una copertura di Hamas e di contribuire
al supposto radicalismo terroristico contro Israele. Tali report – trasmessi per
altro solo parzialmente – si fondano in maggioranza su atti trasmessi da una
fonte anonima riconducibile al Ministero della Difesa israeliano. Essi sono
acquisiti come documento investigativo neutro nonostante non esistano garanzie
di veridicità né tantomeno siano contestualizzati storicamente e
geograficamente. Come per il caso di Anan, Ali e Mansour, l’Italia ha così fatto
da mera passacarte dello stato di Israele, mostrando ancora una volta un
servilismo strettamente funzionale al mantenimento di rapporti strategici e
sempre più necessari in un contesto di corsa al riarmo.
L’uso del 270bis anche nell’ambito di operazioni repressive ai danni di
palestinesi o persone arabe inserite nelle campagne di solidarietà per la
Palestina è ormai sempre più frequente. Un capo d’accusa comodo per usare metodi
investigativi particolarmente invasivi nelle vite individuali nonché per aprire
e chiudere indagini a piacimento, tali da controllare e
incarcerare preventivamente e liberamente (anche da un punto di vista giuridico
procedurale) sulla base di pressioni politiche governative o internazionali.
Ne abbiamo parlato con l’avvocato Fabio Sommovigo, difensore di Mohammad
Hannoun.
Ma la regia inquisitoria non si alimenta solo del plastico uso dell’art. 270bis
del codice penale, piuttosto viene decisa e direzionata dalla DNAA (Direzionale
Nazionale Antimafia e Antiterrorismo). Con una compagna della Cassa di
Solidarietà la Lima tracciamo una veloce genealogia di questa super-procura.
Voluta come DNA nei primi anni ’90 da Falcone – il martire simbolo mediatico
della cosiddetta lotta alla Mafia – e alimentata di decennio in decennio di
nuove “emergenze” politiche e sociali. Nel 2015, il crescere mediatico sulla
“questione migratoria” (ricordiamo la strage di Lampedusa del 2013) e sul panico
del cosiddetto terrorismo di matrice jihadista crea il terreno fertile perché la
DNA diventasse (o diventi?) DNAA, consegnando alla super procura ambito di
intervento su ciò che viene, di volta in volta, definito come terrorismo.
Se da un lato non ci stupisce come la resistenza e la lotta di chi si oppone al
genocidio sionista – a qualsiasi latitudine – sia incasellato nel cosiddetto
terrorismo; dall’altro ragionare sui pezzi che compongono il puzzle
inquisitorio, ci aiuta a elencare le singole precise
responsabilità: sottolineare come il governo italiano non stia solo facendo da
passacarte di Israele, ma bensì sia in ogni modo impegnato a costruire la figura
di nemico interno attorno alla persona palestinese, araba, musulmana, immigrata
che lotta.
Per approfondire, consigliamo la lettura dell’opuscolo: “Ruolo e strategie
repressive della DNAA. La Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e la
costruzione del nemico sociale interno ed esterno”
Collegamento con una compagna di Complici e Solidali per un aggiornamento dal
processo che si è svolto il 19/12/25 a L’Aquila.
La sentenza è stata rinviata al 16 gennaio 26.
Qui l’aggiornamento
Qui l’intera puntata
Estratti dalla puntata del 24 novembre 2025 di Bello Come Una Prigione Che
Brucia
RAPPRESAGLIA REPRESSIVA CONTRO LE MOBILITAZIONI DI PIAZZA
Dopo la perturbazione delle relazioni di forza rappresentata dalle
manifestazioni oceaniche per la Palestina tra settembre e ottobre 2025, gli
apparati securitari dello Stato (procure, questure, DDA, ecc.) ricorrono alla
rappresaglia.
Con una certa sincronia si dispiegano operazioni repressive tra Catania,
Cagliari e Brescia, tese a colpire chi si è mobilitato negli ultimi mesi contro
il DDL Sicurezza, il Genocidio di Gaza, la militarizzazione e l’industria
bellica. A queste si aggiunge l’accanimento, tanto su un piano muscolare quanto
sanzionatorio, contro le realtà studentesche conflittuali a Torino.
AHMAD SALEM E L’ELASTICITÀ DEL “TERRORISMO DELLA PAROLA”
Grazie al contributo di una compagna cerchiamo di approfondire la storia di
Ahmad Salem: giovane palestinese colpito dalla repressione in Italia.
Appelli alla mobilitazione contro il Genocidio diventano istigazione, filmati
pubblici di azioni della resistenza palestinese si configurano come
“auto-addestramento”.
Se per il caso di Anan, Ali e Mansour risulta evidente il controllo israeliano
sull’apparato inquisitorio italiano, nella vicenda di Ahmad si delineano in
particolar modo la volontà comprimere l’agibilità politica di pezzi di
popolazione, di stabilire la loro vulnerabilità di fronte a categorie repressive
come quella del “terrorismo”, di sperimentare l’elasticità delle norme contenute
nell’ultimo Pacchetto Sicurezza (ex DDL 1660) a questo scopo.
/ / A questo proposito segnaliamo l’arresto e l’attivazione delle procedure per
la deportazione dell’imam di Torino Mohamed Shahin
AGGIORNAMENTI DA PRISONERS FOR PALESTINE
Silenzio stampa, censura impermeabile dei media di regime.
La meschinità delle guardie per cercare di rompere lo sciopero.
Mentre prigioniere e prigionieri di Palestine Action entrano nella quarta
settimana di sciopero della fame ricevono la solidarietà di chi è stato
rinchiuso nelle carceri israeliane.
/ / Nel frattempo apprendiamo che le condizioni di salute di Kamran Ahmed si
sono deteriorate ed è stato ricoverato in ospedale il 25 novembre 2025
Estratti dalla puntata di lunedì 17 novembre 2025 di Bello Come Una Prigione Che
Brucia
MOBILITAZIONE IN SOLIDARIETÀ CON ANAN YAEESH
Grazie al contributo di un compagno riprendiamo alcuni aggiornamenti sulla
situazione del prigioniero palestinese Anan Yaeesh, detenuto attualmente nel
carcere di Melfi e sotto processo su mandato dello Stato Sionista.
Mentre l’apparato sanzionatorio italiano cerca di aderire supinamente alla linea
accusatoria israeliana, arrivando a sentire come testimone dell’accusa una
figura schierata come il console di uno Stato accusato in sede internazionale di
Genocidio, proseguono le mobilitazioni solidali, come il presidio convocato per
il 21 novembre 2025 a L’Aquila.
PRISONERS FOR PALESTINE E SCANDALO ELBIT
Partendo con alcuni rapidi aggiornamenti sullo sciopero della fame di Prisoners
for Palestine, le mobilitazioni in UK e la solidarietà espressa anche in Italia
da prigionieri anarchici, ci concentriamo su un recente fatto di cronaca
inerente Elbit Systems.
Elbit Systems UK, sussidiaria britannica del colosso bellico israeliano al
centro delle azioni di Palestine Action, è protagonista di uno scandalo che
rischia di farle perdere l’appalto miliardario con l’esercito britannico per i
programmi di addestramento delle sue forze armate.
Questo ci consente anche di operare un rapido sguardo sull’ingresso di Elbit nel
settore della formazione e dell’addestramento degli eserciti e delle forze di
polizia in giro per il mondo, come ulteriore forma di consolidamento della
legittimazione dell’Entità Sionista.
EUROPOL TRA LOBBYING E SORVEGLIANZA DI MASSA
In compagnia di Giacomo Zandonini torniamo a osservare il lavorio di Europol per
strutturare un’architettura di sorveglianza di massa.
Grazie al suo contributo iniziamo gettando uno sguardo all’interno dei Research
and Industry Days di Europol, dove l’agenzia ha proposto al mondo dei privati la
propria lista dei desideri, tra robotica e automazione delle analisi dei dati.
Europol agisce sia su un piano di promozione delle tecnologie sorveglianti, sia
di pressione sul piano normativo, interagendo tanto all’interno dei contesti
politici comunitari quanto proponendo l’arruolamento dei colossi del capitalismo
delle informazioni, mentre un avamposto di Microsoft è già operativo all’interno
del suo quartier generale a L’Aia.
LINK ALLE INCHIESTE:
Statewatch
Solomon
I divieti, le precettazioni ministeriali e la violenza poliziesca non arginano
la mobilitazione al fianco della resistenza palestinese e delle flotte impegnate
a sfidare il blocco navale dell’esercito israeliano. A Torino, come a Bologna,
ieri – Martedì 7 Ottobre – migliaia di persone hanno deciso di riprendersi le
strade e sfidare le limitazioni del questore. […]